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lunedì 31 ottobre 2011

la zucca esotica

Oggi qualcuno è arrivato su blog a 2 piazze scrivendo, come motore di ricerca, la parola "ALOUIN". A tutti i lettori, ma soprattutto a lui, un augurio di poter festeggiare, un giorno, quello che ci pare, quando ci va.

giovedì 29 settembre 2011

tanti auguri

Buon compleanno a Berlusconi. E' a soli 25 anni dal secolo di vita.
Eppure tocca a lui insegnarci la democrazia.
Confindustria, vescovi e sindacati gli dicono di dimettersi e lui spiega che ha la fiducia del parlamento, e che è il parlamento, Scilipoti compreso, a rappresentare i cittadini; nè Bagnasco nè Camusso nè Marcegaglia.
E neppure la istituzioni europe, Repubblica o i magistrati.
Già si sono vergognati di Mussolini, Craxi, Andreotti, gli italiani.
E mai nessuno, come Berlusconi, che dicesse chiaro e tondo: sono uno di voi.
Auguri a tutti gli italiani.

domenica 28 agosto 2011

un morso di Taranta

Si ride ancora e sempre quando Totò e Peppino smarriti, a Milano, ad un vigile urbano chiedono: "noio volevuam savuar..." Nel film il "ghisa" risponde in milanese ma è di Totò e Peppino, che si ride. Perchè sono loro, i cafoni. Poi, negli anni, abbiamo riso di Franco e Ciccio, di Lino Banfi, di Troisi, di Zalone. Il meridionale, come macchietta, funziona. Zimbello di una nazione che il suo modello lo ha nella televisione, dove squadre di calcio, stili di vita, moda, accenti e ministri sono settentrionali. Dopo aver venduto panettoni anche a Palermo, da una ventina d'anni il Nord s'è barricato. Dietro la propria cultura e identità. Polenta e dieresi sui cartelli stradali, cioè. In realtà è al proprio benessere, che s'aggrappa i nipotini dei Celti, mentre glielo erode la globalizzazione. Non restano molti fondi per il superfluo. Ad un giornalista che gli chiedeva conto dei tagli alla cultura, mesi fa un ministro rispose: ci si faccia un panino, con la Divina Commedia. Quel ministro è di Sondrio e le ferie le sta passando dalle sue parti. Migliaia di persone invece, per la notte della Taranta, ieri hanno preferito andare in Salento. A ballare fino a tardi, forse finalmente fregandosene della toponomastica milanese. Muovendo sè stessi e l'economia, col gigantesco indotto dell'evento. Ora, la ricetta di come con la cultura si faccia non un panino, ma una scorpacciata, il ministro, può farsela insegnare; da Vendola.

giovedì 18 agosto 2011

stati uniti d'Italia

Filettino, un comune nel Lazio con meno di mille abitanti,ha annunciato che vuole dichiararsi principato. Con la proposta di cancellare qualche migliaio di municipi e decina di province il sudoku dell'estate è diventato un risiko da campanile: chi conquisterà Rovigo? E quanto sarà fino, Portofino? Forse, per mettere fine alle rivendicazioni, la riorganizzazione amministrativa sarebbe dovuta essere radicale. Vent'anni fa la fondazione Agnelli propose di ridurre le regioni a sette. Formigoni di recente ha pensato a regioni dalle proporzioni dei Lander tedeschi. Il triveneto per esempio, potrebbe avere un capoluogo unico. Tutta la dorsale medio adriatica potrebbe andare sotto una sola regione che mettesse sotto lo stesso vessillo abbruzzesi e molisani. L'appennino Tosco Emiliano potrebbe smettere di dividere e invece unire le regioni a cavallo tra centro e nord, magari con l'aggiunta delle Marche. Sicilia e Sardegna potrebbero fare corpo a sè, e il resto del sud continentale potrebbero essere diviso tra il versante tirrenico e adriatico, costituendo così un paio di Andalusie nostrane. A nord, con Torino e Milano già ben collegate e tutto il Piemonte e Lombardia che passano i finesettimana in liguria, da Aosta a Genova il motore produttivo dell'Italia potrebbe avere un unico governatore.Se si uniscono Umbria e Lazio, siamo a sette macro regioni. E' solo un'ipotesi. Nella foto ce n'è un'altra. Comunque un risparmio enorme. E un'efficienza maggiore, per governare processi e fenomeni che ormai vanno oltre le vecchie separazioni. Ma bisogna fare i conti con gli italiani. che, fino a prova contraria, non sono migliori nè di Serbi, nè di Croati, nè di Montenegrini.

domenica 31 luglio 2011

2_d_2 (o troppa grazia per il popolo bue) § I

§ 1. Scaglio la prima pietra
Ho visto cose che voi nonesi non potevate nemmeno immaginare...

Segno di Taio (Val di Non) - 23 luglio 1881
Fa freddo e piove, in questa sera di estate.
Nelle case buie la gente dorme.
Dentro un fienile, solo pochi, seduti sul paglione, fanno filò.
Luce fioca, notizie di matrimoni, pettegolezzi sulle nascite, su qualche morte. Leggende? Chi racconta di Mezzolombardo, a 20 chilometri da macinare a piedi su strade sterrate, un altro è andato in bicicletta (di ferro, pesante), lungo il Noce, fino a Lavis - "ma, no, lì no l'è pu' el Nos, gh'è l'Avisio".
I più fortunati si muovono seduti su un carro di buoi.
E Trento? Come sarà? Nessuno, intorno al paglione, lo sa.
Bisogna aspettare domani, per chiedere al Bepi.

Segno di Taio (Val di Non) - 23 luglio 2011
Lo stupore che ci sgrana gli occhi appena entrati, in una sala del Museo Kiniano, per i colori dei costumi - rossi verdi dorati e così brillanti – per i mascheroni arzigogolati.
Il gruppo folk Kathakali, del nord dell'India produce un suono assordante con due piccoli tamburi e lo sbatacchio di due grossi sonagli in metallo pesante, mentre in sottofondo va la nenia cantata da un brahmino. Due uomini travestiti da uomo e da donna o forse archetipi di un amore contrastato o forse agghindati da divinità, si muovono, agitano una spada e ogni tanto lanciano gridolini.
Lo stupore presto cede il passo a un terrore annojato. Con sgomento ci guardiamo, le mani sulle orecchie.



rimgrazio Victor per le foto

L'ultima danza è un girotondo - uomini e donne avvolti in teli modesti, a piedi nudi – girano per mano e cantano. Un po' come facevamo all'asilo, e come ho visto fare agli indiani Sioux, e ai brasiliani. Valeva la pena farli volare dall'India (e a spese di chi?) per fare un girotondo? Alziamo i tacchi. Sgomenti.
I decibel pacati della pioggia di notte sono balsamo per le orecchie.

Casa dolce casa
Solo attraversando un ponte mentale che dal 1800 viene al 2011 apprezzo il portato di "Note comuni, identità diverse" organizzata dal Cinformi dell’assessorato provinciale alla Solidarietà internazionale e alla Convivenza in collaborazione con Trentino Mondial Folk e con le amministrazioni locali.
Chi, nel luglio di 100 anni fa nella frazione nonesa di Segno, sapeva cos'è l'India. E dov'è. Nessuno desiderava la musica indiana. Nessuno si chiedeva che faccia avesse, un indiano.
E perché avrebbe dovuto?
Nel 2011, guardo il pubblico: nonesi con le birkenstock e donne e bambine indiane in coloratissimi abiti, mamme nonese si alternano nelle poltroncine a uomini col turbante, credo siano sikh.
Che cosa penseranno, i nonesi in sala?
E cosa, questi indiani radunati in un piccolo paese della Val di Non?
Pensa ognuno un rassicurante "casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu sei sempre una badia?"
In hindi (forse) : मेरा घर, मेरा घर, छोटी सी लड़की हो, तुम हमेशा एक अभय हैं

Nascerà poi l'amore, fra un noneso adolescente e una giovane indiana?

23 luglio 2111
Sincretiche danze folk noneso-indiane muovono danzatori mulatti sullo stesso palco.


DC
(to be continued...)




sabato 17 luglio 2010

«Sì, sono arrivato finalmente in questa capitale del mondo!... Attraverso le Alpi tirolesi son passato quasi di volo... L'ansia di arrivare a Roma era così grande ed aumentava talmente ad ogni istante, che non potevo più star fermo, e a Firenze non mi son trattenuto che tre ore. Eccomi ora a Roma, tranquillo, e, a quanto sembra, acquietato per tutta la vita... Tutti i sogni della mia giovinezza ora li vedo vivi; le prime incisioni di cui mi ricordo (mio padre aveva collocato in un'anticamera le vedute di Roma), ora le vedo nella realtà e tutto ciò che da tempo conoscevo, di quadri e disegni, di rami o di incisioni in legno, di gessi o di sugheri, tutto ora mi sta raccolto innanzi agli occhi, e dovunque io vada, trovo un'antica conoscenza in un mondo forestiero. Tutto è come lo immaginavo e tutto è nuovo. Non c'è che una Roma al mondo ed io mi trovo qui come un pesce nell'acqua e vi nuoto e galleggio come la bollicina galleggia sopra il mercurio, mentre affonderebbe in qualsiasi altro fluido. Non ci deve abbattere il pensiero che la grandezza è passeggera; ma piuttosto, riflettendo che il passato è stato grande, dobbiamo acquistar coraggio per produrre anche noi qualcosa di notevole, che a sua volta, anche quando sarà caduto in rovina, ecciti i posteri a una nobile attività, come non hanno mai mancato di fare i nostri predecessori». Lo ha scritto Goethe, che non passò da Bergamo, non lo ha detto Totti. E nemmeno Asterix. I “soldini” della Padania potrebbero essere impiegati, piuttosto, per pagare le multe delle quote latte. O no? (www.ilmessaggero.it)

sabato 5 giugno 2010

(per la figura scegliete voi)

Il principio di Peter spiega che: "Ogni individuo tende a salire nella scala gerarchica fino al massimo livello di incompetenza". (www.beppegrillo.it)

venerdì 29 gennaio 2010

e vissero tristi e italiani

E' felice l'86% degli europei, ma la percentuale scende al 79% per gli italiani che, assieme ai bulgari e ai rumeni, sono tra i piu' infelici d'Europa. Lo rivela il primo barometro sulla felicita' CSA. I piu' felici in Europa sono i belgi (94%), seguiti da spagnoli (91%), britannici (90%) e francesi (87%). Il motivo di gioia piu' importante e' la famiglia (56%), insieme al buon andamento della vita di coppia (56%) e agli amici (24%). (RCD)

lunedì 25 gennaio 2010

«Tontos no, ¿eh?» In volo con italiani buzzurri e arroganti




Marzo 2009. Da Siviglia a Milano. Una comitivia di pattinatori del Garda si accalca in una fila disordinata alla soglia del tornello di imbarco.
Intollerante al burruzzume connazionale, trovarmi assediata da un carico di bestiame volante aggrava la mia orticaria, (altrimenti detta sociopatia).
Frizzi lazzi e allegre battute scontate erano già iniziati sull'autobus per l'aeroporto. E infatti viaggiavo già con i tappi alle orecchie.

Al tornello dell'imbarco hostess spagnole invitano pazienti a stare in fila. Io aspetto sempre seduta che si smaltisca, avendo testato clinicamente che essere tra i primi al check-in non mi garantisce un posto in prima fila nè mi porta prima in Italia. Ma soprattutto, che se anche mi siedo vicino all'Exit non posso buttare nessuno dal cielo.

Devo dire qui che il circo con gli animali non mi piace. Un altro paio di maniche è quello con gli esseri umani. Innanzitutto, non si paga. Poi, non mi instilla pietà.

La sicurezza di volo può attendere Mentre penso tutto questo e mi sistemo nella sedia in attesa, inizia il controllo dei bagagli a mano. Ci sorprende che molti degli allegri compagni di volo pecchino di eccesso di peso, di ingombro e numero di bagagli a mano? No. Non ci sorprende. Se delle regole ci sono, loro non le hanno lette. O forse le hanno lette e ritenute inutili per sè. Prioritario diritto per lo sfavillante turista italiano è il trasbordo di T-shirt col torello de puta madre, souvenir, nacchere e ventagli. La sicurezza di volo può attendere. E io non vedo come dargli torto. Se si schiantassero in volo non sarebbe un gran danno.
Ovvio, io preferirei non esserci.

A uno sguardo allenato la calma piatta di una folla disordinata rivela l'inizia dell'inquietudine. Chi si piega sulla valigia per metterci dentro un'altra borsa, chi comincia a chiedere al marito o all'amica se gli avanza un po' di posto per la scorta di nacchere. Un serpente di tensione avanza screpolando matrimoni e scuotendo amicizie. La temperatura è a bollore con i primi, oltraggiosi, rifiuti. Mariti e amiche non hanno posto per i leggiadri ventagli con pizzi e scialli zingareschi acquistati con amore per le nonne che, oramai, non viaggiano più.

Le ardite allora percorrono la fila all'incontrario, in appello a sconosciuti mendicano un po' di spazio in valigia (fino all'atterraggio in Italia). Ma nessuna ha la spudoratezza – o la fantasia - di offrire in cambio favori sessuali. È forse per questo che i viaggiatori estranei alla comitiva rifiutano.
E i nervi saltano. Signore disperate tentano invano di ingoiare 8 paia di nacchere e infilarsi sopra alla pelliccia il cappottino di Desigual comprato per la figlia di 8 anni. Ne ho vista una ingoiare 15 buste di francobolli per evitare che si strappassero nella cerniera del trolley.
Poi, qualcuno incomincia a inveire contro le hostess. E le hostess alzano la voce.

È uno stillicidio, non un check-in, quello che attraversa il tornello ed è ammesso a volare. La fila bloccata si accalca, ingombrante, pesante, sudata, nervosa - si spinge, si urta. Ma non si sposta. Una richiesta con occhio miserando cozza contro il mio muso calcificato: «Scusa, scusa, non hai un po' di spazio?» «No». Come non mi prendo la briga di aggiungere «mi dispiace», non aggiungo nemmeno che non abbiamo mai mangiato polenta e funghi insieme: perché la mendicante di spazio in valigia per eccesso di bagaglio si sente autorizzata a darmi del tu?

Lo sport è un valore di tutti Potrei sorvolare sul fatto che questi fulgidi esemplari di civiltà italiana accompagnano un gruppo sportivo di bambini. Ma non lo faccio. (Vorrei che qualcuno registrasse la scena, casomai stesse studiando la genitorialità italiana o la disciplina nello sport).
Mentre annoto in mente i particolari spingo lo sguardo sulle chiappe sode di una accompagnatrice in tuta, sulla pelliccia di un'altra, sulle facce truccate contorte nell'attesa. E sento il ronzio della rissa che sale. Monta, cresce e si inarca come la spuma di un cavallone contro lo scoglio delle hostess. Avanti, alla trincea del tornello, in spagnolo e in inglese hanno cominciato a informare, decise ma quasi rassegnate al passeggero italiano, che l'eccesso di bagaglio non passa. Che i passeggeri fuori norma non voleranno. I tempi si allungano, l'equipaggio si inquieta. Ma non cede.

La bomba scoppia quando un ragazzo con la valigia troppo grande e troppo piena si vede minacciata la partenza. «Se non mi fa partire giuro che l'ammazzo!», commenta a voce alta.
Poi, il colpo di scena: una signora ingioiellata tenta il sotterfugio. Non vista, passa il tornello con una borsa mentre si fa reggere la seconda da un'amica in attesa di check-in. Superate le hostess, scarta a destra, si avvicina alla complice, afferra la seconda valigia e si lancia verso l'aereo.

«Tontos no, ¿eh?» La guerra è aperta. Hostess e steward scattano all'inseguimento, non intendono farsi menare per il naso «La mia valigia! La mia valigia!» risuona l'urlo della donna nel corridoio, e poi delle scuse: si deve assolutamente imbarcare perché suo marito è già sull'aereo e ha scambiato le loro valigie. Il resto, è circo. Sempre gratis.

Hanno barato mentito spinto oltraggiato ingannato minacciato e offeso, questi campioncini di pattinaggio e italianità. Con la pretesa, arrogante, sempre, di aver ragione. Con la minaccia, perfino, di uccidere una hostess.

Quando, superato il blocco critico, percorro la riga gialla che mi porta all'aereo, vedo partire un furgoncino in direzione opposta. Troneggia in cima alle valigie e ai bagagli rimandati indietro un trolley fucsia. Sull'aereo mi guardo intorno, sorniona. Non vedo nessuna delle facce lacrimevoli di poco prima. Nessuno dei mendicanti di spazio è a bordo. La gente imbarcata è tranquilla, anche quelli del gruppo di pattinatori.
L'aereo si alza dalla pista, rullano i motori che mi riportano a casa e mi sfugge un sospiro sconsolato. Lo spettacolo al check-in è stato bello, quasi più di tutto il viaggio. Ma sono convinta che mi sto perdendo la parte migliore.

DC

lunedì 11 gennaio 2010

Annunciazio' Annunciazio'!


cari amici & care amiche del blog,


con piacere emozione ed entusiamo annuncio che
domani sarà online il primo post della nostra nuova complice compagna capriolante bloggheressa: PARVATI



"Salute a te, l'anima vede:

ora sei pronta e attendi"
Divinità delle montagne,
avvinta dalla seduzione delle onde,
non vedo l'ora di leggere il tuo post!

benvenuta Parvati!

DC



giovedì 7 gennaio 2010

1° Concorso Internazionale "Santa Graziella"




Ricevuto e con ritardone ma volentieri pubblichiamo:


1° Concorso Internazionale Santa Graziella


indetto dalla celeberrima Massa Critica Rovereto in memoria del Cav. Fausto Bilaci (1876-1955)


Siamo particolarmente lieti di bandire il 1° Concorso Internazionale Santa Graziella, progetto rivolto agli artisti di tutto il mondo per promuovere, attraverso le arti figurative e quelle poetiche, l’uso della bicicletta a livello planetario.

Viste le gravissime deficienze che affliggono i Paesi tutti, eccezion fatta per alcune rare realtà
illuminate, in tema di sicurezza stradale del ciclista e fermi nella convinzione che tale assunto rappresenti una sfida che non si ferma davanti ai confini nazionali e continentali, è nostra intenzione individuare uno strumento universale di protezione per il ciclista urbano e rurale.


Questa, pertanto, si presenta come una sfida della quale dobbiamo occuparci tutti, dal politico al singolo cittadino.
La protezione del ciclista inizia nel cuore, ha bisogno dell'ingegno, si dimostra con i fatti.
(Guido Bilaci, nipote del Cav. Fausto Bilaci e portavoce di Massa Critica Rovereto)


La sicurezza stradale, si sa, è un tema che tocca un po' tutti. Nessuno ha voglia di uscire di casa per andare al lavoro e ritrovarsi all'ospedale, o, peggio ancora, al cimitero. Il tema tocca particolarmente chi non affronta la strada protetto da qualche mezzo corazzato, ma semplicemente in bicicletta.


Troppo spesso si trascura la variabile fortuna. Nessuno può negare che quando si viene investiti da un'automobile c'è sempre anche una componente di malasorte.


Consapevoli che oramai l’unica strada percorribile, in tutta sicurezza (e su due ruote), sia quella di affidarsi alla millenaria tradizione di scacciare la iella con amuleti e portafortuna, lo scopo del concorso è quello di fare dono all’Umanità intera di un amuleto scaccia-guai che, con ogni certezza, possa difendere la nostra incolumità infinitamente meglio di qualsiasi strumento attualmente conosciuto.


Nella fattispecie si è pensato ad un santino raffigurante, da un lato, l’immagine di Santa Graziella e, dall'altro, una preghiera che invochi protezione al ciclista.
 
info e bando qui: 
 
http://massacriticarovereto.splinder.com/post/21817909/IMPORTANTE%3A+1%C2%B0+Concorso+Inter
 

giovedì 19 novembre 2009

Disubbidire fortifica

In bicicletta «Disubbidire fortifica.» pensavo, mentre la moto mi scoppiettava sotto al sedere. Il bastone infilato nel sellino e via, in ciclabile a scardinar la quiete. Certo, lo so, in ciclabile non ci si improvvisa funamboli col motore a scoppio. Certo, comprendo, ma di pedalare al sottoscritto poco importa, e poi la gamba destra spesso mi duole, e se posso evitare il traffico gustandomi il silenzio campagnolo, scarto le regole e mi butto a pesce nel fascino dell’infrazione. Eppure della bicicletta io ci scriverei un sonetto. Della bicicletta io ci farei un racconto. Oggi sì, ci scriverei un saggio, un tema a scuola, una sonata per soli violini.
La Provincia Autonoma di Trento ha inviato al proprio personale una circolare il cui oggetto si presenta così: “Infortuni Inail – modalità per l’utilizzo della bicicletta”. Il contenuto veleggia poi in pochi paragrafi.
“La Provincia Autonoma di Trento sta proponendo misure concrete per rendere più sostenibile la mobilità sul territorio urbano anche attraverso l’incentivazione dell’uso della bicicletta. Nella città di Trento, in particolare, considerando la distribuzione capillare degli uffici provinciali, la bicicletta riveste un ruolo di mezzo di trasporto più efficace per razionalizzare i tempi di trasferimento da e verso i vari luoghi di lavoro.
Tuttavia la mobilità in bicicletta per lo svolgimento delle attività lavorative, ma anche nei trasferimenti da e verso l’abitazione dei/delle lavoratori/trici, deve poter contare su modalità di gestione chiare per l’eventuale verificarsi d’incidenti.” Un giro di boa e poi ancora.
“Si ricorda agli/alle utilizzatori/trici della bicicletta che è necessario osservare scrupolosamente le regole previste dal codice della strada e che l’infortunio non sarà per legge ammesso ad indennizzo nel caso di abuso di stupefacenti o di bevande alcoliche.”
Dalla finestra dell’ufficio posso controllare la strada sottostante, due ragazzini fanno skate, spingono con un piede, l’altro sulla tavola; si inclinano in avanti, prendono velocità e sfuggono alla mia vista. Apro la finestra, li cerco, ma non li trovo più. Sono scomparsi.
Nel medesimo istante l’usciera del palazzo si avvia con garbo a bordo del suo velocipede. Pedala lenta eppure prende subito velocità – la discesa le sfugge da sotto le ruote. Sembra fin troppo leggera, le buste infilate nel cestino vibrano nell’aria del mattino. Ho paura che scompaia anche lei. Nel nulla. Risucchiata dall’orizzonte. La voce mi esce senza controllo e, come una vecchia radio, la chiamo. “Ma dove vai bellezza in bicicletta? Così di fretta pedalando con ardor?” Nessuno risponde. Come sempre da un po’ di tempo in qua.
Doctor House

giovedì 22 ottobre 2009

Incontro dibattito “Le api stanno morendo. E noi?"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo Il gruppo naturalistico Le Tracce organizza per venerdì 23 ottobre 2009 alle ore 20.45 un incontro dibattito dal titolo “Le api stanno morendo. E noi?” Interverranno: Franco Mutinelli responsabile dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e del Centro di Referenza Nazionale per l’Apicoltura, Angelo Cattapan, apicoltore biologico, Cesio Zanchetta, apicoltore, fondatore del Gruppo Apicoltori di Castelfranco, Vittorino Mason, coordinatore Gruppo Naturalistico LE TRACCE. INGRESSO LIBERO Presso l’auditorium SCUOLA MEDIA STATALE GIORGIONE via A. Volta, 3 - Castelfranco Veneto (TV) da Vittorino Mason e Piera Biliato

siate clemente

venerdì 9 ottobre 2009

Il buffone di Dio (un 3ntino in scena a roma)

DAL 6 AL 18 OTTOBRE 2009 IL BUFFONE DI DIO Regia di: Fabrizio Scaglia; Cast: Fabrizio Scaglia Orario: 21:00 serale; 18:00 pomeridiano - Biglietto: 10 euro Venerdì 9 ottobre: promozione a 3 euro
Sinossi: Ci sono momenti nella vita di ognuno, in cui sottostare alle regole del gioco è un compito troppo pesante. In questi momenti urlare il proprio dolore al cielo e ai propri simili può diventare un strumento di consapevolezza...
Il sito: http://www.teatromanhattan.it/stagione10.php Per chi sta a Roma, consigliamo. E poi aspettiamo recensioni, stroncature, cavoli o pomodori..... Ciao, DC.

venerdì 25 settembre 2009

dalla lettera di un ex ufficiale dell'aeronautica militare

"esiste in Italia un giornale che abbia il coraggio di dedicar alle vittime afgane innocenti ogni giorno sei brevi necrologie, tante quanti erano i nostri parà caduti? Sarebbe necessario e doveroso specchiarsi in quei volti, imparar a fare i conti con chi è morto anche per colpa del nostro silenzio e della nostra acquiescenza; con quelli della cui uccisione siamo stati complici, e lo abbiamo fatto a cuor leggero perché erano “lontani”, perché erano “diversi”, perché non hanno nessuno che li difenda e ne rivendichi la memoria e il rispetto. Dovremmo meditare sulle loro sembianze e sulla loro vite spezzate, noialtri che non riusciamo a opporci abbastanza efficacemente alle canaglie nostrane, ai mascalzoni che con arroganza ci vanno ripetendo che invadere un paese altrui e bombardare degli inermi da duemila metri è un normalissimo – e perfino “eroico” - atto di guerra per quanto la guerra non sia dichiarata, mentre difendere la propria terra con le armi di cui dispone un popolo che non ha né aerei, né elicotteri, né missili aria terra, né mezzi corazzati, è un atto “infame” e “vile”." (www.ilmanifesto.it)

mercoledì 23 settembre 2009

23/09: serata evento: “Il sopravissuto”.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Il Gruppo Naturalistico Le Tracce, in collaborazione con il gruppo fotografico El Pavejon e il organizza una serata evento: “Il sopravissuto”. Due anni di campo di concentramento a Dachau raccontati dal protagonista della vicenda Enrico Vanzini. Con Luca Trevisan (conduttore radiofonico), l’amichevole partecipazione del gruppo musicale Barbapedana (con musiche Klezmer e Gipsy), scenografia ed immagini a cura di Piera Biliato e Vittorino Mason.
Enrico Vanzini, classe 1922, nativo di Fagnano in provincia di Varese e oggi residente a Santa Croce Bigolina. Sopravvissuto alla terribile esperienza dell'inferno di DACHAU. Viene arruolato nel '40 e spedito in Africa, ad Alessandria lo devono operare di appendicite mentre i commilitoni partono per la Russia, ristabilitosi fu mandato in Grecia. Nel '43 viene firmato l'armistizio con gli alleati, i tedeschi diventano nemici, fu fatto prigioniero e portato in Germania su un carro bestiame, viene destinato ad una fabbrica metalmeccanica, che un giorno viene centrata da una bomba, cerca la fuga, viene fatto poi prigioniero dalle SS e trasferito a 22 anni, a DACHAU, dove conosce tutte le nefandezze, violenze e paure di un campo di Stenninio e dove per 2 settimane viene costretto anche a gettare nei forni persone a volte ancora vive. Soltanto da un po' di anni, rotto un silenzio che aveva tenuto in grembo per oltre 60 anni si è messo a raccontare cos'era il campo di concentramento di DACHAU e come ne è uscito vivo.
Il ricavato sarà devoluto per un progetto contro le mine antiuomo in Afghanistan.
Mercoledì 23 settembre 2009 ore 20.45 presso il CENTRO DON ERNESTO BORDIGNON Via Bassano, 16 - Castelfranco Veneto ENTRATA CON OFFERTA CARTACEA