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sabato 16 luglio 2011

Ebook: le pile di Seneca

Ma voi dell'ebook che ne pensate?
"E' un altro modo di leggere" dicono, quelli che lo provano.
Non solo. Se leggere un libro somiglia a dialogare con una persona nello scompartimento di un treno, sapere che nello stesso ordigno, di libri ce se stanno centinaia dà l'impressione di stare in un autobus nell'ora di punta.
La pagina, poi. Come riferimento, unità di misura, scompare. Il testo scorre sotto i nostri occhi senza interruzioni. O meglio: nel libro bisogna girare pagina mentre qui far scorrere il testo al paragrafo successivo. Quasi come stare al buio davanti ad un corpo, magari bellissimo, e ottenere di poterlo vedere tutto, ma dieci centimetri quadri per volta.
E' proprio vero: "E' un altro modo di leggere".
Forse anche di scrivere nascerà un altro modo, quindi.
Ma Pirandello e Kant era per essere letti alla vecchia maniera, che avevano scritto.
Leggerli sull'ebook forse li cambia, li distorce.
Cosa che in fondo facciamo da secoli, da Guttemberg in poi, con Omero, Seneca, Virgilio, Dante e Ariosto.

martedì 9 marzo 2010

la natura e`comunista

MILANO - Prendete due bonobo, uno in un stanza ricca di cibo, l’altro in una stanza priva di cibo, che si vedono attraverso una parete trasparente. E state sicuri che il più fortunato inviterà subito l’altro a condividere le gustose vivande, mosso da un naturale istinto di generosità, ma soprattutto trascinato dal sincero piacere del convivio. È quanto hanno sperimentato i ricercatori della Duke University in collaborazione con il Lola y Bonobo, centro per bonobo orfani situato nella Repubblica del Congo. NATURALMENTE BUONI - L’esperimento si è articolato così: un bonobo affamato è stato condotto in una camera con molto cibo a disposizione. Adiacenti al vano c’erano altre due stanze, una vuota e l’altra con un suo simile senza cibo. Il privilegiato, attraverso un muro trasparente poteva vedere entrambi i vani. E anziché scegliere di riempirsi la pancia in isolamento, ha scelto volontariamente di aprire la porta che lo divideva dallo sventurato collega, mettendogli a disposizione ogni sorta di alimento e manifestando il dispiacere di mangiare in solitudine. LE IPOTESI - Agli scienziati non è chiaro per quale motivo i bonobo siano naturalmente portati alla condivisione e alla convivialità.

mercoledì 14 ottobre 2009

MALARAZZA*

Ti lamenti...ma che ti lamenti?
Pigghia lu bastuni e tira fora li denti
Nu servu tempu fa, rintra na piazza
prigava a Cristu 'n cruci e ci ricia:
Cristu lu me padruni mi strapazza
mi tratta comu n cani pi la via
si pigghia tuttu culla so manazza
mancu la vita mia rice ch'è mia
distruggila Gesù sta malarazza
distruggila Gesù fallu pi mia
si fallu pi mia...!
*(stornello siciliano dell'800.)

mercoledì 6 maggio 2009

bastard sons of Italia

I trentini sono schivi, saggi e con i piedi per terra. Sanno benissimo che al di là dei fuochi di artificio berlusconiani, c’è una realtà che ogni giorno diventa più dura e difficile. Ragionano con la loro testa e capiscono che le cortine fumogene non riusciranno a nascondere gli effetti concreti sull’economia reale delle previsioni europee a meno di quattro, 4 per cento di Pil, e a più 113 per cento di debito pubblico. E che se non ci si da da fare, almeno localmente, con una buona amministrazione, si rischia grosso. Nel 1915-18 facemmo una guerra per l’annessione di Trento all’Italia. Che si può fare oggi perché l’Italia tutta sia annessa a Trento?
(Camilleri, da http://www.unita.it/)

mercoledì 8 aprile 2009

B2B Dal Bangladesh a Bozen, con amore 2°parte

Nishat mi spiega che le donne raccolgono le foglie dell’henné, le tritano e le usano per fare i tatuaggi o tingersi i capelli. Così, il colore dura anche 3 mesi. Ma lei ha usato un henné in tubetto, di quello commerciale, ed ecco perché dopo pochi giorni non ne rimane quasi nulla. Non sapevo che l’henné fosse una pianta – non sapevo bene cosa fosse, a dire il vero. E faccio l’ennesima domanda scema: «ma sono capaci tutti di fare quegli splendidi disegni per i tatuaggi?» No, mi risponde, senza farmi pesare la mia stupidità… «Ci sono dei professionisti. Oppure delle donne che li sanno fare. Si possono fare che arrivano fino al gomito, ma a me non piacciono, li ho fatti solo poco oltre i polsi». Mescolo henné e ricordi di un’amica innamorata dell’India – che oggi vive là e che anni fa mi ha insegnato a usare qualche spezia. Lei l’henné lo teneva sui capelli, lunghissimi, tutta la notte. Io usavo quello in tubo, già pronto. Sono molto occidentale. Chiedo a Nishat che cappero ci fa a Bolzano. Possibile che sia venuta direttamente a Bolzano, dal Bangladesh?? Hai sbagliato strada, ragazza! - ma pare di no - Mi dice che dopo 8 anni di assenza dal suo Paese, non ci voleva mica stare e che il caldo umido non la faceva respirare. Non so da che città venga. Il nome mi è sfuggito. Mi fa vedere una foto di casa sua, sul telefonino – splendida mansion bianca con un lungo portico e decorazioni rosso scuro. No, non capisco che ci fai a Bolzano, Nishat! Eppure a un certo punto mi rivela «che vuole bene all’Italia» - perché comunque a Bolzano, nel nord, si sta bene. La famiglia di Nishat ha degli amici bengalesi che vivono a Napoli e a Roma. Amici che hanno un negozio e non rispettano gli orari di apertura e chiusura. Tengono aperto anche la domenica, anche se non si potrebbe. Tanto nessuno gli dice niente. Anzi, fanno tutti così. È proprio per quello che nessuno gli dice niente. A parte la moglie di uno di questi amici. Anche lei ha vissuto a Bolzano e vorrebbe fargli rispettare le regole. Nishat lamenta che il Bangladesh non le piace perché il governo è corrotto. «Oddio… - le dico – non è che qui si stia molto meglio in quanto a corruzione. C’è al sud e anche al nord, solo che qui non fa morti e i servizi funzionano di più, quindi non te ne accorgi. Magari i soldi delle bustarelle finiscono a costruttori edili che fanno una nuova, inutile rotatoria, e a nessuno viene in mente che ci sia sotto qualcosa di losco». Non mi sembra convinta. La storia del matrimonio mi affascina, mio malgrado. Mi racconta che suo marito ora sta in Inghilterra, deve finire di studiare. E poi la raggiungerà a Bolzano. Vorrei chiederle se è un matrimonio combinato. Mi sembra così placida e contenta di essere stata al centro della cerimonia, sul palco dove tutti gli invitati andavano a renderle omaggio, così compresa del ruolo di figlia maggiore promessa in matrimonio e oggi sposa, di cui il padre può andare orgoglioso, che non riesco a immaginarla figlia ribelle europeizzata, magari innamorata di un italiano, o addirittura di un tirolese. Che so, di uno Schützen? Non ce la vedo, insomma, a litigare con il padre e con la madre, come accade in certi film, per affermare la volontà di essere libera e sposare chi le pare. O forse ha davvero sposato chi voleva lei? Son domande indelicate, le mie – e Nishat non è mica un topolino da laboratorio. Quindi mi trattengo. Ma lo vorrei sapere, se nelle loro tradizioni esiste una specie di luna di miele e come si sente a stare lontana dal marito, subito dopo averlo sposato. Forse non cambia niente, se erano separati pure prima. E poi? Lui verrà a vivere con lei e i suoi genitori? Mi manca l’aria al solo pensiero!

Proseguo con le domande sceme, ingoio con una caramella quelle più curiose e chiedo alla mia compagna di viaggio se anche loro al matrimonio hanno un menù particolare - «sì, ma non come voi, che mangiate il primo, poi il secondo e l’antipasto. Noi mangiamo tutto insieme. E al mio matrimonio c’era tutto: carne, maiale, verdura, pesce, uova e poi frutta e tanti dolci. Proprio tutto. La gente ha dovuto mangiare a turni. Erano così tanti che abbiamo affittato un centro apposta, ma comunque potevano mangiare solo 300/400 persone alla volta, in turni di mezz’ora» Non mi sembra esattamente una cosa divertente, doversi ingozzare di cibo, dalla carne alla frutta al riso al dolce, in 30 minuti in un mega banchetto matrimoniale su turni, ma è forse meglio dei nostri pranzi eterni, con tutte quelle portate lente e pesanti? Di regola non vado ai matrimoni. «….via chat e Messenger» il rumore del treno ha tagliato la testa della frase e non saprò mai se Nishat e il marito si sentono via chat e Messenger, o se si sono conosciuti così. Se così fosse, sarebbe davvero una favola moderna: immagino siti di chat in bengalese, dove giovani emigrati in tutto il mondo fanno amicizia fra di loro, stringono promesse di matrimonio e convincono moderni genitori ad avvallarle. Fantascienza? Giuro che non guardo i film di Bollywood.
Porto a casa mille domande, e il saluto dolce di Nishat, che nell’ultima ora di treno si è messa a dormire per scrollarsi di dosso la stanchezza della settimana di feste, del mese di visite ininterrotte da amici e parenti, i 3 giorni di viaggio e il jet-lag. Ha continuato a darmi del Lei. Un’ora dopo esserci conosciute, facendo merenda mi ha chiesto «gradisce del pane?» Fosse stato uno stuzzichino bengalese, avrei trovato un posticino in pancia. Mentre dormiva, ho osservato Nishat – che pensa tanto ai soldi. Abbiamo calcolato che se fosse stato festeggiato in Italia, il suo matrimonio con 1200 invitati sarebbe costato almeno 84.000€ (con una media di 70€ a invitato); Nishat che in qualche modo vive come un vanto la spesa della sua famiglia di otto persone: 10mila euro solo di viaggio per celebrare il suo matrimonio. Osservo il vestito verde brillante, di un tessuto che sembra nylon e inadatto al freddo di oggi. Lo scialle, in tinta, è slabbrato a un capo. Quando il treno si ferma alla mia stazione scendo serena. So che ad attenderla, tra un’ora, ci sarà la sua famiglia. Trasporteranno il valigione. E solo a loro sarà dato vedere le stoffe, i gioielli e le foto del Bangladesh che contiene.
Le Interviste Scomode Su blog2piazze

lunedì 30 marzo 2009

Nuvoloni sul Nettuno

Fontana del Nettuno, Piazza Duomo - Trento (foto DC)
Riceviamo e pubblichiamo
Appello alla società civile e al mondo culturale contro la soppressione della Soprintendenza trentina per i beni archeologici
La Giunta provinciale, su proposta del Presidente della Provincia autonoma di Trento, nella seduta del 26 gennaio 2009 ha deliberato ad unanimità di voti la soppressione della Soprintendenza per i beni archeologici (deliberazione n. 104 dd. 26 gennaio 2009) con subentro nelle competenze e nei ruoli della neocostituita Soprintendenza per i beni librari e archeologici. Si è in presenza di un intervento senza precedenti a livello nazionale, tramite il quale, con semplice delibera politica, si decreta la soppressione della struttura operativa istituita con legge a garanzia della tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico, che la Provincia autonoma di Trento ha avuto per competenza primaria trasferita dallo Stato Italiano nel 1973 e che in questa direzione ha agito, in oltre trenta anni di attività, nel rispetto delle norme e dei ruoli assegnati. Il provvedimento, quasi nascosto in un lungo articolato, diversamente da altri che lo precedono e che lo seguono, è assolutamente privo di motivazione e nemmeno la decisione assunta risulta inserita in alcun piano generale di riorganizzazione del comparto dei beni culturali, tant’è che le consorelle Soprintendenze preposte ai beni architettonici e ai beni storico-artistici non sono soggette ad alcuna modifica. La decisione della Giunta Provinciale accosta in maniera meccanica la Soprintendenza per i beni archeologici e la Soprintendenza per i beni archivistici e librari, depotenziandole di fatto entrambe, senza logiche razionali e motivazioni sostanziali e senza tenere conto delle rispettive specificità disattendendo completamente i principi che, nel 2003, hanno ispirato il legislatore a istituire le Soprintendenze stesse (L.P. 17 febbraio 2003, n.1: Nuove disposizione in materia di beni culturali). Conseguenza diretta saranno le ricadute, a cominciare dall’utenza esterna, certamente ora confusa e nei cui riguardi la struttura, prima come Ufficio e quindi come Soprintendenza, ha saputo costruire un rapporto di identità chiara e operativa, adeguata a far fronte ad una realtà territoriale e a problematicità di settore, impegnative e di notevolissima diversità. La situazione presente è resa ancora più allarmante in quanto, tra i compiti trasferiti alla neo-costituita Soprintendenza per i beni librari e archeologici (che perde quindi gli archivi nella denominazione), ne risultano dimenticati alcuni di sostanziali, pure essi previsti da precise norme di legge e da circolari in materia, nazionali e provinciali. Caso questo, ad esempio, della valorizzazione del patrimonio archeologico trentino, del Museo archeologico provinciale e le sue articolazioni territoriali già esistenti. Sopprimere la Soprintendenza è un intervento che allinea nel peggiore dei modi la realtà trentina agli attuali indirizzi del Governo centrale e al degrado in cui viene a trovarsi la tutela pubblica, devitalizzata da tagli economici a un bilancio già di per se stesso striminzito, commissariamenti, assenza di concorsi, mancanza di personale. Un percorso che di fatto spiana alla privatizzazione commerciale dei beni culturali, all’evento su tutto, alla tutela e alla valorizzazione dei beni “ricchi” ritenuti più importanti perché immediatamente “spendibili”. Una politica che va respinta con forza e indignazione. Come unica e ultima possibilità, i firmatari del presente documento si appellano a tutta società civile e agli esponenti del mondo culturale e chiedono al Signor Presidente della Provincia autonoma di Trento e alla Giunta provinciale di rivedere il provvedimento adottato con la deliberazione n. 104 di data 26 gennaio 2009, ripristinando nell’organizzazione provinciale in materia di beni culturali la Soprintendenza per i beni archeologici e restituendole la dignità e l’autorevolezza acquisita nel corso degli anni attraverso gli interventi di tutela, di conservazione e di valorizzazione del patrimonio archeologico trentino. Trento, 19 marzo 2009
Archeoclub d'Italia, sede di Trento Ars 95 – Gruppo Artisti Valli del Noce Associazione culturale "Antonio Rosmini" Associazione Culturale Ricerche e Fortificazioni Altomedievali (RFA), sezione di Trento Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI), sezione Trentino - Alto Adige Associazione Italiana di Cultura Classica, delegazione di Trento Fondo per l'Ambiente Italiano (FAI), delegazione di Trento Istituto italiano dei Castelli, sezione Trentino Italia Nostra, sezione trentina Società di Studi Trentini di Scienze Storiche Università Popolare Trentina
CHE FARE:
Inviate a trento@italianostra.org il seguente messaggio: Rendo nota la mia adesione a questo appello Grazie

mercoledì 11 febbraio 2009

Non lo so

Paolo Dolzan (foto S. Cesari)
Propongo qui (d'accordo con l'autore), un post recente di Paolo Dolzan; per me pienamente condivisibile; espressione superba di perplessità in cui mi ritrovo:
Leggo libri e sfoglio cataloghi, scruto fotografie e ricostruzioni in pellicola, fantastico sui tempi andati che hanno lasciato solo un rimasuglio in bianco e nero per questo mio presente. Nel passato non cerco (e non trovo) la felicità, beninteso. Eppure quell'approssimazione di benessere mi ristora. Provo a immaginarmi quel mondo che non aveva ancora del tutto classificato le sintomatologie e le cause del decesso, che rompeva la schiena coi viaggi di una manciata di chilometri e caricava ogni partenza di esodo e di epica, che avvicinava l'anima degli uomini tra le vicissitudini dei giorni trascorsi senza nemmeno una lettera dei propri cari. Si moriva da giovani, quei pochi a quarant'anni eran già vecchi, ma oggi che la relatività del tempo è a tutti nota, dovrebbe apparir chiaro che anche solo 100 anni fa, quando la vita scorreva liquida in un composto rado d'occasioni o diluito nei tempi, i giorni valevano il doppio e che quindi, alla meglio, non è cambiato niente sotto questo aspetto. Oggi 24 ore bastano a malapena per lavorare. Non lo so. Sono inebetito da questo tutto e da questo niente. Coltivo il mio talento necrofilo immergendomi e talvolta annegando nel passato-passatista. Non riesco a cavarmi dal cervello e dal cuore che questo raggiunto benessere, tutta questa tecnologia, prosciughi l'anima anzichè nutrirla; perdipiù questa mia lagna è uguale al pianto del coccodrillo a panza piena. Nonostante ciò, ho la certezza che questo centinaio d'anni appena trascorso, - il XX secolo delle grandi rivoluzioni - sia stato un trabocchetto per la nostra società occidentale.
Con gli occhi al cielo i nostri nonni ammiravano i fuochi d'artificio progressisti quando in realtà i giochi eran già finiti e i nodi delle contraddizioni incastrati nel pettine dell' '800. Il XIX secolo ha segnato il picco di questa nostra giostra dell'intelligenza europea, ne ha tracciato i limiti e segnato i futuri confini. E' stata la fulminea parentesi nella storia dell'uomo che poteva farsi libero. Ogni colpo secco di ghigliottina in Francia è stato un passo avanti dell'uomo per l'uomo del mondo intero, così la morte decretata di Dio nella penna di scrittori e filosofi, il segno di matita degli artisti dentro e fuori dalle accademie e dalla società; l'affossamento della s/ragione illuminista in un chiavare sovrafollato e decadente che ha marcato nuovi territori del piacere e marchiato d'idiozia nevrotica la morale. Beati i vivi godenti a quei tempi! Nel giro di un cinquantennio al massimo, (dalla seconda metà dell' '800), tutto è rientrato nella subnormalità della tiritera s/faccendiera giornaliera, grazie alle carceri e ai manicomi declinati nelle più fantasiose forme. Oggi che sono qui e che scrivo, dopo svariati tentativi maldestri di ricucire il presente e il passato per conservare la memoria e renderla di nuovo agente attivo in questa stramaledetta società, ritorno senza coda al cucciolo che gioca con la propria coda... mi sento un Davide ingrassato che brandisce minaccioso la propria fionda contro un Golia infarcito di testate nucleari. E' la storia che si ripete - dico dentro di me - e penso per associazioni mentali a quell'unica lettura che mi tranquillizza per la sua onestà: al "Chuang-Tzu" di 4 secoli prima che il nostro Signore posasse il suo sacro culo sulla testa delle nostre anime per raddrizzarci i torti. Penso alla storiella popolare raccontata da questo eremita delle foreste: l'orgogliosa mantide religiosa alzò le sue zampette per frenare il carro, rimanendone spiaccicata. E così, con la mantide divido la medesima sorte: il pittore spiaccicato senza riscontri, fuor d'epoca e dal mondo senza nemmanco lo sputo di un vitalizio che non si negava allo sfortunato Van Gogh. Tritato dal carrozzone del benessere modaiolo, dogmatico, imputtanito.
Paolo Dolzan

mercoledì 31 dicembre 2008

Niente botti, siamo umani - rilancio

Con il suo permesso, ripropongo con forza parte del post di Fabio,
per rendere più forte l'appello contro l'uso smodato e scellerato dei petardi a capodanno,
non solo nel rispetto delle persone, ma anche degli animali.
Nell'imminenza del capodanno (...) un problema, anzi un timore, si riaffaccia alla mia porta con tanto di coroncina natalizia, puntuale come le tasse, ogni anno: i maledetti fuochi d'artificio. So già che molti obietteranno alle mie parole, che la tradizione è tradizione, e che si deve festeggiare un passaggio dall'anno all'altro sparando fuochi in aria come invasati. Mi rendo conto che - in questa occasione più che mai - faccio parte di una risibile minoranza in Italia (ma, d'altronde, come diceva Benigni nel Mostro: "Vaffanculo la maggioranza!"), eppure non posso che sottolineare / gridare la mia assoluta contrarietà a questa becera tradizione incivile.
(...) la litania dei feriti e degli incidentati (soprattutto minorenni) è già iniziata, cosa che ha sottolineato anche la Repubblica, così come altri giornali e TV, come dimostra questo articolo pubblicato in data odierna. Ribadisco qui, in questa misera sede, che degli incidenti occorsi ai cretini manipolatori delle varie bombe di maradona (o teste di caz..anzi Lavezzi, come si chiamano oggi) NON ME NE PUO' FOTTERE DI MENO! Il problema che mi preme di più sottolineare qui invece riguarda tutte quelle creature che dei botti e dei missili sono SOLO VITTIME e che delle bombe ne farebbero volentieri a meno, ovvero gli ANIMALI.
Come molti di noi sapranno, i botti di capodanno terrorizzano letteralmente i nostri amici quadrupedi (o pennuti), e come ribadito anche ultimamente da molti organi di stampa (ad esempio da questo articolo: Capodanno- Lac, Non Acquistate i Botti; Uccidono Animali) oltre a farli fuggire dalle nostre case possono addirittura avere conseguenze peggiori, per loro ma anche per gli umani. (...)
Non oso sperare che il 31 notte tutti si comporteranno civilmente, questo no, però vorrei veramente che chiunque abbia un animale domestico, almeno lo mettesse al sicuro, non lasciandolo fuori, magari in giardino o in terrazzo, e che cercasse di sensibilizzare anche amici o conoscenti. Grazie a tutti, e scusate lo sfogo, ma visto che qui alcuni simpatici frugoletti hanno iniziato a fare i botti dal 15 Dicembre, la faccenda mi sta esasperando!
Sottoscrivo e rilancio l'appello.
Grazie a Fabio per la generosa disponibilità
il suo post completo è qui
DC

giovedì 4 dicembre 2008

Histoire de C. Una escort si racconta…II parte

Ecco la 2° parte dell'intervista a Chiara di Notte

...Memorie di una devochka

DC: Come considerano la prostituzione non di alto bordo le escort? CDN: Le escort non lo so. Posso solo dire la mia. Innanzi tutto il termine “alto bordo” può significare tante cose e sarebbe lungo e noioso discuterne, ma di sicuro non significa “migliore”, almeno non dal punto di vista di chi fruisce. A volte è possibile trovare all’angolo di una strada per pochi euro il “sogno” di ogni cliente, e cioè una ragazza autentica, vera, disposta a “dare” molto di sé, mentre allo stesso modo è molto probabile incontrare una fregatura fra le ragazze che applicano alte tariffe. Essere d’alto bordo non significa avere prezzi elevati ma corrispondere ad un modello che, come qualsiasi cosa di qualità non è determinato solo dal prezzo ma da tutta una serie di elementi che lo rendono tale: il materiale, il design, le rifiniture. Una escort d’alto bordo non farà mai valere il suo senso di superiorità nei confronti di chi non è stata, come lei, fortunata. La sensibilità della “donna” che sottende la professionista è uno di quegli elementi. DC: E vice versa? CDN: Anche qui dipende se la escort è una stronza boriosa piena di sé che disdegna tutto ciò che non ritiene essere al suo livello oppure se, come dicevo, è una persona in grado di avere, nonostante la “parte snob” che è costretta per esigenze di copione a recitare, una certa dose d’umiltà. L’umiltà in questa professione è tutto. Non si deve mai dimenticare chi siamo, da dove proveniamo e dove un giorno tutte quante ci ritroveremo.

DC: La tua famiglia, i tuoi amici sapevano/sanno che facevi l’escort? Se sì, perché hai deciso di dirglielo? Se no, perché hai deciso di non dirglielo?

CDN: Credo che questa sia la domanda più difficile alla quale rispondere. Credo che una risposta, in un senso o nell’altro, implicherebbe un giudizio morale da parte di chi legge, oppure creerebbe degli interrogativi in chi ha o ha avuto lo stesso dilemma. Ebbene, dato che ho accettato d’essere intervistata credo che l’unico comportamento corretto sia rispondere con sincerità. Sì, l’ho detto. Perché ho deciso? Semplicemente perché anche se non l’avessi detto l’avrebbero sicuramente capito. Mia madre non è nata ieri ed io con lei non sono brava a mentire. Mi conosce talmente bene che non faccio in tempo a pensare una cosa che lei già la sa. L’avrebbe intuito ed anche un eventuale silenzio mi sarebbe parso un mancarle di rispetto. Ma devo dire che la mia scelta alla fine si è dimostrata vincente: sono felice di averlo detto, non sento alcun peso e so di aver ricevuto in quell’occasione il regalo più grande: il rispetto per le mie scelte. Con gli amici… se sono amici “veri” ovviamente lo sanno, se sono semplici conoscenti non vedo perché debbano impicciarsi della mia vita. Una cosa però dentro di me è chiara: chi lo sa, famiglia, amici, partner, non deve mai mai mai in nessun caso insultarmi o offendermi prendendo a pretesto ciò che ho fatto. Qualora accadesse, anche una sola volta, significherebbe la fine definitiva del rapporto.

DC: Cosa ti ha fatto chiudere il capitolo di professione escort? CDN: Questa è una delle "tessere del puzzle" che ancora mancano a comporre il quadro che in questi anni ho delineato riguardo alla mia storia, alla mia vita, alle mie esperienze. È una tessera fondamentale che ancora non ho voluto piazzare, forse perché è troppo vicina nel tempo ed ancora mi coinvolge profondamente. Per lunghi anni sono stata convinta che la mia personalità non potesse subire modificazioni rilevanti. Ero così sicura e decisa che col tempo, intorno a me, si era venuta a formare come una specie di rigida armatura che io credevo infrangibile. Ma non è vero che nella vita non si cambia, si cambia eccome; solo che molto spesso il cambiamento è talmente lento che non si ha il modo, o forse la voglia, di esaminare l'intera sua dinamica ed un certo giorno ad una certa ora, inaspettatamente, ho trovato i pezzi della mia armatura frantumati; per la prima volta mi sono sentita indifesa, e se non ci fosse stato chi si fosse preso cura di raccogliere quei frammenti, frantumarli fino a farli diventare polvere finissima per poi reimpastarli nuovamente, forse oggi non sarei qui a rispondere alle tue domande in questi termini. Il Blog, che io chiamo "il mio diario" è servito anche a questo. Sono una curiosa, mi piace studiare la gente ed oltretutto sono una narcisista, quindi quale migliore opportunità di rivedere le sequenze che compongono il film della mia vita? Ma anche se le tessere del puzzle, come nella scena finale di "Nuovo Cinema Paradiso", vengono piazzate a caso e non seguono né un filo logico né una linea temporale, sono certa che prima o poi avrò modo di rivedere il quadro completo.

Le domande di Poldino: Poldino: Cosa ti chiede più spesso chi viene a sapere che sei stata una escort? CDN: Se accade che qualcuno venga a saperlo e’ soltanto perché io ho deciso di dirlo e quindi ho già valutato la persona. Di solito non mi chiedono niente. Qualcuno mi ha detto “me l’ero immaginato, sai?” ma i più sono stati in silenzio e mi hanno guardata con affetto. Al massimo possono avermi chiesto: “com’e’ stato?”, ma il rispetto nei miei confronti ha impedito loro di chiedermi i dettagli che, se poi ho voluto, ho raccontato io quando ho sentito il bisogno di condividerli con qualcuno. P.: Come è cambiata la tua concezione della prostituzione entrandoci? CDN: Non è cambiata perché prima non ne avevo una. La prima prostituta che ho conosciuto e’ stata la mia amica Aniko’ e mi sembrava felice ed equilibrata. Quasi da ammirare per il suo spirito libero. Chissà, se avessi conosciuto subito una ragazza infelice del suo stato magari oggi parlerei diversamente e non sosterrei che la professione di prostituta non ha niente di sporco. Forse non l’avrei mai iniziata. Se mai la mia concezione della prostituzione e’ cambiata quando ne sono uscita e che mi ha spinta ad un impegno per aiutare chi non era stata fortunata come me. P.: Come è cambiata la tua concezione degli uomini lavorando come escort? CDN: Come in ogni cosa per imparare a conoscerla la si deve vivere da vicino e non per “sentito dire”. La professione porta innanzitutto a relazionare con gli uomini. Tanti uomini. Non è vero che quelli che sono fruitori del servizio, i cosiddetti puttanieri, non rappresentano un campione significativo della realtà maschile. Lo sono eccome. La passione per le donne, l’ossessione per il sesso, la ricerca spasmodica di qualcosa che non riescono a trovare in un viaggio continuo alla ricerca della escort perfetta. E’ per loro come un’eterna avventura, come quella di Ulisse. Non è forse “umano” tutto questo? P.: Aver fatto questo lavoro ti aiuta tuttora a capire le persone? CDN: Questo tipo d’esperienza può insegnare molto ed aiuta a comprendere meglio la realtà che ci circonda. Le persone con me si sono denudate. E non solo esteriormente, con me si aprivano e così mi davano modo di esaminarle. Di solito chi si incontra normalmente è sovrastrutturato perché le sovrastrutture gli servono per “mostrare di sé ciò che vuole che gli altri notino”. Insomma tutti assumono un travestimento, no? Il travestimento e’ la corazza che protegge in un mondo sempre meno coeso, meno solidale dove ciascuno è sempre più isolato. Invece il cliente, soprattutto se rilassato dopo l’amplesso, non aveva bisogno di sovrastrutture. I soldi erano già sufficienti ad ottenere ciò che voleva e non aveva bisogno di fingere. A meno che non volesse “conquistarmi”. In tal caso si comportava come la maggior parte dei corteggiatori e mi insegnava che in fondo gli uomini, quando vogliono ottenere qualcosa senza metterci i soldi, si comportano più o meno tutti nello stesso modo, facendo gli stessi discorsi, assumendo le stesse posture, usando gli stessi atteggiamenti. P.: Cosa cercavano veramente i clienti? CDN: Moltissimi solo il sesso. Un sesso ben fatto, senza inibizioni; forse quello che le loro compagne non riuscivano o non volevano dare. Poi c’erano i collezionisti, quelli che non volevano morire senza aver collezionato il più possibile. Costoro erano alla perenne ricerca del pezzo “raro” che non riuscivano mai a trovare, una specie di Araba Fenice. Poi c’erano quelli che cercavano anche un po’ di avventura; volevano mettersi alla prova e dimostrare a se stessi di saper conquistare l’inconquistabile, la cima della montagna più alta, la donna che raramente si innamora: l’escort. Pagando credevano affrettare i tempi per una relazione togliendo di mezzo quegli ostacoli che credevano di non poter superare senza i soldi. In fondo in tutti c’era un comune denominatore ed io, essendo a volte Circe, a volte una Sirena a volte Calipso riuscivo a capire qualcosa di ciò che albergava nell’animo dei tanti Ulisse che incontravo e sai cosa ho scoperto? Che in realtà Circe, Calipso o tutte le donne che potevano incontrare erano niente in confronto a Penelope. Per questo molte volte hanno cercato di trasformarmi in lei. Senza riuscirci. Credevano erroneamente che io non fossi lì per lavorare ma che facessi la prostituta per cercarmi un marito. P.: Capitava di incontrare i clienti anche fuori dal lavoro? Fingevano di non conoscerti? CDN: Capitava e facevano finta di non conoscermi solo se erano in compagnia di un’altra donna, oppure di qualche collega che non era al corrente del loro “vizietto”, altrimenti mi salutavano e si mostravano gentili. Se mai ero io che ero fredda e distaccata fuori dal lavoro. Mi imbarazzava quando qualcuno, incontrandomi per caso, voleva rinverdire le emozioni provate in un contesto dove i patti ed i limiti erano stabiliti da un contratto. Temevo che se fossi stata scortese non lo avrei più rivisto come cliente e se mi fossi mostrata troppo gentile lui avrebbe potuto fraintendere. Le Interviste Scomode Su blog2piazze

lunedì 10 novembre 2008

Ha suonato di sognare. Anche a Mollaro

Scrivo con il desiderio di emozionare con un PC quanto Matteo Giorgioni con il suo pianoforte e le sue note, che il 7 e l’8 novembre hanno accompagnato il concerto-spettacolo “Empieza desde las pequeñas cosas(…incomincia dalle piccole cose), dell’associazione Macondo suoni di sogni onlus.

Macondo: evoca García Márquez ma ci porta in Brasile. Passando per Mollaro, in Val di Non e per Tezze di Grigno, in Valsugana. È un viaggio, sì, ma di quelli che ti cambiano la vita. Questo testimoniano i racconti e le immagini che accompagnano la musica di Giorgioni, giovane pianista e compositore di Bologna, che, un passo dopo l’altro, ha raggiunto i suoi sogni in America Latina. Prima in Cile, poi in Brasile. E proprio in Brasile ha ritrovato parte di sé e le sue emozioni si sono incanalate in pentagrammi di umanità; le mani hanno ripreso a suonare dopo aver scavato il terreno di una favela e posato metri di tubi per l’acquedotto. Le sue dita hanno ripreso a comporre sulla tastiera dopo aver lenito piaghe e ferite necrotizzate. Suonando e raccontando nello ''spettacolo solidale'', come il 7 novembre al teatro di Mollaro e l'8 a quello di Tezze, Matteo e Macondo Suoni di Sogni Onlus raccolgono fondi per i progetti di Vila Velha. Con i primi soldi è stato costruito l’ambulatorio, oggi gestito da un’infermiera e due medici che visitano 60-80 persone al giorno. A forza di piccole condivisioni, sorrisi che si incontrano e maniche che si rimboccano, oggi gli abitanti di Vila Velha hanno anche una ‘scuolina’ e un nuovo edificio per attività comunitarie, cucina e mensa scolastica.

Allora Matteo, continua a suonare e a girare l’Italia per raccontare, varcando confini. Di mondi e di cuori. La storia di Vila Velha con Matteo e Macondo Suoni di sogni è sul blog http://latavola.splinder.com/ e sul sito http://www.matteogiorgioni.it/. Per ascoltare alcuni brani di ''pianoforte solidale'' www.myspace.com/matteogiorgioni.
Comuni, proloco, assessori e privati cittadini che desiderano organizzare lo spettacolo di solidarietà possono contattare Matteo alla mail thonytonino@yahoo.it Infine, oltre ai CD, 'Ho suonato di sognare’ e ‘Incontri’, chi lo desidera può sostenere il progetto acquistando il calendario solidale 2009

di Annalisa Dolzan

mercoledì 15 ottobre 2008

appello per la famiglia Casu

riceviamo e volentieri pubblichiamo
Appello in favore della famiglia del signor Giuseppe Casu, deceduto in psichiatria mentre si trovava legato al letto da sette giorni (si può scaricare il testo completo nell' area iniziative).
La famiglia del Signor Giuseppe Casu non è in grado da sola di affrontare tutte le spese legali e di consulenza relative al processo penale che vede imputati di omicidio colposo i medici del Servizio di Diagnosi e Cura di Cagliari, Turri e Cantone.
Ci hanno chiesto una mano e noi ci rivolgiamo ai nostri sostenitori e a tutte le persone disposte a dare anche un piccolo contributo.
c/c n°100707 Bancario, BNL, AGENZIA DI CAGLIARI, LARGO CARLO FELICE CODICE IBAN: IT70B0100504800000000100707 INTESTATO A A.S.A.R.P.-con indicato nella causale "per la causa di Giuseppe Casu" PER QUALUNQUE ULTERIORE INFORMAZIONECHIAMATE:
070/47443426 – 3207721343 – 3381597287

domenica 7 settembre 2008

Quella buon'anima di tuo zio...

15 appartamenti, villa, terreno e soldi
Il testamento a sorpresa del parroco
TRENTO (7 settembre) Un sacerdote defunto, un'eredità milionaria, 14 nipoti, 2 soli eredi. Muore a 89 anni e lascia in eredità 15 appartamenti, una villetta, un terreno e soldi. Don Candido Micheli, parroco di Ravina, (...) è spirato lo scorso 29 maggio (...) il testamento era stato redatto nel 1999. I beneficiari sono 2 dei 14 nipoti. Nel testamento ha lasciato un milione di vecchie lire a 3 chiese. (...) Uno dei due fortunati nipoti è divenuto proprietario di due immobili con una decina di appartamenti e parcheggi annessi in una frazione di Trento e di un'officina; l'altro ha ricevuto una villetta con terreno, bosco e garage, tre appartamenti con garage e cantine, e l'alloggio a Trento dove il sacerdote viveva. In comunione, i due hanno poi avuto un appartamento nel Ferrarese e il denaro contenuto in due conti correnti e in un libretto al portatore.
La notizia ha destato perplessità.
Don Micheli aveva 8 tra fratelli e sorelle, oltre alla schiera di nipoti. Che solo due fra loro siano stati nominati eredi ha causato, in una famiglia così numerosa, reazioni di grande amarezza, in taluni casi di rabbia (...) «Lasciando tutto a due persone ha procurato un enorme dispiacere ai nipoti». Molti si sono sentiti vittime di una grande ingiustizia e di un' immeritata disparità di trattamento. C'è anche chi è andato dall'avvocato, per capire se il testamento fosse impugnabile. Ma i nipoti non hanno diritto alla "legittima", non possono cioè avanzare pretese sul patrimonio dello zio.

Don Ivan Mattei, portavoce della Diocesi ha parlato di profonda amarezza: «Perché, come sacerdoti, abbiamo una missione di spenderci anche economicamente per la nostra gente».

Che spettacolo!!!!!!! Quanti pii uomini divisi dalla gola e bavosi di avidità! Ma che voj, don Mattei? Stai rosicando perchè ne volevi un po'?
Perchè non dicono se lo zio era ricco di famiglia o se man mano si è intortato un po' di vecchine che gli hanno lasciato le loro eredità? ...Forse ne ha circonvenzioncirconcisa qualcuna? Non so da voi, ma qui la 'gente bene' si vanta di aver missionari e preti in famiglia. Generalmente, inorridisco. Se posso, li infamo. Oggi, capisco .....
Sapete che a luglio ho fatto una conoscenza squisita: una signora che vende bigiotteria sulle bancarelle e che vive vicino al ricovero del suo paese. Mi ha detto che 'si apposta' per razzolare ciò che rimane delle gioie delle vecchine...Poi vende
Ma che belle storie della buona notte! Sweet dreams
DC

venerdì 29 agosto 2008

Del matrimonio e altre bazzecole

07.07.2007 08.08.2008 e poi 09.09.2009….

No, non son diventata angelologa. Non son numeri da giocare al lotto. Ma date di finta originalità su cui tessere il bozzolo della propria esistenza. Decine di persone hanno scelto queste combinazioni cosmiche per suggellare “il giorno più bello” nel matrimonio. Spulciate amici e conoscenti, vedrete che c’è ancora chi sogna di sposarsi a Las Vegas. Come dice Magdi Allam quando la suocera gli consiglia di abiurare al cristianesimo per il buddismo ‘A me, me pare na strunzata’.

Avendo il pc KO ho ravanato fra ricordi di carta. Ne è spuntata la signora Wilson. Quando diventava malinconAlcolica, giusto un attimo prima di accasciarsi sotto il bancone, se ne usciva con sta storia: la felicità è un’illusione. Non esiste. E la sua ricerca è dannazione. Senza alcol né malinconia, alle soglie dell’autunno, vi rimpallo la domanda: Esiste, secondo voi, la felicità? E cosa vi rende felici? Datemi ciccia: un bel canederlo dei Vostri sogni, dei vostri crucci e delle vostre aspirazioni.

Dopo, Vi racconterò ancora della cara signora Wilson…. Distanti saluti,

La Donna Cannone

venerdì 30 maggio 2008

Dalle favelas alle Dolomiti ….


Riceviamo e pubblichiamo con piacere

Besenello (TN), 29/05/08.-


“Ma se il governo vede che questi piccoli progetti hanno così tanto beneficio per i bambini, perché non interviene? Dovrebbe occuparsene …”
chiede una signora in sala. Ci pensa Aurinelia a chiarire un po’ le cose. Il viso dolce, incoronato da riccioli neri, grandi occhi languidi, il suadente mix di italiano e portoghese brasiliano si insinua fra logica e irrazionalità, accompagnando le fotografie dei bambini del Projeto A sullo schermo: a scuola, mentre giocano, mentre festeggiano natale con un italiano improvvisatosi Papà Noel; a mensa; scorci di favela e di spiagge dorate…

Il Projeto A - Casa de aprendizes da auto-estimaè figlio della caparbia visione di Aurinelia e di alcune ragazze trentine soce di Tremembè Onlus, associazione che si occupa di solidarietà internazionale e turismo responsabile nello Stato del Cearà, (nord-est del Brasile). Il progetto è un doposcuola rivolto a bambini e bambine del Conjunto Palmeiras, quartiere favelado di Fortaleza, (capitale del Cearà) per sostenerne l’alfabetizzazione e l’apprendimento, nella convinzione che la consapevolezza di sé e del proprio ruolo nella società, dati da un'istruzione adeguata, possono generare il cambiamento. Avviato nel 2007, oggi il Projeto A ospita 40 bambini e bambine di 6 e 7 anni, che oltre all’alfabeto e a materie di base, apprendono anche l’autostima, intesa come possesso degli strumenti per diventare cittadini attivi. Attività ludiche e culturali si abbinano all’insegnamento di comportamenti igienici e alimentari sani, di diritti e doveri, coinvolgendo anche le famiglie.

L’appuntamento di Tremembè si inserisce nella Rete Internazionale delle Donne per la Solidarietà organizzata dalla Provincia di Trento all’interno del Festival dell’Economia.


Aurinelia incarna il cambiamento e storie di riscatto e speranza. C’era un bambino di 11 anni, che lui, al Projeto A proprio non ci voleva andare! La sua mamma insisteva. Ma lui non voleva imparare a leggere e scrivere. Io voglio imparare a usare la pistola! - diceva. Essere grande, essere “uomo”? Come i ragazzi di 11 e 17 anni che armati di pistola qualche settimana fa hanno fatto incursione fra i banchi di scuola, minacciato maestre e bambini, terrorizzato, rubato? Alla fine quel bambino ci ha preso gusto, al Projeto A, e ha disegnato persino dei fiori, “anche se non sono robe da uomini”!
“Per questi ragazzi imparare a leggere e a scrivere non è un valore – prosegue Aurinelia - i bambini negli stati poveri del Brasile sono tanti, troppi. A scuola non c’è spazio per tutti. E mentre nel Sud ricco, industrializzato e tecnologicamente avanzato anche il sistema formativo funziona, nel nord è incancrenito. Diversi sono gli interessi del governo: a sud, dove ci sono imprese e industrie, c’è bisogno di gente istruita da inserire nel mondo del lavoro per portare avanti l’economia. Viceversa, il governo ha tutto l’interesse a mantere nell’ignoranza i milioni di elettori analfabeti del nord, ignari dei propri diritti e doveri, che si lasciano incantare da show, regalie e promesse elettorali. Un popolo analfabeta fa comodo. Lo governi come vuoi”.


Chi desidera può contribuire sostenendo il Projeto A con un’adozione a distanza: con soli 50€ all’anno si coprono i costi per un bambino/a.

Ecco come fare:
I contributi, detraibili fiscalmente, vanno versati tramite bonifico bancario a:
Associazione Tremembé Onlus
Cassa Rurale di Trento 08304 01808
Cod. IBAN: IT63 K083 0401 8080 0008781416
causale: Projeto A


Tutti gli sviluppi dell’attività saranno comunicati e documentati tramite mail o posta, comunicandoci il vostro indirizzo via mail o telefono.
Contatti
Lara Lupato: cell. 340 7739382
Laura Adami: cell. 349 8900966
e-mail: projetoa@tremembe.it
http://www.tremembe.it/


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