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domenica 26 dicembre 2010

mercoledì 19 maggio 2010

caino

Un minorenne è stato accusato di apologia di fascismo per aver cantato in un pub dell'Altopiano di Pinè il noto motivetto che esalta la presenza «civilizzatrice» dell'Italia in Abissinia. Il giovane avrebbe fatto poi anche il saluto romano accompagnato dalla frase «Heil Hitler». I difensori - i neosindaci di Pelugo e Tione, Galli e Gottardi - contestano l'eccessiva indeterminatezza della Legge Mancino e dicono: non è inno al fascismo, ma alla fratellanza (www.ladige.it)

venerdì 25 settembre 2009

dalla lettera di un ex ufficiale dell'aeronautica militare

"esiste in Italia un giornale che abbia il coraggio di dedicar alle vittime afgane innocenti ogni giorno sei brevi necrologie, tante quanti erano i nostri parà caduti? Sarebbe necessario e doveroso specchiarsi in quei volti, imparar a fare i conti con chi è morto anche per colpa del nostro silenzio e della nostra acquiescenza; con quelli della cui uccisione siamo stati complici, e lo abbiamo fatto a cuor leggero perché erano “lontani”, perché erano “diversi”, perché non hanno nessuno che li difenda e ne rivendichi la memoria e il rispetto. Dovremmo meditare sulle loro sembianze e sulla loro vite spezzate, noialtri che non riusciamo a opporci abbastanza efficacemente alle canaglie nostrane, ai mascalzoni che con arroganza ci vanno ripetendo che invadere un paese altrui e bombardare degli inermi da duemila metri è un normalissimo – e perfino “eroico” - atto di guerra per quanto la guerra non sia dichiarata, mentre difendere la propria terra con le armi di cui dispone un popolo che non ha né aerei, né elicotteri, né missili aria terra, né mezzi corazzati, è un atto “infame” e “vile”." (www.ilmanifesto.it)

venerdì 17 aprile 2009

Tu l’hai fatto il back-up della governance?

Ore 21.59. Il treno entra a Termini. La gente è in fila nel corridoio pronta per scendere. Giubbotti, felpe, valigie e facce che non rivedrai. E anche un po’ chi se ne frega. Ma lui no, lui ti resta nella mente. Seduto al numero 19 della carrozza 6, continua a martellare «Tu l’hai fatto il back-up della governance? Bravo! E l’ultima mail? Leggimela tutta, vai! Ok Metto giù, la leggo e ti richiamo» - «Ecco, sì, l’ho letta. Allora senti, adesso tu mandi una mail a tutti, sia a noi che al pool della conference di domani, così ce la troviamo per tempo. Sì, no, io poi me la rileggo dopo, vado avanti stanotte. Ma non ti chiamo più. Senti, guarda, mi hai fatto proprio un regalone». Si crede anche simpatico. Capelli corti e neri su faccia tonda e naso all’insù. Cornice a guance prominenti e pacioccone che non prenderesti sul serio. Forse per questo le ha trasformate in mantice di una lingua martellante. Batte, batte, batte, una parola dopo l’altra, finché ti stordisce.
Non so come lo reggano i tre colleghi con cui viaggia. Sono saliti a Bologna. Dalle 19.12 alle 21.59 non ci ha dato tregua. I suoi colleghi, però, sono pagati per ascoltarlo. Io no.
«Allora, scusa, che facciamo per la conference di domani? No, perché io glielo avevo detto a Gianni che mi doveva mandare l’update del saldo con il conteggio giusto. Se fai un calcolo approssimato su base mensile, alla fine del mese mi dovrai pure mandare l’update corretto, o no? No, perché quando gliel’ho detto io, a Gigi, lui mi ha detto di no. E adesso invece salta fuori che a te ti ha detto di sì? E che roba!! Ma allora è vero quello che ho detto io, o no?» «No, senti, non va mica bene che qui non capisce un cazzo nessuno. Era come lo avevo detto io, ma anche a sto giro Gigi non ha capito. Non è possibile che l’unico che c’ha il grip della situazione qua sono io, o no?!»
Sbircio tra i sedili – vorrei dirglielo che certi inglesismi non sono necessari: puoi dire «conferenza» in italiano. Vedrai che non ti licenziano. Davvero. Magari gli lascio un bigliettino? «caro, perché questo uso gergale di anglicismi? Ma soprattutto, perché travi il tuo accento bolognese tendendo al milanese rampante?». Lapilli di ego debordano. Si prende sul serio, il ragazzo. Si identifica con il suo ruolo professionale. Forse si è dimenticato chi è, senza maschera professionale. E allora parla, tanto e forte, perché nessuno intervenga a ricordaglielo. Per questo non smette di lavorare. Anche in treno, dopo le 19. E dopo le 20.15, e alle 21.05, alle 21.29 e alle 21.59. Anche quando il treno è in stazione e tutti stanno scendendo.
«Pronto? La slide numero 4 non va bene. Rimandamela al volo….». Finalmente me lo lascio alle spalle. Il codazzo di viaggiatori mi inghiotte e io sparisco, inosservata, nella notte.

giovedì 26 febbraio 2009

Mata Hari e Il protocollo di intesa

Pochi minuti di sesso valgono ben quello che ho tra le mani. Mi rivesto. Il mio informatore è ancora addormentato nel letto, e mi guardo bene dal svegliarlo. “Che schifo” penso. "e costui è un uomo che dovrebbe difendere la classe dei lavoratori?” Esco socchiudendo il portone lentamente. La notte si dissolve lasciando posto alle prime luci dell’alba. Via Santa Croce è deserta, e mi incammino con passo veloce verso il centro. Ripenso al “Dossier Provincia” di Fräulein Doktor. Ho sbagliato. Ero sicura che questa “operazione” non sarebbe stata sottoscritta ed accettata dai sindacati! Ma invece no! Ne ho la prova; i tre maggiori sindacati hanno sottoscritto un protocollo d’intesa. Che sporca guerra stiamo giocando, sul campo di battaglia del mondo del lavoro… quante persone oneste che credono ancora nel sindacato e nella politica: uomini e donne in attesa di un concorso per un posto di lavoro sicuro saranno sacrificati! Il tutto è già stato concordato. Era il 15 settembre 08. Presidente e rappresentanti sindacali. Sono delusa e amareggiata. Ma i giochi non sono ancora fermi. Un posto ci sarà anche per chi è senza lavoro, per chi ha presentato regolare domanda e non è stato scelto, e per chi ancora non ha presentato il proprio curriculum vitae in Provincia! Anche chi è senza lavoro, chi non ha “santi in paradiso” è un “lavoratore atipico” Mata Hari
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PROTOCOLLO DI INTESA TRA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO E CONFEDERAZIONI SINDACALI TERRITORIALI CGJ.L, C.LS.L. e U.I.L. RIGUARDANTE MISURE DI CONTRASTO ALLA PRECARIZZAZIONE DEI CD. LAVORATORI ATIPICI CHE OPERANO PRESSO L’AMMINiSTRAZIONE PROVINCIALE E I SUOI ENTI STRUMENTALI PUBBLICI Tra Provincia autonoma di Trento e le Confederazioni sindacali C.GJ.L. C.I.S.L. U.1.L
Premesso che: - I’intesa sul lavoro pubblico sottoscritta in data 6 aprile 2007 a livello di Conferenza Stato- Regioni e Province autonome si pone l’obiettivo di riassorbire le forme di precariato createsi soprattutto negli anni di sostanziale blocco delle assunzioni a copertura dei fabbisogni stabili riconducendo così il ricorso al lavoro flessibile unicamente nelle tipologie e nei limiti individuati dalla legislazione e dalla contrattazione collettiva; - in data 10 settembre 2007 è stato assunto da parte della Provincia autonoma di Trento, a latere del Protocollo d ‘intesa sui contratti di lavoro atipico attivati presso gli enti del sistema pubblico provinciale che svolgono attività culturale/museale, l’impegno “ad effettuare un confronto con le organizzazioni sindacali sui rapporti di lavoro atipico instaurati dalle Soprintendenze per la realizzazione di iniziative ed attività riguardanti i settori di intervento tipici delle Soprintendenze stesse; - in data 28 maggio 2008 si è tenuto presso il Dipartimento organizzazione, personale e affari generali un incontro fra il Dirigente generale e le Organizzazioni sindacali su nominate al termine del quale il Dirigente generale si è assunto l’impegno di propone una bozza tecnica di Protocollo che, a livello di enunciati di tipo prograrmnatico, affronti il problema del lavoro cd. parasubordinato presso l’Amministrazione provinciale; - con l’approvazione della mozione n. 603 di data 12 giugno 2008 il Consiglio provinciale ha impegnato la Giunta a: “1. addivenire, previo protocollo d’intesa con le organizzazioni sindacali, al progressivo superamento delle collaborazioni durature e ripetitive riconducibili all’articolo .39 duodecies de/la legge provinciale n. 23/1990); 2. inserire nel protocollo d’intesa di cui ai punto 1) che i fabbisogni strutturali e continuativi rilevati nelle strutture, dove siano attivi contratti di collaborazione, potranno essere soddisfatti mediante l’ assunzione di competenze con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, rispetto alle quali sarà valorizzata pienamente quale titolo l’esperienza maturata dai collaboratori che in quelle strutture operano o abbiano già operaio, 3. riconsiderare, ne! protocollo d intesa di cui al punto I) anche la posizione dei lavoratori con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato alla luce dei vincoli posti dal cd. Protocollo sul Welfare, procedendo nel senso previsto al punto 2); Tutto ciò premesso, la Provincia Autonoma di Trento e le confederazioni sindacali C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. concordano che: 1. è divenuto necessario procedere ad una valutazione condivisa e ampia del fenomeno del lavoro cosiddetto atipico (contratti di collaborazione e di lavoro subordinato a tempo determinato), con la prospettiva di addivenire ad un progressivo superamento del ricorsa a tali forme di lavoro; 2. la valutazione di cui al punto 1) prenderà spunto da una analisi organizzativa della situazione esistente per arrivare a definire, anche con riferimento al nuovo e diverso ruolo che la Provincia autonoma di Trento dovrà avere nel contesto socio-economico in divenire, i fabbisogni organizzativi strutturali e continuativi più immediatamente attinenti alle funzioni fondamentali della pubblica amministrazione che potranno essere soddisfatti mediante l’assunzione di competenze interne con le forme contrattuali di lavoro subordinato a tempo indeterminato. I risultati dell’analisi organizzativa saranno valutati congiuntamente con le Organizzazioni sindacali. - 3. sulla scorta dell’analisi organizzativa e della successiva valutazione congiunta saranno rilevati i fabbisogni organizzativi delle strutture che confluiranno, tenuto conto di quanto previsto al punto 2), in un apposito Piano d’azione da elaborarsi nel corso dell’armo 2008, 11 Piano disporrà, tenuto conto di quanto previsto al punto 4), anche in ordine a modalità e percorsi per l’attivazione dei nuovi contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. 1l Piano dovrà essere coerente con i vincoli di carattere generale e specifico riguardanti la spesa per il- personale e le relative dotazioni contenuti nella legislazione provincialc nonché con i limiti imposti dai patto di stabilità nazionale. Sui contenuti del Piatto la Provincia si impegna a confrontarsi preventivamente con le OO.SS.; 4. in attuazione del piano di cui al comma 3) verranno attivate apposite procedure selettive da svolgersi a partite dall’anno 2009 rispetto alle quali sarà valorizzata pienamente l’esperienza maturata di quei soggetti che, ai termine di scadenza per la presentazione della domanda di partecipazione al concorso abbiano positivamente maturato presso la Provincia, attraverso contratti riconducibili alla tipologia di cui all’articolo 39 duodecies della lcgge provinciale n. 23/1990 ovvero del contratto d lavoro subordinato a tempo determinato, periodi di lavoro, anche non continuativi, di almeno 365 giorni, a decoirere dall’i gennaio 2002 fino alla data del concorso estremi compresi; 5. la Provincia autonoma di Trento si impegna a dare direttiva ai propri enti strumentali pubblici, ivi inclusa- l’Azienda provinciale per i servizi sanitari, affinché procedano nel senso sopra descritto; 6. al termine del processo di stabilizzazione l’Amministrazione non potrà, per lo svolgimento di attività strutturali e continuative, costituire, né rinnovare, alcun rapporto di collaborazione di cui all’articolo 39 duodecies della legge provinciale n. 23/1990 duraturo e ripetitive sulle posizioni messe a selezione pubblica; 7. fino alla definizione delle procedure concorsuali i contratti in essere potranno essere rinnovati purchè compatibili con i limiti posti dal Capo I bis della legge provinciale n 23/1990; 8. nelle more dell’attuazione del presente Protocollo le Organizzazioni sindacali si impegnano a non intraprendere iniziative dirette e conflittuali con riferimento alle materie oggetto del presente Protocollo. Tratto. 15 settembre 2008

mercoledì 25 febbraio 2009

Mata Hari e "il Dossier Provincia"

Anni ’90 - antefatto: Provincia autonoma di Trento. Un ex governatore (allora si chiamava Presidente) regolarizza circa 500 lavoratori “irregolari” (ex art. 75-78 legge 12/83: Nuovo ordinamento dei servizi e del personale della Provincia Autonoma di Trento). Articoli che, di fatto, permettono di assumere personale a “contratto” o in “sostituzione” ed impiegati in qualsiasi funzione e mansione di lavoro, - dalla segretaria al funzionario. Non tutti quelli che facevano richiesta di essere assunti come “personale a tempo determinato”, però, vengono chiamati. E la chiamata segue “strane selezioni”. Tutto si svolge nel più formale “rispetto” della Legge! Peccato, però, che non si tratta di concorso pubblico, bensì di “concorso riservato”. Insomma, ci parrebbe, un “formale/legale” strumento per creare posti di lavoro ad hoc, permettendo una gestione della “cosa pubblica” analoga a quella privata… O a quella Sicilia (altra Regione a Statuto Speciale), spesso alla ribalta delle cronache per lo scambio di voti.
- Ma no! In Trentino non succede.
* Ah, no?
- No, ci mancherebbe altro!
2009: la storia si ripete... Nella Provincia autonoma di Trento l’avvento dei Co.co.co, poi Co.pro. (ex legge Biagi) e in particolare di tutti quei lavoratori chiamati “atipici” è disciplinata da un bel guazzabuglio di leggi. Nello specifico, gli incarichi di consulenza, di studio e ricerca, sono disciplinati dal testo coordinato delle disposizioni attuative del Capo I bis della legge 19 luglio 1990, n. 23. Se è vero che chi si ferma è perduto, è pur vero che ogni combattente ha diritto di forgiare le proprie armi. E così, il Governatore nuovo ha diritto ad operare con gli strumenti (le leggi) che più gli convengono e gli aggradano. La nuova legge demanda ai singoli dirigenti di servizio in P.A.T. (più di 60 Servizi ed Agenzie) la facoltà di gestire questi contratti “atipici” e dunque le assunzioni temporanee. Ciò significa che chi sta a capo della struttura, (il dirigente), può assumere chi gli pare. Senza controllo. Non vi sembra una prerogativa del privato applicata al pubblico? E chi sta sopra il Dirigente? È noto che il principio della “Legge Bassanini - o dell’allontanamento dell’ingerenza politico dalla Pubblica Amministrazione” - non è rispettato da nessuna parte. Insomma, è aria fritta. Anche in Trentino!
Attualmente i contratti atipici in Provincia sono circa 400. La domanda che nessuno però deve farsi è: “Come sono stati scelti questi lavoratori”? Si mormora, poi, che a breve arriverà, per volere del Governatore (e Assessore al Personale), Lorenzo Dellai, la loro regolarizzazione, tramite un concorso “ad personam”. Legale nella forma; molto ambiguo nella sostanza. E, sono sicura, senza l’avvallo dei sindacati! E chi se ne frega, direte voi? Il Trentino è lontano da Roma; ancor più dalla Sicilia. Abbiamo problemi più gravi: il Vaticano, Berlusconi, Scampia…. Ma in questo momento di crisi del mercato del lavoro e di licenziamenti forsennati, provate a raccontarlo agli operai espulsi dal circolo produttivo. Ai giovani in attesa di lavoro. Alle madri che si annidano nelle graduatorie per un alloggio. Alle coppie con assegni famigliari da 30€/mese!
Vi invito a porvi alcune DOMANDE: * Che ne sarà di chi non è entrato come Co.co.co o co.pro e/o lavoratore atipico che sia?
* Potranno i figli di nessuno partecipare alla selezione indetta per volere di Dellai & Co? Ricordiamoci che la costituzione italiana all’articolo 4 dice «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto» * … la Provincia di Trento è nella Repubblica? * Se, come auspichiamo, i “figli di un Dio minore” potranno partecipare, quanti punti in più di loro avranno i candidati “atipici”? * Come si fa ad essere scelti per un lavoro così in Provincia? * È vero che la decisione è a discrezione del Dirigente del Servizio senza alcun controllo preventivo?
To be continued… La guerra tra poveri non ha lieto fine.
Prossimamente vi svelerò: trucchi per entrare in Provincia, leggende di accordi sindacali e magici giochetti annidati nella finanziaria!
Un bacio dalla vostra Mata Hari!

martedì 24 febbraio 2009

Pagine dal diario di Mata Hari - Prologo

Trento, h. 13.00 Ripenso al messaggio pervenutomi alla vecchia maniera: tramite piccione viaggiatore! In modo anacronistico è ritornato il sistema più sicuro per comunicare, da quando hanno privatizzato le poste! “Sei stata accettata nello Staff. Firmato D.C.” ! Non usavo più i piccioni dai tempi del mio “amato” Rudolf. E ora di chi scrivo? Contro chi scrivo? Quali saranno i segreti da rivelare e da vendere al miglior offerente? Ma soprattutto quali da tenere ben custoditi? Già una volta l’ho scampata bella al Château de Vincennes! Sono stata esiliata a Trento, città piccola, provinciale e borghese…. Sotto i portici di via Suffragio mi imbatto nelle locandine dei quotidiani locali. Titoli scritti apposta per suscitare scalpore. Che importa se sono veri o meno? Il giorno dopo un piccolo trafiletto di smentita sistemerà le coscienze di questi pennivendoli! Quanto vi odio meschini giornalisti! Nel corso della storia non siete per nulla cambiati! Arrivo e percorro vicolo degli Orbi, cercando di non farmi notare. Uno stuolo di studenti mi viene incontro, devo scansarmi o mi travolgono. Dove è finita la cavalleria? Li sento parlare. Un dialetto grezzo, che suona proprio male, non so se più all’uscita delle loro labbra o nei padiglioni delle mie orecchie, abituate ad altre sensuali lingue e dialetti.

D.C. mi ha detto…. “Tranquilla, Trento è piccola…. Ma….” Che avrà mai voluto dire? Io mi sono ritirata a vita privata… Una volta sostenevo che la danza è una poesia in cui ogni parola è un movimento. Forse è ora di trasformare in scritti certi assurdi segreti! Bolzano h. 18.00 Bene… ho ripreso la mia vecchia attività. Ho seguito i consigli di D.C. e Poldino mi ha procurato un aggancio, ma forse non sapeva che già lo conoscevo. Ho un appuntamento sotto i portici di Bolzano e ne approfitto per una piacevole passeggiata e per fare un po' di shopping. Tra me e me penso “Ma che strana città è diventata Trento … che ci faccio io qui?” Pensieri a ruota libera. “Una volta il doppio gioco era un'arte! Vi era un codice d’onore da seguire! Ora tutti gli uomini di potere sono prevedibili. Ma le donne, a questi uomini non interessano più? Ricordo i miei incontri amorosi con importanti militari e uomini politici; il fascino e la sensualità facevano da padroni. E ora? Solo i voti sembrano aver importanza!” Nulla di nuovo dal fronte? No. E' un fronte diverso, più subdolo e sporco, senza alcuna regola, lealtà e codice!

Sotto i portici di Bolzano è bello camminare. La gente usa ancora il loden, come quando ero a Berlino. In lontananza intravedo Fräulein Doktor. Bella come sempre, nonostante l’età! Con aria guardinga e senza farsi notare mi passa, furtiva, l’ultima copia di “Die Zeit”. Mi saluta e fugge via. Mi infilo in un bar. Sono troppo curiosa. So che il giornale copre alti fogli. Fogli manoscritti - pieni di indizi e di confidenze. Mi siedo ed ordino un tè. Ovviamente, un tè delle Indie. E appena il cameriere si allontana, sbircio il titolo. Sulla copertina vi è il famoso “Dossier Provincia…. Come essere arruolati senza tanta fatica!” Alla prossima: Vi svelerò il contenuto del Dossier!... e di seguito come fare per essere assunti in Provincia!

Mata Hari

mercoledì 11 febbraio 2009

Non lo so

Paolo Dolzan (foto S. Cesari)
Propongo qui (d'accordo con l'autore), un post recente di Paolo Dolzan; per me pienamente condivisibile; espressione superba di perplessità in cui mi ritrovo:
Leggo libri e sfoglio cataloghi, scruto fotografie e ricostruzioni in pellicola, fantastico sui tempi andati che hanno lasciato solo un rimasuglio in bianco e nero per questo mio presente. Nel passato non cerco (e non trovo) la felicità, beninteso. Eppure quell'approssimazione di benessere mi ristora. Provo a immaginarmi quel mondo che non aveva ancora del tutto classificato le sintomatologie e le cause del decesso, che rompeva la schiena coi viaggi di una manciata di chilometri e caricava ogni partenza di esodo e di epica, che avvicinava l'anima degli uomini tra le vicissitudini dei giorni trascorsi senza nemmeno una lettera dei propri cari. Si moriva da giovani, quei pochi a quarant'anni eran già vecchi, ma oggi che la relatività del tempo è a tutti nota, dovrebbe apparir chiaro che anche solo 100 anni fa, quando la vita scorreva liquida in un composto rado d'occasioni o diluito nei tempi, i giorni valevano il doppio e che quindi, alla meglio, non è cambiato niente sotto questo aspetto. Oggi 24 ore bastano a malapena per lavorare. Non lo so. Sono inebetito da questo tutto e da questo niente. Coltivo il mio talento necrofilo immergendomi e talvolta annegando nel passato-passatista. Non riesco a cavarmi dal cervello e dal cuore che questo raggiunto benessere, tutta questa tecnologia, prosciughi l'anima anzichè nutrirla; perdipiù questa mia lagna è uguale al pianto del coccodrillo a panza piena. Nonostante ciò, ho la certezza che questo centinaio d'anni appena trascorso, - il XX secolo delle grandi rivoluzioni - sia stato un trabocchetto per la nostra società occidentale.
Con gli occhi al cielo i nostri nonni ammiravano i fuochi d'artificio progressisti quando in realtà i giochi eran già finiti e i nodi delle contraddizioni incastrati nel pettine dell' '800. Il XIX secolo ha segnato il picco di questa nostra giostra dell'intelligenza europea, ne ha tracciato i limiti e segnato i futuri confini. E' stata la fulminea parentesi nella storia dell'uomo che poteva farsi libero. Ogni colpo secco di ghigliottina in Francia è stato un passo avanti dell'uomo per l'uomo del mondo intero, così la morte decretata di Dio nella penna di scrittori e filosofi, il segno di matita degli artisti dentro e fuori dalle accademie e dalla società; l'affossamento della s/ragione illuminista in un chiavare sovrafollato e decadente che ha marcato nuovi territori del piacere e marchiato d'idiozia nevrotica la morale. Beati i vivi godenti a quei tempi! Nel giro di un cinquantennio al massimo, (dalla seconda metà dell' '800), tutto è rientrato nella subnormalità della tiritera s/faccendiera giornaliera, grazie alle carceri e ai manicomi declinati nelle più fantasiose forme. Oggi che sono qui e che scrivo, dopo svariati tentativi maldestri di ricucire il presente e il passato per conservare la memoria e renderla di nuovo agente attivo in questa stramaledetta società, ritorno senza coda al cucciolo che gioca con la propria coda... mi sento un Davide ingrassato che brandisce minaccioso la propria fionda contro un Golia infarcito di testate nucleari. E' la storia che si ripete - dico dentro di me - e penso per associazioni mentali a quell'unica lettura che mi tranquillizza per la sua onestà: al "Chuang-Tzu" di 4 secoli prima che il nostro Signore posasse il suo sacro culo sulla testa delle nostre anime per raddrizzarci i torti. Penso alla storiella popolare raccontata da questo eremita delle foreste: l'orgogliosa mantide religiosa alzò le sue zampette per frenare il carro, rimanendone spiaccicata. E così, con la mantide divido la medesima sorte: il pittore spiaccicato senza riscontri, fuor d'epoca e dal mondo senza nemmanco lo sputo di un vitalizio che non si negava allo sfortunato Van Gogh. Tritato dal carrozzone del benessere modaiolo, dogmatico, imputtanito.
Paolo Dolzan

domenica 1 febbraio 2009

Gli spari sopra. E poi a destra. E a sinistra.

A Nord. A Sud. Al centro…Isole comprese. Sì, sto parlando delle pistole ai vigili. Dei manganelli e degli spray antiaggressione. Entro giugno i vigili saranno armati, e questo, pare, dovrebbe cambiare le sorti del Paese. Però mi chiedo: quando useranno le armi? Devo aspettarmi una pallottola alla nuca se pedalo fra il giallo e il rosso? E se quando alzo il braccio per chiedergli un'informazione, il vigile si sente minacciato e mi spruzza lo spray negli occhi, che faccio? O magari provo a contestare una multa e mi tirano una manganellata? Dice Marroni che hanno proposto l'utilizzo delle armi solo in casi di speciali necessità. Sì, ma QUALI? Dice Mario Dei che "l'armamento non sortirà effetti di sicurezza sul cittadino, in quanto destinato alla difesa personale del vigile". Ecco, appunto. Io mi sento minacciata. Non protetta. Assunto che l’allarme-sicurezza serve a distogliere la nostra attenzione dai veri problemi e a introdurre limitazioni della libertà personale, non mi risulta (purtroppo) che i vigili siano ancora soggetti a rischio nelle città né che abbiano preso le cariche di legnate che si meriterebbero. Diciamocelo, siamo dei pusillanimi. A me, vigili e ausiliari del traffico, mi fanno proprio schifo. Come categoria. Come umanità avariata: iene bavose che spiano il momento in cui cogliere in fallo la gente allo scatto del semaforo; condor che ti piombano sul parabrezza allo scadere del parchimetro. Più che un'arma, gli darei l’indirizzo di uno psichiatra. Dunque domani vado a informarmi su come avere il porto d'armi. Così sì che mi sentirò più sicura.