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domenica 24 luglio 2011

Ordinario affanno rituale

"Quanta morte oggi sui giornali" - posta un amico su FB.
Assorta in amorosa celebrazione della vita, non avevo ascoltato ancora una notizia

"Inferno norvegese"
"Il giorno del dolore"
"Lacrime e fiori"
"Talento e eccessi"
"La maledizione del 27"
"Troppa gelosia, uccide la moglie a martellate"
"Incendio a Roma Tiburtina"
"Foto shock"
"La telefonata annuncia la tragedia"

Ieri strage in Norvegia, oggi incendio a Roma, morte di una giovane cantante, qualche dramma famigliare.

Discutevo poco fa, del perché le notizie brutte e tragiche bucano di più e fanno più clamore.
Fatta la tara sulla manipolazione dell'informazione, sulla diffusione nei numeri e l'ampiezza di aree, non so se questi titoli siano molto diversi dal passaparola di notizie sciagurate, chessò, nel '400?

Perché?
Secondo me, perché ogni notizia di morte ci ricorda quello che ognuno di noi - io, tu, lui, lei, tuo fratello, sua madre, i miei nonni, la mia commessa di fiducia e il tabaccaio, ogni istante dimentichiamo e vogliamo scordare: che ogni secondo vissuto è immotivata  inspiegabile illusoria casuale vittoria sulla morte.

Queste urla da titoli, occhielli e strilloni del web, però, rispetto a un rito funebre del '400, dicono la nostra paura - ormai patologia - nell'illusione di restare giovani, sempre.
Sani, perennemente.
Orgiastici nel piacere interminabile, e smodatatamente.
Immortali, magari sul web.

Non è così. Moriremo tutti. Alcuni di noi adesso, altri stanotte, qualcuno domani e per sempre.

E forse non è un caso - dunque - che queste urla di morte schiamazzino più forte a luglio e agosto, mentre ci rotoliamo sotto il sole satolli di pesce gelati angurie occhieggianti fra nuovi flirt seminudi ammiccando sudati nella licenziosità di meritate ferie che ci ricordano il gusto di vivere.

DC

giovedì 6 maggio 2010

game over

ZAGABRIA (6 maggio) - Goran Tunjic, calciatore del Mldost, squadra croata, disputava una partita di calcio contro gli avversari dell'Hratski Sokola quando è caduto per terra senza che alcun avversario lo colpisse. L'arbitro, racconta il sito Pubblic Now, ha estratto il cartellino giallo: ammonito per simulazione. Solo che il giocatore, probabilmente colpito da infarto, è praticamente morto all'istante. Solo dopo alcuni minuti l'arbitro ha capito la drammatica situazione, ma era tardi per intervenire. Per i soccorritori è stato tutto inutile. (www.ilmessaggero)

domenica 13 dicembre 2009

golgota, provincia di Foggia

Immaginate di nuotare, risalire in superficie, respirare e inabissarvi nell'oceano, poi nel Mediterraneo. Con una decina di compagni di viaggio. Immaginate di pesare qualche decina di tonnellata ma di saettare tra le onde, giocare, cacciare. Finchè vi infilate in Adriatico. Qualcuno dice che tutte quelle buste e quel mercurio gli sembrano strane, qualcun altro fa l'esperto e dice venitemi dietro che conosco un posto dove si mangia bene. Invece l'acqua è zozza e il fondale basso, troppo basso: vi graffia la pancia, vi s'impiglia la coda. Vi dimenate, vi contorcete, niente. Più vi agitate e più vi impantanate. Vi ritrovate col muso all'aria, col sole che vi brucia e solo qualche onda che di tanto in tanto vi deterge dalla sabbia che il vento vi deposita addosso. Ogni tanto arriva anche qualche gabbiano, e dopo un pò neanche agitare la coda serve a scacciarli. Alcuni dei vostri compagni di viaggio agonizzano, il capobranco forse è già morto. E voi non riuscite liberarvi. Ci avete provato ma ora a digiuno, spossati, vorreste solo che quel rumore di onde a cui dagli abissi non facevate caso, cessasse. Invece sentite la parola camion e sulla spiaggia arrivano dei bestioni. Caricano le carcasse dei vostri compagni, ma pesano troppo e i camion per poco non si rovesciano: rinunciano. Le loro carcasse iniziano a corrompersi davanti a voi, che invece date spettacolo, perchè altre bestie si mettono in posa e si fanno fotografare, sullo sfondo di un mostro, come vi chiamano. Così aspettate. Che tutto finisca. Torturati come Polifemo da Ulisse, solo che stavolta si chiama Prestigiacomo, una specie chiamata ministro, la quale dice che dosi per far terminare il supplizio in Italia non ce ne sono. E morite, finalmente, mentre sentite questa parola, Italia, e vi convincete che forse non è un bel posto dove vivere, di certo un pessimo posto dove morire.

venerdì 30 ottobre 2009

la legge è uguale per lutti

Pare che mostrare una schiena a pezzi forse riesca a persuadere qualcuno che è il caso di dare un'occhiata a cosa accade nelle carceri italiane. A questo sono dovuti arrivare i famigliari di Stefano Cucchi, che è entrato in un carcere di questo paese per colpa di venti grammi di marjuana e ne è uscito con un occhio rientrato. Non ci speriamo più di tanto. Non è accaduto per Aldrovandi, nè per quel terrorista in costume da bagno che di cognome faceva Giuliani. Non ci speriamo perchè Cucchi non era un fascistello dei Parioli, non ci speriamo perchè nessuno ricorda chi è Pinelli, l'anarchico che secondo le ricostruzioni della sentenza prima di buttarsi dalla questura di Milano si tolse una scarpa, non ci speriamo perchè in questo paese di cosa accade nei campi in Puglia o nei CPT di Lampedusa o in qualsiasi cantiere, sottoscala, albergo di periferia non importa a nessuno. Dopotutto se quattro carabinieri ricattavano Marrazzo la colpa era sua, no?

mercoledì 29 luglio 2009

ex cell

Scoperta nel carcere di Venezia una cella segreta per le torture. Proteste a Rovereto degli anarchici (al resto della popolazione le cose vanno bene così) per un suicidio sospetto in una cella. I livelli di sovraffollamento sono tornati in tutt'Italia ai livelli dell'indulto. Mentre in Turchia studiano pene alternative alla reclusione. 
Ma in Italia a difendere i diritti c'è Di Pietro.

martedì 26 maggio 2009

suocere, in campana!

ROMA (26 maggio) - Se la moglie riceve un'eredità il marito può interrompere di pagare l'assegno di divorzio. Ma solo dal momento in cui ne fa domanda e non da quando la ex ha ricevuto il lascito. Lo sottolinea una sentenza della Cassazione (sentenza 11913) che ha dato ragione a Costantino L., un marito divorziato che non voleva più corrispondere 200 euro al mese alla sua ex, Angela Maria C., dopo aver saputo che la donna aveva ereditato dei beni dalla madre nel 2000. (www.ilmessaggero.it)

sabato 23 maggio 2009

conbloganze

MADRID «La blogger più vecchia del mondo» è morta in Spagna all’età di 97 anni. Era stata la stessa Maria Amelia Lopez a definirsi così con orgoglio. La nonnetta internauta, scrive la Bbc, aveva iniziato a postare i suoi pensieri su un blog due anni fa dalla sua casa sul mare in Gallizia. I suoi pensieri su affari internazionali, politica spagnola e sulla vecchiaia ben presto la trasformarono in una celebrità mondiale con gente che la contattava da qualsiasi paese. E quando le forze incominciarono ad abbandonarla, Maria Amelia non si perse d’animo e utilizzò il video per continuare a dire la sua. La nonna conobbe la realtà dei blog quando un suo nipote gliene aprì uno (amis95.blogspot.com) per il suo 95esimo compleanno. «Quando sono su Internet, mi dimentico delle mie malattie. Questa distrazione mi fa bene, mi fa comunicare con la gente, sveglia il cervello e ti dà grande forza», aveva scritto in febbraio Maria Amelia in uno dei suoi ultimi messaggi. I suoi post sono un misto di opinioni, nostalgia e humor. Ai giovani raccontava del suo passato e del periodo franchista. Ma non mancavano i riferimenti al mondo attuale, dal separatismo basco alle ambizioni nucleari iraniane. Il suo blog le fece vincere prestigiosi premi destinati ai media da tutto il mondo e le assicurò perfino un incontro con il premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero. Tre mesi prima della sua morte fu introdotta al social network Facebook dove aprì un gruppo chiamato «Anziani in azione».
(La Stampa)

domenica 26 aprile 2009

Sotto la punkabbestia la capra crepa

La trave nell'occhio (DC is watching you) Ho visto a Parma, in piazza Garibaldi ieri notte, una ragazza punkabbestia con due cani senza museruola; uno era un pitbull. Quando la roggia della gola caposselica li ha fatti addormentare li ho invidiati molto. I cani, non lei. Ciocche bionde e tempie rasate, canottiera militare e jeans col cavallo alle ginocchia. 4 dread lungo le spalle e una bozza di rosso nella mano. Non ho mai capito cosa vogliono simboleggiare i punkabbestia.
Personaggia contro. Ma contro chi e contro cosa? Quando i due cani si sono svegliati hanno preso a giocare e ad azzannarsi. Tirane uno, strattonane un altro, alla signorina è volata a terra la bottiglia. Al che ha accalappiato i guinzagli e si è spostata dieci metri. A breve un’amica l’ha raggiunta, cartoccio di rosso intonso nella mano. Sul porfido sfregiato di vetro e granato si è fatto il vuoto. Sotto l’orologio un nugolo di teste ha cambiato ritmo. – “Disdicevole e pericoloso”. – “Che vuoi farci? Puliranno, l’indomani….." Poi, in silenzio, un gruppetto di persone si è chinato a raccogliere i cocci. Collo di bottiglia sbavucchiato compreso. La signorina punkabbestia non si è mossa dal suo nuovo posto.
Non ho mai capito che cosa significano i punkabbestia. Comunque a me questa m’ha fatto un po’ schifo.

giovedì 12 marzo 2009

Il pranzo è servito? Sarai la cena da Chikatilo.

Continua l'intervista a Giacomo Cantini,
fondatore del Museo Criminale di Firenze DC: E' possibile, secondo me, fare ''letture trasversali'' del crimine seriale, visitando questo museo. Per esempio, sono più numerosi gli assassini uomini; sono meno numerosi gli assassini in zone disagiate; gli assassini sono accomunati da traumi infantili, spesso collegati alla famiglia; sono allo studio solo casi americani e italiani. Quali sono le Sue considerazioni in merito? GC: Gli assassini di sesso maschile sono indubbiamente più numerosi anche se il numero delle donne serial killer è comunque molto elevato. Rispetto all’area geografica di appartenenza non possiamo dire con certezza che le aree disagiate presentino realmente un numero inferiore di casi di questo genere ma possiamo solo affermare che è più difficile rintracciare informazioni. Nelle grandi città gli episodi violenti fanno notizia, ne parlano i giornali, la televisione, i talk show e forse solo per questo diventano storie famose. Molti serial killer hanno nel loro passato vissuti di violenza psicologica e fisica, di abusi sessuali, di maltrattamenti e abbandoni, di mancanza di accudimento e di cure o di rapporti deviati e disfunzionali con le figure primarie di riferimento, primi tra tutti i genitori.
Ma non per tutti si può dire che i traumi infantili siano la causa scatenante la follia omicida. E’ indubbio che il serial killer è un soggetto che presenta spesso disturbi di personalità con sfumature ossessive, paranoiche, sadiche o megalomani. Il percorso museale comprende per la maggior parte casi americani poiché gli Stati Uniti sono il Paese con il maggior numero di serial killer al mondo, seguiti tristemente al secondo posto da Gran Bretagna e Italia che si contendono a pari merito questo macabro primato. Ma il museo ospita anche un serial killer proveniente dalla ex Unione sovietica, Andrey Chicatilo. Il nostro progetto in futuro prevede l’ampliamento dei casi con inserimento di nuove biografie di serial killer provenienti da altri Paesi del mondo. Countess Bathori
DC: Crede si possa fare una connessione storico-sociologica fra questi episodi criminali? GC: Credo sia possibile riscontrare alcuni fattori comuni ai più spietati serial killer che riguardano principalmente la sfera dei disturbi psicopatologici legati a traumi infantili e a relazioni primarie distorte e disfunzionali ma non è possibile fare delle generalizzazioni perché la storia annovera personaggi crudeli come Ted Bundy che non presenta nella sua biografia episodi tali da motivare la sua furia omicida. DC: Crede davvero che la nostra epoca sia più violenta, o siamo abbagliati da una comunicazione di massa, talvolta manipolata? GC: Credo che siano entrambi delle valide supposizioni e che ci sia una stretta connessione tra l’aumento della violenza nella nostra società e l’aumento dell’invadenza della comunicazione di massa nelle nostre vite. E’ indubbio che il concetto stesso di violenza oggi abbia assunto connotati macroscopici rispetto al passato, ma ritengo che ciò sia dovuto in larga parte anche al ruolo svolto dai media che come una cassa di risonanza fanno sì che l’eco di episodi violenti continui a rimbombare nelle nostre orecchie, con dovizia di particolari che a volte sembrano rispondere a curiosità morbose piuttosto che ad una sincera e necessaria ricerca della verità. DC: Dove si trova la sede gemella messicana e perchè avete scelto il Messico? GC: L'esposizione si trova a Città del Messico ed è patrocinata dalla PGJ, cioè la polizia messicana, è stato aperto per 2 anni ed ha avuto circa 200000 visitatori, la stessa sede oggi ospita la mostra dei vampiri che in 3 mesi è stata visitata da 50000 persone. E' stato scelto il Messico perchè è lì che da oltre 20 anni la mia famiglia ha attive varie esposizioni che hanno riscontrato sempre grande successo. DC: Qual è il rapporto con i musei Oscuro Medioevo fiorentino, il Museo della tortura di Siena? GC: Il museo Oscuro medioevo fiorentino, come già detto, nasce in seguito al mio interesse per la storia medievale fiorentina, e al desiderio di narrarla al pubblico in una maniera innovativa ed interattiva. I musei della tortura sono un'attività della mia famiglia nei quali ho svolto ruoli di collaborazione e supervisione. DC: Cosa pensa della pena di morte? GC: Ritengo non posso essere considerata un valido deterrente alla lotta contro il crimine, ne sono un chiaro esempio quei paesi come gli Stati Uniti che la prevedono ma non ottengono gli sperati risultati di riduzione della criminalità.

Sedia elettrica

Le Interviste Scomode Su blog2piazze Museo Criminale-Serial Killer Museum Via Cavour 51/R Firenze http://www.serialkillermuseum.com/

lunedì 3 novembre 2008