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sabato 17 luglio 2010
«Sì, sono arrivato finalmente in questa capitale del mondo!... Attraverso le Alpi tirolesi son passato quasi di volo... L'ansia di arrivare a Roma era così grande ed aumentava talmente ad ogni istante, che non potevo più star fermo, e a Firenze non mi son trattenuto che tre ore. Eccomi ora a Roma, tranquillo, e, a quanto sembra, acquietato per tutta la vita... Tutti i sogni della mia giovinezza ora li vedo vivi; le prime incisioni di cui mi ricordo (mio padre aveva collocato in un'anticamera le vedute di Roma), ora le vedo nella realtà e tutto ciò che da tempo conoscevo, di quadri e disegni, di rami o di incisioni in legno, di gessi o di sugheri, tutto ora mi sta raccolto innanzi agli occhi, e dovunque io vada, trovo un'antica conoscenza in un mondo forestiero. Tutto è come lo immaginavo e tutto è nuovo. Non c'è che una Roma al mondo ed io mi trovo qui come un pesce nell'acqua e vi nuoto e galleggio come la bollicina galleggia sopra il mercurio, mentre affonderebbe in qualsiasi altro fluido. Non ci deve abbattere il pensiero che la grandezza è passeggera; ma piuttosto, riflettendo che il passato è stato grande, dobbiamo acquistar coraggio per produrre anche noi qualcosa di notevole, che a sua volta, anche quando sarà caduto in rovina, ecciti i posteri a una nobile attività, come non hanno mai mancato di fare i nostri predecessori». Lo ha scritto Goethe, che non passò da Bergamo, non lo ha detto Totti. E nemmeno Asterix. I “soldini” della Padania potrebbero essere impiegati, piuttosto, per pagare le multe delle quote latte. O no?
(www.ilmessaggero.it)
lunedì 25 gennaio 2010
«Tontos no, ¿eh?» In volo con italiani buzzurri e arroganti
Intollerante al burruzzume connazionale, trovarmi assediata da un carico di bestiame volante aggrava la mia orticaria, (altrimenti detta sociopatia).
Frizzi lazzi e allegre battute scontate erano già iniziati sull'autobus per l'aeroporto. E infatti viaggiavo già con i tappi alle orecchie.
Al tornello dell'imbarco hostess spagnole invitano pazienti a stare in fila. Io aspetto sempre seduta che si smaltisca, avendo testato clinicamente che essere tra i primi al check-in non mi garantisce un posto in prima fila nè mi porta prima in Italia. Ma soprattutto, che se anche mi siedo vicino all'Exit non posso buttare nessuno dal cielo.
Devo dire qui che il circo con gli animali non mi piace. Un altro paio di maniche è quello con gli esseri umani. Innanzitutto, non si paga. Poi, non mi instilla pietà.
La sicurezza di volo può attendere Mentre penso tutto questo e mi sistemo nella sedia in attesa, inizia il controllo dei bagagli a mano. Ci sorprende che molti degli allegri compagni di volo pecchino di eccesso di peso, di ingombro e numero di bagagli a mano? No. Non ci sorprende. Se delle regole ci sono, loro non le hanno lette. O forse le hanno lette e ritenute inutili per sè. Prioritario diritto per lo sfavillante turista italiano è il trasbordo di T-shirt col torello de puta madre, souvenir, nacchere e ventagli. La sicurezza di volo può attendere. E io non vedo come dargli torto. Se si schiantassero in volo non sarebbe un gran danno.
Ovvio, io preferirei non esserci.
A uno sguardo allenato la calma piatta di una folla disordinata rivela l'inizia dell'inquietudine. Chi si piega sulla valigia per metterci dentro un'altra borsa, chi comincia a chiedere al marito o all'amica se gli avanza un po' di posto per la scorta di nacchere. Un serpente di tensione avanza screpolando matrimoni e scuotendo amicizie. La temperatura è a bollore con i primi, oltraggiosi, rifiuti. Mariti e amiche non hanno posto per i leggiadri ventagli con pizzi e scialli zingareschi acquistati con amore per le nonne che, oramai, non viaggiano più.
Le ardite allora percorrono la fila all'incontrario, in appello a sconosciuti mendicano un po' di spazio in valigia (fino all'atterraggio in Italia). Ma nessuna ha la spudoratezza – o la fantasia - di offrire in cambio favori sessuali. È forse per questo che i viaggiatori estranei alla comitiva rifiutano.
E i nervi saltano. Signore disperate tentano invano di ingoiare 8 paia di nacchere e infilarsi sopra alla pelliccia il cappottino di Desigual comprato per la figlia di 8 anni. Ne ho vista una ingoiare 15 buste di francobolli per evitare che si strappassero nella cerniera del trolley.
Poi, qualcuno incomincia a inveire contro le hostess. E le hostess alzano la voce.
È uno stillicidio, non un check-in, quello che attraversa il tornello ed è ammesso a volare. La fila bloccata si accalca, ingombrante, pesante, sudata, nervosa - si spinge, si urta. Ma non si sposta. Una richiesta con occhio miserando cozza contro il mio muso calcificato: «Scusa, scusa, non hai un po' di spazio?» «No». Come non mi prendo la briga di aggiungere «mi dispiace», non aggiungo nemmeno che non abbiamo mai mangiato polenta e funghi insieme: perché la mendicante di spazio in valigia per eccesso di bagaglio si sente autorizzata a darmi del tu?
Lo sport è un valore di tutti Potrei sorvolare sul fatto che questi fulgidi esemplari di civiltà italiana accompagnano un gruppo sportivo di bambini. Ma non lo faccio. (Vorrei che qualcuno registrasse la scena, casomai stesse studiando la genitorialità italiana o la disciplina nello sport).
Mentre annoto in mente i particolari spingo lo sguardo sulle chiappe sode di una accompagnatrice in tuta, sulla pelliccia di un'altra, sulle facce truccate contorte nell'attesa. E sento il ronzio della rissa che sale. Monta, cresce e si inarca come la spuma di un cavallone contro lo scoglio delle hostess. Avanti, alla trincea del tornello, in spagnolo e in inglese hanno cominciato a informare, decise ma quasi rassegnate al passeggero italiano, che l'eccesso di bagaglio non passa. Che i passeggeri fuori norma non voleranno. I tempi si allungano, l'equipaggio si inquieta. Ma non cede.
La bomba scoppia quando un ragazzo con la valigia troppo grande e troppo piena si vede minacciata la partenza. «Se non mi fa partire giuro che l'ammazzo!», commenta a voce alta.
Poi, il colpo di scena: una signora ingioiellata tenta il sotterfugio. Non vista, passa il tornello con una borsa mentre si fa reggere la seconda da un'amica in attesa di check-in. Superate le hostess, scarta a destra, si avvicina alla complice, afferra la seconda valigia e si lancia verso l'aereo.
«Tontos no, ¿eh?» La guerra è aperta. Hostess e steward scattano all'inseguimento, non intendono farsi menare per il naso «La mia valigia! La mia valigia!» risuona l'urlo della donna nel corridoio, e poi delle scuse: si deve assolutamente imbarcare perché suo marito è già sull'aereo e ha scambiato le loro valigie. Il resto, è circo. Sempre gratis.
Hanno barato mentito spinto oltraggiato ingannato minacciato e offeso, questi campioncini di pattinaggio e italianità. Con la pretesa, arrogante, sempre, di aver ragione. Con la minaccia, perfino, di uccidere una hostess.
L'aereo si alza dalla pista, rullano i motori che mi riportano a casa e mi sfugge un sospiro sconsolato. Lo spettacolo al check-in è stato bello, quasi più di tutto il viaggio. Ma sono convinta che mi sto perdendo la parte migliore.
DC
venerdì 16 ottobre 2009
invito: Trento inaugura la mostra collettiva Il meleto di Tolstoj
Vi invitiamo con piacere all'inaugurazione della mostra collettiva
IL MELETO DI TOLSTOJ
16 ottobre 2009 (non il 15!)
alle 17.30
Palazzo Roccabruna
Via Ss. Trinità - Trento
L'iniziativa "Il meleto di Tolstoj" è promossa dall'associazione Arci del Trentino e dalla Camera di Commercio di Trento.
Il percorso espositivo descrive le principali tappe del progetto che ha portato alla stesura di un protocollo provinciale di collaborazione tra il Trentino e la regione di Tula, in Russia, sede della Fondazione Tolstoj di Yasnaya Polyana.
In questa occasione, 20 artisti presentano il loro omaggio alla figura del grande letterato russo Lev Tolstoj, sottolineando, con la loro opera, l'urgenza di un dialogo interdisciplinare e trasversale rispetto alle differenti culture.
Espongono:
ADRIANO ACCATTINO/BURKART AICKELE/ROGER BALLEN/SIMONA CESARI/FLAVIA DECARLI/JAKOB DE CHIRICO/ FULVIO DE PELLEGRIN/ PAOLO DOLZAN/ PIERMARIO DORIGATTI/ WOLFGANG FALLER/ NORBERT KLORA/ ROBERTO KUSTERLE/ HEIDI LICHTENBERGER/ LIUDMILA&NELSON/ EUAN MACLEOD/ RUGGERO RADAELE/ CHRISTIAN ROTHMANN/ GIOVANNI RUBINO/ MARCO SBIZZERA/ MATTIA SERRA
Grazie per la segnalazione a http://paolodolzan.blogspot.com/2009/09/omaggio-tolstoj.html
sabato 27 giugno 2009
Sri lanka, italia
La polizia criminale ha arrestato l'astrologo Chandrasiri Bandara, dopo aver predetto un cambiamento ai vertici del potere nel corso di una riunione del maggiore partito d'opposizione, lo United National Party. L'uomo che è autore di una rubrica molto seguita sui giornali locali è stato spesso ospite di radio e tv, sarebbe stato interrogato per più di tre giorni. Così fanno sapere i suoi familiari interpellati dai giornalisti. Nello Sri lanka gli oroscopi sono molto seguiti dalla popolazione, al punto che gli astrologi posso giocare un ruolo politico importante influenzando il voto, e vengono spesso consultati dai politici prima di prendere delle decisioni.(http://www.peacereporter.it/)
sabato 6 giugno 2009
E’ meglio se il pilota non è ubriaco.....
La polizia ha arrestato un pilota della American Airlines che non aveva superato il test dell’alcol espirato all’aeroporto Heathrow di Londra: lo hanno dichiarato giovedì la compagnia aerea e la polizia. Secondo la compagnia aerea, il pilota avrebbe dovuto volare sulla rotta Londra / Chicago (Illinois) con partenza da Heathrow alle 10,15.
E’ stato sostituito e il volo è partito alle 11,30. La Metropolitan Police di Londra ha dichiarato che il pilota era un uomo di 57 anni ed è stato arrestato 30 minuti prima dell’orario di partenza del volo. E’ stato sottoposto anche a un esame del sangue, i cui risultati, secondo il sindacato dei piloti della American Airlines, non sono ancora disponibili. Un portavoce della polizia, in linea con le direttive generali, ha dichiarato che gli arresti di piloti ubriachi “non sono molto frequenti, non sono avvenimenti di tutti i giorni”. La polizia non ha reso noto di quanto il tasso alcolico del pilota eccedesse il limite consentito. Il pilota é stato rilasciato su cauzione e dovrà probabilmente comparire davanti al giudice in luglio. “Il test dell’alcol fa parte del programma di controlli casuali per droga della Federal Aviation Administration, e può essere effettuato prima o dopo l’assegnazione di un volo a un determinato pilota”, ha detto Scott Shankland, portavoce del sindacato dei piloti. “Tuttavia i test sono casuali e rari. Di certo non di routine”. Secondo l’agenzia governativa, dal 1999 22 piloti sono comparsi davanti alla National Transportation Safety Board negli Stati Uniti, dopo che la Federal Aviation Adnimistration aveva preso provvediment! i contro di loro per consumo di alcol. Tutti i ricorsi sono stati respinti.
da www.jobintourism.it
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lunedì 30 marzo 2009
B2B: Dal Bangladesh a Bozen, con amore
Quella di oggi non è proprio un’intervista. È più una storia.
La storia di Nishat, che ho incontrato in treno.
Mi giro sbuffando, un po’ innervosita. Con tutto lo spazio che c’è, possibile che questa mi si spalmi addosso?
Il treno rallenta. Una voce da un viso dolce mi chiede «va a Bolzano anche Lei?» Non so come faccia a sapere in che direzione scatto per prendere la coincidenza, ma comunque «sì, vado verso il Brennero». E mi rabbonisco.
Mi sembra giovane e indifesa. Le spiego dove prendere il treno – di solito al binario 2 piazzale ovest. Gli occhi scuri scivolano sul binario.
Ha una valigia enorme, l’aria mite. È questione di un attimo – aiutarla e prenderla sotto la mia ala protettrice. Mentre ci scapicolliamo con il suo valigione penso che sono addirittura disposta a perdere il treno pur di arrivare con lei al binario tirando questo macigno, ma poi, leonessa protettrice, con una cortesia che non ammette rifiuto chiedo di ai due arabi scesi prima di noi di aiutarci a trasportare il valigione giù e su per le scale della stazione. Un ascensore chissà se c’è. Abbiamo i minuti contati, non possiamo sprecarli a cercarlo.
Poi, due mani sconosciute su una maniglia pesante. Il mio passo pesante affretta i suoi, piedini avvolti in stivaletti neri elasticizzati con una punta affilata, molto lunga e sottile. Scarpe strane. Fanno pendant con la borsetta, nera. Di uno stilista italiano sconosciuto. Almeno a me. E non c’azzeccano con il capottino marrone – che protegge il corpo snello e nasconde la bellezza del verde scintillante «è un sari, questo?» le chiedo quando siamo sedute una di fronte all’altra sui sedili sporchi, pochi minuti e molti scalini dopo.
«No – il sari è indiano, e è impossibile da portare per viaggiare, perché è tutto un fascio – non ci si muove. Si usa nelle feste e nelle cerimonie». Mentre le colline dell’Appennino scorrono sotto la pioggia, mi scuso perché le farò un sacco di domande sceme. Non ho mai conosciuto nessuno del Bangladesh. Anzi, non so nemmeno dov’è!
Nishat lascia cadere alcune informazioni. Mi dà del Lei, anche se le ho chiesto subito di darmi del tu, ché altrimenti mi sento vecchia. Non sono brava a dare l’età, ma credo abbia circa 24 anni, non di più. (E io non sono sento una matusa!)
Nishat mi racconta che vive a Bolzano da oltre 10 anni ma studia a Verona, in una scuola per assistenti sanitari. Comincio a farmi delle domande – mi chiedo che ci fa da sola a Bolzano. Se la sua famiglia è in Bangladesh, forse è stata adottata? Parliamo delle piantagioni di riso – mi dice che al suo Paese ne crescono vari tipi, ma che quello principale si può coltivare solo nei due mesi prima della stagione delle piogge, perché poi l'acqua ricopre tutto e le piante muoiono. Racconto che da quando ho scoperto alcune spezie indiane e il riso thai, quello italiano non lo compro più. Del resto i risotti mi vengono sempre male.
Poi mi chiede come si coltiva il riso in Italia. Ovviamente non so rispondere. Blatero qualcosa sulle mondine e cambio discorso. Viro sulla stagione delle piogge, «ma quante stagioni ci sono in Bangladesh?» «Sei: la primavera, l’autunno, l’estate, la stagione delle piogge, quella dei monsoni e la stagione secca». Si stupisce Nishat, nel vedere le montagne all’orizzonte di Bologna. «Credevo che ci fossero solo in Alto Adige!»
- Quanto è grande Verona? E Trento? Quanti abitanti ha e per quanti km si estende?
- Ma che ne so???
Poi parliamo di soldi – che sembrano un punto focale nei suoi discorsi. La vita costa poco, in Bangladesh – dove la moneta si chiama taka e oggi con un euro ne compri 85. Ma se hai uno stipendio italiano, ci vivi bene, puoi pagare un affitto di 60/70 taka al mese. Se invece lo stipendio è bengalese, prendi 70 taka al mese e non ce la fai.
Poi Nishat prende una foto dalla borsetta «ti faccio vedere una cosa» - mi dice. È la sua foto di matrimonio «mi sono appena sposata». Il quadro si fa più nitido. O forse più confuso. Ricordo ragazzi indiani di famiglie “moderne”, studenti e ricercatori e immigrati di seconda generazione che hanno vissuto negli USA, in Inghilterra e in Italia ma che si sono “arresi” alla tradizione del matrimonio combinato. Salvo poi vederlo fallire infelicemente. Quale sarà la storia di Nishat? Forse sono falliti solo i matrimoni combinati che ho conosciuto io.
Guardo la foto senza sapere bene che dire. Non sono particolarmente favorevole al matrimonio, né all’istituzione della famiglia. A prescindere dalla nazionalità di chi la pratica. Il marito, nella foto, è brutto forte. Lei, trasformata dal trucco pesante, è comunque scintillante nel rosso vivo dell’abito e nell’oro abbondante che le orna mani, polsi, capelli e décolleté.
Il discorso prende corpo – mi racconta che è stata un mese in Bangladesh «i miei sono tornati la settimana scorsa. Al matrimonio sono state invitate ben 1200 persone. Mio padre ha dovuto pagare per tutti, anche se non tutti sono venuti. Io avevo chiesto che confermassero se venivano, ma non lo hanno fatto. Comunque mio zio, che vive in Inghilterra, ma prima viveva con noi – in Bangladesh abbiamo ancora una casa dove abitiamo tutti insieme, quando ci andiamo – visto che era un matrimonio importante, perché sono la figlia maggiore – ha deciso di aiutare mio padre e paga una parte delle spese. I nostri matrimoni non sono come qui da voi» No: c’è un cerimoniale preciso e complesso. Il primo giorno ti devi vestire di giallo e il giorno del matrimonio di rosso. «Gli altri giorni, io mi sono vestita di rosa e poi di bordeaux». Si guarda i palmi delle mani.
All’inizio avevo pensato che quei segni rossi fossero dovuti al peso della valigia o a qualche eczema. Invece sono ciò che resta dell’henné.
Poi Nishat prende una foto dalla borsetta «ti faccio vedere una cosa» - mi dice. È la sua foto di matrimonio «mi sono appena sposata». Il quadro si fa più nitido. O forse più confuso. Ricordo ragazzi indiani di famiglie “moderne”, studenti e ricercatori e immigrati di seconda generazione che hanno vissuto negli USA, in Inghilterra e in Italia ma che si sono “arresi” alla tradizione del matrimonio combinato. Salvo poi vederlo fallire infelicemente. Quale sarà la storia di Nishat? Forse sono falliti solo i matrimoni combinati che ho conosciuto io.
Guardo la foto senza sapere bene che dire. Non sono particolarmente favorevole al matrimonio, né all’istituzione della famiglia. A prescindere dalla nazionalità di chi la pratica. Il marito, nella foto, è brutto forte. Lei, trasformata dal trucco pesante, è comunque scintillante nel rosso vivo dell’abito e nell’oro abbondante che le orna mani, polsi, capelli e décolleté.
Il discorso prende corpo – mi racconta che è stata un mese in Bangladesh «i miei sono tornati la settimana scorsa. Al matrimonio sono state invitate ben 1200 persone. Mio padre ha dovuto pagare per tutti, anche se non tutti sono venuti. Io avevo chiesto che confermassero se venivano, ma non lo hanno fatto. Comunque mio zio, che vive in Inghilterra, ma prima viveva con noi – in Bangladesh abbiamo ancora una casa dove abitiamo tutti insieme, quando ci andiamo – visto che era un matrimonio importante, perché sono la figlia maggiore – ha deciso di aiutare mio padre e paga una parte delle spese. I nostri matrimoni non sono come qui da voi» No: c’è un cerimoniale preciso e complesso. Il primo giorno ti devi vestire di giallo e il giorno del matrimonio di rosso. «Gli altri giorni, io mi sono vestita di rosa e poi di bordeaux». Si guarda i palmi delle mani.
All’inizio avevo pensato che quei segni rossi fossero dovuti al peso della valigia o a qualche eczema. Invece sono ciò che resta dell’henné.to be continued...
domenica 8 marzo 2009
comunque la pensiate
E' vero che il web travalica i confini e che contribuisce a rendere il mondo un unico villaggio globale, ma registrare da dove i nostri lettori ci visitano ci procura la vertigine di essere letti a latitudini, climi, scenari che non pensavamo. Si tratta probabilmente spesso di contatti fortuiti. "Talloni screpolati" continua ad essere la voce attraverso la quale forse la maggior parte dei nostri visitatori si imbatte in questo blog. Ma sapere che questa umanità che condivide con Achille il punto debole con noi condivida almeno qualche istante è qualcosa che lusinga e inquieta. Come l'involontaria interferenza di uno sconosciuto al di là dell'oceano. O del Mediterraneo. Perchè a lungo meritammo le puntali visite con qualcuno di Ismir, in Turchia, e tuttora un benemerito ci visita pressocchè quotidianamente da Brema, in Germania. Che siano compatrioti nostalgici o stranieri curiosi, benvenuti. "Comunque la pensiate", come diceva Santoro quando apriva Samarcanda. Vogliamo dire grazie a loro, come a quelli che i motori di ricerca hanno deviato presso questo sito dalla Nuova Zelanda, dal Messico, o dalla Palestina, come oggi. O a quei tre che, chissà perchè, ci visitarono lo stesso pomeriggio, dagli USA.
La fatica che fanno è la stessa di chi ci segue da Milano, Reggio Calabria o dal Trentino, cui spesso ci rivolgiamo, però vuoi mettere cliccare su blog2piazze.it quando davanti hai la baia di Melbourne o le Ande? Significa accettare di collegare altre idee, culture, piazze, piazze, piazze.
giovedì 5 marzo 2009
Metti, una sera, 25 serial killer a Firenze..
Foto: Charles Manson (molto inquietante questa foto.
Assomiglia a un tipo per cui avevo ...perso la testa!
DC.)
Qualche settimana fa, a zonzo per la penisola, ci siamo imbattuti in niente popo' di meno che nel Museo Criminale di Firenze! Non abbiamo resistito alla tentazione di offrirgli un angolino nel sottoscala, per dar fiato alle ugole tagliate, insanguinate, singhiozzanti... Il risultato è un'intervista al fondatore, Giacomo Cantini.
Poldino: Quali sono i suoi 3 film preferiti?
Giacomo Cantini: 3 film preferiti non ci sono però i miei gusti spaziano ampiamente da un romantico "Paziente inglese" ad un "Braveheart" ma anche una passione, se è questo che vi interessa, per cult horror tipo "Profondo rosso" o "Texas Chainsaw Massacre".
P.: Secondo Lei dopo questo museo il mondo è migliore?
GC: Diciamo che il nostro obiettivo è cercare di spiegare un fenomeno sociale reale, proponiamo "cultura noir" ai nostri visitaori. Non credo renda il mondo migliore ma sicuramente più informato.
P.: Se non sui serial killer su cosa avrebbe aperto un museo?
GC: Ne abbiamo recentemente aperto un altro sui vampiri a Città del Messico, ma a breve presenteremo altri progetti importanti per far luce su tematiche spesso "scomode": torture contemporanee, caccia alle streghe...
P.: Cosa pensa degli investigatori italiani?
GC: In Italia abbiamo il famoso RIS, Reparti investigazioni scientifiche noto per il caso di Lorenzi di Cogne, Erika e Omar di Novi Ligure, la contessa Vacca Augusta, ecc. ecc. Per questi casi è famoso il Ris di Parma ma non dmentichiamoci che esistono altri reparti con sede a Roma, Parma, Messina e Cagliari. Sono articolati in varie sezioni una per ogni branca della criminalistica: biologia, chimica, balistica, dattiloscopia ecc. Direi tanto di cappello.
P.: Come Le è venuta l'idea?
GC: Ho visto il remake di "Texas Chainsaw Massacre" nel 2004, film tratto da fatti realmente accaduti (diceva la locandina del film). Ho voluto approfondire le ricerche sul caso che avrebbe ispirato il film, ho scoperto così un universo criminologico molto interessante, da lì le prime ricerche, poi montagne di informazioni fino al momento in cui con altri soci abbiamo deciso di farne un museo alquanto atipico.
P.: Che reazioni ha suscitato nell'avanzare la proposta?
GC: In generale molta perplessità, un'attività così strana, gente che ti vedeva un po' come un pazzo. L'assessore alla cultura di Firenze ci disse: "Bravi ragazzi è un tema interessante ma il comune non può entrare in un progetto così macabro" . Quindi niente aiuti, cercavamo un locale per esporre la mostra e allora siamo dovuti andare avanti da privati, con quello che costano gli affitti in centro...
P.: Ricevete finanziamenti pubblici per il museo?
GC: Assolutamente no, il museo è completamente autofinanziato, ma se qualcuno ci volesse aiutare anche per progetti futuri benvenga. Sappiamo bene com'è difficile tirare avanti nel mondo dei musei.
P.: Quali sono le fantasie sessuali di chi ha avviato questo progetto?
GC: Diciamo che il team che ha realizzato il progetto non credo abbia particolari propensioni a pratiche sessuali "atipiche". Sicuramente quello che ci accomuna è l'essere persone di mentalità aperta a ciò che è diverso e fantasiosi. Ma ricordo bene che nel periodo in cui eravamo immersi nel progetto ed avevamo a che fare con decine di storie di pazzi sanguinari era il sonno notturno ad essere turbato da frequenti incubi che colpivano tutto lo staff.
P.: Cosa vi ha spinto a questo progetto e come siete riusciti a trasformarlo in realtà?
GC: Mio padre lavora nel mondo delle esposizioni da più di trent’anni, ha iniziato con i serpenti velenosi poi le esposizioni sugli strumenti di tortura. Io ho voluto affrontare nuove tematiche intriganti, prima un progetto sulla difficile condizione di vita del popolo nella Firenze medievale, poi la caccia alle streghe, poi i serial killer e infine i vampiri. Per realizzare questi progetti c’è bisogno di pazienza, volontà, dedizione, passione e inutile dirlo, soldi!
D.C.: C'è fra gli ideatori qualcuno che si occupa di criminologia e/o di psichiatria? GC: Lo staff di realizzazione del progetto comprende una psicologa psicoterapeuta, la dott.sa Sara Vessella, specializzata in psicologia giuridica, psicopatologia e psicodiagnostica forense.
DC: Chi è il visitatore ''tipo'' del museo? e che gadget acquista?
GC: Abbiamo visitatori di varie tipologie che vanno dal ragazzo di 14 anni al pensionato, anche se la fascia di età dai 25 ai 45 anni è quella che caratterizza maggiormente il nostro visitatore tipo.. Per quanto riguarda i gadget si vende dal portachiavi a forma di dito mozzato, alle maschere dei vari assassini resi famosi dalle pellicole hollywoodiane come Hannibal Lecter, Jason e molti altri. Anche le maglie con i volti dei serial killer sono molto richieste così come i cappellini, le tazze e altri piccoli gadget. Vendiamo anche libri di criminologia ma in misura minore.
Museo Criminale-Serial Killer Museum
Via Cavour 51/R
Firenze
Vi regaliamo anche noi un pizzico di suspence:
la 2° parte dell'intervista la prossima settimana!
E voi, cari lettori, se andate a visitare il museo dopo averci letto
FATEVI RICONOSCERE!
Mica per altro, ma potremmo vegliare sulle vostre notti!
Poldino&DC.
giovedì 6 novembre 2008
"TUTTO QUI?" La rivoluzione sessuale in 2 parole
Perché le donne fingono l’orgasmo? Rispondete al sondaggio... Nell’attesa titilliamo la mente con vani interrogativi. Sulle cause storiche e religiose, che trasversalmente hanno forgiato il maschilismo, passando dal peccato di Eva alle veline desnude, solcando storia e stregoneria, additando le pazienti isteriche di Freud...
Niente sesso, siete inglesi. Avevo un amante simpatico e divertente. Faceva lo spacciatore. Quando andavo a casa sua mi offriva costolette e guardavamo i video dei Talk Talk. La prima volta a letto insieme è stata conigliesca. Una roba tipo 4 salti in padella. Ma, nella miglior tradizione anglosassone, la mia delusione non lo ha scomposto: ‘What did you expect? A slow boat to China?’, mi ha chiesto.
Al che i nostri pomeriggi sono strascorsi snidando le palline antiumidità rotolate sotto il letto e chiacchierando amabilmente dell’arredamento delle celle inglesi.
Lussazione della lussuria.
Niente vaporetto…Né con lui, né con D. Né con A. Il cui pene era così piccolo da metterti in soggezione. Quantomeno imbarazzante. Come dire a un uomo dolce, simpatico, affascinante e attraente, che vederne il pene minuscolo smontava la panna delle più succulente fantasie goderecce? Ma a sentir lui, andava bene così: una magnifica intesa.
Ovviamente, non è questione di dimensioni – come testimoniava la negra prestanza leggendaria di C.
E non solo di cultura, come nel caso di F., portatore inconsapevole di dominio maschilista legittimo e scontato al suo Paese: si sentiva autorizzato a sentenziare della frigidità sulle sue donne senza porsi dubbi - su di sé o l’intesa di coppia.

...pensiero illuminante

Un cenno d’intesa. Oggi, che sono più vecchia e acida, ed ho le membra stanche,
poco tempo da perdere e una forte intolleranza alla stupidità,
mi sono svegliata con un pensiero illuminante:
Donne, possiamo rivoluzionare il pianeta! E senza fatica; con solo due parole.
Tutto qui? (forse basta anche solo un cenno della testa).
Sono certa che le occasioni non mancano. E smettiamola di sentirci in dovere
di soddisfare un uomo, titillarne le fantasie, non minarne il senso di sicurezza ed autostima.
martedì 29 luglio 2008
Milan, Italia
Quando la Fiat era in crisi Berlusconi suggerì la sua ricetta: chiamarla Ferrari.
Battere la concorrenza giapponese cambiando il frontalino della Panda, insomma.
Farci sognare appiccicando un cavallino rampante sul muso della nostra Punto.
Funzionasse, potremmo ribattezzare la nazione intera: da Svizzera a Maldive avremmo comunque da guadagnarci.
Sospetto che l’acquisto di Ronaldinho segua la stessa filosofia. La vecchia patacca brasiliana per il Milan non sarebbe una novità: Rivaldo e Ronaldo non ci dicono solo che a Rio la fantasia per i soprannomi scarseggia. Come i suoi predecessori Ronaldinho sta già ripagando in parte l’investimento: sciarpe e magliette vanno a ruba, s’impennano gli abbonamenti.
Ma presto si tratterà di scendere in campo. Salutati i flash dei fotografi, firmati gli autografi, chi avrà ancora fiato da spendere? Il Milan ha portieri che valgono meno di un citofono, Gattuso corre solo nella pubblicità della Vodafone, Nesta è al capolinea, Maldini gioca da ventiquattro anni: quando esordì molti di quelli che marca non erano nati.
Le sorti dei Milan ci interessano fino a un certo punto. Il fatto è che somigliano a quelle del nostro Paese, e non solo perché un paio di anni fa uno scandalo procurò al Milan una penalizzazione di otto punti.
Vecchia, nostalgica di trionfi ma fuori dalla competizione europea che conta, la squadra del diavolo e l’Italia spandono milioni per distrarre i tifosi, mentre i concorrenti, la Fiorentina, la Spagna, si rafforzano sul serio.
(Nella foto, i gemelli del goal).
domenica 20 luglio 2008
il fine del fine
Un altoatesino - per nome il rumore di una parete che si sbreccia - è precipitato in Asia da una montagna che stava scalando. Il fine pare fosse trovare una nuova via per la cima. Perchè, le altre erano intasate? C'erano dei lavori in corso? Stavano costruendo la 4a corsia?
Vista la ressa per raggiungerla, quella cima, il fine del fine francamente sfugge.
Speriamo non sia sfuggito al diretto interessato, cui il senso di tutto la montagna deve alla fine averlo rivelato, salutandolo con l'eco del suo urlo.
(Nella foto, un precipitato)
venerdì 11 luglio 2008
un cervello di meno (buon fine settimana)
Sergio Caputo
Dopo il tour del 1999 si trasferisce in California dove attualmente vive e si dedica a tempo pieno al jazz, esibendosi spesso con un quintetto. Nel 2003 è uscito un suo album strumentale dal titolo That Kind of Thing (Quel tipo di cosa), in cui esordisce come chitarrista jazz e a cui hanno collaborato alcuni tra i migliori jazzisti californiani. Questo disco è stato annoverato fra i 50 album del suo genere più ascoltati in radio nelle classifiche americane R&R e ha vinto l'award di Smooth Jazz.com (sito leader del genere musicale jazz-smooth jazz-chill etc) come album indipendente più downloadato dell'anno nel 2005.
(si ringrazia Wikipedia)
domenica 11 maggio 2008
biografie degli uomini illustri: 1) Schifani

Renato Schifani è stato nel 1979 tra i fondatori della società Siculabrokers in cui ricoprì anche il ruolo di amministratore. Tra i soci di questa società, c'erano l'ex ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà[1][2][3] [4].Benny D'Agostino è un imprenditore successivamente condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, Mandalà è stato condannato per mafia[5] ed è stato definito dai giudici il capocosca di Villabate[6], Lombardo è stato presidente e consigliere delegato della società di recupero crediti Satris[7] di cui erano soci i discussi esattori ed uomini d'onore della "famiglia" di Salemi Nino e Ignazio Salvo, arrestati da Giovanni Falcone nel 1984[8]. Nel 1992 Schifani insieme ad Antonio Mengano e Antonino Garofalo fonda la Gms, società di recupero crediti.
(si ringrazia wikipedia)
mercoledì 30 aprile 2008
cronache trentine

Di tanto in tanto Trento balza agli onori delle cronache. Cronache che nel resto d'Italia sembano marziane: la qualità della vita scandinava, la lingua tedesca, un consigliere comunale africano.
Tra circa un mese sarà la volta del festival dell'economia che a Trento ha trovato il suo scenario ideale: a proposito di soldi da nessun'altra parte oggi ci sarebbe da festeggiare.
Quest'anno poi il tema è "democrazia e mercato", praticamente il diavolo e l'acqua santa.
Per intanto del Trentino si parla a proposito del Festival del cinema di montagna. Un'occasione per saccheggiare le casse senza fondo della Provincia autonoma senza che nessuno si chieda come mai non esista un festival del cinema della pianura, della collina, dell'allegria o delle zolfatare. Probabilmente perchè queste cose nella cartina del Trentino mancano. Ma molte altre sono presenti: proponiamo allora un festival del provincialismo, che riassuma in un solo colossale evento la serie di fiere, cori e filodrammatiche che appestano quest'incontaminato angolo di cartapesta.
venerdì 25 aprile 2008
nun t'aregge più\ 2

Angela Maraventano è la cittadina di Lampedusa appena eletta al parlamento nelle file della Lega nord. L’elezione l’ha giustamente riempita d’orgoglio e ora può finalmente dirsi onorevole e gonfiare il petto. (nella foto poco prima che gli esploda per il contatto con i tipici fichi d’India della Brianza.)
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giovedì 17 aprile 2008
E sfascio sia!

Il Nicaragua si fa sempre più allettante, ma siccome non posso partire, per ora RESISTO. Dal mio sofà virtuale vi invito a sbocconcellare ghiotte pietanze di vizi e peccati italioti cotti a fuoco lento. Ecco il menù: purea di becera ignoranza, flan di beotaggine e magagne gratin, compôte di stupidità ed entrecôte di ignoranza al sangue.
New York: Il ristorante sta all’italiano medio all’estero come il Parlamento Europeo a Berlusconi: poco edificante; il connazionale cerca lo spaghetto al dente, non è in grado di chiedere conti separati, quindi insulta il cameriere e lascia mance inadeguate. Infine esce stizzito rimpiangendo le lasagne di mammà.
Ignorare le lingue straniere impedisce di cogliere i propri limiti e le differenze interculturali. Dall’inglese allo spagnolo, l’italiano medio ignora l’arabo e il cinese, dalla cui incomprensione nel migliore dei casi coltiva disprezzo.
Del resto, visto l’esito delle elezioni, la conoscenza dell'italiano pare non essere condizione sufficiente a ragionare ed elaborare la realtà.
What’s your name? Pax vobiscus.
Paese superbamente anacronistico, in un’Unione Europea che nel 2008 conta 27 Stati membri e 23 lingue ufficiali. Ma come biasimarci, quando è assordante il silenzio dei mass media su come si vive, si governa, si pensa, si ama, si ironizza e si crepa, altrove in Europa? Dal Portogallo alla Finlandia, i notiziari tacciono, (salvo per bombe ETA e qualche goal).
Crogiuolo di lancinanti e selvatiche contraddizioni: l’Italia è ormai uno dei rari Paesi dove programmi televisivi e film stranieri non vengono sottotitolati, ma tradotti.
New York: Il ristorante sta all’italiano medio all’estero come il Parlamento Europeo a Berlusconi: poco edificante; il connazionale cerca lo spaghetto al dente, non è in grado di chiedere conti separati, quindi insulta il cameriere e lascia mance inadeguate. Infine esce stizzito rimpiangendo le lasagne di mammà.
Ignorare le lingue straniere impedisce di cogliere i propri limiti e le differenze interculturali. Dall’inglese allo spagnolo, l’italiano medio ignora l’arabo e il cinese, dalla cui incomprensione nel migliore dei casi coltiva disprezzo.
Del resto, visto l’esito delle elezioni, la conoscenza dell'italiano pare non essere condizione sufficiente a ragionare ed elaborare la realtà.
What’s your name? Pax vobiscus.
Paese superbamente anacronistico, in un’Unione Europea che nel 2008 conta 27 Stati membri e 23 lingue ufficiali. Ma come biasimarci, quando è assordante il silenzio dei mass media su come si vive, si governa, si pensa, si ama, si ironizza e si crepa, altrove in Europa? Dal Portogallo alla Finlandia, i notiziari tacciono, (salvo per bombe ETA e qualche goal).
Crogiuolo di lancinanti e selvatiche contraddizioni: l’Italia è ormai uno dei rari Paesi dove programmi televisivi e film stranieri non vengono sottotitolati, ma tradotti.
Forse l’unico Stato del pianeta dove l’insuperbita ignoranza delle lingue straniere si abbina alla riproposta della MESSA IN LATINO. (Lingua morta). Ore e ore di formule mandate a memoria e ripetute come mantra di cui non si capisce un cazzo.
(E guai a chiamarla oppio dei popoli, sporki komunisti!)
Laif is nau
Italia meta di turismo o IMMIGRAZIONE SU CARRETTE DEL MARE? Patria di turisti e viaggiatori o di EMIGRANTI? Di imprenditori e fashionistas o di RICERCATORI IN FUGA? Non conoscere le lingue significa ESSERE DIPENDENTI: da chi le conosce e traduce (o NON traduce) per te.
Se nell’autonomo e bilingue Alto Adige hanno appena arrestato 16 naziskin per incitamento alla discriminazione, odio e violenza per motivi razziali, etnici e nazionali, cosa possiamo aspettarci nelle prossime settimane?
(E guai a chiamarla oppio dei popoli, sporki komunisti!)
Laif is nau
Italia meta di turismo o IMMIGRAZIONE SU CARRETTE DEL MARE? Patria di turisti e viaggiatori o di EMIGRANTI? Di imprenditori e fashionistas o di RICERCATORI IN FUGA? Non conoscere le lingue significa ESSERE DIPENDENTI: da chi le conosce e traduce (o NON traduce) per te.
Se nell’autonomo e bilingue Alto Adige hanno appena arrestato 16 naziskin per incitamento alla discriminazione, odio e violenza per motivi razziali, etnici e nazionali, cosa possiamo aspettarci nelle prossime settimane?
Ehi, il 2008 sarebbe l’Anno europeo del dialogo interculturale!
Apparently, we don’t give a fuck. …Ooops! Pardon my French!
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