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venerdì 16 agosto 2013

la grande bellezza, o quel che ne resta

Cosa scriverebbe Pasolini se fosse vivo, cosa direbbe Sciascia, cosa girerebbe Fellini, ce lo si chiede da orfani. Aggiungendo che di intellettuali all'altezza non ce ne sono, proprio oggi che il Berlusconismo andrebbe ritratto, raccontato, denunciato. Non resta che aggrapparci a pochi artisti, come Corrado Guzzanti, Caparezza,  Paolo Sorrentino, il regista della Grande bellezza, un inno all'autenticità e alla purezza, che, difatti, l'autore, in Italia, non trova che in pochi, rari, struggenti fotogrammi.

sabato 27 ottobre 2012

Reality

Chi è il Pulcinella del nuovo millennio? Forse il protagonista di Reality, l'ultimo film di Garrone, da guardare  sbigottiti dall'istupidimento cui siamo sottoposti, dall'umanità sempre da applausi che concepiamo, dal senso dell'esistenza sempre più simile ad un riflettore.
La Napoli milionaria di De Filippo oggi brancola nei centri commerciali e dorme tra pareti ammuffite, parla inglese senza capirsi, applaude, s'ingozza e prega. Una vecchia trovata di Salemme (un suo personaggio si fingeva omosessuale per entrare in un reality) qui diventa patologia, la ciccia è la stessa di Mozzarella story ma un'inquadratura davanti ad uno specchio toglie la voglia di ridere. L'inquadratura iniziale, con la panoramica agglomerato, invece ricorda quella di American beauty, film che vinse l'Oscar, premio per il quale questo film di Garrone avrebbe meritato almeno di concorrere. 
   

martedì 27 marzo 2012

Cesare deve morire

"Guardatori di soffitti" : così un personaggio di Cesare deve morire definisce i carcerati. In effetti nel film l'azione è scarsa e compressa, come in una pentola a pressione. Lo sfogo può essere la messa in scena di un dramma, in cui a non attori i fratelli Taviani hanno chiesto di fingere di recitare. Una messa in scena al quadrato che però serve forse a fare emergere i volti veri, quasi alla Pasolini, dei reclusi. Quando sulla pentola delle carceri italiane come sull'Italia intera torna a chiudersi il coperchio, ci si chiede se uccidere Cesare sia servito, se sia morto sul serio e dove stia una via di fuga. Simili a preghiere, a cicale, la somma dei pensieri, nell'ultima scena, sale verso il cielo al tramonto, riempendolo di un bisbiglio che brulica e brilla.

sabato 8 ottobre 2011

un libro fuori dai cori

Federica Sgaggio ha scritto Il paese dei buoni e dei cattivi, edito da Minimum fax. Il libro non l'abbiamo letto, ma l'autrice, in una recente presentazione, ci ha fatto venire voglia di farlo quanto prima, il blog (http://www.federicasgaggio.it/2011/05/il-%C2%ABbrand%C2%BB-generazionale/) e il libro. Perchè davvero l'opinione pubblica è divisa in tifoserie. I media la mobilitano, le danno appartenenza e lei s'accoda a seconda della curva dello stadio da cui fa il tifo. Le interviste spesso non dicono nulla, se non vuoti proclami. E anche gli scrittori, i presentatori, i cantanti si dividono in di destra e di sinistra. Battiato parla, nessuno lo capisce, chi applaude, chi no, a prescindere. Gli schieramenti sono assimilibali a brand, dice l'autrice. Sui delitti le riviste si schierano: colpevole o innocente, e con loro, i lettori, acriticamente. La sinistra esalta la meritocrazia. I suoi seguaci pure, senza eccepire che, di sinistra dovrebbe essere l'uguaglianza, non la selezione naturale. Chi sa cos'è il debito pubblico? chiede Sgaggio. Eppure ci si schiera. A seconda delle appartenenze, di quelle nuvole collettive, come le chiama l'autrice, che possono farci mettere un banner contro la lapidazione di una donna sul nostro profilo Facebook e non chiederci se siamo contro la lapidazione, contro la pena di morte in generale o contro quella sulle donne. Passa un mese, e che fine ha fatto quella donna nessuno se lo chiede, perchè il Saviano di turno (ma anche il Montezemolo) ha detto che l'Italia deve mobilitarsi. Per cosa? Per chi? Perchè? Non è importante, non fa notizia.

lunedì 26 settembre 2011

sosteniamo Bollani

Ci sono quei programmi per cui vale la pena di pagare il canone. E poi ci sono quei programmi per cui vale la pena di comprare un televisore. Uno di questi è Sostiene Bollani, in onda ieri in terza serata su RAI3 e speriamo ancora tante domeniche magari qualche minuto prima. Perchè dovrebbero vederlo anche i bambini, un programma che parla di musica senza urlare nè addormentare. Un programma che parte da Bach e arriva ai testi di Micheal Jackson (da ricordare la lettura fornitane da Caterina Guzzanti.) Un programma che insegna incuriosendo, ma che nel frattempo diletta, grazie alle dita di Bollani che passeggiano, corrono, indugiano sulla tastiera mentre il titolare spiega cos'è un direttore d'orchestra, parla dei finali, o svela che My way e la colonna sonora del Padrino sono cover di brani dimenticati. Passare dalla Rettore a Rossini, con in mezzo un brano cantato dagli Avion Travel, chiedere al pubblico di tossire in battere e in levare, fare il verso a Frank Sinatra: che l'arte sia il più stuzzicante dei giochi? Grazie, Bollani.

domenica 7 agosto 2011

consigli per le arene: La nostra vita

Certe cose all'aperto vengono meglio, si sa.
A chi capita l'opportunità consigliamo perciò di vedere, in qualche arena, La nostra vita, film di Daniele Lucchetti. Per chi non lo conosce, per chi non lo inquadra, diciamo che se di Nanni Moretti vi piace Bianca e tutti gli altri, inspiegabilmente no, è forse perchè l'aiuto regista era proprio lui: Lucchetti, appunto.
La Nostra vita più che un film è una finestra. Per la bravura degli attori, ma anche perchè ci si vede l'aridità dei quartieri in costruzione, della gente che ne vive ai margini, di quella ricca abbastanza da vantare un carrello della spesa nei centri commerciali. La scalata sociale passa per l'occultamento del cadavere di un rumeno caduto tra i pilastri, i soldi prestati da uno spacciatore, il cemento allungato per risparmiare.
La ginnastica dei bambini è la playstation, l'educazione è la diffidenza, il metodo di contrattazione con i subordinati la minaccia, quello con gli altri la menzogna.
Tutto per avere abbastanza soldi da permettersi qualcosa in più.
Che però non arriva, perchè nel nostro paese ricchi si nasce e poveri lo si rimane.
Tanto vale forse togliere i figli da davanti la tv e spupazzarseli, come nell'ultima scena.

venerdì 8 luglio 2011

poemi umani

"Devo esprimermi o posso parlare?" A volte basta una frase per demolire un'epoca. Quella delle cure alternative che oggi coccolano il paziente mentale senza curarlo, continuando a lucrarci. L'ha pronunciata, ieri, a Pergine, uno degli attori di Poemi umani. Prima c'era stato il delirio fertile di una gestazione, la lucidissima lettera anonima di un rinchiuso al suo direttore, e i ricordi - i loro sì, di ordinaria follia- - di tre persone che nel manicomio di Pergine ci avevano lavorato. Da Cristicchi a Celestini i matti vanno di moda. E la morale sul diverso che è una ricchezza è diventata una tiritera, una ninna nanna. Ci voleva, allora, una nota stonata per dare la sveglia. L'hanno suonata gli attori Luca Vonella e lorenza Ludovico, cui auguriamo una fortunata carriera, diretti da un regista, Simone Capula, che invece preghiamo di rinunicare ad abbondarla, la propria carriera. Lo spettacolo forse non è inappuntabile, ma a renderlo ancora migliore possono farcela solo loro.

sabato 23 aprile 2011

Si è smarrita la capacità profetica?

Ragionando ragionando in queste ore di torpore prepasquale, cerco di tirare le fila di 3 esperienze recenti. A mio avviso collegate.

Di una conferenza dello psicanalista M. Giorgetti Fumel sui legami virtuali (mutamenti individuali e sociali nell’era del web), ancora fluttuano nella mia immaginazione le considerazioni sul fatto che lo stravolgimento narcisistico e neo-tribale della “società elettrica” ci ha scaraventato in un’epoca priva di capacità profetica.

Intendendo, con ciò, l’assenza di persone – dunque poi anche personaggi o protagonisti o figure - epocali che fungano pure da catalizzatori stabili e non triviali del nostro immaginario, delle nostre ambizioni civili e culturali e dei nostri ideali – anche di auto-superamento e/o sacrificio.

In tal senso, mi sembrano particolarmente significative le rappresentazioni di due grosse figure storiche, come quella di un papa e di un re inglese nei film “Habemus papam” di Moretti e “Il discorso del re” di Tom Hooper.


In entrambi i casi l’occhio del regista destituisce i capi dell’aura di lontana ammirazione e reverenza, del gravame storico e della loro valenza mondiale, per proporcene gli aspetti più umani. Idiosincrasie. Ma, soprattutto, ansie, debolezze, incertezze, incapacità, vergogne e timidezze. In un confronto angosciante con l’Altro.

E, su tutte, l’incapacità di affrontare se stessi e dunque il proprio pubblico, il proprio popolo. Di comandare il proprio linguaggio.

Nell’era della comunicazione esasperata, mi sembrano punti tangenti interessanti.

DC

lunedì 27 settembre 2010

pro e contro Marx

Alla faccia di quelli che dicono comunismo e pensano alla corazzata potemkin, ai baffoni di Stalin e al comintern, esce Pro e contro Marx, di Edgar Morin (ed. Erickson). Scopriamo un Marx che con la sua prassi non si arrende allo status quo ma guarda al cambiamento, fino a prevedere la globalizzazione. Per Kolakowski, del resto, il marxismo come istituzione è quasi la contraddizione del marxismo come metodo. Quando il marxismo diventa ortodossia, in altre parole, cessa di essere marxista. Il pensiero di Marx pertanto va assunto senza pretenderne di farne l'unica chiave di lettura possibile: compreso, dopo Hiroshima e le follie collettive del secolo passato, l'aspetto provvidenziale della storia e del progresso. Perciò, scrive Morin, per comprendere fenomeni come le due guerre, il nazismo, lo stalinismo ci vuole anche lo sguardo di Shakespeare, non solo quello di Marx, Braudel o Wallerstein. Bisogna abbandonare il mito di homo sapiens e considerare l'uomo per quello che l'autore definisce homo sapiens - demens, quell'essere che può dar luogo a Mozart ma anche a Hitler e che rischia di mettere in pericolo la vita del suo pianeta. Per sventarlo, l'obiettivo del socialismo oggi diventa trasformare la specie umana in umanità. Una rivoluzione.

venerdì 17 settembre 2010

velina o calciatore, altro che scrittore!

Nel vangelo la voce che grida nel deserto è quella di Giovanni Battista; nell'editoria italiana c'è Gordiano Lupi. Tra un saggio sul cinema degli anni '70, un racconto trash e qualche traduzione, Lupi stavolta sforna "velina o calciatore, altro che scrittore!", il suo terzo libro sulla letteratura - si fa per dire - nostrana. Specie su quella dei poeti laureati sì, ma alla CEPU, quelli alla Baricco, Mozzi, Avoledo. Quelli che intasano le vetrine, le riviste e i salotti. Quelli che in TV danno consigli diuretici come Bevilacqua o cardiaci come Va dove ti porta il cuore, quelli che ti fanno due Veltroni così.
Ma non se la prende solo con le star, Gordiano. E`tutto il sistema, che non gli va: l'industria dei libri panettone, come la chiama lui, e l'oligopolio che a forza di cartonati ci ammansisce ogni giorno.
Svegliaerà più di qualcuno, il libro di Gordiano. Ma come si faceva quando non c'era l'anestesia, insieme suggeriamo di comprarne anche uno alla moda, Mazantini o Vespa fa lo stesso, tanto per avere qualcosa da mordere.
Più della denuncia di un regime, però, Velina o Calciatore è anche lo spaccato di come se la passa in Italia, oggi, un editore, autore e traduttore fuori da giro, dali schemi e quindi, spesso, dai gangheri.

giovedì 5 febbraio 2009

Operazione Valchiria. O Valsugana?

Nove mesi prima di darsi la morte Hitler subì un attentato. Ne uscì con qualche ustione ma vivo abbastanza da pranzare con Mussolini e ordinare che gli ufficiali che avevano cospirato venissero catturati vivi. Per essere impiccati in una maniera estenuante, con un cappio collegato all'altro. Non prima di un processo in cui vennero sbeffeggiati. Ad uno di loro che era stato condotto in aula senza cintura il giudice diede del porco perchè si reggeva i pantaloni. La moglie di uno di essi volle comunque essere presente nel dibattimento, mischiata tra la folla, per dire al marito con uno sguardo che lei non lo abbandonava. Successivamente Hitler ordinò che di quei cospiratori fossero eliminati anche i parenti. In un regime in cui il fanatismo conduceva i gerarchi a spararsi per un errore, in cui il popolo era esaltato dalla propaganda di Goebbels e il controllo non solo sulle menti era totale c'era dunque chi tramava. Osando, azzardando. Comprendendo che la parola onore era ormai una bestemmia, ma immersi nell'esaltazione di tutto il reich, chissà con che tremore nel bisbigliarlo. Ce n'era abbastanza per farne un capolavoro, o almeno un film. Ma si sa, ognuno ha la sua specialità. Agli americani per esempio vengono bene le gomme da masticare.

martedì 20 gennaio 2009

Appunti per un film sulla lotta di classe

Immaginate che un giocatore di scacchi riesca a mettere in campo la partita perfetta: mossa dopo mossa una serie di arrocchi, di combinazioni, fino alla vittoria. Immaginate poi che lo stesso giocatore nella partita successiva, magari con un altro avversario replichi le medesime mosse, una ad una. La partita cesserebbe di essere perfetta, e anzi probabilmente porterebbe ad una sconfitta. Quando Ascanio Celestini in "Appunti per un film sulla lotta di classe" si china su un carillon come in "radio Clandestina" faceva su una radio, perde. Quando enumera la dozzina di precari che denunciarono l'Athesia come in altri brani faceva con i caduti delle fosse ardeatine, viene sconfitto. Azzeccare le mosse significa leggere, capire, che partita si sta giocando. Ascanio è come qui giocatori di calcio che fano sempre la stessa finta, col campo pesante o col sole, stanchi o freschi, in attacco o in difesa. Di solito finiscono a farla davanti a un bar, per gli amici. Quando Celestini chiama "bocca marcia" una ragazza col labbro leporino reitera la parlata che l'ha reso famoso: il romanesco di sessant'ani fa. Quando racconta del padre di quella ragazza che impone si debba sposare prima lei e poi, in ordine, la seconda figlia dà voce a una mentalità da dopoguerra, quella che appunto tanto bene narrava, ad esempio, in "Scemo di guerra". Tutto pare insomma come quando Pavaroti gorgheggiava i pezzi di jovanotti. Ma Ascanio non ha l'incombenza di pensare a come evadere le tasse: possibile che non si renda conto che il suo talento merita un uso migliore? Migliore di certe battute anche da Bagaglino, "il marito di Costanzo." Se proprio bisogna rubare, di refurtiva preferiamo i soliloqui presi a prestito dallo stile di Antonio Rezza, in cui tra sè e sè si equivoca assurdamente una realtà svelado quanto essa sia più assurda ancora. Oppure, di argenteria preferiamo le canzoni, specie "tra cinque minuti scoppia la rivoluzione" che provano a riecheggiare de Andrè. Celestini è un Maradona, è un Bobby Fisher. Dei suoi appunti è dagli scarabocchi che dovrebbe partire, senza fare l'inchino per gli applausi alle partite di qualche anno fa, o di qualcun altro.

venerdì 12 dicembre 2008

"Le meravigliose avventure di Silvana Rivolta"

"Chi c'è c'è, chi non c'è se ne vada a quel paese" con questo ritornello - pressapoco- Benedetta Zallocco ieri sera si rivolgeva a presenti e assenti alla sua esibizione al circolo Wallenda.
Chi non c'èra in effetti l'invito se lo meritava perchè per assistere al monologo della Zallocco valeva la pena di sormontare i cumuli di neve che dividevano la porticina del circolo in Via San Martino, a Trento, dal resto del mondo.
Sarà per la parlata da entroterra del centro Italia, sarà per il tema, "le meravigliose avventure di Silvana Rivolta" ricordano alla lontana i monologhi di Ascanio Celestini, quello che prima di comparire dalla Dandini incantava nei teatri. In più Benedetta Zallocco ci mette una verve da Gian Burrasca, che il pubblico lo incalza, invece di lasciarlo riflettere e compiacersi.
Se registra qualche enfasi di troppo, se di Silvana ci narra nuove - e un pò più avventurose - avventure, Benedetta Zallocco a quel paese non potrà mandarci mai.

lunedì 8 dicembre 2008

Roberto Murolo, chi era costui?

Un giorno, quando il mondo sarà migliore, le cosidette "cover" saranno catalogate tra i crimini contro l'umanità. Dopo le torture di Laura Pausini a Cocciante e Irene Grandi che fa dell'avanguardia con Bianco Natale, ci è toccato sentire La Cura di Battiato incisa da Celentano.
Per il Cielo in una stanza inciso da Fabrifibra probabilmente è questione di minuti.
Forse non tutti sanno che la Cura di Battiato parla di malattia mentale. No, non le solite follie d'amore da hit parade, bensì la patologia o l'ipocondria, parola che in effetti solo Battiato riesce a infilare nella metrica e nelle rime di una canzonetta. Canzonetta per modo di dire perchè c'è del visionario e della disperata premura, non il solito ritornello in la Cura, titolo da ricetta medica ma che mantiene un senso antico, intimo.
Sentirla canticchiare da Celentano come farebbe un infermiere con la sigaretta in bocca e la siringa a cavallo dell'orecchio suggerisce in effetti, la somministrazione di calmanti e, dopo i pasti, l'uso di camicie di forza con bavaglio. Celentano canticchia di "vie che portano all'essenza" come farebbe dell'ennesima biondina del suo repetorio.
Da una ventina d'anni Celentano, sempre meno molleggiato, dopo riflessioni anche di dieci minuti scrive che "la caccia e contro l'amore".
Morandi corre, gioca a pallone e canta, come fanno certi vecchietti che tornano bambini.
Nicola di Bari di tanto in tanto compare ripetendo di essere appena reduce di una trionfale tournè in Kazikistan.
Califano biascica di avventure erotiche agitando un catetre.
Forse anche di loro sorrideva, Roberto Murolo, a un passo dai cent'anni.

sabato 29 novembre 2008

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“Si può fare” non è un film di quelli che dici: questo andrebbe proiettato nelle scuole. “Si può fare” andrebbe proiettato nelle piazze, nei giroscala, nei centri commerciali, nelle chiese, per terra e per aria, al mare e in montagna, di giorno e di notte, a primavera, d’inverno, nei cessi e negli stadi. Di modo che i ragazzi che una settimana fa hanno arso un barbone, il cinquantenne che stuprava una donna del Mozambico perché “l’ho comprata”, i dottori che si è scoperto asportavano polmoni per “stare nel budget” non possano sfuggirgli. In Arancia Meccanica la rieducazione di alcuni deviati passava per la visione di filmati. Ma quelli erano quattro balordi. Invece oggi è a tutta la società che bisogna tenere aperte le palpebre coi tiranti, che bisogna impedire di girarsi dall’altra parte. Il film di Bisio non è perfetto. La sua maniera di parlare dei matti a volta pare da prima serata in TV. I degenti somigliano troppo a maschere e alla fine troppo facilmente tutto s’aggiusta. Ma lo stesso mostra che “diverso” non significa per forza “peggiore.” Che confrontarsi conviene. Che si può essere sé stessi prima di essere malato, socio, figlio, risorsa umana. Probabilmente i nostri governati non hanno tempo da perdere dietro un film come questo. Ma la scena – pochi eterni secondi - in cui il protagonista deve scegliere qualcuno da assumere nella cooperativa sociale, con la porta che si chiude davanti alle facce degli esclusi vale da sola un loro discorso.

giovedì 13 novembre 2008

Vicky Cristina Barcellona: tanto vale investire in borsa

Vicky Cristina Barcellona, l'ultimo film di Woody Allen, parla dell'attuale crisi economica. E' la storia, come sempre autobiografica, di un regista che, esaurita la vena da una ventina d'anni, riutilizza clichè logori. Bastano tre star, qualche scorcio di Gaudì, una spruzzata di promiscuità con vent'anni di ritardo su Almodovar e una canzoncina ammiccante come colonna sonora. Un'americana perbenista e una no in vacanza a Barcellona si innamorano di uno spagnolo che di professione fa - indovina? - il pittore il quale a sua volta è ancora legato alla sua ex moglie, una spagnola caliente. Dopo che pressapoco tutti vanno a letto con tutti ognuno se ne riparte. Visto il reddito del regista e la crisi, la morale del film è: ma chi ve lo fa fare di spendere per vederlo?

giovedì 7 agosto 2008

come un dito sopra una schiena

Ieri in un comune col nome da frazione (Mezzolombardo) un uomo avanzava dritto verso Giove. Poi si fermava, ci ripensava, faceva una capriola, prendeva una sedia e ci montava sopra, oppure ritornava indietro, ma bendato. Se i fulmini del dio in preda ad un crisi di nervi, le folate della vallata o i lampi del cielo fossero stati uno scherzo forse non avrebbero divertito il funambolo quanto invece l’attraversare il paese come un’idea, sulla testa dei cafoni che applaudivano quando non dovevano. Già perché l’uomo camminava su una corda. Come un dito sopra una schiena il suo sorriso solleticava il pianeta senza toccarlo. Ma funambolo è una parola che non usa più nessuno, ed equilibrista si dice dei diplomatici. Così resta senza nome chi ieri concepì una capriola all’indietro a dieci metri dal suolo. Le sue guance scavate dall’esercizio mentre rincasando inciampavamo in uno zerbino però - ecco chi era! - ci hanno ricordato Nureyev.

martedì 20 maggio 2008

Orwell ci appassiona ancora!!

Magistrale ed emozionante la riduzione teatrale della Fattoria degli animali di G. Orwell messa in scena dall’Istituto L. Guetti di Tione (TN), con il coordinamento dei professori Andrea dell’Anna, (luci e regia), Marika Lorenzi, Antonella Piacenza, Ezio Salvaterra e da Licia Simoni ieri sera al Teatro Cuminetti di Trento nell’ambito del 12° Meeting “La Scuola a teatro”. Testi e direzione del professore e giovane pittore/scultore, Paolo Dolzan, autore anche delle suggestive maschere animali di carta pesta che hanno vestito gli animali della fattoria.

Benjamin, Gondrano, Clover, la vezzosa Molly, scorante vittima di se stessa e di dolci lusinghe infiocchettate, le simpatiche galline un po’ stordite…. musi famigliari della fattoria con cui avremmo voluto zompare e scalpitare sulle musiche del maestro Edoardo Bruni, del giovane studente Maso Raul e della Scuola Musicale delle Giudicarie
A questi ragazzi che hanno interpretato con freschezza, spontaneità e senza esitazioni l’opera di Orwell, facendoci sognare ancora gli entusiasmi della liberazione, va un grazie commosso!
Non ci aspettavamo certo di chiudere un piovoso lunedì sera sospirando indignati di fronte ai 7 comandamenti via via mistificati dai porci maiali, né a commuoverci per l’ennesima sconfitta del più debole. Dall’amaro retrogusto attuale.
Ci è piaciuta molto, questa recitazione fanciullesca e spontanea. Scevra di trite sovrastrutture, di ambizioni teatrali mistificanti e dizioni più o meno impostate - ci ha toccato il cuore e l’animo politico.
Lasciamo la sala in un turbinio di emozioni, mentre nell’aria rieccheggia “Heroes” di David Bowie e il brusio copre gli ultimi applausi.
Felici che questi ragazzi abbiano vibrato dell’adrenalina da palcoscenico, protagonisti di un’opera che ha segnato la storia della letteratura.
Commossi davanti a insegnanti capaci di donare attimi che divengono ricordi che restano nel cuore per una vita.

Plaudiamo ai nuovi interpreti dell'invito di Orwell “Pass on this message of mine to those who come after you, so that future generations shall carry on the struggle until it is victorious.”

Per informazioni sull’iniziativa “La Scuola a teatro”:
CO.FAS. Trento
Tel. 0461 237352
Email: info@cofas.it

giovedì 10 aprile 2008

Par sfotticio II

ABORTO? NO, GRAZIE “Aborto? non grazie” oltre ad essere la risposta di Giuliano Ferrara a chi prova a circumnavigargli l’adipe, inaugura l’era dei dialoghi. “che ore sono? Le 5 e un quarto” e “come va? Finchè c’è la salute” già si annunciano come nuove liste nell’agone politico con un preciso programma di moratorie, rotatorie e rotative.
LA SINISTRA, L’ ARCOBALENO Fate una scelta di parte. Questo lo slogan della sinistra l’arcobaleno, nome che sta tra un navigatore satellitare e il titolo di una favola. I giornali già annunciano scissioni delle correnti della “a sinistra dopo la farmacia prima del bivio” e “la volpe e l’uva”, più vicina alle istanze ambientaliste delle osterie del bresciano. Il manifesto della formazione politica compare spesso nelle fermate del bus: “Una scelta di parte”. Per partire parte, ma forse conduce al capolinea.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI formazione politica creata da Ferrando per riempire un rigo libero nella schermata dei sondaggi a Porta a porta. Il fatto che il partito comunista di Berlinguer avesse il 33% dei voti e questo sia accreditato dell’1% pare però stia spingendo il fondatore ad abbandonare i lavoratori e a sostituire la falce e martello con una più rassicurante amaca.
PARTITO DELLA LIBERTA’ Rialzati Italia! È lo slogan del popolo della libertà, l’esatto contrario di quello che sognavamo: la libertà del popolo. Dopo forza Italia ancora una frase che gli italiani pronunciano spesso e volentieri, ma stavolta nel languore della passione, mentre persuadono la partner a mutare postura nel corso dell’amplesso. Rialzati Italia! tradisce una concezione maschilista del rapporto, dove è l’uomo a menare le danze. Aspettiamo speranzosi una rivoluzione, almeno sessuale, che porti sulle schede elettorali il partito Gola profonda. L’Italia, come tutte le donne, dirà di sì facendo come crede, conserverà cioè la posizione, che è quella in cui godendo soffre da secoli.
LdF
La Par Sfotticio di LdF è anche sul http://www.bazar.it/

sabato 5 aprile 2008

Tutta la vita davanti


MILANO - Maltrattata e umiliata. Ma ha resistito anche se malata. Poi, quando è stata aggredita fisicamente, ha deciso di reagire e ha denunciato la violenza alla polizia. Protagonista di questa storia una cassiera peruviana del supermercato Esselunga che tra le lacrime ha raccontato l'aggressione di cui è stata vittima nel locale spogliatoio del negozio di viale Papiniano, a Milano, da parte di una persona non ancora identificata. "Quando mi ha messo la testa nel water", ha detto, "ho visto i miei figli che mi salutavano per l'ultima volta e mi sono raccomandata a Dio". E' il 2 febbraio: la donna, 44 anni, due figli di cui uno piccolo, un contratto part-time di 30 ore settimanali per poco più di 1000 euro netti al mese, soffre di problemi renali. Le capita di stare male, ma non le è consentito di andare alla toilette.



Finito il lavoro "umiliata e piangente" va in ospedale dove, dice, le viene diagnosticata una cistite emorragica: 15 giorni di malattia la prognosi. Non era iscritta al sindacato ma decide di farlo con la Uiltucs-Uil: "Le colleghe che hanno aderito all'organizzazione sono le uniche che hanno il coraggio di raccontare come mi hanno fatto fare pipì addosso". Giovedì scorso il fatto più grave: dopo le 16.30 la cassiera scende le scale per cambiarsi e uno sconosciuto le copre gli occhi con una banda, le blocca le mani, le infila in bocca un panno e le sbatte la testa contro i muri del bagno. Poi urlandole "piscia" e altre minacce preme il tasto dello sciacquone.



Qualsiasi reazione abbiate a questa notizia di qualche settimana fa vi prescrivo di vedere “Tutta la vita davanti” di Virzì.
In caso invece la notizia di reazioni non ve ne abbia suscitate si consiglia la visione in modalità “Arancia meccanica”, applicando cioè dei tiranti alle palpebre in modo che restino aperte per tutta la proiezione, senza che un solo fotogramma vada perduto.
Aumentare la dose in prossimità delle elezioni.
Buona visione.