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sabato 9 agosto 2008

Pecone 2008

fanno le cose in grande

mercoledì 30 luglio 2008

Un tuffo nel gossip

‘Un tuffo nel gossip’: Io Donna si intrufola nelle vicende sportive e mondane di famosi tuffatori cinesi: la chiacchierata Guo Jingjing e il suo capriccioso ex Tian Liang. Il copyright degli atleti cinesi appartiene allo Stato. Ma, travolti dall’ondata capitalistica pubblicitaria e mondana i due tuffatori olimpionici hanno disobbedito, facendosi ritrarre in molti spot ed esagerando con l’alchol alle feste. Lo Stato, quindi, è intervenuto con una nuova regola: gli atleti non possono più partecipare a eventi di promozione, firmare contratti con sponsor e partecipare a spettacoli di intrattenimento senza previa autorizzazione della federazione sportiva. La metà degli incassi va agli allenatori e alle associazioni sportive. Guo si è ravveduta – atto di contrizione: afferma di ‘appartenere allo Stato e che tornerà a fare la brava’. Mi importa relativamente delle scelte dei due giovani cinesi e dei loro colleghi. Trovo la regola statale cinese UNA GENIALATA. Voglio uno Stato italiano sponsor e direttore dei calciatori, (uno sport a caso) - che sostenga gli atleti nella formazione e preparazione e trattenga metà dei loro stipendi. E che li usi per costruire strade, scuole, ospedali e canili; per far funzionare i servizi, i treni, le poste, le industrie e per finanziare la ricerca (seria). Ipotizzo alcune prime conseguenze:

  • le veline saranno meno ingolosite da ciuffi analfabeti à la Totti & Co;
  • con meno calciatori ricchi e famosi in giro, qualche ragazza -scorata in partenza- punterà ad altra carriera: forse fra i culi che scalderanno le sedie a scuola o in ufficio, si scoprirà un QI meritevole di uno stipendio medio mensile da 1000€.
  • Meno promesse, meno stelle, più disciplina: i calciatori nutriranno un ideale.
  • Infine, tanti ragazzotti muscolosi disincentivati dal rincorrere una palla, potrebbero lavorare i campi di mele e pomodori e fare amicizia con giovani africani.

Questa piccola rivoluzione innescherebbe persino nuovi scambi culturali, sfocianti, auspicabilmente in una ‘convivenza internazionale dignitosa’. Noi, si potrebbe anche tornare a credere nell’essere umano, e che sto Paese non fa poi così schifo.