mercoledì 21 novembre 2007

Pillole di professionalità

E' tutto vero, trascritto in presa diretta, 19 e 20 novembre 2007 Prima telefonata C.: Buongiorno, sono Claudia. Posso aiutarLa? ………. C.: Ah, certamente, non si preoccupi. Se mi posso permettere, in questa settimana abbiamo una promozione speciale dedicata ai bambini. Vedrà che i prezzi sono interessanti, e rimarrà molto soddisfatto della Sua scelta. ………. C.: Bene! Allora sarà un piacere riaverLa fra noi, con la Sua famiglia, dopo tanti anni! ………. C.: Si figuri. Grazie, arrivederci. CLIC. Rivolta ai colleghi in ufficio "Ma porca puttana, mi stanno sui coglioni quelli che ti raccontano la loro vita di merda. Ma che cazzo me ne frega? Cazzo merda culo". Seconda telefonata (dal Sud Italia) C.: Buona sera. Mi ripete il nome, gentilmente? ……… C.: Perfetto. Sì, voleva la camera che aveva l'anno scorso? Vedrà che andrà benissimo. …………. C.: No, sono extra. Mi può mandare il fax di avvenuto bonifico? La ringrazio. Sììììììììììì, non c'è problema. Poi io le mando il voucher. Grazie buongiorno. CLIC Rivolta ai colleghi in ufficio: "Ma porco d….sti teroni de merda. No gh'è taliani?!?" Credo che si commenti da sola. Saluti

sabato 17 novembre 2007

Tentativi di stroncature: Un po' dopo il piombo

Giangilberto Monti - Un po' dopo il piombo Ieri sera al teatro S. Marco di Trento Giangilberto Monti ha messo in scena lo spettacolo Un po' dopo il piombo, che racconta la genesi delle Brigate Rosse attraverso la storia d'amore tra Renato Curcio e Mara Cagol. Il copione ha convinto la Radio Svizzera Italiana a farne il secondo radiodramma musicale dell'artista che verrà prodotto nel corso del 2007 con il titolo Ce n'est qu'un début. G.G.Monti è il cinquantenne cantautore che nella finzione scenica presenta il suo nuovo album, mentre lo spettacolo, che si sviluppa sul doppio binario del teatro e della canzone, gli dà la possibilità di eseguire in anteprima i suoi brani di nuova produzione, che verranno raccolti in un disco in uscita nei primi mesi del 2008. Domino, majong, puzzle, sesso, caldarroste, bucato, lavaggio auto, portare a spasso il cane, la nonna, il vecchio nemico vicino di casa. Fate qualsiasi cosa, ma non andate a vederlo (sentirlo). Spettacolo privo di sostanza, di senso, di significato. Di bellezza, di emozione. Inutile. Legnosa l'attrice spalla.

giovedì 8 novembre 2007

Monumenti migliori (o peggiori?) di Trento

Doss Trento, monumento a Cesare Battisti. 1) Proponiamo una nuova lapide. CESARE BATTISTI: LOTTÒ INVANO PER UNIRE IL TRENTINO ALL’ITALIA. CONTRO LA VOLONTÀ DEGLI AUSTRIACI, SENZA CHIEDERSI MAI COSA NE PENSASSERO GLI ITALIANI.
Piazza Venezia, monumento a De Gasperi.
2) De Gasperi ce lo dipingono schivo. Sarebbe allora fuori luogo l’umile mausoleo dedicatogli in piazza Venezia? Al contrario: prezioso insegnamento per i pioppi del parco antistante cui l’effige dello statista con gesto sapiente indica in che direzione crescere.
Piazza Dante, monumento a Dante Alighieri. 3) Il monumento a Dante, si sa, è un pretesto, una scusa. Serve a giustificare quell’altro monumento, poco distante, all’autore, tale Guglielmo Ranzi. E’ quello, riteniamo il vero capolavoro. Arte logica, che lascia immaginare un ulteriore monumento minore poco più in là, e poi uno all’autore dell’autore del monumento all’autore, in una spirale quasi infinita, fino alla firma estrema, su un ciottolo, umile e solenne: Padreterno.
Piazza delle erbe, monumento ad Alessandro Vittoria.
4)La posa della statua di Alessandro Vittoria, scultore, non cela un moto di rimpianto come di chi ha sbagliato tutto nella vita e solo ora se ne accorge: avere formaggi, salumi e verdura sotto il naso senza poter scendere dal piedistallo cui un nome del genere lo condanna. Non visto, l’artista si strugge: “Ma non era meglio se mi chiamavo Peppino Pareggio?”
Piazza Dante, monumento a Giacomo Bresadola
. 5) Oltre che studioso di funghi, il MICOLOGO, - lo dice il nome - è un modesto. Appena appreso della sua statua lo immaginiamo ridere: MICA direte sul serio! Allora, solo allora, il progetto si fa concreto e paradossale: un monumento a celebrare tutti quelli che non si prendono sul serio.
Via Brennero, monumento ai caduti di Nassirya
. 6) Chi non ha mai raccontato una barzelletta sui carabinieri? Eppure certe volte proprio non si può. Ci vuole l’aria compunta. Questo deve aver pensato l’autore del monumento ai carabinieri di via Brennero. Se Michelangelo chiedeva al David: perché non parli? L’autore della composizione di massi deve più o meno aver spiegato la sua scelta artistica con le stesse parole: perché non parli.
Zona Ischia Podetti, monumento al nocumento
. 7) A perenne ricordo del nostro passato, a chi viene da nord Trento mostra il meglio di sé. A sinistra dell’autostrada eccola là: una piramide di mondezza.
Piazza General Cantore, obelisco
8) Da San Pietro a Montecitorio passando per il Pantheon Roma ne conta una decina e qualche politico di statura potrebbe utilizzarli come appendiabiti. Da queste parti, tutto in proporzione, in zona Cristo Re si erge un obelisco bonsai.
Via Roma, monumento ai caduti
9) Una trincea con sopra parole di un soldato di tanto tempo fa. Al termine di via Roma un aiuola ci ricorda che quella strada non si è sempre chiamata così. Le parole incise restano segrete per molti che passano e vanno oltre. Non vogliamo svelarle: sono di un diario.
10) Largo Pigarelli, monumento ai caduti della resistenza albanese
. La civiltà, La tolleranza, la storia, si insegna anche portando scolaresche davanti ad un monumento come questo, a ricordare, a ringraziare, chi lottò per permetterci di godere di quelle leggi che oggi il palazzo di fronte tutela.

sabato 3 novembre 2007

Carne trentina (da calendario)

http://www.ragazzedacalendario.it/ Se la selezione di ragazze trentine sui calendari creati dalla redazione di Paolo Curcu (di Bazar e Trentino Mese) è rappresentativa di quelle che sono 1) le aspirazioni esibizionistiche delle trentine 2) la carica di charm delle ragazze della regione siam messi proprio da culo (vediamo se si può mostrare nudo ma poi non si può scrivere). Con tutte le parole spese per cercare di sradicare lo svilimento del corpo femminile dalla "cultura" o mentalità di questo Paese, pubblicazioni del genere, che nulla hanno di artistico, in quanto si osserva che ogni fotografia è una scusa per mostrare un capezzolo, cosce spalancate, scollature e natiche invitanti, sono da biasimare sia le ragazze che si sono fatte ritrarre e coloro che lo faranno in futuro. Viene da chiedersi quale spiccio o profondo desiderio di esibizionismo nutrano, quale insicurezza debbano mettere a tacere, se pur di essere osservate e "apprezzate" sono disposte a spogliarsi di fronte all'occhio lubrico di chiunque? Per quale prezzo, non sappiamo. Il bieco maschilismo trentino impera. Mai stato meglio, si starà anzi ringongolendo in previsione del prossimo calendario!

venerdì 12 ottobre 2007

Dalla Cina con amore

Senso di colpa? Follia? Abdicazione alla vita? Amore o panico? International agorafobia? Gelosia della moglie? Del figlio?
Tornare dalla Cina "perché senti troppo la mancanza di moglie e figli", mentre ci potresti scorrazzare per qualche giorno visto che ti ci hanno spedito per lavoro e il lavoro è compiuto... Tuffarti in luoghi, suoni, odori e colori che forse non rivedrai mai invece di risalire sul primo aereo - destinazione finale Grumo a/A, è …normale? L'altra sera sono passata a trovare una giovane coppia di amici, che non vedevo da molto tempo. Nel frattempo gli è nato un mutuo, spuntato un pupo con giardino, son germogliati i fiori Thun alle pareti. Sfumati: i sogni - di gloria e cambiamento, - di carriera e di sfide. Spento: lo sguardo.
Il doppiomento sorregge pensieri in fuga dietro battiti di ciglia, che si divincolano agli sguardi e agli specchi. Di fronte a questa giovane moglie in tuta grigia, le mani invecchiate, la pelle incolore e i capelli a cespugliosa barriera al fascino e al desiderio, arrivata con tutto l'occorrente per un gaudente aperitivo (rigorosamente analcolico) mi sentivo protagonista e spumeggiante come la ragazza del Martini! Masticavo salatini e domande che solo per "buona educazione" non ho fatto ad alta voce (bei tempi quando mi chiamavano intemperante o impertinente!).
Ho cercato la gioia sui volti stanchi. Assente. Ho cercato negli occhi la fiammella dei sogni. Spenta. Ho provato a smuovere le braci, accennando a ciò che so accendeva la fantasia di D.: mollare tutto, cambiare vita e lavoro, andare a vivere in Spagna… . Sospiro. "Ora non si può: c'è il pupo, un mutuo, la casa…… ma ci si può andare in vacanza". D. ha guardato sua moglie. Io stavo all'erta. Come un animaletto che nulla sa di queste vite domestiche (o addomesticate?) e tutto vuole scoprire. Mi aspettavo uno sguardo d'amore. Ho scorto rancore. Giusto un attimo, un baluginio fugace. Perplesso di se stesso, di essere lì, inanellato a un interrogativo "Ma era proprio questo che volevo?". Alle 9pm mi sono lasciata alle spalle i fiori di Thun annaspando per tornare alla vita, assaporarne i rumori e le luci del traffico, pronta a ricatapultarmi nella mia da "pseudo-single". Certo, il bimbo è stupendo. Ma il resto tristemente ordinario, come l'amore non può e non dovrebbe essere. Un po' come l'epilogo che ci aspettiamo quando, smaliziati, chiediamo che succede nelle favole dopo il "vissero felici e contenti". Lo sappiamo tutti che non sono sempre rose, fiori e bollicine di spumante. Che allo stupore e alla meraviglia subentrano la quotidianità e il tran tran, ritmi più blandi e sguardi più stanchi. Eppure avrei voluto prendere il mio amico, portarlo fuori, al fresco, all'aria aperta e scuoterlo; chiedergli se era quello che si era immaginato, se era quello che aveva sognato per sé. Se non a me, che rispondesse almeno a se stesso. Ne ho già visti troppi di neo-mariti fagocitati dal desiderio di maternità, spenti alla vita da un mutuo e dalla "normalità". Sprovveduti neo-babbi, (magari in carriera), sepolti da kg di pannolini pampers. Amiche che si proclamavano "alternative" capitolare su abiti nuziali lunghi e bianchi come la più trita cenerentola, di cui ti rifiuti di andare al matrimonio accampando una scusa che incrina per affetto il tuo essere "dura e pura" – mentre il fronte si assottiglia e ti chiedi quando siano diventate "subdole e omologate donne ragno". Chi ha ragione e chi torto? Chi si è illuso e chi ha mentito? Il mio cuore può reggere a queste delusioni, ma una preoccupazione mi rimane: quanti di loro finiranno per tirarsi i coltelli? Per quanti la macina della frustrazione, della noja, di una vita spenta o sprecata, si attorciglierà come la carica di una molla che scatta in un crimine? Dovrei intervenire? Un cordiale saluto,
La Donna Cannone