Visualizzazione post con etichetta Quello che i fannulloni non dicono. Mostra tutti i post
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lunedì 27 dicembre 2010
lunedì 26 ottobre 2009
il sole 24 ore scalda solo chi può permetterselo
Anche quest'anno è arrivata la classifica della cosidetta vivibilità.
Quella che dice che in posti come Verbania si sta proprio bene.
Strano, perchè dalle parti delle Alpi si muore di freddo. Letteralmente. Ma questo a quelli del sole 24 ore non interessa. Il loro lettore tipo bada alle piste ciclabili, mica alla pietà della cittadinanza. Così, mentre esce l'indagine, su richiesta del Sacro Cuore il comune di Trento si affretta a togliere delle panchine in una piazzetta dove la povera gente senza un letto rischiava di intaccare l'immagine del capoluogo e farla scendere ancora più giù, oltre il sesto posto, come una Nazareth qualsiasi.
lunedì 4 maggio 2009
lunedì 16 febbraio 2009
The Italian Job: Cap. 1
Sono appena entrato in ufficio e già avverto nell’aria i sibili della sommossa. Alla guida una collega. Il campo di battaglia è un ufficio pubblico. Sommossa, guerriglia, chiamatela come più vi allieta, ma il soldato è furibondo e non può fare nulla per debellare l’inaspettata resistenza al lavoro. «Non riesco a sedermi! Non posso infilare le gambe sotto la scrivania!». Impossibile lavorare. In piedi non è possibile. Inginocchiati neppure. Il resto della truppa conviene nel definire assurdo quel trasloco improvvisato, quelle nuove sedie pervenute direttamente dal magazzino. Nuove. Mai sfiorate da un altrui sedere. E infatti è di quella seduta il difetto! Troppo alta e che (oltraggio e mistero) non è dato abbassare. Il pistone centrale è eccessivamente lungo, bisogna intervenire. Un acceso dibattito e l'intervento delle menti migliori tenta di arginare il dramma per giungere ad una conclusione.
Io inizio a grattarmi un orecchio con la bic e mi arrovello sulla questione. Potrebbero chiedere una sostituzione della sedia - dato l’acquisto erroneo, sarebbe una scelta attuabile. Dovrebbero rispedire la seduta al mittente dicendo: «accorciatemi il dannato pistone» - eventualità neppure considerata. E dire che sul pistone una piccola vite fa capolino con un vezzo da diva d’altri tempi.
Improvvisamente avverto una raffica di urla incresparsi sul muro confinante. Sono arrivati al dunque. E giunge il silenzio. Amnistia. Pace. Solennità.
La scelta è astuta e repentina: «chiamiamo dei mobilieri e ci facciamo alzare le scrivanie».
Perché non ho partorito io questa sistematica alternativa? Troppi i miei anni spesi a lavorare lontano. Troppi i fiati trattenuti per sfuggire all’alito pesante di un capo supremo. Ora è tutto diverso: il dipendente pubblico incombe. Ed io ascolto.
«La lontananza sai è come il vento» – bisbigliava mia nonna. Ho quasi l’impressione di sentirla proprio ora. Mi precipito sul corridoio slittando sul linoleum color pervinca. Tutto è nuovamente silenzioso. Tutto tace. Qualche telefono squilla. Nessuno risponde.
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