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domenica 28 novembre 2010

lunedì 2 novembre 2009

Alda Merini: l'inutensile

Le cose e le persone o sono belle (Rutelli) o sono utili (il cacciavite). Talvolta entrambe le cose (la vespa), talvolta nessuna delle due (Alda Merini). Come per certi pittori ben introdotti qualcuno, forse Maurizio Costanzo, aveva stabilito fosse brava. Ma brava a dire cosa? Sulle notizie di oggi, dai carcerati pestati alle centrali nucleari vorremmo sentire Pasolini. Del biascichìo di Alda Merini già non avvertiamo la mancanza. I suoi vent'anni di manicomio dalla tv sono sempre sembrati un vanto. Quando avrebbe potuto denunciare, salvare qualcuno che dalla camicia di forza ancora doveva uscire faceva come Pannella: assaporava le proprie parole, facendone una scorpacciata alla fine della quale chi la stava a sentire aveva smesso da un pezzo. E mentre avrebbe potuto testimoniare l'uso e l'abuso di sedativi, di botte, di eletroshock, si sforzava di essere laida, riuscendoci. Ora un'intervista dal letto di casa, ora delle foto seminude, sempre la voglia ostentata di “fare l'amore” come alitava maliarda. Natale non è lontano: si regalano libri. Morendo adesso, almeno per l'editore, Alda Merini sarà utile.

giovedì 29 ottobre 2009

A modo mio.....

voglio essere PAPESSA ANCH'IO!

(sono mesi che la meno a certi amici e la signora quatta quatta mi ha superato. non vaaaaaaaaaaaleeeeeeeeeee)

Lei chi è? Lei chi èèèèèèèèè?????????

I Protestanti tedeschi hanno scelto come loro guida Margot Kaessmann, vescovo luterano di Hannover, divorziata, la prima donna a ricoprire questo incarico e la terza a guidare una Chiesa importante. Kaessmann, 51 anni, presenza abituale nei talk show televisivi e ribattezzata dai media "il vescovo pop", era considerata una candidata troppo controversa per guidare la comunità dei protestanti tedeschi, che conta circa 25 milioni di abitanti, perché divorziata. Eppure ha ottenuto 132 voti su 142 al sinodo dell'Ekd, un'organizzazione che raccoglie 22 chiese tra Luterane, Riformate e Unite, nella votazione che avrebbe eletto il sostituto del Vescovo di Berlino Wolfgang Huber, in procinto di lasciare il posto di presidente dell'Ekd. (... da Reuters)

Se bastasse una canzone

farei almeno la vescova pop

Non chiedo mica la luna-ah!

voglio solo un po' fare il papa con teeeeeeeeeeeeeee

Nel mar delle tenebre

quando il sole svaniràààààààà

Up! Patriots in arms ....

Fedeli alla lineaaaa sarà l'inno di benedizione all'ostensorio

(Uè, sono la Donna Cannone - Ich bin die Donna Kannone, mica una ballerina, anche se un po' il pop ce l'ho scritto nel nome)

venerdì 26 giugno 2009

dolomiti patrimonio mondiale, (e il patrimonio delle dolomiti)

Nè la Calabria nè la Toscana, nè la Sardegna nè il Monte Bianco, nè il Gargano nè il Salento nè il delta del Po. Il bene naturalistico proclamato dall'Unesco patrimonio dell'umanità sono le Dolomiti. Trattasi, per chi abbia preferito finora godersi la natura invece che visitare i posti da cui ogni tanto qualche autoctono scalatore provvidenzialmente si stacca, precipita, si schianta e si iberna, di un complesso montuoso a cavallo delle provincie di Pordenone, Trento, Bolzano, Belluno. Tra i meriti culturali quello di aver ospitato, ancora nel 1700 gli ultimi roghi di streghe. Il fumo invece oggi lo fa la fascia che va da Milano a Venezia, proprio lì vicino, giudicata anni fa una delle megalopoli più inquinate del mondo. Per la fauna spicca qualche orso non ancora imbalsamato, sulla flora non voglio lusingare le erbacce davanti casa mia. Si vede che ci sfugge qualche aspetto, ci siamo detti. Ah, sì, certo, quello geologico. E un altro: che tutte le provincie interessate tranne Belluno,hanno amministrazioni autonome. Sono più ricche, quindi. Chissà se chi ha dovuto decidere, nella riunione dell'Unesco se n'è accorto.

mercoledì 11 febbraio 2009

Non lo so

Paolo Dolzan (foto S. Cesari)
Propongo qui (d'accordo con l'autore), un post recente di Paolo Dolzan; per me pienamente condivisibile; espressione superba di perplessità in cui mi ritrovo:
Leggo libri e sfoglio cataloghi, scruto fotografie e ricostruzioni in pellicola, fantastico sui tempi andati che hanno lasciato solo un rimasuglio in bianco e nero per questo mio presente. Nel passato non cerco (e non trovo) la felicità, beninteso. Eppure quell'approssimazione di benessere mi ristora. Provo a immaginarmi quel mondo che non aveva ancora del tutto classificato le sintomatologie e le cause del decesso, che rompeva la schiena coi viaggi di una manciata di chilometri e caricava ogni partenza di esodo e di epica, che avvicinava l'anima degli uomini tra le vicissitudini dei giorni trascorsi senza nemmeno una lettera dei propri cari. Si moriva da giovani, quei pochi a quarant'anni eran già vecchi, ma oggi che la relatività del tempo è a tutti nota, dovrebbe apparir chiaro che anche solo 100 anni fa, quando la vita scorreva liquida in un composto rado d'occasioni o diluito nei tempi, i giorni valevano il doppio e che quindi, alla meglio, non è cambiato niente sotto questo aspetto. Oggi 24 ore bastano a malapena per lavorare. Non lo so. Sono inebetito da questo tutto e da questo niente. Coltivo il mio talento necrofilo immergendomi e talvolta annegando nel passato-passatista. Non riesco a cavarmi dal cervello e dal cuore che questo raggiunto benessere, tutta questa tecnologia, prosciughi l'anima anzichè nutrirla; perdipiù questa mia lagna è uguale al pianto del coccodrillo a panza piena. Nonostante ciò, ho la certezza che questo centinaio d'anni appena trascorso, - il XX secolo delle grandi rivoluzioni - sia stato un trabocchetto per la nostra società occidentale.
Con gli occhi al cielo i nostri nonni ammiravano i fuochi d'artificio progressisti quando in realtà i giochi eran già finiti e i nodi delle contraddizioni incastrati nel pettine dell' '800. Il XIX secolo ha segnato il picco di questa nostra giostra dell'intelligenza europea, ne ha tracciato i limiti e segnato i futuri confini. E' stata la fulminea parentesi nella storia dell'uomo che poteva farsi libero. Ogni colpo secco di ghigliottina in Francia è stato un passo avanti dell'uomo per l'uomo del mondo intero, così la morte decretata di Dio nella penna di scrittori e filosofi, il segno di matita degli artisti dentro e fuori dalle accademie e dalla società; l'affossamento della s/ragione illuminista in un chiavare sovrafollato e decadente che ha marcato nuovi territori del piacere e marchiato d'idiozia nevrotica la morale. Beati i vivi godenti a quei tempi! Nel giro di un cinquantennio al massimo, (dalla seconda metà dell' '800), tutto è rientrato nella subnormalità della tiritera s/faccendiera giornaliera, grazie alle carceri e ai manicomi declinati nelle più fantasiose forme. Oggi che sono qui e che scrivo, dopo svariati tentativi maldestri di ricucire il presente e il passato per conservare la memoria e renderla di nuovo agente attivo in questa stramaledetta società, ritorno senza coda al cucciolo che gioca con la propria coda... mi sento un Davide ingrassato che brandisce minaccioso la propria fionda contro un Golia infarcito di testate nucleari. E' la storia che si ripete - dico dentro di me - e penso per associazioni mentali a quell'unica lettura che mi tranquillizza per la sua onestà: al "Chuang-Tzu" di 4 secoli prima che il nostro Signore posasse il suo sacro culo sulla testa delle nostre anime per raddrizzarci i torti. Penso alla storiella popolare raccontata da questo eremita delle foreste: l'orgogliosa mantide religiosa alzò le sue zampette per frenare il carro, rimanendone spiaccicata. E così, con la mantide divido la medesima sorte: il pittore spiaccicato senza riscontri, fuor d'epoca e dal mondo senza nemmanco lo sputo di un vitalizio che non si negava allo sfortunato Van Gogh. Tritato dal carrozzone del benessere modaiolo, dogmatico, imputtanito.
Paolo Dolzan

martedì 7 ottobre 2008

crollo delle borse

Per investire un culo solo non basta.

venerdì 3 ottobre 2008

La mamma di Ratzinger (alla radice del problema)

Il Papa contro la contraccezione Benedetto XVI critica i metodi che impediscono artificialmente la procreazione"Ma la Chiesa trova molta difficoltà a far capire questa cosa ai cattolici" (Repubblica 03.10.2008) Di primo acchito penso che l'unica risposta possibile sia "Ratzinga, hai stufato. Ma vai a prendertela coi tuoi genitori che ti hanno messo al mondo". Poi mi sovviene che - da un punto di vista psicanalitico risulta fortemente disturbato. Pare sia in cura da uno psichiatra. Freudiano. E di origine tedesca. In effetti, non deve essere facile: sentire le voci, gestire deliri visivi…. ma ci pensate? svegliarsi nel cuore della notte con lo Jodel che ti rimbomba in testa? Dalla Croazia l’illustre prof. Antjinori conferma: "il vestito del papa è una camicia contenitiva dell'IIM. Lo psichiatra freudiano è il nostro ultimo tentativo - dopo anni di cure, non ci resta che assecondarlo. Concedergli una passeggiatina in papa-mobile ogni tanto; e di affacciarsi sulla piazza”. Alles klar! - "È come il Truman show, - continua Antijnori - solo che al centro c'è lui". E allora capisco la sua frustrazione: convinto di essere il papa, girare il mondo e arringare le folle…. Gli raccontano che va in Brasile, e invece passa settimane sedato, in camera. Come illustra la foto: pesante conflitto edipico irrisolto.
Suggerisco: http://www.luigidemarchi.it/ Il Papa e i clandestini
martedì, settembre 02, 2008

festeggiamo insieme quota 30.000

Torta fatta da DC e presto sbafata da Poldino
Cari amici blogger con emozione vi invitiamo a gustarvi una fetta di torta salata al radicchio, che celebra le 30.000 pagine visitate da quando è online il blog a 2 piazze.
Non fate complimenti, ce n'è per tutti!

martedì 23 settembre 2008

certezze

È tutta colpa dei sindacati, anzi della CGIL. Per chi ancora nutrisse dei dubbi la vertenza sull’Alitalia offre due certezze, ma alternative. O quella già mostrata in apertura, o che i mass media mentono al servizio dei loro padroni. Dopo che alle compagnie aeree low cost è stato permesso di impiegare in Italia personale con contratti irlandesi, dopo che le sono state concesse gli aeroporti migliori, si è scoperto che l’Alitalia è “un carrozzone”, parola magica che annuncia nuovi affari per gli imprenditori. La si pronuncia prima delle privatizzazioni: era un carrozzone l’Alfa Romeo, le autostrade, la Telecom e l’IRI tutto intero. Chi disprezza compra, si sa. Un'altra parola magica dei giornali è “casta”. Di solito parla di gente col posto fisso, niente di meno. Come il personale dell’Alitalia, a cui durante la recente vertenza è stato proposto di lavorare di più e guadagnare meno; un affarone. Infatti CISL e UIL hanno sottoscritto al volo, è il caso di dirlo. Eppure chissà perché le loro vittime, i lavoratori dell’Alitalia, hanno "puntato i piedi", capricciosi. Li ha rappresentati la CGIL, che è stata accusata di fare politica. Resta da capire cosa facesse la controparte, la “cordata,” quella di caschmere di Colannino e altri noti precari che danno ultimatum e chiedono dei sacrifici per telefono, dallo yacht.

sabato 13 settembre 2008

per me - deluded

per me, che alla mia età sono ancora così

scioccamente ILLUSA

Buona domenica

venerdì 15 agosto 2008

rovente ferragosto resistente

per resistere al caldo, allo schifo, ai temporali, alla miseria umana,

a chi ci ruba i sogni,

a chi ci ruba i diritti e i soldi.... e diteci voi a che altro...........

Per resistere (senza ridursi come il signor Pelù) - preferiamo ricordarlo così

domenica 3 agosto 2008

mercoledì 16 luglio 2008

‘Casanza’ (partire è un po morire?)

Ame(rica)nità Dal parrucchiere ho letto che negli USA la macina della crisi sta stritolando anche gli studenti, che non trovano nemmeno più i lavoretti estivi. McDonald è ambito dai nuovi disoccupati e da gente di mezza età che ha perso il lavoro. Le ganasce della povertà son via via più strette: sempre meno americani hanno i soldi per le vacanze.
Poveri dentro
Bloccati in città o al paesello, in coda a Wal-Mart in attesa dei saldi, assurgono a veri, nuovi alternativi. Per farli sentire meno poveri, infatti, il genio USA ha sfornato un neologismo che vorrebbe ammantare di fascino il nuovo trend pezzente: staycation’, combinazione di stay (stare) + vacation (vacanza). Pare che le agenzie di marketing stiano già sgomitando per accapparrarsi i diritti.

Alternativi senza alternative A noi, che delle mode ce ne freghiamo, alternativi senza alternative prima che inventassero il no-shopping day, aborigeni del riciclo per necessità, precari funamboli del turismo responsabile quando i compagni ‘paninari’ del liceo sguazzavano nelle seduzioni da villaggio turistico, questa manovra linguistico-pubblicitaria fa quasi tenerezza. Non sopporto la ressa; la carne rosa avvizzita e cadente che si trascina in massa sulla spiaggia mi fa ribrezzo. Sono pudica: il caldo non mi rende menefreghista al punto da imporre le mie imperfezioni alla vista altrui.
Quando ero giovane ballavo le ore di coda in autostrada al ritmo dei Rolling Stones saltando sui sedili. Oggi, non trovare fila dal panettiere il 16 luglio mi dà allegria. Mi rasserena trovare parcheggio in città: ieri, che avevo abbondato nel parchimetro, ho regalato l’ora in più al signore che ha occupato le mie righe blu.
Piccole e fugaci gioie quotidiane; immagino non soddisfino tutti. Eppure le persone che ho incontrato ieri in uffici e negozi erano sorridenti e disponibili. In fotocopisteria stamattina mi hanno regalato una penna: bella cicciosa, di quelle col tratto morbido. ‘Casanza’ – dunque, sarebbe il nostro conio per ‘stayation’…. Sarà che i miei sono partiti e ho casa tutta per me, ma è davvero un binomio perfetto!

mercoledì 28 maggio 2008

stimoli intellettuali


Lo conoscete Giordano Bruno Guerri? Anni fa conduceva un programma su raidue, mi pare. Ma dove e cosa dicesse in realtà non lo sa quasi nessuno. Si ricorda il come, si ipotizza il perché: contorcendosi, a pagamento.
Perché solo dietro corrispettivo un individuo accetterebbe di esibirsi nel numero che era di Giordano Bruno Guerri: parlare come in tensione, su una gamba, appeso a un orecchio, quasi dimentico di una parte qualsiasi del suo corpo che lasciava penzoloni o attorcigliata attorno al collo, a grattare una spalla, o come a cercare un baricentro al di fuori del suo ginocchio, della sua stessa persona.
Uno sforzo intellettuale inesausto quello di Giordano Bruno Guerri (GBG) che abbiamo ammirato un po’ come lui faceva con l’osso sacro: senza afferrarlo a pieno. Tanto che quando il programma si concludeva e l’immagine finalmente sfumava, gli urrà del pubbico non riuscivano a coprire un tonfo: era lui, GBG, fin dalla sigla in bilico su un alluce, o sollevato dal residuo ciuffo sulla nuca, che di colpo cedeva e precipitava dal suo stesso malleolo.
Di queste evoluzioni ci priviamo da quando di Giordano Bruno Guerri dobbiamo accontentarci delle contorsioni compiute utilizzando stavolta come perno la penna.
Per fortuna di GBG si può dire quello che un tempo carosello proclamava di Falqui: basta la parola.
Perché due cose sono quotidiane: il Giornale e i suoi effetti.
È perciò con gratitudine che di GBG citiamo un incipit affinchè i più duri, non di comprendonio, tra voi possano giovarsi degli effetti delle sue parole:
Martedì 20 Maggio, nella prima pagina del Giornale il vate scriveva:
“I Gay Pride potevano essere utili fino a trent’anni fa, quando gli omosessuali venivano guardati con sospetto, discriminati o a volte addirittura perseguitati”.
Conosciamo gli effetti di frasi del genere. Un’avvertenza: prima di tirare lo sciacquone ripensate alla notizia di ieri, di un omosessuale accoltellato dal padre che lo considerava un disonore.
Ora sapete cosa fare degli articoli di Giordano Bruno Guerri.

Grazie, GBG (Gemendo al Bagno Godo).