Visualizzazione post con etichetta tentativi di stroncatura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tentativi di stroncatura. Mostra tutti i post

domenica 2 ottobre 2011

Rocco Siffreud: il film

A dangerous method - sottotitolo: tanto va la matta al lardo che ci lascia il subconscio - è la storia di Freud, una specie di Sherlok Holmes che dopo anni di indagini scopre che è tutta una questione di sesso. La conclusione, che non giunge nuova a legioni di casalinghe, camionisti e premier viene sviluppata da Watson, per gli amici Jung, che dopo lunghe riflessioni si chiede in svizzerotto stretto: e se mi chiavassi le pazienti? Sul tema Jung vive un profondo dissidio al termine del quale si spruzza il dopobarba chemenefreud, segno evidente che un tempo dissidio ma poi dissidiavolo. Concetto che Jung prova a spiegare pure a Freud, perchè bisogna allargare le prospettive, la scienza e volendo, le gambe. Quando Freud obietta se per caso non stia confondendo Keplero col noto ricercatore Siffreud, Jung risponde che quando gli fa male la pancia sente come dei rumori che però, assicura, vengono dalla bibblioteca. Pare la Arcuri quando dice che il calendario suo è artistico, osserva Freud, meditabondo, sul lago di Zurigo. Alla fine come spesso accade muoiono tutti: Freud, la paziente di Watson e il marito di Monica Bellucci, che la sapeva lunga. Solo Crepet - guarda certe volte i nomi - ancora campa.

sabato 1 ottobre 2011

mozzarella stories: un film avariato

A un certo punto di Mozzarella stories c'è un personaggio che viene incaricato di riscuotere dei crediti. Torna in mente Mi manda Picone e un pò di malinconia perchè Nanni Loy non c'è più e perchè Luisa Ranieri è una cosa, e Lina Sastri no.
D'accordo, quello era un capolavoro.
Ma quando, nella parte di uno spettro, compare l'attore protagonista dell'Imbalsamatore, bel film di qualche anno fa, non si può non riflettere su questa questa versione pulp di un modo di raccontare il Sud che da Pappagone in poi non è cambiato poi molto.
"Che te ne sembra?" chiede un cantante neomelodico in una scena dopo aver abbozzato qualche verso.
"Innovativo" risponde un vecchietto agitando un sonaglio.

lunedì 1 agosto 2011

2_d_2 (o troppa grazia per il popolo bue) § II




§ 2. Scaglio la seconda pietra

Piccoli intellettuali crescono. A Bosentino?
Bambini siedono sulle sedioline blu di piazza XXIV Maggio a Bosentino (TN). Aspettiamo che inizi lo spettacolo.
Definito spettacolo per bambini.
Atteso come altre belle iniziative funamboliche.
La piazzetta è semivuota di alcune facce note.
Fa freddino.

Piccole e grandi vittime di pubblicità ingannevole, ascoltiamo una Mara Pieri sempre troppo uguale in questa ambiziosa intrapresa; apparentemente discepola di quella diffusa scuola teatrale italiana che vuole l'emozione e il pathos espressi da un innalzamento del tono della voce sulle ultime sillabe della frase, frammisto a nota di simpatico stupore e sbuffo di fiato. Trascorsi 20 minuti, è insostenibile.

(foto dal sito dell'associazione Il Funambolo)


Non dubitiamo sia nato da un afflato d'amore, per Melville e per il pacato Bartleby, il tentativo di resa artistica di "Avrei preferenza di no" da parte dei Funamboli, che, come diceva la mail di invito, «ne hanno fatto un progetto ibrido, fra lettura e teatro, performance e videoarte, fortemente caratterizzato dallo spazio in cui è posto in scena. Avrei preferenza di no non è una proposta di spettacolo frontale, ma una rilettura di reciproca influenza di spazi e testo.»

Valutando se andarci o meno, soppesavo se la dicitura "progetto ibrido" fosse un trucco, maschera linguistica intellettual-schizzinosa per l'incapacità di una resa teatrale che per tale avesse il coraggio di proporsi e, se del caso, farsi criticare.

Su un palco vuoto, a parte un telo per proiezione e un manichino - prima steso e poi diritto - in papier-mâché (che sarebbe il modo chic per dire 'cartapesta'), nonostante ogni tanto si sposti, si sieda e si rialzi, Mara Pieri non riesce a imprimere vivacità al testo.

Manca l'artificio – e pecca di presunzione – se ritenevano, i Funamboli di tenermi inchiodata sulla sedia in una riproduzione - che ormai temo totale - del romanzo di Melville.

E oltre l'azzurro della tenda nell'azzurro io volerò
Colgo a caso parole dalla lettura della Pieri. Mi danno slancio per prendere il volo: esaspera – tedioso. Sì. Tedioso, esasperatamante, mi è ormai questo atto unico.
Non volo, no, ma come Donna Cannone certo mi affretto a lasciare il pubblico di piccoli intellettualini bosentinesi e la mia sedia davanti a questa tenda.
Senza l'applauso del pubblico – (non) pagante - e tutta sola verso un cielo nero nero, mi incammino.
Tornando alla macchina passo davanti al piccolo cimitero di Bosentino.
Più affollato della piazza che ho lasciato.
E più piacevolmente silenzioso.

DC











venerdì 8 aprile 2011

il retro della Mazzantini

Nessuno si salva da solo, ultima fatica di Margaret Mazzantini e dei suoi numerosi lettori, ci conferma nel sospetto che moltissimi si inguaiano in compagnia.
Noi che nessuno siamo e queste cose le sappiamo, per convincercene, l'ennesimo mattone antisismico - ricordiamo il capolavoro "non ti muovere" - dell'autrice, preferiamo giudicarlo dal retro di copertina.
In quelle scarne righe e ancora più scarne membra Mazzantini si presenta: nata in Irlanda, madre di quattro figli, vive a Roma.
L'ascetico celtico e i maccheroni, la vestale e i pannolini, Margaret e Mazzantini: l'autrice del Catino di zinco diventa modello per tutte le Mafalde ai fornelli che con un pargolo al petto, una cambiale nel piatto, un crocifisso sulla tv ed Emilio Fede dentro, mentre sognano un'esistenza di ispirate aspirapolveri, travagliati detergenti, ineffabili tampax, col mestolo percorrono i le frasi dell'autrice e sospirano: chissà quanto soffre!

lunedì 21 marzo 2011

bigiotteria

Un gioiellino poteva esserlo davvero, il film "il gioiellino". La vicenda della Parmalat si prestava a raccontare un'Italia di pizzicagnoli coi conti in ordine finiti a parlare di default.
La parabola di Tanzi, messa su pellicola, avrebbe potuto raccontare l'Italia a sè stessa. Ci avremmo riconosciuto il provincialismo delle imprese, i loro appoggi politici, finanziari e curiali, la cortina fumogena di valori mentre quelli meno sbandierati di una tempo si estinguono come i pesci autoctoni nel Po. Invece tutto questo è appena accennato. I minuti della proiezione trascorrono senza che il film denunci per davvero. O che almeno avvinghi lo spettatore con della suspance. Remo Girone e Toni Servillo non bastano. Al primo, oltretutto, è affidato una versione di Callisto Tanzi che pare scritta dal suo avvocato. Perchè non chiedere qualche riga anche ai suoi operai?

giovedì 27 maggio 2010

trova le differenze

Che differenza c'è tra il Tremonti di Guzzanti che voleva vendere la Sardegna e quello che per sanare il bilancio abolisce Isernia? E soprattutto che differenza c'è tra Tremonti e i suoi colleghi europei che proprio come lui hanno raggranellato soldi dagli impiegati pubblici? Che a questi nessuno ha dato del genio. Sarà perchè non hanno mai decretato condoni?

venerdì 21 maggio 2010

adios

Con gran dispiacere degli spagnoli, Mourinho lascia l'Italia. Che non lo merita, dice, mentre ne riceve un milione di euro al mese. In cui si complotta contro di lui, dice il lusitano, dimenticando una strana Sampdoria che con due uomini in più contro l'Inter evitò di tirare in porta o la Lazio, per la quale un giudice ordinario ha aperto un fascicolo. E' questo, forse ancora più del catenaccio, il gioco che riesce meglio al sedicente Special one: fare la vittima essendo uno squalo in una vasca di pesci rossi. Si presentò dicendo di non essere un pirla, Mourinho. Che vinca o che perda, come dicono a Napoli, Moratti a parte, qua nessuno è fesso.

martedì 4 maggio 2010

happy hour

Happy hour. (...) Ore 18. Siamo a Roma, in uno dei tanti bar a pochi metri da San Pietro. (...) Qui un aperitivo costa cinque euro, una coppa di gelato quattro e cinquanta, un cameriere tre euro e mezzo all'ora. Niente tasse, niente contributi. Tutto è iniziato una decina di giorni fa. Sulle pagine di Porta Portese trovo quest'annuncio: «Cameriera di bella presenza per servizio ai tavoli per bar tavola calda zona Roma centro». Telefono al numero indicato e poche ore dopo mi presento in viale Giulio Cesare. Ho 30 anni, dico, sono laureata, giornalista e ho bisogno di un lavoretto part time. Il titolare chiarisce le condizioni: la prima settimana è di prova e sarà regolarmente retribuita, la paga ammonta a duecento euro. Vengo ricontattata quarantott'ore dopo. I cinque giorni di training , mi viene detto, saranno per forza di cose full time, dalle 14 alle 10.30. Accetto. Inizio così le mie otto ore e mezza di apprendistato al mestiere di cameriere. Subito mi vengono spiegate le regole d'oro di questo locale che è anche gelateria, pasticceria, gastronomia, cocktail e wine bar. Primo: è un posto molto raffinato, quindi non lesinare sorrisi e gentilezze. Secondo: l'happy hour è il momento clou della giornata per cui dalle 18 alle 21 è vietato sedersi. Terzo: i clienti sono piuttosto chic e in buona parte abituali per cui è bene coccolarli imparando i loro gusti in fatto di zucchero e di schiuma sul caffè. E in effetti è un susseguirsi di avvocati, dottori e cravatte d'ogni tipo, salutati a gran voce e accolti come il figliol prodigo. Tra questi habitué, qualcuno, cellulare alla mano, mi chiede di chiamargli un taxi o di accendergli la sigaretta. Nel frattempo, un giovane filippino, blindato dentro la cucina, inforna pizzette e stuzzichini. La temperatura è sopra i 40° e lui gronda sudore. «Lavoro qui dall'alba», mi racconta. In tre giorni non l'ho mai visto uscire dal laboratorio e mai andare via prima delle sei del pomeriggio. Jimmy non è il solo a fare la sauna accanto ai forni. Con lui un connazionale lava quantità incalcolabili di piatti e posate. Io faccio la spola, con il vassoio in mano, tra i tavoli all'interno e quelli nel gazebo esterno. Non ho diritto a pause o esitazioni. Non appena provo a fermarmi, mi viene chiesto di pulire i vetri, spazzare la sala, svuotare i posacenere. La moglie del proprietario mi grida di «sfregare con forza i vassoi, così sono indecenti» o «pulire bene ogni angolo di pavimento» perché «la scorsa notte sono venuta a controllare». Arriva a minacciare una delle bariste di «fare un macello se trova la vetrina dei dolci ancora così sporca». (...) Dopo le pulizie del terzo giorno, vengo convocata dal proprietario che, sorridendo, mi avverte che la prova può finire lì. Da domani il training tocca a un'altra ragazza. Mi allunga novanta euro e mi liquida con un «per sette giorni sono duecentodieci euro, quindi per tre la paga è di novanta». Invano provo a dire che la settimana lavorativa è di cinque giorni e che quindi di euro me ne spettano centoventi. Per lui ho solo capito male. Mi faccio due conti: ho sgobbato per tre euro e mezzo all'ora. Mai lo Statuto dei Lavoratori mi è sembrato così lontano. (www. ilmanifesto.it)

sabato 1 maggio 2010

almeno Tonino era Carino

La leggenda narra che dopo un 4 a 0 patito dall'Ascoli, Tonino Carino, inviato marchigiano di Novantesimo minuto, commentò davanti a milioni di telespettatori che comunque l'Ascoli avrebbe meritato di vincere. Forse era provincialismo, forse partigianeria, ma ogni tanto qualche giornalista che offrisse un punto di vista libero non guasterebbe, specie nel calcio. Invece la maggior parte - non tutti - dei giornalisti sportivi hanno decantato per anni il gioco della juventus solo perchè vincente; e fa nulla se il merito era degli arbitri. Oa dopo che in 180 minuti l'inter ha beneficiato della concessione di un goal irregolare, e il suo avversario, il Barcellona, della negazione di un rigore e di un goal sacrosanto, Mourigno è diventato un genio. Se nelle prossime, decisive partite un soffio di vento, un palo o una svista gli impediranno di vincere, scriveranno che ha fallito. A quando una critica controcorrente?

domenica 25 aprile 2010

liberazione, quando?

Sembra che arriva... dai che arriva... e non arriva mai... occhi sfiniti ad inseguire tristi pifferai... moltiplicammo pani e pesci... e abbandonammo la nave... riaprimmo gli occhi e c'era un mondo, un mondo cane... (Sergio Caputo, "scendi dalle nuvole")

domenica 14 marzo 2010

qualcosa non torna

Lei è di sinistra? Non mi interessa fare discorsi di parte, viviamo un'emergenza democratica. Lei sa quello che è successo nella notte delle elezioni politiche del 2006? Allude ai presunti brogli? Un ragazzo di cui non posso fare il nome mi ha rivelato che la sua società, l'Eds Telecom Accenture, fece sparire un milione e mezzo di schede bianche e nulle. Loro gestivano i conteggi elettronici. Nel cda di quest'azienda di Pomezia... L'intervista è quasi finita...... c'era anche il figlio di Pisanu, allora ministro dell'Interno. (intervista a Carlomagno, www.ilriformista.it)

venerdì 18 dicembre 2009

ciclo e biciclo: la giustizia a un bivio

Confessiamo di non seguire molto i casi di cronaca nera. Tra i motivi c'è che l'enigmistica ci ha sempre visto fallire e il risultato esatto di un'operazione matematica ci è sempre solo parsa il tiro a dadi di un biscazziere professionista, nulla di più.
Amanda, dopo il delitto di Perugia fu interrogata per quattordici ore. Incolpò un extracomunitario e al posto suo pur di una tregua non avremmo esitato a incolpare Gatto Silvestro o qualche odiosa zia di terzo grado.
Starà in carcere venticinque anni. Tra gli argomenti dell'accusa l'aver avuto diversi amanti.
Sui pedali della bicicletta di Stasi i periti dissero di aver trovato tracce di sangue; che il ragazzo spiegò con le mestruazioni della vittima. Ulteriori indagini pare abbiano escluso che quello sui pedali fosse sangue: Stasi quindi aveva trovato una giustificazione ad un un fatto che non era neanche successo.
Che vuol dire?
Che la giustizia, come dice un personaggio di Sciascia, è un ingranaggio, in cui il professarsi innocenti ha la stessa pertinenza che avrebbe farlo da parte di un pedone che venga investito.
Forse è ora di accendere i fari, e rallentare.

domenica 6 dicembre 2009

malelingue

Dopo più di un mese e circa un voto al giorno il sondaggio a lato ci dice una verità che nel frattempo i fatti hanno confermato: il vero macho del centrodestra è Alessandra, in arte Mussolini, che difatti, non appena è stata accusata di una relazione con un uomo ha immediatamente negato, protestando. I contendenti sommano meno voti di lei. Spicca comunque il titolare dell'ufficio scoop cui vengono recapitati i video più compromettenti degli avversari di Berlusconi, quel Signorini che già dal nome dimostra di non essere, di non poter essere, specie dopo il family day, sposato.

sabato 24 ottobre 2009

ultimarie

Dopo aver scelto la sede delle Olimpiadi i nostri elettori sceglieranno anche il nuovo leader del PD?
Sarà dunque Marino, il chirurgo, a curare il partito dei (ga)Binetti?
Ma soprattutto, a quando un partito senza una figura carismatica?
I partiti in parlamento sembrano corti attorno ad un monarca: Di Pietro, Bossi, Berlusconi, Casini, sono a capo dei loro partiti dal momento della loro fondazione, dimostrazione plastica dell'immobilità dei ceti dirigenti. Le primarie non rispondono ad una logica molto diversa: la legittimazione del leader serve a rafforzarlo, perchè tutti sanno che sia Franceschini, Bersani o Marinoa prevalere, quella sarà la faccia cui verrrà associata la sigla del partito.
Non diversamente dalle città in cui si mettono fioriere nei centri perchè è con il monumento in piazza che si identifica tutto il comune.
Preferiremmo un partito senza leader, con una periferia finalmente vivibile, in cui tutti, da d'Alema al sedicenne che vota alle primarie possa dire, come in una canzone di Daniele Silvestri: "Sono il primo io, e sono l'ultimo."

mercoledì 23 settembre 2009

nuocere a del noce

Nel 2003 Fabrizio Del Noce spaccò il naso a Staffelli con il microfono che gli aveva strappato di mano. Staffelli era entrato in un ristorante per chiedergli di commentare, in qualità di direttore di Rai Uno, la dichiarazione di Paolo Bonolis sulla presenza di "un regime in Rai''. In un altro Paese un direttore di una televisione pubblica che aggredisce un giornalista per una domanda sarebbe stato cacciato a calci nel culo. Fabrizio rimase al suo posto. Dopo sei anni è arrivata la condanna. OTTOCENTOEURO per lesioni. Ora sappiamo quanto vale il naso di un giornalista. E anche quanto vale la libertà di informazione
nella foto Del Noce studia da premier

mercoledì 26 agosto 2009

28 agosto: esce il film "Piede di Dio" - autodistribuito

riceviamo e con piacere diffondiamo:
Cari amici e care amiche,
il 28 agosto uscirà "Piede di Dio", un film di Luigi Sardiello.
“Consiglio Piede di dio a tutti i ragazzi che amano il calcio. C'è dentro quella magia che rende possibile il superamento di ogni limite”. (Gianfranco Zola) "PIEDE DI DIO" Regia di LUIGI SARDIELLO con Emilio Solfrizzi, Rosaria Russo, Filippo Pucillo, Paolo Gasparini, Luis Molteni, Guido Quintozzi.
Il Film verrà autodistribuito dalla produzione che con questa scelta si schiera contro le logiche mafiose e repressive del sistema distributivo italiano. Autodistribuire un film vuol dire tenere la testa alta ma andare a far guerra alla mafia vera, quella che lottizza il 90% delle sale e lascia che i poveri e i liberi si scannino sulle briciole. Con questa equazione facile facile: se il film non incassa nella prima settimana sparisce e insieme a lui anni di lavoro e oceani di passione, professionalità e idee. E incassare nella prima settimana è praticamente impossibile, se non hai capitali da investire in promozione, per far sapere alla gente che c’è un film in giro. A meno che…Il coraggio e le scelte di indipendenza espressiva devono essere sostenute specie in un momento così delicato e denso di preoccupazioni.Cominciamo a collaborare tutti con impegno e passione e diamo il via a un periodo di rinascita, in cui la solidarietà e la cooperazione costituiscano la nostra carta vincente.Tutte le informazioni sul sito http://www.piededidio.it/
Grazie a tutti, Alessandro
Queste le città e le sale (alcune, come vedrete, saranno definite nei prossime giorni):
ANCONA da definire
BARI Cinema Armenise
BARLETTA (BA) Cinema Opera
BOLOGNA Cinema Odeon
BRINDISI da definire
CAGLIARI dal 4 settembre sala da definire
CATANIA dal 4 settembre sala da definire
FIRENZE Cinema Flora o Fiorella
FOGGIA da definire
GALLIPOLI (LE) da definire
GENOVA Cinema Ariston o Corallo
LECCE Cinema Santa Lucia
MILANO Cinema Eliseo
MOLA (BA) Cinema Metropolis
NAPOLI Cinema Filangieri o Delle Palme
PADOVA da definire
PALERMO dal 4 settembre sala da definire
PESCARA da definire
ROMA Cinema Quattro Fontane e Intrastevere
TARANTO da definire
TAVIANO (BA) Multisala Fasano
TORINO Cinema Nazionale
TRICASE (LE) Cinema Moderno

mercoledì 15 luglio 2009

la volpe e l'uva

"la castità è un valore"
Mario Lindo Ferretti, dal Manifesto, 15.7.2009

giovedì 25 giugno 2009

speriamo che gli facciano le scarpe

Ve la ricordate la testata di Zidane a Materazzi? ERa il più forte giocatore del mondo che si ribellava alle offese di un mestierante e alla fortuna sfacciata di tutta la sua squadra. Che stava pareggiando non si sapeva bene come contro la Francia, più forte, organizzata, fresca. A rivederla ormai come un documentario, la finale del mondiale 2004 pare un incontro di box in cui un campione riempie di botte un teppista di periferia che però inspiegabilmente non cade. Anzi vince ai rigori.
Eppure nelle piazze o sui poster dentro le camerette dei ragazzi non ci pre ci fosse lo stesso orgoglio dell'82.
Forse perchè quella squadra, l'Italia, era piena di gente compromessa. Juventini che avevano vinto scudetti minacciando e corrompendo arbitri. O dopandosi, non solo secondo Zeman. Ad allenarla Lippi, bravissimo a vincere con la Juve, misteriosamente fallimentare con l'Inter, padre di un ragazzotto un pò troppo amico di Moggi.
Ora, passati tre anni, in nazionale più o meno ci sono le stesse facce e gli stessi polpacci, ma ancora più vecchi, più tatuati, più ricchi.
Basta guardarli perdere con l'Egitto per capire che hanno smesso anche di essere fortunati.
Perchè l'Italia non ricomincia da capo?