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venerdì 9 ottobre 2009
giovedì 12 marzo 2009
Il pranzo è servito? Sarai la cena da Chikatilo.
Continua l'intervista a Giacomo Cantini,
fondatore del Museo Criminale di Firenze
DC: E' possibile, secondo me, fare ''letture trasversali'' del crimine seriale, visitando questo museo. Per esempio, sono più numerosi gli assassini uomini; sono meno numerosi gli assassini in zone disagiate; gli assassini sono accomunati da traumi infantili, spesso collegati alla famiglia; sono allo studio solo casi americani e italiani. Quali sono le Sue considerazioni in merito?
GC: Gli assassini di sesso maschile sono indubbiamente più numerosi anche se il numero delle donne serial killer è comunque molto elevato.
Rispetto all’area geografica di appartenenza non possiamo dire con certezza che le aree disagiate presentino realmente un numero inferiore di casi di questo genere ma possiamo solo affermare che è più difficile rintracciare informazioni. Nelle grandi città gli episodi violenti fanno notizia, ne parlano i giornali, la televisione, i talk show e forse solo per questo diventano storie famose. Molti serial killer hanno nel loro passato vissuti di violenza psicologica e fisica, di abusi sessuali, di maltrattamenti e abbandoni, di mancanza di accudimento e di cure o di rapporti deviati e disfunzionali con le figure primarie di riferimento, primi tra tutti i genitori.
Ma non per tutti si può dire che i traumi infantili siano la causa scatenante la follia omicida. E’ indubbio che il serial killer è un soggetto che presenta spesso disturbi di personalità con sfumature ossessive, paranoiche, sadiche o megalomani.
Il percorso museale comprende per la maggior parte casi americani poiché gli Stati Uniti sono il Paese con il maggior numero di serial killer al mondo, seguiti tristemente al secondo posto da Gran Bretagna e Italia che si contendono a pari merito questo macabro primato. Ma il museo ospita anche un serial killer proveniente dalla ex Unione sovietica, Andrey Chicatilo. Il nostro progetto in futuro prevede l’ampliamento dei casi con inserimento di nuove biografie di serial killer provenienti da altri Paesi del mondo.
Countess Bathori
Countess Bathori DC: Crede si possa fare una connessione storico-sociologica fra questi episodi criminali?
GC: Credo sia possibile riscontrare alcuni fattori comuni ai più spietati serial killer che riguardano principalmente la sfera dei disturbi psicopatologici legati a traumi infantili e a relazioni primarie distorte e disfunzionali ma non è possibile fare delle generalizzazioni perché la storia annovera personaggi crudeli come Ted Bundy che non presenta nella sua biografia episodi tali da motivare la sua furia omicida.
DC: Crede davvero che la nostra epoca sia più violenta, o siamo abbagliati da una comunicazione di massa, talvolta manipolata?
GC: Credo che siano entrambi delle valide supposizioni e che ci sia una stretta connessione tra l’aumento della violenza nella nostra società e l’aumento dell’invadenza della comunicazione di massa nelle nostre vite. E’ indubbio che il concetto stesso di violenza oggi abbia assunto connotati macroscopici rispetto al passato, ma ritengo che ciò sia dovuto in larga parte anche al ruolo svolto dai media che come una cassa di risonanza fanno sì che l’eco di episodi violenti continui a rimbombare nelle nostre orecchie, con dovizia di particolari che a volte sembrano rispondere a curiosità morbose piuttosto che ad una sincera e necessaria ricerca della verità.
DC: Dove si trova la sede gemella messicana e perchè avete scelto il Messico?
GC: L'esposizione si trova a Città del Messico ed è patrocinata dalla PGJ, cioè la polizia messicana, è stato aperto per 2 anni ed ha avuto circa 200000 visitatori, la stessa sede oggi ospita la mostra dei vampiri che in 3 mesi è stata visitata da 50000 persone. E' stato scelto il Messico perchè è lì che da oltre 20 anni la mia famiglia ha attive varie esposizioni che hanno riscontrato sempre grande successo.
DC: Qual è il rapporto con i musei Oscuro Medioevo fiorentino, il Museo della tortura di Siena? GC: Il museo Oscuro medioevo fiorentino, come già detto, nasce in seguito al mio interesse per la storia medievale fiorentina, e al desiderio di narrarla al pubblico in una maniera innovativa ed interattiva. I musei della tortura sono un'attività della mia famiglia nei quali ho svolto ruoli di collaborazione e supervisione.
DC: Cosa pensa della pena di morte?
GC: Ritengo non posso essere considerata un valido deterrente alla lotta contro il crimine, ne sono un chiaro esempio quei paesi come gli Stati Uniti che la prevedono ma non ottengono gli sperati risultati di riduzione della criminalità.
Sedia elettrica
giovedì 5 marzo 2009
Metti, una sera, 25 serial killer a Firenze..
Foto: Charles Manson (molto inquietante questa foto.
Assomiglia a un tipo per cui avevo ...perso la testa!
DC.)
Qualche settimana fa, a zonzo per la penisola, ci siamo imbattuti in niente popo' di meno che nel Museo Criminale di Firenze! Non abbiamo resistito alla tentazione di offrirgli un angolino nel sottoscala, per dar fiato alle ugole tagliate, insanguinate, singhiozzanti... Il risultato è un'intervista al fondatore, Giacomo Cantini.
Poldino: Quali sono i suoi 3 film preferiti?
Giacomo Cantini: 3 film preferiti non ci sono però i miei gusti spaziano ampiamente da un romantico "Paziente inglese" ad un "Braveheart" ma anche una passione, se è questo che vi interessa, per cult horror tipo "Profondo rosso" o "Texas Chainsaw Massacre".
P.: Secondo Lei dopo questo museo il mondo è migliore?
GC: Diciamo che il nostro obiettivo è cercare di spiegare un fenomeno sociale reale, proponiamo "cultura noir" ai nostri visitaori. Non credo renda il mondo migliore ma sicuramente più informato.
P.: Se non sui serial killer su cosa avrebbe aperto un museo?
GC: Ne abbiamo recentemente aperto un altro sui vampiri a Città del Messico, ma a breve presenteremo altri progetti importanti per far luce su tematiche spesso "scomode": torture contemporanee, caccia alle streghe...
P.: Cosa pensa degli investigatori italiani?
GC: In Italia abbiamo il famoso RIS, Reparti investigazioni scientifiche noto per il caso di Lorenzi di Cogne, Erika e Omar di Novi Ligure, la contessa Vacca Augusta, ecc. ecc. Per questi casi è famoso il Ris di Parma ma non dmentichiamoci che esistono altri reparti con sede a Roma, Parma, Messina e Cagliari. Sono articolati in varie sezioni una per ogni branca della criminalistica: biologia, chimica, balistica, dattiloscopia ecc. Direi tanto di cappello.
P.: Come Le è venuta l'idea?
GC: Ho visto il remake di "Texas Chainsaw Massacre" nel 2004, film tratto da fatti realmente accaduti (diceva la locandina del film). Ho voluto approfondire le ricerche sul caso che avrebbe ispirato il film, ho scoperto così un universo criminologico molto interessante, da lì le prime ricerche, poi montagne di informazioni fino al momento in cui con altri soci abbiamo deciso di farne un museo alquanto atipico.
P.: Che reazioni ha suscitato nell'avanzare la proposta?
GC: In generale molta perplessità, un'attività così strana, gente che ti vedeva un po' come un pazzo. L'assessore alla cultura di Firenze ci disse: "Bravi ragazzi è un tema interessante ma il comune non può entrare in un progetto così macabro" . Quindi niente aiuti, cercavamo un locale per esporre la mostra e allora siamo dovuti andare avanti da privati, con quello che costano gli affitti in centro...
P.: Ricevete finanziamenti pubblici per il museo?
GC: Assolutamente no, il museo è completamente autofinanziato, ma se qualcuno ci volesse aiutare anche per progetti futuri benvenga. Sappiamo bene com'è difficile tirare avanti nel mondo dei musei.
P.: Quali sono le fantasie sessuali di chi ha avviato questo progetto?
GC: Diciamo che il team che ha realizzato il progetto non credo abbia particolari propensioni a pratiche sessuali "atipiche". Sicuramente quello che ci accomuna è l'essere persone di mentalità aperta a ciò che è diverso e fantasiosi. Ma ricordo bene che nel periodo in cui eravamo immersi nel progetto ed avevamo a che fare con decine di storie di pazzi sanguinari era il sonno notturno ad essere turbato da frequenti incubi che colpivano tutto lo staff.
P.: Cosa vi ha spinto a questo progetto e come siete riusciti a trasformarlo in realtà?
GC: Mio padre lavora nel mondo delle esposizioni da più di trent’anni, ha iniziato con i serpenti velenosi poi le esposizioni sugli strumenti di tortura. Io ho voluto affrontare nuove tematiche intriganti, prima un progetto sulla difficile condizione di vita del popolo nella Firenze medievale, poi la caccia alle streghe, poi i serial killer e infine i vampiri. Per realizzare questi progetti c’è bisogno di pazienza, volontà, dedizione, passione e inutile dirlo, soldi!
D.C.: C'è fra gli ideatori qualcuno che si occupa di criminologia e/o di psichiatria? GC: Lo staff di realizzazione del progetto comprende una psicologa psicoterapeuta, la dott.sa Sara Vessella, specializzata in psicologia giuridica, psicopatologia e psicodiagnostica forense.
DC: Chi è il visitatore ''tipo'' del museo? e che gadget acquista?
GC: Abbiamo visitatori di varie tipologie che vanno dal ragazzo di 14 anni al pensionato, anche se la fascia di età dai 25 ai 45 anni è quella che caratterizza maggiormente il nostro visitatore tipo.. Per quanto riguarda i gadget si vende dal portachiavi a forma di dito mozzato, alle maschere dei vari assassini resi famosi dalle pellicole hollywoodiane come Hannibal Lecter, Jason e molti altri. Anche le maglie con i volti dei serial killer sono molto richieste così come i cappellini, le tazze e altri piccoli gadget. Vendiamo anche libri di criminologia ma in misura minore.
Museo Criminale-Serial Killer Museum
Via Cavour 51/R
Firenze
Vi regaliamo anche noi un pizzico di suspence:
la 2° parte dell'intervista la prossima settimana!
E voi, cari lettori, se andate a visitare il museo dopo averci letto
FATEVI RICONOSCERE!
Mica per altro, ma potremmo vegliare sulle vostre notti!
Poldino&DC.
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