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sabato 17 luglio 2010

«Sì, sono arrivato finalmente in questa capitale del mondo!... Attraverso le Alpi tirolesi son passato quasi di volo... L'ansia di arrivare a Roma era così grande ed aumentava talmente ad ogni istante, che non potevo più star fermo, e a Firenze non mi son trattenuto che tre ore. Eccomi ora a Roma, tranquillo, e, a quanto sembra, acquietato per tutta la vita... Tutti i sogni della mia giovinezza ora li vedo vivi; le prime incisioni di cui mi ricordo (mio padre aveva collocato in un'anticamera le vedute di Roma), ora le vedo nella realtà e tutto ciò che da tempo conoscevo, di quadri e disegni, di rami o di incisioni in legno, di gessi o di sugheri, tutto ora mi sta raccolto innanzi agli occhi, e dovunque io vada, trovo un'antica conoscenza in un mondo forestiero. Tutto è come lo immaginavo e tutto è nuovo. Non c'è che una Roma al mondo ed io mi trovo qui come un pesce nell'acqua e vi nuoto e galleggio come la bollicina galleggia sopra il mercurio, mentre affonderebbe in qualsiasi altro fluido. Non ci deve abbattere il pensiero che la grandezza è passeggera; ma piuttosto, riflettendo che il passato è stato grande, dobbiamo acquistar coraggio per produrre anche noi qualcosa di notevole, che a sua volta, anche quando sarà caduto in rovina, ecciti i posteri a una nobile attività, come non hanno mai mancato di fare i nostri predecessori». Lo ha scritto Goethe, che non passò da Bergamo, non lo ha detto Totti. E nemmeno Asterix. I “soldini” della Padania potrebbero essere impiegati, piuttosto, per pagare le multe delle quote latte. O no? (www.ilmessaggero.it)

martedì 20 aprile 2010

"incontro politico"

Tre bicchieri di vino sono costati il ritiro della patente al sindaco di Trento Alessandro Andreatta. Venerdì sera il primo cittadino, di ritorno da un incontro politico, è stato fermato da una volante dei carabinieri e sottoposto all'alcoltest. Risultato positivo e patente ritirata. (www.ladige.it)

mercoledì 6 maggio 2009

bastard sons of Italia

I trentini sono schivi, saggi e con i piedi per terra. Sanno benissimo che al di là dei fuochi di artificio berlusconiani, c’è una realtà che ogni giorno diventa più dura e difficile. Ragionano con la loro testa e capiscono che le cortine fumogene non riusciranno a nascondere gli effetti concreti sull’economia reale delle previsioni europee a meno di quattro, 4 per cento di Pil, e a più 113 per cento di debito pubblico. E che se non ci si da da fare, almeno localmente, con una buona amministrazione, si rischia grosso. Nel 1915-18 facemmo una guerra per l’annessione di Trento all’Italia. Che si può fare oggi perché l’Italia tutta sia annessa a Trento?
(Camilleri, da http://www.unita.it/)

martedì 23 dicembre 2008

Pesanti Opponenti Resistenti Nottate

almeno fino al 26

Producete Consumate Crepate?

lasciatemi qui lasciatemi stare lasciatemi così, a natale

martedì 18 novembre 2008

Premiata la ricerca internazionale trentina: Il dialetto noneso è una lingua.

vi ricordate la fantastica petizione di cui vi abbiamo raccontato qualche settimana fa?

<< firma anche TU per la lingua NONESA! >>

E ora non venitemi a dire che non è una regione autoreferenziale: Traggo dall'Adige di oggi quanto segue:

FONDO - Tutti i dialetti sono lingue, non solo quello noneso. Questa una delle conclusioni tratte nella sua tesi di laurea da Veronica Bertagnolli. Un lavoro intitolato «Interrogative clauses in the Nones dialect», discussa nei giorni scorsi, che è valso alla 22enne altoanauniense ben 10 punti, il massimo previsto a «Cà Foscari» di Venezia, dove lei ha seguito i corsi di lingue straniere. La tesi di Veronica, scritta in inglese, relatrice la professoressa Giuliana Giusti , parte dall'analisi delle analogie e delle differenze tra il noneso ed il ladino, poi si «dedica» totalmente al noneso, con lo studio di numerosi particolari: ad esempio se il soggetto sia sempre obbligato o no in terza persona; si passa quindi all'analisi delle domande formulate in «lingua» nonesa, per verificare se in esse vi siano verbo e soggetto; segue un approfondimento sulle particelle discorsive del tipo «vei mo vei» (vieni), «che vos po» (cosa vuoi) ed altre, per poi studiare le interrogative subordinate, e giungere a determinare che il soggetto è obbligatorio in terza persona nelle domande, manca solamente con certi verbi intransitivi. (...) «Ogni dialetto è una lingua, ha le sue regole, e raggiunge lo scopo primario per cui è nato, che è quello di comunicare. (...). G. S.

Detto questo, che mi sembra un lavoro di una assurdità sconcertante

1) sospetto che il Veneto abbia in animo di far passare in Trentino altri Comuni perchè possano ciucciare la Tetta Autonoma

2) sospetto che la signorina laureata sia sostenuta da qualche fondamentalista noneso e che farà una splendida carriera diventando Head of the Nones research project on Pane & Lat

3) ...ma spero che qualcuno ne stronchi prima la carriera e la mandi a zappare allegramente nell'amata valle. Diamole pure un cartellino altisonante (badge), da attaccare all'uniforme, così si sentirà realizzata.

Un cordiale vaffanculo a sta banda di scarpari,

DC

*************** *************** di seguito il vecchio post sulla petizione nonesa:A chi chiedeva se in Trentino non abbiamo altri problemi rispondo: guardate qui! (IL MONDO DEVE SAPERE) "Una petizione che si prefigge di raccogliere firme per il riconoscimento ufficiale della lingua Nonesa, ovvero del riconoscimento della ladinità delle parlate della Valle di Non e della adiacente bassa Valle di Sole con Val di Rabbi. Questa richiesta è supportata sia da considerazioni di illustri studiosi di linguistica a livello internazionale fin dal XVIII secolo (...), sia da una precisa volontà popolare che ha fatto si che nel censimento linguistico del 2001 più di 7500 nonesi e solandri (pari al 20% della popolazione residente) si siano dichiarati appartenenti al gruppo linguistico ladino. Il consiglio della provincia autonoma di Trento sembra sordo di fronte a queste migliaia di voci (...). L'iniquità del silenzio delle istituzioni provinciali (...) è palese, e rappresenta una gravissima mancanza di democrazia. (...). Il riconoscimento formale del gruppo noneso/ladino può costituire una grande opportunità per le valli di Non, Sole e Rabbi, in quanto la legge prevede una serie di benefici e di diritti in favore delle minoranze ladine, ivi compresa una particolare assistenza da parte delle Università insediate sul territorio, l’accesso ai mezzi radiotelevisivi, l’insegnamento della lingua e della cultura nonesa nelle scuole ed altro. (...)" Il testo integrale dell'esilarante petizione (con possibilità di firma): http://firmiamo.it/lingua-nonesa

Chiudiamo con rigurgito di mela bacata DOP ....ANZI NO! Mi rifiuto di pubblicare sta porcheria. chi vuole vederlo sappia che si vocifera sia un 'bolo' finanziato da fondi pubblici. Si mormora che diventerà 'inno' della valle, su spinta di un politico locale. Venite a ritrovarvi in Trentino.....

mercoledì 29 ottobre 2008

in che regione sta, il Molise?

Una di quelle parti mi raccontò di essersi sentita chiedere in che regione si trovasse, il Molise. Perché c’è una regione in Italia con quel nome, che ha 320.000 abitanti (un quartiere di Roma) e alla conferenza delle regioni conta quanto la Lombardia, o la Sicilia. Alla faccia della parità tra cittadini. Uno dei due capoluoghi di provincia conta 20.000 abitanti: in buona parte amministratori pubblici, c’è da credere. Si chiama Isernia, praticamente una frazione con la targa. Cultura, storia, ill Molise non ha nulla che lo identifichi. Nasce dopo le altre regioni, dimenticanza rimediata forse anche all’epoca (1963) per fare cifra tonda – le regioni sono 20 – o per garantire una presidenza, un’altra, alla democrazia cristiana. Una regione fatta con gli avanzi dell’Abruzzo, che vanta trentotto km di costa. In pratica una spiaggia. E se lo abolissimo, questo Molise? Nè personaggi nè piatti, nulla che si ricorda viene dal Molise. A parte Aldo Biscardi, indigesto. E allora? Allora riuniamolo all’Abbruzzo questo straccio di terre a nord di Foggia, questa val d’Aosta burina, questa ritaglio di terra con rappresentanza a Bruxelles. Che siano diciannove, le regioni; anzi diciotto: perché già che ci siamo il governo non riprende in mano l’ipotesi sempre ventilata e mai esaminata di unire Trentino e Veneto? Se è per le minoranze linguistiche dalle parti di Campobasso parlano il Croato. E poi non serviva a risparmiare, il federalismo?

lunedì 27 ottobre 2008

0461 233918, 235013

Col il cuore in frantumi per il trionfo del PD nelle elezioni di Bolzano (7%), a sollevarci il morale ci ha pensato un volantino per le elezioni dell’altra provincia della regione, il trentino. Il volantino, un capolavoro della comicità, è di quel partito del surreale che giudica le persone a seconda del posto in cui sono state partorite. Un teorema in base al quale nascere a Betlemme renderebbe messia e al polo foche. Il programma sta in dieci punti, e lì già si vede il pericolo perché si inizia con dieci comandamenti e poi si finisce a riverire un ex nazista. Al quarto punto, quello in cui Mosè – un segretario provinciale – comandava di onorare i genitori, la lega nord scandisce: NO a MOSCHEE E LUOGHI DI DUBBIA OPERATIVITA’. Cos’è un “luogo di dubbia operatività”? Una cosa che non si sa che serve tipo un’opera di Catellan, un decreto della Gelmini o un soffritto di mia zia? Più avanti, il quinto comandamento dice “SI’ ALLE ORDINANZE ANTISBANDATI DEI SINDACI”. Chissà che sono gli “sbandati”. Quella parola la usava mio nonno per designare gente dedita all’alcolismo, magari un po’ ritardata, senza una fonte di reddito onesta. In una parola, Calderoli. A proposito di mio nonno, avrebbe avallato di sicuro il sesto punto: LA SALVAGUARDIA DEL PRESEPE. Chiunque conosce la crisi in cui ci si dibatte, il miraggio della quarta settimana e lo stato sociale sempre più asociale. Ebbene, con un presepe dalle parti del registratore di cassa del supermercato, insegna la lega ai suoi discepoli, tutti questi problemi saranno risolti. Alla prossima puntata. Fate il vostro gioco.
Per informazioni, contattare il numero in alto.
Per chiedere che c'entrano Bin Laden, la torre Eiffel ed il castello del Buonconsiglio di Trento rivolgersi al pusher del tipografo.

sabato 25 ottobre 2008

aDELLAInte venceremos?

*Trento, 20 ottobre.- Arrivo alle 8 e qualche minuto, per non fare quella che smania, che sta sulle spine. Lui verrà? O non verrà? E se mi tira il bidone al primo appuntamento dopo tanti incontri in rete? Ci sono stata attenta. Niente scollature e solo un filo di trucco.
Eccolo! Accelero il passo, curiosa. Finalmente parleremo di politica, attualità, vicende locali…. Lo so, quest’uomo mi saprà capire; e chissà quante cose interessanti ha da raccontare. -‘Salve’ - mi fa lui e mi dà la mano. Ma commette il primo, irreparabile errore: non mi guarda negli occhi.
Forse pensava di avermi già sedotto. Così non è. L’elettore, come il cliente, lo devi far sentire unico e speciale. Invece il presidente commette una serie di gaffe imbarazzanti. In foto mi è sempre sembrato un canederlo biondo. Dal vivo è alto, più magro, ingobbito nel trench. In luogo della tavola rotonda, all’aperitivo dedicato agli amici del social network di Dellai ho trovato un buffet all’aperto, popolato di maschere di allegria e disinvoltura. La goffaggine ursina dei trentini alle feste. Dellai si avvicina ai tavoli e inaugura il buffet. Poi dedica qualche minuto ai singoli gruppetti: ci sono giovani dell’ARCI, del PD, dei piani giovanili, studenti. Qualche fotografo, politici in doppiopetto. Conto le teste: a spanne, una cinquantina. Niente blogger. Pare che la maggior parte sia iscritta a Facebook. Età media 30 anni. ‘Sono belle iniziative… – ‘ha proprio avuto una bella idea’ sento ripetere intorno. Mancano Ale e Franz. (Ma Zelig fa ridere, questa piéce, no). Imito gli astanti e mi metto in cerchio: Dellai e un suo amico lodano Facebook. Le teste ciondolano, masticano, assentono. L’amico è entusiasta dei moltissimi facebookers nel gruppo ‘I am trentino’. Trattengo un rigurgito. Il sopracciglio sinistro in punta, mi chiedo chi paga l’aperitivo. Gironzolo. Una nana si è messa elegante e fa il bis di succo di frutta. Qualche “bellona” si fa fotografare con consiglieri e assessori. La serata svolta quando un ragazzo sporco, i capelli a grumi e la voce impastata si ferma al buffet, mangia e chiede se può portar via un paio di tartine. Dellai lo ignora e continua il giro: ‘salve, Lei è mio amico su facebook?’ … ‘A presto. Finisso de far el giro’.
Chi gli avrà consigliato di rivolgersi a tutti in dialetto? A parte me, però, la cosa funziona: la discussione si infiamma quando un ragazzo di Canal S. Bovo lamenta che su Facebook il suo paese e Borgo Valsugana stanno in Veneto ‘eeee oscia, ghe mandan zo’ i tratori armati! risponde il presidente. Anche due signorine di Pomarolo sono contente. Dicono a un giornalista che secondo loro “Dellai ha fatto un’ottima mossa di marketing strategico – sì, come quello aziendale. Fa sentire i giovani più vicini alla politica regionale”. Mi discosto. Mi dissocio. Osservo sti giovinastri contenti che la politica li usi come passivi oggetti di marketing. Lusingati di fare i birilli in cambio di un aperitivo. Ok. Sono una outsider. Ma sono allenata ad essere alienata. Il signor Dellai non avrà la mia preferenza. Né altre occasioni per offendere la mia intelligenza. Parlo varie lingue e uso il web come strumento di informazione. Non di compiaciuta autoreferenzialità trentina. Il minimo che mi aspetto è che il signor Dellai mi parli in italiano. E all’occorrenza mi chiami dottoressa. Poi, che mi dica chi ha pagato l’aperitivo e concretizzi le promesse di meritocrazia e pari opportunità. E con questo non intendo "versare lo stesso numero di aperitivi a uomini e donne".
*Lettera firmata

mercoledì 8 ottobre 2008

Reagire, reagire, reagire

riceviamo e pubblichiamo
Ciao, sbaglio o c'è un pò di depressione nell'aria? 3 parole: reagire, reagire e reagire. Appoggio con tutte le mie forze il candidato cooperante, pacifista, ricercatore, formatore, scrittore (anche di libri su Affari e Politica) Michele Nardelli.
Lo appoggio perché ha promesso che, in caso di elezione, metterà a disposizione la metà del suo stipendio per realizzare una rete popolare di partecipazione democratica su tutto il territorio provinciale, ed ha fatto propri i punti programmatici di http://www.politicaresponsabile.it/ di cui sono co-promotore. Lo appoggio perchè da venti anni dedica, da volontario, le sue migliori energie ad una cooperazione internazionale non invasiva e non assitenziale. Lo appoggio perchè le sue idee riescono ancora a farmi riflettere, dubitare, mettermi in gioco. Nel farlo ho aperto l'agenda di casa ed iniziato a telefonare. Ho redatto questa mailing list e chiedo scusa se non sarà gradita. Mi faccio promotore di incontri sul territorio per far conoscere il buono della politica. Organizzo aperitivi/incontri con il candidato. Mando sms. Aggiorno siti internet. Cerco di fare il possibile. Non so voi. Ma io non posso vedere il Trentino scivolare nelle mani delle camicie verdi ove tutte le "buone politiche" messe in atto in questi anni rischiano lo sciupìo. Sedersi è divenirne complici. Firma anche te l'appello pubblico che trovi su: http://www.michelenardelli.it/index.php?a=29 Armando Stefani
Solo in questi ultimi giorni: la destra xenofoba ha stravinto in Austria. Facinorosi hanno pestato un barista Rovereto, reo di essere antifascista. Il Comune di Verona ha vietato ai missionari l'esposizione della bandiera della pace ed oggi uno studente ghanese è stato picchiato e offeso dai vigili urbani. Il nostro territorio è insediato, la convivenza civile è messa seriamente a rischio. Abbiamo bisogno di sinistra, una sinistra al governo provinciale.

venerdì 1 agosto 2008

signorsì

Altrove le elezioni amministrative si annunciano con lampioni e marciapiedi: a Trento, patria dell’allegria, con monumenti e lapidi. Ad essere commemorato da oggi con una stele su un muro del municipio è il sacrificio cui tutti noi ogni mattina torniamo con la mente, e dal cui esempio tanto attuale ricaviamo una spinta al nostro vivere: i caduti del 15-18. Un modo di esaltare la pace che ricorda quello di Bush di esportare la democrazia. Ragnatele a parte. Ma, si dirà, quei martiri hanno difeso l’Italia, i sacri confini, l’integrità della nazione. E che c’entra l’Italia? La lapide è sì ai soldati, ma a quelli dell’esercito austriaco. Mi spiego: a pochi metri da una vecchia lapide che in effetti elenca alpini e fanti ne è stata scoperta una che ricorda i loro avversari. Nei due elenchi potrebbero esserci coppie di vittime e carnefici, se il caso lo volesse. C’è da chiedersi come mai all’inaugurazione non si sia fatto vedere Veltroni. Segno di riconciliazione fra confinanti? A pensarci bene piuttosto quel combinato disposto commemora chi da qualunque parte, e da chiunque venissero, ha eseguito gli ordini. Ci urge allora segnalare alle autorità che dal marmo manca un nome, da aggiungere quanto prima, non appena cessi la sua pena di vivere: Priebke.

lunedì 21 luglio 2008

hasta l'autonomia siempre

Siccome, lo dicono gli indici della qualità della vita, a Trento non manca nulla, da qualche tempo chi arriva nel capoluogo non può non imbattersi nel centro sociale Bruno, così intitolato in onore di un orso, evidentemente ideologo dei ragazzi asserragliati nella struttura, a quest'ora probabilmente strenuamente presi dalla lotta per un torneo di bigliardino.
Loro forse il merito di aver decorato lo stabile con un maestoso ritratto del plantigrado cui la porta fa anche da muso. Al di sopra di esso i tinteggiatori non hanno tralasciato di precisare, in caratteri blu: CENTRO SOCIALE PER L'AUTONOMIA.
Sapevamo che si può morire per Danzica, la libertà o la Juventus, ma questi Enrico Toti della gestione locale dell'IRPEF li ignoravamo.
Regioni come la Sardegna o la Val d'aosta sono autonome perchè particolari; il Trentino è particolare perchè autonomo. E' stato il regime fiscale a permettergli un benessere che lo distingue dal quello stivale che nelle classifiche UE duella con la Grecia.
Come con la tetta della mamma, i trentini all'autonomia si sono ovviamente affezionati, tanto da dichiararlo con meno vergogna di quanto facciano i siciliani quando proclamano la loro fedeltà alla mafia.
A supportare questo sentimento, a nascondere le legittime motivazioni di tornaconto un apparato ideologico provvede a esaltare piatti, bellezze e personalità locali, da miss Italia allo Speck a Segantini. Fino a ficcare la parola Trentino nella linea dei bus, nella società che eroga l'elettricità, nel quotidiano più diffuso.
L'aquilotto simbolo di questa provincia che prima dell'Autonomia registrava molti casi di pellagra e oggi di sportelli bancari compare dappertutto: sui tombini, sulla carta intestata, sui aiuole, sui paletti degli spartitraffici.
Solo folklore? Non proprio se un cittadino italiano prima di avere il diritto di voto alle elezioni amminsitrative da queste parti deve risiedervi da almeno cinque anni.
Un fortino, più che una provincia. Un angolino esclusivo. Per entrare a far parte di questa Montecarlo nostrana paesini confinanti che mezzo secolo fa optarono per appartenere al Veneto o per la Lombardia rivendicano le comuni radici. Anche di mele, patate e fagioli.
A fronte di tanta opulenza la nostra è in fondo una curiosità da quattro soldi: chi paga le bollette del centro sociale? Chi permette che uno stabile in centro sia destinato a quell'uso?
Il centro sociale è sicuramente l'unico luogo di incontro e di confronto culturale della regione ma la domanda resta.
A essere capziosi potremmo domandarci cui prodest e risponderci ancora una volta la Provincia, l'ente ammministrativo che forse col governo Berlusconi si troverà a trattare per la prima volta con l'Italia finalmente dalla pari, come con uno Stato estero, e non come una remota colonia da mungere.

domenica 13 luglio 2008

parassiti alti e biondi

Le autonomie speciali nascono come risposta alle peculiarità storiche e sociali. In tutti i casi, tranne che in Trentino, dove una provincia come tante grazie al collegio elettorale di De Gasperi ed un regime fiscale da Liechtstein si è arricchita fino a non somigliare per nulla al Paese che lo foraggia. È così che si spiegano tre notizie che hanno portato la patria di Cesare Battisti sui giornali. Notizie come sempre elencate tra quelle più curiose, perché ciò che avviene da queste parti davvero non ha nulla a che vedere con la penisola di cui per la verità, da tanti punti di vista, le Dolomiti non fanno parte. Dapprima c’è stato il roveretano che continua a pagare l’ICI. Per principio, perché dice, era una tassa giusta. Poi c’è stata la condanna – a 4 mesi di reclusione, roba da Cogne – a due coniugi rei di aver buttato elettrodomestici nel cassonetto sbagliato. Da ultimo, a proposito di elettrodomestici, l’installazione, di cui anche l’Ansa ha dato conto, di una ventina di lavatrici in piazza Duomo da parte di Anna Scalfi, un’artista locale. Riuscite ad immaginare eventi del genere a Palermo, Napoli, Roma, Genova? O anche, per rimanere nelle dimensioni del capoluogo tridentino, a Cosenza, Caserta, Trani, Frosinone? No, e sapete perché? Perché altrove soldi per pagare l’ICI o buttare elettrodomestici in un cassonetto o artisticamente per strada non ce ne sono. Il fatto è che se c’è un figlio prediletto ce n’è sempre uno trascurato. Se, in concreto, il bilancio in termini di imposte versate e servizi ricevuti dallo Stato tra tutte le province vede Trento in seconda posizione dopo Aosta vuol dire che altrove sgobbano per poi fare la fila al pronto soccorso o per l’asilo. Questione di mentalità? Il senso dello Stato marchia il DNA dei trentini e li fa partecipi del bene comune, dall’ICI alla raccolta differenziata? Solo a patto di credere che i tantissimi extracomunitari e italiani diventino asburgici non appena mettano piede dalle parti dell’Adige. Se poi si argomenta che solo qui gli sbirri pattuglino l’immondizia, la risposta rimane valida: chi paga per il lusso di quei poliziotti a Trento? Il contribuente di Caserta, i sorci nel pattume e la malavita che li ammaestra. E poi il terrone è lui.
(Nella foto, un trentino senza tuta da sci.)

venerdì 4 luglio 2008

come te lo DICO?

Vi proponiamo un documento storico: il futuro di una volta. Righe che stanno tra la il futuro e il passsato remoto, auspici andati a male. Fantascienza, alla prova dei fatti. Il paragrafo che nel programma dell'Unione trattava di quelle di fatto, che così tanto le somigliavano. E voi, come lo avreste scritto? "L' Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi nè il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà".

giovedì 15 maggio 2008

MICROcriminalità


TRENTO, 15 MAG - Tornano a farsi vivi in Trentino i ladri di nanetti da giardino. La scorsa notte due studenti di 18 e 20 anni sono stati bloccati dai carabinieri. Nella loro auto, fermata nei pressi di Bosentino, i militari hanno trovato due statue appena rubate dai giardini di due abitazioni vicine. E' probabile che gli studenti, denunciati per furto, abbiano voluto emulare gli autori di altri analoghi colpi effettuati in Trentino alcuni anni fa, rivendicata da un fantomatico ''Fronte di liberazione dei nani e degli gnomi''. (ANSA).

lunedì 12 maggio 2008

Verbal Terminator




Una donna non è completamente realizzata senza maternità.
Rinuncerei a tutto per avere un figlio
.


Parole che grondano lacrime.




Di una collega e di un’ex compagna di scuola.
Dispiace che queste due donne siano preda di fasulle, atroci e disperanti aspirazioni di maternità.
Rattrista il loro senso di menomazione, fallimento, rinuncia.
È atroce la loro disponibilità ad immolarsi.




Pregnant: parasitically oppressed
Wife: unpaid sex slave

Ho sentito al TG genitori, insegnanti e vicini di casa dei ragazzi veronesi fascistoidi che hanno massacrato un ventenne perché gli ha rifiutato una sigaretta, chiedersi “Dove abbiamo sbagliato? Cosa non gli abbiamo dato?”

Spunto per dire - a loro e ad altri - che l’errore non sta nella mancanza, bensì nell’eccesso.
Il peccato sta nell’averli procreati.
Non basta un utero, non è sufficiente lo sperma per arrogarsi il diritto di procreare.

Continuare a mettere al mondo esseri che non raggiungeranno lo sviluppo intellettivo ed emotivo, ma incarneranno piuttosto l’involuzione della specie, oltre che triste barzelletta cosmica, è pratica assai dannosa.

Mi pare scarsa, tuttavia, la volontà di affrontare il tema da questa prospettiva. Spinosa. Politicamente scorretta.
Rintronati da buffonate inneggianti alla sacra sessualità matrimoniale (a fini procreativi), alla Sacra Famiglia Italiana come nucleo fondante del Paese, all’accanimento medico per raggiungere la procreazione…..

Dove sta la qualità della vita? E tutto questo amore, non è forse invece egoismo, se non considera la volontà di colui che viene messo al mondo?

Giovani di belle speranze.
Fare un figlio è facile. Più difficile riflettere su cosa significhi.
Prendiamo un tema a caso. La mobilità sociale in Italia. E ringrazio Poldino per questi dati: mediamente solo il 3% dei figli di operai diventa imprenditore, dirigente o libero professionista. Stando a un rapporto del Censis del 2006 il 40,8% degli occupati è immobile, (ovvero si colloca nella stessa classe occupazionale del padre), laddove il 20,6% degli occupati resta fermo nella classe operaia. Il 12,2% dei lavoratori effettua una mobilità a corto raggio orizzontale, spostandosi fra le varie classi intermedie, piccola borghesia urbana, agricola e classe media impiegatizia.La scarsa mobilità sociale si deve alla forte differenziazione dell’accesso alla formazione; la possibilità di accedere agli studi universitari rimane appannaggio quasi esclusivo delle classi più elevate: sono studenti il 18,1% dei maggiorenni figli della borghesia contro il 4,1% dei figli della classe operaia.


Si può iniziare anche da qui a sostituire sogni di pappe e pannolini, con una riflessione onesta sul testimone genetico e sociale di cui vorremmo fare staffetta, chiedendoci se non proiettiamo su altri la nostra realizzazione personale arenatasi sulle sabbie delle nostre incapacità.
Riflettere che il neo-nato non ha chiesto di nascere e potrebbe non ambire a una vita mediocre, di lavoro e frustrazioni, pensionamento irraggiungibile, 30 anni di paranoje (o psicanalisi) per emanciparsi da complessi e manie respirate in famiglia, condizionamenti sociali e declino senescente vario.


Rimando alle politiche denataliste del Dott. Luigi De Marchi per riflettere su altri validi motivi dissuasivi dell’uso scellerato e indiscriminato dell’apparato riproduttivo.



Nella foto: calzature per "loti d'oro": i minuscoli piedi a mezzaluna modellati con fasciature strette e dolorosissime, che conferivano eleganza e rassegnazione alle donne cinesi.

mercoledì 30 aprile 2008

cronache trentine


Di tanto in tanto Trento balza agli onori delle cronache. Cronache che nel resto d'Italia sembano marziane: la qualità della vita scandinava, la lingua tedesca, un consigliere comunale africano.
Tra circa un mese sarà la volta del festival dell'economia che a Trento ha trovato il suo scenario ideale: a proposito di soldi da nessun'altra parte oggi ci sarebbe da festeggiare.
Quest'anno poi il tema è "democrazia e mercato", praticamente il diavolo e l'acqua santa.
Per intanto del Trentino si parla a proposito del Festival del cinema di montagna. Un'occasione per saccheggiare le casse senza fondo della Provincia autonoma senza che nessuno si chieda come mai non esista un festival del cinema della pianura, della collina, dell'allegria o delle zolfatare. Probabilmente perchè queste cose nella cartina del Trentino mancano. Ma molte altre sono presenti: proponiamo allora un festival del provincialismo, che riassuma in un solo colossale evento la serie di fiere, cori e filodrammatiche che appestano quest'incontaminato angolo di cartapesta.

giovedì 27 marzo 2008

Facce e martello


In principio era Marcello Carli. Comparendo per primo il suo manifesto aprì la campagna elettorale a Trento. Una faccia da odontotecnico che invitava con umiltà gli indecisi a votare per qualcun altro: L’ALTERNATIVA C’E’, suggeriva la scritta non lontana dal marchio del partito, il CCD.
Ora, dopo un diluvio di slogan un altro manifesto ci ha soggiogati.
Ecco finalmente un candidato che ha l’ironia tra i suoi pregi, quando non l’arguzia. Un modo di guardare alla vita come in controluce: Groucho Marx.
Sebbene con il nome di Agostino Catalano, il celebre attore che sorride sotto i baffoni con aria impertinente non si è voluto smentire e ha inteso onorare il suo cognome gareggiando nelle file della sinistra arcobaleno.
Non dimentico mai una faccia, ma nel suo caso farò un’eccezione” disse una volta l’aspirante senatore. Speriamo gli elettori non facciano lo stesso.

martedì 25 marzo 2008

Chi paga i gerani

Quello che si è sempre sospettato ora è certo. Il prossimo numero del giornale tedesco Der Spiegel informa che i separatisti sudtirolesi furono finanziati dalla Germania, naturalmente all’oscuro dell’Italia.
I tralicci saltavano in aria, qualche volta i militari italiani con loro, su ordinazione.
L’indipendentismo era retribuito.
Ciò fino agli anni ’70; al termine dei quali non a caso l’Alto Adige ha ottenuto uno status privilegiato che le lascia quasi tutto l’introito delle imposte senza in pratica il dovere di contribuire alle spese della nazione, che a quel punto diventa poco meno di una sua colonia.
Eppure l’Alto Adige gode per così dire di una buona stampa. Chi avanza l’opportunità di ridimensionare le autonomie speciali deve fronteggiarne l’esempio e le cartoline, argomento di chi mostra come nel suo caso le risorse sarebbero gestite con criterio e l’autonomia avrebbe portato sviluppo e concordia.
L’obiezione non regge: che un ladro gestisca bene i miei soldi non mi consola.
C’è poi da considerare che le autonomie non sono tutte uguali, quella dell’Alto Adige oltre che con l’Austria confina col parassitismo. Un caso diverso dagli altri, non per nulla è solo l’Alto Adige che si chiama Südtirol finanche nella costituzione, dove di Sardinia ad esempio non si parla.
L’Alto Adige, ma anche il Trentino, senza le sovvenzioni sarebbe una Matera qualsiasi, ma meno fertile, senza sole né mare né cultura.
Un cumulo di neve, artificiale.
Il paradosso è che i turisti del resto dello stivale – le altre 101 trascurabili province - visitano le Dolomiti come andassero in Svizzera, a bocca aperta cioè, ignorando che tutto quel lindore è a spese loro.
In tempi in cui dal Kosovo al Tibet si auspicano soluzioni che prendono l’Alto Adige ad esempio proponiamo che come in passato qui i tedeschi, anche lì a finanziare i gerani alle finestre e le baite tirate a lucido, se proprio le vogliono, ci pensino i confinanti.

by Poldino