domenica 30 dicembre 2007

Gustosa-mente Angi

Checchè ne pensino i miei detrattori, ho una vita sociale abbastanza intensa; ieri sera, dopo oltre un anno dall'apertura, sono stata alla Trattoria Angi , a Canale di Pergine. Molti conoscono questo locale, un tempo pub scalcinato e trasformista, che ospitava improbabili band e alternativi giovinastri. Oggi, Angi è un'accogliente, calda ed elegante trattoria. Abbiamo seguito il consiglio di Davide, il titolare, aromatizzando gustosamente le chiacchiere in entrée con pinzimonio in bagna cauda e poi gustando ottimi assaggini e morbide vellutate di carote e di cavolo rosso; il tutto scivolando su un suadente sottofondo jazz, al volume giusto per orecchiare la melodia, farla piacevolmente sopravanzare mentre assaporavamo le pietanze e senza urlarci addosso nell'alternanza di parole e forchetta. Tenetevi un posticino per il dessert: fra meringhe, tortino caldo di cioccolata ed altre prelibatezze che non vi svelo, non resterete delusi né appesantiti. La cucina non è da trattoria tamugna di campagna. Potete coccolarvi con una cenetta all'Angi persino alternandola ai cotechini di natale e i prodromi dello zampone di capodanno! Bello, dopo la cena, scoprire l'angolo biblioteca: mensole in legno e ferro battuto morbidamente arzigogolato ospitano decine di libri – si va dalla dieta vegetariana a ricette di alghe, passando per Noam Chomski, numeri di Limes e un approdo su Burgess (per chi non lo ricorda, il padre di "Arancia Meccanica"). … Quando il destino ti sospinge verso ciò che cerchi e basta allungare la mano per coglierlo: ero proprio in cerca di un altro romanzo distopico, quindi ho preso con me " 1984&1985", di Burgess, appunto, (che sembra riprendere dove Orwell ha chiuso "1984"). Non troverete questo romanzo, dunque, al momento, ma un Davide disponibile a prestarvi qualche volume, in una sorta di biblioteca informale, e, perché no? potreste portare voi qualche libro che non trova più posto sui vostri scaffali, per nuovi avventori curiosi e affamati. Di cibo e lettura. Bon appetit!
Informazioni utili: Trattoria Angi - Canale di Pergine – Tel. 0461 534002. http://www.trattoriaangi.it/ (chiuso il lunedì).

martedì 25 dicembre 2007

Viaggi di Natale

Produci Consuma Crepa

Dirmi "buon natale" equivale a dirmi "ho visto un UFO": guardo stupita il mio interlocutore, senza sapere cosa rispondere. Per me, natale non ha valenza religiosa. E se l'avesse, mi riterrei offesa di tanto smaccato paganesimo capitalista. Quest'ultimo mi urta ugualmente, poiché lo ritengo un'offesa all'intelligenza. Per fortuna siamo quasi al capolinea dell'annuale tripudio della spesa inutile e della pantomima degli auguri. Quest'anno ho colto l'occasione di nuovi colleghi e conoscenti per informarli che non festeggio il natale, ergo non mi facciano regali né auguri (né se li aspettino).

Psicopatologia della regalistica Siccome non ho mandato una circolare, ai colleghi dell'ufficio che sta nell'altro edificio, la notizia non era giunta ad A., che lavora nell'ufficio distaccato. Teoricamente, nulla osta un rapporto di buona colleganza, ma causa lontananza, orari, mansioni e vite diverse ci siamo scambiate circa 20 parole in 3 mesi. Dunque 1) non mi aspetto un regalo di natale da A., (non ci conosciamo) 2) non ipotizzo che si senta in dovere di farmene uno, per non mettermi in imbarazzo con altre colleghe con cui scambia i doni ed è in amicizia da anni. Mio malgrado, invece, trovo un pacchettino natalizio sulla scrivania. Presumo A. abbia ritenuto che me lo aspettassi. Il gesto rivela che – lungi dal ritenermi degna di un eventuale regalo dedicato se un bel dì ve ne sarà motivo, mi ritiene conformista, ipocrita o gretta. Oppure non ha condotto un ragionamento articolato in merito, ma ha agito per automatismo consumistico natalizio. Ritenendo che rifiutare il suo regalino l'avrebbe offesa (forse ho sbagliato), ora devo destreggiarmi fra le ipotesi sulla sua psicologia di consumatrice senza tradire la mia coerenza, trovandomi al contempo in obbligo di comprarle un regalino. Un dono che non so come scegliere, perché non la conosco, che eviterei volentieri e che non servirà a nulla. Ne usciamo entrambe più impoverite e tristemente lontane. Fortunatamente ho fermato in tempo gli altri colleghi. Addirittura, uno, dopo, si è scusato per avermi fatto gli auguri – come se avesse cucinato maiale per un musulmano.

Fiera dell'inutilità Questo è un caso, minuscolo, particolare. Proviamo a moltiplicarlo per decine, centinaia di persone. Per esempio, all'inaugurazione di MediaWorld a Trento: ho letto che il 20 dicembre, (ovviamente la data è stata studiata ad hoc dai direttori marketing dell'azienda), il traffico era in tilt, la gente rigurgitata dal nuovo mega-store vi ha speso 650mila euro! Ovviamente i titoloni dei giornali locali inneggiavano al successo dell'operazione commerciale. A me sembra una scena dei Simpson's. Quanti pensieri, doni e regalini acquistati per "senso del dovere" /rispetto di una tradizione consumistica che ormai nulla più ha di religioso / gara al regalo per non sfigurare (c'è un fantastico slogan "Io regalo Collistar" che ti fa sentire donatore esclusivo, ricercato, ammirato) / gara al regalo compiacente (verso il capo, un collega, un direttore, uno/a che è sempre bene tenersi in buona….) /inerte abitudine

Scendiamo dalle stelle? In un Paese che si vanta d'essere fra i Grandi 8 della Terra, milioni di italiani allevano figli e nipoti nella cieca credenza di personaggi fittizi, quali babbo natale, la befana & Co., rabbuiando le coscienze della nuove generazioni a suon di Jingle Bells, Oh Tannenbaum, Tu scendi dalle stelle. Fermiamoci a ragionare su queste medievalistiche fòle, sul tam tam pubblicitario della "gioia di regalare", sulla falsità di "sentirsi più buoni" (ma che vuol dire???). Sul regalo avvolto nel narcisismo del donatore, sul minuetto della compiacenza. Smascheriamo queste ipocrisie. Abbiate la schiettezza di dirmi, piuttosto, che natale è una scusa per intascare la tredicesima, abbuffarci, fare qualche giorno di ferie, sentire vecchi amici.

Effetto domino Concludo dicendo a chi, come me, non ne può più, che Non festeggiare il natale è possibile. Possibile sottrarsi all'orgia dei regali. Dire alla famiglia, ad amici, conoscenti e colleghi, che te ne chiami fuori. La mia speranza nel dirlo e scriverlo è dare sollievo a chi, come me, finora si sentiva solo e ingabbiato in questa consumistica ipocrisia, ma soprattutto provare ad innescare una reazione: se il mio comportamento sarà imitato, se incomincerà a girare e diffondersi, si ripercuoterà e forse il mondo potrà cambiare.

Ho visto un UFO. Cordialmente, La Donna Cannone

mercoledì 19 dicembre 2007

Scribendi recte sapere est principium et fons*

Un'alleanza tra le chiese del Nord Est contro il maligno

- "Centinaia di trentini ricorrono all'esorcista" titola il Trentino Corriere delle Alpi lunedì 17 dicembre. Di primo acchito, penso ad una trovata natalizia, spero in una mossa di marketing emozionale del PR di Ratzinger, un colpo di reni autoironico per portare più gente in chiesa col sorriso…. Spulcio l'articolo, con tanto di intervista all'esorcista: macché! la cosa è "seria" (?). Per tentare di entrare in questo tema mondiale, è necessario intendersi almeno sul significato comune di alcune parole (senza pretesa di considerazioni teologiche): "esorcismo": da "esorcizzare" dal greco exorkizein 'scongiurare', composto di ex- rafforzativo e horkizein 'giurare'. Relig.: liberare, purificare dal demonio mediante esorcismo; cacciare, espellere dall'indemoniato o dall'ossesso mediante e. " Esorcismo": in molte religioni, rito generalmente magico, per mezzo del quale si allontanano demoni o spiriti malefici o li si espellono dalle persone di cui si ritiene che si siano impossessati. Nel cattolicesimo e nella chiesta ortodossa, rito per mezzo del quale si espelle il demonio dal corpo dei battezzandi, ovvero dal corpo degli ossessi o da oggetti, cibi, animali, luoghi. Demonio: nelle religioni ebraica e cristiana, spirito maligno che incita l'uomo al male. (…) (Lo Zingarelli 2001, ed. Zanichelli). Abbocchereste? Mi trovo un po' in difficoltà: 'spirito maligno, male, purificare dal demonio', sono concetti vaghi, c'è addirittura un riferimento a riti generalmente magici.. Potremmo proseguire ad libitum questa catena lessicale, giungere ai confini della realtà, abbracciare Asimov, Giordano Bruno o il parroco di Besenello. Non resisto alla tentazione di fare le pulci a questo articolo (sarà il maligno che si vuole impossessare di me?).

Vi invito a seguirmi, il percorso è gustoso: I vescovi del Triveneto, riuniti a Zelarino, in provincia di Venezia, hanno deciso di unire le loro forze per aiutare "i fedeli in grave situazione di sofferenza, attraverso la presenza di sacerdoti ed esperti", ricorrendo "ove necessario, all'esorcismo". (…)La prima fase dovrà essere "di ascolto e discernimento dei singoli casi per definire la vera natura del disagio", allo scopo di capire se derivi da "motivi di carattere psichico-psichiatrico o superstizione o reale azione del maligno". Ma l'esorcista della curia di Trento, attivo da oltre 10 anni per nomina vescovile, intervistato svela " non ho studiato psicologia o psichiatria". Ribatte il giornalista: Se non ha studiato queste materie perché è stato scelto? «Il vescovo mi ha chiamato perché non fuggivo la preghiera». La contraddizione tra una pratica pluriennale e gli intenti vescovili è palese. Andiamo oltre: Giornalista: Esiste il diavolo? Esorcista TN: «Che esista non c'è dubbio. Che in questi casi sia il diavolo ad agire ho sempre il dubbio. Mi piace averlo. Non si sa mai come è fatta la psiche umana. Con una certa sicurezza l'ho avuto di fronte un paio di volte» Giornalista: Come fa ad essere sicuro che fosse proprio il maligno? Esorcista TN: «E' una certezza che ho solo dopo, quando vedo che un problema grosso si risolve per il mio semplicissimo intervento». Non sono particolarmente convinta, e voi? L'esorcista non ha dimostrato né l'esistenza del diavolo, né cosa avvenga nei fumosi episodi in cui se l'è trovato di fronte. Provo piuttosto pietosa comprensione per le persone che li hanno vissuti: nei casi di grave sofferenza l'essere umano si rivolge a chiunque gli palesi un seppur minimo sollievo o giovamento (e non entro ulteriormente nel merito).

Vediamo, ora, un interessante parallelo fra l'intervista Giornalista: A cosa si riferisce quando parla di problemi grossi? Esorcista TN : «A maledizioni ricevute ad opera di parenti o dagli stessi genitori e dai nonni». Giornalista: Addirittura dei genitori. Hanno influssi anche fisici? Esorcista TN : «Psicologici in primo luogo e a lungo andare anche fisici. Sarà per suggestione o chissà quali motivi (…)». Giornalista: Qual è il suo modo di operare? Esorcista TN: «Io prima le ascolto (le persone). Lascio che dicano quello che c'è dentro il loro cuore. E poi cerco di aiutarle a rivolgersi al Signore. Prego con loro». e quanto leggevo giusto un paio di sere fa su "Sappiamo cosa vuoi – Chi, come e perché ci manipola la mente" di Martin Howard, Ed. Minimum Fax, Roma, 2005: Le sette e i metodi che utilizzano (…) Le sette reclutano l'85% dei nuovi adepti attraverso le famiglie. L'85% delle persone entrano in una setta perché gliene ha parlato un amico o un conoscente. (…) I membri della setta sono incaricati di portare un amico, un collega o un familiare alla proiezione di un filmato introduttivo sulla setta o a una cerimonia. (…) Secondo il modello BI-TE le sette agiscono anche sul controllo delle informazioni: inganno, pesante censura sulle informazioni interne ed esterne, spionaggio, propaganda e sollecitazione a rivelare i propri segreti. (pag. 138 e segg.) Dubium sapientiae initium Che dire? Presa fra l'incudine di minacciosi amici e parenti e il martello di suadenti guaritori, vi lascio un concreto e attualissimo pensierino natalizio: nei periodi festivi, con picchi a fine luglio e prima di natale, si registra l'escalation di omicidi in famiglia. Fra le cause, intolleranza allo stress, depressione e un generico moto di rivolta dell'ego frustrato che pensa "a me non la si fa" (testuali parole, servizio in onda su Radio Rai1 alle 19.00 ca del 17.12.07). tanto lavoro, ancora, per esorcisti, maghe e magoni. Che volete che vi dica? Ho gli occhi verdi e i capelli rossi: prima che scatti la nuova caccia alle streghe vado a farmi la tinta! Buone feste! La Donna Cannone * Il buon senso è il principio e la fonte dello scrivere. (Orazio)

lunedì 17 dicembre 2007

CCCP Curami

A Ja Ljublju Sssr

A Ja Ljublju Sssr – BIG BROTHER I'M WATCHING YOU - In the year 1984 there was not as yet anyone who used Newspeak as his sole means of communication, either in speech or writing. The leading articles in the Times were written in it but this was a tour de force which could only be carried out by a specialist. (Orwell George, Nineteen Eighty-four) Fedeli alla linea. Del declino. Se fosse stato un gesto di autoironia, saremmo un grande Paese. Di cui andare fieri, dove girare a testa alta. Se a ragion veduta, badaloni (la minuscola è d'obbligo), al TG1 di domenica 16 dicembre avesse invitato baglioni a cantare "strada facendo" o persino "questo piccolo grande amore" in cazzuta risposta al NY Times, tendendo le braccia, afferrando la sorte e schiaffeggiandole la faccia* -, saremmo un Paese di cui vantarsi in giro. Pigro di testa e ben vestito La canzonetta di baglioni, invece, serve a promuovere - sul TG1! - il cofanetto di 4 dischi di baglioni, che ovviamente esce prima di natale. badaloni invece gli chiede come mai abbia avvertito la necessità di fare un punto sulla sua carriera proprio ora. Poi gli chiede scherzoso se davvero l'Italia sia un Paese in declino come afferma il NYTimes. baglioni imbraccia la chitarra, badaloni si sbrodola, incredulo e godurioso di aver sottratto la scena a baudo &Co., e tutto esaltato annuncia che mai nessuno aveva cantato al TG1, è un onore, finalmente questa sera una svolta epocale. Al vilipendio dell'intelligenza italiana, che so per certo resistere in qualche anfratto del paese, rispondo con i CCCP*, risorti alle mie voglie musicali con l'approssimarsi del natale: Onoro il braccio che muove il telaio – Non questi artistucoli meretrici Onoro la forza che muove l'acciaio* - Non quella che muove queste lubriche e sciocche telecamere Io non venero quello che voi venerate – Questo è solo un esempio. Il gioco volge al termine … La posta sei tu – Finchè possiamo, Tifiamo rivolta. A Ja Ljublju Sssr* Va peggio va meglio non so dire non lo so Conforme a chi Conforme a cosa Conforme a quale strana cosa Va meglio Va peggio Non so dire Non lo so Socialismo e barbarie*, CCCP, 1987

Oh Jingle Bells

Altra notizia molto importante del TG1 di domenica 16 dicembre 2007: una non meglio identificata catena alberghiera britannica offre notte gratis in hotel alle coppie che si chiamano Giuseppe (John? Joseph?) e Maria (Mary) nel periodo natalizio. Promozione riservata ai sudditi reali. Dal punto di vista del marketing alberghiero, l'operazione ha del geniale: ad oggi si sono presentate circa 30 coppie. Un numero che non sbancherà gli hotel, (anzi, gli ospiti probabilmente consumeranno molti extra, magari si fermeranno qualche notte in più…). Si potrebbe obiettare che, pur così, questo numero limitato di persone non arricchirà la catena. Sparagna e cumparisci Il guizzo di genio non sta nel guadagno immediato derivante dalla promozione, quanto dall'aver fatto parlare di sé a livello internazionale - con una notevole dose di pubblicità gratuita - per la trovata natalizia. Spero per i concittadini europei che gli altri TG non abbiano dedicato spazio alla notizia, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Non sono praticante e trovo la cosa molto kitsch. D'altro canto, quest'apoteosi del consumismo natalizio, a cui constato sempre più a malincuore, non si sottrae pressochè nessuno, (e io pure ci vado con i piedi di piombo per non "offendere" amici e parenti!), è così gretta in sé, che non c'è bisogno, per me, di spendere troppe parole. Si commenta da sola questa schizoide e vanesia società sempre più indefinibile. Buone feste!! ahahahahahahah

sabato 15 dicembre 2007

Noja istituzionalizzata

ความเบื่อหน่าย จากวิกิพีเดีย สารานุกรมเสรี ไปที่: ป้ายบอกทาง, ค้นหา ความเบื่อหน่าย (Boredom) หรือ เบื่อ (Boring) เป็นภาวะ อารมณ์ หนึ่งของ มนุษย์ ที่รู้สึกไม่พึงพอใจกับสภาวะที่เป็นอยู่ หรืออยากเปลี่ยนแปลงสภาวะแต่เปลี่ยนไม่ได้ หรือการไม่มี สิ่งเร้า หรือ แรงบันดาลใจ มากระตุ้น หรือเป็นสภาวะที่ไม่ยินดียินร้ายกับสิ่งใด จึงทำให้เกิดความเบื่อหน่าย ซึ่งภาวะอารมณ์นี้จะเกิดแต่เพียงช่วงหนึ่ง แต่ก็อาจหายไปได้เอง นอกจากนั้นยังมีคำที่มีความหมายคล้ายกันเช่น เซ็ง, กร่อย เป็นต้น ( http://th.wikipedia.org/wiki/%E0%B8%84%E0%B8%A7%E0%B8%B2%E0%B8%A1%E0%B9%80%E0%B8%9A%E0%B8%B7%E0%B9%88%E0%B8%AD%E0%B8%AB%E0%B8%99%E0%B9%88%E0%B8%B2%E0%B8%A2) L'idea iniziale era scavare interlinguisticamente nei significati di "noia", alla ricerca di incroci ed elementi culturali interessanti, ma mi sono talmente annoiata, che mi sono limitata a un copia/ incolla dopo i primi due. Noia : 1) senso di fastidio o insoddisfazione che assale a causa di inerzia materiale, mancanza di interesse o ripetizione monotona delle stesse azioni. 2) Molestia, disgusto, senso di avversione 3) seccatura, fastidio, guaio. (Lo Zingarelli, 2005). Noia : senso molesto causato da inerzia o da monotonia o da un senso di estraneità e indifferenza rispetto alla vita. (Novissimo Dizionario della Lingua italiana, Palazzi Folena, 1980) Bore/Boredom: 1) a dull uninteresting person, whom other people quickly become tired of, esp. one who talks continually or repeatedly in an uninteresting way; 2)something which is rather unpleasant or annoying (Longman Dictionary of Contemporary English, 1987) Досада је стање неукључености у садржаје који окружују личност. Праћена је расутом пажњом, осећањем нестрпљивости и незадовољства, тежњом да се избегну услови који не пружају могућност за психолошко везивање. Са све већим слободним временом, као и са цивилизацијским условима који са много страна угрожавају интегритет личности, досада се јавља као озбиљан проблем појединаца и савременог друштва. ( http://sr.wikipedia.org/wiki/%D0%94%D0%BE%D1%81%D0%B0%D0%B4%D0%B0) Langeweile: (früher lange Weile) ist in der Grundbedeutung das Gefühl, dass die Zeit ungewöhnlich langsam vergeht, hervorgerufen durch völlige Untätigkeit und fehlende Ablenkung. Diese subjektive Wahrnehmung führt häufig zu Empfindungen der Unlust. Der Zustand der Langeweile ist negativ konnotiert, im Unterschied zur Muße. In der Philosophie des Existentialismus ist Langeweile ein Grundzustand der menschlichen Existenz. Potrei continuare all'infinito questa pedantissima introduzione, che nessuno leggerà mai e che funge da tortuoso corridoio per entrare in sala e assistere al filmato "38100" proiettato ieri sera in anteprima al Centro Teatro di via degli Olmi a Trento ( http://progettofilmato.blogspot.com/). Posto di cui non conoscevo l'esistenza, descrittomi come fucina di teatro sperimentale, dove pregustavo di tuffarmi finalmente alternativa in una serata urban underground, sognando milano, bologna, new york, chicago.... Una fumosa introduzione del "regista" Kogoj ci ha informato che per motivi di CENSURA l'evento non era stato pubblicizzato, ergo tutti gli astanti (decisamente numerosi) erano riflusso del passaparola. Alla parola "censura" ho iniziato a scalpitare come mi si confà – pregustando infocati scenari di protesta. Non vedevo l'ora di fiondarmi a suggere dettagli dal regista! Orbene....in realtà il filmato – così come il centro – è finanziato 1) dall'Assessorato alle Politiche Govanili Þ qui sorge una perplessità: l'età media di "attori" e "registi" era decisamente over 30, sebbene, ok, l'aspetto "giovanile"; 2) dalla Fondazione Cassa di Risparmio Trento e Rovereto Þ seconda perplessità: data l'accoppiata di sponsor decisamente istituzionale, sono curiosa di vedere quanto si sono spinti oltre questi teatranti nella loro critica sociale, in un filmato che ci narrerà della noja – che, si sa, sta a trento come "La Nausea" a Sartre. Finito il filmato, ove, ahimè, nulla ho rilevato di alternativo, provocatorio, underground, grunge, critico-sociale, ruggente, graffiante, nuovo, stimolante, mi sono comunque precipitata a farmi raccontare di più sull'episodio "censura". Un presuntuoso e annoiato "attore" mi ha risposto "Non so bene, mi pare che non abbiamo scritto bene il nome dell'assessorato sul comunicato".... e si fionda sul buffet. Colpa mia: alla mia età, tanto naïf da aspettarmi che esistesse un'officina treatrale? E che, finanziata da un assessorato e da una cassa di risparmio, potesse essere provocatoria e sovversiva?????? Dans la ménagerie infâme de nos vices, II en est un plus laid, plus méchant, plus immonde ! [...] C'est l'Ennui ! Questo è Baudelaire, ma scrivendo a mente il brano che ora riverso sulla tastiera, stanotte ho scalciato sotto le lenzuola come Sandra Mondaini: che noja, che barba! Vi lascio il seguito internazionale, vado a cercarmi uno sponsor..... Aburrimiento: tedio o hastío es un estado de desinterés o de falta de energía, como reacción a estímulos que se perciben como monótonos, repetitivos o tediosos. Se produce por la falta de cosas interesantes para ver, oír o para hacer (física o intelectualmente) cuando se desea estar activo. Es lo contrario de la diversión o del entretenimiento. Puede causar bostezos. Puede resultar de limitaciones externas (confinamiento solitario, privación sensorial, trabajo monótono) o de una inhibición interna. Aquellos que se encuentran temporalmente aburridos pueden considerar su estado como una mera pérdida de tiempo, pero generalmente lo consideran aún peor. Por otra parte, puede pensarse que tener mucho tiempo libre causa aburrimiento. De hecho, el tiempo parece transcurrir más lento cuando alguien sufre de aburrimiento. El aburrimiento también puede ser un síntoma de depresión clínica. Aburrimiento (latín: ab- prefijo «sin», horrere «horror») es la existencia desprovista de sentido, cuando ya no queda nada por perder, nada a que temer. Ejemplo de su uso en el siglo XIV: «mas los enemigos eran assi aborridos que nenguno no se tiraua atras, antes cadascuno era uolenteroso de morir». El aburrimiento también puede llevar a acciones impulsivas o excesivas sin sentido, o incluso que perjudiquen los propios intereses. Por ejemplo, hay estudios sobre el comportamiento financiero que muestran que los accionistas pueden comprar o vender sin una razón objetiva simplemente porque se aburren y no tienen nada mejor que hacer. Algunos psicólogos coinciden en afirmar que una de las razones que mueven a los jóvenes a entrar en el mundo de la droga y el alcoholismo es precisamente el aburrimiento. La respuesta del ser humano más aceptada y extendida al aburrimiento es realizar tareas que no requieran apenas esfuerzo (ni físico ni psíquico) y que le mantengan concentrado y absorto -y por tanto evadir el aburrimiento. La forma más común son los llamados pasatiempos. Se ha constatado que el primer pasatiempo fue pensado como tal por el periodista Arthur Wyne en la segunda década del siglo XX. Sin embargo, no fue hasta la siguiente década cuando se publicó el primer libro de pasatiempos del que se vendieron 750.000 unidades en sólo una semana. ( http://es.wikipedia.org/wiki/Aburrimiento) Langeweile entsteht oft durch Monotonie im Alltag, also durch sich wiederholende Ereignisse, die aus subjektiver Sicht nichts Interessantes oder Aufmunterndes mit sich bringen. Oft wird Langeweile auch mit Innerer Leere und Monotonie gleichgesetzt. Langeweile zeigt sich hauptsächlich durch die oben beschriebene Symptomatik, kann jedoch mit individuellen Gefühlen wie Verdruss und Sinnlosigkeit des eigenen Seins einhergehen. Im Allgemeinen zeigt sich dieses auch dadurch, dass Langeweile oft als das Gegenteil von Spaß, Freude und Abwechslung angesehen wird. Es liegt eine Bewertung zugrunde, was "sinnvolle Zeit" und was "Zeitverlust" sein. Das Gegenteil der Langeweile bezeichnet man als die Kurzweil. Bei der Langeweile wird die Zeit als ausgedehnt empfunden, d. h. dem Betroffenen kommt es vor, als würde die Zeit langsamer als normal vergehen. Bei der Kurzweil hingegen empfindet ein Betroffener die Zeit als sehr schnell vergehend. Sofern hat der Zustand des Langweilens auch Gemeinsamkeiten mit der Ungeduld, bei der die Zeit, die für eine Tätigkeit benötigt wurde, zuvor zu kurz eingeschätzt wurde. Alle drei haben somit gemeinsam, dass sie mit einer Veränderung des Zeitempfindens einhergehen. (http://de.wikipedia.org/wiki/Langeweile) Tédio : O tédio é um sentimento humano, um estado de falta de estímulo, ou do presenciamento de uma ação ou estado repetitivo - por exemplo, falta de coisas interessantes para fazer, ouvir, sentir etc. As pessoas afetadas por tédio em caráter temporário consideram este estado muitas vezes como perdido, perda de tempo, mas geralmente, não mais do que isto. Alternativamente, alguns acham que ter tempo de sobra também causa tédio. Para as pessoas entediadas, o tempo parece passar mais lentamente do que quando elas estão entretidas. Tédio também pode ser um sintoma de depressão. O tédio pode levar a atitudes impulsivas e às vezes mesmo excessivas, que não servem para nada e podem causar danos. Por exemplo, estudos mostram que acionistas da Bolsa de Valores podem vender ou comprar ações sem nenhuma razão objetiva para tal, simplesmente porque eles sentem-se entediados por não terem nada para fazer, onde o tédio é desencadeado por uma situação de saída de uma atividade rotineira de fazer contas, verificar investimentos, etc. (http://pt.wikipedia.org/wiki/T%C3%A9dio) L'ennui est un sentiment aussi bien durable qu'éphèmère de démotivation et de désintéressement. "Ennuyer" est issu de "Inodiare" en bas latin, qui signifie "Etre odieux". (http://fr.wikipedia.org/wiki/Ennui)

giovedì 6 dicembre 2007

Palle di natale

Ieri sera mi è accaduto un fatterello – quasi un nonnulla nella dinamica e nell'economia della serata. Stavo tornando verso la macchina con un paio di amici quando, in senso opposto, ho incrociato una signora che ultimamente ho visto spesso in Piazza Fiera. È – credo – una senza dimora. Circa 60 anni, gira in sandali e senza calze anche in inverno, il viso scuro, sporco e accartocciato, l'espressione arcigna. È scomodo incontrarla. È scomodo incontrare persone come lei, e guardarle. Facilmente le scansiamo e la loro presenza suscita disagio o senso di colpa. Non occorre essere milionari, e accade anche se ci sottraiamo al circo del consumismo sfrenato. Per le scarpe che indossiamo, consapevoli che a casa ne abbiamo molte altre, e giacche, camicie, borse, mentre loro, presumibilmente, non hanno niente. Non è l'avere, credo, la parte più scomoda, quanto l'essere. Ieri sera questa signora mi ha detto una parola – che lì per lì non ho capito. Le ho chiesto di ripetere: " carità" e ha allungato la mano. Una frazione di secondo, ma ero già oltre. Un altro secondo e mi sono sentita una merda, avrei voluto fermarmi, fare dietro-front, mettere mano al portafoglio. Pur sapendo che una manciata di euro non avrebbe risolto la sua vita. E che non sono solita sciacquarmi la coscienza con un po' di monetine. Sotto le luci di natale, sono spuntate varie domande: che ne è stato di quella vita? Che le è successo per ridursi così? E quando? Perché non è "risalita"? Da cosa la protegge la scorza di pellaccia che sembra avere? Ripara dal groviglio di emozioni (che non riesco neppure a immaginare), che credo si scateni dovendo chiedere la carità? Cosa pensa? Cosa vede? Come giudica queste luci natalizie, le nostre scarpe e calze colorate?

Non ho risposte, non ho palle di natale, ma non so se avrei quelle per farle direttamente queste domande.

domenica 2 dicembre 2007

Figli di……. (O il Paese dei cachi)

Frequentando per lavoro degli uffici provinciali, mi colpisce il numero di uscieri e la reverenza con cui ti apostrofano "dottore" e "dottoressa". L'ultima "usciera" che ho conosciuto è talmente sollecita da farmi sospettare un plot americano: la sera si trasforma in una psycho-nonnina acquattata nell'ombra per sgozzare i laureati del quartiere. Restando in metafora cinematografica, invece, gli uffici privati per cui lavoro, ricordano scenette à la Pozzetto. Direttori e dirigenti con la terza media o un diploma superiore e abilità tecniche tali da "guarire PC malfunzionanti con la sola imposizione delle mani" o parlare con la macchina del caffè ("farai il caffè solo quando te lo dirò ioooooooooo"). Chi telefona, scrive o manda fax alla loro attenzione, solitamente dà per assunto che siano "dottori". Altrettanto solitamente il diretto interessato abbozza, tavolta abbassa lo sguardo, più spesso fa stampare senza qualifiche i biglietti da visita di tutto lo staff, onde evitare di trovarsi in imbarazzo in riunioni, seminari, workshop etc. Detto questo, voglio condividere con voi una chicca di recente scoperta, che ci illumina sul valore di titili, qualifiche, ed esperienze maturate. Seguitemi… Titoli che danno diritto alla preferenza a parità di merito (art. 5, comma 4 del D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 e successive modificazioni ed integrazioni) 1) gli insigniti di medaglia al valor militare 2) i mutilati ed invalidi di guerra ex combattenti 3) i mutilati ed invalidi per fatto di guerra 4) i mutilati ed invalidi per servizio nel settore pubblico e privato 5) gli orfani di guerra 6) gli orfani dei caduti per fatto di guerra 7) gli orfani dei caduti per servizio nel settore pubblico e privato 8) i feriti in combattimento 9) gli insigniti di croce di guerra o di altra attestazione speciale di merito di guerra nonche' i capi di famiglia numerosa 10) i figli dei mutilati e degli invalidi di guerra ex combattenti 11) i figli dei mutilati e degli invalidi per fatto di guerra 12) i figli dei mutilati e degli invalidi per servizio nel settore pubblico e privato 13) i genitori ed i vedovi non risposati e le sorelle ed i fratelli vedovi o non sposati dei caduti in guerra 14) i genitori ed i vedovi non risposati e le sorelle ed i fratelli vedovi o non sposati dei caduti per fatto di guerra 15) i genitori ed i vedovi non risposati e le sorelle ed i fratelli vedovi o non sposati dei caduti per servizio nel settore pubblico e privato 16) coloro che abbiano prestato servizio militare come combattenti 17) coloro che abbiano prestato servizio a qualunque titolo, per non meno di un anno, presso il mart 18) i coniugati e i non coniugati con riguardo al numero dei figli a carico 19) gli invalidi ed i mutilati civili 20) i militari volontari delle forze armate congedati senza demerito al termine della ferma o rafferma Ai sensi della L. n. 407/1998, sono equiparati alle famiglie dei caduti civili di guerra, le famiglie dei caduti a causa di atti di terrorismo consumati in Italia. La condizione di caduto a causa di atti di terrorismo, nonché di vittima della criminalità organizzata, viene certificata dalla competente Prefettura (per le Province di Trento e Bolzano dal Commissariato del Governo), ai sensi della L. n. 302/1990. Per la documentazione necessaria, rivolgetevi agli uffici competenti, grazie. Se volete candidarvi, questo è un estratto dal Bando di concorso pubblico per esami per la copertura di n. 1 posto a tempo indeterminato della figura professionale di assistente ad indirizzo linguistico/turistico, categoria c, livello base, prima posizione retributiva , presso il Mart. Un cordiale saluto, La Donna Cannone

martedì 27 novembre 2007

Camilla's Eyes

Non stenteremmo a immaginare un romantico brano degli Eagles intitolato " Camilla's Eyes". "Gli occhi di Camilla", invece, sono l'ultimo libro di Alessandra Sartori scritto per bambini (grandi e piccoli) e presentato ieri sera alla biblioteca di Pergine. Stretti fra "Giudicarie Ieri" e raccolte di immagini votive della Val dei Mocheni, credo che sia i bimbi in sala che gli adulti avrebbero preferito che questa splendida e dolce fanciulla amante dei gatti cedesse all'immodestia e si concedesse una posizione di maggior spicco, sottraendo spazio alla conduzione della signora Frizzera. Non v'è motto più arguto delle parole di Spartaco, che l' ha liquidata (ehm…. definita ?) "più bella che brava". Di Alessandra, invece, non sappiamo dire se sia più bella o brava, perché il libro ancora non lo abbiamo letto. Del resto, non sarebbe opportuno togliervi il gusto di scoprirlo da soli: seguiranno altre presentazioni, a Cavalese e a Trento. Alessandra, se ti serve una mano, ti imbavaglio la Frizzera!

mercoledì 21 novembre 2007

Schiava della moda – Lettera aperta alla mia collega

Chi : una simpatica collega 35enne Cosa : Chi può dirlo? Quando : possibilmente sempre e comunque Perché : per essere alla moda Dove : Val di Non > Altopiano Fai della Paganella Un bracciale di vistosa e tintinnante bigiotteria: 190,00 €. Jeep nuova: 42.000€ , vestito firmato per il matrimonio della collega: 800,00 €. Prossima mossa: convincere il fidanzato (studente lavoratore!) a comprare un'Audi da 30.000€. Tacchi delle scarpe tarati sulla lunghezza esatta dei pantaloni dei 10 tailleur che hai nell'armadio. Tutti, rigorosamente, firmati. Abbonamento annuale a Vanity Fair. Seratone al Sartori's di Lavis (!). Jeans per i nipotini di 5 e 7 anni da 120,00€ a botta (quanto tempo passa prima che siano fuori misura?). Non è uno spiccato senso estetico, che ti muove a queste spese. Non esibizionismo o vanità. Sei volgarotta ma simpatica; e il fisico ti aiuta: staresti bene con qualsiasi cosa e sei piacevolmente sopra le righe. Fra me e me, ti chiamo "La Scimmietta", da tanto sei buffa e caciarona. Per te, l'importante, è essere alla moda. Giovedì mi hai raccontato di Sara, la tua amica che studia e lavora part-time, a 600,00€/mese. Circa 150.00€ vanno in benzina. Il resto in spicce e quotidiane voluttà. Dove il portafoglio di Sara non arriva, interviene il fidanzato. "Sara veste firmato, veste sempre molto bene", hai concluso con convinzione. Sono rimasta così allibita – da questo abile e inconsapevole schizzo, fresche pennellate di imbecillità, da non aver trovato parole per rispondere! Non importa se le scarpette di tweed vi fanno male, la vita bassa a dicembre a Andalo ti dà il mal di reni. Non ti dice Vanity Fair che la pochette di Louis Vuitton - quest'inverno imprescindibile - stride con il giorno trascorso in un ufficio che sembra un gelido bunker, in un paese popolato solo di operai dall'occhio lubrico e la pelle sudata incollata al multistrato di pile? La pausa pranzo nel parco con quattro vecchiette in ciabatte e l'unico bar per un cappuccino come il porto di vecchi embriagoni odorosi di malga? O forse è da questo che ti vuoi distinguere? Ti guardo con tenerezza, mentre sospetto fortemente che il tuo comportamento, instillato da tua madre in tutte e 3 le figlie, nate e cresciute in un paese di mezza montagna e 300 anime, nasconda ansia da prestazione. La voglia di lavarsi di dosso la puzza di campagna, l'etichetta di "nonesi tirchioni". A volte mi sembra di sentirti raccontare le soap opera, Dynasty e Beautiful, e sorrido. Il mondo a valle è talmente andato avanti che è quasi più chic fare i freakettoni alternativi, snobbare le marche, mangiare cous cous con le mani, seduti per terra a piedi nudi incrociati sotto il tavolo. Oggi ti ho comprato il bigliettino per gli auguri di Natale: è di carta prodotta con cacca di elefante. È questa, mia cara, la nuova frontiera della " chiccheria" – quella della nicchia snob che mangia slow e Fa' la cosa giusta! sciabattando in Birkenstock fra Cuba e il Brasile a fare del turismo responsabile!

Pillole di professionalità

E' tutto vero, trascritto in presa diretta, 19 e 20 novembre 2007 Prima telefonata C.: Buongiorno, sono Claudia. Posso aiutarLa? ………. C.: Ah, certamente, non si preoccupi. Se mi posso permettere, in questa settimana abbiamo una promozione speciale dedicata ai bambini. Vedrà che i prezzi sono interessanti, e rimarrà molto soddisfatto della Sua scelta. ………. C.: Bene! Allora sarà un piacere riaverLa fra noi, con la Sua famiglia, dopo tanti anni! ………. C.: Si figuri. Grazie, arrivederci. CLIC. Rivolta ai colleghi in ufficio "Ma porca puttana, mi stanno sui coglioni quelli che ti raccontano la loro vita di merda. Ma che cazzo me ne frega? Cazzo merda culo". Seconda telefonata (dal Sud Italia) C.: Buona sera. Mi ripete il nome, gentilmente? ……… C.: Perfetto. Sì, voleva la camera che aveva l'anno scorso? Vedrà che andrà benissimo. …………. C.: No, sono extra. Mi può mandare il fax di avvenuto bonifico? La ringrazio. Sììììììììììì, non c'è problema. Poi io le mando il voucher. Grazie buongiorno. CLIC Rivolta ai colleghi in ufficio: "Ma porco d….sti teroni de merda. No gh'è taliani?!?" Credo che si commenti da sola. Saluti

sabato 17 novembre 2007

Tentativi di stroncature: Un po' dopo il piombo

Giangilberto Monti - Un po' dopo il piombo Ieri sera al teatro S. Marco di Trento Giangilberto Monti ha messo in scena lo spettacolo Un po' dopo il piombo, che racconta la genesi delle Brigate Rosse attraverso la storia d'amore tra Renato Curcio e Mara Cagol. Il copione ha convinto la Radio Svizzera Italiana a farne il secondo radiodramma musicale dell'artista che verrà prodotto nel corso del 2007 con il titolo Ce n'est qu'un début. G.G.Monti è il cinquantenne cantautore che nella finzione scenica presenta il suo nuovo album, mentre lo spettacolo, che si sviluppa sul doppio binario del teatro e della canzone, gli dà la possibilità di eseguire in anteprima i suoi brani di nuova produzione, che verranno raccolti in un disco in uscita nei primi mesi del 2008. Domino, majong, puzzle, sesso, caldarroste, bucato, lavaggio auto, portare a spasso il cane, la nonna, il vecchio nemico vicino di casa. Fate qualsiasi cosa, ma non andate a vederlo (sentirlo). Spettacolo privo di sostanza, di senso, di significato. Di bellezza, di emozione. Inutile. Legnosa l'attrice spalla.

giovedì 8 novembre 2007

Monumenti migliori (o peggiori?) di Trento

Doss Trento, monumento a Cesare Battisti. 1) Proponiamo una nuova lapide. CESARE BATTISTI: LOTTÒ INVANO PER UNIRE IL TRENTINO ALL’ITALIA. CONTRO LA VOLONTÀ DEGLI AUSTRIACI, SENZA CHIEDERSI MAI COSA NE PENSASSERO GLI ITALIANI.
Piazza Venezia, monumento a De Gasperi.
2) De Gasperi ce lo dipingono schivo. Sarebbe allora fuori luogo l’umile mausoleo dedicatogli in piazza Venezia? Al contrario: prezioso insegnamento per i pioppi del parco antistante cui l’effige dello statista con gesto sapiente indica in che direzione crescere.
Piazza Dante, monumento a Dante Alighieri. 3) Il monumento a Dante, si sa, è un pretesto, una scusa. Serve a giustificare quell’altro monumento, poco distante, all’autore, tale Guglielmo Ranzi. E’ quello, riteniamo il vero capolavoro. Arte logica, che lascia immaginare un ulteriore monumento minore poco più in là, e poi uno all’autore dell’autore del monumento all’autore, in una spirale quasi infinita, fino alla firma estrema, su un ciottolo, umile e solenne: Padreterno.
Piazza delle erbe, monumento ad Alessandro Vittoria.
4)La posa della statua di Alessandro Vittoria, scultore, non cela un moto di rimpianto come di chi ha sbagliato tutto nella vita e solo ora se ne accorge: avere formaggi, salumi e verdura sotto il naso senza poter scendere dal piedistallo cui un nome del genere lo condanna. Non visto, l’artista si strugge: “Ma non era meglio se mi chiamavo Peppino Pareggio?”
Piazza Dante, monumento a Giacomo Bresadola
. 5) Oltre che studioso di funghi, il MICOLOGO, - lo dice il nome - è un modesto. Appena appreso della sua statua lo immaginiamo ridere: MICA direte sul serio! Allora, solo allora, il progetto si fa concreto e paradossale: un monumento a celebrare tutti quelli che non si prendono sul serio.
Via Brennero, monumento ai caduti di Nassirya
. 6) Chi non ha mai raccontato una barzelletta sui carabinieri? Eppure certe volte proprio non si può. Ci vuole l’aria compunta. Questo deve aver pensato l’autore del monumento ai carabinieri di via Brennero. Se Michelangelo chiedeva al David: perché non parli? L’autore della composizione di massi deve più o meno aver spiegato la sua scelta artistica con le stesse parole: perché non parli.
Zona Ischia Podetti, monumento al nocumento
. 7) A perenne ricordo del nostro passato, a chi viene da nord Trento mostra il meglio di sé. A sinistra dell’autostrada eccola là: una piramide di mondezza.
Piazza General Cantore, obelisco
8) Da San Pietro a Montecitorio passando per il Pantheon Roma ne conta una decina e qualche politico di statura potrebbe utilizzarli come appendiabiti. Da queste parti, tutto in proporzione, in zona Cristo Re si erge un obelisco bonsai.
Via Roma, monumento ai caduti
9) Una trincea con sopra parole di un soldato di tanto tempo fa. Al termine di via Roma un aiuola ci ricorda che quella strada non si è sempre chiamata così. Le parole incise restano segrete per molti che passano e vanno oltre. Non vogliamo svelarle: sono di un diario.
10) Largo Pigarelli, monumento ai caduti della resistenza albanese
. La civiltà, La tolleranza, la storia, si insegna anche portando scolaresche davanti ad un monumento come questo, a ricordare, a ringraziare, chi lottò per permetterci di godere di quelle leggi che oggi il palazzo di fronte tutela.

sabato 3 novembre 2007

Carne trentina (da calendario)

http://www.ragazzedacalendario.it/ Se la selezione di ragazze trentine sui calendari creati dalla redazione di Paolo Curcu (di Bazar e Trentino Mese) è rappresentativa di quelle che sono 1) le aspirazioni esibizionistiche delle trentine 2) la carica di charm delle ragazze della regione siam messi proprio da culo (vediamo se si può mostrare nudo ma poi non si può scrivere). Con tutte le parole spese per cercare di sradicare lo svilimento del corpo femminile dalla "cultura" o mentalità di questo Paese, pubblicazioni del genere, che nulla hanno di artistico, in quanto si osserva che ogni fotografia è una scusa per mostrare un capezzolo, cosce spalancate, scollature e natiche invitanti, sono da biasimare sia le ragazze che si sono fatte ritrarre e coloro che lo faranno in futuro. Viene da chiedersi quale spiccio o profondo desiderio di esibizionismo nutrano, quale insicurezza debbano mettere a tacere, se pur di essere osservate e "apprezzate" sono disposte a spogliarsi di fronte all'occhio lubrico di chiunque? Per quale prezzo, non sappiamo. Il bieco maschilismo trentino impera. Mai stato meglio, si starà anzi ringongolendo in previsione del prossimo calendario!

venerdì 12 ottobre 2007

Dalla Cina con amore

Senso di colpa? Follia? Abdicazione alla vita? Amore o panico? International agorafobia? Gelosia della moglie? Del figlio?
Tornare dalla Cina "perché senti troppo la mancanza di moglie e figli", mentre ci potresti scorrazzare per qualche giorno visto che ti ci hanno spedito per lavoro e il lavoro è compiuto... Tuffarti in luoghi, suoni, odori e colori che forse non rivedrai mai invece di risalire sul primo aereo - destinazione finale Grumo a/A, è …normale? L'altra sera sono passata a trovare una giovane coppia di amici, che non vedevo da molto tempo. Nel frattempo gli è nato un mutuo, spuntato un pupo con giardino, son germogliati i fiori Thun alle pareti. Sfumati: i sogni - di gloria e cambiamento, - di carriera e di sfide. Spento: lo sguardo.
Il doppiomento sorregge pensieri in fuga dietro battiti di ciglia, che si divincolano agli sguardi e agli specchi. Di fronte a questa giovane moglie in tuta grigia, le mani invecchiate, la pelle incolore e i capelli a cespugliosa barriera al fascino e al desiderio, arrivata con tutto l'occorrente per un gaudente aperitivo (rigorosamente analcolico) mi sentivo protagonista e spumeggiante come la ragazza del Martini! Masticavo salatini e domande che solo per "buona educazione" non ho fatto ad alta voce (bei tempi quando mi chiamavano intemperante o impertinente!).
Ho cercato la gioia sui volti stanchi. Assente. Ho cercato negli occhi la fiammella dei sogni. Spenta. Ho provato a smuovere le braci, accennando a ciò che so accendeva la fantasia di D.: mollare tutto, cambiare vita e lavoro, andare a vivere in Spagna… . Sospiro. "Ora non si può: c'è il pupo, un mutuo, la casa…… ma ci si può andare in vacanza". D. ha guardato sua moglie. Io stavo all'erta. Come un animaletto che nulla sa di queste vite domestiche (o addomesticate?) e tutto vuole scoprire. Mi aspettavo uno sguardo d'amore. Ho scorto rancore. Giusto un attimo, un baluginio fugace. Perplesso di se stesso, di essere lì, inanellato a un interrogativo "Ma era proprio questo che volevo?". Alle 9pm mi sono lasciata alle spalle i fiori di Thun annaspando per tornare alla vita, assaporarne i rumori e le luci del traffico, pronta a ricatapultarmi nella mia da "pseudo-single". Certo, il bimbo è stupendo. Ma il resto tristemente ordinario, come l'amore non può e non dovrebbe essere. Un po' come l'epilogo che ci aspettiamo quando, smaliziati, chiediamo che succede nelle favole dopo il "vissero felici e contenti". Lo sappiamo tutti che non sono sempre rose, fiori e bollicine di spumante. Che allo stupore e alla meraviglia subentrano la quotidianità e il tran tran, ritmi più blandi e sguardi più stanchi. Eppure avrei voluto prendere il mio amico, portarlo fuori, al fresco, all'aria aperta e scuoterlo; chiedergli se era quello che si era immaginato, se era quello che aveva sognato per sé. Se non a me, che rispondesse almeno a se stesso. Ne ho già visti troppi di neo-mariti fagocitati dal desiderio di maternità, spenti alla vita da un mutuo e dalla "normalità". Sprovveduti neo-babbi, (magari in carriera), sepolti da kg di pannolini pampers. Amiche che si proclamavano "alternative" capitolare su abiti nuziali lunghi e bianchi come la più trita cenerentola, di cui ti rifiuti di andare al matrimonio accampando una scusa che incrina per affetto il tuo essere "dura e pura" – mentre il fronte si assottiglia e ti chiedi quando siano diventate "subdole e omologate donne ragno". Chi ha ragione e chi torto? Chi si è illuso e chi ha mentito? Il mio cuore può reggere a queste delusioni, ma una preoccupazione mi rimane: quanti di loro finiranno per tirarsi i coltelli? Per quanti la macina della frustrazione, della noja, di una vita spenta o sprecata, si attorciglierà come la carica di una molla che scatta in un crimine? Dovrei intervenire? Un cordiale saluto,
La Donna Cannone

martedì 25 settembre 2007

Fortuna che De Barba si sbrodola

È balzato sulle pagine della cronaca nazionale il caso De Barba. Oggi (23 settembre) fortunatamente L'Adige ci propone anche modi diametralmente opposti di fare turismo, come quello "responsabile" di Tremembè. Sconcertante è la sicurezza con cui leggiamo nell'articolo che nei paesi e nelle nostre valli si annidano molti turisti sessuali e che chi sa non denuncia né smaschera. Charter bestiame Dopo aver fatto un viaggio in Brasile con atterraggio a Fortaleza, una delle capitali del turismo sessuale, posso raccontare lo sconcerto di trovarmi su un volo charter pullulante di maschi italiani di varia età e provenienza, averne osservato l'aspetto "qualunque" ed essermi sentita rabbiosamente impotente di fronte alla certezza del motivo fondante del loro viaggio. Erano tutte facce che avrei potuto incontrare al supermercato, alla posta, in ufficio. Al ritorno, in coda al check-in, fra questa sublime progenie di miei connazionali, lo schifo era forte, l'incazzatura a stento contenibile. Devo ringraziare la mia amica, D., che saggiamente mi ha trattenuta dal dare fuoco ai miei cannoni: se avessi espresso a voce più alta le mie considerazioni schifate, avrei preso delle gran botte, visto che ero in netta minoranza e che questa gente non si vergogna. Avrei voluto registrare i discorsi provenienti dai sedili intorno al mio. Il vanto delle "avventure" e gli elenchi di numeri telefonici, i racconti delle bravate conditi con baggianate del tipo "mi sa che è innamorata; speriamo che non mi assilli di telefonate in Italia e quando torno in Brasile…". Ci vuole un fisico bestiale In viaggio in Brasile abbiamo anche incontrato meninos de rua, uomini, donne, bambini e anziani che vivono in favelas, storie di povertà e disperazione. A Fortaleza un'amica brasiliana ci ha raccontato di sua sorella, prostituta, che all'epoca si trovava proprio in Italia, per guadagnare di più. Abbiamo attraversato piazze dove genitori portano in vendita bambini e bambine al mercato del sesso; bambini ci hanno avvicinato, senza che riuscissimo a capire se stessero chiedendo l'elemosina o offrendosi. Attraversando zone malfamate di Fortaleza, la nostra amica brasiliana ci ha spiegato che le donne che vedevamo si stavano vendendo a brasiliani per 5 reais (circa 2 euro) ovvero l'equivalente di un pasto: donne che per età, fisico cadente, occhi di vetro, sono fuori dal mercato della prostituzione internazionale. Chi ha il fisico, si aggira sul lungomare – nei ristoranti e negli hotel per turisti. L'adescamento è continuo, silente, scivola cadenzato come le onde, e nessuno sembra farci caso. Il problema è complesso e articolato: mi risulta che nemmeno le agenzie di viaggio abbiano gli strumenti necessari a controllare i potenziali turisti del sesso. Ho visto uomini e donne - europei e americani - adescati da aitanti giovani brasiliane/i. Non c'è abbastanza spazio qui per considerazioni etiche, politiche o psicanalitiche. E comunque, avrei cannoni ma non risposte. Ho sospetti, su cosa pensa e fa gente all'intorno; sospetti che finchè ci sarà gente tanto povera da non poter vendere nulla se non il proprio corpo, lo sfruttamento sessuale, minorile e non, non avrà fine. Kriptonite contro De Barba? Eppure mi limito, qui, ad esternare il mio stupore: come fa gente come De Barba a credere di essere scelta perché affascinante, suadente, irrestistibilmente fascinosa? Come fanno questi "ommenicchi e quaquaraquà" a sentirsi eroi di conquiste amorose?!? A non rendersi conto del male che fanno? Dobbiamo sperare che cadano preda della propria vanità e si sbrodolino delle proprie vanterie? Per uno che viene smascherato, tanti altri continuano le loro scorribande sessuali. De Barba non è che uno squallido esempio; un altro triste, piccolo, numero. Eppure, ne basta uno perchè ogni bambino, adolescente o adulto, ne esca devastato.

martedì 28 agosto 2007

Travaglio in Trentino

O della scomparsa dei turisti fra villeggianti e "(non) residenti" Sabato 25 agosto alle 17.00 Marco Travaglio ha presentato "La Scomparsa dei fatti" al centro congressi di Lavarone, nell'ambito della rassegna LavaronEstate 2007. Da un lato temevo l'angoscia che avrebbe rinfocolato, riesumando le inquietanti vicende della penisola. Dall'altro, da giorni fremevo nell'attesa di questo appuntamento. Purtroppo, forse perché è agosto, o forse è il suo modo di porsi in queste occasioni, non ha affondato le dita nella piaga; direi anzi che - leggiadro - è volato in narrazione scherzosa epurata di tecnicismi, su alcuni degli episodi più drammatici e grotteschi, come fossero amene storielle o barzellette. (E in effetti, se le racconti all'estero, la gente di solito non le prende per vere). Dalla www.montagnaconamore.it* … Questo appuntamento letterario mi dà il la per prendere il largo su un tema che immagino stia a cuore a molti di noi. Mi rifaccio all'introduzione del pomeriggio letterario fatta dal giornalista Sabelli Fioretti, uomo di cultura, che da tempo anima anche l'estate dell'altipiano con appuntamenti letterari (cfr http://altipiani.splinder.com/). Dopo un caloroso benvenuto al pubblico - circa 700 persone gremite in sala, sulle sedie, sulle panche degli alpini, lungo le pareti e fin fuori dalla sala - Sabelli coglie l'occasione per partecipare il suo sogno di esperimento democratico a Lavarone, conferendo il diritto di voto anche ai "non residenti". Dice di aver capitolato su questa - virgolettata - per evitare le definizioni di "turista" e di "villeggiante", che secondo lui non corrispondono alla realtà, non riflettono le persone che da anni frequentano e vivono la località, che non si limitano a una fruizione o frequentazione effimera, ma passeggiano, leggono, conoscono e talvolta si innamorano di uomini e donne del posto…. A pelle, non sono certa di condividere la proposta di Sabelli. Invertendo i ruoli, credo infatti che non potrei più assaporare con lo stesso amore e spensieratezza i luoghi in cui torno più spesso, se dovessi anche seguirne le vicende politiche e amministrative nel corso dell'anno. Credo di preferire la commistione di esperienze diverse dello stesso posto, che possono forse diventare più fertili e sincretiche. …al cuore del turismo Lo spunto è anche linguistico e comunque interessante. Forse non molti sanno che la parola "turismo", e la sua versione oggi più demoniaca di "turista", radicano nella parola "tour", che a sua volta per definizione etimologica proviene dall'ebraico " tora", con significato di conoscenza, studio e ricerca. Mi sembra che, in questa considerazione più profonda di "turista", nessuno dei presenti in sala si sarebbe sentito escluso; al contrario, anche i residenti, e di Folgaria Lavarone e Luserna e del Trentino tutto, avrebbero potuto o voluto sentirsi turisti, ovvero conoscitori del momento e dei fatti narrati. La più recente definizione di turismo data dall'Organizzazione Mondiale del Turismo (World Tourism Organization, un dipartimento delle Nazioni Unite, vedi http://www.world-tourism.org/), è più ampia ma, forse, meno storicamente profonda: "Turismo è la pratica, l'azione svolta da coloro che viaggiano e visitano luoghi a scopo di svago, conoscenza e istruzione; secondo la definizione della WTO, un turista è una persona che si allontana almeno 80 chilometri da casa a scopo ricreativo o conoscitivo, per almeno una notte". Fra un mese, ovvero il 27 settembre, si celebra la Giornata mondiale del turismo (WTD), una data che è stata scelta in coincidenza con un'importante pietra miliare per il turismo mondiale, l'anniversario dell'adozione dello statuto dell'Organizzazione Mondiale del Turismo il 27 settembre 1970.
*è il nome dell'ApT di Folgaria Lavarone Luserna Estratto da " http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_mondiale_del_turismo"

sabato 25 agosto 2007

Head hunting di badanti

I canali invisibili della selezione dei dirigenti Spulciando i siti dedicati alla ricerca di lavoro in provincia, si osserva un fatto curioso: a partire dal sito dell'Agenzia per il Lavoro di Trento, a quello dell'Ente Bilaterale per il Turismo, transitando fra quelli di varie agenzie interinali, balza all'occhio che la stragrande maggioranza delle offerte di lavoro riguardano posizioni di manovalanza, agricoltura, operai e tecnici più o meno specializzati, e che le offerte per laureati non arrivano oltre un livello impiegatizio medio. L'assenza di ricerca di figure dirigenziali su questi canali diventa ancor più evidente se si fa un giretto telematico a Bolzano: la borsa lavoro di Bolzano offre una varietà di professioni molto più ampia e diversificata, che si incanala sovente anche nel sito della borsa lavoro europea di EURES. Inoltre, altro fenomeno assai curioso, l'area bolzanina ha anche un ventaglio di aziende dedicate alla selezione di personale altamente qualificato. Tuttavia, non mancano nella nostra fetta di regione, né le industrie né le aziende del settore terziario e terziario avanzato, né, tanto meno, le agenzie provinciali e regionali, con fior fior di quadri e dirigenti che ogni giorno fanno capolino sulle nostre testate informative e che, anche loro, come noi, si avvicendano sulle varie sedie. Forse, mi chiedo, ampliando la ricerca dei canali di selezione, e muovendomi fra le principali agenzie di selezione del panorama italiano, e in particolare con bacino del nord-est, spunteranno le proposte per le posizioni profilate della nostra provincia. Ma non ci sono neanche lì…. Dove vanno, dunque, e a chi si rivolgono, i nostri grandi professionisti, i quadri e dirigenti, o coloro che lo sono e devono o desiderano venire a lavorare qui? Vantiamo progetti universitari, master e formazione avanzata, doppie lauree in partenariato con la Germania, ma non si capisce – dopo tanto studio e/o dopo anni di lavoro e crescita professionale, a chi ci dobbiamo rivolgere se vogliamo tentare il salto. Scompiglio ad interim La sensazione è che ci sia un soffitto di vetro. Scansiamo i triti luoghi comuni di spintarelle e conoscenze e tentiamo un'altra via: la carta delle trasparenza e del contatto diretto: ho fatto una telefonata civetta all'Agenzia del Lavoro di Trento. La prima impiegata anziché " head hunting" (gli ormai noti "cacciatori di taglie per la selezione delle teste più fini) ha capito "badanti" – che ci fa sorridere e ipotizzare che non siano molte le richieste di sapere quali agenzie di head hunting ci siano sul territorio ….
Scompiglio in agenzia: mi hanno tenuto in linea dieci minuti, e passato ben 4 impiegate; alla fine, sono approdata ad una non meglio identificata responsabile, che in tono piccato e minaccioso mi ha chiesto "Ma Lei chi è, scusi?"
Risposta esterrefatta "Sono una privata cittadina che desidera sapere dove può trovare delle offerte di lavoro per un profilo più qualificato di quello delle offerte attualmente da Voi pubblicate"- .
"Sul nostro sito" – Sono stata edotta sul fatto che il referente sul territorio sono loro (lo so), e invitata a monitorare il sito con frequenza (lo faccio), iscrivermi alla loro banca-dati (l'ho fatto), eventualmente fissare un colloquio con un "orientatore" (già fatto). Sono tutte cose che faccio e/o ho già fatto, da circa 10 anni, ovvero quando mi immersi, inesperta, nel mondo del lavoro. Purtroppo, non solo sono strumenti che non mi hanno dato risultati, ma oggi non posso considerarli utili alle mie esigenze di mobilità professionale (verso l'alto). Cari amici e colleghi, certamente dove e come muoversi per migliorare la propria vita professionale è un consiglio riservato agli amici più cari. Ma in questi tempi di fragilità lavorativa e di frammentazione sociale, in cui siamo sempre più guardinghi verso il prossimo, timorosi che ci soffi il posto, la ragazza, il parcheggio, vi invito a fare un passo a lato, a essere protagonisti del cambiamento sociale, anche in queste piccole cose. Diteci, almeno, se avete notato anche voi questo strano fenomeno; e, se proprio vi sentite generosi, smascheratene altri, segnalateci dritte e consigli. Un cordiale saluto, La Donna Cannone

martedì 21 agosto 2007

Mulher Canhão não chore*

Trento – Brasile - Trento, com muita saudade Querido Manoel, …são as 11.30 da noite. Ho guardato le stelle, pensando che il sole è tramontato anche sulla tua barraquinha ao pé do mar. La tua volta stellata è più serena e luminosa. Il carro c'era, ma lo vedevo all'incontrario, come la luna. Chissà se la stai guardando. Se mi hai già dimenticata. Tutto ciò che faccio da quando sono tornata è una scocciante interruzione di questa musica, che faccio suonare ininterrottamente, spasmodicamente. Cerco di trattenere le emozioni, ma temo che si slavino come una maglietta sciacquata nella vostra acqua salata. Come una duna lenta e inesorabile, ogni granello dubbioso e incerto ha ricoperto la mia tranquillità, la mia lagunare oasi occidentale è stata sommersa dal rigoglioso reggae brasileiro. Non ho un dio Jah che mi …sor-reggae, non ho una religione; Come te lo spiego, a te che vivi in una comunità che non conta le persone, ma le famiglie - che ogni giorno al risveglio devo combattere per una merendina migliore, un voto più alto del compagno di banco; uno stipendio più alto; un chilo in meno per entrare nel tailleur di Ferrè; un uomo più figo di quello delle mie amiche? Che mi sento privilegiata perché finalmente mi hanno concesso il mutuo (e a Flavia no!), e una gran gnocca multi-tasking e performante perché bevo acqua che non fa ingrassare-vadoinufficio col car-pooling – facciolaspesaintelligenteconlaraccoltadeipunti - footing, pilates e kick-boxing-horegistratolepuntatediDesperate-Housewivesquandoerovia – e sabato seguirò un nuovo corso executive di team-building?! "Sono felice" mi hai sussurrato nel vento. Non ci ho creduto. Rifiuto di sciacquarmi la bocca col ritornello del terzo mondo povero ma felice. Una misera barraquinha sulla spiaggia, una faticosa e precaria vita di pescatore, il tempo libero sul tuo surf solitario e la capoeira coi bambini del villaggio. È stato un attimo pensare al mio lavoro ben pagato, armadi pieni di vestiti, pile di CD e di oggetti che riempiono il mio spazio. I soldi per viaggiare fino qua. Ma sono io che oggi ti scrivo e che felice non sono. Non credo nemmeno che se riuscissi a raccontartelo, con il mio portoghese stentato, lo potresti capire. Sono io che ho viaggiato a testa in giù nel tuo mondo. Il contrario non avviene. Che ne sai, di queste comunità rinchiuse nei masi intorno al fuoco? Di tristi e lamentosi cori di montagna, di sorrisi unti di polenta e luganeghe, mentre il sole le onde e le palme risuonano di reggae da danzare a piedi nudi stretti alle vostre donne? Di una chiesa stretta nel freddo medievale, che si batte il petto nella santa messa mentre sulle mura la morte danza e ci sbeffeggia, memento mori di un'altra giovane vita mietuta sull'asfalto di un sabato sera con un niente analcolico da fare? Che ne potrete mai capire, voi che inneggiate a Deus e a Jah sulla sabbia a ritmo di samba e bossa nova? Piccola comunità di famiglie di famiglie, di in un villaggio del terzo mondo, da tanto che siete indietro, siete addirittura oltre. Oltre la nostra umanità cifrata di PAT, DICO, PACS e CUS, i vostri uomini e donne senza sigle si amano e si stancano, si riamano e procreano – un padre per almeno due famiglie, e, al rientro della jangada, pesce per tutti. Querido Manoel, meu amigo brasileiro, forse la PAT l'hai sentita nominare, perché anche lì finanzia dei progetti. Ma credo che un CUS, no, non lo saprai mai, cos'è, e in fondo, anche per questo, un po' ti invidio. Come sabbia fra le dita, fra i grani perplessi di queste domande, scivola il mio bisogno di chiarezza. Qualcosa mi sfugge, mi manca ….mi potresti mica mandare un altro CD reggae? Obrigada, um abraço. A. * "Homem não chore" è una canzone dei Tribo de Jah, gruppo reggae brasiliano, vedi http://www2.uol.com.br/tribodejah/

venerdì 22 giugno 2007

La danza dell'arroganza

Girotondo delle scrivanie. Poco tempo fa sono stata a colloquio con il direttore dell'azienda dove lavoro. Il mio contratto a breve scadrà, e – per motivi non solo lavorativi, non so se augurarmi un rinnovo o meno. Ma non è di questo che voglio parlare: ieri sera ho sentito un servizio di un TG locale che decantava le iniziative di una cassa rurale di un paese della provincia, che insieme alla Provincia stessa e a vari assessorati, ha finanziato borse di studio e master all'estero per studenti volonterosi, i cui promotori affermavano che è importante che questi giovani si affaccino all'esperienza internazionale, che sono meritevoli, e che si sono registrate assunzioni soddisfacenti di giovani ben formati e professionali. Molto bene – mi compiaccio: mi sembrano parole intelligenti, fin quasi lungimiranti! ho vissuto esperienze simili e sono a favore della possibilità di gettare lo sguardo oltre confine, anche per vedere più chiaramente ciò che abbiamo in casa, e se del caso, intervenire. …. Tuttavia, quando, qualche ora più tardi, le dita hanno ripreso a danzare sulla tastiera, la mente ha composto un collage di varie tessere: una laurea magistrale, esperienza professionale pluriennale, maturata sia all'estero che in Italia, tre mesi dopo il mio insediamento nell'ufficio che occupo mi è stato proposto di diventare capo-ufficio… Con queste premesse, al momento di ridiscutere il mio contratto mi aspetto che tutto venga – finalmente e volgarmente – monetizzato, (come mi era stato promesso lo scorso anno). Poco prima del mio colloquio ho saputo che a un collega (maschio) è stata fatta una proposta economica. Mesi fa il direttore (maschio) si è fatto aumentare lo stipendio (e la qualifica a "generale"). Al lavoro mi passano sotto gli occhi progetti - talvolta balzani – per migliaia di euro. Ma alla richiesta di aumento di stipendio e di livello, mi sono sentita rispondere che "non ci sono soldi". È chiaro che qualcosa non quadra. I conti non tornano e non serve un master alla Bocconi per accorgersene. È altrettanto chiaro che come ogni mattina in cui ci penso, mi è ripartito un incazzo alla Mike Tyson col proposito di sbattere al muro il caro diretur! ….per la serie "Buongiorno!!!!" Ahimè, certi questi rimedi obsoleti e poco femminili non mi sono concessi, quindi dovrò armarmi di pazienza, cocciuta flessibilità e flessibile cocciutaggine per il secondo round. Questo per voi non è che un semplice aneddoto, (sebbene scrivendo questa rubrica il mio pensiero sia andato alla Giornalista Anonima a cui mesi fa mi ero riproposta di rispondere). Ma è un aneddoto che sa troppo di vita quotidiana di molti. Ancora e sempre lusingati, affabulati, vezzeggiati e MAZZIATI!
Allora, care "isole di resistenza", ecco un paio di ricettine facili e veloci per ribattere a "proposte di stipendio o lavoro indecenti" 1) Giriamo le poltrone: Caro direttore, come certo saprà, all'Acquario di Cesenatico organizzano corsi di team-building per manager nella vasca degli squali. La mia proposta – però - è molto meno inquietante: Le propongo un bel gioco di ruolo; facciamo che io ero il direttore e Lei il dipendente sulla sedia; che io Le proponevo uno stipendio inadeguato per una mansione di impegno e responsabilità; "purtroppo non posso dare il giusto valore alla Sua laurea e alla Sua esperienza, ma verrà il momento, mi creda! Lei ha tutto il mio apprezzamento. E adesso, volentieri Le offro un passaggio sul mio Pajero full-cost aziendale fino alla fermata del tram?" 2) Per chi preferisce una versione più soft (o strappalagrime): "Caro Direttore, si metta una mano sul cuore. Lei che è un uomo di mondo e sa come vanno queste cose, pensi che al mio posto potrebbe esserci Suo figlio; come reagirebbe se tornasse a casa raccontandole di una simile proposta? Il primo a infuriarsi per la presa in giro e l'offesa arrogante sarebbe Lei!..." Non vi garantisco l'aumento, ma almeno il rispetto di voi stessi e la soddisfazione di aver smascherato e sbuggiardato questi beffardi arroganti affabulatori, che – chissà perché - dalle loro poltrone non si schiodano mai! PS: Ho sottolineato il paragone con i colleghi maschi perché nella remota valle trentina dove lavoro da mesi, ho respirato un'aria maschilista e retrograda che non avevo mai trovato altrove, se non, dieci anni or sono, in zone rurali del Portogallo. E allora ecco che l'esperienza all'estero mi torna utile.
...Nella prossima puntata potremmo discutere del perché ci siano tanti direttori e molte meno direttrici….?! Un cordiale saluto, La Donna Cannone

mercoledì 13 giugno 2007

Luoghi comuni (sui trentini)

1) Da voi fa freddo. Se la neve la sparano è ovvio che di vivo rimane solo il caldo.
2) Da voi la vita è tranquilla. Mettiamola così, abitare in Trentino è un po’ come stare a Cuba: tutto l’anno è uguale.
3) Siete razzisti: Non fatemi ridere! ho visto mocheni ballare attorno a un poster della Cucinotta ed eleggerla a pietanza preferita della loro tribù.
4) Siete dei gran lavoratori. Quando i dipendenti della Provincia si affacciano dall’ufficio e sorprendono in strada qualcuno a faticare si forma subito un assembramento, qualcuno fa buu, si contorcono, altri mostrano il pollice verso, certi si coprono gli occhi e si tengono la pancia, finchè uno esclama: Ostia che neger el terun! Poi richiudono le finestre, guardano l’orologio e vanno in pausa.
5) Tra Trento e Trieste c’è un ponte. No, quelli sono il dire e il fare.
6) Da voi si parla tedesco. Te lo vedi Goethe che dice: “ne vedem Zobia”?
7) Da voi si mangia bene. Corretto da tanti immigrati nel più realistico: da voi si mangia, bene!
8) Siete onesti. Diffidare. Altro che vendere la fontana di Trevi! Questa è gente che riesce a spacciare Segonzano per località turistica.
9) Da voi c’è l’aria pulita. Non è mica taciturno, il trentino, guardatelo meglio: è in apnea.
10) Siete freddi. La differenza tra i trentini e i pupazzi di neve è che non si sciolgono.

martedì 12 giugno 2007

Family Night(mare)

A.A.A. Famiglia Trentina Cercasi è lo slogan che per qualche mese ha attraversato le strade e le piazze del capoluogo trentino. Ricerca disperata che si è conclusa la sera del 10 giugno, con la proclamazione della Famiglia Tipica Trentina (che ci ricorda tanto l'Osteria Tipica Trentina, ma, temiamo, di carne meno appetitosa). "Avvenimento straordinario e coraggioso" "Fulgido esempio di provocazione reazionaria ". Il direttore della Galleria Civica di Trento è riuscito in un'unica abile mossa a coniugare arte contemporanea, propaganda politica, schiaffo alla miseria e dilapidazione di pubblici denari. Abbiamo visto sfilare e sedere sul palco del Teatro Sociale di Trento: il sindaco, l'onorevole sindachessa di Borgo Valsugana, un'ex deputata leghista e, crediamo, serpeggiare in sala varie ambizioni politiche ed esibizioniste fra pubblico e platea. Con ineffabile British understatement , l'artista e ideatrice di questo progetto, unico al mondo, ha preferito non mostrarsi al pubblico né alle telecamere. (Uno spettatore dietro di noi, certamente single per scelta altrui e macerato nell'invidia, ci ha bisbigliato all'orecchio che se ne stava defilata a sghignazzare di cotanto carosello seriosamente autoreferenziale). 5 le famiglie trentine in gara per aggiudicarsi l'occasione di essere immortalate nel bronzo a futura memoria…. Chi scrive non ha retto alla suspense. E in eroico sforzo si è defilato, trattenendo il fiato fino a ieri mattina, per apprendere dai giornali chi si fosse aggiudicato il titolo e l'onore. Ci conforta sapere che anche noi, come la giuria, siamo stati affascinati dalla famiglia Giuliani – (la vincitrice) – che alla domanda della Direttrice RAI locale "come definireste la famiglia tipica trentina in 3 aggettivi?", ha risposto "integrata, legata al territorio e solida ". Ci sfugge, certo, la profondità di queste affermazioni – e oramai stremati, senza voce per il tam tam transalpino a parenti amici e conoscenti, la bocca impastata di polenta, – a malapena ci rimane la forza di inviare questa mail. Ma il nostro ultimo sforzo è generoso; è perché l'Italia intera sappia, perché il popolo italiano tutto si pronunci, e ogni famiglia italiana entri in lizza per essere immortalata come famiglia tipica trentina.
Con entusiasmo travolgente da Napoli a Firenze scopriranno che in ognuno c'è un trentino, la consapevolezza di un popolo travalicherà il Po scavalcando l'orizzonte, Civitavecchia sgomiterà con Cortina per diventare un nostro Comune – e Jilliam Wearing riuscirà, finalmente, ove Garibaldi e il servizio militare interregionale hanno fallito.

Ridi pagliacciooooo

L'altra sera sono stata a teatro: spettacolo del comico trentino Lucio Gardin. Salvo qualche scenetta su una rete televisiva locale e una rubrica (che non ho mai letto), su testata provinciale, non lo conoscevo. È stato molto divertente – già a metà spettacolo mi doleva la mascella dal ridere, e alla fine, la testa. Ma con la pesantezza che mi contraddistingue, stamattina mi rode il tarlo, che mi fa interrogare sulle dinamiche di questa comicità nostrana. Che peraltro qualcuno mi aveva descritto come scontata e meccanica.
Gardin fa ridere i trentini parlando al loro ombelico. Talvolta un po' più giù, con una banale e volgarotta comicità genitale che non gli fa onore. Cassiamo la parodia delle donne al volante e l'imitazione dei veneziani. Il resto, mi ricorda una regia berlusconiana – come quando il Cavaliere con bandana intona canzoni partenopee e riesce comunque a trascinare le folle. Come il Cavaliere, c'è in lui una scintilla geniale e da vero businessman: un intero teatro è tornato a casa ieri notte felice di essere stato paternalisticamente sputtanato. E avevano persino pagato! Sospetto fortemente che Gardin possa ridere dei trentini in quanto trentino. Non scomoderei Pirandello, ma ho il sospetto che mi potrebbe spiegare perché certe critiche e battute sono ammesse solo da chi appartiene, per legame di sangue, "alla famiglia". Se sul palcoscenico ieri a sbeffeggiare i trentini, ci fosse stato un romano o un napoletano, credo avrebbe rischiato il linciaggio. Invece, battendo le mani, spellandoci i palmi e scuotendo le chiome, noi riconoscevamo nella macchietta del trentino affetto da orsite, abulia, falsa modestia, conformismo e ipocrisia, pettegolezzite vigliacca ed acuta, un altro: il vicino di casa, il collega dell'ufficio, la siora del supermercato… – "ma io no, mi no son cosita, osti……., e se anche in qualcosa mi riconosco, comunque non è grave, anzi, la fa propi rider!!" . Insomma, una risata consolatoria. Prudentemente, Gardin si è accertato che in sala non ci fossero romani, milanesi, toscani e napoletani. E sul palco di un piccolo paese di una piccola valle nel profondo nord-est dello stivale, questo comico regionale che racconta com'è Roma, Napoli e Firenze, (calcando molto sullo stereotipo nazional-popolare), ha il sapore acre e polveroso di certe novelle medioevali che studiavo al liceo , dove predicatori e teatranti ambulanti si fondevano, raccontando del mondo di villaggio in paese in villaggio, vendendo piume d'angelo e miracolose sacre reliquie.

sabato 26 maggio 2007

Laghi e pozze del Trentino Alto Adige

1) Lago di Garda. Giusto un angolino, ma da qui il Garda pare una fessura sull’infinito.
2) Lago di Braies. In provincia di Dobbiaco, è in realtà un pak staccatosi dalla calotta antartica. Impossibile? Ai suoi tempi Oetzi ci si tuffava con la muta. E lei urlava.
3) Laghi di Caldonazzo e Levico. Due compìti cuginetti talmente simili da venire considerati un tutt'uno. Uno ricorda uno specchio azzurro, l’altro un fiordo, uno sembra inciso nel ghiaccio, l’altro in un vulcano, uno è dolce e segreto, l’altro ampio, uno è quasi cupo, l’altro risplende, in uno pisciano gli olandesi, nell’altro i tedeschi.
4) Lago di Toblino. Si materializza solo in certe notti, quando il castello galleggia su una nuvola a pelo d’acqua. Vicino, il lago di Santa Massenza, detto così perché sarebbe meglio che non ci fosse massenza la centrale elettrica come si fa?
5) Lago di Resia. E’ quello famoso col campanile che spunta fuori dall’acqua. Quando ha notato l’imperfezione Durnwalder ha deciso di fare finta di niente. E’ la stessa strategia politica che adotta davanti allo specchio e che va sotto il nome di riporten.
6-7) Laghi di Molveno e di Tovel. Primo e secondo nel campionato europeo per la pozza più sinistra, cinque teschi nella guida Michelin dei suicidi.
8) Lago di Tenno. Per arrivarci si scende. Tanto. Un pozzo, praticamente. Si sbuca dall’altra parte del globo però, ai carabi, con tanto di isoletta e acqua cerulea. Deve il nome ad un bisogno di solitudine. Vengo anch’io? Tennò.
9) Laghetto di Madonna di Campiglio. Pomiciata innaturale, ossia bacino artificiale, consiste di onde di Mar Zemino del ’76 tempestato di diamanti grandi come buste della spesa e di caviale che greggi di pecore vi depongono nottetempo. Se ne estraggono alghe poi servite ai turisti come crauti. Chi le ha mangiate ha delirato a lungo di aver sorpassato Schumacher in pedalò. L’insieme crea l’atmosfera new age cara al Giangi, al Billy e al Tommy di Milano. Il week end ci vanno a pesca: l’APT schiocca le dita e loro abboccano.
10) Lago di Roncone. Il lago di Roncone è di gran lunga, nonostante la concorrenza, quello che della provincia mi piace meno. Non è colpa sua: è che si specchia nella val Giudicaria.
* Per ovvie ragioni di par condicio non si fa menzione del Lagorai e del Lagomediaset.

sabato 12 maggio 2007

Diritti, non sacramenti

Sulle notizie online della Rai oggi ( http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=69851) un paginone dedicato, tanto per cambiare, alle dichiarazioni del papa in Brasile. Immagino che non tutti i brasiliani, (come invece qui vorrebbero farci credere), siano smaniosi di sentire, - a casa loro, e da un estraneo con un buffo costume -, minacce di scomunica e ingiunzioni presuntuose sulle regole di vita . Fortunatamente c'è anche chi racconta a noi che il sindaco di Rio de Janeiro, ieri, 10 maggio 2007, ha pronunciato parole ben più "sante": ritratto davanti a un centro per la tutela dei diritti di cittadini gay, trans, lesbiche, bisex e quant'altro, ha affermato che decidere di unioni e tipologie di famiglia significa occuparsi di diritti, non di sacramenti. E che pur essendo cattolico (e contrario al tanto discusso aborto), nella sua veste ufficiale rappresenta e tiene nella debita considerazione i diritti e le esigenze di tutti i cittadini che egli rappresenta , e che Rio de Janeiro per prima in Brasile, con vanto, ha riconosciuto la reversibilità della pensione ai partner di coppie non sposate e anche omosessuali. Che ci vengano da quello che siamo abituati a considerare 3° mondo, parole di semplice e cristallina civiltà – mi sembra dovrebbe farci quantomeno riflettere. Gettare altrove lo sguardo per comprendere meglio ciò che accade nel nostro territorio. Mi vergogno di appartenere a questo Paese, succube di santa madre chiesa medievale e presuntuosa, che nulla vive ma pretende di impartire a tutti lezioni di vita – terrena e non. Non mi riconosco in un Paese che strilla dalla prima pagina di uno dei suoi principali quotidiani nazionali il sostegno al papa che vaneggia accusando di terrorismo chi il 1° maggio (al concerto di Roma) ha espresso pubblicamente opinioni diverse dalle sue. E non è che la parte visibilmente purulenta del sistema…. Un cordiale saluto, La Donna Cannone

mercoledì 9 maggio 2007

Pavimenti infelici

Da mesi gironzola nel mio cervello – reso ovattato come materasso di lana di pecora da ore di televisione del letargico inverno appena trascorso - un superstite neurone stupito. Alcune immagini lo hanno solleticato e imbaldanzito. Detersivi all' aromaterapia per il parquet, nuovissime perle di bellezza per le ascelle e lo sconcerto di essere penalizzata nell'acquisto di un PC in contanti , con notevole incremento del prezzo rispetto al pagamento rateale. I giorni successivi all'aver visto queste pubblicità, mi aspettavo dai colleghi, dalle signore al supermercato, dai titoli dei giornali, echi dello stupore e della perplessità che mi avevano suscitato. Attesa vana. È un cocktail di senso di ingiustizia sociale ed economica che fa mi ruggire ancora oggi al pensiero di quelle immagini apparentemente innocenti e innocue. Leggo alla voce "superfluo": accessorio, eccedente, sovrabbondante, troppo, voluttuario, secondario, inessenziale, esagerato, eccessivo,… Contrario di: basilare, essenziale, irrinunciabile, primario, imprescindibile, necessario, urgente, occorrente, (e un'ampia scelta per almeno altre 5 righe). Il pensiero che la manciata di euro per il detersivo da pavimenti aromaterapico (in ben 3 profumazioni) sfamerebbe altrove varie persone, devo dire, arriva dopo la sensazione di essere gabbata e portata a credere che questi nuovi prodotti mi siano utili e necessari. Assistevo l'altro giorno a un interessante seminario: il relatore affermava che il fine dell'individuo della società occidentale è la felicità. E, provocatorio, sosteneva che se nel nostro mondo industrializzato, felicità è declinazione del verbo consumare, dovremmo essere tutti contenti. "Felicità" è parola di non facile definizione e dalle mille sfaccettature soggettive. Così come "consumo". Scrivetemi, dunque, se siete consumatori critici o beoti, se il grande fratello sa meglio di voi cosa volete, se sapete come si declina la felicità nel mondo occidentale… Che significa felicità in altre culture, mondi o filosofie? Grazie e a presto. Un cordiale saluto, La Donna Cannone.