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martedì 9 agosto 2011

Il comune senso del sudore

in epoca vittoriana alle prime, intraprendenti viaggiatrici e cicliste si consigliavano abiti comodi e corti - raccomandando che le gonne non fossero più corte della caviglia.

Ora, non so bene a che serve, un settimanale fa casting di ''donne vere'' e allora via
libera a denti mal curati su cosce abbronzate, ginocchia della lavandaia, signore senza occhiaie e adolescenti con tette cadenti, in soggiorni male arredati, in un trionfo di liane di giardini, cespugli, stagni, rocce a picco sul mare.
Sono queste, le donne vere?  


L'iniziativa non è nuova, la mia riflessione neanche.

Che cosa è successo, dall'epoca vittoriana, se con la scusa dell'estate e di facebook e di un concorso di giornale, la gente si mostra felice al mondo, in mutande?


Cosa spinge tutta questa gente, (come accadeva - clamorosamente - con le prime edizioni del Grande Fratello), a mettersi in esposizione come al foro boario?


Mi viene da pensare che sia la ricerca dello sguardo altrui.
Come se fosse questo a dare un senso. A confermare la loro presenza nel mondo.

Me sbajo?
DC











sabato 18 giugno 2011

Gola profonda

B2B
Mancava, ieri sera a cena, B., un ragazzo pakistano.
Nell'incavo della sua assenza, un po’ guardinga, si è incuneata la signora B.
L’ho sempre osservata da lontano. Anche perché è bianca. Di un bianco flaccido, che quasi sembra flaccidità dell’anima.

La vedo spesso mangiare patatine.
Ero pronta a stupirmi. Per fulgore, intelligenza, cultura acume; dolcezza, simpatia.
Non per abissi di torpore. Neuronale.
Rugginose carie meningee.
Assoli di cellule mentali raggrinzite.

Come da galateo, annuisco – mentre B. loda la sua valle, che trovo brutta e deprimente.
Ero pronta a sorprendermi: chissà che fa, nelle sere che non viene al club? Intrepide discese in kayak lungo il Brenta? Amplessi muschiati sotto le stelle?
Contabilità aziendale. Mi annojo.
Ci metto del mio, stralciando con mani abbronzate ora spicchi di pizza ora antiche peripezie scolastiche.

Gola profonda
Quando il nome di Brunetta si insinua a metà di una coca media ci indigniamo. Poi, B. – finalmente – si lascia andare – «però, insomma, anche tutti ‘sti stranieri, ma io non lo so cos’è che cercano quando vengono qui – hanno un’idea, un’idea sbagliata – e poi, noi, la nostra democrazia, la nostra libertà, non ce la siamo mica ritrovata dall’oggi al domani – ci sono voluti anni di storia…- rutta - ecco e allora perché loro, non stanno a casa loro, a combattere per la loro libertà e i loro diritti, invece di venire qua?»

Ristò.
Rifletto.
Rigurgito.
Rutto anch’io?
Dovrei farlo. Che sono, le parole di B., se non flatulenza mentale? Rovescio di depositi fumosi, carie delle sue meningi. Marilopote significa, in greco antico, ingoiatore di fuliggine. È così che mi sento.

E mi colpisce, mentre penso a cosa dirle, l’avidità, che emerge dalle sue parole; che le mantiene in tensione.
Incespico – diplomatica mediocre – ammaino lo sdegno e ribatto «a mio parere, il vero scempio è altrove, i numeri di immigrati non sono problematici, i crimini che devastano il paese sono altri. E i criminali, non sul nostro pianerottolo; non nel nostro supermercato; sfrecciano in elicotteri e auto blu. Allora te la prendi col marocchino che sbaglia la differenziata e col negrone che ti chiede l’elemosina fuori dal Poli. Io non so, come me la caverei, se mi mettessero a vendere pizze in Bangladesh».
(E penso all’Italia come baia da cui salpare, non come approdo).
Avida. Come se democrazia e libertà fossero una torta. Da non spartire; come se l’immigrato di turno te ne togliesse una fetta.
Avida. Come se fossero un fiume: inquinabile da valori credenze abitudini lingue religioni diverse.

«Troppe vite diverse, difficoltà senza nome, regimi, schiavitù, dittature, di cui non conosciamo la portata – concludo – per erigersi a giudice delle scelte altrui». Ok. Uso parole meno scelte, ma è questo che le intendo dire.
Poi la pizza finisce. Saluti e baci. Ci si rivede a ottobre.

Kai hakahana
Kai hakahanain rapa nui, è cibo del giorno prima che sta per marcire. Kai hakahana è, stamane, sotto il sole delle 7, la cena di ieri.
Perché non ho chiesto a B. perché, anziché a pappare pizze, non stavamo sulle barricate a fare «la rivoluzione, che ci vorrebbe, anche qui»?
Ancora, mi sento sola. Offesa. Dalla spudoratezza dei ruttini neuronali di colleghi, vicini, postini, cassiere, soci delle associazioni culturali, politici, baristi, bagnini.

Caro B. avrei dovuto registrare stralci di queste conversazioni.
Farti sentire cosa dicono, quelli che ridono e parlano con te – il campo sgombro della tua ombra extracomunitaria.
Nera. Nera abbastanza da incutere silenzio. Nera come la carie meningea che ci affligge. Affezione con rammollimento e distruzione del tessuto, dovuta a agenti batterici. Al tavolo, ieri sera, c’erano altri stranieri. Ma dell’Australia e dell’Uruguay. Molto bianchi.
E poi ingegneri, informatici, infermieri – gente – come si dice - che ha studiato e che ha viaggiato.
Che la lingua franca del millennio la usa, la conosce e potrebbe accedere con essa a soglie di pensiero e informazione oltre il ponte del razzismo di cortile.

"As I write, higly civilized human beings are flying overhead, trying to kill me.
They do not feel any enmity against me as an individual, nor I against them. They are 'only doing their duty', as the saying goes." (G.Orwell)

AIUTO


sabato 6 novembre 2010

Ceci n'est pas une pipe (da allegare alla tessera elettorale di signore e signorine)


Perché avere una vita sessuale appagante è essenziale. Anche per gli elettori 
(suggerimenti per un programma elettorale)

 Con questa linea di prodotti discreti ed eleganti,  funzionali e divertenti, Presidente, ci offrirebbe gli strumenti migliori per farlo.

 

martedì 23 febbraio 2010

asilo politico

Accade a Goito, paesino in provincia di Mantova. Dove l’amministrazione di centrodestra (Pdl-Lega-Udc) ha approvato un regolamento dove all’articolo 1 c’è scritto che possono accedere all’asilo solo bambini appartenenti a famiglie che accettano«l’ispirazione cristiana della vita». (www.liberazione.it)

lunedì 7 dicembre 2009

uso personale del blog



Da DC a Poldino
- Famme ride' -

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giovedì 5 novembre 2009

domenica 25 ottobre 2009

UN SESSO A QUESTA STORIA

Marrazzo viene ricattato e a doversi scusare è lui. Di Berlusconi una ragazza racconta le frequentazioni e i colpevoli sono i giornali.
Bisogna reggersi forte per non seguire la corrente dei mass media, per riordinare i fatti:
1) Feltri (dipendente del fratello del premier) attacca Boffo e Fini per la loro condotta sessuale,
2) quattro carabinieri (dipendenti dello Stato guidato dal premier) che svelano le frequentazioni di un avversario politico del premier.
Sognamo un amore impossibile fra la Binetti e Luxuria: per dare un sesso a questa storia.

domenica 23 agosto 2009

di gioielli, antichi sogni e rinnovati disgusti

... quando ci facevi sognare

Come e dove non ti avremmo voluto vedere MAI
Ma hai fatto anche di peggio, per esempio
"Do­po aver cercato il senso in mille modi senza trovar­lo l'ho trovato tornando a casa. Al mio mondo di quando ero bimbo: i monti, il rosario [..] - Ma Giovanni Lindo Ferretti oggi chi è? - Nel Te Deum puoi scoprirlo. Sono uno che iniziò a curiosare tra i libri dell'allora cardinal Ratzinger per capire perché molti ne parlassero male. E ora che so­no tornato a casa, Benedetto XVI è il mio maestro.
Grazie all'incontro con il movimento di Comunione e Liberazione, ha partecipato all'edizione 2007 del Meeting di Rimini, parlando ad un incontro sui preti della Fraternità Sacerdotale di San Carlo Borromeo"

sabato 15 agosto 2009

passerella

Ieri sera, all'ora di cena, come un cucù impazzito è spuntato, dal telegiornale della 7, sì, anche da lì, Capezzone. Con il solito completo blu, la pettinatura da foto di gruppo, il sorriso di chi da piccolo diceva: guarda che lo dico a papà. Sollecitato sul tema, e chissà su cos'altro, dall'avvenente giornalista, il portavoce di un popolo intero, quello della libertà nientedimeno, ha detto che i parlamentari che oggi faranno visita ai reclusi in molti casi faranno una semplice passerella. Poi la giornalista ha ripreso la parola ed ha proseguito con le notizie del tg. Al termine del quale, al momento dei saluti, congedandosi, Capezzone non riusciva a celare il suo fondotinta, che vistosamente colava dallo zigomo sinistro.

sabato 18 luglio 2009

la ministra colle piume

Nuovo caso di conflitti d'interesse: la ministra Martini racomanda di non abbandonare gli animali. Appello quantomai appassionato, rivolto a tutti noi che la memoria di questa eminenza avevamo evidentemente abbandonata in qualche autogrill. Che a pensare ai barboncini sia preposto un dicastero ci conforta. Da parte nostra, per il resto dell'anno, una preghiera: non lasciateli soli significa anche e soprattutto non condannateli alla solitudine. Che canarini, pesciolini, tartarughe e ministri abbiano sempre una compagnia, per distrarsi, per non impazzire.
(nella foto la ministra Martini, e se non ci credete cercate su Google)

mercoledì 15 luglio 2009

la volpe e l'uva

"la castità è un valore"
Mario Lindo Ferretti, dal Manifesto, 15.7.2009

venerdì 3 luglio 2009

per chi non si allende

Per il terzo anno di fila il premio Strega è andato ad un libro del gruppo Mondadori. Presto, di sicuro, toccherà alla Feltrinelli. Che a vendere libri da 4 soldi, ma a 20euro in questi anni ci sta facendo il callo. Ad esempio con Isabel Allende, un cognome una garanzia se vuoi fare l'intellettuale di sinistra. E far capire, senza che nessuno te lo domandi mai, che ti sei letto Cento anni di solitudine, parafrasi, in fondo, di qualsiasi quarto d'ora trascorso a Trento, dove non a caso Isabel Allende fu insignita della laurea honoris causa. Sul web si trova ancora la motivazione: più o meno il merito è di essere la nipote di Salvador, il presidente cileno fatto fuori da Pinochet. Null'altro. Che ora Isabel continui la lotta per l'uguaglianza nella sua villa in California i professori di Trento non lo dicono. Quanto a cosa sui suoi libri ci sia scritto non pare così importante. Sul suo sito ufficiale ci sono quattro sezioni. Una, la ultima, accenna alla scrittura. Il resto sono fondazioni, appuntamenti, foto di famiglia e letterine degli ammiratori. In effetti Isabel Allende è come Madonna: una star. Che scrive di sè stessa, ovvio. Quando morì sua figlia scrisse un libro, "Paula". Seguì "per Paula". Ora "La somma dei giorni": un libro di memorie. Prima aveva scritto "Il piano inclinato". Che rivelò essere basato sulla storia di suo marito. E dove lo rivelò? Nel libro successivo: Il mio paese inventato. Isabel Allende negli ultimi dieci anni ha scritto altrettanti libri. Sedici in tutta la sua carriera. Il primo, "La casa degli spiriti", con la storia degli avi, fu una specie di riassunto delle puntate precedenti. Dove chissà perchè un capitolo era dedicato agli eventi legati alla morte di suo zio. Sull'ultimo libro, molto più impegnato, Isabel Allende ci narra invece del suo lifting. Chissà se ci libereremo mai di lei. Aspettiamo comunque con ansia un romanzo di fantascienza, quando, dopo aver seguito sua figlia defunta, dal girone degli inutili ci fornirà l'ennesima puntata della sua tanatosgrafia. (nella foto, la scrittrice prima e dopo aver fatto i soldi.)

giovedì 2 luglio 2009

se è vero

“Sono 1250 i militari che si aggiungeranno a quelli gia’ operativi per la sicurezza delle citta’.” Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a margine della visita al Rigel di Casarsa della Delizia. "Si aggiungeranno a altrettanti Carabinieri e uomini della polizia per rassicurare in alcuni quartieri di tutte le citta’ italiane che fossero considerate in condizioni di aver bisogno di questo aiuto e svolgeranno funzioni di controllo del territorio, quindi, di contrasto alla criminalita. E’ sicuramente un provvedimento non risolutivo ma che aiutera’ molto, se e’ vero che dove hanno gia’ operato il numero dei reati e’ sceso fino al 40%". ansa - 2/7/2009

mercoledì 1 luglio 2009

nulla piu'

Chissa', magari Micheal Jackson e` morto solo perche`altri modi per impallidire non ne aveva. Pero`chi puo`indovinare l'effetto di rimirare per tv, davanti alla bandiera a stelle e strisce la pelle e i capelli dell'uomo piu' potente del mondo? Magari quello di non sentirsi negro. Negro abbastanza. Con questa parola che per molti suona offensiva. Non solo per quelli che la urlano negli stadi. E allora si dice nero. In un eterna rincorsa a cancellare la propria identita`, accettando di cercare surrogati, eufemismi. Somiglia, - non vi pare? - a quelli che a forza di vergognarsi di chiamarsi comunisti scelsero di diventare pidiessini, poi diessini, e ora non sanno neanche cosa sono, se ancora sono. (nel titolo, Debora Serracchiani)

identikit del colpevole

mercoledì 24 giugno 2009

forza papi, ancora uno sforzo.

Certa gente si fa il lifting, si trapianta i capelli e risparmia sul dentista. chissà come bacia male.

franceschini si candida per il congresso di ottobre

C'era una volta la quercia.

martedì 23 giugno 2009

margaret mazzantini: carta da sparati

Ci sono cani che passano la vita ad odorare il deretano dei simili. Noi siamo più sfortunati: leggiamo la Mazzantini. “Passi” neanche fossero del vangelo del suo ultimo libro furono letti nell''ultimo concerto del primo maggio dal presentatore, Sergio Castellitto. Sì, suo marito. Anni fa la signora Mazzantini promosse un convegno sull'infibulazione. Presenti Afef e Susanna Agenelli. Due buoni motivi per cambiare opinione. In seguito, era il 2003, di Mazzantini e consorte, nel corso di un congresso PDS il segretario Fassino lesse una lettera. Poi il partito si sciolse. Alle elezioni europee la premiata coppia ha fatto una dichiarazione di voto per Pannella, sì quello che siccome gli operai lo sciopero della fame lo fanno controvoglia voleva abolire l'art. 18. Nel frattempo, dal suo cottage in Toscana Margaret Mazzantini dopo grossi sforzi di cui parla nelle rare, quotidiane interviste, aveva espulso “Venuto al mondo,” ghiotta occasione per la Mondadori di occupare le vetrine delle librerie con tomi di 529 pagine. Che purtroppo per noi sono sporche d'inchiostro. La storia è quella di un colonnello dei carabinieri che spinge il figlio di quello che crede il primo marito della sua attuale moglie a seguirla sui luoghi paterni. La frase, lo so, è ingarbugliata, ma di fronte alla trama è una barzelletta.Triste, però. Carlo Giuliani aveva vent'anni, era di Genova. Lo uccise un carabiniere. I suoi commilitoni festeggiarono. Nel romanzo il primo marito della protagonista fa il fotografo, è di Genova, è magro e giovane. Dai discorsi e dalla vita che fa ci si mette poco a dargli del no global. Infatti muore. Invece il carabiniere, il secondo marito, campa e alla fine è su di lui che si posa l'ultima pagina: “gli piace sempre meno, questo mondo che prende le impronte digitali ai bambini Rom, che scheda le creature minori." Ora, a parte che creature minori lo dici a tua sorella, non vi pare una losca operazione di pacificazione?