martedì 28 agosto 2007

Travaglio in Trentino

O della scomparsa dei turisti fra villeggianti e "(non) residenti" Sabato 25 agosto alle 17.00 Marco Travaglio ha presentato "La Scomparsa dei fatti" al centro congressi di Lavarone, nell'ambito della rassegna LavaronEstate 2007. Da un lato temevo l'angoscia che avrebbe rinfocolato, riesumando le inquietanti vicende della penisola. Dall'altro, da giorni fremevo nell'attesa di questo appuntamento. Purtroppo, forse perché è agosto, o forse è il suo modo di porsi in queste occasioni, non ha affondato le dita nella piaga; direi anzi che - leggiadro - è volato in narrazione scherzosa epurata di tecnicismi, su alcuni degli episodi più drammatici e grotteschi, come fossero amene storielle o barzellette. (E in effetti, se le racconti all'estero, la gente di solito non le prende per vere). Dalla www.montagnaconamore.it* … Questo appuntamento letterario mi dà il la per prendere il largo su un tema che immagino stia a cuore a molti di noi. Mi rifaccio all'introduzione del pomeriggio letterario fatta dal giornalista Sabelli Fioretti, uomo di cultura, che da tempo anima anche l'estate dell'altipiano con appuntamenti letterari (cfr http://altipiani.splinder.com/). Dopo un caloroso benvenuto al pubblico - circa 700 persone gremite in sala, sulle sedie, sulle panche degli alpini, lungo le pareti e fin fuori dalla sala - Sabelli coglie l'occasione per partecipare il suo sogno di esperimento democratico a Lavarone, conferendo il diritto di voto anche ai "non residenti". Dice di aver capitolato su questa - virgolettata - per evitare le definizioni di "turista" e di "villeggiante", che secondo lui non corrispondono alla realtà, non riflettono le persone che da anni frequentano e vivono la località, che non si limitano a una fruizione o frequentazione effimera, ma passeggiano, leggono, conoscono e talvolta si innamorano di uomini e donne del posto…. A pelle, non sono certa di condividere la proposta di Sabelli. Invertendo i ruoli, credo infatti che non potrei più assaporare con lo stesso amore e spensieratezza i luoghi in cui torno più spesso, se dovessi anche seguirne le vicende politiche e amministrative nel corso dell'anno. Credo di preferire la commistione di esperienze diverse dello stesso posto, che possono forse diventare più fertili e sincretiche. …al cuore del turismo Lo spunto è anche linguistico e comunque interessante. Forse non molti sanno che la parola "turismo", e la sua versione oggi più demoniaca di "turista", radicano nella parola "tour", che a sua volta per definizione etimologica proviene dall'ebraico " tora", con significato di conoscenza, studio e ricerca. Mi sembra che, in questa considerazione più profonda di "turista", nessuno dei presenti in sala si sarebbe sentito escluso; al contrario, anche i residenti, e di Folgaria Lavarone e Luserna e del Trentino tutto, avrebbero potuto o voluto sentirsi turisti, ovvero conoscitori del momento e dei fatti narrati. La più recente definizione di turismo data dall'Organizzazione Mondiale del Turismo (World Tourism Organization, un dipartimento delle Nazioni Unite, vedi http://www.world-tourism.org/), è più ampia ma, forse, meno storicamente profonda: "Turismo è la pratica, l'azione svolta da coloro che viaggiano e visitano luoghi a scopo di svago, conoscenza e istruzione; secondo la definizione della WTO, un turista è una persona che si allontana almeno 80 chilometri da casa a scopo ricreativo o conoscitivo, per almeno una notte". Fra un mese, ovvero il 27 settembre, si celebra la Giornata mondiale del turismo (WTD), una data che è stata scelta in coincidenza con un'importante pietra miliare per il turismo mondiale, l'anniversario dell'adozione dello statuto dell'Organizzazione Mondiale del Turismo il 27 settembre 1970.
*è il nome dell'ApT di Folgaria Lavarone Luserna Estratto da " http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_mondiale_del_turismo"

sabato 25 agosto 2007

Head hunting di badanti

I canali invisibili della selezione dei dirigenti Spulciando i siti dedicati alla ricerca di lavoro in provincia, si osserva un fatto curioso: a partire dal sito dell'Agenzia per il Lavoro di Trento, a quello dell'Ente Bilaterale per il Turismo, transitando fra quelli di varie agenzie interinali, balza all'occhio che la stragrande maggioranza delle offerte di lavoro riguardano posizioni di manovalanza, agricoltura, operai e tecnici più o meno specializzati, e che le offerte per laureati non arrivano oltre un livello impiegatizio medio. L'assenza di ricerca di figure dirigenziali su questi canali diventa ancor più evidente se si fa un giretto telematico a Bolzano: la borsa lavoro di Bolzano offre una varietà di professioni molto più ampia e diversificata, che si incanala sovente anche nel sito della borsa lavoro europea di EURES. Inoltre, altro fenomeno assai curioso, l'area bolzanina ha anche un ventaglio di aziende dedicate alla selezione di personale altamente qualificato. Tuttavia, non mancano nella nostra fetta di regione, né le industrie né le aziende del settore terziario e terziario avanzato, né, tanto meno, le agenzie provinciali e regionali, con fior fior di quadri e dirigenti che ogni giorno fanno capolino sulle nostre testate informative e che, anche loro, come noi, si avvicendano sulle varie sedie. Forse, mi chiedo, ampliando la ricerca dei canali di selezione, e muovendomi fra le principali agenzie di selezione del panorama italiano, e in particolare con bacino del nord-est, spunteranno le proposte per le posizioni profilate della nostra provincia. Ma non ci sono neanche lì…. Dove vanno, dunque, e a chi si rivolgono, i nostri grandi professionisti, i quadri e dirigenti, o coloro che lo sono e devono o desiderano venire a lavorare qui? Vantiamo progetti universitari, master e formazione avanzata, doppie lauree in partenariato con la Germania, ma non si capisce – dopo tanto studio e/o dopo anni di lavoro e crescita professionale, a chi ci dobbiamo rivolgere se vogliamo tentare il salto. Scompiglio ad interim La sensazione è che ci sia un soffitto di vetro. Scansiamo i triti luoghi comuni di spintarelle e conoscenze e tentiamo un'altra via: la carta delle trasparenza e del contatto diretto: ho fatto una telefonata civetta all'Agenzia del Lavoro di Trento. La prima impiegata anziché " head hunting" (gli ormai noti "cacciatori di taglie per la selezione delle teste più fini) ha capito "badanti" – che ci fa sorridere e ipotizzare che non siano molte le richieste di sapere quali agenzie di head hunting ci siano sul territorio ….
Scompiglio in agenzia: mi hanno tenuto in linea dieci minuti, e passato ben 4 impiegate; alla fine, sono approdata ad una non meglio identificata responsabile, che in tono piccato e minaccioso mi ha chiesto "Ma Lei chi è, scusi?"
Risposta esterrefatta "Sono una privata cittadina che desidera sapere dove può trovare delle offerte di lavoro per un profilo più qualificato di quello delle offerte attualmente da Voi pubblicate"- .
"Sul nostro sito" – Sono stata edotta sul fatto che il referente sul territorio sono loro (lo so), e invitata a monitorare il sito con frequenza (lo faccio), iscrivermi alla loro banca-dati (l'ho fatto), eventualmente fissare un colloquio con un "orientatore" (già fatto). Sono tutte cose che faccio e/o ho già fatto, da circa 10 anni, ovvero quando mi immersi, inesperta, nel mondo del lavoro. Purtroppo, non solo sono strumenti che non mi hanno dato risultati, ma oggi non posso considerarli utili alle mie esigenze di mobilità professionale (verso l'alto). Cari amici e colleghi, certamente dove e come muoversi per migliorare la propria vita professionale è un consiglio riservato agli amici più cari. Ma in questi tempi di fragilità lavorativa e di frammentazione sociale, in cui siamo sempre più guardinghi verso il prossimo, timorosi che ci soffi il posto, la ragazza, il parcheggio, vi invito a fare un passo a lato, a essere protagonisti del cambiamento sociale, anche in queste piccole cose. Diteci, almeno, se avete notato anche voi questo strano fenomeno; e, se proprio vi sentite generosi, smascheratene altri, segnalateci dritte e consigli. Un cordiale saluto, La Donna Cannone

martedì 21 agosto 2007

Mulher Canhão não chore*

Trento – Brasile - Trento, com muita saudade Querido Manoel, …são as 11.30 da noite. Ho guardato le stelle, pensando che il sole è tramontato anche sulla tua barraquinha ao pé do mar. La tua volta stellata è più serena e luminosa. Il carro c'era, ma lo vedevo all'incontrario, come la luna. Chissà se la stai guardando. Se mi hai già dimenticata. Tutto ciò che faccio da quando sono tornata è una scocciante interruzione di questa musica, che faccio suonare ininterrottamente, spasmodicamente. Cerco di trattenere le emozioni, ma temo che si slavino come una maglietta sciacquata nella vostra acqua salata. Come una duna lenta e inesorabile, ogni granello dubbioso e incerto ha ricoperto la mia tranquillità, la mia lagunare oasi occidentale è stata sommersa dal rigoglioso reggae brasileiro. Non ho un dio Jah che mi …sor-reggae, non ho una religione; Come te lo spiego, a te che vivi in una comunità che non conta le persone, ma le famiglie - che ogni giorno al risveglio devo combattere per una merendina migliore, un voto più alto del compagno di banco; uno stipendio più alto; un chilo in meno per entrare nel tailleur di Ferrè; un uomo più figo di quello delle mie amiche? Che mi sento privilegiata perché finalmente mi hanno concesso il mutuo (e a Flavia no!), e una gran gnocca multi-tasking e performante perché bevo acqua che non fa ingrassare-vadoinufficio col car-pooling – facciolaspesaintelligenteconlaraccoltadeipunti - footing, pilates e kick-boxing-horegistratolepuntatediDesperate-Housewivesquandoerovia – e sabato seguirò un nuovo corso executive di team-building?! "Sono felice" mi hai sussurrato nel vento. Non ci ho creduto. Rifiuto di sciacquarmi la bocca col ritornello del terzo mondo povero ma felice. Una misera barraquinha sulla spiaggia, una faticosa e precaria vita di pescatore, il tempo libero sul tuo surf solitario e la capoeira coi bambini del villaggio. È stato un attimo pensare al mio lavoro ben pagato, armadi pieni di vestiti, pile di CD e di oggetti che riempiono il mio spazio. I soldi per viaggiare fino qua. Ma sono io che oggi ti scrivo e che felice non sono. Non credo nemmeno che se riuscissi a raccontartelo, con il mio portoghese stentato, lo potresti capire. Sono io che ho viaggiato a testa in giù nel tuo mondo. Il contrario non avviene. Che ne sai, di queste comunità rinchiuse nei masi intorno al fuoco? Di tristi e lamentosi cori di montagna, di sorrisi unti di polenta e luganeghe, mentre il sole le onde e le palme risuonano di reggae da danzare a piedi nudi stretti alle vostre donne? Di una chiesa stretta nel freddo medievale, che si batte il petto nella santa messa mentre sulle mura la morte danza e ci sbeffeggia, memento mori di un'altra giovane vita mietuta sull'asfalto di un sabato sera con un niente analcolico da fare? Che ne potrete mai capire, voi che inneggiate a Deus e a Jah sulla sabbia a ritmo di samba e bossa nova? Piccola comunità di famiglie di famiglie, di in un villaggio del terzo mondo, da tanto che siete indietro, siete addirittura oltre. Oltre la nostra umanità cifrata di PAT, DICO, PACS e CUS, i vostri uomini e donne senza sigle si amano e si stancano, si riamano e procreano – un padre per almeno due famiglie, e, al rientro della jangada, pesce per tutti. Querido Manoel, meu amigo brasileiro, forse la PAT l'hai sentita nominare, perché anche lì finanzia dei progetti. Ma credo che un CUS, no, non lo saprai mai, cos'è, e in fondo, anche per questo, un po' ti invidio. Come sabbia fra le dita, fra i grani perplessi di queste domande, scivola il mio bisogno di chiarezza. Qualcosa mi sfugge, mi manca ….mi potresti mica mandare un altro CD reggae? Obrigada, um abraço. A. * "Homem não chore" è una canzone dei Tribo de Jah, gruppo reggae brasiliano, vedi http://www2.uol.com.br/tribodejah/

venerdì 22 giugno 2007

La danza dell'arroganza

Girotondo delle scrivanie. Poco tempo fa sono stata a colloquio con il direttore dell'azienda dove lavoro. Il mio contratto a breve scadrà, e – per motivi non solo lavorativi, non so se augurarmi un rinnovo o meno. Ma non è di questo che voglio parlare: ieri sera ho sentito un servizio di un TG locale che decantava le iniziative di una cassa rurale di un paese della provincia, che insieme alla Provincia stessa e a vari assessorati, ha finanziato borse di studio e master all'estero per studenti volonterosi, i cui promotori affermavano che è importante che questi giovani si affaccino all'esperienza internazionale, che sono meritevoli, e che si sono registrate assunzioni soddisfacenti di giovani ben formati e professionali. Molto bene – mi compiaccio: mi sembrano parole intelligenti, fin quasi lungimiranti! ho vissuto esperienze simili e sono a favore della possibilità di gettare lo sguardo oltre confine, anche per vedere più chiaramente ciò che abbiamo in casa, e se del caso, intervenire. …. Tuttavia, quando, qualche ora più tardi, le dita hanno ripreso a danzare sulla tastiera, la mente ha composto un collage di varie tessere: una laurea magistrale, esperienza professionale pluriennale, maturata sia all'estero che in Italia, tre mesi dopo il mio insediamento nell'ufficio che occupo mi è stato proposto di diventare capo-ufficio… Con queste premesse, al momento di ridiscutere il mio contratto mi aspetto che tutto venga – finalmente e volgarmente – monetizzato, (come mi era stato promesso lo scorso anno). Poco prima del mio colloquio ho saputo che a un collega (maschio) è stata fatta una proposta economica. Mesi fa il direttore (maschio) si è fatto aumentare lo stipendio (e la qualifica a "generale"). Al lavoro mi passano sotto gli occhi progetti - talvolta balzani – per migliaia di euro. Ma alla richiesta di aumento di stipendio e di livello, mi sono sentita rispondere che "non ci sono soldi". È chiaro che qualcosa non quadra. I conti non tornano e non serve un master alla Bocconi per accorgersene. È altrettanto chiaro che come ogni mattina in cui ci penso, mi è ripartito un incazzo alla Mike Tyson col proposito di sbattere al muro il caro diretur! ….per la serie "Buongiorno!!!!" Ahimè, certi questi rimedi obsoleti e poco femminili non mi sono concessi, quindi dovrò armarmi di pazienza, cocciuta flessibilità e flessibile cocciutaggine per il secondo round. Questo per voi non è che un semplice aneddoto, (sebbene scrivendo questa rubrica il mio pensiero sia andato alla Giornalista Anonima a cui mesi fa mi ero riproposta di rispondere). Ma è un aneddoto che sa troppo di vita quotidiana di molti. Ancora e sempre lusingati, affabulati, vezzeggiati e MAZZIATI!
Allora, care "isole di resistenza", ecco un paio di ricettine facili e veloci per ribattere a "proposte di stipendio o lavoro indecenti" 1) Giriamo le poltrone: Caro direttore, come certo saprà, all'Acquario di Cesenatico organizzano corsi di team-building per manager nella vasca degli squali. La mia proposta – però - è molto meno inquietante: Le propongo un bel gioco di ruolo; facciamo che io ero il direttore e Lei il dipendente sulla sedia; che io Le proponevo uno stipendio inadeguato per una mansione di impegno e responsabilità; "purtroppo non posso dare il giusto valore alla Sua laurea e alla Sua esperienza, ma verrà il momento, mi creda! Lei ha tutto il mio apprezzamento. E adesso, volentieri Le offro un passaggio sul mio Pajero full-cost aziendale fino alla fermata del tram?" 2) Per chi preferisce una versione più soft (o strappalagrime): "Caro Direttore, si metta una mano sul cuore. Lei che è un uomo di mondo e sa come vanno queste cose, pensi che al mio posto potrebbe esserci Suo figlio; come reagirebbe se tornasse a casa raccontandole di una simile proposta? Il primo a infuriarsi per la presa in giro e l'offesa arrogante sarebbe Lei!..." Non vi garantisco l'aumento, ma almeno il rispetto di voi stessi e la soddisfazione di aver smascherato e sbuggiardato questi beffardi arroganti affabulatori, che – chissà perché - dalle loro poltrone non si schiodano mai! PS: Ho sottolineato il paragone con i colleghi maschi perché nella remota valle trentina dove lavoro da mesi, ho respirato un'aria maschilista e retrograda che non avevo mai trovato altrove, se non, dieci anni or sono, in zone rurali del Portogallo. E allora ecco che l'esperienza all'estero mi torna utile.
...Nella prossima puntata potremmo discutere del perché ci siano tanti direttori e molte meno direttrici….?! Un cordiale saluto, La Donna Cannone

mercoledì 13 giugno 2007

Luoghi comuni (sui trentini)

1) Da voi fa freddo. Se la neve la sparano è ovvio che di vivo rimane solo il caldo.
2) Da voi la vita è tranquilla. Mettiamola così, abitare in Trentino è un po’ come stare a Cuba: tutto l’anno è uguale.
3) Siete razzisti: Non fatemi ridere! ho visto mocheni ballare attorno a un poster della Cucinotta ed eleggerla a pietanza preferita della loro tribù.
4) Siete dei gran lavoratori. Quando i dipendenti della Provincia si affacciano dall’ufficio e sorprendono in strada qualcuno a faticare si forma subito un assembramento, qualcuno fa buu, si contorcono, altri mostrano il pollice verso, certi si coprono gli occhi e si tengono la pancia, finchè uno esclama: Ostia che neger el terun! Poi richiudono le finestre, guardano l’orologio e vanno in pausa.
5) Tra Trento e Trieste c’è un ponte. No, quelli sono il dire e il fare.
6) Da voi si parla tedesco. Te lo vedi Goethe che dice: “ne vedem Zobia”?
7) Da voi si mangia bene. Corretto da tanti immigrati nel più realistico: da voi si mangia, bene!
8) Siete onesti. Diffidare. Altro che vendere la fontana di Trevi! Questa è gente che riesce a spacciare Segonzano per località turistica.
9) Da voi c’è l’aria pulita. Non è mica taciturno, il trentino, guardatelo meglio: è in apnea.
10) Siete freddi. La differenza tra i trentini e i pupazzi di neve è che non si sciolgono.