lunedì 8 febbraio 2010

grandi fratelli, piccoli padri

Accadono cose strane. Che uno voglia adottare un bambino, per esempio. Per vedere che succede a non trattarlo da cretino. A raccontargli che il suo gattonare ricalca un processo evolutivo che l'uomo ha compiuto in millenni e che del latte della Nestlè non c'è da fidarsi. Educare significa condurre, e già questa è una forzatura, perchè il piccolo non conosce la strada, è appena arrivato e se non ti segue va a letto senza cena.
O almeno questo capitava una volta. Adesso i figli sono vezzeggiati, in quanto voluti. Ma voluti perchè? Cosa manca a chi li pianifica? Forse qualcuno da prendere in giro.
Cos'altro hanno fatto i genitori che a Rovereto hanno protestato perchè per errore ai loro bambini invece che un film Disney è stato mostrato un film con una scena di suicidio?
Poveri bimbi: rischiano di avere un tabù in meno.

domenica 7 febbraio 2010

ninna nanna

A un anno dalla morte di Eluana e a quattro da quella di Coscioni, dei ricercatori pare siano riusciti a comunicare con un paziente che i medici avevano dichiarato in stato vegetativo. Una comunicazione che si limita ad un no e ad un sì: un sistema binario, un interruttore, certo, ma abbbastanza per risvegliare qualche angoscia mai sopita.
Tempo fa un paziente uscito dal coma dichiarò di non essere stato incosciente ma al contrario di aver inteso tutto quello che veniva detto e accadeva in sua presenza.
Si muore col cuore o col cervello? In altri termini è cardiaca o celebrale la morte? E siamo in grado di stabilirla?
Saremmo davvero morti, una volta sottoterra?
Buon riposo.

venerdì 5 febbraio 2010

compleanno



Strapperei l'urlo a un gabbiano per confonderlo e arrogarmi il suo diritto di urlare nel cielo.
DC

Ancora - sbagliando – ho appeso alle tue braccia l'attesa di essere felice. Le mie sono

stanche ma tu procedi, senza di me.  Oltre la porta richiusa sull'eco prestato alle tue parole. (Che t'importa? Mi hai aiutato a scardinare sovrastrutture e ipocrisie).
A che serve ridirti che a volte pesa di più, la solitudine?
Macinata nel ronzio idiota della radio al piano di sopra, e nelle vocette di bambini nella neve. Lancinante e mai calcificato. Dolore.
Strapperei l'urlo a un gabbiano per confonderlo e arrogarmi il suo diritto di urlare nel cielo.

Sulla tastiera, cocci di parole.
Mattoni di sillabe sfracellano dal calendario – com ple an no – an ni ver sa rio – a mo re – sotto gli occhi miei e molli. Non dette taciute confuse intorpidite lastricano il tratturo e io mi fermo. È arido e secco e io lo so, che è colpa mia. In fondo. Ma senza paratie non ho saputo arginare la slavina di me stessa ineluttabile.

E che cosa festeggiare non mi è chiaro. Non ho uno slancio non ho obiettivo, per questo sforzo di una diffusa allegria e di un sorprendente gaudio. Dello smantellamento singolo e preciso dei capisaldi della tradizione che mi ha covato, a volte, e di nascosto, mi rammarico. Patetica sosia e triste, di un clown. Solo e vecchio. Ogni ora il collo è più curvo. Il passo gravoso e il cerone più spesso. Spesso e grosso e unto e fangoso, mappa dei rilievi sulla faccia. Odio, in assenza di urli e di gabbiani, il sorriso inciso nelle pieghe del cappello, sullo scaffale dove lo prenderò stasera. E poi domani e l'indomani ancora con mano stanca. Stancamente onesta.
Stancamente piegata.
La vorrei rattrappita.


Gialla e chiusa e ferma nel giorno che temo. La resa dopo il vaglio che mi inquieta in momentanee sospensioni intorpidite sotto il lenzuolo e sull'autobus e al semaforo e nelle schiene appese a un bastone e su ciabatte lente.

Mai potrò uscirne come spogliandomi di una gonna.

Tanta mestizia ho avuto in dono. Senza saperla festeggiare.

giovedì 4 febbraio 2010

Discarica mondiale

Riceviamo da Doss Trento e diffondiamo anche noi

Già in passato il Senatore D’Alia (UDC) ha cercato di mettere il bavaglio ad internet, e in questi giorni il decreto di Paolo Romani, viceministro alle Comunicazioni verrà deliberato dal Consiglio dei Ministri molto probabilmente oggi stesso. Con questo decreto si cercherà di mettere il bavaglio a Youtube e Facebook. 
La scusante per Youtube è la violazione del copyright. Il principale beneficiario? Mediaset
E se qualcuno riesce a censurare colossi come la BBC, e riesce a censurare Youtube, e poi magari i vari blog, notizie come la seguente non le verrete mai a sapere
Buona lettura e passate parola!

APPELLO A TUTTI I BLOGGER – AIUTATE A SCONFIGGERE IL BAVAGLIO MESSO ALLA BBC di Richard Wilson

Potete aiutare a sconfiggere il bavaglio della “Trafigura” alla BBC includendo questo video di Youtube sul vostro sito…






e linkando questo pdf
(in inglese, vedete sotto per la traduzione, ndt)

Ecco perché …
La scorsa settimana la BBC ha deciso di cancellare dal proprio sito web una schiacciante indagine della serie “Newsnight” sullo scandalo Trafigura a seguito delle minacce della compagnia e dei suoi controversi avvocati, Carter-Ruck. Precedentemente, altre fonti di informazione inclusi il Times e l’Independent hanno ritirato articoli sul caso, tra la preoccupazione che la stampa britannica stia scegliendo di autocensurarsi piuttosto che rischiare un confronto con una compagnia così potente in uno dei soliti processi inglesi per diffamazione, arcaici e a senso unico.
La BBC è un pezzo grosso tra i media britannici, e la sua indipendenza – che si suppone garantita dai milioni che riceve ogni anno dai contribuenti con il canone - è vitale sia per la sua funzione di servizio pubblico che per la sua reputazione mondiale.
La libertà di parola significa molto poco senza una effettiva indipendenza dei media – se è vero che l’indipendenza della BBC può essere compromessa così facilmente da minacce legali, allora siamo di fronte a un pericoloso precedente.
I principali media inglesi hanno accuratamente evitato di riportare la rinuncia della BBC.
Eppure è un argomento che solleva domande serie sullo stato della libertà di stampa in Inghilterra in un periodo di attacchi senza precedenti ai media.
Per aiutare a sabotare quest’ultimo tentativo di mettere il bavaglio alla stampa, per favore includete questo video sul vostro blog e linkate a questo PDF con la storia originale .


TRADUZIONE DEL PDF CON LA STORIA ORIGINALE, DALLA CACHE DI GOOGLE
E’ il più grande scandalo sulla discarica di rifiuti tossici del 21° secolo, il tipo di vandalismo ambientale per prevenire il quale si suppone i trattati internazionali esistano. Ora Newsnight può rivelare la verità su un carico di rifiuti che è stato portato illegalmente nella più grande città della Costa d’Avorio, Abidjan. Una enorme multinazionale è stata citata all’ Alta Corte di Londra da migliaia di Africani che sostengono di essere stati danneggiati di conseguenza.
Le nostre investigazioni ci hanno portato ad Amsterdam, dove il carico di rifiuti tossici avrebbe potuto essere smaltito in maniera sicura. Invece la compagnia Trafigura ha scelto l’opzione economica di scaricarlo ad Abidjan.
La Trafigura ha sempre negato che il carico chimico sia pericoloso ma abbiamo visto delle analisi delle autorità olandesi che rivelavano essere letale.
Abbiamo consultato un eminente tossicologo, John Hoskins della Royal Society of Chemistry. Ci ha detto che un carico simile sarebbe sufficiente a mettere in ginocchio una grande città.
Il carico di rifiuti tossici include tonnellate di fenoli che possono causare morte al contatto, tonnellate di acido solfidrico, letale se inalato in alte concentrazioni, e grosse quantità di soda caustica corrosiva e mercaptani, che John Hoskins descrive come “i composti chimici più puzzolenti mai prodotti”.

Un odore terribile
E’ successo il 19 Agosto 2006, nel mezzo della notte. Un convoglio di camion di una compagnia appena fondata ad Abidjan è arrivato per prelevare dalla nave i rifiuti. Si sono sbarazzati illegalmente del primo carico nella immensa discarica di Aquedo.
Un terribile fetore ha presto saturato l’area. Gli operatori della discarica sono stati richiamati e hanno cacciato gli autisti dei camion. Questi hanno poi cercato altri posti per abbandonare il carico, rovesciandolo in almeno 18 posti sparsi per la città e i dintorni.
La discarica di Acquedo si estende fin dove l’occhio può arrivare. Mentre una ventina di camion dei rifiuti rovesciano il loro carico, un esercito di abitanti di Abidjan si accumula intorno, tra loro bambini, brandendo lunghe punte di ferro. Frugano tra i rifiuti, in cerca di qualunque cosa possa essere venduta.

Morti
Eravamo circondati da persone, solo due avevano voglia di parlare della notte in cui i rifiuti tossici sono stati scaricati e del terribile odore che gli impediva di respirare, e li ha fatti vomitare e ammalare.
Appena fuori dalla discarica abbiamo incontrato Jean Francois Kouadio e sua moglie Fidel.
Era incinta di otto mesi del suo primo figlio quando le esalazioni hanno invaso la loro casa. Fidel ebbe un parto prematuro e il bambino, Jean Claude, morì in meno di un giorno. La loro seconda figlia Ama Grace è nata un anno dopo. Anche lei si ammalò. I dottori dissero che Ama Grace “soffriva di una glicemia acuta causata dai rifiuti tossici”. Non poterono fare niente per lei e morì. I referti medici dichiarano una “solida ipotesi” che le morti dei due bambini siano state causate dall’esposizione ai rifiuti tossici e Jean Francois e Fidel ora temono che non potranno mai diventare genitori.

Acque inquinate
Abbiamo anche visitato il villaggio di Djibi, appena fuori Abidjan. I rifiuti scaricati qui sono finiti nella rete idrica, uccidendo tutti i pesci che nutrivano il villaggio. Il capo villaggio di Djibi, Esaie Modto, ci ha detto che tutti gli abitanti qui, fino all’ultimo, si sono ammalati, duemila persone: “Ci sono state donne che hanno abortito, e questo è stato molto doloroso. Ma la cosa ancora peggiore è stata che tre persone, due adulti e una ragazza sono stati uccisi dai rifiuti tossici. Questo è stato veramente terribile.”

Cos’è stato quindi che ha portato una tale calamità in una nazione che, nel 2006, stava ancora lottando per uscire da una guerra civile? I rifiuti sono stati prodotti come risultato di un contratto petrolifero che coinvolge tre continenti. La Trafigura ha acquistato un carico di petrolio economico, sporco e pesante, con un alto contenuto di solfuro. Invece di lavorarlo in una raffineria, la Trafigura ha cercato di ripulirlo, usando dei metodi fai-da-te, così da poterlo vendere massimizzando il profitto. Hanno usato una nave chiamata Probo Koala ancorata a largo di Gibilterra come rudimentale raffineria. La soda caustica e un catalizzatore sono stati aggiunti al petrolio, che reagendo con i solfuri si sono sedimentati sul fondo del serbatoio.

“Puzzolenti ma non pericolose”
La Probo Koala fece rotta verso Amsterdam dove tentarono di scaricare il catrame solforoso come fossero normali scorie della pulizia delle nave, che sarebbe costato poche migliaia di euro. Tuttavia le esalazioni furono talmente potenti che vennero chiamati i servizi di emergenza e le autorità Olandesi condussero delle verifiche. Scoprirono che il carico era altamente tossico e dissero alla Trafigura che gli sarebbe costato mezzo milione di euro disfarsene in maniera sicura. La Probo Koala, invece di seguire questa strada, rimise a bordo i rifiuti e prese il largo per finire sulle coste orientali dell’Africa.
Marietta Harjono, di Greenpeace Olanda ci dice che questo ha portato a un procedimento penale da parte delle autorità Olandesi per “falsificazione di documenti – hanno deliberatamente taciuto la natura tossica dei rifiuti”, come anche per importazione illegale di rifiuti tossici e “esportazione illegale di rifiuti tossici dall’Europa alla Costa d’Avorio”.
Quando Newsnight investigò per la prima volta sullo scandalo dei rifiuti tossici nel 2007, uno dei fondatori della Trafigura, Eric de Turkheim, disse a Jeremy Paxman : “queste sostanze non erano pericolose per la salute umana. Erano puzzolenti ma non pericolose”.
Oggi le nuove investigazioni di Newsnight mostrano quanto fosse lontano dalla realtà.

La Trafigura continua a negare ogni misfatto.
Titolo originale: "Calling all bloggers – Help beat the gag on the BBC"
Fonte originale:
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da PAOLO CASTELLETTI

mercoledì 3 febbraio 2010

Polentologia da impiegati

Dal Trentino, gentile e operoso, arrivano due buone notizie. La prima è che la Provincia ha stabilito che ad alcuni concorsi pubblici saranno ammessi solo cittadini autoctoni. E' certamente un grosso progresso: La presenza di Bellunesi e Valdostani rischiava di intralciare la macchina amministrativa che, come noto, viaggia a pieno regime. La seconda ci arriva dalle pagine del quotidiano locale che sceglie di aprirsi al mondo chiamandosi Adige. Più che una notizia una proposta, ma destinata a rimanere tale per poco. Lorenzo Baratter, uno dei più prestigiosi storici del suo pianerottolo, propone che all'università venga insegnata la storia dell'Autonomia del Trentino. dice che avrebbe certamente successo presso gli studenti, la maggior parte dei quali, pare ignorare il illuminare della bassa Vallagarina, è incidentalmente di quella trascurabile valle che qui chiamano Italia. La proposta è seria e argomentata. A che serve sapere di informatica e di elettronica? Per quello ci sono quei bifolchi di indiani. a noi Trentini lasciateci studiare la polenta ma poi, per carità, per un posto in Provincia non fateci concorrere con i terroni; siamo come gli orsi, una razza protetta, noi.