lunedì 30 giugno 2008

domenica 29 giugno 2008

la classe di Valentino Rossi


Ad una giornalista che lo intervistava a proposito degli attacchi sferratigli da Sgarbi, Federico Zeri rispose: “lei ha l’opportunità di parlare con me e la spreca così?”
Eppure fu grazie alla contumelia, anche verso un genio come Zeri che quel ciuffo che risponde all’eufemistico nome di Sgarbi divenne ministro.
Valentino Rossi ha fatto lo stesso: non per niente è stato insignito di una laurea in comunicazione. Si è guadagnato le luci della ribalta scegliendosi come bersaglio il più bravo nella sua categoria. Ha sbeffeggiato Max Biagi girando in mondovisione con una bambola gonfiabile, dandogli dell’idiota, o osservando che “gli rode il culo”.
Ora Biaggi gareggia in una serie minore e Valentino Rossi vince, diverte, affascina. Un personaggio. Una specie di bagnino romagnolo, ma con un impero al posto della cabina.
Un testimonial coi fiocchi per un prodotto giovane ma d’elite come la connessione a internet o come la FIAT, che aveva bisogno di rilanciarsi.
Un fico, non c’è che dire. Specie da quando, lo ha accertato l’agenzia delle entrate, può essere definito senza mezzi termini, ladro. Ma non di quelli rom che ti sfilano 10 euro sul tram. Macchè, lui è biondo e sorridente, di euro te ne sfila 112 milioni.
Escludiamo che Rossi, sette titoli mondiali vinti, abbia sottratto quei soldi all’erario perché bisognoso. Escludiamo anche che grazie a quegli spiccioli la sua vita sia cambiata davvero.
Col suo gesto Valentinik ha semai combattuto una sua personale lotta di classe: farci stare peggio un po’ tutti. Sotrarci risorse con cui avremmo una scuola in più o una buca nelle strade in meno, ad esempio. Con 112 milioni ci si costruisce un ospedale, e lui, patteggiando, ne paga solo una trentina, mascalzoncello delle due ruote.
E pazienza se noi al pronto soccorso facciamo la fila.
Naturalmente Rossi e il suo nr 46 portafortuna sta simpatico anche a noi. È per questo che, nel nostro piccolo, alla sua lotta di classe non ci sottraiamo. Che tifiamo per i meccanici della Ducati, salariati che non inventano di vivere a Londra. Che seguiamo le gare con tutt’altro spirito e ad ogni curva sussurriamo: cadi, cadi, cadi.

Passioni mai sopite II

Passioni mai sopite

giovedì 26 giugno 2008

il metallo tranquillo della mia voce


Ma soprattutto cento anni fa nasceva Salvador Allende.



"Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all'allegria e allo spirito di lotta. Mi rivolgo all'uomo del Cile, all'operaio, al contadino, all'intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l'obbligo di procedere.
Erano d'accordo. La storia li giudicherà.
Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più. Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi. Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria."

out of time

Oggi è san Vigilio, patrono di Trento e della pioggia (quella nel secchio non è birra).
Speriamo.

Nell'attesa, due versi dei REM:

Oh life is bigger, it's bigger than you

(losing my religion)

campioni dell' immondo






Circa due anni fa indagini dimostrarono che il campionato italiano di calcio era truccato. Lo gestiva Moggi, allora plenipotenziario della Juve. Sarà per questo che più nessuno ne parla.
Dopo la sua vittoria nel calcio si parla invece della Spagna: tutti a dire che ormai ci sopravanza in tutto, a proporre paralleli tra il calcio e il resto. Immaginare di soccombere ad un paese che tuttora sceglie con diritto dinastico chi la rappresenta sarebbe troppo anche per lo Zimbawe. Quanto alla cultura i film di Almodovar, celebri per i nasi delle attrici, ricordano l’architettura di Calatrava: bizzarrie buone per scandali da un quarto d’ora.
Se questa è la Spagna che ci surclassa meglio sarebbe allora dire che è l’Italia che retrocede e qui quello con la nazionale di calcio cessa di essere un semplice parallelo, per capire chi sono i nostri miti e quindi per capire noi, o il vicino che sventola il tricolore dal balcone.
L’allenatore fu scelto da Albertini un suo ex compagno di squadra diventato dirigente, il capitano, Buffon, in passato si scrisse addosso a mò di tatuaggio un simbolo nazista, salvo giustificarsi dicendo di non conoscerlo, la bandiera; Cannavaro, fu ripreso prima di un incontro iniettarsi sostanze chimiche. Materazzi, il suo sostituto, è famoso per i ventitre tatuaggi e per l’insulto a Zidane. Suo padre è stato allenatore di serie A, Aquilani in casa ha un busto di Mussolini.
La squadra nel suo complesso ha l’età media più alta di tutte le squadre, centinaia, che hanno preso parte ai campionati europei dalla loro apertura. Un clan di trentenni, insomma. Quando la Spagna alla fine dell’incontro ha fatto entrare il fenomeno Fabregas, di anni 21, l’Italia ha risposto con Del Piero, un padre di famiglia.
La promessa stavolta è Cassano. Un ex giovane che da quasi un decennio anni insulta arbitri, minaccia avversari e compagni con la scusa che “ha avuto un infanzia difficile”. Ma anche una maturità troppo facile, se imputa il suo fallimento nel Real Madrid alla movida.
Gattuso, alla domanda di un giornalista circa i matrimoni gay permessi in Spagna ha risposto di preferire quello tra uomini e donne, dimostrando ancora una volta che l’italiano ignora il concetto di facoltà, preferendo quello di imperio, peraltro spesso da eludere.
Una nazione e una nazionale del genere hanno perso.
Ora a guidarla si dice sarà un nome nuovo: Lippi, di sessant’anni, allenatore della Juve ai tempi di Moggi e allenatore della nazionale fino a due anni fa. Di Moggi, suo figlio era braccio destro.
Mummie per mummie se la nazionale di calcio è una rappresentativa io punterei su Tommasi di Lampedusa.

mercoledì 25 giugno 2008

TrombaRe mi fa, sol la do TrombaRe?

Zerbini In bilico sui ciottoli del centro di Cesena, fra i clacson e il profumo di caffè, due donne davanti a me: “Gli uomini li devi trattare come i cani”. Mi diverte raccogliere brandelli di conversazione, ma a ‘sto giro non ho sentito altro. Che voleva dire? Dargli la pappa, tenerli al guinzaglio? Il tono era amaro. Ferito.
La settimana scorsa un benzinaio irriverente ha tirato un pistolotto alla mia scollatura …..per le donne è più facile, si sa, per noi uomini è dura, ma come sarebbe bello essere tutti più felici, tromberemmo assai e vivremmo contenti…. Fra bancomat, tessera punti e scontrini vari, non mi mollava più.
TrombaRe mi fa, sol la do TrombaRe. O no? Una storia tragica si affaccia nel cesto delle spigolature della settimana. L’amica di un’amica di una collega è rimasta incinta. Incidente di percorso. C’è rimasta. Pagnotta nel forno. Gravidanza indesiderata. Ma sì, dai, lo teniamo, nonostante tutto. Poi lui sbrocca. E dice che no, questo bambino non lo possiamo tenere. Non lo voglio. Lo devi smollare. Sono passati due mesi. Lei cede. Abortisce. Sta male.
Un mese fa la mogliedelfigliodiunasignoracheconoscemiamadre ha deciso di abortire. Quello che sarebbe stato il secondo figlio. Motivi economici. Chi ha detto che è omicidio. Che i soldi li hanno. Che fatto un figlio, puoi fare il secondo. Che il senso del matrimonio è la procreazione. Lei non si voleva privare delle 3 cotolette che mangia la domenica e delle scarpe nuove.
Anni fa un’amica ha avuto un incidente di percorso. Risolto. Come una carie da curare. Poi c’è uno, qui da noi, che si è candidato. Dice di essere bravo, trentino, scout e cattolico. 4 figli. Invadente e inopportuno: oltre allo sperma, in città, ha seminato dei santini. Uno sul mio parabrezza, uno nella mia cassetta delle lettere. Vado a dirgli due paroline: politiche denataliste.

martedì 24 giugno 2008

DisSacrARCI


l'ARCI del Trentino organizza un concerto di musica sacra: il concerto si terrà domani, 25 giugno, presso la "sala delle marangonerie" del castello del Buonconsiglio alle ore 18.00.
Il coro di cappella "S.Stefano" della città di Soderhamn (Svezia), internazionalemente conosciuto come uno dei maggiori interpreti di musica sacra, eseguirà brani del '700 e '800 di autori quali Mozart, Bach, Mendelssohn-Bartholdy, Haggbom Nystedt, Gullin, Grieg, Sisask, Rachmaninoff Ohrwall e altri.

L'ARCI del Trentino ha intessuto rapporti con molti artisti europei, tali rapporti sono andati via via rafforzandosi nel corso dei 30anni di storia dell'ARCI di Trento, diventando spesso anche rapporti di amicizia tra i vari soggetti coinvolti negli eventi organizzati dall'associazione, e dunque una vera e propria "rete europea di artisti".
La visita del coro "S.Stefano" è un'ulteriore prova della vocazione europeista dell'ARCI. Tale iniziativa è volta a unire simbolicamente paesi molto distanti tra loro attorno ad una medesima forma di espressione: la musica sacra.

L'incontro si ripeterà il 28 giugno presso la chiesa di Brentonico (TN).

lunedì 23 giugno 2008

Libera



Il cielo ondeggia nel riflesso del mare
ma è solo quando accosta la sera
che l'onda del sole si fa blanda
e nell'oscurità ogni cosa si libera
del chiaro contorno della vita
.
Libera

sabato 21 giugno 2008

Mare accarezzaci

FELICE ESTATE !

venerdì 20 giugno 2008

Caro amico Eugenio 


Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ricordo una classe di parecchi anni fa e ricordo la mia mano che si alzava e cercava la discussione. In pochi minuti commentavamo a modo nostro stralci di Ossi di seppia. L’intento era quello di far perdere volutamente del tempo all’insegnante disquisendo sulla presunta omosessualità di Montale, Ungaretti ed altri poeti e scrittori. Rosa stette al gioco rispondendo prontamente ad ogni nostra domanda. Alla fine dell’ora ci disse che aveva capito che non eravamo affatto pronti per l’interrogazione e che per quel giorno la cosa sarebbe passata inosservata solo perché l’ora non era stata totalmente buttata via.
Credo che se esistessero ancora insegnanti così intelligentemente ben forniti avremmo al Ministero gente consapevole almeno della necessità di stilare la traccia di un compito, solo dopo essersi cautamente documentati.
Certo il “disguido” della traccia malamente esposta alla maturità poteva sembrare un geniale intento di fuorviare i ragazzi, un modo strampalato per metterli ulteriormente alla prova, un metodo anomalo per scovare un diamante sotto strati di fango. Eppure le istituzioni lo hanno cautamente definito come ciò che nella casistica si identifica in uno sfortunato “evento”.
E perché non si dica che in Italia ci si dedica troppo poco alla poesia, soffermiamoci un secondo sul testo in questione.

Ripenso il tuo sorriso
(a K.)

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma...

Nella traccia consegnata ai poveri esaminandi si indicava quanto segue:
«Il poeta esprime, in una serie di immagini simboliche, da una parte la sua visione della realtà e dall'altra il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile» - e ancora - «Il ricordo della donna è condensato nel suo viso e nel sorriso, nel quale si manifesta libera, la sua anima.»
La neoministra Gelmini ha augurato un cordiale in bocca al lupo agli studenti e mai augurio ci è sembrato più opportuno.
Si sa, la poesia è cosa assai “strana”, scombina la realtà, inventa le contraddizioni, stravolge la logica. Meglio allora sarebbe stato forse dire che quella dedica «a K.» era rivolta a tale Boris Kniaseff, danzatore russo conosciuto dal caro Eugenio in casa di Francesco Messina, amico di entrambi.
Un inno all’amicizia quindi, se letto superando le depistanti e eteroimposte interpretazioni. Singolare, forse, nel percorso letterario di Montale, ma nel senso letterale di stranezza che alla poesia compete.
Forse lo straparlare di educazione ed etica, il continuare a scrivere di «fannulloni» da mandare via di casa ha incancrenito la mano di chi ha voluto sottolineare il tutto con ostinata reiterazione.
In Ossi di seppia lo stesso Eugenio (e oggi ho deciso di chiamarlo così, come si fa con un caro “amico”) si allontanava dall'atmosfera astratta e rarefatta dei poeti laureati popolata di nomi altisonanti per scegliere di chiamare le cose con il loro nome. Chissà come avrebbe definito lui stesso la situazione scolastica che l’Italia oggi si porta appresso. Chissà quale oggetto avrebbe sfruttato per trasformare in metafora questo strano pasticcio ministeriale.

Una lapide forse.
Una lapide che permette di non dimenticare.
Una lapide che segnala.
Una lapide che nasconde le spoglie di un sistema scolastico defunto e, forse, persino malamente assassinato.


by LIBERA

Jolly joker band


Sabato prossimo 21 – solstizio d’estate – a Trento c’è la notte bianca.
A colorarla ci sarà la Jolly joker band, gruppo che vi trascinerà negli anni ’70 e in piazza Fiera, a Trento, nel quadro dei festeggiamenti per il santo patrono in una cornice medievale.
Chi voglia dimenarsi ai ritmi di John Travolta in mezzo a maniscalchi e giostre risalga l'Adige: tra quanti secoli vi ricapita?

giovedì 19 giugno 2008

il profeta del condom


Quando compare in TV c’è chi sbuffa e chi ride; mai nessuno che l’ascolta.
Eppure continua: a sbucare negli angoli dei monitor, a infilarsi negli zoom.
È Gabriele Paolini, quello che nei tg viene sollevato e portato via. Come un pazzo.
Qualche speaker lo guarda con fastidio, qualcun altro divertito. Frajese lo prese a calci. Poi riprese a celebrare Cossiga o Andreotti, non ricordo.
Tutto purchè non parli, il disturbatore.
Chissà se leggono il giornale, i telespettatori. Apprenderebbero che quarantamila persone sono sieropositive senza saperlo. Gli esperti parlano di “bomba epidemiologica”: l’equivalente di mezza Lecce che rischia di comportarsi con leggerezza, adottando comportamenti a rischio.
Tante parole per non dire preservativo. Questa è la parola che vorrebbe pronunciare Paolini. Un tabù, ancora oggi, in Italia.
Violarlo risparmierebbe qualche vita, ma nei tg non si può. Si sa: ciò che al pubblico interessa sono i confetti di Briatore.
In questi giorni di processi rinviati ed eserciti a caccia di zingarelli Paolini è stato condannato. A tre mesi. Per “Interruzione e turbativa di pubblico servizio”. Dove per pubblico servizio – è bene sottolinearlo - si intende quello della Rai. Anzi, nella fattispecie, un servizio del 2001 sull’ultimo giorno di scuola in un liceo di Roma, che non ricordiamo ma immaginiamo.
Le chiacchiere sulla vacanza, le mode, i portafortuna, gli auspici per gli esami.
A confronto con tanta frivolezza e soprattutto con la potenza di chi la impone Paolini sembra un don Chisciotte.
Picchiato, umiliato, schernito. Pare una storia sacra o comica, una parabola alla Gogol, quella di un uomo cui da vent’anni impediscono di pronunciare una parola.
Il nome di un oggetto che tutti o quasi usano ma che passa di mano furtivo: il preservativo.
A suo modo Paolini è un martire. Delle sue molestie, e di quelle che subisce, dal nostro piccolo oblò, lo ringraziamo.
Chi si ammala o si ammalerà, quei quarantamila e chi farà l’amore con uno di loro senza indossare il preservativo da oggi può ringraziare la Cassazione.

mercoledì 18 giugno 2008

la clessidra vera ( e quella sul monitor)



Ti auguro tempo


Non ti auguro un dono qualsiasi
ti auguro soltanto quello che i più non hanno
ti auguro tempo, per ridere e divertirti
ti auguro tempo per i tuoi fare e pensare
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri
ti auguro tempo non per affrettarti a correre, ma tempo per essere felice
ti auguro tempo non solo per trascorrerlo, ma per viverlo
ti auguro tempo perché te ne resti
e non solo per guardarlo all’orologio
ti auguro tempo per sperare nuovamente
e per amare
non ha più senso rimandare
ti auguro tempo per trovare te stesso
per vivere ogni giorno, ogni tua ora come un dono
ti auguro tempo anche per perdonare e perdonarti
ti auguro di avere tempo
tempo per la vita





(Giancarlo, Dal blog della casa circondariale Lorusso e Cotugno di Torino)

dicesi "sillogismo"


Mafia: boss e massoni insieme per ritardare processi
Arrestate otto persone dai Carabinieri di Trapani e Agrigento
(Ansa, 17.06.2008)


Sospensione secca di un anno per tutti i processi in corso che non riguardano criminalità organizzata e reati di grave allarme sociale.
(Il sole 24 ore, 16.06.2008)


Il centrodestra conquista tutta la Sicilia: 8 province e 3 comuni capoluogo
(Il corriere della Sera, 17.06.2008)

martedì 17 giugno 2008

25% + 1 (i tifosi della Romania)



Come per gli invalidi sui bus, a Galeazzi, bisteccone per gli amici, nei programmi televisivi viene riservato un posto a parte. Compare in collegamento satellitare dallo sgabuzzino, talvolta allungando le gambe sul vostro divano. E sì perchè Galeazzi non si limita a bucare il video, lui lo sfonda del tutto, tanto che non è raro che i telespettatori ascoltino le sue telecronache raccogliendo i bottoni mitragliati dalle camicie in cui il giornalista usa insaccarsi.
Tra un Abbagnale e l’altro, dal suo pulpito oltre ai borgoritmi intestinali Galeazzi emette talvolta dei suoni che qualcuno scambia per parole.
Mi è accaduto così sere fa, prima della partita, di vederlo annunciare che i rumeni per una volta, “oltre che avversari sociali lo sarebbero stati sportivi.”
Immagino che all’interno del suo involucro Galeazzi conduca vita agiata. Da tempo le fatiche di cui si nutre sono quelle compiute da altri: qualcuno fabbrica gli utensili che adopera, qualcun altro gli cura il giardino, qualcun altro ancora gli cambia il pannolone. Ci sono buone probabilità che almeno uno dei tre sia di nazionalità rumena.
Io, al contrario, di giardino frequento solo quello pubblico, che talvolta adopero come toeletta dopo aver addentato una fetta di cocomero direttamente dalle mie nude mani: né utensili, né cura dei giardini né pannoloni, insomma. Il rumeno per me è tutt’altro che un avversario sociale, dunque. Al massimo uno a cui tirare i noccioli dell’anguria, se ci va – a entrambi - di scherzare.
Riguardo allo sport, ci andrei cauto. Su quanti vivono in Italia si calcola che almeno il 5% sia straniero e che altrettanti siano i clandestini. Fa 10%. Poi c’è da considerare la Lega e i suoi seguaci: un virile 7% di padani che piuttosto che tifare per Grosso, De Rossi e Gattuso tiferebbero per la Norvegia. Consideriamo poi almeno un 3% tra bambini, papà e nonni innamorati della badante o tata di turno, spesso di una regione che a spanne individuano tra Mestre e Shangay, quindi non lontana da Bucarest. Infine consideriamo il sottoscritto, che preferisce una squadra che schiera un rom a miliardari che festeggiarono il mondiale con croci celtiche.
Siccome, come diceva Totò, è la somma che fa il totale, più di un quarto quindi di quelli che vivono in Italia oggi tiferanno Romania, più di un quarto in un rumeno non vedono un avversario sociale. Galeazzi è laureato in statistica: 26% è una minoranza trascurabile?


(nelle foto: un italiano e una rumena qualsiasi)

lunedì 16 giugno 2008

santa rita s'accascia


Ha ragione Roberto Formigoni: il modello lombardo della sanità funziona. Era andato a togliersi le tonsille ed è uscito dalla clinica senza una gamba, ma funziona.


(Alessandro Robecchi, Il Manifesto)

non senteo niente, no, nessun dolore (Battisti)


Ancora una volta sono stati superati i valori massimi che sottolineano la tenuta della luna di miele del Governo con gli italiani. Premier e Governo: Berlusconi raggiunge il 60% nell'apprezzamento dei suoi concittadini, un mese fa era al 58%. Bene anche il Governo che ottiene il 56% di fiducia rispetto allo scorso maggio che aveva il 55%.
Ministri: giganteggia Brunetta che si piazza al primo posto con il 59% con un incremento di 15 punti rispetto alla rilevazione d'esordio, un vero record!



http://www.crespi/ricerche.it

mercoledì 11 giugno 2008

Voci dal Sottoscala

E' più facile spezzare un atomo che un pregiudizio
Inauguriamo una nuova rubrica scomoda: un filo diretto con i "piani della diversità" per muoverci insieme oltre le barriere fisiche e mentali.
E' con noi "Buscialacroce" http://www.buscialacroce.com/: 25 anni, appassionato di lettura, soprattutto gialli e fantascienza, di musica rock, classica e anni '80; aspirante scrittore, cinico, sarcastico... Come racconta nel suo blog, Buscialacroce è affetto da distrofia di Duchenne "una femme fatale che ti porta via quasi tutto, ma lentamente come una tortura, sei consapevole che prima o poi si prenderà anche quel poco che ti resta, ma non puoi vivere senza di lei ..."
Donna Cannone: Come convivi con la malattia e con l'etichetta "politicamente corretta" di "disabile"? BusciaLaCroce: Dell'etichetta di disabile e delle etichette in generale non me ne importa nulla, è solo un metodo odioso per catalogare le persone. La mia malattia, dopo anni e anni, ormai l'ho accettata e ora la vivo come una convivenza forzata. Io comunque non mi arrendo, sono disposto anche a fare dei trial clinici e come Highlander alla fine ne rimarrà soltanto uno, spero di essere io quell'uno e non darla vinta alla mia malattia.
DC: Quanto ti senti diverso/anormale e quanto lo sei per gli altri? BLC: Sinceramente non mi sento diverso, ho solo molti problemi in più degli altri. Quanto sono diverso per le altre persone non me ne frega assolutamente nulla! Chi può definire la normalità? Dire cosa è buono o cattivo? Giusto o sbagliato? Bianco o nero? Mi sento diverso da tanti unicamente per il mio modo di pensare e soprattutto per quello che scrivo.
DC: Nei tuoi articoli parli apertamente della difficoltà di conoscere delle donne, di avere una storia d'amore. E' uno degli aspetti più dolorosi per i disabili? BLC: Come tutti i ragazzi/e, anche i disabili vorrebbero essere amati, anche se hanno una marea di problemi in più. Secondo me questo è uno dei problemi più insopportabili del fatto di essere disabile, molti come me si sentono come lo zio matto, Ciccio Ingrassia, in Amarcord di Fellini che, arrampicatosi su un albero urla: "Voglio una donna„ soltanto che tanti si vergognano di ammetterlo. A me il fatto di non avere mai avuto una ragazza ha creato diversi problemi a livello psicologico, portandomi ad essere sempre più cinico e sarcastico, anche se scrivo poesie, insomma mi divido in due come Dr. Jekill e Mr. Hyde. Ho notato che molti disabili, alla fine, si arrendono e preferiscono non cercare più l'amore perché in passato hanno rimediato solo fregature e riprendersi ogni volta è logorante. In questi ultimi anni con internet riesco a conoscere qualche ragazza in più, ma di andare oltre la semplice amicizia non se ne parla proprio. Siccome non ne parla quasi nessuno con un amico abbiamo messo su un sito www.disabilisenzasesso.org dove trattiamo con ironia l'argomento.
DC: Frequenti altre persone affette dalla tua stessa malattia? Come vivono i rapporti sociali? BLC: Prima, sbagliando, non frequentavo ragazzi con patologie simili o uguali alla mia, ma ultimamente ne ho conosciuti molti. I loro rapporti sociali con gli amici sono buoni, ma con l'altro sesso hanno un pessimo rapporto e solo pochissimi hanno una ragazza. Secondo le statistiche oltre l'80% dei disabili è single. DC: Quali sono i luoghi comuni sui disabili e quali sono i più difficili da smantellare? BLC: Tutti i pregiudizi sono difficili da eliminare, finché la gente continuerà a vivere nell'ignoranza. Come diceva A. Einstein: "E' più facile spezzare un atomo che un pregiudizio„ . I luoghi comuni sono tanti: noi disabili veniamo considerati degli scemotti alla Forrest Gump, ma vi ricordo che Steven Hawking, uno degli uomini più intelligenti al mondo (Q.I di 230), è disabile e non riesce più a parlare; veniamo trattati come degli eterni bambini e come tali non possiamo avere "certe„ pulsioni, non a caso tanti ci chiamano angeli; tanti credono che rubiamo i soldi allo stato, poi 246 euro di pensione sono un'elemosina, se vogliono scambio i miei 246 con la loro mobilità; pensano che tutte le disabilità siano uguali; pensano che siamo un branco di scansafatiche. Una ragazza per questo mi ha dato del vile; dopo aver ricevuto da parte sua una marea d'insulti, le ho augurato di finire sotto un camion e rimanere paralizzata per il resto dei suoi giorni così da capire. Vorrei proporre a quelli che ci trattano male di mettersi su una sedia a rotelle e andare in giro per un paio di giorni, così da capire cosa significa essere disabili.
DC:
Esiste, secondo te, nella nostra società, una "classifica" degli emarginati – dai più scomodi e difficili e meno tollerati?
BLC: Non voglio e non posso fare una classifica delle disabilità. Tanti italiani, come dimostrano gli ultimi fatti accaduti, hanno paura del diverso, di disabili, omosessuali, stranieri, tossicodipendenti; tutti gli emarginati sono visti come un peso per la società.

DC: È più diffuso un senso di "pietismo" o di rapporto schietto? BLC: Credo ci sia un senso di pietismo, che personalmente detesto. Lo noto soprattutto quando alcuni mi vedono e li sento bisbigliare "poverino„ che, come diceva anche Pierangelo Bertoli, è una parola truce che ti trapassa da parte a parte. Anche quando mi indicano i bambini e sono curiosi, ma non lo fanno per giudicarmi, senti i genitori "Non lo indicare che è malato!„ come per dire 'quello è meglio che l'ignori'. A volte tanti hanno paura di ferirmi, anche facendomi delle semplici domande, ma io come tanti disabili preferirei un rapporto più schietto e sincero. E' sbagliato credere che tutti i disabili siano fragili emotivamente, anzi la vita spesso ci porta ad essere duri come delle rocce perché autocommiserarsi non serve a nulla. Il pietismo esce fuori quando ci usano in certi programmacci televisivi per far alzare l'audience. La frase che mi fa più arrabbiare, usata in tutti i telegiornali quando un genitore uccide il figlio disabile, è "lo ha fatto solo per amore„ Amore un corno, poi se sei come Welby e Nuvoli e vuoi morire decentemente non ti è concesso. Ricordo che Nuvoli si è lasciato morire di fame e di sete e ha fatto vedere a tutti come si muore da uomini; se questa è la pietà cristiana andiamo bene!
DC: Lancia un messaggio per contribuire a smantellare luoghi comuni, ignoranza e barriere mentali
BLC: Credo che sia un'utopia! Comunque credo che la gente dovrebbe prendere esempio dai bambini: loro sono curiosi, ma privi di malizie; non fanno differenze per il colore della pelle, classe sociale, disabilità. Spesso i genitori, la televisione e la società trasformano le diversità in paure, e i bambini, come spugne, assorbono tutto: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. I disabili andrebbero trattati come persone, non come dei malati e non vanno considerati come una "categoria speciale„!
Mentre scrivevo è spuntato l'arcobaleno. Quale miglior auspicio per levare queste voci?

il bello, il brutto, il cattivo


Il PD (Pagnotta Docet) è in crisi; chi buttiamo giù dalla torre?
O demoliamo la torre?

dalla padella alla brace


ANSA) - TRENTO, 10 GIU - Intervenuti in un appartamento di Trento per spegnere un principio d'incendio, i vigili del fuoco hanno scoperto una coltivazione di canapa indiana. Chiamati da un vicino di casa allarmato dal fumo, pompieri e poliziotti sono intervenuti la scorsa notte in via Lorenzoni. Il proprietario, che aveva lasciato una padella sul fuoco, ha dovuto aprire la porta e gli agenti hanno fatto la scoperta: 14 piantine di canapa indiana alte due metri e l'occorrente per la loro coltivazione. L'uomo e' stato cosi' arrestato. (ANSA).


Voi che gli fareste al vicino?

martedì 10 giugno 2008

Il signor Tiscali


Dicono sia intrattabile quindi mi sta simpatico, Renato Soru.
Forse per quella specie di ironia che gli attraversa lo sguardo. Una luce come da pastore, negli occhi di uno quotato in borsa. Una luce che gli fa vedere oltre. Quella che gli ha suggerito di investire nell’est Europa dopo il muro e poi nell’informatica ai tempi del boom.
Da qualche anno governa la Sardegna. Il paradiso è in buone mani.
Sarà che è ricco, sarà che è sardo, Soru fa quello che dice. E dà l’impressione di dire quello che pensa.
Mesi fa scoppiò l’emergenza rifiuti a Napoli. C’era da farsi carico di tonnellate di immondizia per evitare il collasso. Tutte le regioni si tirarono indietro. Anche il Trentino, campione del riciclaggio. Napoli bruciava e i nipotini di Cesare Battisti colle loro aiuole da cartolina non volevano sporcarsi le mani. Risposero che avrebbero mandato “aiuti tecnici”. E intanto i napoletani soffocavano.
Fu la Sardegna a farsi carico di parte dei loro rifiuti. Anche se ci vollero le navi; anche se ci furono proteste. Non tutte le autonomie sono uguali, non tutte sono parassitarie.
Via gli americani dalla Maddalena, aveva detto prima ancora Soru. Forte e chiaro, quando Bush era il paladino della nuova crociata. E gli yankee hanno fatto le valigie. Per merito di Soru? Forse no, ma intanto non ha cercato compromessi. Come quando ha introdotto la supertassa per i ricconi della Costa Smeralda. Come quando ha vietato di costruire a ridosso della costa. Un suo manifesto in campagna elettorale diceva: non è tutto loro quello che luccica.
Viene in mente Tiscali, un monte che, nei recessi di una grotta carsica cela un villaggio nuragico.
Uno che a un provider ha scelto di dare quel nome sa cos’è il progresso, quello vero. Coi nuovi treni diesel acquistati da una ditta spagnola da Cagliari a Sassari ci si mette la metà del tempo. Li ha voluti la regione, Soru, cioè.
Adesso ha comprato l’Unità. Non sarà Gramsci, ma coi tempi che corrono, oggi un euro glielo do.
Forza paris!

lunedì 9 giugno 2008

ma che bel colore!

un lieve malore


L'aveva detto, il premier, che ci sarebbe stato bisogno anche dell'opposizione.

domenica 8 giugno 2008

Alì inghiastre



Nulla esclude che qualcuno - un bambino, un marziano, un trentino - vi chieda com'è, davvero, la vita e che voi rispondiate senza pensare: bella.
Affermazione sempre più azzardata che però voi potreste immediatamente giustificare con una prova inconfutabile: stasera alle 21 al teatro off di Trento suonano gli Alì inghiastre.

sabato 7 giugno 2008

Forse non tutti sanno che se mi chiamo Poldino è per un personaggio del film "I mostri" di Dino Risi, cui rivolgo un umile ringraziamento di essere nato e di aver vissuto fino a oggi. Buon viaggio.

Mia nonna è un’astronave




Paura.
Mi fa molta paura l’idea di ridurmi così.
Appoggiata come un vecchio straccio su una sedia a rotelle.
Guardando il mondo da un vetro.
Undic’anni di albe e tramonti sottovuoto.
Mani nodose, anche accartocciate.
Anche oggi l’impresa è attraversare lo stuoino.
Prima un piede e dopo l’altro, per approdare, sfiancata e tremolante, alla sedia di cucina.




- Guarda che roba, sono tutta un livido. Ieri sono caduta in corridoio. Il sangue macchiava il pavimento, tutti si agitavano e Giovanni che si affannava su di me, per farmi rialzare, ma il mio corpo non rispondeva. Sembravo un cadavere, accoccolata lì in un angolo, il fiato mozzo per la botta alle costole, che sono già incrinate…



Ti vedo, sì. Aggrappata alla vita – a morderle la coda, nervosamente. Sbatacchiata fra i flutti dei pensieri e dei ricordi, in attesa della morte. Così stanca da non opporvi più nemmeno resistenza. Anzi, l’attendi come una benedizione.
Come un sollievo alla tua inutile stanchezza rivestita di pelle sottile.
Difficile da amare: sei uno specchio perturbante che farei a meno di guardare.

- Non ne posso più. Ieri notte non riuscivo a dormire. Mi venivano in mente dei ricordi, la testa andava per conto suo…. Dei ricordi, di quando da bambina aiutavo la mia zia, quella che faceva la sarta. E poi c’era quel napoletano, che aveva buttato la giacca dal quinto piano…



La pubblicità delle creme anti-age è ingannevole. Farei bene a risparmiarli, i miei soldi, per pagare chi asciugherà le mie bave e si sorbirà il mio alzheimer.
Siamo in attesa di abdicare.
Tutti.
Al nostro corpo. Ai nostri progetti; alle nostre forze e all’ultimo voto.
Forse rimpiango l’800 – quando, - mi dicono -, l’anziano era un saggio da ascoltare e le vecchie cardavano la lana insegnando a ricamare.
In una mano il paiolo, nell’altra la staffetta della vita.

- Che alternativa mi rimane? Glieo dico sempre, a Giorgio, di venirmi a prendere. Ce ne dovevamo andare insieme. Oramai non ho più nessuno…. Solo due cugine, anche loro vedove. Sandra, basta che trovi da giocare a carte e lei è contenta così. E sì che io ero sempre allegra, avevo la battuta pronta.

Vorrei fuggire, prima che sia tardi. Mettere l’oceano fra me e l’alzheimer, o chissà quale altro morbo che mi incancrenirà l’esistenza, impedendomi la fuga.
Conosco un posto. Un piccolo villaggio di pescatori...
Se non posso invecchiare al volante di un'astronave utilitaria, con i miei capelli blu, voglio che i miei occhi si spengano al tramonto – che le onde lambiscano i ricordi placando il dolore. Che le mie ceneri si disperdano con il volo di un gabbiano.

forza chi?


Se non si accorge che il suo beniamino è quasi uno zingaro un interista della lega potrebbe tifare per la Svezia di Ibraimovic. Qualcuno può preferire Cristiano Ronaldo, il primo portoghese sbruffone, qualcun altro la Francia per la sua tradizione nel settore, oppure i tulipani olandesi che non vincono mai, la Grecia che ricorda l'Italia dell'82 o la Romania, che di italiani è piena, ma capannoni.
Latini per latini tanto vale gli spagnoli, che almeno si fanno chiamare furie rosse, mica arcobaleno.
Nel Mediterraneo ci sta pure la Turchia, chissà che non possa entrare nell'area Shengen passando per quella di rigore. Altrimenti viva la Germania, che ci smaltisce i rifiuti, o la Svizzera che ricicla, ma di tutto, pure i soldi della Russia.
Insomma,la domanda è questa: i campionati europei di calcio iniziano, per chi tifiamo? ditecelo voi, e la squadra che sceglierete potrà fregiarsi dell'(ambitissimo) titolo di squadra del blog a 2 piazze.

venerdì 6 giugno 2008

futuro tragico


negli anni Settanta Almirante si rese autore di favoreggiamento aggravato nei confronti di Carlo Cicuttini, dirigente dell'MSI friulano e autore della Strage di Peteano nella quale furono uccisi tre Carabinieri. Per tale crimine Almirante chiese in seguito l'amnistia che gli venne concessa in quanto maggiore di 70 anni.
Le sue condizioni di salute lo obbligarono nel 1987 ad abbandonare la segreteria del partito, a favore del suo delfino Gianfranco Fini.

(tratto da Wikipedia)

amenità all'ospizio


- mi consentà santità, ha visto che gradevole creatura la nostra ministra Carfagna?
- deo gratias, dammi il numero, ha due tette così!

per non piangere


Il Governo propone di tornare al nucleare per produrre energia in tutta sicurezza. Lo smaltimento delle scorie radioattive sarà affidato a un consorzio di imprese guidato da Totò ‘O Squalo: un latitante camorrista che ha brevettato un sistema per trasformare l’uranio in dopobarba.

(Francescafornario.splinder.com)

mercoledì 4 giugno 2008

la prima pietra (chi la scaglia?)


Tutti bravi a criticare, vero? Berlusconi ha fatto questo, Alemanno ha detto quest’altro. Come se non vi conoscessi a voi. Voi, a proposito. Perché non ci dite un po’ di voi? Delle vostre perle, intendo. La volta che per un posto avete chiesto una spintarella e il giorno che la spinta invece l’avete data ad un paraplegico sulla scalinata. L’anno che avete votato per il partito indipendentista tirolese e la volta che avete lasciato la retta via con legato ad un paracarro il vostro cane. Quella volta che avete preso a scapaccioni vostro figlio senza sapere bene perché. Quella volta che avete parcheggiato in doppia fila senza notare che in prima c’era un’autombulanza. O l’autombulanza l’avete seguita per infilarvi nel traffico. Quella volta che avete detto che Mussolini ha fatto anche cose buone e quella che in discoteca vi è scappata una puzzetta ma troppo vicino al microfono del DJ. Quella volta che avete riciclato un regalo o avete buttato l’immondizia negli scavi archeologici, quella volta che vi siete professati quel che non eravate: cattolici, socialisti o single. Oppure perfetti conoscitori dell’inglisc, iù knov. E chi ha letto il vostro curriculum ci ha creduto, vi ha chiamato e vi ha fatto notare che curriculum si scrive col kappa. Perché questa è l’Italia: in fondo, solo una nuova rubrica.
Confessatevi, prego.

martedì 3 giugno 2008

Per non dimenticare la Primavera di Praga


Nel 40° della Primavera di Praga
vi ripropongo



Torce umane
Il Museo del comunismo
http://www.muzeumkomunismu.cz/ è in pieno centro a Praga. Pare sia unico al mondo. Sta sopra un Mc Donald, a lato di un casinò, vende magliette griffate ed ha un bookshop. Aperto nel 2001 (o 2002?) da un imprenditore americano, titolare di negozi di bagel ebraiche a Praga, è un business in piena regola. Fortemente di parte. Un po’ scarno, superficiale e propagandistico. Induce a pensare quanto si sta bene nel capitalismo mostrando alcuni aspetti aspri e corrosivi del comunismo; propaganda tipica da americano medio. E io che quasi temevo che mi avrebbero chiesto nome e cognome, all’acquisto del biglietto... Ponf! Schedata… (e adesso chi ci torna, in Italia, mo’ che risorge anche il Berlusca?)



Da sempre subisco uno strano fascino per i Paesi comunisti (ora ex); immagino aurore orwelliane, una patina grigia che avvolge segreti, squallore e sudore timoroso, strisciando fra le pareti di casermoni sovietici. Mi rammarico di non averne visitati quando era ancora spessa e pesante la cortina di ferro. Di un lontano viaggio in Jugoslavia riaffiorano al ricordo solo un bellissimo bambino biondo, un lampione minaccioso nel temporale e cioccolata con vermetti bianchi sugli scaffali semivuoti di un negozietto chissà dove. Poiché sono assai ignorante in storia e politica, certamente molte cose mi saranno sfuggite, nel museo.


Ma certo non sono sfuggita io all’angosciante e ferocemente raggelante sguardo di Jan Palach http://www.janpalach.com/, studente di 21 anni che nel 1969 si diede fuoco in piazza S. Venceslao per protesta contro il comunismo: una foto verdastra ne ritrae il viso bruciato, le palpebre - socchiuse e senza ciglia – lo fanno sembrare ancora vivo, in attesa sotto il lenzuolo. Sembra guardarti e interrogarti: lo cogli, il senso del mio gesto? Tu, che giungi ora dalla strada, alle 20.03 del 17 febbraio 2008, lo cogli il senso del mio gesto? Dimmi che ha avuto un senso. E che non sono morto invano. Che questo mondo è cambiato. E che non mi ha dimenticato.



Il suo viso mi ha strappata al sonno, alle 2 di notte. Sola nella stanza d’albergo, proiettavo nel buio la paura: la paura di morire, di una morte assurda, di un mondo che cambia, la paura di non aver capito, di non meritare la sua morte. Oppure, forse, di capire e dover quindi, inesorabilmente, condividerne le scelte? Induceva un timore fosforescente, scalpitante. Per me, abituata a osservare e condannare gli effetti collaterali del capitalismo, di cui mi pascio e in cui pecco,


per me che fallisco reiterati tentativi di resistervi, è inconcepibile leggere con occhi praghesi post-comunisti le scritte inglesi e le catene di franchising, assaporare gli hamburger e mescolarmi ai turisti ficcanaso.



Avrei voluto parlare con qualcuno, chessò, un ex poliziotto del regime. Capire come si è tolto la divisa, scivolando in una vita occidentale. Se la famiglia, i vicini di casa, gli ex colleghi lo hanno insultato, rinnegato, invidiato. Invece, ho raccolto solo un paio di commenti di giovani praghesi. Troppo giovani per sapere o ricordare. Il resto, lo posso solo immaginare.. cercando di spiegarmi perché, lontano dal centro, sola e disorientata in una città di cui non conosco neppure l’alfabeto, i praghesi più anziani che cercavo di fermare chiedendo informazioni in inglese, mi sfuggivano, si schernivano, fingevano di non avermi visto, sentito, capito. Si narra che nell’era comunista fosse reato non denunciare sospetti di sovversione e tradimento. Il mio primo pensiero è stato che i passanti fossero ancora intimoriti; che ancora oggi non si fidino, non vogliano essere visti, fermati, notati, riconosciuti. Che forse una sverniciata occidentale di Zara, Benetton e Bata, può fornire un comodo nascondiglio dove cullare sogni, ansie e timori mentre annusi l’aria per capire come, ancora, cambierà questo mondo. Se veramente la censura è scomparsa, se vale la pena mettersi in gioco, seguire la storia, abbracciare il cambiamento. Barattando magari una morte da torcia umana con uno schianto da Saturday Night Fever al volante di una ruggente auto fiammante. O è preferibile una moderna overdose?

domenica 1 giugno 2008

P'ra se sentir na luz de Jah...

Homenagem a melhor banda de reggae do mundo. Estradas e Trilhas (Babylon Inside - 2007) é uma obra da Tribo de Jah.

B u on I n i z i o G i u g n o

con qualcosa di bello!