Visualizzazione post con etichetta paure civiltà? perlessità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paure civiltà? perlessità. Mostra tutti i post

martedì 19 aprile 2011

martedì 4 maggio 2010

happy hour

Happy hour. (...) Ore 18. Siamo a Roma, in uno dei tanti bar a pochi metri da San Pietro. (...) Qui un aperitivo costa cinque euro, una coppa di gelato quattro e cinquanta, un cameriere tre euro e mezzo all'ora. Niente tasse, niente contributi. Tutto è iniziato una decina di giorni fa. Sulle pagine di Porta Portese trovo quest'annuncio: «Cameriera di bella presenza per servizio ai tavoli per bar tavola calda zona Roma centro». Telefono al numero indicato e poche ore dopo mi presento in viale Giulio Cesare. Ho 30 anni, dico, sono laureata, giornalista e ho bisogno di un lavoretto part time. Il titolare chiarisce le condizioni: la prima settimana è di prova e sarà regolarmente retribuita, la paga ammonta a duecento euro. Vengo ricontattata quarantott'ore dopo. I cinque giorni di training , mi viene detto, saranno per forza di cose full time, dalle 14 alle 10.30. Accetto. Inizio così le mie otto ore e mezza di apprendistato al mestiere di cameriere. Subito mi vengono spiegate le regole d'oro di questo locale che è anche gelateria, pasticceria, gastronomia, cocktail e wine bar. Primo: è un posto molto raffinato, quindi non lesinare sorrisi e gentilezze. Secondo: l'happy hour è il momento clou della giornata per cui dalle 18 alle 21 è vietato sedersi. Terzo: i clienti sono piuttosto chic e in buona parte abituali per cui è bene coccolarli imparando i loro gusti in fatto di zucchero e di schiuma sul caffè. E in effetti è un susseguirsi di avvocati, dottori e cravatte d'ogni tipo, salutati a gran voce e accolti come il figliol prodigo. Tra questi habitué, qualcuno, cellulare alla mano, mi chiede di chiamargli un taxi o di accendergli la sigaretta. Nel frattempo, un giovane filippino, blindato dentro la cucina, inforna pizzette e stuzzichini. La temperatura è sopra i 40° e lui gronda sudore. «Lavoro qui dall'alba», mi racconta. In tre giorni non l'ho mai visto uscire dal laboratorio e mai andare via prima delle sei del pomeriggio. Jimmy non è il solo a fare la sauna accanto ai forni. Con lui un connazionale lava quantità incalcolabili di piatti e posate. Io faccio la spola, con il vassoio in mano, tra i tavoli all'interno e quelli nel gazebo esterno. Non ho diritto a pause o esitazioni. Non appena provo a fermarmi, mi viene chiesto di pulire i vetri, spazzare la sala, svuotare i posacenere. La moglie del proprietario mi grida di «sfregare con forza i vassoi, così sono indecenti» o «pulire bene ogni angolo di pavimento» perché «la scorsa notte sono venuta a controllare». Arriva a minacciare una delle bariste di «fare un macello se trova la vetrina dei dolci ancora così sporca». (...) Dopo le pulizie del terzo giorno, vengo convocata dal proprietario che, sorridendo, mi avverte che la prova può finire lì. Da domani il training tocca a un'altra ragazza. Mi allunga novanta euro e mi liquida con un «per sette giorni sono duecentodieci euro, quindi per tre la paga è di novanta». Invano provo a dire che la settimana lavorativa è di cinque giorni e che quindi di euro me ne spettano centoventi. Per lui ho solo capito male. Mi faccio due conti: ho sgobbato per tre euro e mezzo all'ora. Mai lo Statuto dei Lavoratori mi è sembrato così lontano. (www. ilmanifesto.it)

martedì 23 febbraio 2010

asilo politico

Accade a Goito, paesino in provincia di Mantova. Dove l’amministrazione di centrodestra (Pdl-Lega-Udc) ha approvato un regolamento dove all’articolo 1 c’è scritto che possono accedere all’asilo solo bambini appartenenti a famiglie che accettano«l’ispirazione cristiana della vita». (www.liberazione.it)

mercoledì 2 dicembre 2009

il nonno dell'aspirante figlio di papà

Celli, l'uomo che nella foto cerca il pelo nell'uomo, è prestigioso professore di un'università privata. Ha di recente pubblicato una lettera aperta in cui invita il figlio ad espatriare: qui in Italia, di meritocrazia non ce n'è abbastanza. Non lo commenteremo. Lo hanno già fatto in tanti. Chi gli ha dato ragione, chi dell'ipocrita, chi dell'opportunista. Alberoni lo ha invitato a dare un'occhiata a cosa siano i giovani di oggi, prima di desiderare di vederli all'opera. A cosa serva il merito al figlio di un professore universitario oltretutto sfugge. E in effetti, che i ragazzi cresciuti a latino e fiumi della Padania siano in grado di concorrere con quelli di New delhi è tutto da verificare. Concordiamo peraltro con Celli che per trovare qualcosa di cui essere fieri dell'Italia dobbiamo rimontare a Poppea. Ma quello che ci interessa è altro: la fregatura generazionale che ricorda le pubblicità in cui si vede una fuoriserie guidata da un manager con tanto di bionda. La parola "prestigio", che ha fatto desiderare a ogni padre una scrivania per il figlio e che ora spinge l'uno e l'altro a sfruttare l'ucraina che deterge le natiche al nonno. A vent'anni dal crollo del muro, guardate in testa a chi cadono, i calcinacci.

domenica 8 novembre 2009

una notizia, in meno.

Flavia Pennetta ha dato il punto della vittoria all'Italia del Tennis. Mauro Corona e Belen fermati senza patente. Trentino BetClic campione del mondo di pallavolo. Calcolati i giorni persi all'anno nel traffico.
Sono tutte notizie che non ci interessano. Servono solo ad aumentare i contatti del blog. Come la foto, è chiaro. Se ci siete cascati cercandole benvenuti. Quello che ci interessa invece è che il periodico Diario di Enrico Deaglio chiude, per mancanza di fondi. Una voce libera in meno, e chissà quanto notizie che ci interesserebbero davvero che non sapremo mai.

venerdì 30 ottobre 2009

la legge è uguale per lutti

Pare che mostrare una schiena a pezzi forse riesca a persuadere qualcuno che è il caso di dare un'occhiata a cosa accade nelle carceri italiane. A questo sono dovuti arrivare i famigliari di Stefano Cucchi, che è entrato in un carcere di questo paese per colpa di venti grammi di marjuana e ne è uscito con un occhio rientrato. Non ci speriamo più di tanto. Non è accaduto per Aldrovandi, nè per quel terrorista in costume da bagno che di cognome faceva Giuliani. Non ci speriamo perchè Cucchi non era un fascistello dei Parioli, non ci speriamo perchè nessuno ricorda chi è Pinelli, l'anarchico che secondo le ricostruzioni della sentenza prima di buttarsi dalla questura di Milano si tolse una scarpa, non ci speriamo perchè in questo paese di cosa accade nei campi in Puglia o nei CPT di Lampedusa o in qualsiasi cantiere, sottoscala, albergo di periferia non importa a nessuno. Dopotutto se quattro carabinieri ricattavano Marrazzo la colpa era sua, no?

venerdì 25 settembre 2009

dalla lettera di un ex ufficiale dell'aeronautica militare

"esiste in Italia un giornale che abbia il coraggio di dedicar alle vittime afgane innocenti ogni giorno sei brevi necrologie, tante quanti erano i nostri parà caduti? Sarebbe necessario e doveroso specchiarsi in quei volti, imparar a fare i conti con chi è morto anche per colpa del nostro silenzio e della nostra acquiescenza; con quelli della cui uccisione siamo stati complici, e lo abbiamo fatto a cuor leggero perché erano “lontani”, perché erano “diversi”, perché non hanno nessuno che li difenda e ne rivendichi la memoria e il rispetto. Dovremmo meditare sulle loro sembianze e sulla loro vite spezzate, noialtri che non riusciamo a opporci abbastanza efficacemente alle canaglie nostrane, ai mascalzoni che con arroganza ci vanno ripetendo che invadere un paese altrui e bombardare degli inermi da duemila metri è un normalissimo – e perfino “eroico” - atto di guerra per quanto la guerra non sia dichiarata, mentre difendere la propria terra con le armi di cui dispone un popolo che non ha né aerei, né elicotteri, né missili aria terra, né mezzi corazzati, è un atto “infame” e “vile”." (www.ilmanifesto.it)

lunedì 14 settembre 2009

scusa Silvio, ti ho sputato?

I capi di stato esteri cercano di non farsi vedere con Berlusconi. Un recente documento congiunto delle forze più rappresentate in Afganistan lo escludeva, nonostante il numero di italiani schierati. La popolarità del premier negli ultimi mesi è calata solo di un punto percentuale eppure la sua figura è debole e, soprattutto, indebolisce chi gli sta intorno. Perciò pare che Fini ci riprovi, come un paio di anni fa, a emanciparsi. Non pare che possa sfrattare il padrone di casa, piuttosto fondarne un'altra. Anche Rutelli sta con le valigie in mano e la chiesa forse si appresta a regolare il traffico. Con un pò di fantasia si possono immaginare le elezioni politiche insieme alle regionali, in una specie di chi vince prende tutto. Farebbero comodo a Berlusconi, per ricavarne una nuova, opportuna, leggittimazione e alla Lega, in ascesa. Ma fuori da quella che fu la casa della libertà e sempre più somiglia a un fortino le altre forze farebbero in tempo ad organizzarsi? Quando Casini dice che una maggioranza in parlamento contro la Lega c'è già fa capire che qualcosa si muove da tempo. Dopo le primarie forse tutto prenderà velocità, come in un flipper. Nel frattempo lavora sottotraccia, scavandosi la fossa, la sinistra.

domenica 6 settembre 2009

i bronzi di cipiace

Ogni anno si festeggia la festa della Liberazione. Ogni anno che passa i partigiani reduci rendono meglio lo stato della loro conquista. Perchè come la peste di Camus il virus resta nell'aria, solo che la febbre suina è nascosta e inafferrabile, mentre la faccia di Gasparri te la ritrovi dappertutto. Proprio Gasparri, posto davanti all'eventualità di una sentenza negativa della corte costituzionale del lodo Alfano ha dichiarato che comunque “un cavillo lo troviamo”. Dove cavillo significa un modo per aggirare l'organo che legge la nostra costituzione. E cos'è la costituzione? Il libretto di istruzioni che quei vecchietti col tricolore al collo, quando erano giovani e forti, ci hanno lasciato. Quella che dice che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ora Gasparri ama sicuramente – anche troppo - l'Italia, forse non è monarchico e se glielo suggerisce Fini puoddarsi si dichiari anche democratico, ma col lavoro, l'onorevole Gasparri, che c'entra? Nulla. E lo capiremo presto, quando, presente in tutte le piazze al posto di Garibaldi, gli scultori lo ritrarranno bronzeo, riposatissimo, a cavallo di un cavillo.

martedì 18 agosto 2009

cacabinieri

"erano carabinieri coloro che inscenarono la pantomima dell’omicidio di Salvatore Giuliano per coprire i mandanti di Portella della Ginestra; che sono carabinieri il generale Mori e il colonnello De Donno che trattavano con il mafioso Vito Ciancimino durante le stragi del 1992 e che, secondo Ciancimino jr., ricevettero il celebre “papello” di Totò Riina, ma si guardarono bene dal denunciare alla magistratura quell’estorsione mafiosa allo Stato; che erano carabinieri gli ufficiali filmati per ultimi in via d’Amelio mentre portavano via la borsa di Paolo Borsellino appena assassinato, borsa contenente (secondo la vedova del giudice) la famosa “agenda rossa” scomparsa; erano carabinieri gli uomini del Ros che arrestarono Riina il 15 gennaio ’93, ma “dimenticarono” di perquisirne il covo, lasciandolo svuotare con tutte le sue carte compromettenti dai mafiosi rimasti a piede libero e ingannando la Procura di Palermo; che sono carabinieri il generale Mori e il colonnello Obinu, imputati a Palermo per favoreggiamento alla mafia con l’accusa di aver lasciato scappare Provenzano nel 1995; che sono carabinieri il generale Ganzer (nientemeno che comandante del Ros) e alcuni suoi uomini imputati a Milano per traffico di droga; e che sono ancora carabinieri quelli che nel 2005 perquisirono la casa di Ciancimino jr., ma si scordarono di aprire la sua cassaforte, in cui secondo il padrone di casa era all’epoca custodito il papello di Riina; e potremmo andare avanti ancora. Su queste vicende gravissime, i vertici dell’Arma sono rimasti “nei secoli silenti”: mai una parola, mai un provvedimento per censurare certe condotte indecenti e per allontanarne o almeno sospenderne i responsabili (l’assoluzione di Mori per il covo di Riina, per esempio, parla di pesanti responsabilità disciplinari, rimaste ovviamente impunite). Silenzio di tomba, copertura totale (esattamente come fa la Polizia di Stato con i torturatori e i picchiatori del G8 di Genova 2001, vedi Diaz e Bolzaneto). "

sabato 15 agosto 2009

passerella

Ieri sera, all'ora di cena, come un cucù impazzito è spuntato, dal telegiornale della 7, sì, anche da lì, Capezzone. Con il solito completo blu, la pettinatura da foto di gruppo, il sorriso di chi da piccolo diceva: guarda che lo dico a papà. Sollecitato sul tema, e chissà su cos'altro, dall'avvenente giornalista, il portavoce di un popolo intero, quello della libertà nientedimeno, ha detto che i parlamentari che oggi faranno visita ai reclusi in molti casi faranno una semplice passerella. Poi la giornalista ha ripreso la parola ed ha proseguito con le notizie del tg. Al termine del quale, al momento dei saluti, congedandosi, Capezzone non riusciva a celare il suo fondotinta, che vistosamente colava dallo zigomo sinistro.

mercoledì 29 luglio 2009

ex cell

Scoperta nel carcere di Venezia una cella segreta per le torture. Proteste a Rovereto degli anarchici (al resto della popolazione le cose vanno bene così) per un suicidio sospetto in una cella. I livelli di sovraffollamento sono tornati in tutt'Italia ai livelli dell'indulto. Mentre in Turchia studiano pene alternative alla reclusione. 
Ma in Italia a difendere i diritti c'è Di Pietro.

sabato 29 novembre 2008

falso allarme

Crisi, crisi, crisi. Sui giornali non si parla d’altro. Crolla la borsa, il PIL, l’inflazione. Prima le case costavano troppo, ora poco: un vero guaio. Siamo in recessione. E i giornali di qualche mese fa che dicevano? Che eravamo in crisi, ma un’altra. Quella doveva finire nel 2009, questa chissà. Quella era congiunturale, questa la dipingono come la peggiore dal ’29. E i giornali dell'anno scorso di che parlavano? Giusto un anno fa moriva la signora Reggiani. Sulle pagine dei quotidiani si leggeva “barbaramente uccisa” da un rumeno. Da allora partiva l’assalto ai campi rom e l’ondata di esaltazione della legalità che ha fatto eleggere in parlamento così pochi incensurati. Prima c’era stato da risanare il bilancio lasciato da quel governo e prima ancora quello lasciato da quell’altro. “Pur in un quadro internazionale – così scommetterei scrivevano i giornali - segnato dalla crisi succeduta all’11 settembre.” Seguivano pagine sul caro petrolio e sulle ingenti risorse dirottate verso quel paio di guerre che, strano a dirsi, sono talmente già vinte da continuare. Colpa dei terroristi, che infilano l’antrace nella posta e minacciano con un nuovo sconvolgente video di colpire una capitale. A Roma massima allerta, a New York il codice cambia colore. Andando a ritroso passando per lo Tsunami, l’AIDS, i pedofili, i doberman o la mucca pazza, pagina dopo pagina, non ricordo un periodo di non emergenza. Vivere seguendo i mass media somiglia sempre più a palpitare nel buio di un bunker, con le mani sulla testa bisbigliando preghiere ad ogni rombo di bombardiere. Senza il sospetto che tutto ciò serva solo a giustificare ogni volta nuove misure straordinarie: il patriot act, l’abolizione dell’articolo 18, i massacri nelle scuole.