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lunedì 18 febbraio 2013

hasta l'antenna, siempre

Un imprenditore considerato vicino a Berlusconi acquista l'unica televisione privata che costui non controlla.
Forse è questo ciò che Yoani Sanchez intende, per libertà.

martedì 8 gennaio 2013

cercasi Hugo, vivo o morto

Come si giudica un governo? confrontando lo stato in cui ha preso lo Stato e quello in cui l'ha portato. Ma anche, e soprattutto considerando il consenso della popolazione, facendo attenzione a che questo consenso non sia estorto, indotto più o meno occultamente.
Quando, quindi, qualcuno va al governo democraticamente, sventa vari colpi di Stato, quando non ci riesce seicentomila persone si radunano e ne ottengono la liberazione, migliora la situazione dei lavoratori, viene rieletto tre volte nonostante l'ostilità di gran parte dei mezzi di comunicazione, di tutto si può parlare, tranne che di un regime. Anche quando il presidente di questo governo si chiama Chavez.

venerdì 28 dicembre 2012

chi decide chi vince le elezioni

PD sopra il 30, Monti, Berlusconi e Grillo all'incirca al 17, la Lega al 5, SEL pure, gli "arancioni" forse al 4. Radicali, socialisti e Storace il resto. Queste sono le posizioni di partenza a qualche giorno dalla campagna elettorale. Tocca ora ai media spingere i propri cavalli. Nonostante il blog, a Grillo forse non basterà Il fatto quotidiano per continuare a attrarre quasi un quinto degli italiani. Berlusconi può contare solo su ciò che gli appartiene di diritto, non sulla Rai, i cui vertici sono stati nominati da Monti, forte di organi d'informazione di massa e di messa. Il PD si appoggerà sulla Repubblica e RAI3. Un pò poco, di fronte al resto della RAI e ai montiani Messaggero, Tempo e Corriere, per difendere il vantaggio che gli riconoscono i sondaggi. Tutto, allora, o buona parte, dipenderà da quella manciata di spettattori che vanta la7: Mentana preferirà Bersani o Monti? 

giovedì 29 novembre 2012

http://ritabernardini.it/

"C'è una voce che grida nel deserto." Viene in mente Giovanni Battista, quando la voce è quella di Rita Bernardini, radicale, ed il deserto quando a rimbombare è la camera dei deputati. Di solito enumera suicidi di reclusi, casi umani o anche numeri: quanto spende lo Stato per dar loro da mangiare, i metri quadri pro capite, e poi il numero di guardie che mancano e come vengono impiegate. In Italia i reclusi hanno diritto ad una saponetta ogni due mesi e per cena una paio di uova. Insediandosi la ministra della giustizia aveva annunciato il braccialetto elettronico ma finora l'unico metodo per dare più spazio ai reclusi è stato indurne qualche decina al suicidio. Intanto Rita Bernardini continua nelle sue visite ispettive - già centinaia - e ogni volta che denuncia quello che vede, davanti all'inerzia dei suoi colleghi, il suo sciopero della fame sembra sempre più facile, naturale, come quando si ha la nausea.

sabato 17 novembre 2012

giovedì 15 novembre 2012

martedì 6 novembre 2012

istruzioni per gli USA

Il democratico non ha chiuso Guantanamo e ha fatto uccidere Bin Laden.
Il repubblicano è un pastore mormone.
Vinca il migliore.

lunedì 1 ottobre 2012

Strenzi

Renzi, dunque, a quanto pare, riceve le battute dei suoi comizi in diretta, dal telefonino collegato con Gori.
Sollievo tra i sostenitori del sindaco di Firenze: non è lui, allora, il grullo.

giovedì 20 settembre 2012

un nuovo quotidiano

Con la grafica di un giornale francese (Liberation) ed il nome di uno spagnolo (Publico) esce da qualche giorno Pubblico. Potrebbe essere un'operazione azzeccata: un giornale di sinistra che non sappia di '68 (come il Manifesto) nè di destra (La Repubblica). Il rischio, a leggere i primi numeri è che, come per quei politici che si fondano un partito su misura, le pagine di Pubblico siano in realtà una ribalta privata di Luca Telese, il direttore fuoriuscito dal Fatto quotidiano. Se rileggerà qualche pagina del Paese Sera di un tempo potrà fare un prodotto ancora migliore. Auguri.

giovedì 23 agosto 2012

un consiglio per gli acquisti: sincerità

Tra le tante iniziative popolari ancora non se n'è vista una essenziale: quella a favore della sincerità pubblicitaria. Sarebbe educativa una campagna per comprare i prodotti solo di chi in TV non prova ad ammaliarci con cucine grandi come navi da crociera, padri aitanti e felici a spasso con batuffoli biondini e sorridenti, Suv che sfrecciano su tornanti senza buche, compagnie di trentenni che brindano col brandy dall'alto di grattacieli vista mare, paeselli dove i salumieri hanno le gote rosse e i garzoni girano in bici fischiettando, capiuffici che promuovono, bagni tirati a ludico, frigo ricolmi, cieli sereni, primavere perfette, famiglie concordi attorno a massaie con la stanchezza e i calli di Belen, cagnolini candidi che corrono su prati inglesi. Lo diciamo perchè la realtà, per fortuna, spesso è migliore. Nelle nostre città brillano i colori di mille razze e di mille writers, sui muri. Le famiglie sono scombinate, imprevedibili, cangianti. Non di rado, provvidenzialmente piove, c'è chi preferisce brindare col succo di mandorla, i cagnolini hanno l'intelligenza dei bastardini, i capiufficio vengono contestati, i cessi puzzano, invece che tutta atletica e giovane la gente incanutisce panzuta e qualche volta le fiancate dei Suv vengono rigate.

giovedì 5 aprile 2012

il Golgota in Padania

Il calcio è corrotto, la Lega pure. Qualcuno finge di sorprendersi. Come quando il Venerdì santo si tiene un'aria compunta. Lo sanno tutti che per Bossi e campioni di provincia la Pasqua è assicurata. E' la gente, in fondo, che lo vuole: chi avrebbe la forza, oggi, di gridare forte e chiaro "Barabba!"

domenica 1 aprile 2012

tra il detto e il Fatto c'è di mezzo il matto

Il Riformista ha chiuso. Liberazione anche, e Il Manifesto è in crisi. Il primo di proprietà di un imprenditore, il secondo di un partito, il terzo di una cooperativa, testimoniano la stessa cosa: i giornali di sinistra non vendono. Forse non reggono la concorrenza di Repubblica, forse gli operai per comprare il giornale non hanno soldi e gli intellettuali voglia. Forse i lettori di sinistra comprano Il Fatto, giornaletto di scoop e non di dibattiti ideologici, foglio da leggere, non da studiare. Noi preferiamo il Riformista, ma è tanto difficile capire che siamo rimasti in pochi?

domenica 4 marzo 2012

elexioni

Molti i russi che alle elezioni presidenziali non sono andati a votare. Tutti quelli che avevano capito che sulla scheda elettorale, in cirillico, si scriveva X e si leggeva Putin.

giovedì 23 febbraio 2012

- 15,9%

"Sono un uomo di merda". Questa è la dichiarazione che devono rilasciare, davanti ad un microfono, al cospetto dei colleghi, gli operai della Fiat che sbagliano a montare un pezzo o non reggono i ritmi della catena di montaggio. Lo dice il Foglio, lo denuncia il Manifesto, lo commenta l'Unità. Se davvero la qualità di un uomo si giudica da come monta gli specchietti della Panda, forse è il caso che Marchionne s'interroghi sui risultati della sua gestione nell'ultimo mese e ci informi, a reti unificate, sulla materia di cui è fatto.

sabato 18 febbraio 2012

giornalista da 4 soldi

Il Riformista riporta il caso di un giornalista minacciato per alcuni suoi articoli. Li scrive su di un giornale del gruppo De Benedetti, quello di Repubblica. Il riformista scrive anche che, forse per pudore, il compenso che il giornalista riceve per ogni articolo è rimasto sottaciuto: 4 euro. Sarebbe invece una notizia che meriterebbe la prima pagina dei giornali, quanto poco guadagna chi li scrive.

domenica 1 gennaio 2012

libertà, uguaglianza, saldi

Di domenica si va al centro commerciale. A Roma i negozi non avranno più orari. E le feste civili spesso le commesse lavorano. Siamo sempre più clienti e meno cittadini. Attendiamo il giorno in cui il discorso di fine anno del Presidente sarà una televendita.

sabato 24 dicembre 2011

un presepe di zombie

Settantacinque anni fa veniva inventata la lobotomia. L'invenzione piacque agli scienziati al punto che fruttò un premio Nobel. Ai pazienti invece piacque tanto che l'inventore, un portoghese, finì i suoi giorni in carrozzina, colpito alle gambe da uno di quelli che aveva sottoposto alla sua cura. Consisteva, approssimativamente, nell'iniettare alcool nel cervello. Calcolando gli anni passati da quando la pratica fu vietata, di lobotomizzati tuttora in vita dovrebbero essercene rimasti pochi. Poi uno guarda gli alberi di natale, la televisione, le facce per strada, e sospetta che la scienza faccia miracoli.

mercoledì 23 novembre 2011

uno spettro s'aggira per le edicole

Il Manifesto è in crisi. Tra tre mesi, come sempre negli ultimi trenta anni, potrebbe chiudere. Lo ha annunciato Valentino Parlato, una dei fondatori, che come sempre ha chiamato alla mobilitazione, scrivendo che, col taglio degli aiuti all'editoria e con la situazione politica attuale, questa crisi potrebbe essere definitiva. In passato è calata la foliazione, stavolta è aumentato il prezzo, altre volte sono usciti numeri unici da 50 euro e si sono aperte sottoscrizioni. Perchè leggere il Manifesto, "quotidiano comunista", come recita la testata, è anche appartenere ad una comunità. Sempre più esigua, però, perchè le copie vendute negli ultimi decenni si sono dimezzate.
Rossana Rossanda, una delle fondatrici, viene insignita dell'Ambrogino d'oro, ma intanto, da anni, lavorare per il Manifesto ed essere pagati entro un trimestre è quasi un'impresa.
Non servirà, supponiamo, a svecchiare il giornale, a farlo evadere dagli occhiali di pochi intellettuali, a renderlo utile, oltre che interessante. Perchè un quotidiano che, come si dice in gergo, chiude alle 20.00, quando arriva nelle edicole è già buono solo per incartare le uova, per usare un'espressione di Luigi Pintor.
Dall'ex direttore sardo in poi tanti, tra le rotative del giornale si sono formati: da Barenghi a Lucia Annunziata all'ex ministro Frattini.
Spiace anche per questo, in un'epoca di mediocri pennivendoli, che una palestra di stile e rigore rischi di abbassare la saracinesca.
O riesce a prendere esempio da un giornale come Il fatto quotidiano, altrettando povero, meno elitario e più combattivo, o il Manifesto smetta la sua opera di testimonianza, chè la rivoluzione non è un pranzo di gala.

mercoledì 24 agosto 2011

RAImadam

Ieri in orario da ramadam è andato in onda sulla Rai un documentario che s'intitola Musulmani europei. A mezzanotte passata di un giorno d'estate del 2011 dopo Cristo era ora, anzi forse troppo tardi, per provare a presentare all'Italia una parte di sè stessa. Seguiranno altre tre puntate settimanali.
L'occasione è ghiotta e sospetta al tempo stesso. Con i mussulmani andiamo a scuola, dai mussulmani facciamo la spesa o sono loro a farla per noi. L'esercito italiano li combatte in mezzo mondo mentre sul suolo patrio aumenta il numero dei matrimoni misti.
Eppure, per conoscerli ci vuole un programma televisivo, peraltro a notte fonda, ad agosto.
Basterebbe fare due chiacchiere, di tanto in tanto, col pizzaiolo o con la ragazza che fa le treccine sulla spiaggia, con lo studente o con la signora delle pulizie. E invece dopo averci divisi, mussulmani e non, ora la TV, - ma con le sue categorie, - prova a farci incontrare.
Una versione catodica, moderna, occidentale, in fondo, di matrimonio combinato.