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giovedì 1 ottobre 2009
martedì 23 giugno 2009
margaret mazzantini: carta da sparati
Ci sono cani che passano la vita ad odorare il deretano dei simili. Noi siamo più sfortunati: leggiamo la Mazzantini.
“Passi” neanche fossero del vangelo del suo ultimo libro furono letti nell''ultimo concerto del primo maggio dal presentatore, Sergio Castellitto. Sì, suo marito.
Anni fa la signora Mazzantini promosse un convegno sull'infibulazione. Presenti Afef e Susanna Agenelli. Due buoni motivi per cambiare opinione. In seguito, era il 2003, di Mazzantini e consorte, nel corso di un congresso PDS il segretario Fassino lesse una lettera. Poi il partito si sciolse.
Alle elezioni europee la premiata coppia ha fatto una dichiarazione di voto per Pannella, sì quello che siccome gli operai lo sciopero della fame lo fanno controvoglia voleva abolire l'art. 18.
Nel frattempo, dal suo cottage in Toscana Margaret Mazzantini dopo grossi sforzi di cui parla nelle rare, quotidiane interviste, aveva espulso “Venuto al mondo,” ghiotta occasione per la Mondadori di occupare le vetrine delle librerie con tomi di 529 pagine.
Che purtroppo per noi sono sporche d'inchiostro. La storia è quella di un colonnello dei carabinieri che spinge il figlio di quello che crede il primo marito della sua attuale moglie a seguirla sui luoghi paterni. La frase, lo so, è ingarbugliata, ma di fronte alla trama è una barzelletta.Triste, però.
Carlo Giuliani aveva vent'anni, era di Genova. Lo uccise un carabiniere. I suoi commilitoni festeggiarono. Nel romanzo il primo marito della protagonista fa il fotografo, è di Genova, è magro e giovane. Dai discorsi e dalla vita che fa ci si mette poco a dargli del no global. Infatti muore.
Invece il carabiniere, il secondo marito, campa e alla fine è su di lui che si posa l'ultima pagina: “gli piace sempre meno, questo mondo che prende le impronte digitali ai bambini Rom, che scheda le creature minori."
Ora, a parte che creature minori lo dici a tua sorella, non vi pare una losca operazione di pacificazione?
mercoledì 18 marzo 2009
sabato 28 febbraio 2009
Cos'è la destra, cos'è la sinistra
"Cos'è la destra, cos'è la sinistra" canticchiava Gaber tanti anni fa.
Si potrebbe rispondere che di destra sono le corvè che nel Medioevo i contadini dovevano al signore di turno: lo ius prime noctis ma soprattutto giornate in cui lavoravano senza compenso, nei campi di quello che era a tutti gli effetti il loro padrone.
E oggi? finite le ideologie, l'ultima seduta del Consiglio dei ministri ha escogitato lo sciopero virtuale: la protesta consisterà nel lavorare gratis.
Come se una squadra di calcio decidesse di provare a vincere facendosi autogol. Chissà con che disappunto i datori di lavoro accolgieranno una crescita ulteriore dei loro profitti. Viene da sospettare che saranno i primi a provocarlo, il conflitto. Si obietta che la misura è riservata al settore dei trasporti pubblici, che tutti dicono fondamentale. Specie dopo decenni in cui degli scioperi di autoferrotranvieri alla fame le TV registravano le reazioni di villeggianti in Bermuda tra gli hangar di Fiumicino. Ma è chiaro che si tratta di una testa d'ariete. Che presto si farà notare che un chirurgo non è meno irrinunciabile di una hostess e così via.
Interrogato sul tema, Pier Carniti ha ricordato che in Giappone lo sciopero anni fa consisteva sì nel lavorare senza percepire compenso, ma con una fascia in fronte su cui c'era scitto il motivo dell'agitazione. In Italia i dipendenti potrebbero aggiornalo, ha suggerito amaro l'ex segretario della Cisl: sulla fascia basterebe scrivere "l'ho voluto io" e aggiungere una foto di Berlusconi.
Dimenticavamo: di destra è anche non obiettare, come fa il Partito Democratico.
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domenica 26 ottobre 2008
883mila?
Il partito di Max Pezzali.
(Al centro del corteo, Gavino Angius)
foto di Marzia Verona
tratta da http://pascolovagante.splinder.com
giovedì 4 settembre 2008
Partito Scemocratico
domenica 20 luglio 2008
il fine del fine
Un altoatesino - per nome il rumore di una parete che si sbreccia - è precipitato in Asia da una montagna che stava scalando. Il fine pare fosse trovare una nuova via per la cima. Perchè, le altre erano intasate? C'erano dei lavori in corso? Stavano costruendo la 4a corsia?
Vista la ressa per raggiungerla, quella cima, il fine del fine francamente sfugge.
Speriamo non sia sfuggito al diretto interessato, cui il senso di tutto la montagna deve alla fine averlo rivelato, salutandolo con l'eco del suo urlo.
(Nella foto, un precipitato)
sabato 19 aprile 2008
tesoro, sei peggio della sclerosi laterale amiotrofica

Gli exit poll ci danno un risultato netto: scappate in Trentino o a casa, dunque. Pochi salgono sul carro dei vincitori, ancora meno seguono quel perdente di successo che in dieci anni ha fatto fallire l’Unità, il pds, un governo e l’intera sinistra:in arte Pippo Kennedy Show, l’unico che sta riuscendo a convincere i romani a scegliersi un sindaco di destra .
Mi pare una scelta oculata, bravi.
Parliamo ora invece del sondaggio precedente, quello sui diritti civili cui sareste disposti a rinunciare. Credevate ce ne fossimo dimenticati? Furboni.
Non a caso il sondaggio era riservato agli stranieri. Invece, da perfetti Italiani, non avete rispettato i patti. Forse perché non ci rendiamo conto che il nostro paese è una variante cattolica della Turchia. A Roma il vaticano possiede un quinto degli immobili. E guarda caso proprio Roma è la capitale europea dove gli omosessuali vengono uccisi più spesso.
E se non si sposano dopotutto non è un gran danno, vero? Anzi esonerandoli li salvate, i gay tricolori, visto che a tutto rinuncereste tranne che al divorzio. Una specie di orologio Brail dei diritti civili. Forse da abolire sarebbe il matrimonio, allora.
Al confronto anche il supplizio di Welby vi pare roba da nulla. E pazienza se per le autorità non solo ecclesiastiche deve schiattare, crepare di dolore perché se no va all’inferno, come se la cosa potesse fargli paura.
Non fa paura a voi invece il suo d’inferno, visto che all’eutanasia rinuncereste. Chissà che non giunga presto o tardi l’occasione per ricredervi.
Sogni d’oro.
giovedì 10 aprile 2008
Par sfotticio II
ABORTO? NO, GRAZIE
“Aborto? non grazie” oltre ad essere la risposta di Giuliano Ferrara a chi prova a circumnavigargli l’adipe, inaugura l’era dei dialoghi.
“che ore sono? Le 5 e un quarto” e “come va? Finchè c’è la salute” già si annunciano come nuove liste nell’agone politico con un preciso programma di moratorie, rotatorie e rotative.
LA SINISTRA, L’ ARCOBALENO
Fate una scelta di parte. Questo lo slogan della sinistra l’arcobaleno, nome che sta tra un navigatore satellitare e il titolo di una favola. I giornali già annunciano scissioni delle correnti della “a sinistra dopo la farmacia prima del bivio” e “la volpe e l’uva”, più vicina alle istanze ambientaliste delle osterie del bresciano. Il manifesto della formazione politica compare spesso nelle fermate del bus: “Una scelta di parte”. Per partire parte, ma forse conduce al capolinea.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
formazione politica creata da Ferrando per riempire un rigo libero nella schermata dei sondaggi a Porta a porta.
Il fatto che il partito comunista di Berlinguer avesse il 33% dei voti e questo sia accreditato dell’1% pare però stia spingendo il fondatore ad abbandonare i lavoratori e a sostituire la falce e martello con una più rassicurante amaca.
PARTITO DELLA LIBERTA’
Rialzati Italia! È lo slogan del popolo della libertà, l’esatto contrario di quello che sognavamo: la libertà del popolo. Dopo forza Italia ancora una frase che gli italiani pronunciano spesso e volentieri, ma stavolta nel languore della passione, mentre persuadono la partner a mutare postura nel corso dell’amplesso. Rialzati Italia! tradisce una concezione maschilista del rapporto, dove è l’uomo a menare le danze. Aspettiamo speranzosi una rivoluzione, almeno sessuale, che porti sulle schede elettorali il partito Gola profonda. L’Italia, come tutte le donne, dirà di sì facendo come crede, conserverà cioè la posizione, che è quella in cui godendo soffre da secoli.
LdF
La Par Sfotticio di LdF è anche sul http://www.bazar.it/
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mercoledì 9 aprile 2008
L'erba cattiva
Riportiamo un brano di un articolo comparso sull’ANSA. Lo facciamo per informare che la donna cannone è in salute e bella come sempre. Segue foto di un suo ammiratore.
INTERNET, LA MORTE ARRIVA COL BLOG
(di Alessandra Baldini) New York - La morte arriva col blog: lo stress di tener aggiornato 24 ore su 24 un 'diario on line' combinato con l'assenza di esercizio fisico e di sonno e con una dieta irregolare e malsana, sono un cocktail potenzialmente letale che ha cominciato a mietere vittime nel mondo del web. Due settimane fa a Fort Lauderdale in Florida è stato celebrato il funerale di Russell Shaw, un prolifico blogger di temi tecnologici morto improvvisamente di infarto a 60 anni. In dicembre un altro blogger suo amico, Marc Orhant, era finito sottoterra per un esteso blocco alle coronarie. Un terzo, Om Malik, ha avuto un infarto negli stessi giorni ma ce l'ha fatta: ha appena 41 anni. Sono casi isolati o la punta di un iceberg? Se lo è chiesto oggi il New York Times raccogliendo le lamentele di altri 'diaristi' della rete che hanno perso peso o sono diventati obesi, che non riescono più a dormire regolarmente o crollano esausti sulla tastiera
.
INTERNET, LA MORTE ARRIVA COL BLOG
(di Alessandra Baldini) New York - La morte arriva col blog: lo stress di tener aggiornato 24 ore su 24 un 'diario on line' combinato con l'assenza di esercizio fisico e di sonno e con una dieta irregolare e malsana, sono un cocktail potenzialmente letale che ha cominciato a mietere vittime nel mondo del web. Due settimane fa a Fort Lauderdale in Florida è stato celebrato il funerale di Russell Shaw, un prolifico blogger di temi tecnologici morto improvvisamente di infarto a 60 anni. In dicembre un altro blogger suo amico, Marc Orhant, era finito sottoterra per un esteso blocco alle coronarie. Un terzo, Om Malik, ha avuto un infarto negli stessi giorni ma ce l'ha fatta: ha appena 41 anni. Sono casi isolati o la punta di un iceberg? Se lo è chiesto oggi il New York Times raccogliendo le lamentele di altri 'diaristi' della rete che hanno perso peso o sono diventati obesi, che non riescono più a dormire regolarmente o crollano esausti sulla tastiera
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sabato 9 febbraio 2008
Sua Maestà Nessuno (o il fascino di Don Lurio)

Per una vorace curiosa dell’animo umano come me, ieri è stata una serata profittevole. Allegra come una monella sono andata a una festa di Carnevale a Pergine, pregustando on the way un privato senso del proibito, visto che siamo già in quaresima!
Dopo la festa sono andata a bere qualcosa con delle amiche; fuori dal pub ho incontrato un ex collega inglese. E proprio qui viene il bello! Un’albagia britannica che subito mi ha riportato alla mente quello che fra me e me chiamo “effetto Don Lurio” (o Heather Parisi, Mike Bongiorno, sorelle Kessler, o molti altri).
Mi spiego: ho sempre avuto il forte sospetto che se Don Lurio e Heather Parisi fossero rimasti a ballare e cantare negli States, come dire?…. non se li sarebbe cacati nessuno.
In Italia, invece, con una spruzzata di accento americano, qualche parola inventata e una erre arrotolata, il gioco è fatto. Da emeriti Signori Nessuno in cerca di fortuna, in Italia sono diventati STAR!
Con una certa scaltrezza, - va detto -, questo ex collega inglese e vari suoi connazionali che ho incontrato, (insegnanti di inglese, alcuni con qualifiche più o meno vaghe), fanno lo stesso giochino, anche se fra persone comuni. Dunque, forti di un accento inglese che non si attenua, della capacità di pronunciare “Bud-Weiser” e di capire al volo i testi degli Oasis, se la tirano un casino. È comprensibile: l’italiano medio ambisce a parlare bene l’inglese, ma clamorosamente fallisce.
Dopo la festa sono andata a bere qualcosa con delle amiche; fuori dal pub ho incontrato un ex collega inglese. E proprio qui viene il bello! Un’albagia britannica che subito mi ha riportato alla mente quello che fra me e me chiamo “effetto Don Lurio” (o Heather Parisi, Mike Bongiorno, sorelle Kessler, o molti altri).
Mi spiego: ho sempre avuto il forte sospetto che se Don Lurio e Heather Parisi fossero rimasti a ballare e cantare negli States, come dire?…. non se li sarebbe cacati nessuno.
In Italia, invece, con una spruzzata di accento americano, qualche parola inventata e una erre arrotolata, il gioco è fatto. Da emeriti Signori Nessuno in cerca di fortuna, in Italia sono diventati STAR!
Con una certa scaltrezza, - va detto -, questo ex collega inglese e vari suoi connazionali che ho incontrato, (insegnanti di inglese, alcuni con qualifiche più o meno vaghe), fanno lo stesso giochino, anche se fra persone comuni. Dunque, forti di un accento inglese che non si attenua, della capacità di pronunciare “Bud-Weiser” e di capire al volo i testi degli Oasis, se la tirano un casino. È comprensibile: l’italiano medio ambisce a parlare bene l’inglese, ma clamorosamente fallisce.
Semmai poi, chi se ne frega se questi britannici non hanno un cazzo da dire, in nessuna lingua? Se dopo 10 anni biascicano un italiano aberrante? e se, come nel caso del mio ex collega, sprizzano l’umanità di un porta-ombrelli? Sono fichi così. E più ci si sentono, più la gente se ne convince. A questo punto vorrei capire le donne che come corte di damine gli sbavano dietro, pur in soggezione. E vorrei sentire il parere degli uomini, schiacciati da un faticoso senso di inferiorità da alleviare nell’alcohol.
Vojo dhui lictttriiiiii dhiiii latcei por piacerroi
È evidentemente un popolo d’èlite: dall’incedere regale e dal maestoso pensiero; fulgido portatore di civiltà su cui radicano e l’ex impero indiano e la moderna società occidentale tecnologizzata. Per tramite di una lingua che oggi tutti dobbiamo conoscere. Ricordo un ex collega inglese, insegnante a Trento molti anni fa: un giorno mi raccontò che dava per scontato che tutti gli parlassero in inglese, qui; e perché mai avrebbe dovuto imparare un’altra lingua, lui?
….. In effetti, è meglio che lascino perdere. I suoi tentativi non erano coronati da successo e ancora mi scompiscio quando penso al corso di spagnolo che seguivo in Inghilterra: fra i suoni distorti emessi dai compagni britannici e le ipotesi vaneggianti per comprendere concetti grammaticali come la differenza fra il genere maschile e femminile applicato agli oggetti, ogni volta mi scagliavo fuori dall’aula come uno Sputnik piegata in due dalle risate – scene convulse che la povera maestrina spagnola avrebbe tanto desiderato condividere. Era un piccolo cottolengo d’élite, I tell you!
È evidentemente un popolo d’èlite: dall’incedere regale e dal maestoso pensiero; fulgido portatore di civiltà su cui radicano e l’ex impero indiano e la moderna società occidentale tecnologizzata. Per tramite di una lingua che oggi tutti dobbiamo conoscere. Ricordo un ex collega inglese, insegnante a Trento molti anni fa: un giorno mi raccontò che dava per scontato che tutti gli parlassero in inglese, qui; e perché mai avrebbe dovuto imparare un’altra lingua, lui?
….. In effetti, è meglio che lascino perdere. I suoi tentativi non erano coronati da successo e ancora mi scompiscio quando penso al corso di spagnolo che seguivo in Inghilterra: fra i suoni distorti emessi dai compagni britannici e le ipotesi vaneggianti per comprendere concetti grammaticali come la differenza fra il genere maschile e femminile applicato agli oggetti, ogni volta mi scagliavo fuori dall’aula come uno Sputnik piegata in due dalle risate – scene convulse che la povera maestrina spagnola avrebbe tanto desiderato condividere. Era un piccolo cottolengo d’élite, I tell you!
Resonant glass*
Dunque oggi, lungi dal subire il fascino di certa scialba presunzione e noiosa condiscendenza, di fronte a questo elemento fenomenale dalla carnagione simil-merluzzo, penso (e ipotizzo con buon margine di probabilità) che spesso in patria sono falliti o emeriti sconosciuti senza grandi chance; senza malizia, è evidente che in Inghilterra sapere l’ABC dell’inglese e dire “Bud Weiser” non è ammaliante dote paranormale, né ti spalanca le porte su una carriera di successo.
Se ne incontrate, Vi invito a smascherarli, a non farvi aggiogare dalla loro supponenza. Semmai, sfruttateli ben bene per rinfrescare il Vostro inglese, datevi un tono da italiano ben pasciuto, chessò, emulate l’aplomb di Lapo El Kan, senza timore dei congiuntivi!
Un cordiale saluto,
La donna Cannone
(*vetro sonoro)
martedì 5 febbraio 2008
Fioretti moderni
Parlare di ambiente e della sua tutela, fare gli impegnati, i responsabili, è diventato di moda.Spesso di facciata. Facile riempirsi la bocca di generiche affermazioni ed intenti. Da Al Gore con il suo (discutibile) “documentario”, volàno di ritrovata fama politica e di Premio Nobel, alla Commissione giustizia e pace, troviamo un interesse trasversale per l’ambiente e una sollecitazione a ridurre il nostro impatto su di esso. Benissimo. Proprio la Commissione giustizia e pace, (che mica lo so chi è, ma siccome il giornalista de L’Adige non me lo spiega, la lacuna dev’essere mia) propone per il 6 febbraio, mercoledì delle ceneri il “digiuno dall’auto in quaresima”: l’anno scorso riflettevamo su come l’uso dell’auto nella situazione attuale è (sic) fonte di stress, e, ciò che è peggio, strumento per sentirci persone importanti, che sanno affrontare la vita, che riescono ad essere davanti agli altri (…)”.
Dunque l’auto come fonte e strumento di peccato, superbia, autodeterminazione, gratificazione, soddisfazione e vanagloria del nostro super-io. Evidentemente, rifletto, se la preoccupazione centrale è un uso smodato dell’auto, tutto il resto è a posto. Penso all’amore per il prossimo, la fame nel mondo, la lotta allo sfruttamento, un aiuto ai senza dimora…. Da un giorno all’altro, vivo nel migliore dei mondi possibili, circondata di anime pure e belle …. tutto è risolto e manco me ne ero accorta! Evidentemente lavoro troppo e non sempre seguo il TG.
Vado oltre, e trovo nell’articolo un altro spunto interessante: l’astinenza dall’auto viene proposta anche come strumento di salvaguardia dell’ambiente; nel nome dell’amore per le future generazioni. E qui, a dire il vero, “mi perplimo”: sarà, ma se mi guardo intorno, a volte tanta ciancia sulla salvaguardia delle generazioni future mi sembra una scusa, un’astrazione e un modo per svicolare dall’amore e concordia con i vicini di casa, i concittadini stranieri, la responsabilità sociale della morte di un senza-tetto, l’aberrazione degli stupri di gruppo e dei neonati nei cassonetti, degli anziani turlupinati e rapinati in casa. Tutto contemporaneo, simultaneo alle nostre esistenze; pulsanti disagio e sofferenza proliferano, sono fra noi.
Mi sorge il dubbio; forse una riflessione più seria della rinuncia all’auto fino al 23 marzo potrebbe indurre a volgere lo sguardo verso l’altro. E la vista sarebbe insostenibile. Dopo aver visto, guardato, conosciuto, toccato, ascoltato indigenza-sofferenza-disadattamento-povertà, non puoi chiudergli la porta in faccia, sciacquarti la coscienza prendendo l’autobus. Le future generazioni che erediteranno il pianeta, invece, forse non le incontreremo mai: facce anonime, vite future, presenze meno scomode. Insomma, sospetto che risalendo in auto per ripararci dalle piogge di fine marzo, il ronzio del traffico ci aiuterà a dimenticarle.
Mi sorge il dubbio; forse una riflessione più seria della rinuncia all’auto fino al 23 marzo potrebbe indurre a volgere lo sguardo verso l’altro. E la vista sarebbe insostenibile. Dopo aver visto, guardato, conosciuto, toccato, ascoltato indigenza-sofferenza-disadattamento-povertà, non puoi chiudergli la porta in faccia, sciacquarti la coscienza prendendo l’autobus. Le future generazioni che erediteranno il pianeta, invece, forse non le incontreremo mai: facce anonime, vite future, presenze meno scomode. Insomma, sospetto che risalendo in auto per ripararci dalle piogge di fine marzo, il ronzio del traffico ci aiuterà a dimenticarle.
Un saluto perplesso,
La Donna Cannone
lunedì 4 febbraio 2008
Tallone di bue con patate flambè
Usciti dal sottobosco delle angherie che avviluppa Ana e Nicoleta, le vediamo dirigersi al lavoro, tornare fra mura domestiche estranee. Rivolgiamo lo sguardo al paese: viuzze e pertugi contrattuali, piazzette su gàbole scaltre.
Personaggi come i datori di lavoro di Ana e Nicoleta stanno appollaiati sul caldo pagliericcio di piccole o medie imprese locali, nel nido delle famiglie più ricche del paesello. Come altre località turistiche, anche C. pare il gioco del Monopoli: rami della stessa famiglia posseggono bar, hotel, pizzerie, appartamenti per locazioni turistiche, lavanderie, negozi di articoli sportivi e abbigliamento, noleggi di vario genere. Invidie e diatribe fra cugini e fratelli alimentano i pettegolezzi del paese, fratelli e sorelle si stringono nell'impresa escludendo mogli e mariti. Piccoli paesi divisi da una striscia di prato, biotopo o vecchio pasturo, si contendono turisti, riserve di acqua, km di piste e fondi provinciali.
Spalle al muro (dell'ignoranza)……
"Caught between a rock and a hard place" cantavano i Rolling Stones per significare un difficile stallo. Così tanti conterranei di Ana e Nicoleta impiegati qui sono schiacciati da poca umanità e oppressi da sfruttamento. Anche nel magico mondo alberghiero.
Dietro il sipario, registi dell'economia dell'hotellerie smascheriamo presto ipocrisie, mentalità ottuse e refrattarie alla conoscenza, al confronto e alla professionalità. Purtroppo molte realtà che vantano in brochure patinate gestione e trattamento famigliare, cordialità, ospitalità e coccola al cliente, viste da vicino sono meno affascinanti. Le moine sono riservate all'ospite pagante. Non importa se la chiacchiera si scioglie come cerume nell'orecchio disattento su un cranio che annuisce; se dopo la partenza scivola fuori per sputtanarti con la segretaria.
Sfuggente, compiacente, ammaestrato. L'albergatore, sovente, con una mano asciuga lacrime di autocommiserazione e con l'altra attinge ai fondi provinciali.
…. o salto nello strapiombo (dello sfruttamento padronale)?
L'alter ego dell'imprenditore alberghiero piagnucolone è spesso altezzoso; il potere economico o politico lo ha abituato a sentirsi superiore: ai compaesani più poverelli, allo straniero villeggiante, spesso considerato un sempliciotto da spennare, e al personale dipendente, (per qualificato che sia). Quando è molto ricco o potente, infatti, con l'impresario edile, l'impiantista e il dottore, gode della compiacenza nel paese, dove nessuno se lo vuole inimicare, che non si sa mai e pertanto spadroneggia impunito. Si narrano bieche vicende di aiuto-cuochi, camerieri e lavapiatti stranieri asfissiati dai ricatti: stipendi di 500€/700€ al mese per 10-12 ore di lavoro al giorno e i documenti trattenuti dal datore di lavoro.
Per cena gradisce femore di pollo o tallone di bue?
Registriamo l'episodio di alcune famiglie estere che chiedono di cambiare hotel per scarsa pulizia e cibo stantio. Ribatte il proprietario dell'albergo "è meglio se se ne vanno, tanto gli stranieri non li vogliamo. Rompono sempre le palle. L'è mejo averghe sempre 'taliani".
E ancora: alla richiesta di un cliente straniero di avere del prosciutto a colazione l'albergatore risponde "Non ti capisco. E comunque sei in Italia, devi parlare italiano".
Ho sentito albergatori consigliare ai colleghi di comprare pandori, panettoni e formaggi in scadenza, con cui omaggiare i clienti durante le feste; "tanto vara che i fa tuti così e te risparmi!".
Forse il maître che non sapendo l'inglese si tocca l'anca, i polpacci, il petto o la coscia per spiegare il menù della sera agli ospiti stranieri, invece è un fuori-classe. Infatti, quando ho proposto all'albergatore di tradurgli i menù, mi ha risposto con sussiego "grazie, ma ci arrangiamo ben".
Vieni a ritrovarti in Trentino? Buone ferie.
sabato 25 agosto 2007
Head hunting di badanti
I canali invisibili della selezione dei dirigenti
Spulciando i siti dedicati alla ricerca di lavoro in provincia, si osserva un fatto curioso: a partire dal sito dell'Agenzia per il Lavoro di Trento, a quello dell'Ente Bilaterale per il Turismo, transitando fra quelli di varie agenzie interinali, balza all'occhio che la stragrande maggioranza delle offerte di lavoro riguardano posizioni di manovalanza, agricoltura, operai e tecnici più o meno specializzati, e che le offerte per laureati non arrivano oltre un livello impiegatizio medio.
L'assenza di ricerca di figure dirigenziali su questi canali diventa ancor più evidente se si fa un giretto telematico a Bolzano: la borsa lavoro di Bolzano offre una varietà di professioni molto più ampia e diversificata, che si incanala sovente anche nel sito della borsa lavoro europea di EURES. Inoltre, altro fenomeno assai curioso, l'area bolzanina ha anche un ventaglio di aziende dedicate alla selezione di personale altamente qualificato.
Tuttavia, non mancano nella nostra fetta di regione, né le industrie né le aziende del settore terziario e terziario avanzato, né, tanto meno, le agenzie provinciali e regionali, con fior fior di quadri e dirigenti che ogni giorno fanno capolino sulle nostre testate informative e che, anche loro, come noi, si avvicendano sulle varie sedie.
Forse, mi chiedo, ampliando la ricerca dei canali di selezione, e muovendomi fra le principali agenzie di selezione del panorama italiano, e in particolare con bacino del nord-est, spunteranno le proposte per le posizioni profilate della nostra provincia. Ma non ci sono neanche lì….
Dove vanno, dunque, e a chi si rivolgono, i nostri grandi professionisti, i quadri e dirigenti, o coloro che lo sono e devono o desiderano venire a lavorare qui?
Vantiamo progetti universitari, master e formazione avanzata, doppie lauree in partenariato con la Germania, ma non si capisce – dopo tanto studio e/o dopo anni di lavoro e crescita professionale, a chi ci dobbiamo rivolgere se vogliamo tentare il salto.
Scompiglio ad interim
La sensazione è che ci sia un soffitto di vetro. Scansiamo i triti luoghi comuni di spintarelle e conoscenze e tentiamo un'altra via: la carta delle trasparenza e del contatto diretto: ho fatto una telefonata civetta all'Agenzia del Lavoro di Trento.
La prima impiegata anziché " head hunting" (gli ormai noti "cacciatori di taglie per la selezione delle teste più fini) ha capito "badanti" – che ci fa sorridere e ipotizzare che non siano molte le richieste di sapere quali agenzie di head hunting ci siano sul territorio ….
Scompiglio in agenzia: mi hanno tenuto in linea dieci minuti, e passato ben 4 impiegate; alla fine, sono approdata ad una non meglio identificata responsabile, che in tono piccato e minaccioso mi ha chiesto "Ma Lei chi è, scusi?"
Risposta esterrefatta "Sono una privata cittadina che desidera sapere dove può trovare delle offerte di lavoro per un profilo più qualificato di quello delle offerte attualmente da Voi pubblicate"- .
"Sul nostro sito" –
Sono stata edotta sul fatto che il referente sul territorio sono loro (lo so), e invitata a monitorare il sito con frequenza (lo faccio), iscrivermi alla loro banca-dati (l'ho fatto), eventualmente fissare un colloquio con un "orientatore" (già fatto). Sono tutte cose che faccio e/o ho già fatto, da circa 10 anni, ovvero quando mi immersi, inesperta, nel mondo del lavoro. Purtroppo, non solo sono strumenti che non mi hanno dato risultati, ma oggi non posso considerarli utili alle mie esigenze di mobilità professionale (verso l'alto).
Cari amici e colleghi, certamente dove e come muoversi per migliorare la propria vita professionale è un consiglio riservato agli amici più cari. Ma in questi tempi di fragilità lavorativa e di frammentazione sociale, in cui siamo sempre più guardinghi verso il prossimo, timorosi che ci soffi il posto, la ragazza, il parcheggio, vi invito a fare un passo a lato, a essere protagonisti del cambiamento sociale, anche in queste piccole cose.
Diteci, almeno, se avete notato anche voi questo strano fenomeno; e, se proprio vi sentite generosi, smascheratene altri, segnalateci dritte e consigli.
Un cordiale saluto,
La Donna Cannone
venerdì 22 giugno 2007
La danza dell'arroganza
Girotondo delle scrivanie. Poco tempo fa sono stata a colloquio con il direttore dell'azienda dove lavoro. Il mio contratto a breve scadrà, e – per motivi non solo lavorativi, non so se augurarmi un rinnovo o meno.
Ma non è di questo che voglio parlare: ieri sera ho sentito un servizio di un TG locale che decantava le iniziative di una cassa rurale di un paese della provincia, che insieme alla Provincia stessa e a vari assessorati, ha finanziato borse di studio e master all'estero per studenti volonterosi, i cui promotori affermavano che è importante che questi giovani si affaccino all'esperienza internazionale, che sono meritevoli, e che si sono registrate assunzioni soddisfacenti di giovani ben formati e professionali.
Molto bene – mi compiaccio: mi sembrano parole intelligenti, fin quasi lungimiranti! ho vissuto esperienze simili e sono a favore della possibilità di gettare lo sguardo oltre confine, anche per vedere più chiaramente ciò che abbiamo in casa, e se del caso, intervenire.
…. Tuttavia, quando, qualche ora più tardi, le dita hanno ripreso a danzare sulla tastiera, la mente ha composto un collage di varie tessere: una laurea magistrale, esperienza professionale pluriennale, maturata sia all'estero che in Italia, tre mesi dopo il mio insediamento nell'ufficio che occupo mi è stato proposto di diventare capo-ufficio… Con queste premesse, al momento di ridiscutere il mio contratto mi aspetto che tutto venga – finalmente e volgarmente – monetizzato, (come mi era stato promesso lo scorso anno).
Poco prima del mio colloquio ho saputo che a un collega (maschio) è stata fatta una proposta economica. Mesi fa il direttore (maschio) si è fatto aumentare lo stipendio (e la qualifica a "generale"). Al lavoro mi passano sotto gli occhi progetti - talvolta balzani – per migliaia di euro. Ma alla richiesta di aumento di stipendio e di livello, mi sono sentita rispondere che "non ci sono soldi". È chiaro che qualcosa non quadra. I conti non tornano e non serve un master alla Bocconi per accorgersene. È altrettanto chiaro che come ogni mattina in cui ci penso, mi è ripartito un incazzo alla Mike Tyson col proposito di sbattere al muro il caro diretur! ….per la serie "Buongiorno!!!!" Ahimè, certi questi rimedi obsoleti e poco femminili non mi sono concessi, quindi dovrò armarmi di pazienza, cocciuta flessibilità e flessibile cocciutaggine per il secondo round.
Questo per voi non è che un semplice aneddoto, (sebbene scrivendo questa rubrica il mio pensiero sia andato alla Giornalista Anonima a cui mesi fa mi ero riproposta di rispondere). Ma è un aneddoto che sa troppo di vita quotidiana di molti. Ancora e sempre lusingati, affabulati, vezzeggiati e MAZZIATI!
Allora, care "isole di resistenza", ecco un paio di ricettine facili e veloci per ribattere a "proposte di stipendio o lavoro indecenti"
1) Giriamo le poltrone: Caro direttore, come certo saprà, all'Acquario di Cesenatico organizzano corsi di team-building per manager nella vasca degli squali. La mia proposta – però - è molto meno inquietante: Le propongo un bel gioco di ruolo; facciamo che io ero il direttore e Lei il dipendente sulla sedia; che io Le proponevo uno stipendio inadeguato per una mansione di impegno e responsabilità; "purtroppo non posso dare il giusto valore alla Sua laurea e alla Sua esperienza, ma verrà il momento, mi creda! Lei ha tutto il mio apprezzamento. E adesso, volentieri Le offro un passaggio sul mio Pajero full-cost aziendale fino alla fermata del tram?"
2) Per chi preferisce una versione più soft (o strappalagrime): "Caro Direttore, si metta una mano sul cuore. Lei che è un uomo di mondo e sa come vanno queste cose, pensi che al mio posto potrebbe esserci Suo figlio; come reagirebbe se tornasse a casa raccontandole di una simile proposta? Il primo a infuriarsi per la presa in giro e l'offesa arrogante sarebbe Lei!..."
Non vi garantisco l'aumento, ma almeno il rispetto di voi stessi e la soddisfazione di aver smascherato e sbuggiardato questi beffardi arroganti affabulatori, che – chissà perché - dalle loro poltrone non si schiodano mai!
PS: Ho sottolineato il paragone con i colleghi maschi perché nella remota valle trentina dove lavoro da mesi, ho respirato un'aria maschilista e retrograda che non avevo mai trovato altrove, se non, dieci anni or sono, in zone rurali del Portogallo. E allora ecco che l'esperienza all'estero mi torna utile.
...Nella prossima puntata potremmo discutere del perché ci siano tanti direttori e molte meno direttrici….?!
Un cordiale saluto,
La Donna Cannone
sabato 12 maggio 2007
Diritti, non sacramenti
Sulle notizie online della Rai oggi ( http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=69851) un paginone dedicato, tanto per cambiare, alle dichiarazioni del papa in Brasile.
Immagino che non tutti i brasiliani, (come invece qui vorrebbero farci credere), siano smaniosi di sentire, - a casa loro, e da un estraneo con un buffo costume -, minacce di scomunica e ingiunzioni presuntuose sulle regole di vita .
Fortunatamente c'è anche chi racconta a noi che il sindaco di Rio de Janeiro, ieri, 10 maggio 2007, ha pronunciato parole ben più "sante": ritratto davanti a un centro per la tutela dei diritti di cittadini gay, trans, lesbiche, bisex e quant'altro, ha affermato che decidere di unioni e tipologie di famiglia significa occuparsi di diritti, non di sacramenti. E che pur essendo cattolico (e contrario al tanto discusso aborto), nella sua veste ufficiale rappresenta e tiene nella debita considerazione i diritti e le esigenze di tutti i cittadini che egli rappresenta , e che Rio de Janeiro per prima in Brasile, con vanto, ha riconosciuto la reversibilità della pensione ai partner di coppie non sposate e anche omosessuali.
Che ci vengano da quello che siamo abituati a considerare 3° mondo, parole di semplice e cristallina civiltà – mi sembra dovrebbe farci quantomeno riflettere. Gettare altrove lo sguardo per comprendere meglio ciò che accade nel nostro territorio.
Mi vergogno di appartenere a questo Paese, succube di santa madre chiesa medievale e presuntuosa, che nulla vive ma pretende di impartire a tutti lezioni di vita – terrena e non.
Non mi riconosco in un Paese che strilla dalla prima pagina di uno dei suoi principali quotidiani nazionali il sostegno al papa che vaneggia accusando di terrorismo chi il 1° maggio (al concerto di Roma) ha espresso pubblicamente opinioni diverse dalle sue.
E non è che la parte visibilmente purulenta del sistema….
Un cordiale saluto,
La Donna Cannone
mercoledì 9 maggio 2007
Pavimenti infelici
Da mesi gironzola nel mio cervello – reso ovattato come materasso di lana di pecora da ore di televisione del letargico inverno appena trascorso - un superstite neurone stupito.
Alcune immagini lo hanno solleticato e imbaldanzito. Detersivi all' aromaterapia per il parquet, nuovissime perle di bellezza per le ascelle e lo sconcerto di essere penalizzata nell'acquisto di un PC in contanti , con notevole incremento del prezzo rispetto al pagamento rateale.
I giorni successivi all'aver visto queste pubblicità, mi aspettavo dai colleghi, dalle signore al supermercato, dai titoli dei giornali, echi dello stupore e della perplessità che mi avevano suscitato. Attesa vana.
È un cocktail di senso di ingiustizia sociale ed economica che fa mi ruggire ancora oggi al pensiero di quelle immagini apparentemente innocenti e innocue.
Leggo alla voce "superfluo": accessorio, eccedente, sovrabbondante, troppo, voluttuario, secondario, inessenziale, esagerato, eccessivo,… Contrario di: basilare, essenziale, irrinunciabile, primario, imprescindibile, necessario, urgente, occorrente, (e un'ampia scelta per almeno altre 5 righe).
Il pensiero che la manciata di euro per il detersivo da pavimenti aromaterapico (in ben 3 profumazioni) sfamerebbe altrove varie persone, devo dire, arriva dopo la sensazione di essere gabbata e portata a credere che questi nuovi prodotti mi siano utili e necessari.
Assistevo l'altro giorno a un interessante seminario: il relatore affermava che il fine dell'individuo della società occidentale è la felicità. E, provocatorio, sosteneva che se nel nostro mondo industrializzato, felicità è declinazione del verbo consumare, dovremmo essere tutti contenti.
"Felicità" è parola di non facile definizione e dalle mille sfaccettature soggettive. Così come "consumo".
Scrivetemi, dunque, se siete consumatori critici o beoti, se il grande fratello sa meglio di voi cosa volete, se sapete come si declina la felicità nel mondo occidentale… Che significa felicità in altre culture, mondi o filosofie?
Grazie e a presto.
Un cordiale saluto,
La Donna Cannone.
giovedì 3 maggio 2007
Cadaveri in splendida forma
Un articolo sconcertante fa capolino oggi (2 maggio '07) fra le notizie di Yahoo. (http://it.news.yahoo.com/30042007/2/salute-paura-d-invecchiare-per-80-italiani-popol.html). Mi dicono che "invecchiare fa paura ad 8 italiani su 10 (82%)" . Ci armiamo alla lotta all'invecchiamento a 30 anni, già a 20 le donne.
A 35 anni, dunque, scopro di recare decennale ritardo sulla media nazionale, avendo comprato la mia prima (e credo unica) crema antirughe a 30 anni.
Sconcertata mi chiedo se le mie amiche mi nascondano qualcosa…. Tipo che una bella fetta del loro budget è investita da anni in vasetti e lozioni, creme e magiche pozioni per mantenere TONICOLISCIOCOMPATTOETURGIDO ogni cm di viso e corpo?
Ho paura! Forse non solo non me lo hanno mai detto, ma "delicatamente" mi hanno taciuto il mio avanzato stato di decadimento fisico? Rughe sulla fronte e sul collo che io – riflessa nell'occhio giocosamente innamorato del mio uomo – non colgo?
Stringo i denti (finché posso…oggi li ho ancora tutti!) e vado oltre: "
in testa alle preoccupazioni maschili c'è la perdita del vigore sessuale (31%), la minore tonicità del fisico (24%) e l'inesorabile aumento del peso (16%). L'incubo delle donne invece sono le rughe (28%), la perdita di tonicità (24%) e il sentirsi meno desiderata dal partner (15%)".
Sollevata, rifletto che tali spaventevoli calamità naturali non appestano il mio partner e sospiro al pensiero che, da Donna Cannone, tonica non lo sono mai stata – dunque oggi non ne soffro…
Nulla da eccepire su alcuni rimedi proposti per mantenersi in salute - come palestre e centri fitness, cura dell'alimentazione, sesso e movimento. Ma ora, tonificata di energizzante autoironia, vi confesso che realmente mi sconcerta l'affanno palestroso di milioni di italiani a scongiurare l'età che avanza. Risuona dal monitor come un urlo soffocato nel silenzio della sauna.
Sul vetro le dita hanno tracciato il terrore della vita e della morte senza senso.
Nella sauna, credo, si è smagrita e disciolta la preoccupazione di mantenere scattante e attiva la mente, l'investimento per coltivare interessi, hobby e passatempi, il massaggio affettuoso dell'amicizia.
Non ricordo filosofi che abbiano paragonato la vita ad un tapis roulant. Forse bisognerebbe dirlo, a questi milioni di atletici italiani, che rischiano di correre a un destino di arzilli e tonici cadaveri smaglianti…
Un cordiale saluto,
La Donna Cannone
mercoledì 18 aprile 2007
Ruggisci al giornalista
Autocostruzione…. l'importante è esser convinti!?
Stupore meraviglia e perplessità mentre giro fra le dita una dorata medaglia mediatica: su un lato la parzialità e la faccia tosta di chi ci (dis)informa e sull'altro la credulità e l'ingenuità di chi ascolta (direi forse meglio "sente").
Ieri sera per l'ennesima volta in queste settimane e in più telegiornali ho sentito cantare le lodi di una innovativa iniziativa sociale, che pare molto à la page in alcune regioni settentrionali (per certi versi sempre molto avanti). Trattasi dell'autocostruzione. In sintesi, mi racconta il tg, trattasi di progetti edili di cooperative sociali che coinvolgono gruppi di persone, rigorosamente 50% italiani e 50% extra-comunitari, che nel tempo libero, ma principalmente il sabato e la domenica, si infilano tuta, casco e guanti da lavoro, e vanno a spalare malta e tirar su mattoni.
Mi dice il giornalista che è un'attività molto gratificante e soddisfacente.
Mi dice il giornalista che ne sono tutti molto fieri e felici, che il tutto accade con grande correttezza, trasparenza e pari opportunità - infatti ha intervistato anche una signora in tuta, guantoni e caschetto giallo, che – vuoi mettere la beatitudine di rompersi le unghie e grattugiarsi gomiti e ginocchia fra i mattoni – che se appena appena ti fai prendere la mano, scopri che è persino meglio che cucinare, fare il bucato, stirare e fare la maglia – altro che romantiche passeggiate, shopping, cinema, un gelato o relax in riva al mare….
Certo, il giornalista mi dice che questi progetti si rivolgono a persone poco abbienti che poi entreranno in uso e/o possesso delle unità abitative con canoni molto agevolati. Addiritturaaaaaa (la a strascicata è mia, non del giornalista) c'è una procedura di estrema trasparenza: per evitare che i più abili in questa manodopera diano il meglio solo nel proprio bieco interesse personale, gli appartamenti saranno assegnati solo a lavori ultimati e ad estrazione.
Ma è semplicemente fantastico!
Quello che il giornalista non mi dice è che
* dai tempi delle caverne un tetto sotto cui ripararsi è una delle prime e precipue esigenze dell'essere umano, ma che l'uomo di Neanderthal faceva meno fatica perché la caverna non se la costruiva
* Io la casa di proprietà non me la posso permettere. Ergo dovrei essere felice se mi proponessero – dopo le mie 40 ore di lavoro settimanale (che a volte diventano 55, includono sabati, domeniche, festività e ore piccole) di armarmi di cazzuola e imparare a tirar su i mattoni della mia casetta, che però non sarebbe proprio la mia, magari faticherei per fare la casa di un altro, magari darei il mio meglio pensando egoisticamente che poi con un po' di culo me la becco io, ma magari invece scanso la fatica, però forse quelli che ci lavorano con me fanno altrettanto e quindi poi crolla tutto e mi sono giocata almeno 3 anni di sabatiedomenichepasseggiateamicilagomaremontagnafilmconcerticonferenze!!
E allora voglio RUGGIRE IO AL GIORNALISTA che sebbene l'autocostruzione sia una risposta al disagio abitativo (cfr. http://www.autocostruzione.net/), forse ci dovremmo anche indignare, perché fra i parametri fondanti di un paese civile vi dovrebbe essere garanzia di accessibilità a una casa per tutti – con costo sostenibile, la possibilità, (per il singolo, la coppia, la famiglia), di poter acquistare con le proprie risorse un appartamento in cui vivere dignitosamente e che forse due stipendi dignitosi per famiglia dovrebbero bastare per questo.
All'intorno appalti truccati, milioni di lire e di euro pubblici spesi per elefantiache opere dismesse o mai usate (come giornalmente illustrano programmi come Striscia la notizia), e che mi risponderebbe unberluscaqualunqueunoschifaniunprodiuncraxi, ma anche semplicemente
Ilsindacodelcomunedoveabito, o ildirettoredellamiaazienda – se gli telefonassi per dirgli " da oggi c'è una grande sorpresa per te, immensa fonte di felicità, gioia, ore di sana vita all'aria aperta, attività fisica, in ottima compagnia: eccoti la cazzuola e vatti a costruire la casa!" ?????.
Un pensiero mi terrà insonne anche stanotte – restare nel mio minuscolo bilocale in affitto o darmi a un hobby del cazz….uola?
Un cordiale saluto,
La Donna Cannone
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