Quanta poesia c'è
nel metro quadro su cui striscio in ciabatte
tra la caffettiera e i maccheroni che hai lasciato ieri sera?
Nel buio delle sei,
scosto la tenda.
Il silenzio nevica.
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venerdì 4 dicembre 2009
giovedì 19 novembre 2009
Disubbidire fortifica
In bicicletta
«Disubbidire fortifica.» pensavo, mentre la moto mi scoppiettava sotto al sedere. Il bastone infilato nel sellino e via, in ciclabile a scardinar la quiete. Certo, lo so, in ciclabile non ci si improvvisa funamboli col motore a scoppio. Certo, comprendo, ma di pedalare al sottoscritto poco importa, e poi la gamba destra spesso mi duole, e se posso evitare il traffico gustandomi il silenzio campagnolo, scarto le regole e mi butto a pesce nel fascino dell’infrazione. Eppure della bicicletta io ci scriverei un sonetto. Della bicicletta io ci farei un racconto. Oggi sì, ci scriverei un saggio, un tema a scuola, una sonata per soli violini.
La Provincia Autonoma di Trento ha inviato al proprio personale una circolare il cui oggetto si presenta così: “Infortuni Inail – modalità per l’utilizzo della bicicletta”.
Il contenuto veleggia poi in pochi paragrafi.
“La Provincia Autonoma di Trento sta proponendo misure concrete per rendere più sostenibile la mobilità sul territorio urbano anche attraverso l’incentivazione dell’uso della bicicletta. Nella città di Trento, in particolare, considerando la distribuzione capillare degli uffici provinciali, la bicicletta riveste un ruolo di mezzo di trasporto più efficace per razionalizzare i tempi di trasferimento da e verso i vari luoghi di lavoro.
Tuttavia la mobilità in bicicletta per lo svolgimento delle attività lavorative, ma anche nei trasferimenti da e verso l’abitazione dei/delle lavoratori/trici, deve poter contare su modalità di gestione chiare per l’eventuale verificarsi d’incidenti.”
Un giro di boa e poi ancora.
“Si ricorda agli/alle utilizzatori/trici della bicicletta che è necessario osservare scrupolosamente le regole previste dal codice della strada e che l’infortunio non sarà per legge ammesso ad indennizzo nel caso di abuso di stupefacenti o di bevande alcoliche.”
Dalla finestra dell’ufficio posso controllare la strada sottostante, due ragazzini fanno skate, spingono con un piede, l’altro sulla tavola; si inclinano in avanti, prendono velocità e sfuggono alla mia vista. Apro la finestra, li cerco, ma non li trovo più. Sono scomparsi.
Nel medesimo istante l’usciera del palazzo si avvia con garbo a bordo del suo velocipede. Pedala lenta eppure prende subito velocità – la discesa le sfugge da sotto le ruote. Sembra fin troppo leggera, le buste infilate nel cestino vibrano nell’aria del mattino. Ho paura che scompaia anche lei. Nel nulla. Risucchiata dall’orizzonte.
La voce mi esce senza controllo e, come una vecchia radio, la chiamo.
“Ma dove vai bellezza in bicicletta? Così di fretta pedalando con ardor?”
Nessuno risponde. Come sempre da un po’ di tempo in qua.
Doctor House
domenica 1 novembre 2009
Nuvole e lenzuola (annodate)
La neobrigatista Diana Blefari Melazzi si è impiccata nel carcere femminile di Rebibbia a Roma.
Il sopracciglio alzato, le campane suonano, le famiglie nei paltò portano vasi di crisantemi.
Mi chiedo: se la signora Blefari era convinta delle proprie azioni, non credo sia segno di squilibrio psichico che abbia aggredito un agente dopo la conferma della condanna, o che abbia fatto a pezzi tutto quello che le capitava sotto mano in cella. Mi pare una reazione di rabbia comprensibile.
Possibile che le perizie psichiatriche in Italia le facciano solo in cella? Intanto tutti gli allegri mariti e fidanzati che trucidano le famiglie sono sempre buoni e normali. Sarà...
Poco comprensibile mi sembra la severità della pena di questa signora se è vero che aveva "solo" noleggiato il furgone e partecipato al pedinamento di Biagi.
C'è gente che per stupri e pedofilia prende molto meno. Esce molto prima. Per non parlare di reati di alto profilo, che dissestano il paese dietro lo scudo di leggi ad personam e allegri condonini.
Mi sembra umanamente comprensibile che di fronte alla prospettiva di circa 30 anni in carcere, la signora (40enne) abbia ritenuto di non farcela, e di andare a vedere se oltre le nuvole ci sono condizioni diverse….
Mi sembra strano che la notizia sembri quasi una notizia: in un marasma giornalistico quotidianamente urlato, lacerazioni di vesti e di ugole. Sembra quasi una vicenda di serie ...B.
sabato 18 luglio 2009
la ministra colle piume
Nuovo caso di conflitti d'interesse: la ministra Martini racomanda di non abbandonare gli animali. Appello quantomai appassionato, rivolto a tutti noi che la memoria di questa eminenza avevamo evidentemente abbandonata in qualche autogrill. Che a pensare ai barboncini sia preposto un dicastero ci conforta. Da parte nostra, per il resto dell'anno, una preghiera: non lasciateli soli significa anche e soprattutto non condannateli alla solitudine. Che canarini, pesciolini, tartarughe e ministri abbiano sempre una compagnia, per distrarsi, per non impazzire.
(nella foto la ministra Martini, e se non ci credete cercate su Google)
venerdì 3 luglio 2009
per chi non si allende
Per il terzo anno di fila il premio Strega è andato ad un libro del gruppo Mondadori.
Presto, di sicuro, toccherà alla Feltrinelli. Che a vendere libri da 4 soldi, ma a 20euro in questi anni ci sta facendo il callo. Ad esempio con Isabel Allende, un cognome una garanzia se vuoi fare l'intellettuale di sinistra.
E far capire, senza che nessuno te lo domandi mai, che ti sei letto Cento anni di solitudine, parafrasi, in fondo, di qualsiasi quarto d'ora trascorso a Trento, dove non a caso Isabel Allende fu insignita della laurea honoris causa. Sul web si trova ancora la motivazione: più o meno il merito è di essere la nipote di Salvador, il presidente cileno fatto fuori da Pinochet.
Null'altro. Che ora Isabel continui la lotta per l'uguaglianza nella sua villa in California i professori di Trento non lo dicono.
Quanto a cosa sui suoi libri ci sia scritto non pare così importante. Sul suo sito ufficiale ci sono quattro sezioni. Una, la ultima, accenna alla scrittura. Il resto sono fondazioni, appuntamenti, foto di famiglia e letterine degli ammiratori. In effetti Isabel Allende è come Madonna: una star.
Che scrive di sè stessa, ovvio.
Quando morì sua figlia scrisse un libro, "Paula". Seguì "per Paula". Ora "La somma dei giorni": un libro di memorie.
Prima aveva scritto "Il piano inclinato". Che rivelò essere basato sulla storia di suo marito. E dove lo rivelò? Nel libro successivo: Il mio paese inventato.
Isabel Allende negli ultimi dieci anni ha scritto altrettanti libri. Sedici in tutta la sua carriera. Il primo, "La casa degli spiriti", con la storia degli avi, fu una specie di riassunto delle puntate precedenti.
Dove chissà perchè un capitolo era dedicato agli eventi legati alla morte di suo zio. Sull'ultimo libro, molto più impegnato, Isabel Allende ci narra invece del suo lifting.
Chissà se ci libereremo mai di lei. Aspettiamo comunque con ansia un romanzo di fantascienza, quando, dopo aver seguito sua figlia defunta, dal girone degli inutili ci fornirà l'ennesima puntata della sua tanatosgrafia.
(nella foto, la scrittrice prima e dopo aver fatto i soldi.)
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