in foto:
orgoglio italiano - pregiate manifatture di scarpini da papa
150 anni dall'unità dell'Italia sono decisamente troppi perché io mi senta emotivamente e idealmente partecipe alla “nostra” storia.
Capriole senza rete da un trampolino trentino.
Sul sito di Sinistra Ecologia e Libertà, il partito di Vendola, c'è un appello contro la privatizzazione dell'acqua. Lo firma un certo Alex Zanotelli, cauto al punto da evitare di apporre il suo titolo, che è quello di don. Troppo spesso si dimentica che quest'uomo parla contro il nostro interesse; infatti è un prete.
Alle dipendenze cioè di uno Stato straniero il cui comandamento è "date a Cesare quel che è di Cesare", e guarda caso Cesare è da sempre amico di chi lo pronuncia, quel comandamento.
Oltre a narrare le lodi di un'acqua che non sia appannaggio di qualche multinazionale Zanotelli nel tempo libero divulga la fiaba di un essere incapace di nascere, di morire, di riprodursi, di odorare, di peccare eppure capace di creare tante belle cose, dalla Clerici all'uranio arricchito, allo IOR.
Perchè dovremmo dare retta a uno il cui principale ci racconta che i preservativi favoriscono l'AIDS?
Perchè è in buona fede? Non esiste e non è mai esistita, una fede che sia buona.
A pochi giorni dalla volata decisiva fervono i pronostici. Tra favoriti già bruciati, vecchie glorie, ripescati, outsider e finti giovani l'indecisione regna sovrana. I dubbi sono addirittura aumentanti da quando lo stesso sistema di voto è stato messo in discussione, con sospetti più o meno legittimi, visto che in effetti di novità si tratta, dopo i plebesciti annunciati degli anni passati.
A noi non resta che raccogliere le vostre speranze, i vostri auspici. Il nome di colui per cui fate il tifo o di colui che, obiettivamente, ritenete favorito.
Chi vincerà? Renga o Franceschini? Parisi o Al Bano? Carta o Bersani?
Dite la vostra, se ci tenete, se almeno a voi non pare la solita musica.
verona, stazione. una giornata qualunque
Oggi ci esibiremo in un numero di alta scuola, una specie di salto mortale che solo pochissimi riescono ad eseguire; dire: "l'avevo detto, io ( e m'ero sbagliato)".
Solo un esercizio di stile, come si vedrà, ma che può fungere da modello per tanti altri circensi.
Ebbene, sì, ora che il girone di andata è concluso posso ricordarlo a tutti: avevo previsto che la Fiorentina lottasse per lo scudetto e il Milan invece naufragasse.
L'ultima partita (Fiorentina - Milan 0 a 1) ha invece confermato che giocare con le figurine e dimenticarsi di schierare il centrocampo non vuol dire per forza perdere, anzi. La squadra di Berlusconi rifiuta 100 miliardi - che al tanto decantanto "sistema Italia" male non avrebbero fatto - e si tiene Kakà, il pallino dei petrolieri.
A che valgono allora i pronostici che formuliamo oggi? Forse a leggerli al contario. A ricavare cioè come andranno le cose rovesciando le nsotre previsioni. Facciamo del resto così da anni, con l'oroscopo di un quotidiano, e funziona.
Chissà che non sia un esercizio istruttivo, quello di ammettere di aver detto una baggianata.
Potrebbero cimentarsi tanti commentatori, magari, del Corriere della Sera, che parlavano di scontro di civiltà e adesso andrebbero destinati a qualche parcheggio di conformismo, dopo le parole di Obama. Oppure tanti esegeti della libertà, tanti da formare un popolo, addirittura. Quelli che si ispiravano a quel molestatore da autobus che risponde al nome di Adam smith e alla sua mano morta, quelli che volevano la libertà di mercato e adesso vogliono i dazi, e i soldi alla Fiat.
Almeno i nostri pronostici erano disinteressati.



Paura.
Mi fa molta paura l’idea di ridurmi così.
Appoggiata come un vecchio straccio su una sedia a rotelle.
Guardando il mondo da un vetro.
Undic’anni di albe e tramonti sottovuoto.
Mani nodose, anche accartocciate.
Anche oggi l’impresa è attraversare lo stuoino.
Prima un piede e dopo l’altro, per approdare, sfiancata e tremolante, alla sedia di cucina.
- Guarda che roba, sono tutta un livido. Ieri sono caduta in corridoio. Il sangue macchiava il pavimento, tutti si agitavano e Giovanni che si affannava su di me, per farmi rialzare, ma il mio corpo non rispondeva. Sembravo un cadavere, accoccolata lì in un angolo, il fiato mozzo per la botta alle costole, che sono già incrinate…
- Che alternativa mi rimane? Glieo dico sempre, a Giorgio, di venirmi a prendere. Ce ne dovevamo andare insieme. Oramai non ho più nessuno…. Solo due cugine, anche loro vedove. Sandra, basta che trovi da giocare a carte e lei è contenta così. E sì che io ero sempre allegra, avevo la battuta pronta.

