venerdì 14 ottobre 2011

tradicali

Tutti ne abbiamo uno in famiglia. Un nonnetto che continua a vantare un'impresa, un'avventura del tempo che fu. Chi ha parato un rigore a Rivera, chi è uscito con Sofia Loren, chi ha tirato fuori un bambino dalle fiamme. I radicali hanno introdotto divorzio e aborto.
A volte i racconti col tempo acquistano particolari di fantasia, magari a scapito di altri, reali.
Così ieri, Rita Bernardini, nello spiegare in aula perchè i radicali - i suoi compagni - non hanno abbandonato l'aula in occasione del discorso di Berlusconi, si è appellata al rispetto per le istituzioni. Tanto più ha argomentato, che loro, i compagni, in passato l'aula non l'abbandonavano neanche quando a prendere la parola era Almirante, l'allora segretario dell'MSI, il partito che vagheggiava la repubblica di Salò.
E qui, appunto, come certi nonnetti che non ricordano se quella con cui uscirono era Sofia Loren o una sua lontana cugina, a Rita Bernardini la memoria ha tirato un brutto scherzo. Le cronache dell'epoca dicono che non solo dell' MSI i radicali ascoltavano i discorsi, ma nel '94 sostenevano un governo.

mercoledì 12 ottobre 2011

tanto rumore per nulla

Sono giorni, o forse ormai anni, di sondaggi. Il PD vanta un 26, quasi 27%. Sinistra e Libertà galoppa oltre l'8%. Segue L'Italia dei Valori, quotato 7. Per un totale di, circa, 41. A cui, per sommare tutta l'area, possiamo aggiungere l'1% della falce e martello della Federazione della sinistra. Arriviamo a 42, massimo 43. Nel 2008, in occasione delle ultime elezioni, il PD aveva superato di poco il 33%, Di Pietro il 4 e la sinistra Arcobaleno il 3 e mezzo. Per un totale di, arrotondiamo, 41%. Tre anni di escort, crisi, guerre, manifestazioni, Obama e processi questo hanno fruttato al centrosinistra: due punti su 100, un italiano su 50.

martedì 11 ottobre 2011

un monumento ai canuti

Se i giovani saltano da uno stage ad un contratto a progetto senza prospettive è colpa dei loro nonni che ai giardinetti se la spassano come nababbi, a fare i pensionati da 1500 euro al mese. Ci stanno riuscendo, ministri e loro mandanti, a far passare questo concetto, giusto in tempo, prima che la rivolta sociale se la prenda con loro. Finirà, probabimlente,come nel '68, che era iniziato come una lotta di classe e finì come una guerra ai canuti.

sabato 8 ottobre 2011

un libro fuori dai cori

Federica Sgaggio ha scritto Il paese dei buoni e dei cattivi, edito da Minimum fax. Il libro non l'abbiamo letto, ma l'autrice, in una recente presentazione, ci ha fatto venire voglia di farlo quanto prima, il blog (http://www.federicasgaggio.it/2011/05/il-%C2%ABbrand%C2%BB-generazionale/) e il libro. Perchè davvero l'opinione pubblica è divisa in tifoserie. I media la mobilitano, le danno appartenenza e lei s'accoda a seconda della curva dello stadio da cui fa il tifo. Le interviste spesso non dicono nulla, se non vuoti proclami. E anche gli scrittori, i presentatori, i cantanti si dividono in di destra e di sinistra. Battiato parla, nessuno lo capisce, chi applaude, chi no, a prescindere. Gli schieramenti sono assimilibali a brand, dice l'autrice. Sui delitti le riviste si schierano: colpevole o innocente, e con loro, i lettori, acriticamente. La sinistra esalta la meritocrazia. I suoi seguaci pure, senza eccepire che, di sinistra dovrebbe essere l'uguaglianza, non la selezione naturale. Chi sa cos'è il debito pubblico? chiede Sgaggio. Eppure ci si schiera. A seconda delle appartenenze, di quelle nuvole collettive, come le chiama l'autrice, che possono farci mettere un banner contro la lapidazione di una donna sul nostro profilo Facebook e non chiederci se siamo contro la lapidazione, contro la pena di morte in generale o contro quella sulle donne. Passa un mese, e che fine ha fatto quella donna nessuno se lo chiede, perchè il Saviano di turno (ma anche il Montezemolo) ha detto che l'Italia deve mobilitarsi. Per cosa? Per chi? Perchè? Non è importante, non fa notizia.

giovedì 6 ottobre 2011

beautifull mind

Macchè Steve Jobs, altri sono gli inventori che hanno segnato il secolo.
Se c'è una cosa in cui è riuscito è il marketing, col suo marchio e la linea dei suoi prodotti. Dicono abbia reso l'uso del computer più agevole: le sue icone sono immediate, certo.
Ma la nostra è una civiltà alfanumerica. I simboli che appaiono sullo schermo Apple invece, ricordano, concettualmente, gli ideogrammi cinesi. E cosa hanno prodotto i cinesi, con la loro forma mentis, in matematica? Nulla.
Le icone, oltretutto, sono sempre le stesse, standardizzate, come i compiti che indicano. Programmare invece vuol dire utilizzare la macchina, darle i comandi corrispondenti ai propri specifici bisogni. Ma viene descritta come un'operazione da ingegneri; e allora ci vendono questi simboli da cliccare, tutti uguali, per scrivere o calcolare.
Ha reso pigri, insomma, una serie di cervelli, Steve Jobs, e i suoi computer non sono migliori degli altri.
Questo, più o meno, mentre attorno era tutto un compianto morsicare di mele, ha dichiarato Roberto Vacca.
E a noi, uno così, sta simpatico.