"Sono stata sequestrata nel peggior stile sicialiano" così Yoani Sanchez, blogger cubana, ha raccontato venti minuti di maltrattamenti sofferti ad opera della polizia del suo stato.
Sta tutto in quella frase, dopo schermate e schermate il senso apparente del suo blog: attaccare il regime, affinchè peggiori.
Non conosciamo Cuba ma non ce la sentiamo di augurarle, neppure se lo desidera, l'esperienza di fumarsi uno spinello in una sedicente democrazia compiuta.
Dello stile siciliano, dalle sue parti, sono solo pallidi imitatori.
«Abbiamo visto cose … provato emozioni forti. In Mozambico abbiamo incontrato persone e visto grandi tramonti infuocati». Sospiri e sguardi sognanti.
Sembrano usciti da un film di Nanni Moretti, questi viaggiatori del cosmo vasto e ricchissimo, dei paesaggi inviolati del Mozambico, della sua musica calda e tribale.
Perché dobbiamo attraversare confini, cambiare continente, confondere il colore della pelle e dimenticarci la tecnologia, per intravedere una lettura diversa della vita? Spogliarci di status symbol occidentali e mangiare il riso con le mani, per placare l’irrequietezza di certi travestimenti che ci vogliono professionisti trendy e sempre online e consumatori mai sazi?
Il turbinio di inquietudini, dicono, comunque non si placa. Ce lo riportiamo in aereo verso casa. Sarà per questo che i 12 viaggiatori che lo scorso agosto hanno viaggiato in Mozambico con un gruppo affiliato alla parrocchia di Aldeno e al Cam (Consorzio Associazioni con il Mozambico onlus), ora smaniano di condividere racconti, incontri, fotografie musiche e ricordi?
Se avvertite il formicolio di una vita diversa e il desiderio di terre lontane, se volete stupirvi, riflettere e sorriderne insieme, i 12 entusiasti dell'Africa vi aspettano alla serata pubblica sul Mozambico venerdì 6 novembre alle ore 20.30 presso il teatro comunale di Aldeno.
Mi repelle un po', vedere questa faccia - quella _non_ nota - su queste pagine, ma mi dà una certa allegria il sorrisino quasi beffardo di Mozart, che sembra diverito della spudoratezza e della presunzione di uno scrittorante trentino che si prende così sul serio.
"El va en ''tour'' - "'Ndo? En tùr!" - "Ma ss'elo 'sta roba??" - si staranno chiedendo in molti da queste parti.
Sapete che mi hanno "vietato" di andare alla tappa del tùr del 7 novembre, per timore che lo sbeffeggi in pubblico, a questo signor scrittorante? Sì, quello lì nell'immagine, quello non talentuoso_ . E io invece gli voglio augurare tanto successo. Allora lo faccio da qui. A modo mio.
E il miglior successo che questo signore possa avere, _secondo me_, è che nessuno lo legga - né i suoi "libri" né i suoi "articoli", in modo che nessuno si accorga di come scrive (male; una sorta di autodidatta poco abile). Così potrà continuare a ritenersi un grande Letterato Trentino.
Questo "scrittorante" sì, sempre lui, quello _non bravo_ pensa addirittura che la Donna Cannone lo odi. Qualcuno glielo dica: mi preoccupa la sua salute, rasenta il paranojco. Guardi signor scrittorante, che non fa mica bene balzare così dalla paranoja alla mania di grandezza, alla confusione di personalità. Si riguardi... Si faccia vedere....
Ma vi pare, Signori della corte e Signore dei blog, che potrei odiare uno così, che mi fa tanto ridere?
Sentite qua: Tra i temi affrontati nel libro, anche la politica. Tra atmosfere cupe che ricordano la Londra di "Oliver Twist" e la Parigi di "Germinale", ma anche l'Oceania di "1984".
(Spero che non se le scriva da solo, queste piccole deliziose recensioni, ma chi può dirlo?)
Io, dal canto mio, il massimo che gli posso concedere, scosso dalla punta del mio stivaletto, è uno sberleffo.
Altrove, talvolta, in grado di scrivere delle storie. Perfino con uno stile originale.
"E la vita, la vita l'è strana...basta una persona che si monta la testa ed è finita la festa.... "
idonea colonna sonora di Cochi&Renato per ruzzolare dal ridere. DC
Il mio gatto fa quello che io vorrei fare, ma con meno letteratura (Flaiano)
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cos'è un canederlo
per visitatori fuori regione
DC su Mente Critica
A rotina de me ser
"Escrevo porque sou um desesperado e estou cansado, não suporto mais a rotina de me ser e se não fosse a sempre novidade que é escrever, eu me morreria simbolicamente todos os dias". Clarice Lispector
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