Visualizzazione post con etichetta inglese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta inglese. Mostra tutti i post

martedì 22 febbraio 2011

Frattination

Gli italiani che parlano inglese si dividono in due specie: chi lo sa e chi lo urla. Per gli appartenenti a questi ultimo gruppo la lingua di Shakespeare ed Heater Parisi è ancora un segno di distinzione: come quando i bimbi dicono una parolaccia, costoro prima di qualsiasi ipsilon fanno una pausa, prendono fiato e gridano "exit strategy".
Un consiglio: quando in tv compare il ministro degli esteri, abbassate il volume.

mercoledì 12 maggio 2010

what?

ecco a voi un anglosassone senza bipartitismo.

mercoledì 19 agosto 2009

blowin' in the wind

La riforma sanitaria di Obama, se passerà, non lo farà solo nel parlamento U.S.A.
La riforma di Obama, se passerà, passerà alla storia, prima di tutto.
Mostrerà a New York ma anche a Bombay, anche a Pechino, a Mosca, che il vento che è cambiato è più di una folata, che d'ora in poi interi boschi cresceranno inclinati dalla parte giusta, come fanno certi alberi sventagliati senza sosta sulle dune.
A Roma, invece, continuerà a soffiare l'aria condizionata. Nel PD due sedicenti napoleoni si bardano per lo scontro finale prima del prossimo sedativo, Bossi inneggia al bergamasco e Fernanda Pivano, quella che ci tradusse mezza letteratura americana, muore.

venerdì 1 maggio 2009

beati loro

ROMA (30 aprile) - I sudditi di sua maestà Elisabetta confermano il loro carattere riservato: secondo un sondaggio dell'organizzazione One Poll i britannici in media hanno solo tre amici veri per tutta la vita.

venerdì 26 settembre 2008

motori te salutant

Quando la ministra Gelmini afferma che il '68 ha fatto solo danni basta guardarla per esserne persuasi. Quindi si torna indietro. Dalle tre i (impresa, inglese e internet) passiamo a GcF: il grembiule col fiocco. chissà se cambieranno anche i dettagli: ad esempio i programmi. Temiamo però che la scuola resti, o torni ad essere, di classe. Che l'insegnamento del latino e greco fungerà ancora da segno distintivo di liceali bravissimi nel copiare una versione da internet. Gli studenti italiani, è notizia di qualche mese fa, ignorano il motivo dell'alternarsi del giorno e della notte. Quando è all'estero l'italiano, se colto, smette di parlare in dialetto. Ma il latino e greco rimangono: nell'età in cui la mente viaggia svelta ai ragazzi italiani si insegna il vocativo di rosa,ae. C'è chi ritiene che tradurre Cicerone e Omero formi. Di solito a dirlo è qualche liceale nostalgico. Chi il diploma lo adopera per ciò che Giovanni Gentile lo concepì: farne un segno distintivo per una società classista in cui l'avvocato, il burocrate, il medico, il prete potevano parlare in codice. Senza chiedersi quanto formi rimontare un motore. Ma se proprio non vogliamo sporcarci le mani, ministra,avvocatessa, Gelmini, mettiamo da parte il de Bello Gallico e sfogliamo Le Monde.

sabato 9 agosto 2008

giovedì 17 aprile 2008

E sfascio sia!



Il Nicaragua si fa sempre più allettante, ma siccome non posso partire, per ora RESISTO. Dal mio sofà virtuale vi invito a sbocconcellare ghiotte pietanze di vizi e peccati italioti cotti a fuoco lento. Ecco il menù: purea di becera ignoranza, flan di beotaggine e magagne gratin, compôte di stupidità ed entrecôte di ignoranza al sangue.

New York: Il ristorante sta all’italiano medio all’estero come il Parlamento Europeo a Berlusconi: poco edificante; il connazionale cerca lo spaghetto al dente, non è in grado di chiedere conti separati, quindi insulta il cameriere e lascia mance inadeguate. Infine esce stizzito rimpiangendo le lasagne di mammà.

Ignorare le lingue straniere impedisce di cogliere i propri limiti e le differenze interculturali. Dall’inglese allo spagnolo, l’italiano medio ignora l’arabo e il cinese, dalla cui incomprensione nel migliore dei casi coltiva disprezzo.
Del resto, visto l’esito delle elezioni, la conoscenza dell'italiano pare non essere condizione sufficiente a ragionare ed elaborare la realtà.

What’s your name? Pax vobiscus.
Paese superbamente anacronistico, in un’Unione Europea che nel 2008 conta 27 Stati membri e 23 lingue ufficiali. Ma come biasimarci, quando è assordante il silenzio dei mass media su come si vive, si governa, si pensa, si ama, si ironizza e si crepa, altrove in Europa? Dal Portogallo alla Finlandia, i notiziari tacciono, (salvo per bombe ETA e qualche goal).

Crogiuolo di lancinanti e selvatiche contraddizioni: l’Italia è ormai uno dei rari Paesi dove programmi televisivi e film stranieri non vengono sottotitolati, ma tradotti.


Forse l’unico Stato del pianeta dove l’insuperbita ignoranza delle lingue straniere si abbina alla riproposta della MESSA IN LATINO. (Lingua morta). Ore e ore di formule mandate a memoria e ripetute come mantra di cui non si capisce un cazzo.
(E guai a chiamarla oppio dei popoli, sporki komunisti!)

Laif is nau
Italia meta di turismo o IMMIGRAZIONE SU CARRETTE DEL MARE? Patria di turisti e viaggiatori o di EMIGRANTI? Di imprenditori e fashionistas o di RICERCATORI IN FUGA? Non conoscere le lingue significa ESSERE DIPENDENTI: da chi le conosce e traduce (o NON traduce) per te.

Se nell’autonomo e bilingue Alto Adige hanno appena arrestato 16 naziskin per incitamento alla discriminazione, odio e violenza per motivi razziali, etnici e nazionali, cosa possiamo aspettarci nelle prossime settimane?


Ehi, il 2008 sarebbe l’Anno europeo del dialogo interculturale!
Apparently, we don’t give a fuck. …Ooops! Pardon my French!