Visualizzazione post con etichetta dal Trentino senza furore; Piazza D'Uomo (TN) Piazza Donna (Cannone). Mostra tutti i post
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giovedì 27 dicembre 2012

domenica 29 aprile 2012

Origini

c'era una bambina spastica nella mia scuola elementare.

Girava sempre su una bicicletta con le rotelle, quelle che ti tengono su quando impari a pedalare. Penzolava la testa da una parte, con ricci biondi. Me li ricordo un po' unti. E sbavava. Sbavava in continuazione.
Più che parole, faceva rumori gutturali. E le sue mani artigliate non stringevano niente. Erano sempre sporche di saliva. Forse si chiamava Daniela.
Girava sempre nell'angolo del cortile dove sto ferma a ricordare.
Manca la pianta di ribes.
L'urlo dei giochi a ricreazione lo sento solo io.
Oggi c'è il referendum e sono riuscita a entrare dove tante volte mi sono fermata solo fuori. Davanti al portone. A guardare le scale. A respirare l'odore.
Della polvere sui parquet. Dei banchi antichi. Dei serpenti in formalina dentro i barattoli di vetro dell'aula di scienze.
Banchi nuovi.
Bambini nuovi.
Solo i rotolini di stelle filanti colorati sono uguali.
Fuori, riconosco un accento dialettale.
Ma neanche quelli che mi attraversano il passato nell'odore delle brioche della mattina sono più gli stessi vecchi.
Tutto è prosaico in quest'aria grigia, dove affossano le montagne il verde delle mie pupille.
Non riconosco nessuno.
Nessuno riconosce me.

                                                                                                             DC

mercoledì 15 febbraio 2012

San Benedetto del Trento

Non solo nelle Marche c'è stata una bufera di neve. Sono arrivati anche i volontari trentini. Come sempre, piove sul ghiacciato.

lunedì 17 ottobre 2011

lettera aperta

Euregio dott. Dellai, scriviamo questa lettera per testimoniare e, nel nostro piccolo, favorire la necessità che lei ha espresso di dare un inno e una bandiera a quel subcontinente che va da Roverto fino a Innsbruk. Probabilmente i pescatori del Leno ignorano l'esistenza delle sorgenti dell'Inn. Perfino più di quanto il Trentino medio sia all'oscuro di Sondrio o Pescara. E dalle parti di Pergine, Carinzia è nella migliore delle ipotesi un vezzeggiativo tra malgari. Eppure lei afferma che, da Ala fino a chissà quale trattoria asburgica ai margini della Bavaria, ci sia una peculiarità, e che sia la stessa. In cosa consista, alcolismo a parte, deve sfuggire a molti se lei stesso, per identificarla, afferma l'urgenza di un logo. Le sue dichiarazioni giungono a margine del gruppo europeo di collaborazione transfrontaliero. Organo che si riuniva per la prima volta, e non possiamo che accogliere con soddisfazione l'incontro. Con una raccomandazione però: ancora un paio di riunioni e vi scolate tutta la cantina. E poi, in cosa lo inzuppate, 'sto logo? Con provincialismo e autonomia Poldino

domenica 14 agosto 2011

Lorenzo Baratter

Lorenzo Baratter è uno storico. Bisogna riconoscergli tuttavia che meglio ancora figurerebbe come logico; si vede, appunto, da come fa lo storico. Perché uno che dopo aver superato esami universitari su Kennedy e Napoleone si dedica a Vallagarina e dintorni una logica, profonda, deve averla. È probabilmente in ossequio ad essa che l’Adige, il principale giornale locale, proprio di Lorenzo Baratter ospita un blog. L’argomento, in un epoca di profondi sconvolgimenti, con la Cina che si appresta ad assumere la leadership mondiale e migrazioni bibliche che mutano le nostre culture è, ovviamente, le cause storiche dell’autonomia del Trentino. Ne abbiamo visto il primo post. Visto, diciamo, e non letto, perché Baratter vi compare, e purtroppo per appena cento secondi. Abbastanza tuttavia per esordire informandoci che popolazioni diverse hanno abitato il trentino da millenni. È per l’homo sapiens, quindi, che il Trentino si tiene il 90 per cento di IRPEF? Non solo, pare di capire, perché, sorvolando su quella trascurabile parentesi in cui, sotto il governo di Roma, a Trento si parlava latino tanto quanto a Tunisi, Baratter arriva all’epoca del vescovato. Dando solo un accenno a quanti popoli in Trentino si siano incontrati e che peculiare cultura, dice Baratter, vi abbiano fatto fiorire. L’eloquio di Baratter, peraltro orgoglioso Direttore e Amministratore del Centro Documentazione di Luserna, stimola la nostra voglia di approfondire: a che “popoli diversi”, “che arrivano da lontano” a quale cultura fa riferimento, Baratter? All’impero spagnolo, dice la storiografia locale, i nonni di Baratter resistettero impavidi. Sotto Napoleone, poi, il Trentino non trascorse che cinque anni. Della Spagna, invece, per esempio, Manzoni ci ricorda che la Lombardia dovette a lungo subire il giogo. A Milano, Bonaparte fece in tempo a costruire un arco di trionfo e ad introdurre codici all’avanguardia. Nel frattempo Napoli diventava bizantina, saracena, aragonese, angioina, Borbone. Dando vita, per la verità, a qualcosa di diverso di un surrogato sciapo dei canederli bavaresi. Eppure Napoli non è autonoma, e Milano neanche. È allora, a questo punto, che il genio logico di Baratter, l’Erotodo della Vallagarina, ci appare emergere a pieno: quando si capisce che, come in un rompicapo, la causa dell’autonomia del Trentino coincide con lo scopo. Dare un occupazione a Lorenzo Baratter.

sabato 13 agosto 2011

come faremo senza Massimeno?

E adesso? Come faremo senza la provincia di Verbania? E davvero il medio Campidano dovrà ricadere sotto Cagliari? E Isernia? Che ne sarà della gloriosa specificità di Isernia?
Uno degli effetti che potrebbe avere questa manovra finanziaria, col taglio di un terzo delle provincie, è di cancellare quella creazione spesso artificiale di identità che proprio le forze politiche di questo governo hanno nutrito.
In questi anni onorevoli hanno solleticato l'orgoglio del proprio colleggio elettorale promettendo una targa automobilistica per Vibo Valenzia, per Fermo, l'Ogliastra, Monza.
Ora Prato e Pistoia possono accodarsi al gonfalone di Firenze, in Friuli Gorizia a quello di Trieste, Nel Lazio Rieti alla lupa capitolina. Un altra misura prevede il taglio di un migliaio di comuni, quelli più piccoli.
Solo in Trentino, potrebbero saltarne un centinaio.
Anche in quel caso qualche patrono locale protesterà, e forse l'autonomia ancora una volta si tradurrà in sprechi.
Ma che per restare in Europa si debba uscire dalla valle, ci pare una lezione da tenere a mente.

mercoledì 15 giugno 2011

Frivola frequentemente fregiata di fresco French manicure


Frivola e indolente anch’io, pacatamente digerisco ponderando la fenomenologia della French

A volte mangio troppe patatine. Soprattutto a ridosso della luna piena: mi assalgono voglie di piccante e di salato. A voi non capita mai?
O non ci avete fatto caso?
È rassicurante credere che parte dei nostri reflussi esofagei dipendono dal ciclo lunare. Che le oscillazioni e i turbamenti possano essere tracciati da un bioritmo della nostra energia mentale, fisica ed emotiva.

Poche certezze, appese a 2 link.


Comunque sia, mi bastano per non farmi la French manicure.
Secondo una interessante osservazione di Poldino, queste unghie finte, in un’amica comune, potrebbero valere da protesi emozionale. Un solido eso-scheletro per riparare incertezze e precari equilibri.

Spogliandomi ubriaca di cibo dopo una cena coi colleghi, mi abbandonavo ieri notte a queste psicosocio-considerazioni, risvegliate dalla malia di unghie finte su una collega improbabile fashion victim.

Cosa, a 50 anni, spinge una corpulenta signora di abituale tenuta casual-sportiva, a adornarsi le mani, seppur snelle, di leggiadre “farfalline” in gel acrilico e - forse consapevolmente – muoverle con nuova grazia e leggerezza dimenticando che è plastica colorata?

Trovo la cosa interessante.
A volte i ghirigori French sono graziosi.
Altre mi danno allegria, quei colori brillanti.

Ma quasi sempre mi ricordano i film porno americani, dove milf e signorine sfoggiano lunghissime dita frenchmanicurate che stringono allungano blandiscono accarezzano illanguidiscono pubi, ma soprattutto peni.

Quasi sempre, dunque, incontrando una French nostrana – e quanto più insospettabile tanto più intrigante, ça va sans dire – mi chiedo se le vezzose unghie ricostruite di amiche colleghe casalinghe farmaciste avvocate cassiere dentiste professoresse non fungano da obliqui inviti pornografici.

Trovo la cosa divertente. Cercando ‘French manicure’ Google.it restituisce 5 milioni di risultati – semplice, elegante, sensuale, la definiscono i siti italiani.
Mi auguro i destinatari di invitanti unghiate frivole prodotte da rassicuranti protesi dell’anima si lascino beatamente, languidamente sedurre.

Ok, ho digerito, vado a farmi un caffè.
DC

sabato 23 aprile 2011

Alecofpurpus (Mi parli di quella rabbia che non la agita più)

“A slumber did my spirit seal”
Neppure l’eco di emozioni che solcano i secoli, dal xxi al xviii mi spillano una goccia di emozione.

Non mi riconosco
più.

Io che urlavo
caciaronavo mi incazzavo
esplodevo
mi offendevo e mi indignavo
volendo suscitare perplessità e dubbi e contestazioni vergogna disagio senso di colpa nel becerume pecoraio asfittico superstizioso Orgogliosamente mentalmente antipaticamente snob e intollerante

Nulla m’infiamma
Poco m’incuriosisce

le coperte di noja pesano meno al mattino
M’agita giusto la curiosità di una foto, un video, un articolo.
Che poi richiudo. Non commento. A malapena condivido.
Lucido di caffè l’occhio guarda il mondo illuso di un giorno nuovo.
Lotte delusioni battaglie sogni perdite illusioni vittorie sconfitte sofferenze – pur ben mescolati non cambiano sapore.

Dove si è spiaggiato l’entusiasmo? chi mi ha ingolfato l’energia? cosa mi ha ingurgitato la lotta per cambiare?

Ignoti flussi di volti e di parole e di foglie di ulivo
Mi ammantano di noja e vacuità
Contro il rinnovato augurio pasquale si schianta – stanca – la mia battaglia vana

Neppure un papa tremulo e offeso mi sa indignare.
Non più.
Son proprio grave.


A slumber did my spirit seal;
I had no human fears:
She seemed a thing that could not feel
The touch of earthly years.

No motion has she now, no force;
She neither hears nor sees;
Rolled round in earth's diurnal course,
With rocks, and stones, and trees.
(W.Wordsworth, 1799)