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martedì 10 novembre 2009

gli amici di Fini

La "legge Fini-Giovanardi"
...La normativa è stata modificata dalla legge n. 49/2006, fortemente voluta da Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi. La legge è in realtà la conversione del Decreto Legge 30 dicembre 2005, n. 272, emanato in origine solo per il finanziamento delle Olimpiadi Invernali di Torino. Si caratterizza per l'inasprimento delle sanzioni relative alle condotte di produzione, traffico, detenzione illecita ed uso di sostanze stupefacenti, e per la contestuale abolizione di ogni distinzione tra droghe leggere, quali la cannabis, e droghe pesanti, quali eroina o cocaina. A norma dell'art. 75 del predetto T.Colore testoU., per l'uso personale sono previste alcune sanzioni amministrative, da applicarsi singolarmente o cumulativamente, a seconda delle peculiarità del caso concreto. Si tratta, in particolare, della sospensione del passaporto, la sospensione della patente di guida, o il divieto di conseguirla, nonché la sospensione del porto d'armi. L'interessato, inoltre, ricorrendone i presupposti, dovrà a seguire un programma terapeutico e socio-riabilitativo. Tali sanzioni devono, oggi, avere durata compresa tra un minimo di un mese ed un massimo di un anno. In passato, le sanzioni amministrative avevano durata compresa tra uno e tre mesi nel caso di droghe leggere e tra due e quattro mesi, nel caso di droghe pesanti; All'art. 73 del già citato T.U. è stato aggiunto il comma 1-bis, che disciplina le condotte di importazione, esportazione, acquisto, ricezione a qualsiasi titolo e detenzione di sostanza stupefacente. Si tratta di condotte che possono essere compiute tanto dallo spacciatore, quanto dal consumatore.

mercoledì 14 ottobre 2009

MALARAZZA*

Ti lamenti...ma che ti lamenti?
Pigghia lu bastuni e tira fora li denti
Nu servu tempu fa, rintra na piazza
prigava a Cristu 'n cruci e ci ricia:
Cristu lu me padruni mi strapazza
mi tratta comu n cani pi la via
si pigghia tuttu culla so manazza
mancu la vita mia rice ch'è mia
distruggila Gesù sta malarazza
distruggila Gesù fallu pi mia
si fallu pi mia...!
*(stornello siciliano dell'800.)

sabato 15 agosto 2009

passerella

Ieri sera, all'ora di cena, come un cucù impazzito è spuntato, dal telegiornale della 7, sì, anche da lì, Capezzone. Con il solito completo blu, la pettinatura da foto di gruppo, il sorriso di chi da piccolo diceva: guarda che lo dico a papà. Sollecitato sul tema, e chissà su cos'altro, dall'avvenente giornalista, il portavoce di un popolo intero, quello della libertà nientedimeno, ha detto che i parlamentari che oggi faranno visita ai reclusi in molti casi faranno una semplice passerella. Poi la giornalista ha ripreso la parola ed ha proseguito con le notizie del tg. Al termine del quale, al momento dei saluti, congedandosi, Capezzone non riusciva a celare il suo fondotinta, che vistosamente colava dallo zigomo sinistro.

giovedì 13 agosto 2009

la quiete pubblica

Francesco Mastrogiovanni è morto legato al letto del reparto psichiatrico dell'ospedale San Luca di Vallo della Lucania alle 7.20 di martedì 4 agosto. Cinquantotto anni, insegnante elementare originario di Castelnuovo Cilento, era, per tutti i suoi alunni, semplicemente "il maestro più alto del mondo". Il suo metro e novanta non passava inosservato. Inusuale fra la gente cilentana. Così come erano fuori dal comune i suoi comportamenti, «dolci, gentili, premurosi, soprattutto verso i bambini» ci racconta la signora Licia, proprietaria del campeggio Club Costa Cilento. E' proprio lì che la mattina del 31 luglio decine di carabinieri e vigili urbani, «alcuni in borghese, altri armati fino ai denti, hanno circondato la casa in cui alloggiava dall'inizio di luglio per le vacanze estive». Uno spiegamento degno dell'arresto di un boss della camorra per dar seguito a un'ordinanza di Trattamento Sanitario Obbligatorio (competenza, per legge, solo dei vigili urbani) proveniente dalla giunta comunale di Pollica Acciaroli. Oscuri i motivi della decisione: si dice per disturbo della quiete pubblica. (www.liberazione.it)

venerdì 22 maggio 2009

invece licenziare Mentana non è servito

TREVISO - Temevano di dover licenziare. Per questo si sono uccisi. Sotto il treno, con una corda al collo o un colpo di pistola al cuore: hanno voluto cancellare l'incubo che non sopportavano più. In tre, da ottobre a oggi, tra Treviso e Padova, piccoli imprenditori, artigiani o manager. Dinanzi alll'imperativo di dover cacciare i loro dipendenti travolti dalla crisi economica, hanno preferito scomparire piuttosto che affrontare quello che ai loro occhi era un vero e proprio disonore, un tradimento della fiducia che le maestranze gli avevano concesso. L'ultima vittima nel Veneto, è un dirigente d'azienda di 43 anni di Villorba, in provincia di Treviso. Stamane si è gettato sotto un treno in viaggio sulla linea Venezia-Bassano del Grappa, a Castello di Godego. A giorni avrebbe dovuto convocare i sindacati per annunciare la cassa integrazione. Non ha lasciato scritti per spiegare il suo gesto il manager, ma chi lo conosce bene non ha dubbi: lo ha ucciso lo stress di queste settimane, le trattative infinite con i rappresentanti sindacali, l'angoscia che la crisi avrebbe annullato l'azienda in cui lavorava.
(www.repubblica)

domenica 26 aprile 2009

Sotto la punkabbestia la capra crepa

La trave nell'occhio (DC is watching you) Ho visto a Parma, in piazza Garibaldi ieri notte, una ragazza punkabbestia con due cani senza museruola; uno era un pitbull. Quando la roggia della gola caposselica li ha fatti addormentare li ho invidiati molto. I cani, non lei. Ciocche bionde e tempie rasate, canottiera militare e jeans col cavallo alle ginocchia. 4 dread lungo le spalle e una bozza di rosso nella mano. Non ho mai capito cosa vogliono simboleggiare i punkabbestia.
Personaggia contro. Ma contro chi e contro cosa? Quando i due cani si sono svegliati hanno preso a giocare e ad azzannarsi. Tirane uno, strattonane un altro, alla signorina è volata a terra la bottiglia. Al che ha accalappiato i guinzagli e si è spostata dieci metri. A breve un’amica l’ha raggiunta, cartoccio di rosso intonso nella mano. Sul porfido sfregiato di vetro e granato si è fatto il vuoto. Sotto l’orologio un nugolo di teste ha cambiato ritmo. – “Disdicevole e pericoloso”. – “Che vuoi farci? Puliranno, l’indomani….." Poi, in silenzio, un gruppetto di persone si è chinato a raccogliere i cocci. Collo di bottiglia sbavucchiato compreso. La signorina punkabbestia non si è mossa dal suo nuovo posto.
Non ho mai capito che cosa significano i punkabbestia. Comunque a me questa m’ha fatto un po’ schifo.

lunedì 20 aprile 2009

Piccole grandi storie venexiane - II parte

La copertina del romanzo "Marinaio d'acqua dolce" di Espedita Grandesso (ed. Lulu)
Ecco a voi la 2° parte dell'intervista alla scrittrice veneziana Espedita Grandesso
DC: Ha altri progetti editoriali in cantiere? EG: Sì, ho 4 racconti storici che spero di ....riuscire a rifilare a qualcuno! Sono piuttosto ponderosi, diversi da quelli che normalmente scrivo, non si limitano all'ironia. Uno è la storia (molto riassunta) della IV crociata, che ha per protagonista Enrico Dandolo, il doge: l'unico che nel 1204 vince effettivamente qualcosa. Ha vinto un impero di isole per la sua Venezia e va detto che non era peggiore di tutti gli altri protagonisti della storia. Sono un po' stufa di sentire che i veneziani hanno rubato dappertutto. Tedeschi, francesi, fiamminghi che partecipavano alle guerre non erano diversi. Bisogna rileggere la storia e ricordare che il saccheggio delle città era un diritto dei vincitori. Gli altri racconti proseguono – uno è il lungo contenzioso con i nobili da Carrara di Padova e la Repubblica di Venezia ed è una lotta che dura per circa 2 secoli, inizia verso la fine del '200 con vari avvenimenti, e si protrae fino a '400 inoltrato. Nel 3° capitolo si passa al 1600 con un racconto sulla congiura degli spagnoli contro Venezia, che fortunosamente è stata scoperta. Stava quasi per riuscire, ma qualcosa l'ha bloccata – compaiono dei traditori veneziani che non erano neanche i soliti popolani ignoranti e arraffoni, ma nobili. Uno era un senatore che è finito impiccato, e giustamente - per alto tradimento. “quella volta erano meno buonisti, Molto meno!!” L'ultimo, invece, è un affaire che vede coinvolto un segretario del senato, Pietro Antonio Grattarol, e la moglie del procuratore Andrea Tron, dove in apparenza il Grattarol viene perseguitato per cause di donne, per avere sottratto un'attrice alle attenzioni del commediografo Carlo Gozzi. In realtà si scopre che Pietro Antonio Grattarol ha fondato la prima sede dei Framassoni, cioè della Massoneria a Venezia. Il governo era stato informato ampiamente, ma non potendo prendere di petto quest'uomo, al limite licenziandolo o prendendo dei provvedimenti, si è preferito rovinargli la vita con una pugnalata alla schiena, cioè prendendo spunto dalla storia con l'attrice per metterli in ridicolo entrambi, con la conseguenza che lui fugge da Venezia e viene automaticamente condannato a morte (anche perché in possesso di segreti di stato), mentre la donna muore pazza nell'ospedale di San Servolo – obbligata per tutta la stagione a recitare la parte di se stessa in una stupida commedia del Gozzi.
Quindi è una meditazione sul potere e sulla sua gestione.
DC: Questo ci porta dritti dritti a una domanda: c'è un messaggio “politico” in quello che scrive, seppure ambientato nel passato? EG: Sì, diciamo che c'è un messaggio politico e un messaggio religioso. Infatti mi sono permessa in prefazione una parafrasi del brano di Matteo che narra le tentazioni di Cristo e precisamente quando viene condotto sulla montagna da satana e rifiuta i doni che questo gli offre, così come rifiuta di adorarlo. Detto questo, coloro che si dichiarano cristiani, oggi fanno l'esatto contrario – pur di impossessarsi del potere. È pur vero che qualcuno deve reggere gli stati – ma c'è qualcosa di più. C'è l'ansia di avere il potere nelle mani. Cristo ha rifiutato di adorare satana. I nostri, magari potessero incontrarlo per avere ancora qualcosa di più!!! Le considerazioni vengono da sé, questo vale per i tempi antichi e per l'attualità, perché non è cambiato niente nell'uomo.

la scrittrice veneziana Espedita Grandesso e le sue opere:

La signora Grandesso ha scritto parecchi libri, quasi tutti pubblicati con Helvetia Edizioni : * Il primo è del 1989 “Portali medievali di Venezia”, che spiega anche il significato delle sculture medievali che vanno dal 1000 alla fine del 1200 e quindi hanno un forte significato simbolico. Sempre con Helvetia ha pubblicato “Fantasmi di Venezia” (nel 2000): scampoli di storia veneziana di avvenimenti e crimini commessi da “fantasmi realmente esistiti”; “Prima de parlar tasi” è un libro di proverbi e detti veneziani riportati e spiegati in lingua italiana nel loro significato – non solo linguistico ma culturale dove sono raccolte anche le favole e i racconti da cui provengono i proverbi.

Due libri di cucina “Magna e bevi che la vita xe un lampo” dove non soltanto sono riportate delle ricette antiche e la loro evoluzione nel tempo; per es. la salsa verde che ha origine nel Rinascimento e arriva ai giorni nostri molto semplificata. Le ricette sono collegate alle maggiori festività veneziane, spiegandone significato, origini e andamento; “Se no xe pan xe poenta” dove ha raccolto delle ricette originali del 1905 di una cuoca pasticcera e ricette speciali di Petronilla del 1943, scritte apposta per le massaie che dovevano fronteggiare il tempo di guerra in cui non c'era quasi niente da mangiare.

“Crimini alla veneziana” sono racconti non soltanto di crimini ma anche di avvenimenti curiosi, fatterelli e fattacci successi a Venezia; E' del 2007, “Chi xe mona staga a casa”, un altro libro di proverbi con la funzione di spiegarli, visto che i proverbi storici non si conoscono più, e la raccolta di fiabe veneziane “C'era una volta e non c'è più” (ed. Terraferma), in dialetto veneziano con testo a fronte italiano.

Nel 2008 ha pubblicato con Lulu.com il romanzo breve “Marinaio d'acqua dolce” di cui vi raccontiamo nella prima parte di questa intervista.

Le Interviste Scomode Su blog2piazze

venerdì 17 aprile 2009

Tu l’hai fatto il back-up della governance?

Ore 21.59. Il treno entra a Termini. La gente è in fila nel corridoio pronta per scendere. Giubbotti, felpe, valigie e facce che non rivedrai. E anche un po’ chi se ne frega. Ma lui no, lui ti resta nella mente. Seduto al numero 19 della carrozza 6, continua a martellare «Tu l’hai fatto il back-up della governance? Bravo! E l’ultima mail? Leggimela tutta, vai! Ok Metto giù, la leggo e ti richiamo» - «Ecco, sì, l’ho letta. Allora senti, adesso tu mandi una mail a tutti, sia a noi che al pool della conference di domani, così ce la troviamo per tempo. Sì, no, io poi me la rileggo dopo, vado avanti stanotte. Ma non ti chiamo più. Senti, guarda, mi hai fatto proprio un regalone». Si crede anche simpatico. Capelli corti e neri su faccia tonda e naso all’insù. Cornice a guance prominenti e pacioccone che non prenderesti sul serio. Forse per questo le ha trasformate in mantice di una lingua martellante. Batte, batte, batte, una parola dopo l’altra, finché ti stordisce.
Non so come lo reggano i tre colleghi con cui viaggia. Sono saliti a Bologna. Dalle 19.12 alle 21.59 non ci ha dato tregua. I suoi colleghi, però, sono pagati per ascoltarlo. Io no.
«Allora, scusa, che facciamo per la conference di domani? No, perché io glielo avevo detto a Gianni che mi doveva mandare l’update del saldo con il conteggio giusto. Se fai un calcolo approssimato su base mensile, alla fine del mese mi dovrai pure mandare l’update corretto, o no? No, perché quando gliel’ho detto io, a Gigi, lui mi ha detto di no. E adesso invece salta fuori che a te ti ha detto di sì? E che roba!! Ma allora è vero quello che ho detto io, o no?» «No, senti, non va mica bene che qui non capisce un cazzo nessuno. Era come lo avevo detto io, ma anche a sto giro Gigi non ha capito. Non è possibile che l’unico che c’ha il grip della situazione qua sono io, o no?!»
Sbircio tra i sedili – vorrei dirglielo che certi inglesismi non sono necessari: puoi dire «conferenza» in italiano. Vedrai che non ti licenziano. Davvero. Magari gli lascio un bigliettino? «caro, perché questo uso gergale di anglicismi? Ma soprattutto, perché travi il tuo accento bolognese tendendo al milanese rampante?». Lapilli di ego debordano. Si prende sul serio, il ragazzo. Si identifica con il suo ruolo professionale. Forse si è dimenticato chi è, senza maschera professionale. E allora parla, tanto e forte, perché nessuno intervenga a ricordaglielo. Per questo non smette di lavorare. Anche in treno, dopo le 19. E dopo le 20.15, e alle 21.05, alle 21.29 e alle 21.59. Anche quando il treno è in stazione e tutti stanno scendendo.
«Pronto? La slide numero 4 non va bene. Rimandamela al volo….». Finalmente me lo lascio alle spalle. Il codazzo di viaggiatori mi inghiotte e io sparisco, inosservata, nella notte.

domenica 12 aprile 2009

Pasqua e buoi dei paesi tuoi

Saranno quasi 8,5 milioni gli italiani maggiorenni in vacanza, che, per Pasqua, dormiranno almeno una notte fuori casa, pari al 17,9% del totale.
Nel 2008 erano stati 7 milioni (il 14,7%).
A rivelarlo, l’indagine condotta dall’Istituto dinamiche, presentato durante la cinquantanovesima assemblea generale ordinaria di Federalberghi-Confturismo, tenutasi recentemente a Napoli.
Lo studio evidenzia però anche come la spesa media pro-capite (comprensiva di trasporti, cibo, alloggio e divertimenti) quest’anno sia destinata ad attestarsi sui 291 euro, rispetto ai 387 del 2008 (-25%), generando, in questo modo, un giro d’affari di 2,5 miliardi di euro: 0,2 miliardi in meno rispetto all’anno scorso.
in foto: PASQUA(le buda) riflette sulle statistiche
Nel dettaglio, chi resterà in Italia spenderà in media 253 euro (erano 343 nel 2008), mentre chi andrà oltreconfine arriverà a utilizzare una media di 595 euro a persona (rispetto ai 644 euro del 2008). La durata media della vacanza, infine, si attesterà sulle 3 notti, rispetto alle 3,6 notti del 2008 (fonte http://www.jobintourism.it/)

giovedì 19 marzo 2009

meglio le ronde

Massimo Pigozzi è un agente che nel luglio scorso è stato condannato a tre anni e due mesi per i fatti avvenuti durante il G8 nella caserma di Bolzaneto. Aveva «strappato» la mano di un no global, divaricandogli le dita fino a lacerare pelle e legamenti. Nel 2007 era stato arrestato con un'altra accusa. Insieme ad alcuni suoi colleghi avrebbe violentato tre prostitute straniere nelle guardine della questura genovese. I magistrati decidono di fare intercettazioni sull'utenza dell'agente che abitualmente era di turno con lui. Dall'ascolto delle telefonate emergono riferimenti a festini a base di cocaina.
(Corriere.it)

lunedì 9 marzo 2009

The Italian Job: Cap. 2

Aspirina. Paracetamolo. Amoxicillina. Cleanil. Vivincì… ogni scelta è ardua, ogni ipotesi non invalida il virus influenzale. A nulla valgono i rantoli catarrosi, la febbre che obnubila la mente, che invaghisce i pensieri. Niente può tenerti lontano dai tuoi cinque giorni di reclusione. E non sarà nulla di grave, ma sfianca, rende irrequieti, irrita l’esistenza per qualche giorno sempre troppo lento a passare. E il certificato rosso parte quasi da solo, svolazza oltre il ciglio della porta e si fa accompagnare con grazia sino al datore di lavoro. «Oh Virna! Oh povera!» «Oh Mirto! Oh povero!» Rientro quasi in colpa per l’impavida assenza. Rientro e la scrivania urla il suo sconcerto. Frana il lavoro da recuperare. Poi una voce sottile attraversa il cartongesso. «Psss! Hey! Tu!»

Mi volto e un piccolo ragno penzola dal soffitto con aria curiosa. «Sì! Proprio tu! Ma ti sei guardato in giro? Non vedi che qui ci siamo solo noi? Non vedi che le assenze incombono?» Osservo il parcheggio ed effettivamente è quasi vuoto. La mia moto poche auto si osservano incerte. Mi giro e il ragno è scomparso. Allora esco, attraverso il lungo corridoio di linoleum, uno strano ticchettio mi porta altrove. Tic. Tic. Tic. Una penna, una mano, due dita che scattano su e giù. Tic. Tic. Tic. «Mmmhh… scusa Alfio… scusa… ma ho una riunione con Mirto oggi, sai se arriverà?» «Ah! Malattia! Ovvio! Mirto è in malattia! Niente riunione, oggi. Niente. Salta tutto. Salta.» Tic. Tic. Tic. «Ah. Sì. Certo. Australiana. L’ho avuta anch’io. Fastidiosa, decisamente fastidiosa.» «Nnnnooo! Cosa dici? Malattia italiana. Malattia italiana.» «Prego?» «Vescica. Mirto ha un brutto problema di vescica.» «Oh! Eppure è ancora giovane… voglio dire l’incontinenza… è un problema da anziani… certo ci sono varie casistiche che affrontano anche altri tipi di patologie…» «Nnnnooo! Cosa dici? Vescica sull’alluce del piede. Non poteva proprio venire in ufficio in quelle condizioni. Credimi. Fastidiosa, decisamente fastidiosa. Tre giorni si è preso. Tre giorni.» «Ah…» «Se potessi avere mille lire al mese…» – canticchiava la cara nonna. Ho ancora quella strana sensazione addosso. La voce di quella donna lontana. Le sue canzoni. Torno nel mio ufficio. Il ragno è scomparso. Forso l’ho solo immaginato. «Vescica. Sì, vescica.» Il bisogno è primario. Devo fare pipì. Devo solo fare pipì.

Dr. House

giovedì 19 febbraio 2009

Spie come noi....

Grande fermento nel Blog a 2 piazze! Lo staff capriolante si allarga ancora: presto su queste pagine il contributo della fascinosa, inquietante, infiltrata Mata Hari.
Non perdetevela, ladies & gentlemen!

lunedì 16 febbraio 2009

The Italian Job: Cap. 1

Sono appena entrato in ufficio e già avverto nell’aria i sibili della sommossa. Alla guida una collega. Il campo di battaglia è un ufficio pubblico. Sommossa, guerriglia, chiamatela come più vi allieta, ma il soldato è furibondo e non può fare nulla per debellare l’inaspettata resistenza al lavoro. «Non riesco a sedermi! Non posso infilare le gambe sotto la scrivania!». Impossibile lavorare. In piedi non è possibile. Inginocchiati neppure. Il resto della truppa conviene nel definire assurdo quel trasloco improvvisato, quelle nuove sedie pervenute direttamente dal magazzino. Nuove. Mai sfiorate da un altrui sedere. E infatti è di quella seduta il difetto! Troppo alta e che (oltraggio e mistero) non è dato abbassare. Il pistone centrale è eccessivamente lungo, bisogna intervenire. Un acceso dibattito e l'intervento delle menti migliori tenta di arginare il dramma per giungere ad una conclusione. Io inizio a grattarmi un orecchio con la bic e mi arrovello sulla questione. Potrebbero chiedere una sostituzione della sedia - dato l’acquisto erroneo, sarebbe una scelta attuabile. Dovrebbero rispedire la seduta al mittente dicendo: «accorciatemi il dannato pistone» - eventualità neppure considerata. E dire che sul pistone una piccola vite fa capolino con un vezzo da diva d’altri tempi. Improvvisamente avverto una raffica di urla incresparsi sul muro confinante. Sono arrivati al dunque. E giunge il silenzio. Amnistia. Pace. Solennità. La scelta è astuta e repentina: «chiamiamo dei mobilieri e ci facciamo alzare le scrivanie». Perché non ho partorito io questa sistematica alternativa? Troppi i miei anni spesi a lavorare lontano. Troppi i fiati trattenuti per sfuggire all’alito pesante di un capo supremo. Ora è tutto diverso: il dipendente pubblico incombe. Ed io ascolto. «La lontananza sai è come il vento» – bisbigliava mia nonna. Ho quasi l’impressione di sentirla proprio ora. Mi precipito sul corridoio slittando sul linoleum color pervinca. Tutto è nuovamente silenzioso. Tutto tace. Qualche telefono squilla. Nessuno risponde.

domenica 15 febbraio 2009

quello che i fannulloni non dicono....

The Italian Job: la nuova saga, tutta italiana, che da domani vi dà appuntamento su Blog a 2 piazze.
Un nuovo autore che si definisce "un anonimo soggetto nella pubblica amministrazione": vive realmente, quotidianamente i fatti narrati.
In esclusiva per noi. E per voi.
Altro che Brunetta.

venerdì 13 febbraio 2009

mantenute da Eluana?

Di un generale di Napoleone si narrava che un quarto d'ora prima di morire fosse ancora vivo. Chissà se invece prima di morire Eluana fosse già deceduta da un pezzo. Forse il suo vero stato di saluto lo sapeva solo lei. A parte Ratzinger e il "partito della vita" come Berlusconi ha chiamato quello schieramento che i senza tetto invece di sfamarli li scheda. Del resto usare i cadaveri è una cosa frequente in madre natura: basta pensare agli sciacalli. Tanto naturale che viene un piccolo dubbio. Eluana o ciò che ne restava veniva assistita da delle suore. Ad esse il ministro Sacconi ha dedicato il primo pensiero in quello che nel parlamento ha interpretato cme raccogliemnto e invece era sonno. Quelle suore alla fine di Eluana si sono sempre opposte. Perchè? Logica vorrebbe che i finanziamenti alla loro struttura giungano commisurati al numero dei pazienti. Eluana quindi, forse - chissà - fruttava. O le suore sono estranee a madre natura?

martedì 2 dicembre 2008

casalinghe impazzite

Vi mettAllinea a destrao a parte di questo simpatico episodio di alienazione dei miei vicini.
Il biglietto che vedete - anonimo - è stato appiccicato
alla porta ieri sera. Credo di sapere da chi.
Prima di innescare una guerra condominiale e
sbattere in faccia ai vicini la loro alienazione e mancanza di cuore verso i passerotti, vi chiedo:
Come vi comportereste voi?
DC