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venerdì 5 giugno 2009

alla faccia di Manheimmer

Le elezioni si avvicinano e questo blog non si sottrae: ecco i pronostici, ricavati dagli ultimissimi sondaggi dei maggiori istituti demoskopici, da quello di fianco, da un pizzico di sano pessimismo e da un dado.
PDL:..................37,5
PD:....................27
LEGA:..............9,5
IDV.....................7,5
UDC....................6
S&L:..................3,5
DEstra...............3
RC&PDCI..........3,5
RADICALI .......1,5
PCL:..................1

venerdì 16 gennaio 2009

Due cuori e una giostra - 2° parte

La giostra della famiglia Gregori Faccio a Trento
Ecco la 2a parte dell'intervista
Manuel prende l’abbrivio per raccontarmi che in effetti ci sono avversità, spese e lungaggini burocratiche. "La legge impone di trovare un’area per circhi e spettacoli itineranti, e sono previsti sconti per la luce ed altri servizi. Un tempo le battaglie erano di categoria, oggi abbiamo ANESV AGIS (Associazione Nazionale Esercenti Spettacoli Viaggianti), che continua a lottare. Ma purtroppo sono rimasti pochi membri, e sono anziani. Oggi i nostri problemi riguardano soprattutto i costi, che sono troppo alti, (come la fornitura di energia elettrica), e la reperibilità di aree per gli spettacoli. Per farti un esempio, qui a Trento abbiamo un contratto forfetario di fornitura di 10kw per 12 ore al giorno, ma anche se ne usiamo solo 4 ore alla fine dobbiamo pagare il costo forfetario, di circa 190€, mentre il consumo effettivo è di circa 70€! E poi, ogni 3 mesi dobbiamo fare l’allaccio elettrico. Funziona così: si paga il primo mese e per il secondo si fa la proroga; il terzo mese si deve fare il rinnovo, che costa quasi 200€! Un altro problema è quello delle aree di sosta. Ogni 3 mesi ci spostiamo, e ogni Comune ci vorrebbe far comprare il terreno su cui sostiamo! È una follia! E poi la burocrazia... Assurda. Pensa che ogni provincia richiede un permesso con relativo pagamento - per il transito coni nostri trasporti eccezionali, quindi, per farti un esempio, per spostarmi da Bolzano al Veneto, passo 4 giorni in auto, a consegnare il disegno tecnico e richiedere i permessi per il transito sulle strade. Da Bolzano a Trento si paga solo il bollo: 14€. L’Anas del Veneto te ne chiede circa 80€, più 2 marche da bollo, e la società Autovie Venete circa 180€ più 2 marche da bollo. Fai il conto!"
DC: Non mi intendo di trasporti eccezionali, ma in effetti mi sembra un costo elevato. «Per fortuna – prosegue Manuel - il tessuto sociale dei colleghi è molto solidale. Ci si vede solo a periodi, ma ci conosciamo tutti. Noi lavoriamo in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Trentino Alto Adige. In particolare, qui c’è una comunità che condivide un calendario fisso di feste ed eventi nelle varie località e quindi si muove insieme. Siamo comunque tutte ditte individuali». DC: Quanto è veramente nomade il tuo lavoro? Manuel: Oggi, lo è su base regionale. Una volta ci si spostava di più, ed era anche più facile. I sindaci erano “amici di paese”, si viaggiava di più, si andava all’avventura. E le famiglie erano molto più numerose. Oggi abbiamo regolamenti e calendari fissati dai sindaci e dalle amministrazioni comunali. La nostra attività sostanzialmente è regolamentata come quella dei mercati cittadini.
Antica foto del lunapark di Genova
DC: Ma se voleste andare, che so, a Napoli, potreste farlo? Manuel: Sì, ma in base ad accordi “subacquei” ognuno sta a casa sua. Chi ha un’attrazione di novità, invece, deve e può spaziare. Ti spiego: con una giostra come la mia non costituisco un’attrazione nuova per un’altra città, e quindi vado a lavorare nelle regioni consolidate. Vice versa, se uno ha un’attrazione nuova, innovativa, ho bisogno di farla girare e di farla conoscere, ma costituisco anche una novità per le varie località. Comunque, c’è da dire anche che le aree sono sempre più piccole, e quindi non ci si può togliere il lavoro a vicenda. Si va dove si può andare. DC: Il pubblico è cambiato negli anni? Manuel: Sì, ci sono meno giovani, anche perché sono cambiati i gusti, e il numero di giovani sul territorio. Il lunapark, per esempio, funziona su feste collaudate, tradizionali, su fiere di paese. I grandi lunapark italiani, purtroppo, sono sul viale del tramonto. Erano Bologna, Verona, Genova e Perugia. Si può dire che quello di Verona e Bologna sono spariti, gli altri, a stento, resistono. DC: Com’è il mondo visto da un carrozzone? Non è diverso. Secondo la moglie di Manuel, hanno più spirito di adattamento. Manuel aggiunge che in estate va a fare l’autotrasportatore di pesce in Veneto, per far quadrare i conti. Dice che la crisi si sente parecchio, nel settore, e a volte toglie la voglia di andare avanti. "La mia giostra è stata avviata circa 40 anni fa, ma non possiamo permetterci il rinnovo costante delle attrezzature, perché è troppo costoso. L’ultimo è pari a quello del 1999. Manca un sistema finanziario idoneo. Sul piano finanziario siamo davvero strangolati. Puoi immaginare se uno acquista un’attrazione per decine o centinaia di migliaia di euro, e deve accendere un mutuo enorme, quando ha finito di pagarlo, l’attrazione è obsoleta, e nel frattempo ha dovuto spendere per rinnovo e/o manutenzione, e alla fine, se vuoi venderla, l’attrazione è vecchia…. Ma ciò nonostante, teniamo duro. Anche chi, come un dente cariato, non vuole o non riesce a levarsi". La famiglia aggiunge infatti che tutti i loro amici, parenti o conoscenti che si sono fermati, scesi dal carrozzone per una vita stabile sentono una nostalgia pazzesca e non riescono a realizzarsi. I più giovani, di solito, tornano.
DC: Pensate che il vostro lavoro abbia un futuro?
Manuel: Il futuro, come per tutti, è incerto. Finché ci saranno fiere e feste paesane, lavoreremo. Il problema è per i grossi luna-park, che noi chiamiamo “i parchi”. A proposito del nostro gergo, le nostre roulotte noi le chiamiamo ‘’carovane’’. Quella di mia suocera è spettacolare: è degli anni ’50, originale, è lunga 14 metri e apribile 1 metro per parte, quindi diventa 4,5 m interni, per quasi 50m2! Sai che in Italia siamo i primi nella costruzione di materiale abitativo e per le attrazioni di grande interesse? Mi ricollego e chiedo a Manuel come vanno le cose altrove. "A livello europeo – spiega - i colleghi sono molto meno numerosi, ma più agevolati. Per farti un esempio, in Italia siamo circa 15000esercenti, e in Germania sono solo 5000. Le condizioni però sono molto diverse. Per dirti, in Spagna e in Francia spaziano, si muovono molto per lavoro. I nostri colleghi italiani del sud vanno a lavorare anche in Albania e in Grecia, sono più avventurosi, e infatti noi li chiamiamo “avventurieri”. Da un punto di vista tecnico, ci rifacciamo tutti a normative nazionali: ISO e TÜV (una certificazione di gestione sicurezza alimentare e ambientale e per la qualità del sistema di gestione aziendale che costa circa 40mila euro!)" Chiedo alla famiglia Faccio Gregori se vuole aggiungere qualcosa: la moglie dice «per mio figlio vedo un futuro fuori dall’ambito delle giostre. Anche se questo mi farebbe male in cuore. Vorrei che studiasse». – Manuel invece lo lascerà libero di fare ciò che vorrà «l’importante è che lo faccia bene».
Siti di interesse: http://www.aaex.ru/ Art of Amusement Expo, Russia http://www.iaapa.org/ IAAPA International Association of Amusement Parks and Attractions http://www.prater.wien.info sito ufficiale del Prater, il lunapark di Vienna e il più antico del mondo http://www.tibidabo.es: sito ufficiale del Tibidabo, il lunapark di Barcellona, il secondo più antico al mondo

lunedì 5 gennaio 2009

Due cuori e una giostra

La giostra della famiglia Faccio Gregori a Trento, dic. 2008
Fiere e feste - religiose o popolari – raccolgono da prima del Medioevo attrazioni e divertimenti: c’erano veggenti che prevedevano il futuro, come sibille, maghi e astrologi. E poi giocolieri, saltimbanchi e mangiatori di fuoco. Il loro luogo era la piazza. Oggi, che non viviamo la città e ci ammucchiamo nei centri commerciali, fiere e lunapark ci sembrano forse anacronistici: masse caciarone che ci attanagliano gola e fantasia col profumo dello zucchero filato… È così che durante le vacanze di natale ho potuto intervistare un giostraio o meglio, come precisano i diretti interessati, un esercente dello spettacolo viaggiante. È con noi Manuel Gregori con la sua accogliente famiglia.
Mi hanno addirittura invitata nella loro roulotte…Seguitemi, andiamo a sbirciare il mondo da un carrozzone! Per prima cosa, chiedo a Manuel se è un mestiere che ha ereditato dalla famiglia. Manuel: Sì, da mio padre. La famiglia è attaccata a questo mestiere da più generazioni, coi teatri viaggianti, il circo, i primi cinematografi, anche se la radice è la famiglia di mia madre – la famiglia Zamperla. È abbastanza conosciuta. A un certo punto si è spaccata in due rami: metà è andata in America e l’altra è rimasta in Italia. Quella in America lavora come stunt-men, uomini cannone, spettacoli con le macchine. Anche tempo fa su MTV si è visto un Zamperla che si è fatto male, è stato sbalzato fuori dalla rete e quello lì è un mio parente. E quindi ha una discendenza lunga. Le prime giostre erano saltimbanco, giochetti truffaldini, spilli e ci si muoveva per fiera in fiera, da festa paesana in festa paesana. Diciamo un’attività molto nomade. Dopo, già con i teatri viaggianti, è nata una vena artistica e da questi sono nate le prime rudimentali giostre. Diciamo da idee banali, come pali e catene. Comunque hanno radici profonde, antiche. La storia di queste attività è lontana nel tempo. I documenti sono pochi e rari. Abbiamo qualche libro o raccolta di famiglia - io ho visto solo qualche speciale di telegiornale sui miei colleghi e basta.
DC: Tu hai iniziato da piccolo? Manuel: Sì, mio papà era qui di Trento, di Romagnano. Ho uno zio che lavora alla Whirlpool. Mia mamma invece era delle giostre. Mio papà quando ha sposato mia mamma ha iniziato questa attività. Prima aveva un’attività di imbianchino. Nel frattempo, arriva la moglie di Manuel, con il bimbo, piccolo, che ha bisogno di tornare a casa, e quindi la famiglia mi invita ad andare con loro e proseguire l’intervista in roulotte. Il carrozzone, lo chiamano. Mi guardo intorno estasiata, in questo lungo carrozzone dorato, arredato con gusto, caldo e accogliente – La moglie di Manuel con una punta di orgoglio mi fa vedere che c’è anche la lavastoviglie.
Poi Manuel prosegue «La famiglia itinerante è molto bella – ma richiede anche molta manodopera. La famiglia di mia moglie si chiama Faccio, è una famiglia storica, borghese e benestante, ma hanno sempre lavorato sodo. E hanno sempre difeso la categoria a denti stretti. Annoverano “grandi uomini” come li chiamiamo noi. Dicevo, mio papà, dal canto suo, voleva i figli con sé – e quindi io sono andato a lavorare con lui. Il legame famigliare di solito è molto forte, anche perché il figlio tende ad affiancare il padre nell’attività. Lavorando insieme nasce un grande attaccamento. È un’avventura, eh! Una missione ardua. Io ho fatto la scuola dell’obbligo itinerante. Ho un cugino che ha fatto il liceo scientifico, giurisprudenza e persino il dottorato, ma non riesce a entrare nell’attività di avvocato, perché non fa parte della categoria. Sai, qualche laureato ce l’abbiamo anche noi, anche se è una mosca bianca». Interviene la moglie: Io frequentavo 8 scuole all’anno! Il programma per me era sempre avanti o indietro. Ero bravissima: sono passata con distinto alle scuole medie, ma poi non volevo andare in collegio, volevo stare con la mia famiglia e fare le superiori itineranti era impossibile. Le chiedo com’era il rapporto con i compagni di scuola: «Buono – risponde - Eravamo la novità, c’era sempre molta curiosità. All’inizio. Poi ti mettevano da parte. Chi più chi meno, ovvio. A volte gli adulti dicevano “bambini, sono arrivati gli zingari”!» - «Ci confondono con gli zingari! Come in tutte le comunità, ci sono i buoni e i cattivi anche fra noi – ma non si salva nessuno dalla discriminazione!» A proposito di scuola, Manuel racconta che oggi come allora, i figli degli esercenti di spettacoli viaggianti cambiano spesso scuola. Di volta in volta ricevono un attestato che ne certifica la frequenza. Ora pare stiano cambiando la normativa, forse introdurranno un esame ad hoc per i figli degli esercenti degli spettacoli viaggianti, su base annuale.

La giostra della famiglia Faccio Gregori a Trento, dic. 2008

Manuel racconta poi che ogni famiglia viene riconosciuta con un tratto – per esempio, «noi siamo geniali ma folli. Io avevo uno zio che tanti anni fa si era arricchito con i cavalli. Ne aveva comprati 200. Poi è fallito. Comunque, le grandi famiglie sono rimaste poche. Per farti alcuni nomi: Zamperla, Cavaliere, Orlando. Mio nonno era di Margone, sopra Vezzano. Era figlio di una ragazza madre. E mia nonna era cresciuta “a erba e sassi”. Anche per questo il tasso di divorzi nelle nostre comunità è molto basso; 5 su 100, per dire un numero. La famiglia diventa un corpo e un’anima. Vi si tramandano storie e leggende, oltre al mestiere. Pensa, io ho un collega che quando racconta storie che risalgono a prima del 1914 parla in tedesco. Ovviamente, non è tutto rose e fiori. Come vanno, i guadagni, con la crisi? E poi com’è, questa vita nomade – così diversa, così lontana? Lo saprete nella 2° parte.

Alcuni siti di interesse

Il superbowl del lunapark di Genova