sabato 31 dicembre 2011

è morto don Verzè

auguri

mercoledì 28 dicembre 2011

corsi e ricorsi

Nel '97 Berlusconi era in difficoltà e D'alema ci fece, insieme, la bicamerale. Nel 2007 Berlusconi era finito, e Veltroni lo scelse come interlocutore per le riforme. In tutte e due le occasioni quegli appigli sono serviti al Cavalieri per uscire dall'angolo e vincere le elezioni. Fino ad un mese fa Berlusconi aveva il minimo storico di gradimento. Poi Bersani ha deciso di farne un alleato di governo.

lunedì 26 dicembre 2011

logiche

A volte, in certi dialoghi come in certi film di fantascienza, si entra in una certa logica e si dimentica che ne esiste un'altra, quella di sempre. Prendiamo il presepe. Gesù nasce al freddo e al gelo ma i genitori lo espongono seminudo, come in vetrina, sulla soglia di una grotta. Lo vanno a trovare i re magi, professione di cui non sentiamo parlare in nessun altro contesto. La sacra famiglia è immigrata: nessuno gli offre alloggio e si riscalda grazie ad un bue e ad un asino. Nulla le cronache ci dicono di cosa abbiano fatto di incenso e mirra. Naturalmente sono solo esempi. Altri se ne potrebbero fare in molti campi. O anche, ancora, nella religione. Dove un tizio muore il venerdì, resuscita la domenica e ci dice che tutto è accaduto in tre giorni. Sarà per via di un trauma al momento del parto.

sabato 24 dicembre 2011

un presepe di zombie

Settantacinque anni fa veniva inventata la lobotomia. L'invenzione piacque agli scienziati al punto che fruttò un premio Nobel. Ai pazienti invece piacque tanto che l'inventore, un portoghese, finì i suoi giorni in carrozzina, colpito alle gambe da uno di quelli che aveva sottoposto alla sua cura. Consisteva, approssimativamente, nell'iniettare alcool nel cervello. Calcolando gli anni passati da quando la pratica fu vietata, di lobotomizzati tuttora in vita dovrebbero essercene rimasti pochi. Poi uno guarda gli alberi di natale, la televisione, le facce per strada, e sospetta che la scienza faccia miracoli.

venerdì 23 dicembre 2011

ti piace vincere facile?

Il Barcellona ha appena vinto la coppa intercontinentale. Xavi, Iniesta e Messi si contendono il pallone d'oro. Mezza squadra un paio di anni fa ha dato la coppa del mondo alla Spagna. E allora perchè tutti esaltano la società e l'allenatore Guardiola? Misteri delle public relations.

venerdì 16 dicembre 2011

Dio è diuretico

Ve la ricordate la particella di sodio? Quella che in una pubblicità vagava in un'acqua minerale alla ricerca di un suo simile? C'è tornata in mente davanti alla notizia che gli scienziati sarebbero sul punto di trovare la particella di Dio. Non sapendo cosa significasse questa frase, ce lo siamo immaginati come quella bollicina in bottiglia, il creatore. Una vocina onnipotente, incapace però di stappare il mondo in cui s'è infilato, che ve cerca invano compagnia. E`questo, in fondo, il monoteismo. Qualcosa in nome del quale un cinquantenne affiliato a Militia Christi va al mercato a caccia di negri. Per ogni Dio che non trova un suo simile c'è probabilmente un suo fedele che non tollera i diversi.

mercoledì 14 dicembre 2011

alce e fardello

Il comunismo era sconfitto. Lo dicevano le immagini dei telegiornali, con i supermercati sguarniti, la fila fuori e il freddo ovunque. Ora dopo vent'anni e passa di capitalismo, Bulgaria, Romania e Bielorussia non sembrano essersi avvicinate alla ricchezza di Francia, inghilterra e Germania. In compenso, presto, saranno i paesi europei ad assomigliare a quei filmati di repertorio. E allora, se il comunismo ha perso, chi è che ha vinto? Per rispondere basta dare un'occhiata alla manovra di Monti.

lunedì 5 dicembre 2011

senza parole

Qualche giorno fa si era rifiutata di parlare con una rappresentativa di studenti - eletta - perchè tra di loro non c'era nessuna femmina. Poi la ministro Fornero, illustrando la manovra economica, si è interrotta perchè piangeva. Aspettiamo una parola, un atto, un singhiozzo che abbia qualcosa di sensato. Farebbe piacere a chi non ha potuto ascoltarla perchè colpevole di essere maschio o ad un pensionato qualunque. Basterebbe una parola: dimissioni.

domenica 4 dicembre 2011

a Socrates

Socrates è morto. Sapere che si trovava sul nostro stesso pianeta era un buon motivo per restarci, uscire di casa e calcolare le probabilità di incontrarlo. Burdisso disse che si gioca come si vive. Socrates aveva visione di gioco e colpo di tacco. Guidò una squadra che rifiutava l'autorità dell'allenatore, tirava tardi parlando di politica. Non in inglese, la lingua del capitalismo. Fece goal all'Italia campione del mondo mettendo la palla dove nè Zoff nè nessunn altro avrebbe immaginato. Scrisse per un giornale, lottò contro la dittatura, fu medico. Molte vite muoiono con un ultimo respiro, oggi.

giovedì 1 dicembre 2011

Che la morte ci trovi vivi

Lucio Magri si è suicidato. In una clinica svizzera. Luigi Crespi ha scritto che ciò nega il senso della morte. Che invece sta probabilmente in una affermazione come questa, nella sensazione da decomposizione celebrale che lascia, simile, all'incirca, a quella che ci darebbe vedere schopenauer sbeffeggiato dal Gabibbo. Chi critica un suicida dovrebbe spiegare, prima, dove sta, la forma, il peso, l'odore del senso della vita. Convincerci che il mal di denti, le angosce, la noia, la solitudine, le delusioni, sono più dolci da mandar giù di una soluzione definitiva. Ci sono, è vero, quelli che non lo negano: la vita in larga parte è sofferenza, affermano, e scapparne è da vigliacchi. Saranno orgogliosi eroi con crisi di panico ad ogni colpo di tosse. Verà l'ultima crisi. E anche per loro, di fronte ad una porta d'ospedale, dopo aver saputo che non c'è nulla da fare, i parenti un giorno chiederanno al dottore di farli soffrire il meno possibile.

venerdì 25 novembre 2011

alla faccia della demagogia

Ci sono gli ombrelli firmati. I cani col pedigree che costano quanto un'utilitaria e, a proposito, che non si debba rinunciare ad un optional, costi quel che costi. Ma quando c'è da decidere chi ci governa, no, è il caso di risparmiare. Ora tagliano sui vitalizi dei deputati. Così a rappresentarci saranno ricchi o incompetenti, comunque al soldo della lobby di turno. Quella che incaricherà il proprio partito di fare le leggi a proprio uso e consumo mentre i cittadini saranno ancora convinti che se il debito pubblico si moltiplica è per il prezzo del filetto che mangia Scilipoti.

mercoledì 23 novembre 2011

uno spettro s'aggira per le edicole

Il Manifesto è in crisi. Tra tre mesi, come sempre negli ultimi trenta anni, potrebbe chiudere. Lo ha annunciato Valentino Parlato, una dei fondatori, che come sempre ha chiamato alla mobilitazione, scrivendo che, col taglio degli aiuti all'editoria e con la situazione politica attuale, questa crisi potrebbe essere definitiva. In passato è calata la foliazione, stavolta è aumentato il prezzo, altre volte sono usciti numeri unici da 50 euro e si sono aperte sottoscrizioni. Perchè leggere il Manifesto, "quotidiano comunista", come recita la testata, è anche appartenere ad una comunità. Sempre più esigua, però, perchè le copie vendute negli ultimi decenni si sono dimezzate.
Rossana Rossanda, una delle fondatrici, viene insignita dell'Ambrogino d'oro, ma intanto, da anni, lavorare per il Manifesto ed essere pagati entro un trimestre è quasi un'impresa.
Non servirà, supponiamo, a svecchiare il giornale, a farlo evadere dagli occhiali di pochi intellettuali, a renderlo utile, oltre che interessante. Perchè un quotidiano che, come si dice in gergo, chiude alle 20.00, quando arriva nelle edicole è già buono solo per incartare le uova, per usare un'espressione di Luigi Pintor.
Dall'ex direttore sardo in poi tanti, tra le rotative del giornale si sono formati: da Barenghi a Lucia Annunziata all'ex ministro Frattini.
Spiace anche per questo, in un'epoca di mediocri pennivendoli, che una palestra di stile e rigore rischi di abbassare la saracinesca.
O riesce a prendere esempio da un giornale come Il fatto quotidiano, altrettando povero, meno elitario e più combattivo, o il Manifesto smetta la sua opera di testimonianza, chè la rivoluzione non è un pranzo di gala.

martedì 22 novembre 2011

facciamoci dei nemici/1:Simoncelli

ok, facciamoci dei nemici, e iniziamo dall'alto. Simoncelli per esempio.
Che ancora pubblicizza le patatine. Che tutti dicono che sapeva godersi la vita. Che tutti ricordano che sorrideva sempre. Che s'è coccolato una famiglia che al posto che di silenzio il minuto gliel'ha dedicato di "casino". Che adesso gli hanno intitolato un circuito anche se non era dei suoi preferiti. Che le ultime parole lasciate ai posteri sulla rete erano qualcosa tipo il circuito è impegnativo ma ho voglia di vincere e ce la metterò tutta. Che tutti dicono che un giorno di sicuro avrebbe vinto il campionato del mondo. Ma intanto ad una curva s'è inclinato come ai bimbi quando gli tolgono le rotelle.
Ma a parte essere miliardario e risparmiare sui pettini, che ha combinato in vent'anni, questo campione della vacuità?

domenica 20 novembre 2011

almeno lo stemma, Zapatero poteva cambiarlo.

Quando ad un esponente del Partito popolare spagnolo si chiede un giudizio sul franchismo in genere la risposta è che anche i comunisti ebbero le loro colpe. Quando, per vincere le elezioni, il partito popolare spagnolo mentì sulla strage di Madrid, il suo candidato era Rajoy.
Questo è il partito e questo il candidato che si apprestano a governare la Spagna.
Un Paese che con Zapatero era per qualche tempo riuscito a scrollarsi di dosso quell'aria di naftalina e stereotipi che la accompagna da Franco in poi, e che adesso probabilmente riprenderà ad ospitare con indifferenza il maggior numero di fosse comuni d'Europa.
Con una legge elettorale in confronto alla quale il porcellum di Calderoli è un raffinato spazio di democrazia, diversi commentatori esortano gli indignados al voto utile, che poi sarebbe quello per il partito socialista.
E se, invece, alla prova dei fatti, ad essere inutile, fosse proprio quel partito?

venerdì 18 novembre 2011

ego te absolvo

Con Don Verzè indagato per bancarotta, il parroco della chiesa in cui fu ritrovato il corpo di Elisa Claps e i loro colleghi ciclicamente sorpresi a traviare bambini, forse la legge dovrebbe comportarsi come con quel pastore del Sud, a cui il giudice riconobbe l'appartenenza ad una cultura con un sistema di valori peculiare. Del resto, se li nomina arcivescovi come Marcinkus o santi, come Padre Pio, vuol dire che la Chiesa non li considera pecorelle smarrite, ma pastori, pure loro. Ma don Verzè è quasi centenario e per ritrovare il corpo di Elisa Claps ci sono voluti diciott'anni: forse la divina provvidenza, al clero, l'impunità già l'ha data.

giovedì 17 novembre 2011

Carfagna, dove sei?

Quando Norma Rangeri, firma del Manifesto, deve farsi operare, le credenziali professionali del chirurgo non le interessano. Quello che conta per lei è che a mettere il bisturi sul suo corpo sia una donna. Lo dimostra nel suo ultimo articolo, in cui si compiace che nel nuovo governo alle donne siano andati tre dicasteri "di peso". Lo spread galoppa e in mezzo a tante contrattazioni su aree politiche di provenienza e lobby di appartenenza, dopo l'esame di innumerevoli profili professionali e di competenze, scegliere i ministri in base all'anatomia ci sembra un'efficace scorciatoia. Che la scelta per decidere a chi assegnare il ministro degli interni o quello dell'economia avvenga dunque come una volta la visita di leva. Ma se a contare è il corpo, la prossima volta, per favore, il casting affidiamolo a Berlusconi: a occhio pare intendersene più di Monti.

mercoledì 16 novembre 2011

ministri a spasso

Quando si dice che il nuovo governo è fatto di "tecnici" si intende che ad essere stati nominati ministri sono persone che prima d'ora non si occupavano di politica. Verrebbe da pensare che, quindi, chi li ha preceduti torni alle rispettive occupazioni. E se per quanto riguarda Mara Carfagna viene da tirare un sospiro - anche di sollievo - fa venire i brividi immaginare Calderoli medico, Gelmini avvocato, Frattini modello, Bossi qualsiasi cosa, Berlusconi imputato. Forse, in fondo, il posto in cui potevano fare meno danni era proprio alla guida dell'Italia.

lunedì 14 novembre 2011

sono solo canzonette

Venditti, De Gregori, Pino Daniele, Dalla, ecc. un tempo si chiamavano cantautori impegnati. Impegnati a fare canzoni che non parlassero solo d'amore o almeno non in modo banale. Nel loro repertorio sarebbe difficile trovare una canzone significativa degli ultimi quindici anni. Chi informava un generale di cosa ci fosse dietro una stazione, chi voleva unità per noi, chi si chiedeva quale allegria, chi annunciava un nuovo Masaniello, si trascina sui palchi applaudito dalla generazione dei mangianastri. Mancanza di ispirazione? Strano, perchè sarebbe stato proprio negli ultimi quindici anni, l'ora, più che mai, di impegnarsi.

mercoledì 9 novembre 2011

cozza italia

Qualcuno, stamane, si è svegliato per una folata improvvisa di freddo. Come si fosse spalancata all'improvviso, all'alba, la finestra. E gli occhi li ha aperti a fatica perchè magari ieri sera aveva fatto tardi, festeggiato, spernacchiato il telegiornale. Ma la finestra è chiusa. I termosifoni caldi. Gli occhi allora sono andati sul soffitto, sbarrati. Era presto, ma il sonno era passato. Provateci voi, a stare tranquilli, con quella sensazione. Come quando la moglie va per qualche giorno a fare visita ai genitori, o anche solo dal parrucchiere per qualche ora. Segue un senso di onnipotenza e un certo, immediato, artistico, ostentato disordine. Ma poi? per un attimo, dopo qualche tempo, una sottile angoscia prende lo scapolo a tempo che guarda la tv con i piedi sul divano: che la consorte non torni. Che non ci sia più niente da violare. Che Dio e babbo natale, la juventus e Pippo Baudo, la suocera e le pattine svanissero. Tutto questo è stato Berlusconi. Un totem da criticare per i valori che esaltava o perchè li violava, perchè era moderno o perchè era arcaico, un modello da non seguire perchè era troppo imprenditore o non abbastanza, perchè era uno di noi o noi in uno. E capita allora che a quest'ora il mattiniero si aggiri in ufficio per strada, nel corridoio di casa come se qualcuno gli avesse inibito l'uso di una vocale qualsiasi. Sarà per via degli sbadigli ma sta per prendere la parola e non sa che dire, per lamentarsi e non sa di cosa, maledire e non sa perchè. E anche se qualche giornalista pensa a The trueman show e parla di italiani dentro una bolla, il pendolare che lascia l'ufficio senza aver trovato argomenti, più che un attore americano si sente un mollusco allo scoperto in una conchiglia scardinata. Durerà poco.

martedì 1 novembre 2011

Intervista a un militare di professione dell'Esercito Italiano



dopo l'assaggio di qualche mese fa, in coincidenza della festa delle forze armate la Donna Cannone (e chi sennò?) vi offre l'intervista completa ad un militare italiano, che ringraziamo.

Per capire se una voce dalle stellette sia o no quella di un Ufo.


Intervista a un militare di professione
dell'Esercito Italiano

Max, 38 anni, Sottufficiale dell'Esercito. Salernitano, lavora a Napoli. 



le domande del Comandante Nebbia

CN: in che teatri è stato impegnato?
Max: Sono stato in Bosnia nel ’96, quattro volte in Kosovo tra il 2000 e il 2003 e in Iraq nel 2004.


CN: quali incarichi ha ricoperto?
Max: In Bosnia non ero ancora in servizio permanente, ho svolto per lo più servizi di guardia al nostro Compound.
In Kosovo ho ricoperto incarichi vari, dalla gestione dei gruppi elettrogeni all’interno della base e nelle varie postazioni a difesa di installazioni sensibili sparse per il territorio di nostra competenza, all’addetto agli acquisti e quindi ai contatti con i rivenditori locali, cosa che mi ha permesso di girare parecchio e di conoscere moltissima gente del posto. Mi occupavo anche della retribuzione del personale civile locale che lavorava nel nostro accampamento. Con alcuni di loro sono in contatto ancora oggi.

In Iraq, ero addetto alla Cellula S1 (Personale) ed ero in giro spesso a seguito di un mio superiore a cui facevo da interprete dall’inglese, nel corso dell’affiancamento con ufficiali dell’esercito iracheno.


CN: ha partecipato ad azioni a fuoco?
Max: Io personalmente mai, ho solo sperimentato la tensione che si generava ogni volta che si usciva dalla base.


CN: quali differenze ha riscontrato nella reazione delle varie popolazioni alla presenza di militari stranieri sul territorio?
Max:In Bosnia, la guerra era appena finita. Non c’era molta gente in giro e quelli che c’erano erano piuttosto diffidenti. I contatti più frequenti erano con i bambini che venivano a chiederci un po’ di cioccolato o qualche merendina.
In Kosovo, gli albanesi erano in genere amichevoli, la nostra presenza in qualche modo li faceva sentire al sicuro.
In Iraq, è molto difficile da definire. La situazione era piuttosto complessa, sicuramente non tutti erano contenti di averci tra i piedi.


CN: Qual è, secondo lei, il livello di preparazione medio del personale italiano nei confronti del personale di altre nazioni?
Max:Al di là di Americani e Britannici, che sono a mio parere di un altro livello, credo che il nostro grado di preparazione generale sia piuttosto buono e in grado di confrontarsi tranquillamente con gli altri eserciti della coalizione.


CN: Ci dà un'opinione sulla qualità dell'equipaggiamento e sulla sua adeguatezza nelle varie situazioni?
Max:La qualità è sicuramente migliorabile e non sempre è risultata pienamente adeguata alla situazione, ma si sa, noi italiani siamo abituati a fare di necessità virtù.


CN: Ci dà un'opinione sulla capacità delle forze armate di valorizzare l'esperienza accumulata nei teatri di impegno o se questa viene dispersa con i congedi o con l'impegno del personale esperto in funzionalità impiegatizie?
Max: Credo che la maggior parte del personale delle forze armate abbia accumulato una notevole esperienza nell’ambito dei teatri operativi e tale esperienza può tornare utile sia per indirizzare i più giovani, sia per affrontare le nuove sfide con maggiore sicurezza e consapevolezza. I congedi e i cambi di destinazione del personale esperto ritengo che non possano inficiare su tale bagaglio di esperienza, se non in minima parte.


CN: Ci dice il livello di impiego dei private contractor e il tipo di missioni affidate a questo tipo di professionisti?
Max: I contractors si occupano in genere della protezione di personaggi di spicco che a vario titolo circolano per il teatro. Sono certamente dei professionisti molto validi, ma noi abbiamo delle regole d’ingaggio ben precise, dalle quali non possiamo prescindere. Loro, probabilmente, hanno una maggiore libertà di movimento e di azione.






le domande di Poldino


Poldino: Qual è la sua canzone preferita?
Max: Risposta difficile. Ascolto molta musica, è difficile isolare una sola canzone. Se proprio devo scegliere, dico “Pride” degli U2.


P: l'ultimo libro letto?
Max: E’ un periodo che leggo più libri contemporaneamente, iniziandone uno nuovo senza prima terminare la lettura di quello precedente. L’ultimo che ho letto dall’inizio alla fine è “Io cammino in fila indiana” di Ascanio Celestini.


P: Come reagisce la gente quando dice che fai il militare?
Max: Alcuni appaiono sorpresi. Forse il mio modo di fare e di muovermi fa pensare ad altro. Ma anche il modo della gente di considerare i militari dovrebbe evolversi.


P: Ha qualche militare in famiglia, anche in pensione?
Max: No, nessuno.


P: Che lavori ha fatto prima di arruolarsi? Qual era l’alternativa?
Max: Ero iscritto all’università, Lingue e letterature straniere moderne. Ho fatto qualche esame. Nel frattempo, per non pesare troppo sul bilancio familiare ho fatto vari lavori, dal barista alla gestione di impianti sportivi. L’alternativa era continuare gli studi e tentare di trovare uno sbocco in quel settore. Forse avrei potuto, ma è andata diversamente.


P: Cosa direbbe al se stesso ventenne?
Max: Di godersi di più la vita, è un’età fantastica che non torna più.


P: Durante il vostro addestramento, per resistere, vi vengono indicati degli integratori?
Max: A me non è mai successo, né ne ho mai sentito parlare.


P: A che serve saper marciare?
Max: Nella vita in generale, a poco; nell’ambiente militare ti dà un primo input di ordine e disciplina.


P: Cos’è cambiato tra le vecchie e le nuove generazioni di militari?
Max: E’ cambiato molto, direi. La rinuncia alla leva obbligatoria ha dato vita ad un nuovo esercito di professionisti, a mio parere molto più preparati ed evoluti.


P: Siamo al 7 settembre 1943: combatterebbe a fianco dei nazisti?
Max: Credo proprio di no.


P: Combatterebbe contro di loro, due giorni dopo?
Max: E’ più probabile.


P: Che lavoro vorrebbe facesse suo figlio?
Max: Quello che più lo faccia sentire realizzato. Per me non fa grossa differenza.


P: Che cosa la società civile dovrebbe prendere ad esempio da quella che non lo è?
Max: Non saprei. Bisognerebbe prima definire il termine “società civile”. Se intendiamo in tal senso la civiltà cosiddetta “occidentale”, ha sicuramente poco da insegnare e molto da apprendere.


P: Secondo la costituzione cosa fa l’Italia alla guerra?
Max: La ripudia.


P: Saprebbe definire il verbo ripudiare?
Max: In questo caso definisce il rifiuto “a priori” di un certo tipo di comportamento.


P: Parolisi è innocente?
Max: Non saprei. Non sono in grado di giudicare a distanza. La mia sensazione è che dietro ci sia qualcosa di più del “semplice” delitto passionale.

Una cosa al riguardo vorrei però sottolinearla: questo triste episodio è stato fortemente strumentalizzato per dare un’immagine dell’esercito che non corrisponde alla realtà. Le storie tra colleghi di lavoro, clandestine o no che esse siano, avvengono in tutti i contesti, soprattutto dove si vive a stretto contatto diverse ore al giorno. Ora, il fatto che tra quattrocento ragazze, qualcuna possa vivere una storia con il proprio istruttore, mi sembra davvero poco sorprendente.


P: Le è mai capitato di votare stando al fronte?
Max: Non mi è mai capitato.


P: Ha mai pensato di fare il contractor?
Max: La cosa non mi attrae per nulla.


P: Che accademia militare ha frequentato Gheddafi?
Max: Sinceramente non ne ho idea. Suppongo un’accademia militare libica. So comunque che è stato anche nel Regno Unito.


P: Dovesse tagliare un centesimo delle spese militari su cosa risparmierebbe?
Max: Forse risparmierei qualcosina sulle mense. Sicuramente toglierei i militari dalle strade delle città italiane.


P: Tecnicamente, si può annichilire senza uccidere?
Max: Credo proprio di sì.


P: Contrario o favorevole alla tortura?
Max: Assolutamente contrario.


P: Sa cosa stabilisce l’art. 185bis del codice penale militare di guerra?
Max: Punisce eventuali condotte vietate dalle convenzioni internazionali.


P: Cosa le chiedono più spesso i famigliari quando torna da una missione?
Max: Come me la sono passata. Cercano probabilmente di farsi un’idea del mio stato d’animo e della condizione psicologica.


P: Cosa evitano di chiederle?
Max: Sicuramente non mi fanno domande “tecniche”.


P: Tra Dio, patria e famiglia cosa butta dalla torre?
Max: Probabilmente la famiglia sarebbe l’unica ad essere sicura di restare su. Non sono un gran credente e la patria è sicuramente un valore in cui ci si può riconoscere, purché non si scada in pericolosi eccessi di nazionalismo.




le domande della Donna Cannone

DC: Non crede che le morti di militari durante il lavoro siano da considerare ''morti sul lavoro'' come quelle degli operai, per esempio? E se no, perché?
Max: Credo senz’altro di sì. Il fatto che poi si dia luogo alla farsa dei funerali di Stato è solo un maldestro tentativo di pulirsi la coscienza di fronte all’opinione pubblica.


DC: Cosa si prova a vivere armati?
Max: Si vive armati solo in particolari circostanze e in determinati teatri. Non certo in patria. Dopo un po’ non ci si fa più caso.


DC: Che cosa pensa degli immigrati? E dei profughi? E delle donne con il velo in territorio italiano/europeo?
Max: Io penso semplicemente che le diversità di usi, costumi e tradizioni vadano considerate come un’opportunità di arricchimento e non come una minaccia. Ogni atteggiamento di intolleranza è espressione assoluta di ignoranza. E non lo dico per retorica.


DC: Perché ha scelto questo mestiere?
Max: E’ stata una scelta ponderata. Ero all’università e vivevo con la spada di Damocle della leva obbligatoria. Ho preferito fare domanda per due anni di ferma e percepire uno stipendio, piuttosto che un anno di leva che gravasse ulteriormente sui miei dal punto di vista economico. Poi i due anni sono diventati tre, fino a vincere il concorso in servizio permanente.


DC: Quali sono gli ''ideali'' moderni che attirano i giovani alla carriera militare? È plausibile pensare che lo facciano per ''la patria''?
Max: Probabilmente alcuni lo fanno anche per “la patria”, ma onestamente ritengo siano senz’altro una minoranza. La maggior parte vede nella carriera militare un’opportunità di lavoro e di indipendenza economica. E con questi “chiari di luna”, non è poco!



gr  az  ie







lunedì 31 ottobre 2011

la zucca esotica

Oggi qualcuno è arrivato su blog a 2 piazze scrivendo, come motore di ricerca, la parola "ALOUIN". A tutti i lettori, ma soprattutto a lui, un augurio di poter festeggiare, un giorno, quello che ci pare, quando ci va.

sabato 29 ottobre 2011

un giornalista economico

Morto Sbirulino, ecco Oscar Giannino. Beniamino di grandi e piccini, dall'alto delle sue ghette, racconta liete facezie che divertono un mondo: quella che contro la disoccupazione bisogna licenziare, o che per dare lavoro ai giovani il segreto è non mandare in pensione i loro nonni. Roteare il bastone e lisciarsi i baffi sono le sue opinioni più argomentate anche se nessuno dimentica il numero in cui si esibì dopo le prime notizie del maremoto in Giappone: un articolo in prima pagina sul Messaggero dove scriveva che quella era la prova che il nucleare era sicuro. Chiunque sia a riempiere di monete il piattino di Giannino, risparmi pure la spesa per la fornitura di cilindri, pomelli e nasi rossi da pagliaccio: sono superflui.

giovedì 27 ottobre 2011

non fare il modesto, Massimo

Telecomando. Spunta Letta che si sbilancia e informa che il governo non è rispettabile, cambi canale e trovi Renzi che recita Benigni e Veltroni che da quella camicia spunta come un bruco, ripremi un tansto e compare Bosy Bindi che con la scusa di essere una santa donna manda a quel paese chi non è nè l'uno nè l'altro, davanti a qualche altra telecamera, in qualche altro studio, lo sai, a quell'ora Vendola imita sè stesso e Di Pietro riordina le idee e poi non dice niente. Finchè non arrivi a Porta a Porta. Vespa con tanto di bacchetta indica sondaggi, previsioni, alleanze, flussi elettorali. Il Pd cerca l'alleanza coll'UDC ma l'89 per cento dei simpatizzanti predilige SEL, mentre la platea completa dei lettori lo vede piuttosto vicino all'Italia dei Valori. E lei, Dalema che ne dice?
"Mah, sa, io mi occupo di politica."
E' inutile, il migliore è ancora lui.

Grisù

salvaci tu

la mira di Sarkozy

mercoledì 26 ottobre 2011

sabato 22 ottobre 2011

Quando, tra qualche mese, del governo Zapatero si proverà a fare un bilancio a freddo, oltre alla colpa di aver proseguito la politica economica di Aznar bisognerà conteggiare la sostanziale sconfitta dell'ETA, i separatisti baschi che qualche giorno fa hanno annunicato di deporre le armi. Oltre ad una serie di arresti, dove l'ETA è stata soccombente è stata nell'appoggio popolare che media e riconoscimenti all'autonomia della regione gli hanno via via sottratto.
In giorni in cui la Spagna ci supera in economia, nessuno ha voluto sottolineare questo aspetto: che cioè mentre in Italia le malavita organizzata trionfa, in Spagna l'ETA viene sconfitta. Segno, forse, che volere è potere.

venerdì 21 ottobre 2011

vai a quel pianeta

Ferrero, di Rifondazione comunista, giorni fa in tv ha mandato a quel paese un giornalista. D'Alema lo aveva fatto già mesi fa. Bossi ormai si esprime solo per offese. Ovunque le perifrasi sono sorpassate. Anche l'onorevole Santanchè, davanti alle telecamere ha definito una proposta di Berlusconi come "un'idea del cazzo". Quasi quattro decenni fa Proietti si esibiva in un gustoso monologo sulla forza della parolaccia, che detta dal palco diventava una specie di bomba. Oggi che il turpiloquio si fa tic,intercalare, abitudine, quella bomba è disinnescata: non scandalizza, non colpisce. E' un'epoca di cambiamenti, dicono tutti. Invece un'era nuova inizierà davvero solo quando troveremo le parole per mandare la vecchia al solito posto.

giovedì 20 ottobre 2011

il Grillo parlato

Dopo il successo in Molise un interrogativo sorge spontaneo: ma non sarà che, se proprio i mass media voglio ostacolare l'ascesa del Movimento 5 stelle, il vero stratagemma sarebbe smettere di ignorarlo?

mercoledì 19 ottobre 2011

futuro anteriore

Nel 2020, dopo l'introduzione dell'obbligo di cauzione per le manifestazioni, tutto ormai si svolgeva con regolarità. Strati di popolazione si trascinavano in corteo chiedendo la loro dose di pane settimanale senza scalfire le fioriere del centro. Le somme sempre più alte che le tabelle del ministero richiedevano per avere diritto di manifestare, inoltre, avevano elevato il rango delle organizzazioni. Agli "indiganti" di una volta erano seguiti gli "indisposti", i "corrucciati" e i "capricciosi", che avanzavano dietro lo striscione con su scritto "cioè" tra la simpatia delle forze di polizia, a loro volta inquadrati nella manifestazione dei Nervosetti. Degli anarchici restava un lontano ricordo, quello del tempo delle ideologie, quando invece di lamentarsi si proponeva, quando invece che supplicare un contratto meno precario o contro una ferrovia si lottava per un'idea.

lunedì 17 ottobre 2011

lettera aperta

Euregio dott. Dellai, scriviamo questa lettera per testimoniare e, nel nostro piccolo, favorire la necessità che lei ha espresso di dare un inno e una bandiera a quel subcontinente che va da Roverto fino a Innsbruk. Probabilmente i pescatori del Leno ignorano l'esistenza delle sorgenti dell'Inn. Perfino più di quanto il Trentino medio sia all'oscuro di Sondrio o Pescara. E dalle parti di Pergine, Carinzia è nella migliore delle ipotesi un vezzeggiativo tra malgari. Eppure lei afferma che, da Ala fino a chissà quale trattoria asburgica ai margini della Bavaria, ci sia una peculiarità, e che sia la stessa. In cosa consista, alcolismo a parte, deve sfuggire a molti se lei stesso, per identificarla, afferma l'urgenza di un logo. Le sue dichiarazioni giungono a margine del gruppo europeo di collaborazione transfrontaliero. Organo che si riuniva per la prima volta, e non possiamo che accogliere con soddisfazione l'incontro. Con una raccomandazione però: ancora un paio di riunioni e vi scolate tutta la cantina. E poi, in cosa lo inzuppate, 'sto logo? Con provincialismo e autonomia Poldino

domenica 16 ottobre 2011

united colors of metalmeccanics

E basta con queste manifestazioni "colorate e festose". Se i gay vogliono protestare contro chi calpesta i loro diritti lanciando coriandoli facciano pure. Se le femministe si divertono a passeggiare tutte insieme intrecciando ghirlande, liberissime. Ma questi girotondi variopinti con cui spesso vengono descritte le manifestazioni sembrano l'altra faccia di chi invece si veste di nero e sfascia tutto.
Ricordo cortei compatti come falangi, senza la voglia di essere nè furiosi nè allegri, proprio come chi non arriva a fine mese. E nessun ultrà sarebbe stato in grado di togliere loro la prima pagina dei giornali.

sabato 15 ottobre 2011

un indignato, per favore

alto e biondo, se possibile.

venerdì 14 ottobre 2011

tradicali

Tutti ne abbiamo uno in famiglia. Un nonnetto che continua a vantare un'impresa, un'avventura del tempo che fu. Chi ha parato un rigore a Rivera, chi è uscito con Sofia Loren, chi ha tirato fuori un bambino dalle fiamme. I radicali hanno introdotto divorzio e aborto.
A volte i racconti col tempo acquistano particolari di fantasia, magari a scapito di altri, reali.
Così ieri, Rita Bernardini, nello spiegare in aula perchè i radicali - i suoi compagni - non hanno abbandonato l'aula in occasione del discorso di Berlusconi, si è appellata al rispetto per le istituzioni. Tanto più ha argomentato, che loro, i compagni, in passato l'aula non l'abbandonavano neanche quando a prendere la parola era Almirante, l'allora segretario dell'MSI, il partito che vagheggiava la repubblica di Salò.
E qui, appunto, come certi nonnetti che non ricordano se quella con cui uscirono era Sofia Loren o una sua lontana cugina, a Rita Bernardini la memoria ha tirato un brutto scherzo. Le cronache dell'epoca dicono che non solo dell' MSI i radicali ascoltavano i discorsi, ma nel '94 sostenevano un governo.

mercoledì 12 ottobre 2011

tanto rumore per nulla

Sono giorni, o forse ormai anni, di sondaggi. Il PD vanta un 26, quasi 27%. Sinistra e Libertà galoppa oltre l'8%. Segue L'Italia dei Valori, quotato 7. Per un totale di, circa, 41. A cui, per sommare tutta l'area, possiamo aggiungere l'1% della falce e martello della Federazione della sinistra. Arriviamo a 42, massimo 43. Nel 2008, in occasione delle ultime elezioni, il PD aveva superato di poco il 33%, Di Pietro il 4 e la sinistra Arcobaleno il 3 e mezzo. Per un totale di, arrotondiamo, 41%. Tre anni di escort, crisi, guerre, manifestazioni, Obama e processi questo hanno fruttato al centrosinistra: due punti su 100, un italiano su 50.

martedì 11 ottobre 2011

un monumento ai canuti

Se i giovani saltano da uno stage ad un contratto a progetto senza prospettive è colpa dei loro nonni che ai giardinetti se la spassano come nababbi, a fare i pensionati da 1500 euro al mese. Ci stanno riuscendo, ministri e loro mandanti, a far passare questo concetto, giusto in tempo, prima che la rivolta sociale se la prenda con loro. Finirà, probabimlente,come nel '68, che era iniziato come una lotta di classe e finì come una guerra ai canuti.

sabato 8 ottobre 2011

un libro fuori dai cori

Federica Sgaggio ha scritto Il paese dei buoni e dei cattivi, edito da Minimum fax. Il libro non l'abbiamo letto, ma l'autrice, in una recente presentazione, ci ha fatto venire voglia di farlo quanto prima, il blog (http://www.federicasgaggio.it/2011/05/il-%C2%ABbrand%C2%BB-generazionale/) e il libro. Perchè davvero l'opinione pubblica è divisa in tifoserie. I media la mobilitano, le danno appartenenza e lei s'accoda a seconda della curva dello stadio da cui fa il tifo. Le interviste spesso non dicono nulla, se non vuoti proclami. E anche gli scrittori, i presentatori, i cantanti si dividono in di destra e di sinistra. Battiato parla, nessuno lo capisce, chi applaude, chi no, a prescindere. Gli schieramenti sono assimilibali a brand, dice l'autrice. Sui delitti le riviste si schierano: colpevole o innocente, e con loro, i lettori, acriticamente. La sinistra esalta la meritocrazia. I suoi seguaci pure, senza eccepire che, di sinistra dovrebbe essere l'uguaglianza, non la selezione naturale. Chi sa cos'è il debito pubblico? chiede Sgaggio. Eppure ci si schiera. A seconda delle appartenenze, di quelle nuvole collettive, come le chiama l'autrice, che possono farci mettere un banner contro la lapidazione di una donna sul nostro profilo Facebook e non chiederci se siamo contro la lapidazione, contro la pena di morte in generale o contro quella sulle donne. Passa un mese, e che fine ha fatto quella donna nessuno se lo chiede, perchè il Saviano di turno (ma anche il Montezemolo) ha detto che l'Italia deve mobilitarsi. Per cosa? Per chi? Perchè? Non è importante, non fa notizia.

giovedì 6 ottobre 2011

beautifull mind

Macchè Steve Jobs, altri sono gli inventori che hanno segnato il secolo.
Se c'è una cosa in cui è riuscito è il marketing, col suo marchio e la linea dei suoi prodotti. Dicono abbia reso l'uso del computer più agevole: le sue icone sono immediate, certo.
Ma la nostra è una civiltà alfanumerica. I simboli che appaiono sullo schermo Apple invece, ricordano, concettualmente, gli ideogrammi cinesi. E cosa hanno prodotto i cinesi, con la loro forma mentis, in matematica? Nulla.
Le icone, oltretutto, sono sempre le stesse, standardizzate, come i compiti che indicano. Programmare invece vuol dire utilizzare la macchina, darle i comandi corrispondenti ai propri specifici bisogni. Ma viene descritta come un'operazione da ingegneri; e allora ci vendono questi simboli da cliccare, tutti uguali, per scrivere o calcolare.
Ha reso pigri, insomma, una serie di cervelli, Steve Jobs, e i suoi computer non sono migliori degli altri.
Questo, più o meno, mentre attorno era tutto un compianto morsicare di mele, ha dichiarato Roberto Vacca.
E a noi, uno così, sta simpatico.

mercoledì 5 ottobre 2011

cucù: il nuovo che avanza

Al così detto biennio rosso, seguirono vent'anni di Fascismo. Ai mesi della resistenza, fecero seguito quarant'anni di Democrazia Cristiana. La stagione di mani pulite, ha portato a una quindicina d'anni di Berlusconi. Fa quasi paura chiedersi cosa ci aspetta ora che in Molise potrebbe vincere il PD.

delitto: istruzioni per l'uso

La professione all'ultimo grido, l'imputato di casi di cronaca, esige un'attenta selezione del target. La vittima deve essere donna, giovane e, se possibile, di bella assenza. Nel caso di Garlasco e Avetrana no, ma in quelli di Melania e Meredith ha funzionato il fatto che fosse seminuda, fattore che non è da sottovalutare e che eventualmente si può concordare in sede di agonia. Per permettere poi ai giornalisti di usare il termine "efferato" è poi necessario che l'arma non sia da fuoco: indispensabili quindi una corda o dei coltelli. Assolutamente fuori moda è l'uccisione in appartamento. A meno che non si tratti di un ufficio, come nel delitto - per la verità un pò vintage - di via Poma. Meglio, molto meglio, che l'uccisione si svolga in una villetta, come nel caso dell'Olgiata, di Erika e Omar o al massimo in una baita, come a Cogne: il plastico di un appartamento sarebbe scomodo da maneggiare per i presentatori di talk show. Da scartare l'opzione della chiesa, come per il delitto Elisa Claps. Il cadavere rischia di rimanerci per anni e voi di farvi un nome poco prima della pensione. Tira molto il nome straniero: da Meredith a Yara a Sarah. Assolutamente out, demodè, i delitti di mafia: giudici, pentiti e negozianti taglieggiati. Quella è gente che si chiama Filippo, Giuseppe, Salvatore. Uomini di mezza età, poco fotogenici, con attorno sempre troppo sangue. I morti di mafia, alla gente, non interessano, non fanno ascolto. Per quelli i RIS neanche si muovono, e voi rischiereste l'anonimato o addirittura la latitanza.

martedì 4 ottobre 2011

domenica 2 ottobre 2011

Rocco Siffreud: il film

A dangerous method - sottotitolo: tanto va la matta al lardo che ci lascia il subconscio - è la storia di Freud, una specie di Sherlok Holmes che dopo anni di indagini scopre che è tutta una questione di sesso. La conclusione, che non giunge nuova a legioni di casalinghe, camionisti e premier viene sviluppata da Watson, per gli amici Jung, che dopo lunghe riflessioni si chiede in svizzerotto stretto: e se mi chiavassi le pazienti? Sul tema Jung vive un profondo dissidio al termine del quale si spruzza il dopobarba chemenefreud, segno evidente che un tempo dissidio ma poi dissidiavolo. Concetto che Jung prova a spiegare pure a Freud, perchè bisogna allargare le prospettive, la scienza e volendo, le gambe. Quando Freud obietta se per caso non stia confondendo Keplero col noto ricercatore Siffreud, Jung risponde che quando gli fa male la pancia sente come dei rumori che però, assicura, vengono dalla bibblioteca. Pare la Arcuri quando dice che il calendario suo è artistico, osserva Freud, meditabondo, sul lago di Zurigo. Alla fine come spesso accade muoiono tutti: Freud, la paziente di Watson e il marito di Monica Bellucci, che la sapeva lunga. Solo Crepet - guarda certe volte i nomi - ancora campa.

sabato 1 ottobre 2011

mozzarella stories: un film avariato

A un certo punto di Mozzarella stories c'è un personaggio che viene incaricato di riscuotere dei crediti. Torna in mente Mi manda Picone e un pò di malinconia perchè Nanni Loy non c'è più e perchè Luisa Ranieri è una cosa, e Lina Sastri no.
D'accordo, quello era un capolavoro.
Ma quando, nella parte di uno spettro, compare l'attore protagonista dell'Imbalsamatore, bel film di qualche anno fa, non si può non riflettere su questa questa versione pulp di un modo di raccontare il Sud che da Pappagone in poi non è cambiato poi molto.
"Che te ne sembra?" chiede un cantante neomelodico in una scena dopo aver abbozzato qualche verso.
"Innovativo" risponde un vecchietto agitando un sonaglio.

giovedì 29 settembre 2011

tanti auguri

Buon compleanno a Berlusconi. E' a soli 25 anni dal secolo di vita.
Eppure tocca a lui insegnarci la democrazia.
Confindustria, vescovi e sindacati gli dicono di dimettersi e lui spiega che ha la fiducia del parlamento, e che è il parlamento, Scilipoti compreso, a rappresentare i cittadini; nè Bagnasco nè Camusso nè Marcegaglia.
E neppure la istituzioni europe, Repubblica o i magistrati.
Già si sono vergognati di Mussolini, Craxi, Andreotti, gli italiani.
E mai nessuno, come Berlusconi, che dicesse chiaro e tondo: sono uno di voi.
Auguri a tutti gli italiani.

martedì 27 settembre 2011

tic tac tic tac

La crisi economica. Un potere decennale al capolinea. Inchieste giudizirie che chiamano in causa personalità di primo piano. Il centrosinistra che vince le elezioni comunali. Referendum elettorali alle porte. E' il 2011 ma sembra il '93, lo ha già detto più di qualcuno. Mancano solo le bombe.

lunedì 26 settembre 2011

sosteniamo Bollani

Ci sono quei programmi per cui vale la pena di pagare il canone. E poi ci sono quei programmi per cui vale la pena di comprare un televisore. Uno di questi è Sostiene Bollani, in onda ieri in terza serata su RAI3 e speriamo ancora tante domeniche magari qualche minuto prima. Perchè dovrebbero vederlo anche i bambini, un programma che parla di musica senza urlare nè addormentare. Un programma che parte da Bach e arriva ai testi di Micheal Jackson (da ricordare la lettura fornitane da Caterina Guzzanti.) Un programma che insegna incuriosendo, ma che nel frattempo diletta, grazie alle dita di Bollani che passeggiano, corrono, indugiano sulla tastiera mentre il titolare spiega cos'è un direttore d'orchestra, parla dei finali, o svela che My way e la colonna sonora del Padrino sono cover di brani dimenticati. Passare dalla Rettore a Rossini, con in mezzo un brano cantato dagli Avion Travel, chiedere al pubblico di tossire in battere e in levare, fare il verso a Frank Sinatra: che l'arte sia il più stuzzicante dei giochi? Grazie, Bollani.

domenica 25 settembre 2011

SELUDC

Pare proprio che a primavera si vada a votare. Fervono gli incontri per stabilire le alleanze. Già diversi sono gli incontri tra l'onorevole Casini e Vendola per chiarire i punti di divergenza. L'orecchino, forse.

l'ordine è già stato eseguito

Infuria la polemica sulla lista di gay omofobi.
Giusto o no metterla sulla rete?
No. Meglio i manifesti, sulla rete non la legge nessuno.

venerdì 23 settembre 2011

rimandato a settembre

L'energia non è uguale a m per c al quadrato.
Einstein s'era sbagliato.
Invece che in qualche laboratorio del Texas o in qualche centrale segreta in Cina, l'hanno scoperto sotto il Gran Sasso.
Hanno rifatto i conti per tre anni. Poi si è convinto anche lui, Ereditato, il fisico che ha inviato neutrini a Ginevra e che si è accorto che arrivavano troppo presto.
Non sa di genio, il suo cognome. Per ora ha detto che non vuole pensare alle conseguenze della sua scoperta. Che, oltre a ridurre a stracci una montagna di magliette con sopra una formula sbagliata, sarebbe, pare, la possibilità di viaggiare nel tempo.
Viene in mente una vecchia scena con Troisi, Benigni e Leonardo da Vinci; Ereditato che scende dai Neutrini, prende Einstein sotto braccio e gli fa: permette? Adesso le spiego.

mercoledì 21 settembre 2011

i REM si sciolgono

chi ci dirà che è tutto un brutto sogno? Everybody hurts, sometimes.

lunedì 19 settembre 2011

I miss Italia

Il pubblico di Miss Italia è in calo. Solo pochi milioni di persone trascorrono qualche serata di fine estate davanti a Frizzi che enumera cosce e glutei sorridenti. La rete e la manifestazione fanno immaginare che il pubblico sia anziano, destinato ad estinguersi, anno dopo anno.
Per consunzione, o problemi giudiziari.
Un giorno, forse, lo share più alto ce l'avranno quelli che avranno scelto di spegnere la tv e fare una gita. Sarebbe un partito cui aderire a ragion veduta, dopo aver letto il programma: sveglia alle 8, ritrovo in piazza, pranzo al sacco, balli con l'orchestra Casadei, presentazione di pentole.

lunedì 12 settembre 2011

Voci dal sottoscala 2011: Intervista a un Sottufficiale dell'Esercito Italiano

Le Interviste Scomode Su blog2piazze

Nasce su Mente Critica nella pubblicazione del cannonico "Morto un parà se ne fa un altro" l'incontro - scontro virtuale e ideologico con Max, Sottufficiale dell'Esercito Italiano. Gli abbiamo proposto di farsi intervistare. Ecco la prima parte dell'intervista


Presentazione
Sono Max, ho 38 anni e sono un Sottufficiale dell'Esercito. Sono nato e vivo a Salerno, ma lavoro a Napoli dal 2005. Prima di allora ho svolto servizio a Persano (SA) e a Livorno. Sono sposato in seconde nozze da circa un anno e non ho figli.


In uno dei suoi commenti, ha citato Berlusconi, tradendo l'iniziale senso del termine "disadattato", che Lei attribuiva ai "reduci" dai teatri di guerra e non quindi ad una questione politica. Comunque, io non sono certamente vicino all'ambiente di centrodestra, come potrebbe sembrare scontato per un militare; anzi, le mie frequentazioni e l'ambiente in cui mi piace muovermi vanno decisamente in un'altra direzione.
 
 
le domande di Comandante Nebbia



CN: in che teatri è stato impegnato?
Max: Sono stato in Bosnia nel ’96, quattro volte in Kosovo tra il 2000 e il 2003 e in Iraq nel 2004.


CN: quali incarichi ha ricoperto?
Max: In Bosnia non ero ancora in servizio permanente, ho svolto per lo più servizi di guardia al nostro Compound.
In Kosovo ho ricoperto incarichi vari, dalla gestione dei gruppi elettrogeni all’interno della base e nelle varie postazioni a difesa di installazioni sensibili sparse per il territorio di nostra competenza, all’addetto agli acquisti e quindi ai contatti con i rivenditori locali, cosa che mi ha permesso di girare parecchio e di conoscere moltissima gente del posto. Mi occupavo anche della retribuzione del personale civile locale che lavorava nel nostro accampamento. Con alcuni di loro sono in contatto ancora oggi.
In Iraq, ero addetto alla Cellula S1 (Personale) ed ero in giro spesso a seguito di un mio superiore a cui facevo da interprete dall’inglese, nel corso dell’affiancamento con ufficiali dell’esercito iracheno.


CN: ha partecipato ad azioni a fuoco?
Max: Io personalmente mai, ho solo sperimentato la tensione che si generava ogni volta che si usciva dalla base.


CN: quali differenze ha riscontrato nella reazione delle varie popolazioni alla presenza di militari stranieri sul territorio?
Max: In Bosnia, la guerra era appena finita. Non c’era molta gente in giro e quelli che c’erano erano piuttosto diffidenti. I contatti più frequenti erano con i bambini che venivano a chiederci un po’ di cioccolato o qualche merendina.
In Kosovo, gli albanesi erano in genere amichevoli, la nostra presenza in qualche modo li faceva sentire al sicuro.
In Iraq, è molto difficile da definire. La situazione era piuttosto complessa, sicuramente non tutti erano contenti di averci tra i piedi.


CN: Qual è, secondo lei, il livello di preparazione medio del personale italiano nei confronti del personale di altre nazioni?
Max: Al di là di Americani e Britannici, che sono a mio parere di un altro livello, credo che il nostro grado di preparazione generale sia piuttosto buono e in grado di confrontarsi tranquillamente con gli altri eserciti della coalizione.


CN: Ci dà un'opinione sulla qualità dell'equipaggiamento e sulla sua adeguatezza nelle varie situazioni?
Max: La qualità è sicuramente migliorabile e non sempre è risultata pienamente adeguata alla situazione, ma si sa, noi italiani siamo abituati a fare di necessità virtù.


CN: Ci dà un'opinione sulla capacità delle forze armate di valorizzare l'esperienza accumulata nei teatri di impegno o se questa viene dispersa con i congedi o con l'impegno del personale esperto in funzionalità impiegatizie?
Max: Credo che la maggior parte del personale delle forze armate abbia accumulato una notevole esperienza nell’ambito dei teatri operativi e tale esperienza può tornare utile sia per indirizzare i più giovani, sia per affrontare le nuove sfide con maggiore sicurezza e consapevolezza. I congedi e i cambi di destinazione del personale esperto ritengo che non possano inficiare su tale bagaglio di esperienza, se non in minima parte.


CN: Ci dice il livello di impiego dei private contractor e il tipo di missioni affidate a questo tipo di professionisti?
Max: I contractors si occupano in genere della protezione di personaggi di spicco che a vario titolo circolano per il teatro. Sono certamente dei professionisti molto validi, ma noi abbiamo delle regole d’ingaggio ben precise, dalle quali non possiamo prescindere. Loro, probabilmente, hanno una maggiore libertà di movimento e di azione.






Le domande di Poldino
Poldino: Qual è la sua canzone preferita?
Max: Risposta difficile. Ascolto molta musica, è difficile isolare una sola canzone. Se proprio devo scegliere, dico “Pride” degli U2.


Poldino: l'ultimo libro letto?
Max: E’ un periodo che leggo più libri contemporaneamente, iniziandone uno nuovo senza prima terminare la lettura di quello precedente. L’ultimo che ho letto dall’inizio alla fine è “Io cammino in fila indiana” di Ascanio Celestini.


Poldino: Come reagisce la gente quando dice che fa il militare?
Max: Alcuni appaiono sorpresi. Forse il mio modo di fare e di muovermi fa pensare ad altro. Ma anche il modo della gente di considerare i militari dovrebbe evolversi.


Poldino: Ha qualche militare in famiglia, anche in pensione?
Max: No, nessuno.


Poldino: Che lavori ha fatto prima di arruolarsi? Qual era l’alternativa?

Max: Ero iscritto all’università, Lingue e letterature straniere moderne. Ho fatto qualche esame. Nel frattempo, per non pesare troppo sul bilancio familiare ho fatto vari lavori, dal barista alla gestione di impianti sportivi. L’alternativa era continuare gli studi e tentare di trovare uno sbocco in quel settore. Forse avrei potuto, ma è andata diversamente.


Poldino: Cosa direbbe al se stesso ventenne?
Max: Di godersi di più la vita, è un’età fantastica che non torna più.


a breve la 2° parte dell'intervista

giovedì 8 settembre 2011

chi vince il campionato?

Chi vincerà il campionato? Le quote degli allibratori mettono in ordine Milan, Inter, Juve, Napoli, Roma e Lazio. Un'incertezza che altrove se la sognano. Anche se, decisivo potrebbe essere il mercato di gennaio. Anche se, soprattutto, lo scudetto non lascia Milano e Torino da una decina d'anni. Nel torneo delle due città il Milan è favorito. Sembra stia riuscendo a svecchiarsi meglio dell'Inter, formazione ancora campione del mondo e già zeppa di vecchie glorie.
Roma e Juve, tutti concordano, dopo le rispettive rivoluzioni, sono incongnite. Se di alcuni giocatori bianconeri in effetti s'ignora la riuscita nel calcio nostrano, per la Roma la questione non si pone. A chi gli faceva notare la discutibile formazione schierata nella coppa europea, Luis Enrique, apprendista allenatore è già il terzo più pagato di tutta la serie A, ha replicato che i giocatori messi in campo erano giovani. La Roma, insomma, piuttosto che i bravi, di giocatori privilegierà gli imberbi, in base alla stessa logica che la condurrà a scambiare per bel gioco le sconfitte in serie a cui andrà incontro.
Resta il Napoli. La squadra di De Laurentis pare onesta nei bilanci e se, possibile, nel gioco, dove gregari anno dopo anno scalano posizioni. Gli mancano rincalzi all'altezza ma nella nostra classifica si piazza alle spalle solo del Milan, davanti a Juve, Inter, Lazio e Roma.
La solita zolfa, insomma. Il divertimento sta in serie b, dove allena Zeman.
Forza Pescara!

Il superministrone - 2

Niente da fare, gli italiani le tasse non volevano pagarle. Non era servito infilarci qualche parolina inglese: dopo la Robin Hood Tax, si pensava a qualcosa per grandi e piccini, tipo la Homer Simpson tax senza escludere qualcosa che rabbonisse i musicisti, come la Charlie PArker Sax. Ma niente pareva sortire l'effetto voluto. Finchè ancora una volta il superministrone escogiò un'arma segreta: "invece che agli italiani le tasse facciamole pagare agli stranieri." Impossibile, capo, rispose una voce da dietro le sbarre, la banca europea non sgancia più un euro. Porca miseria - spiegò loro il maestro - ma proprio non capite? è agli extracomuntari che le faremo pagare, con una tassa sui soldi che mandano a casa! Perchè dice "Porca"? si chiesero gli adepti. Meno male che c'è, la miseria! E quasi tutti vissero felici e contanti.

domenica 4 settembre 2011

sabato 3 settembre 2011

le avventure del ministrone - 1

Nell'anno 2011 l'Italia aveva bisogno di soldi.Prima avevano provato col contributo di solidarietà oltre i 90000 euro di reddito, ma i poveretti da 4000 euro al mese, con i loro figlioletti al collo, si erano ribellati. Poi avevano cancellato la norma che gli anni all'università li computa per la pensione. Ma i dottori avevano protestato chiedendo a che fosse servito allora, imparare dove sta la cistifellea. Di tassare i soldi esportati illegalmente in Svizzera, poi, non se ne parla, obiettarono i gentleman con le banconote nei doppifondi delle valigie: sarebbe stata una slealtà. Qualsiasi categoria si sentisse minacciata si rivoltava: i partigiani se si trattava di festeggiare il 25 aprile a Natale, quelli della provincia di Vibo Valentia se si ventilava di non concedergli la sigla sulla targa. Sembrava non esserci via d'uscita, se non quella che a Bruxelles indicavano all'Italia i partner europei. In fondo a destra, verso l'unione caraibica. Ci voleva qualcosa che non suscitasse le obiezioni di nessuna categoria, ma cosa? Era una missione per super Tremonti, il ministrone. "Colpiremo l'evasione fiscale" annunciò, e l'Italia annuì: ecco finalmente un modo per colpire tutti. E nessuno. - to be continued

la bvuttezza savà detvaibile

conflitto d'interessi

venerdì 2 settembre 2011

mercoledì 31 agosto 2011

vai a lavorare

Si va in pensione troppo presto. Io mi sento in piena forma. C'è gente che se non la lasci lavorare muore. Lavorare è un diritto. Più si lavora più si sta meglio. Al giorno d'oggi a sessant'anni sei un ragazzino.
Queste e altre frasi abbiamo sentito biascicare col tono di chi solleva pasticche e impugna vigorosamente catetri, giorni fa, a Marco Pannella.
Quando da una bocca escono cose del genere, il digiuno dovrebbe essere reato.

people have got the pover

Partono le rievocazioni del decennale dell'11 settembre. Cosa è cambiato, cosa no. Saddam, Fallaci, i complottisti, Osama e Obama.
E le nostre dita ormai rugose che quando si tuffano nel borsellino somigliano sempre più ai corpi di quelli che che si gettavano dai grattacieli; nel vuoto.

lunedì 29 agosto 2011

cerco l'estate tutto l'anno

Ieri è saltata la prima giornata di campionato.
E' sembrato come un regalo: un giorno in più d'estate.
A pensarci bene, non è tanto la temperatura: a fare l'inverno sono le abitudini. Già da qualche giorno la tv pubblicizza collezioni da prendere in edicola. Il primo numero è in regalo, gli altri centoncinquanta soldatini originali da apporre nell'apposita teca, no. Pochi spiccioli, però l'uscita è settimanale. E così segni un altro appuntamento sull'agenda. Di fianco alla palestra o al corso d'inglese. Quello del turno delle sette, chè il giovedì alle nove in tv c'è quella serie che ti piace. Così in pausa pranzo fai in tempo a portare Fido a pisciare. Tranne la domenica che, appunto, c'è la partita. E la rata del mutuo. E l'anniversario. E la bolletta. E il formaggio che scade.E il quadrimestre.
Tanti denti della ruota che girando ci addenta tutto l'anno meno un paio di settimane che chiamiamo vacanza.
Quando chi abita in montagna va al mare e viceversa. Per scappare, mica viaggiare. Per forza che appena possibile Fido fa la fine dei soldatini.
Basterebbe vivere di episodi, forse, per allungare l'estate.

domenica 28 agosto 2011

un morso di Taranta

Si ride ancora e sempre quando Totò e Peppino smarriti, a Milano, ad un vigile urbano chiedono: "noio volevuam savuar..." Nel film il "ghisa" risponde in milanese ma è di Totò e Peppino, che si ride. Perchè sono loro, i cafoni. Poi, negli anni, abbiamo riso di Franco e Ciccio, di Lino Banfi, di Troisi, di Zalone. Il meridionale, come macchietta, funziona. Zimbello di una nazione che il suo modello lo ha nella televisione, dove squadre di calcio, stili di vita, moda, accenti e ministri sono settentrionali. Dopo aver venduto panettoni anche a Palermo, da una ventina d'anni il Nord s'è barricato. Dietro la propria cultura e identità. Polenta e dieresi sui cartelli stradali, cioè. In realtà è al proprio benessere, che s'aggrappa i nipotini dei Celti, mentre glielo erode la globalizzazione. Non restano molti fondi per il superfluo. Ad un giornalista che gli chiedeva conto dei tagli alla cultura, mesi fa un ministro rispose: ci si faccia un panino, con la Divina Commedia. Quel ministro è di Sondrio e le ferie le sta passando dalle sue parti. Migliaia di persone invece, per la notte della Taranta, ieri hanno preferito andare in Salento. A ballare fino a tardi, forse finalmente fregandosene della toponomastica milanese. Muovendo sè stessi e l'economia, col gigantesco indotto dell'evento. Ora, la ricetta di come con la cultura si faccia non un panino, ma una scorpacciata, il ministro, può farsela insegnare; da Vendola.

sabato 27 agosto 2011

a kabul, per favore, contromano.

Tra qualche giorno il parlamento approverà una manovra che è stata decisa dalla banca europea. Tremonti l'ha elaborata diligentemente, come un alunno i compiti per casa. Se qualche cosa ci ha aggiunto è il diversivo dell'abolizione delle province, buono per farci chiacchierare sotto l'ombrellone.
Ma, insomma, del calice amaro che ci apprestiamo a bere, è responsabile quanto il maggiordomo che serva un veleno preso dalle mani del cuoco.
Che l'Ambrogio di turno sia di destra o sinistra, in fondo, a parte che tra la cucina e la sala da pranzo a volte nella pietanza ci sputa, forse cambia poco.
E' un anno che il Belgio non trova un accordo per formare un governo.
Non se n'è accorto nessuno. E, di conseguenza, tutti si sono accorti di una cosa. Come se il passeggero di un taxi scoprisse che la vettura svolta, frena e riparte anche senza autista: la macchina è telecomandata.
Cos'è rimasto allora, della democrazia, se a governarci sono i tecnocrati di qualche istituzione finanziaria?
Abbastanza da esportarla, a quanto pare.

mercoledì 24 agosto 2011

RAImadam

Ieri in orario da ramadam è andato in onda sulla Rai un documentario che s'intitola Musulmani europei. A mezzanotte passata di un giorno d'estate del 2011 dopo Cristo era ora, anzi forse troppo tardi, per provare a presentare all'Italia una parte di sè stessa. Seguiranno altre tre puntate settimanali.
L'occasione è ghiotta e sospetta al tempo stesso. Con i mussulmani andiamo a scuola, dai mussulmani facciamo la spesa o sono loro a farla per noi. L'esercito italiano li combatte in mezzo mondo mentre sul suolo patrio aumenta il numero dei matrimoni misti.
Eppure, per conoscerli ci vuole un programma televisivo, peraltro a notte fonda, ad agosto.
Basterebbe fare due chiacchiere, di tanto in tanto, col pizzaiolo o con la ragazza che fa le treccine sulla spiaggia, con lo studente o con la signora delle pulizie. E invece dopo averci divisi, mussulmani e non, ora la TV, - ma con le sue categorie, - prova a farci incontrare.
Una versione catodica, moderna, occidentale, in fondo, di matrimonio combinato.

lunedì 22 agosto 2011

Luca Cordero di Montezemolo (a 6 anni)

Sarà perchè in inverno non si gioca a golf che Luca Cordero di Montezemolo ha dichiarato che un partito forse lo fonda tra un anno e mezzo? Aspettare ancora di più proprio non poteva, LCDM: è giovane da talmente tanto di quel tempo che nella culla si baloccava coi mondiali del '90. Dopo una quarantennale infanzia spesa a ravviarsi il ciuffo e a schiantare Ferrari, è tempo che sia lo Stato a farsi carico di questa risorsa, dicono quelli che ce lo vogliono appioppare. Berlusconi lo nominò "ambasciatore del Made in Italy nel mondo" e su tutti negozi a 1 euro i risultati ancora si vedono. Compirà 64 anni tra pochi giorni, il nostro enfant prodige. Che però alla sua verde età ha già fondato un fondo (Charme, l'ha chiamato) e una fondazione. Non gli resta che affondarci tutti, ora che, in un'età alla quale ci dirà sia troppo presto per andare in pensione, lui chissà, potrebbe cominciare a lavorare.