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sabato 28 maggio 2011

altro che il calcio

Serata all'insegna dello sport. In poltrona. C'era la finale della Coppa Campioni (che noia i tocchetti del Barcellona), una replica del Giro d'Italia (vampate di anabolizzanti dappertutto) e un incontro di Box (bravo Clemente Russo). Ma niente che ci stupisse. L'uomo corre, pedala e picchia. Vince chi ha più muscoli, di solito. Finchè, cambiando canale, non si capita nei campionati europei di ginnastica ritmica. Sì, quello sport che pare più una danza, con attrezzi da tirare e riprendere al volo. Ieri sera, mentre, estasiati ed emuli, provavamo una capriola da seduti abbrancando al volo delle pop corn, ci ha insegnato che l'umana capacità ha confini inesplorati. Vogliamo la diretta su RAI1.

venerdì 5 settembre 2008

guadagna anche tu, con la televisione!

MILANO (5 settembre) - (...) Un telespettatore sportivo, infastidito, innervosito, fino a risentirne come danno esistenziale, da quegli inserti pubblicitari che vengono trasmessi senza interrompere il programma, ha intentato e vinto una causa contro Mediaset per gli spot durante le semifinali di Champions League nel 2003. Lo rende noto l'avvocato Angelo Pisani, presidente di Noiconsumatori.it. Al telespettatore sono stati riconosciuti 100 euro di danni. Il ricorso, in difesa della tutela dei diritti soggettivi presentato contro Mediaset e Rti, è arrivato fino alla Cassazione, che ha avallato una sentenza emessa dal Giudice di Pace. A un giudice di pace si era infatti rivolto il telespettatore, sostenuto da Noiconsumatori, lamentando un “danno esistenziale da alterazione psichica e stress per il bombardamento pubblicitario durante le semifinali di Champions Leage”. Il magistrato onorario, con una pronuncia equitativa, aveva accolto le domande di Pisani e riconosciuto, oltre spese, 100 euro di risarcimento per lesione del diritto alla tranquillità esistenziale dell'appassionato di calcio, innervosito dai ripetuti promo di una rivista sportiva, condannando in solido Mediaset e Rti. (...)Per lui si trattava di pubblicità occulta, per la società di produzione televisiva di autopromozione lecita di un prodotto editoriale collaterale. Anche le Sezioni unite della Cassazione (alle quali si è arrivati, afferma Pisani, per volontà di Mediaset) hanno ravvisato l'illiceità dei promo mascherati, qualificati «messaggi pubblicitari in contrasto con la normativa vigente» (legge 249/97). (www.ilmessaggero.it)

mercoledì 30 luglio 2008

Un tuffo nel gossip

‘Un tuffo nel gossip’: Io Donna si intrufola nelle vicende sportive e mondane di famosi tuffatori cinesi: la chiacchierata Guo Jingjing e il suo capriccioso ex Tian Liang. Il copyright degli atleti cinesi appartiene allo Stato. Ma, travolti dall’ondata capitalistica pubblicitaria e mondana i due tuffatori olimpionici hanno disobbedito, facendosi ritrarre in molti spot ed esagerando con l’alchol alle feste. Lo Stato, quindi, è intervenuto con una nuova regola: gli atleti non possono più partecipare a eventi di promozione, firmare contratti con sponsor e partecipare a spettacoli di intrattenimento senza previa autorizzazione della federazione sportiva. La metà degli incassi va agli allenatori e alle associazioni sportive. Guo si è ravveduta – atto di contrizione: afferma di ‘appartenere allo Stato e che tornerà a fare la brava’. Mi importa relativamente delle scelte dei due giovani cinesi e dei loro colleghi. Trovo la regola statale cinese UNA GENIALATA. Voglio uno Stato italiano sponsor e direttore dei calciatori, (uno sport a caso) - che sostenga gli atleti nella formazione e preparazione e trattenga metà dei loro stipendi. E che li usi per costruire strade, scuole, ospedali e canili; per far funzionare i servizi, i treni, le poste, le industrie e per finanziare la ricerca (seria). Ipotizzo alcune prime conseguenze:

  • le veline saranno meno ingolosite da ciuffi analfabeti à la Totti & Co;
  • con meno calciatori ricchi e famosi in giro, qualche ragazza -scorata in partenza- punterà ad altra carriera: forse fra i culi che scalderanno le sedie a scuola o in ufficio, si scoprirà un QI meritevole di uno stipendio medio mensile da 1000€.
  • Meno promesse, meno stelle, più disciplina: i calciatori nutriranno un ideale.
  • Infine, tanti ragazzotti muscolosi disincentivati dal rincorrere una palla, potrebbero lavorare i campi di mele e pomodori e fare amicizia con giovani africani.

Questa piccola rivoluzione innescherebbe persino nuovi scambi culturali, sfocianti, auspicabilmente in una ‘convivenza internazionale dignitosa’. Noi, si potrebbe anche tornare a credere nell’essere umano, e che sto Paese non fa poi così schifo.