mercoledì 5 ottobre 2011

cucù: il nuovo che avanza

Al così detto biennio rosso, seguirono vent'anni di Fascismo. Ai mesi della resistenza, fecero seguito quarant'anni di Democrazia Cristiana. La stagione di mani pulite, ha portato a una quindicina d'anni di Berlusconi. Fa quasi paura chiedersi cosa ci aspetta ora che in Molise potrebbe vincere il PD.

delitto: istruzioni per l'uso

La professione all'ultimo grido, l'imputato di casi di cronaca, esige un'attenta selezione del target. La vittima deve essere donna, giovane e, se possibile, di bella assenza. Nel caso di Garlasco e Avetrana no, ma in quelli di Melania e Meredith ha funzionato il fatto che fosse seminuda, fattore che non è da sottovalutare e che eventualmente si può concordare in sede di agonia. Per permettere poi ai giornalisti di usare il termine "efferato" è poi necessario che l'arma non sia da fuoco: indispensabili quindi una corda o dei coltelli. Assolutamente fuori moda è l'uccisione in appartamento. A meno che non si tratti di un ufficio, come nel delitto - per la verità un pò vintage - di via Poma. Meglio, molto meglio, che l'uccisione si svolga in una villetta, come nel caso dell'Olgiata, di Erika e Omar o al massimo in una baita, come a Cogne: il plastico di un appartamento sarebbe scomodo da maneggiare per i presentatori di talk show. Da scartare l'opzione della chiesa, come per il delitto Elisa Claps. Il cadavere rischia di rimanerci per anni e voi di farvi un nome poco prima della pensione. Tira molto il nome straniero: da Meredith a Yara a Sarah. Assolutamente out, demodè, i delitti di mafia: giudici, pentiti e negozianti taglieggiati. Quella è gente che si chiama Filippo, Giuseppe, Salvatore. Uomini di mezza età, poco fotogenici, con attorno sempre troppo sangue. I morti di mafia, alla gente, non interessano, non fanno ascolto. Per quelli i RIS neanche si muovono, e voi rischiereste l'anonimato o addirittura la latitanza.

martedì 4 ottobre 2011

domenica 2 ottobre 2011

Rocco Siffreud: il film

A dangerous method - sottotitolo: tanto va la matta al lardo che ci lascia il subconscio - è la storia di Freud, una specie di Sherlok Holmes che dopo anni di indagini scopre che è tutta una questione di sesso. La conclusione, che non giunge nuova a legioni di casalinghe, camionisti e premier viene sviluppata da Watson, per gli amici Jung, che dopo lunghe riflessioni si chiede in svizzerotto stretto: e se mi chiavassi le pazienti? Sul tema Jung vive un profondo dissidio al termine del quale si spruzza il dopobarba chemenefreud, segno evidente che un tempo dissidio ma poi dissidiavolo. Concetto che Jung prova a spiegare pure a Freud, perchè bisogna allargare le prospettive, la scienza e volendo, le gambe. Quando Freud obietta se per caso non stia confondendo Keplero col noto ricercatore Siffreud, Jung risponde che quando gli fa male la pancia sente come dei rumori che però, assicura, vengono dalla bibblioteca. Pare la Arcuri quando dice che il calendario suo è artistico, osserva Freud, meditabondo, sul lago di Zurigo. Alla fine come spesso accade muoiono tutti: Freud, la paziente di Watson e il marito di Monica Bellucci, che la sapeva lunga. Solo Crepet - guarda certe volte i nomi - ancora campa.

sabato 1 ottobre 2011

mozzarella stories: un film avariato

A un certo punto di Mozzarella stories c'è un personaggio che viene incaricato di riscuotere dei crediti. Torna in mente Mi manda Picone e un pò di malinconia perchè Nanni Loy non c'è più e perchè Luisa Ranieri è una cosa, e Lina Sastri no.
D'accordo, quello era un capolavoro.
Ma quando, nella parte di uno spettro, compare l'attore protagonista dell'Imbalsamatore, bel film di qualche anno fa, non si può non riflettere su questa questa versione pulp di un modo di raccontare il Sud che da Pappagone in poi non è cambiato poi molto.
"Che te ne sembra?" chiede un cantante neomelodico in una scena dopo aver abbozzato qualche verso.
"Innovativo" risponde un vecchietto agitando un sonaglio.