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sabato 31 dicembre 2011

venerdì 18 novembre 2011

ego te absolvo

Con Don Verzè indagato per bancarotta, il parroco della chiesa in cui fu ritrovato il corpo di Elisa Claps e i loro colleghi ciclicamente sorpresi a traviare bambini, forse la legge dovrebbe comportarsi come con quel pastore del Sud, a cui il giudice riconobbe l'appartenenza ad una cultura con un sistema di valori peculiare. Del resto, se li nomina arcivescovi come Marcinkus o santi, come Padre Pio, vuol dire che la Chiesa non li considera pecorelle smarrite, ma pastori, pure loro. Ma don Verzè è quasi centenario e per ritrovare il corpo di Elisa Claps ci sono voluti diciott'anni: forse la divina provvidenza, al clero, l'impunità già l'ha data.

sabato 23 aprile 2011

Si è smarrita la capacità profetica?

Ragionando ragionando in queste ore di torpore prepasquale, cerco di tirare le fila di 3 esperienze recenti. A mio avviso collegate.

Di una conferenza dello psicanalista M. Giorgetti Fumel sui legami virtuali (mutamenti individuali e sociali nell’era del web), ancora fluttuano nella mia immaginazione le considerazioni sul fatto che lo stravolgimento narcisistico e neo-tribale della “società elettrica” ci ha scaraventato in un’epoca priva di capacità profetica.

Intendendo, con ciò, l’assenza di persone – dunque poi anche personaggi o protagonisti o figure - epocali che fungano pure da catalizzatori stabili e non triviali del nostro immaginario, delle nostre ambizioni civili e culturali e dei nostri ideali – anche di auto-superamento e/o sacrificio.

In tal senso, mi sembrano particolarmente significative le rappresentazioni di due grosse figure storiche, come quella di un papa e di un re inglese nei film “Habemus papam” di Moretti e “Il discorso del re” di Tom Hooper.


In entrambi i casi l’occhio del regista destituisce i capi dell’aura di lontana ammirazione e reverenza, del gravame storico e della loro valenza mondiale, per proporcene gli aspetti più umani. Idiosincrasie. Ma, soprattutto, ansie, debolezze, incertezze, incapacità, vergogne e timidezze. In un confronto angosciante con l’Altro.

E, su tutte, l’incapacità di affrontare se stessi e dunque il proprio pubblico, il proprio popolo. Di comandare il proprio linguaggio.

Nell’era della comunicazione esasperata, mi sembrano punti tangenti interessanti.

DC