Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post

martedì 13 ottobre 2009

appunto

"I grandi temi sollecitano non soltanto la nostra intelligenza ma anche la nostra coscienza"
(Paola Binetti)

martedì 9 giugno 2009

Scelte e non scelte

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Oltre a una notevole azione giornalistica l’articolo di GIUSEPPE D'AVANZO e CONCHITA SANNINO, uscito tempo fa sulla Repubblica mi ha fatto pensare che il giornalismo, le inchieste, la voglia di tirare fuori qualcosa di nuovo in questo paese, in questo momento, non sia ancora del tutto svanita.
I due giornalisti sono andati a cercare una persona che potesse raccontarci con semplicità e naturalezza la vera storia di una ragazza, carina si, ma anche molto normale. Non ha avuto paura Gino Flaminio, di raccontare di Noemi, la ragazza con cui ha condiviso una storia serena che poi si è complicata troppo. Quando si è sentito “il macellaio che voleva stare con Britney Spears” ha rinunciato. Si è sentito troppo “poco”, davanti ad una vita che lui non avrebbe mai potuto offrirle, davanti ad una vita di cui non conosceva misteri e segreti. Ha dovuto affrontare cambiamenti di Noemi che non riusciva più a spiegarsi e di cui non poteva chiedere spiegazioni.
E allora io mi chiedo come si sia sentita Noemi, come abbia deciso di rinunciare a Gino per tuffarsi in un mondo così grande, forse più grande di lei. Un mondo che non l’ha accolta così com’era, ma le ha fatto cambiare il volto, le abitudini e chissà quanto altro ancora. Mi chiedo se sia stata una decisione serena. Mi domando se ha potuto meditarci su, se si sia mai confrontata con qualche amica, con qualche amico. Parlo per esperienza e mi rendo conto che tra i 16 e i 18 anni la vita comincia a porti molte domande e soprattutto a metterti davanti a molte scelte. E scegliere a volte è proprio molto difficile. Non sono molto più vecchia di Noemi, ci separano meno di 5 anni. Ma quando guardo le sue fotografie, così esuberanti e provocanti mi sento piccola. Poi leggo dei suoi silenzi, delle sue presenze ancora misteriose, ma ormai provate da foto e confessioni e mi sento più consapevole, più integra. Non per una questione morale, ma perché penso che Noemi fosse ancora una bambina. Una bambina ancora poco consapevole del suo posto nel mondo. Una bambina che non ha meditato abbastanza sulle conseguenze di un cambiamento così drastico. Una bambina ancora troppo sognatrice, che vorrebbe diventare “velina” o “parlamentare” (uno o l’altro, come se non sapesse quanta differenza ci sia fra queste due professioni), ma anche troppo poco sicura di se per rifiutare un modello di donna costruito sull’apparenza, sull’inganno e sullo show business. Mi sembra così lontana la vita di Noemi, vorrei proprio capire. Vorrei sedermi con lei a prendere un caffè, a prendere un aperitivo. Guardarla negli occhi, capire come si muove, come si veste, cosa pensa, come ride. Vorrei capire se lei è davvero così fragile, se si è fatta corrompere o se invece la sua è stata una scelta consapevole, razionale, ponderata. Vorrei capire come hanno influito parenti e amici nella decisione di entrare a far parte della vita di Silvio Berlusconi. Vorrei chiederle se sa cosa vuol dire andare a fare una vacanza con altre 30 ragazza nella sua villa. Vorrei chiederle come si sentiva su quell’aereo, cosa guardava, cosa si chiedeva e cosa le chiedevano. Vorrei chiederle se non le è mai venuto in mente che, forse, era una situazione compromettente. Vorrei sapere se si rende e se si rendeva conto.
Ecco perché anche se mi sembra più grande in quelle foto, anche se la sua bellezza ormai ritoccata mi sembra la stessa delle quarantenni di Hollywood, non mi sento più impacciata, ma anzi fortunata e consapevole di saper scegliere. Quel modello di ragazza, di donna non è reale, non è libero. È una donna oggetto che si nasconde dietro un pregiudizio maschile e diventa una mera e triste immagine di impotenza, di silenzio e impassibilità davanti alla vita. Invece io, così come molte altre donne italiane non ci nascondiamo dietro a nessun modello, nessun ago e nessuna foto. Scegliamo giorno per giorno e ci affacciamo alla vita con i nostri dubbi, con le scelte e con la consapevolezza di essere prima di tutto una persona. di Rebecca Treves

martedì 28 aprile 2009

donne: diversamente uomini?

Siccome capita sempre più spesso che in Sex and the city o nella pubblicità lei si prende la macchina e lui gli schiaffi parliamone, di questa parità dei sessi. E partiamo dai diversamente abili, dei quali nessuno quella diversità invidia. Nessuno rinuncerebbe alla vista, all'udito alla mobilità o a chissà cosa deliberatamente. Ciò non toglie che a loro si destinino risorse, strutture, iniziative.
Uno Stato serve anche, e forse soprattutto, a questo. A condurci fuori dallo stato di natura, a proteggere i bambini e gli anziani. Anzi "le donne, i vecchi e i bambini", come recita qualsiasi gerarchia delle categorie da tutelare.
E' anche per questo che nei posti statali una quota è riservata ai diversamente validi, tanto che ciclicamente se ne scopre qualcuno ugualmente furbo.
Però mai nessuno ha avanzato la proposta di sacrificare la competenza di chi ci guida sull'altare del diritto, ad esempio, anche dei down a decidere di farci o no entrare in guerra. Non esistono, per loro le quote rosa.
Per le donne sì, a scapito magari di qualche personalità più competente ma con la colpa di non avere il ciclo mestruale, una massa muscolare meno efficiente, l'eventualità di essere almeno in parte infermo durante i mesi di gravidanza e un tipo di razionalità che i più clementi definiscono "meno razionale".
Diverse abilità anche queste, che allo stesso modo raramente si invidiano.
Del resto, fossimo uguali, maschi e femmine, per queste non ci sarebbe una quota di posti riservata ad esempio nell'esercito, dove quindi in un certo senso, più che vincere per l'Italia l'importante è che tutti/e partecipino.
Non risulta che nulla di simile avvenga in senso opposto: un ometto deve essere migliore di tutti e tutte, per lui le corsie preferenziali non esistono. Ce ne sono giò, in un certo senso, e - sia chiaro - non ci piacciono. La segregazione famigliare, la sperequazione di reddito, tutta una educazione che reifica la donna in relazione agli usi e bisogni dell'uomo sono tutte cose da combattere, queste sì, tutti/e insieme. Ma in nome del non lasciare nessuno indietro, sapendo bene però chi è che si ferma ad aspettare e chi arranca. Che guarda caso è quella che nella pubblicità se ne va con l'auto lasciando l'altro a piedi.

giovedì 23 aprile 2009

portatori di (ci) viltà

Questa sembra essere la terribile sorte delle donne afghane. Dopo che il parlamento e il presidente Karzai hanno approvato un codisce della famiglia sciita che legalizza lo stupro in famiglia, centinaia di donne hanno manifestato contro questa legge a Kabul ma hanno dovuto affrontare i sassi lanciati contro di loro da decine di maschi che hanno tentato di metterle a tacere. E gli italiani (civili e militari) che stanno a fare in Afghanistan? A guardare un film dell’orrore? L.Sgrena, http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/

giovedì 27 novembre 2008

un sondaggio da urlo

L’orgasmo per finta è l’ultimo capitolo di una recita che inizia dalle presentazioni “piacere, Cunegonda.” “ciao, che bel nome!” o ancora prima: “pronto? che bella voce!” e prosegue con il rito dell’uscita: “complimenti, che 126 fiammante!” Un gioco delle parti che regge il modello dei convenevoli in base al quale rispondere sinceramente alla domanda “come stai?” rischierebbe di suonare sgarbato. Quello che come in un call center ci impone di sorridere, sorridere, sorridere fino a dover rimediare a mostruose rughe d’espressione. Tutto nell’illusione di essere accettati. Illusione che deve essere alla base anche di numerosi amplessi in playback se la motivazione più gettonata - nel sondaggio qui di fianco - è “accondiscendenza.” A seguirla da vicino è la “noia.” Si finge l’orgasmo quindi un po’ come si conversa in discoteca: senza capire un’acca, senza avere il coraggio di ammettere che un genuino sbadiglio è meglio di una strizzatina d’occhio al buttafuori col codino sulla gobba. Non a caso terzo e quinto motivo per cui si fingerebbe l’orgasmo sarebbero “furbizia” e “per prendersi gioco dell’uomo.”
Gusto tutto relativo perché – fino a prova contraria - dei due quello che si diverte davvero è lui, che chissà perché tutte danno per ignaro della natura drammatica dei loro urli e nessuna invece sospetta beatamente disinteressato alle loro messinscene.

venerdì 17 ottobre 2008

Furto d'organi - incriminata paris hilton

Braccia (e gambe) rubate all'agricoltura
Signorina dall'aria sciocca
e voce chioccia
Priva di charme e di eleganza.
Quoziente intellettivo presunto:
da giraffa nata allo zoo.
(Non me ne voglia la giraffa).
Inutile all'umanità,
parassitica e velleitaria.
Probabilmente incapace
di guadagnarsi da vivere
se dovesse mantenersi da sola.
Vi invito ad ignorarne l'esistenza e
ad innalzare cosmica richiesta
affinchè si reincarni in foca monaca.
Buon weekend
DC

venerdì 10 ottobre 2008

La favola che avrebbero dovuto raccontarci da piccole

C'era una volta in un paese lontano lontano, una bellissima principessa, indipendente e sicura di sé. Incontrò una rana mentre stava seduta sulle sponde di un laghetto incontaminato in un prato verde vicino al suocastello. La rana le saltò in grembo e disse: "Elegante Signora, io ero un bel principe finché una strega cattiva non mi fece un incantesimo. Un bacio da te, comunque, ed io ritornerò ad essere il bel principe che sono. E poi, dolcezza, noi ci potremo sposare e mettere su casa nel tuo castello, insieme a mia madre, dove tu potrai cucinare per me, lavare i miei vestiti, portare nel tuo grembo i miei figli ed esserne per sempre grata." Quella sera, mentre cenava beatamente con gambe di rana saltate in padella con vino bianco ed una salsa di cipolle, la principessa ridacchiava e pensava tra sé: "Col cazzo!"

lunedì 1 settembre 2008

Il sorriso più bello

Oggi pomeriggio camminando in centro ho visto una cosa allucinante. C’era una donna, giovane, forse indiana, incinta. Stava accucciata a terra, con un bicchierino di plastica per l’elemosina. Mi è parso allucinante che nessuno si fermasse a chiedere come stava, se aveva bisogno di qualcosa. Non so se il fatto che fosse incinta mi ha fatto sembrare la cosa più grave. Un treno di pensieri si è affollato nella testa, superando veloce la gente affaccendata, scantonando quella spensierata che leccava il gelato. Nessuno si ferma. Nessuno la guarda. Nessuno la vuole vedere. Chissà come si sente? Cosa pensa? Qual è la sua storia? Farà a finta? Sarà una preda della tratta dei mendicanti? Ho messo qualche spicciolo nel bicchiere. Poi le ho chiesto se aveva bisogno di qualcosa. Teneva lo sguardo basso – era quasi ritrosa. Aveva il viso molto dolce, occhi grandi e scuri. Un vestito leggero avvolgeva il pancione. Ho pensato che forse non mi capiva, ho cercato di usare parole semplici e di non essere invasiva o inopportuna. Mi sentivo impotente e dentro di me qualcosa urlava, che bisognava chiamare qualcuno per salvare quella donna. E la vita dentro di lei. Ma chi? Chi cavolo si chiama, in quella circostanza? E poi, sono certa che le farei un favore? Che ne so io, della sua vita, dei ricatti e dei padroni, delle trafile assistenziali e delle multe dei vigili ai mendicanti? Le ho chiesto se aveva fame. O sete. Mi ha risposto sottovoce, ‘Come vuoi tu. Se vuoi.’ E io, ‘hai fame? cosa ti porto? Hai sete? Vuoi qualcosa di dolce, o di salato?domande sciocche, lo so, ma volevo portarle qualcosa che le andasse davvero. ‘Se vuoi. Quello che vuoi tu’. Aspettami qui – le ho detto. Che scema! mica se ne stava andando! Le ho portato dell’acqua, della focaccia e dei biscotti. Un po’ dolce e un po’ salato. Mi sono girata, dopo un po’, e ho visto che mangiava di gusto la focaccia. Quando sono ripassata, non c’era più.
Poi, in piazza Duomo, l’ho vista, in piedi fra i turisti, col suo bicchierino delle monete. L’ho salutata con la mano, ci siamo sorrise.
Mi ha fatto un sorriso splendido. Non ve lo so descrivere.

venerdì 20 giugno 2008

Caro amico Eugenio 


Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ricordo una classe di parecchi anni fa e ricordo la mia mano che si alzava e cercava la discussione. In pochi minuti commentavamo a modo nostro stralci di Ossi di seppia. L’intento era quello di far perdere volutamente del tempo all’insegnante disquisendo sulla presunta omosessualità di Montale, Ungaretti ed altri poeti e scrittori. Rosa stette al gioco rispondendo prontamente ad ogni nostra domanda. Alla fine dell’ora ci disse che aveva capito che non eravamo affatto pronti per l’interrogazione e che per quel giorno la cosa sarebbe passata inosservata solo perché l’ora non era stata totalmente buttata via.
Credo che se esistessero ancora insegnanti così intelligentemente ben forniti avremmo al Ministero gente consapevole almeno della necessità di stilare la traccia di un compito, solo dopo essersi cautamente documentati.
Certo il “disguido” della traccia malamente esposta alla maturità poteva sembrare un geniale intento di fuorviare i ragazzi, un modo strampalato per metterli ulteriormente alla prova, un metodo anomalo per scovare un diamante sotto strati di fango. Eppure le istituzioni lo hanno cautamente definito come ciò che nella casistica si identifica in uno sfortunato “evento”.
E perché non si dica che in Italia ci si dedica troppo poco alla poesia, soffermiamoci un secondo sul testo in questione.

Ripenso il tuo sorriso
(a K.)

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma...

Nella traccia consegnata ai poveri esaminandi si indicava quanto segue:
«Il poeta esprime, in una serie di immagini simboliche, da una parte la sua visione della realtà e dall'altra il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile» - e ancora - «Il ricordo della donna è condensato nel suo viso e nel sorriso, nel quale si manifesta libera, la sua anima.»
La neoministra Gelmini ha augurato un cordiale in bocca al lupo agli studenti e mai augurio ci è sembrato più opportuno.
Si sa, la poesia è cosa assai “strana”, scombina la realtà, inventa le contraddizioni, stravolge la logica. Meglio allora sarebbe stato forse dire che quella dedica «a K.» era rivolta a tale Boris Kniaseff, danzatore russo conosciuto dal caro Eugenio in casa di Francesco Messina, amico di entrambi.
Un inno all’amicizia quindi, se letto superando le depistanti e eteroimposte interpretazioni. Singolare, forse, nel percorso letterario di Montale, ma nel senso letterale di stranezza che alla poesia compete.
Forse lo straparlare di educazione ed etica, il continuare a scrivere di «fannulloni» da mandare via di casa ha incancrenito la mano di chi ha voluto sottolineare il tutto con ostinata reiterazione.
In Ossi di seppia lo stesso Eugenio (e oggi ho deciso di chiamarlo così, come si fa con un caro “amico”) si allontanava dall'atmosfera astratta e rarefatta dei poeti laureati popolata di nomi altisonanti per scegliere di chiamare le cose con il loro nome. Chissà come avrebbe definito lui stesso la situazione scolastica che l’Italia oggi si porta appresso. Chissà quale oggetto avrebbe sfruttato per trasformare in metafora questo strano pasticcio ministeriale.

Una lapide forse.
Una lapide che permette di non dimenticare.
Una lapide che segnala.
Una lapide che nasconde le spoglie di un sistema scolastico defunto e, forse, persino malamente assassinato.


by LIBERA

sabato 7 giugno 2008

Mia nonna è un’astronave




Paura.
Mi fa molta paura l’idea di ridurmi così.
Appoggiata come un vecchio straccio su una sedia a rotelle.
Guardando il mondo da un vetro.
Undic’anni di albe e tramonti sottovuoto.
Mani nodose, anche accartocciate.
Anche oggi l’impresa è attraversare lo stuoino.
Prima un piede e dopo l’altro, per approdare, sfiancata e tremolante, alla sedia di cucina.




- Guarda che roba, sono tutta un livido. Ieri sono caduta in corridoio. Il sangue macchiava il pavimento, tutti si agitavano e Giovanni che si affannava su di me, per farmi rialzare, ma il mio corpo non rispondeva. Sembravo un cadavere, accoccolata lì in un angolo, il fiato mozzo per la botta alle costole, che sono già incrinate…



Ti vedo, sì. Aggrappata alla vita – a morderle la coda, nervosamente. Sbatacchiata fra i flutti dei pensieri e dei ricordi, in attesa della morte. Così stanca da non opporvi più nemmeno resistenza. Anzi, l’attendi come una benedizione.
Come un sollievo alla tua inutile stanchezza rivestita di pelle sottile.
Difficile da amare: sei uno specchio perturbante che farei a meno di guardare.

- Non ne posso più. Ieri notte non riuscivo a dormire. Mi venivano in mente dei ricordi, la testa andava per conto suo…. Dei ricordi, di quando da bambina aiutavo la mia zia, quella che faceva la sarta. E poi c’era quel napoletano, che aveva buttato la giacca dal quinto piano…



La pubblicità delle creme anti-age è ingannevole. Farei bene a risparmiarli, i miei soldi, per pagare chi asciugherà le mie bave e si sorbirà il mio alzheimer.
Siamo in attesa di abdicare.
Tutti.
Al nostro corpo. Ai nostri progetti; alle nostre forze e all’ultimo voto.
Forse rimpiango l’800 – quando, - mi dicono -, l’anziano era un saggio da ascoltare e le vecchie cardavano la lana insegnando a ricamare.
In una mano il paiolo, nell’altra la staffetta della vita.

- Che alternativa mi rimane? Glieo dico sempre, a Giorgio, di venirmi a prendere. Ce ne dovevamo andare insieme. Oramai non ho più nessuno…. Solo due cugine, anche loro vedove. Sandra, basta che trovi da giocare a carte e lei è contenta così. E sì che io ero sempre allegra, avevo la battuta pronta.

Vorrei fuggire, prima che sia tardi. Mettere l’oceano fra me e l’alzheimer, o chissà quale altro morbo che mi incancrenirà l’esistenza, impedendomi la fuga.
Conosco un posto. Un piccolo villaggio di pescatori...
Se non posso invecchiare al volante di un'astronave utilitaria, con i miei capelli blu, voglio che i miei occhi si spengano al tramonto – che le onde lambiscano i ricordi placando il dolore. Che le mie ceneri si disperdano con il volo di un gabbiano.

venerdì 30 maggio 2008

Dalle favelas alle Dolomiti ….


Riceviamo e pubblichiamo con piacere

Besenello (TN), 29/05/08.-


“Ma se il governo vede che questi piccoli progetti hanno così tanto beneficio per i bambini, perché non interviene? Dovrebbe occuparsene …”
chiede una signora in sala. Ci pensa Aurinelia a chiarire un po’ le cose. Il viso dolce, incoronato da riccioli neri, grandi occhi languidi, il suadente mix di italiano e portoghese brasiliano si insinua fra logica e irrazionalità, accompagnando le fotografie dei bambini del Projeto A sullo schermo: a scuola, mentre giocano, mentre festeggiano natale con un italiano improvvisatosi Papà Noel; a mensa; scorci di favela e di spiagge dorate…

Il Projeto A - Casa de aprendizes da auto-estimaè figlio della caparbia visione di Aurinelia e di alcune ragazze trentine soce di Tremembè Onlus, associazione che si occupa di solidarietà internazionale e turismo responsabile nello Stato del Cearà, (nord-est del Brasile). Il progetto è un doposcuola rivolto a bambini e bambine del Conjunto Palmeiras, quartiere favelado di Fortaleza, (capitale del Cearà) per sostenerne l’alfabetizzazione e l’apprendimento, nella convinzione che la consapevolezza di sé e del proprio ruolo nella società, dati da un'istruzione adeguata, possono generare il cambiamento. Avviato nel 2007, oggi il Projeto A ospita 40 bambini e bambine di 6 e 7 anni, che oltre all’alfabeto e a materie di base, apprendono anche l’autostima, intesa come possesso degli strumenti per diventare cittadini attivi. Attività ludiche e culturali si abbinano all’insegnamento di comportamenti igienici e alimentari sani, di diritti e doveri, coinvolgendo anche le famiglie.

L’appuntamento di Tremembè si inserisce nella Rete Internazionale delle Donne per la Solidarietà organizzata dalla Provincia di Trento all’interno del Festival dell’Economia.


Aurinelia incarna il cambiamento e storie di riscatto e speranza. C’era un bambino di 11 anni, che lui, al Projeto A proprio non ci voleva andare! La sua mamma insisteva. Ma lui non voleva imparare a leggere e scrivere. Io voglio imparare a usare la pistola! - diceva. Essere grande, essere “uomo”? Come i ragazzi di 11 e 17 anni che armati di pistola qualche settimana fa hanno fatto incursione fra i banchi di scuola, minacciato maestre e bambini, terrorizzato, rubato? Alla fine quel bambino ci ha preso gusto, al Projeto A, e ha disegnato persino dei fiori, “anche se non sono robe da uomini”!
“Per questi ragazzi imparare a leggere e a scrivere non è un valore – prosegue Aurinelia - i bambini negli stati poveri del Brasile sono tanti, troppi. A scuola non c’è spazio per tutti. E mentre nel Sud ricco, industrializzato e tecnologicamente avanzato anche il sistema formativo funziona, nel nord è incancrenito. Diversi sono gli interessi del governo: a sud, dove ci sono imprese e industrie, c’è bisogno di gente istruita da inserire nel mondo del lavoro per portare avanti l’economia. Viceversa, il governo ha tutto l’interesse a mantere nell’ignoranza i milioni di elettori analfabeti del nord, ignari dei propri diritti e doveri, che si lasciano incantare da show, regalie e promesse elettorali. Un popolo analfabeta fa comodo. Lo governi come vuoi”.


Chi desidera può contribuire sostenendo il Projeto A con un’adozione a distanza: con soli 50€ all’anno si coprono i costi per un bambino/a.

Ecco come fare:
I contributi, detraibili fiscalmente, vanno versati tramite bonifico bancario a:
Associazione Tremembé Onlus
Cassa Rurale di Trento 08304 01808
Cod. IBAN: IT63 K083 0401 8080 0008781416
causale: Projeto A


Tutti gli sviluppi dell’attività saranno comunicati e documentati tramite mail o posta, comunicandoci il vostro indirizzo via mail o telefono.
Contatti
Lara Lupato: cell. 340 7739382
Laura Adami: cell. 349 8900966
e-mail: projetoa@tremembe.it
http://www.tremembe.it/


AD

lunedì 12 maggio 2008

Verbal Terminator




Una donna non è completamente realizzata senza maternità.
Rinuncerei a tutto per avere un figlio
.


Parole che grondano lacrime.




Di una collega e di un’ex compagna di scuola.
Dispiace che queste due donne siano preda di fasulle, atroci e disperanti aspirazioni di maternità.
Rattrista il loro senso di menomazione, fallimento, rinuncia.
È atroce la loro disponibilità ad immolarsi.




Pregnant: parasitically oppressed
Wife: unpaid sex slave

Ho sentito al TG genitori, insegnanti e vicini di casa dei ragazzi veronesi fascistoidi che hanno massacrato un ventenne perché gli ha rifiutato una sigaretta, chiedersi “Dove abbiamo sbagliato? Cosa non gli abbiamo dato?”

Spunto per dire - a loro e ad altri - che l’errore non sta nella mancanza, bensì nell’eccesso.
Il peccato sta nell’averli procreati.
Non basta un utero, non è sufficiente lo sperma per arrogarsi il diritto di procreare.

Continuare a mettere al mondo esseri che non raggiungeranno lo sviluppo intellettivo ed emotivo, ma incarneranno piuttosto l’involuzione della specie, oltre che triste barzelletta cosmica, è pratica assai dannosa.

Mi pare scarsa, tuttavia, la volontà di affrontare il tema da questa prospettiva. Spinosa. Politicamente scorretta.
Rintronati da buffonate inneggianti alla sacra sessualità matrimoniale (a fini procreativi), alla Sacra Famiglia Italiana come nucleo fondante del Paese, all’accanimento medico per raggiungere la procreazione…..

Dove sta la qualità della vita? E tutto questo amore, non è forse invece egoismo, se non considera la volontà di colui che viene messo al mondo?

Giovani di belle speranze.
Fare un figlio è facile. Più difficile riflettere su cosa significhi.
Prendiamo un tema a caso. La mobilità sociale in Italia. E ringrazio Poldino per questi dati: mediamente solo il 3% dei figli di operai diventa imprenditore, dirigente o libero professionista. Stando a un rapporto del Censis del 2006 il 40,8% degli occupati è immobile, (ovvero si colloca nella stessa classe occupazionale del padre), laddove il 20,6% degli occupati resta fermo nella classe operaia. Il 12,2% dei lavoratori effettua una mobilità a corto raggio orizzontale, spostandosi fra le varie classi intermedie, piccola borghesia urbana, agricola e classe media impiegatizia.La scarsa mobilità sociale si deve alla forte differenziazione dell’accesso alla formazione; la possibilità di accedere agli studi universitari rimane appannaggio quasi esclusivo delle classi più elevate: sono studenti il 18,1% dei maggiorenni figli della borghesia contro il 4,1% dei figli della classe operaia.


Si può iniziare anche da qui a sostituire sogni di pappe e pannolini, con una riflessione onesta sul testimone genetico e sociale di cui vorremmo fare staffetta, chiedendoci se non proiettiamo su altri la nostra realizzazione personale arenatasi sulle sabbie delle nostre incapacità.
Riflettere che il neo-nato non ha chiesto di nascere e potrebbe non ambire a una vita mediocre, di lavoro e frustrazioni, pensionamento irraggiungibile, 30 anni di paranoje (o psicanalisi) per emanciparsi da complessi e manie respirate in famiglia, condizionamenti sociali e declino senescente vario.


Rimando alle politiche denataliste del Dott. Luigi De Marchi per riflettere su altri validi motivi dissuasivi dell’uso scellerato e indiscriminato dell’apparato riproduttivo.



Nella foto: calzature per "loti d'oro": i minuscoli piedi a mezzaluna modellati con fasciature strette e dolorosissime, che conferivano eleganza e rassegnazione alle donne cinesi.

domenica 27 aprile 2008

per il tuo bene


VIENNA - Ritorna alla luce dopo un sequestro lungo 24 anni. Nel 1984 suo padre l'aveva segregata nella cantina di casa ad Amstetten, in Austria, a 120 chilometri da Vienna. Da allora nessuno aveva saputo più nulla di lei, della sua reclusione, delle violenze sessuali cui veniva sottoposta, dei bambini nati dalla relazione incestuosa. L'orrore è emerso quasi per caso dopo il ricovero in ospedale di una delle ragazze nate durante il sequestro. Arrestato il padre-nonno, oggi 73enne. Sua figlia, che ha compiuto 42 anni, e i sei nipoti, sono stati affidati a un'équipe di psicologi.

Ventiquattro anni senza sapere cosa accadeva fuori da quelle quattro mura, sepolta viva insieme ai suoi bambini, schiava di un padre che abusava di lei in cambio di cibo, acqua e vestiti che le portava di nascosto dalla moglie convinta che la figlia fosse scomparsa.

(La Repubblica, 27\04\2008)

mercoledì 23 aprile 2008

Ridi che la mamma t'ha fatto gnocca


Qualcuno mi spiega CONCRETAMENTE cosa intende fare, visto il programma della signora Marcegaglia, nel suo intervento alla giunta, che prevede i seguenti 4 punti "per raggiungere l'obiettivo della crescita e di una vera modernizzazione" del Paese:



  1. "Una società aperta e integrata nel sistema internazionale;


  2. uno Stato migliore;


  3. l'investimento in capitale umano;

  4. l'elaborazione di una strategia che contemperi le esigenze di crescita con i vincoli energetici e ambientali".

Ci fa o ci è?

Sull'Alitalia: Pur dichiarandosi favorevole al prestito appena varato dal governo, ha sottolineato la necessità di "una soluzione di mercato". Augurandosi l'effettiva esistenza di una cordata di imprenditori interessata all'acquisto.

Alla prossima riunione in azienda mi giocherò questo po-pò di copione. Vediamo se scatta la standing ovation, l'aumento di stipendio o la nomina a direttrice generale con poltrona di pelle umana.

Saluti, La Donna Cannone


martedì 22 aprile 2008

Che fareste se foste milionari?


Dollaroni facili per tutti
Che notiziola strampalata dagli USA! Che splendido gadget!

Non so ancora come interpretarla: presa in giro ai poveracci, nuova campagna marketing di Forbes, nuovo giochino dei ricconi del pianeta?
Dallas.- Un senza dimora che sogna in grande: trampolina dal web per tuffarsi nella classica annuale di Forbes dei più ricchi del mondo.
Guy Ritchie, il bum che incarna il rinnovato sogno americano (ipotizzo potrebbe essere sponsorizzato da Obama), ha aperto un sito dove chiede ai suoi visitatori di fare una donazione. Importo minimo 1 US$; volendo, in cambio lo si può ascoltare cantare.


Ve lo consiglio per la pausa caffè: magari trovate un bumllionaire gadget di vostro gusto, come questa meravigliosa t-shirt per cagnolini.
Grazie allo splendido tool per misurare la propria ricchezza, ho anche scoperto che sto nella fascia del ricco 10.86 % della popolazione mondiale. Per l’esattezza alla posizione 651.943.704.

A questo punto, farei una scelta opposta a quella di Ritchie: ritirarmi a miglior vita, abbandonare questo blog e godermi i miei dollaroni!
Avida Dollars
Stasera giocherò al lotto il numero della mia posizione nella classifica mondiale, hai visto mai che mi capriolo un po’ più in alto… magari accanto al dolce Mr Ferrero (sì, quello della Nutella) o a GiulianA Benetton, l’unicA riccastrA italicA in classifica!
E voi, che fareste - se balzaste improvvisamente nelle prime posizioni della classifica di Mr/Ms Miliardo?

domenica 13 aprile 2008

ideologia


Francesca F., impiegata abruzzese: «A scuola dicevano che bisogna assolutamente votare. Allora, negli ultimi giorni, ho provato a guardare un po' di politici alla televisione. Ce n'è uno che mi pare più carino. La volta scorsa ho deciso proprio nella cabina (nel 2006 si è comportato così il 5% degli elettori) ma credo che lo voterò».

(Corriere della Sera, 13/4/2008)

giovedì 10 aprile 2008

Par sfotticio II

ABORTO? NO, GRAZIE “Aborto? non grazie” oltre ad essere la risposta di Giuliano Ferrara a chi prova a circumnavigargli l’adipe, inaugura l’era dei dialoghi. “che ore sono? Le 5 e un quarto” e “come va? Finchè c’è la salute” già si annunciano come nuove liste nell’agone politico con un preciso programma di moratorie, rotatorie e rotative.
LA SINISTRA, L’ ARCOBALENO Fate una scelta di parte. Questo lo slogan della sinistra l’arcobaleno, nome che sta tra un navigatore satellitare e il titolo di una favola. I giornali già annunciano scissioni delle correnti della “a sinistra dopo la farmacia prima del bivio” e “la volpe e l’uva”, più vicina alle istanze ambientaliste delle osterie del bresciano. Il manifesto della formazione politica compare spesso nelle fermate del bus: “Una scelta di parte”. Per partire parte, ma forse conduce al capolinea.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI formazione politica creata da Ferrando per riempire un rigo libero nella schermata dei sondaggi a Porta a porta. Il fatto che il partito comunista di Berlinguer avesse il 33% dei voti e questo sia accreditato dell’1% pare però stia spingendo il fondatore ad abbandonare i lavoratori e a sostituire la falce e martello con una più rassicurante amaca.
PARTITO DELLA LIBERTA’ Rialzati Italia! È lo slogan del popolo della libertà, l’esatto contrario di quello che sognavamo: la libertà del popolo. Dopo forza Italia ancora una frase che gli italiani pronunciano spesso e volentieri, ma stavolta nel languore della passione, mentre persuadono la partner a mutare postura nel corso dell’amplesso. Rialzati Italia! tradisce una concezione maschilista del rapporto, dove è l’uomo a menare le danze. Aspettiamo speranzosi una rivoluzione, almeno sessuale, che porti sulle schede elettorali il partito Gola profonda. L’Italia, come tutte le donne, dirà di sì facendo come crede, conserverà cioè la posizione, che è quella in cui godendo soffre da secoli.
LdF
La Par Sfotticio di LdF è anche sul http://www.bazar.it/