Visualizzazione post con etichetta bastard sons of DC. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bastard sons of DC. Mostra tutti i post

domenica 31 luglio 2011

2_d_2 (o troppa grazia per il popolo bue) § I

§ 1. Scaglio la prima pietra
Ho visto cose che voi nonesi non potevate nemmeno immaginare...

Segno di Taio (Val di Non) - 23 luglio 1881
Fa freddo e piove, in questa sera di estate.
Nelle case buie la gente dorme.
Dentro un fienile, solo pochi, seduti sul paglione, fanno filò.
Luce fioca, notizie di matrimoni, pettegolezzi sulle nascite, su qualche morte. Leggende? Chi racconta di Mezzolombardo, a 20 chilometri da macinare a piedi su strade sterrate, un altro è andato in bicicletta (di ferro, pesante), lungo il Noce, fino a Lavis - "ma, no, lì no l'è pu' el Nos, gh'è l'Avisio".
I più fortunati si muovono seduti su un carro di buoi.
E Trento? Come sarà? Nessuno, intorno al paglione, lo sa.
Bisogna aspettare domani, per chiedere al Bepi.

Segno di Taio (Val di Non) - 23 luglio 2011
Lo stupore che ci sgrana gli occhi appena entrati, in una sala del Museo Kiniano, per i colori dei costumi - rossi verdi dorati e così brillanti – per i mascheroni arzigogolati.
Il gruppo folk Kathakali, del nord dell'India produce un suono assordante con due piccoli tamburi e lo sbatacchio di due grossi sonagli in metallo pesante, mentre in sottofondo va la nenia cantata da un brahmino. Due uomini travestiti da uomo e da donna o forse archetipi di un amore contrastato o forse agghindati da divinità, si muovono, agitano una spada e ogni tanto lanciano gridolini.
Lo stupore presto cede il passo a un terrore annojato. Con sgomento ci guardiamo, le mani sulle orecchie.



rimgrazio Victor per le foto

L'ultima danza è un girotondo - uomini e donne avvolti in teli modesti, a piedi nudi – girano per mano e cantano. Un po' come facevamo all'asilo, e come ho visto fare agli indiani Sioux, e ai brasiliani. Valeva la pena farli volare dall'India (e a spese di chi?) per fare un girotondo? Alziamo i tacchi. Sgomenti.
I decibel pacati della pioggia di notte sono balsamo per le orecchie.

Casa dolce casa
Solo attraversando un ponte mentale che dal 1800 viene al 2011 apprezzo il portato di "Note comuni, identità diverse" organizzata dal Cinformi dell’assessorato provinciale alla Solidarietà internazionale e alla Convivenza in collaborazione con Trentino Mondial Folk e con le amministrazioni locali.
Chi, nel luglio di 100 anni fa nella frazione nonesa di Segno, sapeva cos'è l'India. E dov'è. Nessuno desiderava la musica indiana. Nessuno si chiedeva che faccia avesse, un indiano.
E perché avrebbe dovuto?
Nel 2011, guardo il pubblico: nonesi con le birkenstock e donne e bambine indiane in coloratissimi abiti, mamme nonese si alternano nelle poltroncine a uomini col turbante, credo siano sikh.
Che cosa penseranno, i nonesi in sala?
E cosa, questi indiani radunati in un piccolo paese della Val di Non?
Pensa ognuno un rassicurante "casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu sei sempre una badia?"
In hindi (forse) : मेरा घर, मेरा घर, छोटी सी लड़की हो, तुम हमेशा एक अभय हैं

Nascerà poi l'amore, fra un noneso adolescente e una giovane indiana?

23 luglio 2111
Sincretiche danze folk noneso-indiane muovono danzatori mulatti sullo stesso palco.


DC
(to be continued...)




domenica 24 luglio 2011

Ordinario affanno rituale

"Quanta morte oggi sui giornali" - posta un amico su FB.
Assorta in amorosa celebrazione della vita, non avevo ascoltato ancora una notizia

"Inferno norvegese"
"Il giorno del dolore"
"Lacrime e fiori"
"Talento e eccessi"
"La maledizione del 27"
"Troppa gelosia, uccide la moglie a martellate"
"Incendio a Roma Tiburtina"
"Foto shock"
"La telefonata annuncia la tragedia"

Ieri strage in Norvegia, oggi incendio a Roma, morte di una giovane cantante, qualche dramma famigliare.

Discutevo poco fa, del perché le notizie brutte e tragiche bucano di più e fanno più clamore.
Fatta la tara sulla manipolazione dell'informazione, sulla diffusione nei numeri e l'ampiezza di aree, non so se questi titoli siano molto diversi dal passaparola di notizie sciagurate, chessò, nel '400?

Perché?
Secondo me, perché ogni notizia di morte ci ricorda quello che ognuno di noi - io, tu, lui, lei, tuo fratello, sua madre, i miei nonni, la mia commessa di fiducia e il tabaccaio, ogni istante dimentichiamo e vogliamo scordare: che ogni secondo vissuto è immotivata  inspiegabile illusoria casuale vittoria sulla morte.

Queste urla da titoli, occhielli e strilloni del web, però, rispetto a un rito funebre del '400, dicono la nostra paura - ormai patologia - nell'illusione di restare giovani, sempre.
Sani, perennemente.
Orgiastici nel piacere interminabile, e smodatatamente.
Immortali, magari sul web.

Non è così. Moriremo tutti. Alcuni di noi adesso, altri stanotte, qualcuno domani e per sempre.

E forse non è un caso - dunque - che queste urla di morte schiamazzino più forte a luglio e agosto, mentre ci rotoliamo sotto il sole satolli di pesce gelati angurie occhieggianti fra nuovi flirt seminudi ammiccando sudati nella licenziosità di meritate ferie che ci ricordano il gusto di vivere.

DC

sabato 18 giugno 2011

Gola profonda

B2B
Mancava, ieri sera a cena, B., un ragazzo pakistano.
Nell'incavo della sua assenza, un po’ guardinga, si è incuneata la signora B.
L’ho sempre osservata da lontano. Anche perché è bianca. Di un bianco flaccido, che quasi sembra flaccidità dell’anima.

La vedo spesso mangiare patatine.
Ero pronta a stupirmi. Per fulgore, intelligenza, cultura acume; dolcezza, simpatia.
Non per abissi di torpore. Neuronale.
Rugginose carie meningee.
Assoli di cellule mentali raggrinzite.

Come da galateo, annuisco – mentre B. loda la sua valle, che trovo brutta e deprimente.
Ero pronta a sorprendermi: chissà che fa, nelle sere che non viene al club? Intrepide discese in kayak lungo il Brenta? Amplessi muschiati sotto le stelle?
Contabilità aziendale. Mi annojo.
Ci metto del mio, stralciando con mani abbronzate ora spicchi di pizza ora antiche peripezie scolastiche.

Gola profonda
Quando il nome di Brunetta si insinua a metà di una coca media ci indigniamo. Poi, B. – finalmente – si lascia andare – «però, insomma, anche tutti ‘sti stranieri, ma io non lo so cos’è che cercano quando vengono qui – hanno un’idea, un’idea sbagliata – e poi, noi, la nostra democrazia, la nostra libertà, non ce la siamo mica ritrovata dall’oggi al domani – ci sono voluti anni di storia…- rutta - ecco e allora perché loro, non stanno a casa loro, a combattere per la loro libertà e i loro diritti, invece di venire qua?»

Ristò.
Rifletto.
Rigurgito.
Rutto anch’io?
Dovrei farlo. Che sono, le parole di B., se non flatulenza mentale? Rovescio di depositi fumosi, carie delle sue meningi. Marilopote significa, in greco antico, ingoiatore di fuliggine. È così che mi sento.

E mi colpisce, mentre penso a cosa dirle, l’avidità, che emerge dalle sue parole; che le mantiene in tensione.
Incespico – diplomatica mediocre – ammaino lo sdegno e ribatto «a mio parere, il vero scempio è altrove, i numeri di immigrati non sono problematici, i crimini che devastano il paese sono altri. E i criminali, non sul nostro pianerottolo; non nel nostro supermercato; sfrecciano in elicotteri e auto blu. Allora te la prendi col marocchino che sbaglia la differenziata e col negrone che ti chiede l’elemosina fuori dal Poli. Io non so, come me la caverei, se mi mettessero a vendere pizze in Bangladesh».
(E penso all’Italia come baia da cui salpare, non come approdo).
Avida. Come se democrazia e libertà fossero una torta. Da non spartire; come se l’immigrato di turno te ne togliesse una fetta.
Avida. Come se fossero un fiume: inquinabile da valori credenze abitudini lingue religioni diverse.

«Troppe vite diverse, difficoltà senza nome, regimi, schiavitù, dittature, di cui non conosciamo la portata – concludo – per erigersi a giudice delle scelte altrui». Ok. Uso parole meno scelte, ma è questo che le intendo dire.
Poi la pizza finisce. Saluti e baci. Ci si rivede a ottobre.

Kai hakahana
Kai hakahanain rapa nui, è cibo del giorno prima che sta per marcire. Kai hakahana è, stamane, sotto il sole delle 7, la cena di ieri.
Perché non ho chiesto a B. perché, anziché a pappare pizze, non stavamo sulle barricate a fare «la rivoluzione, che ci vorrebbe, anche qui»?
Ancora, mi sento sola. Offesa. Dalla spudoratezza dei ruttini neuronali di colleghi, vicini, postini, cassiere, soci delle associazioni culturali, politici, baristi, bagnini.

Caro B. avrei dovuto registrare stralci di queste conversazioni.
Farti sentire cosa dicono, quelli che ridono e parlano con te – il campo sgombro della tua ombra extracomunitaria.
Nera. Nera abbastanza da incutere silenzio. Nera come la carie meningea che ci affligge. Affezione con rammollimento e distruzione del tessuto, dovuta a agenti batterici. Al tavolo, ieri sera, c’erano altri stranieri. Ma dell’Australia e dell’Uruguay. Molto bianchi.
E poi ingegneri, informatici, infermieri – gente – come si dice - che ha studiato e che ha viaggiato.
Che la lingua franca del millennio la usa, la conosce e potrebbe accedere con essa a soglie di pensiero e informazione oltre il ponte del razzismo di cortile.

"As I write, higly civilized human beings are flying overhead, trying to kill me.
They do not feel any enmity against me as an individual, nor I against them. They are 'only doing their duty', as the saying goes." (G.Orwell)

AIUTO


lunedì 11 ottobre 2010

Trova le differenze (socialismo o barbarie?)

1. Fermati tre rumeni, è la banda delle slot

(...) erano pendolari in piena regola, come tanti studenti, operai, impiegati. Ma il modo dei tre rumeni - tutti di età compresa tra i 20 e i 25 anni - di fare il loro mestiere era abbastanza diverso, tutto sui generis e assolutamente criminoso. Partivano dall'hinterland milanese, arrivavano in Trentino e una volta in stazione, attendevano facesse buio per poi puntare a bar e locali.



2. Stipendi in Trentino spa Rossini il più pagato(...) Attualmente, dopo il licenziamento del direttore generale Claudio Miorelli, a Trentino spa sono in tre.


Nel 2009 a guadagnare più di tutti è stato Maurizio Rossini, responsabile dell'area marketing, con uno stipendio lordo annuo di 137.084 euro e una paga netta mensile di 5.177 euro. Un gradino sotto si colloca Paolo Manfrini, il dirigente dell'area pubbliche relazioni e comunicazione al quale viene applicato il contratto collettivo nazionale dei giornalisti e che l'anno scorso ha portato a casa 124.207 euro lordi (4.734 euro netti al mese).

martedì 8 giugno 2010

Pornocanederli? Hard in salsa trentina

Trentini trasgressivi, tre coppie in un film porno

04/06/2010
TRENTO - La produzione garantisce che le tre coppie protagoniste del video hard della durata di 75 minuti in edicola da lunedì sono trentine. A dare l'idea alla studentessa-regista hard Lucrezia F di girare a Trento, infatti, è stata proprio una coppia di scambisti che si sarebbe fatta avanti durante la produzione di un altro film. 37 anni e operaio lui, 35 e un posto pubblico come impiegata lei, i due da anni frequenterebbero il mondo degli scambisti come anche le altre due coppie.
Una, quella di Rovereto, ristoratore lui e impiegata nel mondo dell'estetica lei, avrebbero effettuato un'inserzione per trovare altre coppie. Di fronte alla proposta di girare il video avrebbero accettato, come gli altri due di Trento, loro amici e frequentatori di locali nella zona del Garda. Il condizionale in questo caso è d'obbligo in quanto le tre coppie non professioniste utilizzano una mascherina sopra gli occhi per non farsi riconoscere.
Gli scettici dicono che il video potrebbe essere stato girato ovunque ma il responsabile della produzione Marco Galimberti assicura che si tratta di un hard tutto in salsa trentina, sia per quanto riguarda le location, due appartamenti di Trento e Rovereto, che per gli attori. Il video sarà in edicola al costo di poco più di 16 euro. Per girarlo regista e operatore non hanno impiegato molto tempo. Un fine settimana piuttosto intenso per inserire tutte le varianti possibili. E gli attori cosa ci hanno guadagnato? «Niente - assicura Galiberti - in quanto lo hanno fatto per esibizionismo. La produzione li ha omaggiati di qualche gadget, qualche capo di biancheria o qualche attrezzo, ma niente di più».

http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?id_cat=4&id_news=69948


"AH! AH! WUNDERBAR!!!!!!!!!"
...gemevano in un episodio di "Fallo"

venerdì 26 febbraio 2010

senza parole


lo sgomento è tale che non so cosa aggiungere. Ma posso farlo circolare
DC






mercoledì 27 gennaio 2010

Sospiri dal sottoscala: intervista a Madame Urbetzkj



narratrice di racconti erotici
Respirati nelle tue fantasie. Negli anfratti proibiti e nelle crepe di sole. Gustami










Originaria del Triveneto, non ci svela di più sulla sua identità.
DC: Ma almeno ci racconti come è nata questa vena scrittoria erotica?

Le Interviste Scomode Su blog2piazze

 MU: Ci riflettevo di recente. Sul fatto che in fondo non siamo noi a scrivere, ma è la scrittura che muove noi. È un po' come essere abitati da una specie di serpente. La parola è voluttuosa. Si infila nelle nostre dita, si insinua nei lobi dell'orecchio, ti tende fili nella testa a cui appendere parole. Rubate. E poi sguardi. Spiati. Sillabe; pizzi, baci, colori di pelle....
Non saprei dire i percorsi che mi ha compiuto dentro la scrittura. È arrivata per caso e per gioco. Anni fa un'amica – scrittrice - ha iniziato a farmi leggere le sue cose. E poi mi ha trascinata a un laboratorio di scrittura. E poi a un altro. E siccome mi ci sono divertita, l'ho seguita. Nell'ultimo corso ci hanno messo di fronte a un ''progettino''. Dovevamo fare uno schema di quello che avremmo voluto scrivere: come, perché, quando,... Che pesante! Non faceva per me, che ho una "dipanatura ventrale". Voglio dire: le parole mi si agitano nella pancia. Quando sento che cominciano a muoversi devo fermare il mondo, isolarmi da tutto, e cominciare a scrivere. Prima di avere scritto, non so cosa mi uscirà. Le ore scivolano via senza che ne abbia la cognizione e mi ritrovo ad aver cesellato sillabe come fossero creta. 

Lavoro come uno scultore. Ammasso parole, pagine e pagine, e poi tolgo, lavoro per eliminazione, scavo dei vuoti. Fin dove arrivo. Non sempre ci riesco. Avverto il limite di essere me stessa.
Comunque, il porno – o erotico – per così dire, è nato per gioco, come ti dicevo. Come provocazione in un ambientino un po' troppo pettinato, dove rischiavo di annoiarmi. E siccome ci andavo nel mio tempo libero, di annoiarmi non mi garbava. E mi è venuta l'idea di spettinare tutti: un progettino letterarrio di allegri versetti sconci.


Sai che quando abbiamo dovuto leggere tra noi quello che avevamo scritto, la prima volta ero davvero imbarazzata? Anche se eravamo pochi e si era creato un bel clima. Poi, è stata la volta del ''maestro'', di leggere - ad alta voce - i nostri racconti, e sono riuscita ad imbarazzare lui. È stato molto divertente.


DC: Ok. Ma se uno pensa al racconto erotico, di solito non pensa al comico....
MU: No, certo, ma l'imbarazzo iniziale non poteva non esserci, no? In fondo, se il racconto è ben riuscito, da qualche parte ti stimola. E non era certo il caso di trasformare l'aula in un privée.
Seriamente; dal punto di vista narrativo mi sono posta un obiettivo preliminare: evitare il linguaggio trito e ritrito con cui si scrive il sesso. E di non farmi influenzare da quanto è già stato scritto. Volevo (e voglio) cercare di attingere solo a ciò che osservo e raccolgo all'intorno, non dagli scritti altrui. Quindi cerco di non leggere nulla di questo genere. A costo di raccontare banalità. Di non smuovere niente. Il rischio c'è. Il mio intento è scoprire empiricamente le barriere della mia scrittura e man mano andare oltre. Non sono ancora in grado di dire se ci sto riuscendo. Ma mi diverte provarci.


DC: Torniamo al sesso. Come, quando, perché, ti viene in mente di scrivere racconti erotici?
MU: Proprio l'altra mattina stavo riflettendo su questo; mi sono ricordata che quando ero piccola sognavo di scrivere. Non so perché. Avrò avuto 10/12 anni. Mi ricordo un quadernino con le pagine gialle, a quadretti. Avevo iniziato a scrivere una storia. Che mi apparve subito patetica. La classica glassa adolescenziale-amorosa con velleità di messaggistica universale. Sconfortante. Abbandonai subito. Sono passati quasi 30 anni. Mettermi a scrivere ora non è stato un atto di volontà.


Mi sono anche ricordata che – nello stesso periodo – andavo alle medie, scrivevo delle storielline porno, niente di che. Pochi dialoghi, molto spinti, e disegni maldestri con donne con tettone enormi. Erano il mio segreto. Custodito in un armadio. Condiviso con l'amica del cuore. Spostato di volta in volta da una borsa a un sacchetto a un viluppo di magliette. Una domenica mattina (tornata da messa...!) mia madre mi disse, umiliandomi, che aveva trovato quella roba. Odiandola ma dovendo ubbidire, mi mortificai. Mi scusai e promisi che non lo avrei fatto mai più. Per ottenere che non lo dicesse a mio padre. Non so se mantenne la parola. Fatto sta che non ne parlammo più. Ricordo che, sempre in quel periodo, girava voce che una delle ragazze della scuola conservasse un quadernino dove incollava foto di donne nude. È pazzesco, se ci pensi, quanti echi e pettegolezzi dell'intimità altrui ci arrivano.


Ricordare oggi questo brutto episodio deludente e rivelatore della piccolezza pedagogica di mia madre in fatto di sesso, oggi che scrivo "raccontini porni" mi diverte. Sento il pizzico di una allegra e divertita disobbedienza.


DC: Ok. Ci hai parlato della tua "fenomenologia della scrittura", ma non ancora degli argomenti di cui scrivi. E scriverai... Progetti editoriali?
MU: Immagino che raccontare in giro che scrivi racconti erotici susciti curiosità. Che possa essere perfino seduttivo. Forse a qualcuno viene voglia di raccontarmi le sue fantasie, con la speranza di vederle trasformate in una storia. Può essere, ma finora non sono in molti a saperlo. Navigo a vista. E forse, sì, paradossalmente mi affascina più la parola, che la sessualità. Nessuno finora mi ha scritto per raccontarmi le sue fantasie. I miei lettori sono silenziosi. Anche se non mi dispiacerebbe il contrario. Anzi, se posso, colgo l'occasione per invitare chi lo desidera a scrivermi. Naturalmente, sarà mantenuto il più stretto riserbo sull'identità di chi mi scrive.


Per ora mi affido solo al web, con il mio blog. Ma con un amico illustratore stiamo meditando di muoverci diversamente. Vedremo....

Nelle storie riverso fantasie vecchie e nuove, solletico, emozioni, eccitazione passata, puro piacere sessuale-verbale. L'atto è sempre quello. Ok, ci sono varianti variazioni e variabili. Ma, come in altri campi, tutto è già stato detto. E scritto. È il piacere di narrare e di leggere che mantiene in vita la narrazione. Non so cosa scriverò stasera. A chi ruberò uno sguardo domani sull'autobus....


DC: Come ti considera la gente quando racconti di scrivere racconti erotici?
MU: Siccome la cosa mi diverte, di solito lo racconto col sorriso. Qualche tempo fa ero in una libreria che non conosco e stavo cercando il settore della narrativa erotica, senza trovarlo. Rovistavo da un po' fra struggenti romanzi d'amore, quando ho visto un commesso. Giovane e carino, devo dire. Mi sono avvicinata per chiedere dove trovavo la narrativa erotica. La scena di cui ero regista, e protagonista, mi stava divertendo, ma non volevo metterlo in imbarazzo. Lui mi ha dato l'indicazione, tranquillamente, ma a scanso di equivoci gli ho chiesto “C'è anche la saggistica?”
Un amico a cui ho raccontato che avevo comprato dei fumetti porno, mi ha detto che se fosse stato l'edicolante, la cosa lo avrebbe mandato su di giri. Compro anche Playboy, mi piace molto. Ma quando lo leggo in treno, se c'è troppa gente, lo nascondo tra le pagine di un'altra rivista, per non turbare … (i benpensanti). Su, DC, che altro vuoi sapere?


DC: l'annosa questione, ovvio! La sottile linea rossa – di pizzo – in questo caso,  quasi una giarrettiera: dove sta la demarcazione fra ertismo e pornografia?
MU: Domandona! Non sono certo io a stabilirlo. Io non lo so ancora. Sto iniziando ora a perlustrare. Credo c'entrino molto i tabù, l'accettazione sociale, la morale. Di gruppo. E quella individuale. Posso solo citare chi, prima di me, ha segnato il confine nell'espressione di emozioni e sentimenti, presenti nell'eros, e assenti nel porno, inteso come pura carne che si dimena e si sbatacchia. Un po' semplicistico, però...


DC: Avrei un sacco di domande. Ma preferisco lasciare questo spazio a un tuo racconto. - Uno dei primi, giusto? - E per invitare gli amici di Blog a 2 piazze a mandarti le loro domande, se ne hanno, lasciando un commento qui, o sul tuo blog, giusto?
MU: Certamente. Grazie, DC e tutto lo staff capriolante per questa intervista! Ciao





Obliterami

Mi abbasso la gonna, guardo il mare.

Mi ha eccitata per anni, l’orgasmo vietato fra lenzuola da single che relego dopo l’uso tra la biancheria da stirare e i biscotti per cani. E che da qualche giorno mi sorprende anche in ufficio. E dal benzinaio, e alle poste. La fantasia si insinua come un groppo di febbre censurata. Abbrancata allo stomaco, mi annichilisce e addomestica la mia volontà.

Ma oggi. Vestita di bianco in una mattina afosa sul 97, viaggio su un autobus pieno lungo il mare di Napoli. In piedi, accaldata, mi reggo stretta vicino all’uscita. È oltre il Vomero che una mano decisa, insolente, mi alza la gonna. Offesa, sussulto. Ma le dita mi scompongono le cosce. Sanno dove andare. Spostano il pizzo delle mutande e poi si muovono, lentamente.

Lentamente la mano passa sul pelo – il mio - morbido e lo accarezza piano. Ci gioca – lo liscia, lo tira, lo annoda. Lo assaggia. E va oltre.
Un ingombro occupa le mie grandi labbra.
Al bivio tra via Chiatamone e Santa Lucia le sento, golose, gonfiarsi.

Un’arrendevolezza sudata mi scioglie. Sa. Che può. E che deve. Che lo stavo aspettando.

Che mi sporgo a guardare il mare per aprirmi alle sue dita grosse. Fargli snidare un desiderio rapace.

Oscilliamo con gli scossoni dell’autobus, tra lo sguardo di uno scolaretto e le borse della spesa della signora Camilla. Selvatico, mi percorre. La mano mi appaga di un pudore smascherato, senza volto. Sento un fiato corto, via via più mozzo, sul collo. Depredata mi spalanco a un maschio casuale che mi rapina e mi ridona la voglia. Sono bagnata, sono sporca, sono oltre. Estraneo, un corpo aderisce al mio. Avido, spasmodico, mi spaventa mi percorre mi schiaccia mi stringe.

Un ringhio all’orecchio mi dice che è sazio. Ma sono marea - verde selvaggia e provocante e lo trattengo tra le cosce. Prendo l’ultimo brandello forsennato, il mio.

Poi, apro gli occhi e lo lascio andare. La signora Camilla è scesa. Con le buste della spesa svolta l’angolo e scompare. Io non so, con questo caldo, discernere tra carne usata e fame.
Ho scordato i biscotti per cani.

© Madame Greta Urbetzkj Your Web-Mistress 2009



sospiri dal sottoscala.....è il caso di dirlo, visto che oggi presentiamo una autrice (molto in erba) di racconti erotici. È con noi Madame Greta Urbetzkj.

giovedì 7 gennaio 2010

1° Concorso Internazionale "Santa Graziella"




Ricevuto e con ritardone ma volentieri pubblichiamo:


1° Concorso Internazionale Santa Graziella


indetto dalla celeberrima Massa Critica Rovereto in memoria del Cav. Fausto Bilaci (1876-1955)


Siamo particolarmente lieti di bandire il 1° Concorso Internazionale Santa Graziella, progetto rivolto agli artisti di tutto il mondo per promuovere, attraverso le arti figurative e quelle poetiche, l’uso della bicicletta a livello planetario.

Viste le gravissime deficienze che affliggono i Paesi tutti, eccezion fatta per alcune rare realtà
illuminate, in tema di sicurezza stradale del ciclista e fermi nella convinzione che tale assunto rappresenti una sfida che non si ferma davanti ai confini nazionali e continentali, è nostra intenzione individuare uno strumento universale di protezione per il ciclista urbano e rurale.


Questa, pertanto, si presenta come una sfida della quale dobbiamo occuparci tutti, dal politico al singolo cittadino.
La protezione del ciclista inizia nel cuore, ha bisogno dell'ingegno, si dimostra con i fatti.
(Guido Bilaci, nipote del Cav. Fausto Bilaci e portavoce di Massa Critica Rovereto)


La sicurezza stradale, si sa, è un tema che tocca un po' tutti. Nessuno ha voglia di uscire di casa per andare al lavoro e ritrovarsi all'ospedale, o, peggio ancora, al cimitero. Il tema tocca particolarmente chi non affronta la strada protetto da qualche mezzo corazzato, ma semplicemente in bicicletta.


Troppo spesso si trascura la variabile fortuna. Nessuno può negare che quando si viene investiti da un'automobile c'è sempre anche una componente di malasorte.


Consapevoli che oramai l’unica strada percorribile, in tutta sicurezza (e su due ruote), sia quella di affidarsi alla millenaria tradizione di scacciare la iella con amuleti e portafortuna, lo scopo del concorso è quello di fare dono all’Umanità intera di un amuleto scaccia-guai che, con ogni certezza, possa difendere la nostra incolumità infinitamente meglio di qualsiasi strumento attualmente conosciuto.


Nella fattispecie si è pensato ad un santino raffigurante, da un lato, l’immagine di Santa Graziella e, dall'altro, una preghiera che invochi protezione al ciclista.
 
info e bando qui: 
 
http://massacriticarovereto.splinder.com/post/21817909/IMPORTANTE%3A+1%C2%B0+Concorso+Inter
 

martedì 8 dicembre 2009

Legghi, signor edicolante, legghi....

Gentili amic* blogger e bloggheresse,

vi sottopongo una questione per cui sto ruggendo con vari edicolanti di Trento:



il mensile ''IL maschile del sole24ore'' riporta testualmente (ogni mese con la data del caso, ovviamente; sia in copertina che all'interno):
Venerdì 4 dicembre in abbinamento obbligatorio con ''il sole24ore'' 1,50 euro (1,00 euro quotidiano + 0,50 euro ''IL'') - Da sabato 5 dicembre solo ''IL maschile del sole24ore'' 0,50 euro.
Son già due mesi che alcuni edicolanti a Trento non me lo vogliono vendere da solo e/o mi fanno ramanzine o arroganti concessioni. Oggi mi son messa a litigare - che pareva tirassi sull'euro, e gli edicolanti ''Basta! domani glielo rimandiamo indietro, basta! va bene, Lei se vuole dare la Sua interpretazione e lo vuole se lo prenda!!''


Legghi, signor edicolante, legghi....?
Mi sembra un caso curioso, quasi fantozziano.
Per me, le indicazioni del giornale significano che - nel mese di dicembre - da oggi fino al prossimo numero è possibile acquistare il solo mensile, al costo di 0,50 euro.
E' dawero così, o hanno ragione gli edicolanti che me lo vogliono vendere assolutamente - o soltanto alla data di uscita in edicola, o insieme al quotidiano in qualsiasi altra data?

Voi come ''interpretate'' le indicazioni di vendita?
Vi è mai successo un episodio analogo?
Avete voglia di provare a comprarlo e raccontarci come va?

Attendo con curiosità! Grazie, buona serata
DC

domenica 27 settembre 2009

Turpiloquio benedetto (XVI**)

Apologia delle cattive maniere
Notavo, qualche giorno fa, che la gente spesso si permette di fare osservazioni e apprezzamenti non richiesti. Generalmente antipatici. E sempre dando per scontato di poterlo fare. Cioè: si sente autorizzata a soppesare la nostra fisicità, terremotare la nostra sfera capillare, aggrapparsi al giro-fianchi, contare il numero di lenti e sigarette.
Cose come «ma lo sai che ti trovo ingrassato/a?» o «volevo dirti che hai un bel corpo» oppure «ti è venuta una bella pelata, eh!» Zanzare fastidiose; nojoso promemoria di cose che - spesso - già ci danno fastidio da sole. Punti deboli, sì, forse. Ma che riguardano comunque solo noi. Ma di solito, con disagio, si nicchia. Ma perché?? Perché le gente si permette queste invasioni malsane? E soprattutto, perché non rispondiamo per le rime? Dove sta scritto che bisogna nicchiare, abbozzare, fare i simpatici, sorbirsi degli skiantapalle olimpionici? Rimandiamo al mittente. A muso duro. Del tipo «Saranno cazzi miei, brutto nano. Già che ci siamo, son contento di vederti perché ho sentito in giro che soffri di eiaculazione precoce, e volevo proprio chiederti se è vero?»
Oppure «senti, potresti mica dirmi l’alfabeto in sette lingue? Però da lontano, che ti puzza il fiato». O ancora «Mi hanno detto che ci hai messo sette anni a prendere la licenza elementare. Come mai? Vuoi parlarne? Immagino sia un grosso trauma ancora oggi….» Vogliamo insegnare ai nostri bambini a randellare i rompipalle, per favore? Le signorotte per bene e gli zii molesti. Le nonnette di paese e i conoscenti inopportuni? Consiglio una risposta viscerale – tipo «piccolo inutile spruzzetto di sperma, non credi sarebbe stato meglio se ti avessero ingoiato? Come? Non sai coniugare il condizionale? Dillo pure con i verbi all’infinito se ti è più comodo». Quando questa risposta arriverà a me, saprò di aver cambiato il mondo.
Nel frattempo, il primo che si azzarda a dirmi che fumare fa male lo faccio nero.
Distanti rutilanti scomposti e scorretti ossequi DC
** Non ho resistito!