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mercoledì 11 gennaio 2012

mercoledì 15 giugno 2011

Frivola frequentemente fregiata di fresco French manicure


Frivola e indolente anch’io, pacatamente digerisco ponderando la fenomenologia della French

A volte mangio troppe patatine. Soprattutto a ridosso della luna piena: mi assalgono voglie di piccante e di salato. A voi non capita mai?
O non ci avete fatto caso?
È rassicurante credere che parte dei nostri reflussi esofagei dipendono dal ciclo lunare. Che le oscillazioni e i turbamenti possano essere tracciati da un bioritmo della nostra energia mentale, fisica ed emotiva.

Poche certezze, appese a 2 link.


Comunque sia, mi bastano per non farmi la French manicure.
Secondo una interessante osservazione di Poldino, queste unghie finte, in un’amica comune, potrebbero valere da protesi emozionale. Un solido eso-scheletro per riparare incertezze e precari equilibri.

Spogliandomi ubriaca di cibo dopo una cena coi colleghi, mi abbandonavo ieri notte a queste psicosocio-considerazioni, risvegliate dalla malia di unghie finte su una collega improbabile fashion victim.

Cosa, a 50 anni, spinge una corpulenta signora di abituale tenuta casual-sportiva, a adornarsi le mani, seppur snelle, di leggiadre “farfalline” in gel acrilico e - forse consapevolmente – muoverle con nuova grazia e leggerezza dimenticando che è plastica colorata?

Trovo la cosa interessante.
A volte i ghirigori French sono graziosi.
Altre mi danno allegria, quei colori brillanti.

Ma quasi sempre mi ricordano i film porno americani, dove milf e signorine sfoggiano lunghissime dita frenchmanicurate che stringono allungano blandiscono accarezzano illanguidiscono pubi, ma soprattutto peni.

Quasi sempre, dunque, incontrando una French nostrana – e quanto più insospettabile tanto più intrigante, ça va sans dire – mi chiedo se le vezzose unghie ricostruite di amiche colleghe casalinghe farmaciste avvocate cassiere dentiste professoresse non fungano da obliqui inviti pornografici.

Trovo la cosa divertente. Cercando ‘French manicure’ Google.it restituisce 5 milioni di risultati – semplice, elegante, sensuale, la definiscono i siti italiani.
Mi auguro i destinatari di invitanti unghiate frivole prodotte da rassicuranti protesi dell’anima si lascino beatamente, languidamente sedurre.

Ok, ho digerito, vado a farmi un caffè.
DC

martedì 14 giugno 2011

perché perché una ragazza emancipata

Under the ruins of a walled city
Crumbling towers and beams of yellow light

I had to stop in my tracks for fear
Of walking on the mines I'd laid

Encircled (..) in trenches and barbed wire


Mi appare sempre più come una fortezza di 359° - mattone su mattone di autoprotezione - la mente di una signora di mia conoscenza.

Sotto palpebre pesanti occhi come fari spiano il mondo che, apparentemente vorticoso, simula continue trasformazioni.
Pasciute dita stanche accompagnano sillabe di certezze sfuggenti spillate da labbra spioventi, scolpite in sillabe marmoree.

Ogni volta che l’ascolto inneggiare alla superiorità dell’Italia e alla felicità di essere nata e vissuta qui -  rassicurata dalla superiorità della nostra libertà donnesca priva di veli e di burqa – mentre la città si popola di ‘beduini’, strali di terrore si dipartono dai miei occhi.

Beato pilastro di logica incentrata sull’autodimostrantesi superiorità etnica razziale culturale linguistica ed emancipata donnità, che mi fai venir voglia di mettermi il velo, dimmi cosa, oltre la casualità di esser nate nella stessa nazione e condividerne la lingua, ci unisce.