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mercoledì 2 giugno 2010
bibbia, esodo, 21
Non farai cuocere un capretto nel latte di sua madre.
domenica 7 marzo 2010
low cost da Rovereto
Rovereto, si sa è una città allegra. Su wikipedia vanta la campana ai caduti, le impronte dei dinosauri e, non lontano, l'eremo di san Colombano.
Così capita che uno ci rimanga invischiato, senza riuscire a lasciare quest'oasi di pace eterna.
Da oggi però il sindaco ha pensato a un rimedio. Tale Guglielmo Valduga, che per il suo incarico incassa ogni mese 8000 euro ha emanato un'ordinanza che vieta di chiedere l'elemosina nel centro storico.
La multa da pagare – chissà se in pezzi da dieci centesimi, - è di circa 25 euro.
Un'ottima pretesto per chiedere una colletta a quel poveretto di un sindaco, costretto a vivere in una città governata da sé stesso, e farsi portare da Rovereto via di peso.
domenica 14 febbraio 2010
Mettici la faccia
se ne avessi di più (di faccia tosta), farei questo mestiere qui!
buon weekend! DC
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sabato 13 febbraio 2010
Я знаю, что вы знаете - Lo so che lo sai, Nodar
This combo picture shows Georgian luge hopeful Nodar Muaritashvi... AFP/Getty Images

Nodar Kumaritashvili of Georgia is seen just before crashing dur... (AP Photo/Ricardo Mazalan)
CORRECTION SPELLING OF ATHLETEGeorgian luge hopeful Nodar Kumar... AFP/Getty Images
foto prese qui:
Я знаю, что вы знаете
Nodar, lo so che tu lo sai. Che tu solo lo sai, se hai sentito un alito freddo sulla spalla, diverso e improvviso, dall'aria gelida che fendevi sullo slittino.
Sfilacci di pensieri e indicibili parole
Schegge di paura ed emozioni – nell'attimo in cui ti sei sentito buttato fuori pista –
il nanosecondo esatto in cui le braccia si sono ribellate al tuo corpo sbattendo come un piccione disorientato sul traliccio che ti ha spezzato le ossa.
Curvi sulle foto a milioni osserviamo il tuo corpo.
Il resto è invisibile e muto.
Da concentrato e disteso sul luger, le scarpette puntate all'interno, ti vedo riverso dopo pochi minuti con un bulbo oculare spalancato e il sangue nei denti. Mi rintrona il boato del silenzio ignoto e interrogato. Domande che spengono il sole.
Ti immagino solo, impaurito, lontano – una schiera di amici, famiglia, fidanzate, cani, gatti, compagni, déi – che non potrai salutare.
Giovane di una gioventù strappata che non conosco e non so, se albergasse a ogni discesa il rinnovo di una sfida, un death wish scivoloso inciso nel ghiaccio.
Indagatori di cenni nelle pieghe delle labbra. Ispettori di misteri disvelati in una ciglia insanguinata.
Vorrei portarti indietro, averti qui e chiederti se lo sapevi se lo sentivi se lo hai saputo se lo hai sentito, che stavi per morire.
E adesso, dove sei?
Trapanato in un tempo brevissimo il muro del mistero, ti sei portato via le risposte.
Rimaniamo ancora, mesti, sotto il tendone di un circo triste.
Quando con dita piccole e stanche le stringeremo, le risposte, sarà tardi, e impossibile, per noi, pure noi, rivelarle.
Allora nuovi nati affolleranno le fila dei curiosi.
Chini sulle foto, sulle tue e sulle mie e sulle vostre, cercheranno di spremere parole.
Scivola in pace, Nodar. Ovunque tu sia
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giovedì 31 dicembre 2009
riceviamo e volentieri pubblichiamo
dagli amici di http://www.dosstrento.net/dosstrento/
Una riflessione inviata da Franco.
L’ex direttore de “L’Adige”, Paolo Ghezzi, ha pubblicato un suo corsivo sul quotidiano di lunedì 28 c.m. dal titolo “Filippo G. Sopravvissuto al Natale” ( “cuori matti” ).
Senza voler entrare nel merito di una serie di banalità/luoghi comuni filo cattolici ….
… penso però che il pezzo possa fare effettivamente riflettere tutta una serie di persone ipocrite, tutte quelle persone che si sentono “più buone e felici” a Natale salvo poi il fatto di comportarsi e sentirsi (dentro e fuori) come autentici “Figli di P****a” per tutto il resto dell’anno!
Evviva quelli che vedono allo specchio chi sono e non hanno maschere, quelli che hanno un cuore, magari duro ma vero, quelli che non sono ipocriti…. Neppure a Natale!
Cordiali saluti
Franco
Quando la felicità è tornare in ufficio, il lunedì mattina
Di Paolo Grezzi – L’Adige 28-12-2009
dagli amici di http://www.dosstrento.net/dosstrento/
Una riflessione inviata da Franco.
L’ex direttore de “L’Adige”, Paolo Ghezzi, ha pubblicato un suo corsivo sul quotidiano di lunedì 28 c.m. dal titolo “Filippo G. Sopravvissuto al Natale” ( “cuori matti” ).
Non capisco perché si è voluto identificare il Signor Filippo G. con un pubblico dipendente ( potrebbe essere benissimo anche un giornalista, un politico o uno dei tanti personaggi appartenenti a qualsiasi altra “casta” ) se non al solo scopo di descrivere una serie di luoghi comuni entrati oramai a forza nell’immaginario collettivo e al fine di fare una bella coreografia al suo racconto, ma penso che il Dott. Ghezzi abbia centrato ( forse involontariamente vista magari l’influenza professionale data da Vita Trentina) il tema dell’ipocrisia del Natale.
Senza voler entrare nel merito di una serie di banalità/luoghi comuni filo cattolici ….
- Chi decide se un nome ( Luna ) è bello o brutto?
- Chi ha detto che milioni di separati e divorziati, detesta il Natale?
- Chi ha detto che si deve essere per forza filo Ratzinger viste, sentite e lette le sue conservatrici prese di posizioni che stanno andando dalla parte diametralmente opposta di quella di Wojtyła ?....
- Chi ha detto che milioni di separati e divorziati, detesta il Natale?
- Chi ha detto che si deve essere per forza filo Ratzinger viste, sentite e lette le sue conservatrici prese di posizioni che stanno andando dalla parte diametralmente opposta di quella di Wojtyła ?....
… penso però che il pezzo possa fare effettivamente riflettere tutta una serie di persone ipocrite, tutte quelle persone che si sentono “più buone e felici” a Natale salvo poi il fatto di comportarsi e sentirsi (dentro e fuori) come autentici “Figli di P****a” per tutto il resto dell’anno!
Evviva quelli che sono onesti con se stessi come il Signor Filippo G., quelli che non hanno una maschera “natalizia”…
evviva quelli che sono coerenti, che sanno di essere “cattivi” ma quando decidono di essere buoni lo sono per davvero, quelli che a natale non fanno regali, ma li fanno durante tutto l'anno o al di fuori delle feste comandate. Evviva quelli che vedono allo specchio chi sono e non hanno maschere, quelli che hanno un cuore, magari duro ma vero, quelli che non sono ipocriti…. Neppure a Natale!
Cordiali saluti
Franco
Questo il testo di Paolo Grezzi.
Filippo G. – Sopravvivere al Natale!Quando la felicità è tornare in ufficio, il lunedì mattina
Di Paolo Grezzi – L’Adige 28-12-2009
“Tvtb papi. Buon Natale :-))))”.
Filippo G., 37 anni, dipendente provinciale, non sopporta le abbreviazioni negli sms.
E non sopporta gli smiley, fatti con le parentesi chiuse per simulare un sorriso di felicità. Lui questo Natale - un orribile Natale inondato di pioggia - non è felice neanche se sua figlia, la sua unica, gli ha messo 4 parentesi sorridenti dopo quell’orribile tvtb, che sembra la sigla di una televisione commerciale e invece sarebbe: Ti voglio tanto bene.
Non lo commuove nemmeno se l’ha scritto la sua bambina fantastica, la sua Luna. E si domanda come hanno fatto, lui e Donatella, a darle un nome così tremendo, che forse per un cagnolino, ancora ancora... ma per un essere umano?
Come hanno potuto?
Comunque Luna questo Natale lo passa con sua madre e Filippo G., come milioni di separati e divorziati, detesta il Natale. Di Gesù bambino non gli importa più nulla da tempo, e se una svizzera rossovestita si scaglia contro il papa bianco nella basilica di San Pietro, lui fa il tifo per la svizzera.
Filippo G. non ha spedito un singolo sms di auguri, e non sopporta di riceverli, specie quelli con le citazioni celebri e l’autore tra parentesi, come in un bacio Perugina, o quelli enfaticamente affettuosi: “auguroni”, “augurissimi”. E detesta soprattutto quelli che gli scrivono: “Un 2010 pieno di tutta la felicità che ti meriti”. Ma chi se la merita, la felicità? La felicità è un regalo passeggero, un soffio, una coincidenza. Nessuno se la merita.
Apre il libretto che gli ha regalato la biondina dell’ufficio accanto, con cui ha avuto una toccata e fuga tre mesi fa, in un weekend uggioso, su un lago fuori stagione. Intermezzo non sgradevole, pensa adesso, ma niente a che vedere con la felicità.
Gli viene da pensare che forse si è felici solo da bambini (ma lui si ricorda solo il gran pianto di paura in braccio al Babbo Natale aziendale del dopolavoro di papà), o al primo lento alla seconda festa di classe in quarta ginnasio, o alla terza birra scura in un pub di Dublino. O quando si fa qualcosa di grande: tipo rischiare la vita per amore, o morire per cercare di salvare gli altri, come i quattro alpinisti della Val di Fassa, sepolti insieme in un abbraccio di neve.
Filippo G. apre il libretto di Seneca, testo latino a fronte che gli ricorda i tempi dell’Arcivescovile. “Cum de beata vita agetur...”: Ma quando si parla della vita felice, non mi puoi rispondere come per le votazioni: “la maggioranza sta da questa parte”. Infatti è la parte peggiore. Per le faccende umane non funziona così bene: le cose migliori sono sgradite ai più. La folla è la peggiore conferma. ...”.
“Ut meliora pluribus placeant...”. Il latino è musicale, pensa Filippo G. mentre gli si abbassano le palpebre e si addormenta con la luce accesa.
Poi fa un sogno: domani è lunedì, si torna in Provincia, il mio ufficio ben riscaldato, il salvaschermo con i pesci tropicali, la biondina della porta accanto che tacchetta in corridoio andando a fare fotocopie... E per la prima volta, dalla mezzanotte della vigilia di Natale, Filippo G. si sente impercettibilmente, inesorabilmente felice.
Filippo G., 37 anni, dipendente provinciale, non sopporta le abbreviazioni negli sms.
E non sopporta gli smiley, fatti con le parentesi chiuse per simulare un sorriso di felicità. Lui questo Natale - un orribile Natale inondato di pioggia - non è felice neanche se sua figlia, la sua unica, gli ha messo 4 parentesi sorridenti dopo quell’orribile tvtb, che sembra la sigla di una televisione commerciale e invece sarebbe: Ti voglio tanto bene.
Non lo commuove nemmeno se l’ha scritto la sua bambina fantastica, la sua Luna. E si domanda come hanno fatto, lui e Donatella, a darle un nome così tremendo, che forse per un cagnolino, ancora ancora... ma per un essere umano?
Come hanno potuto?
Comunque Luna questo Natale lo passa con sua madre e Filippo G., come milioni di separati e divorziati, detesta il Natale. Di Gesù bambino non gli importa più nulla da tempo, e se una svizzera rossovestita si scaglia contro il papa bianco nella basilica di San Pietro, lui fa il tifo per la svizzera.
Filippo G. non ha spedito un singolo sms di auguri, e non sopporta di riceverli, specie quelli con le citazioni celebri e l’autore tra parentesi, come in un bacio Perugina, o quelli enfaticamente affettuosi: “auguroni”, “augurissimi”. E detesta soprattutto quelli che gli scrivono: “Un 2010 pieno di tutta la felicità che ti meriti”. Ma chi se la merita, la felicità? La felicità è un regalo passeggero, un soffio, una coincidenza. Nessuno se la merita.
Apre il libretto che gli ha regalato la biondina dell’ufficio accanto, con cui ha avuto una toccata e fuga tre mesi fa, in un weekend uggioso, su un lago fuori stagione. Intermezzo non sgradevole, pensa adesso, ma niente a che vedere con la felicità.
Gli viene da pensare che forse si è felici solo da bambini (ma lui si ricorda solo il gran pianto di paura in braccio al Babbo Natale aziendale del dopolavoro di papà), o al primo lento alla seconda festa di classe in quarta ginnasio, o alla terza birra scura in un pub di Dublino. O quando si fa qualcosa di grande: tipo rischiare la vita per amore, o morire per cercare di salvare gli altri, come i quattro alpinisti della Val di Fassa, sepolti insieme in un abbraccio di neve.
Filippo G. apre il libretto di Seneca, testo latino a fronte che gli ricorda i tempi dell’Arcivescovile. “Cum de beata vita agetur...”: Ma quando si parla della vita felice, non mi puoi rispondere come per le votazioni: “la maggioranza sta da questa parte”. Infatti è la parte peggiore. Per le faccende umane non funziona così bene: le cose migliori sono sgradite ai più. La folla è la peggiore conferma. ...”.
“Ut meliora pluribus placeant...”. Il latino è musicale, pensa Filippo G. mentre gli si abbassano le palpebre e si addormenta con la luce accesa.
Poi fa un sogno: domani è lunedì, si torna in Provincia, il mio ufficio ben riscaldato, il salvaschermo con i pesci tropicali, la biondina della porta accanto che tacchetta in corridoio andando a fare fotocopie... E per la prima volta, dalla mezzanotte della vigilia di Natale, Filippo G. si sente impercettibilmente, inesorabilmente felice.
giovedì 12 novembre 2009
così non sia
I l potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l'aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l'ambiente ben ventilato.
(Erri De Luca, da http://www.liberazione.it/)
martedì 10 novembre 2009
gli amici di Fini
La "legge Fini-Giovanardi"
...La normativa è stata modificata dalla legge n. 49/2006, fortemente voluta da Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi. La legge è in realtà la conversione del Decreto Legge 30 dicembre 2005, n. 272, emanato in origine solo per il finanziamento delle Olimpiadi Invernali di Torino.
Si caratterizza per l'inasprimento delle sanzioni relative alle condotte di produzione, traffico, detenzione illecita ed uso di sostanze stupefacenti, e per la contestuale abolizione di ogni distinzione tra droghe leggere, quali la cannabis, e droghe pesanti, quali eroina o cocaina.
A norma dell'art. 75 del predetto T.
U., per l'uso personale sono previste alcune sanzioni amministrative, da applicarsi singolarmente o cumulativamente, a seconda delle peculiarità del caso concreto. Si tratta, in particolare, della sospensione del passaporto, la sospensione della patente di guida, o il divieto di conseguirla, nonché la sospensione del porto d'armi. L'interessato, inoltre, ricorrendone i presupposti, dovrà a seguire un programma terapeutico e socio-riabilitativo. Tali sanzioni devono, oggi, avere durata compresa tra un minimo di un mese ed un massimo di un anno. In passato, le sanzioni amministrative avevano durata compresa tra uno e tre mesi nel caso di droghe leggere e tra due e quattro mesi, nel caso di droghe pesanti;
All'art. 73 del già citato T.U. è stato aggiunto il comma 1-bis, che disciplina le condotte di importazione, esportazione, acquisto, ricezione a qualsiasi titolo e detenzione di sostanza stupefacente.
Si tratta di condotte che possono essere compiute tanto dallo spacciatore, quanto dal consumatore.
U., per l'uso personale sono previste alcune sanzioni amministrative, da applicarsi singolarmente o cumulativamente, a seconda delle peculiarità del caso concreto. Si tratta, in particolare, della sospensione del passaporto, la sospensione della patente di guida, o il divieto di conseguirla, nonché la sospensione del porto d'armi. L'interessato, inoltre, ricorrendone i presupposti, dovrà a seguire un programma terapeutico e socio-riabilitativo. Tali sanzioni devono, oggi, avere durata compresa tra un minimo di un mese ed un massimo di un anno. In passato, le sanzioni amministrative avevano durata compresa tra uno e tre mesi nel caso di droghe leggere e tra due e quattro mesi, nel caso di droghe pesanti;
All'art. 73 del già citato T.U. è stato aggiunto il comma 1-bis, che disciplina le condotte di importazione, esportazione, acquisto, ricezione a qualsiasi titolo e detenzione di sostanza stupefacente.
Si tratta di condotte che possono essere compiute tanto dallo spacciatore, quanto dal consumatore.
mercoledì 15 luglio 2009
venerdì 3 luglio 2009
giovedì 2 luglio 2009
se è vero
“Sono 1250 i militari che si aggiungeranno a quelli gia’ operativi per la sicurezza delle citta’.”
Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a margine della visita al Rigel di Casarsa della Delizia. "Si aggiungeranno a altrettanti Carabinieri e uomini della polizia per rassicurare in alcuni quartieri di tutte le citta’ italiane che fossero considerate in condizioni di aver bisogno di questo aiuto e svolgeranno funzioni di controllo del territorio, quindi, di contrasto alla criminalita. E’ sicuramente un provvedimento non risolutivo ma che aiutera’ molto, se e’ vero che dove hanno gia’ operato il numero dei reati e’ sceso fino al 40%".
ansa - 2/7/2009
sabato 30 maggio 2009
partito in via di estinzione
8 parole, 4 cifre, 2 sigle. Che anagramma comporranno dopo che neanche alle elezioni europee avranno raggiunto il 4%?
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se ne vanno sempre i migliori
martedì 19 maggio 2009
domenica 10 maggio 2009
tubo cacodico
Roma, 10 mag. (Apcom) - E' Paola Perego la vincitrice incontrastata dei 'TeleRatti 2009', la manifestazione sul web organizzata da Davide Maggio che assegna i premi ai peggiori programmi e ai peggiori personaggi della stagione televisiva. La conduttrice ha ricevuto infatti quattro nomination: 'Peggior personaggio dell'anno', 'Personaggio Peggio Vestito della stagione 2008/2009', 'Peggior Programma dell'Anno' (La Fattoria) e 'Peggior Reality Show' (La Fattoria). (...) I '5 Minuti da dimenticare' hanno visto gli internauti compatti (73 per cento) nell'assegnare il premio al Tg1 per l'elogio degli ascolti registrati dagli speciali sul terremoto; il TeleRatto al 'Flop dell'Anno' è stato assegnato allo show di Pier Francesco Pingitore Bellissima; Elisa Isoardi è stata premiata come 'Miracolata dell'Anno'. 'Peggior Opinionista' è Luca Giurato, 'Peggior Fiction' è 'Il Sangue e La Rosa'; per il 'Peggior Programma Satellitare' si aggiudica la vittoria Valeria Marini ('Essere Valeria'). Pippo Baudo è stato premiato per 'Le ultime parole famose' (quelle rivolte a Maria De Filippi durante la conferenza stampa di presentazione di 'Serata d'Onore'). 'Uomini e Donne' è il 'Peggior Programma di Intrattenimento', 'Lucignolo' il 'Peggior Programma di Informazione e Cultura'...
(da wwww.ilriformista.it)
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martedì 5 maggio 2009
sabato 2 maggio 2009
Dottore, ho un cerchione alla testa…
(1° maggio in ospedale)
Febbre, raffreddore e ascesso. Anestesia, tachicardia e spossatezza generale. L’ultima settimana di aprile mi ha messo a dura prova. E maggio l’ho iniziato al pronto soccorso.
Ok, sono ipocondriaca, ma passato l’ascesso e il raffreddore, stamattina il dolore che pensavo fosse uno strappo mi tagliava il respiro ed era sempre più forte.
Da un giro veloce su Wikipedia per vedere i sintomi dell’appendicite deduco che sto per morire, quindi arraffo una valigia e mi fiondo dai miei, in cerca di qualcuno che mi accompagni all’ospedale. Guido piano ma forte e ovviamente a casa trovo solo la nonna 90enne, la badante e mia mamma, tutte senza patente.
Mamma DC comunque mi accompagna al pronto soccorso, solidale, e sta lì con me a sdrammatizzare. Presto mi mandano in accettazione: una dottora carina mi chiede, mi ascolta ed esclude che sia giunta la mia ora. Azzarda l’ipotesi di un problema al fegato e mi manda in sala d’attesa.
A parte il televisore sempre acceso e molesto, le ore passano lievi. Sarà che c’è il sole o mancano ormai gli incidenti sciistici, ma la situazione è molto tranquilla. Alle 13.30 finalmente vedo il dottore. Mi chiede, mi palpa, mi fa perfino il solletico, ma non trova nulla di grave. Anzi, va proprio tutto bene, «ma per sicurezza facciamo una flebina di antidolorifico e le analisi del sangue.»
Erudizioni cutanee
Della flebina, come dire? ne farei anche a meno. E se mi viene uno choc anafilattico? O comunque una allergia grave? E se collasso? Dopo una settimana sfibrante, non so mica se le trovo, le energie per resistere ancora se qualcosa va male.
Exit doctor, e ritorna l’infermiera dell’accettazione. Patetica, più per me stessa che per lei, le chiedo come mai mi fanno la flebo invece di darmi un antidolorifico per bocca. Mi risponde che non c’è tempo di attendere l’effetto per ore. «Senta, - le chiedo - posso farle una domanda? – mi spiega che cos’è uno choc anafilattico?» – e lei tutta contenta, mi racconta delle api e delle allergie fatali. Garrula come fosse un gioco conclude che dall’occlusione di tutte le vie respiratorie si può arrivare a un effetto mortale. Rilancio. «Come mai fa questo lavoro?» Dice che la medicina è bellissima. Si pente di non esser diventata dottore.
Rivelo, - ma lei lo ha già capito – che sono ipocondriaca e parlo per distrarmi mentre l’ago mi buca la vena. Trattengo il fiato in attesa dello choc….
Visto che lo choc non arriva chiedo all’infermiera se per caso non sia, la sua, una scelta “catartica”, ovvero se stare in mezzo a malati e moribondi in qualche modo non esorcizzi le paure della morte e del dolore? Ride, sorride, dice che non sa. Ha scelto questo mestiere da giovane. Sarà…. La flebo sgocciola mentre annodo l’ansia fra le dita.
Ghiandole surreali
Sola su un lettino, ingoio le mie paure. Temo perfino di rilassarmi. Allora aguzzo l’occhio e guardo intorno. Davanti a me una signora intubata (mi chiedo come reagirò, a 70 anni, in quelle condizioni). L’anziano con la flebo accanto a me mi chiede “se sono quella che canta?”. No, ma vorrei tanto, grazie. Anzi, guardi - mi verrebbe da dirgli - lo sa che appena ho tempo faccio un corso di dizione? sì, di quelli per attori, per non usurare le corde vocali, perché sa, con l’insegnamento mi si stancano molto e ho paura di diventare muta.
Sì. Muta. No, non ridete. Ehi, ho detto che non c’è niente da ridere!
La settimana scorsa ho comprato le caramelle omeopatiche Chorus, quelle per i cantanti. E poi mi hanno detto che Pavarotti faceva gargarismi con l’aceto balsamico. Non escludo di provarci.
Alle 14.50 ottengo di passare sulla sedia a rotelle, barattandola col lettino quando termina la flebo e devo attendere il dottore. Un barelliere burbero scherza con una inserviente. «Mi son enfet [io sono infetto] - g’ho la febre suina [ho la febbre suina]” – le dice malizioso; lei risponde a tono. Le battute sfilano tra barelle, fiale di sangue, polacchi intubati, e DC che scrive, scrive….
Forse una giornata in ospedale, tra l’umanità del personale e l’efficienza mi hanno ridato un po’ di fiducia e tolto un po’ di timore. Lo so che quei signori lì non mi leggeranno mai, ma li volevo ringraziare.
Ghiandole surreali
Sola su un lettino, ingoio le mie paure. Temo perfino di rilassarmi. Allora aguzzo l’occhio e guardo intorno. Davanti a me una signora intubata (mi chiedo come reagirò, a 70 anni, in quelle condizioni). L’anziano con la flebo accanto a me mi chiede “se sono quella che canta?”. No, ma vorrei tanto, grazie. Anzi, guardi - mi verrebbe da dirgli - lo sa che appena ho tempo faccio un corso di dizione? sì, di quelli per attori, per non usurare le corde vocali, perché sa, con l’insegnamento mi si stancano molto e ho paura di diventare muta.
Sì. Muta. No, non ridete. Ehi, ho detto che non c’è niente da ridere!
La settimana scorsa ho comprato le caramelle omeopatiche Chorus, quelle per i cantanti. E poi mi hanno detto che Pavarotti faceva gargarismi con l’aceto balsamico. Non escludo di provarci.
Alle 14.50 ottengo di passare sulla sedia a rotelle, barattandola col lettino quando termina la flebo e devo attendere il dottore. Un barelliere burbero scherza con una inserviente. «Mi son enfet [io sono infetto] - g’ho la febre suina [ho la febbre suina]” – le dice malizioso; lei risponde a tono. Le battute sfilano tra barelle, fiale di sangue, polacchi intubati, e DC che scrive, scrive….
Forse una giornata in ospedale, tra l’umanità del personale e l’efficienza mi hanno ridato un po’ di fiducia e tolto un po’ di timore. Lo so che quei signori lì non mi leggeranno mai, ma li volevo ringraziare.
PS: i miei esami del sangue sono ok e la flebo ha fatto effetto.
giovedì 23 aprile 2009
portatori di (ci) viltà
Questa sembra essere la terribile sorte delle donne afghane. Dopo che il parlamento e il presidente Karzai hanno approvato un codisce della famiglia sciita che legalizza lo stupro in famiglia, centinaia di donne hanno manifestato contro questa legge a Kabul ma hanno dovuto affrontare i sassi lanciati contro di loro da decine di maschi che hanno tentato di metterle a tacere. E gli italiani (civili e militari) che stanno a fare in Afghanistan? A guardare un film dell’orrore?
L.Sgrena, http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/
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giovedì 19 marzo 2009
meglio le ronde
Massimo Pigozzi è un agente che nel luglio scorso è stato condannato a tre anni e due mesi per i fatti avvenuti durante il G8 nella caserma di Bolzaneto. Aveva «strappato» la mano di un no global, divaricandogli le dita fino a lacerare pelle e legamenti. Nel 2007 era stato arrestato con un'altra accusa. Insieme ad alcuni suoi colleghi avrebbe violentato tre prostitute straniere nelle guardine della questura genovese. I magistrati decidono di fare intercettazioni sull'utenza dell'agente che abitualmente era di turno con lui. Dall'ascolto delle telefonate emergono riferimenti a festini a base di cocaina.
(Corriere.it)
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venerdì 20 febbraio 2009
CD e PD
A pochi giorni dalla volata decisiva fervono i pronostici. Tra favoriti già bruciati, vecchie glorie, ripescati, outsider e finti giovani l'indecisione regna sovrana. I dubbi sono addirittura aumentanti da quando lo stesso sistema di voto è stato messo in discussione, con sospetti più o meno legittimi, visto che in effetti di novità si tratta, dopo i plebesciti annunciati degli anni passati.
A noi non resta che raccogliere le vostre speranze, i vostri auspici. Il nome di colui per cui fate il tifo o di colui che, obiettivamente, ritenete favorito.
Chi vincerà? Renga o Franceschini? Parisi o Al Bano? Carta o Bersani?
Dite la vostra, se ci tenete, se almeno a voi non pare la solita musica.
venerdì 30 gennaio 2009
nei secoli bestiali
ROMA (30 gennaio) - Segni di maltrattamenti sui corpi dei sei romeni arrestati per lo stupro di Guidonia. A constatarli durante una visita in carcere Rita Bernardini, deputata Radicale-PD, e Sergio D'Elia segretario dell'associazione Nessuno tocchi Caino. «Su uno di loro, che zoppicava vistosamente, erano visibili i segni di percosse su un occhio, sulle gambe e sull'anca destra. Altri due avevano gli occhi pesti, ma affermavano, uno di essere caduto e l'altro di essersi picchiato da solo per la disperazione. Da quanto abbiamo potuto ascoltare, il pestaggio sarebbe avvenuto, a più riprese, nelle celle di sicurezza della caserma dei carabinieri di Guidonia. Del resto, non ci sentiamo di escludere che i sei rumeni abbiano subito ulteriori maltrattamenti, seppure di minore intensità e violenza fisica, anche al momento dell'ingresso a Rebibbia». «Proprio nei casi di reati del tipo in questione, riteniamo che la forza e la credibilità delle istituzioni risieda nel rispetto più rigoroso della legalità e del rispetto dei diritti umani delle persone accusate. Su questi fatti i deputati radicali presenteranno oggi stesso un'interrogazione urgente ai ministri della Difesa e della Giustizia».
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