Chi fa caso al pallone, in una partita di Beach Volley? E ai pattini, se i pattinatori sfoggiano spalle e scollature? Le tenniste hanno gonnellini vezzosi e i costumi delle ginnaste e delle nuotatrici sembrano fatti apposta per intrigare.
Tempo fa l'idea di un concorso di bellezza per atlete fu tacciata di maschilismo.
Ma la colpa è di chi ha l'idea o di chi la suggerisce?
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mercoledì 20 luglio 2011
a noi ci piace lo sport
Chi fa caso al pallone, in una partita di Beach Volley? E ai pattini, se i pattinatori sfoggiano spalle e scollature? Le tenniste hanno gonnellini vezzosi e i costumi delle ginnaste e delle nuotatrici sembrano fatti apposta per intrigare.
Tempo fa l'idea di un concorso di bellezza per atlete fu tacciata di maschilismo.
Ma la colpa è di chi ha l'idea o di chi la suggerisce?
domenica 5 giugno 2011
il centravanti e la centrifuga
Dopo il doping e la corruzione degli arbitri, adesso il calcioscommesse, con tanto di compagni di squadra narcotizzati. Negli ultimi dieci anni il calcio non si è negato nulla. L'entità delle pene e chi le commina fanno immaginare che in futuro sempre meno i campionati saranno regolari. Del resto, ha commentato il giornalista Sconcerti, il calcio non è uno sport, è uno spettacolo. Una messinscena, insomma. Compresa, aggiungiamo, quella dei presidenti che investirebbero milioni per passione. Accumulando debiti, ma continuando, come bambini, a rincorrere una coppa o a litigare col centravanti. O almeno questo è quello che ci raccontano. Intere cittadinanze danno loro retta, neanche sfiorate dal sospetto che quella del pallone sia una enorme lavatrice di soldi sporchi davanti ai tanti, poveri appassionati, inebetiti a guardare l'oblò.
sabato 28 maggio 2011
altro che il calcio
Serata all'insegna dello sport. In poltrona. C'era la finale della Coppa Campioni (che noia i tocchetti del Barcellona), una replica del Giro d'Italia (vampate di anabolizzanti dappertutto) e un incontro di Box (bravo Clemente Russo).
Ma niente che ci stupisse. L'uomo corre, pedala e picchia. Vince chi ha più muscoli, di solito.
Finchè, cambiando canale, non si capita nei campionati europei di ginnastica ritmica.
Sì, quello sport che pare più una danza, con attrezzi da tirare e riprendere al volo.
Ieri sera, mentre, estasiati ed emuli, provavamo una capriola da seduti abbrancando al volo delle pop corn, ci ha insegnato che l'umana capacità ha confini inesplorati.
Vogliamo la diretta su RAI1.
domenica 3 aprile 2011
stai calmo, goleador
Ma i giocatori devono fare proprio tutto quel casino quando segnano?
Quando non tocca assistere a balletti e coreografie varie si rincorrono si aggruppano, corrono sotto le curve, si tolgono le magliette.
Neanche il fatto di essere ammoniti basta a frenarli.
Spontaneità? Gioia irrefrenabile?
E allora perchè in altri sport al massimo si alza un braccio e subito si riparte?
Ai poster l'ardua sentenza.
lunedì 31 maggio 2010
Gilberto Simoni come jack Frusciante
Si ritira Simoni, il ciclista che seppe arrivare prima degli altri ma in ritardo di un'epoca. Perchè quel suo modo di faticare, onesto, specie in salita, sembrava venire dritto dal dopoguerra. Rischiò di vincere un mondiale, se un compagno di squadra non avesse aiutato un avversario. Prima al Giro gli preferirono Cunego, giovane, biondo e meno montanaro.
Specie oggi che al Giro trionfa uno che si chiama Ivan, si sente la distanza del campione di modestia e non solo che si chiamava Gilberto. Le sue scuse, quando lo trovarono positivo al doping, fecero quasi tenerezza: caramelle della zia.
Oggi che ci sono traffici di sacche di sangue, è come se un fotogramma in bianco e nero uscisse dal gruppo.
sabato 13 febbraio 2010
Я знаю, что вы знаете - Lo so che lo sai, Nodar
This combo picture shows Georgian luge hopeful Nodar Muaritashvi... AFP/Getty Images

Nodar Kumaritashvili of Georgia is seen just before crashing dur... (AP Photo/Ricardo Mazalan)
CORRECTION SPELLING OF ATHLETEGeorgian luge hopeful Nodar Kumar... AFP/Getty Images
foto prese qui:
Я знаю, что вы знаете
Nodar, lo so che tu lo sai. Che tu solo lo sai, se hai sentito un alito freddo sulla spalla, diverso e improvviso, dall'aria gelida che fendevi sullo slittino.
Sfilacci di pensieri e indicibili parole
Schegge di paura ed emozioni – nell'attimo in cui ti sei sentito buttato fuori pista –
il nanosecondo esatto in cui le braccia si sono ribellate al tuo corpo sbattendo come un piccione disorientato sul traliccio che ti ha spezzato le ossa.
Curvi sulle foto a milioni osserviamo il tuo corpo.
Il resto è invisibile e muto.
Da concentrato e disteso sul luger, le scarpette puntate all'interno, ti vedo riverso dopo pochi minuti con un bulbo oculare spalancato e il sangue nei denti. Mi rintrona il boato del silenzio ignoto e interrogato. Domande che spengono il sole.
Ti immagino solo, impaurito, lontano – una schiera di amici, famiglia, fidanzate, cani, gatti, compagni, déi – che non potrai salutare.
Giovane di una gioventù strappata che non conosco e non so, se albergasse a ogni discesa il rinnovo di una sfida, un death wish scivoloso inciso nel ghiaccio.
Indagatori di cenni nelle pieghe delle labbra. Ispettori di misteri disvelati in una ciglia insanguinata.
Vorrei portarti indietro, averti qui e chiederti se lo sapevi se lo sentivi se lo hai saputo se lo hai sentito, che stavi per morire.
E adesso, dove sei?
Trapanato in un tempo brevissimo il muro del mistero, ti sei portato via le risposte.
Rimaniamo ancora, mesti, sotto il tendone di un circo triste.
Quando con dita piccole e stanche le stringeremo, le risposte, sarà tardi, e impossibile, per noi, pure noi, rivelarle.
Allora nuovi nati affolleranno le fila dei curiosi.
Chini sulle foto, sulle tue e sulle mie e sulle vostre, cercheranno di spremere parole.
Scivola in pace, Nodar. Ovunque tu sia
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