mercoledì 31 agosto 2011

vai a lavorare

Si va in pensione troppo presto. Io mi sento in piena forma. C'è gente che se non la lasci lavorare muore. Lavorare è un diritto. Più si lavora più si sta meglio. Al giorno d'oggi a sessant'anni sei un ragazzino.
Queste e altre frasi abbiamo sentito biascicare col tono di chi solleva pasticche e impugna vigorosamente catetri, giorni fa, a Marco Pannella.
Quando da una bocca escono cose del genere, il digiuno dovrebbe essere reato.

people have got the pover

Partono le rievocazioni del decennale dell'11 settembre. Cosa è cambiato, cosa no. Saddam, Fallaci, i complottisti, Osama e Obama.
E le nostre dita ormai rugose che quando si tuffano nel borsellino somigliano sempre più ai corpi di quelli che che si gettavano dai grattacieli; nel vuoto.

lunedì 29 agosto 2011

cerco l'estate tutto l'anno

Ieri è saltata la prima giornata di campionato.
E' sembrato come un regalo: un giorno in più d'estate.
A pensarci bene, non è tanto la temperatura: a fare l'inverno sono le abitudini. Già da qualche giorno la tv pubblicizza collezioni da prendere in edicola. Il primo numero è in regalo, gli altri centoncinquanta soldatini originali da apporre nell'apposita teca, no. Pochi spiccioli, però l'uscita è settimanale. E così segni un altro appuntamento sull'agenda. Di fianco alla palestra o al corso d'inglese. Quello del turno delle sette, chè il giovedì alle nove in tv c'è quella serie che ti piace. Così in pausa pranzo fai in tempo a portare Fido a pisciare. Tranne la domenica che, appunto, c'è la partita. E la rata del mutuo. E l'anniversario. E la bolletta. E il formaggio che scade.E il quadrimestre.
Tanti denti della ruota che girando ci addenta tutto l'anno meno un paio di settimane che chiamiamo vacanza.
Quando chi abita in montagna va al mare e viceversa. Per scappare, mica viaggiare. Per forza che appena possibile Fido fa la fine dei soldatini.
Basterebbe vivere di episodi, forse, per allungare l'estate.

domenica 28 agosto 2011

un morso di Taranta

Si ride ancora e sempre quando Totò e Peppino smarriti, a Milano, ad un vigile urbano chiedono: "noio volevuam savuar..." Nel film il "ghisa" risponde in milanese ma è di Totò e Peppino, che si ride. Perchè sono loro, i cafoni. Poi, negli anni, abbiamo riso di Franco e Ciccio, di Lino Banfi, di Troisi, di Zalone. Il meridionale, come macchietta, funziona. Zimbello di una nazione che il suo modello lo ha nella televisione, dove squadre di calcio, stili di vita, moda, accenti e ministri sono settentrionali. Dopo aver venduto panettoni anche a Palermo, da una ventina d'anni il Nord s'è barricato. Dietro la propria cultura e identità. Polenta e dieresi sui cartelli stradali, cioè. In realtà è al proprio benessere, che s'aggrappa i nipotini dei Celti, mentre glielo erode la globalizzazione. Non restano molti fondi per il superfluo. Ad un giornalista che gli chiedeva conto dei tagli alla cultura, mesi fa un ministro rispose: ci si faccia un panino, con la Divina Commedia. Quel ministro è di Sondrio e le ferie le sta passando dalle sue parti. Migliaia di persone invece, per la notte della Taranta, ieri hanno preferito andare in Salento. A ballare fino a tardi, forse finalmente fregandosene della toponomastica milanese. Muovendo sè stessi e l'economia, col gigantesco indotto dell'evento. Ora, la ricetta di come con la cultura si faccia non un panino, ma una scorpacciata, il ministro, può farsela insegnare; da Vendola.

sabato 27 agosto 2011

a kabul, per favore, contromano.

Tra qualche giorno il parlamento approverà una manovra che è stata decisa dalla banca europea. Tremonti l'ha elaborata diligentemente, come un alunno i compiti per casa. Se qualche cosa ci ha aggiunto è il diversivo dell'abolizione delle province, buono per farci chiacchierare sotto l'ombrellone.
Ma, insomma, del calice amaro che ci apprestiamo a bere, è responsabile quanto il maggiordomo che serva un veleno preso dalle mani del cuoco.
Che l'Ambrogio di turno sia di destra o sinistra, in fondo, a parte che tra la cucina e la sala da pranzo a volte nella pietanza ci sputa, forse cambia poco.
E' un anno che il Belgio non trova un accordo per formare un governo.
Non se n'è accorto nessuno. E, di conseguenza, tutti si sono accorti di una cosa. Come se il passeggero di un taxi scoprisse che la vettura svolta, frena e riparte anche senza autista: la macchina è telecomandata.
Cos'è rimasto allora, della democrazia, se a governarci sono i tecnocrati di qualche istituzione finanziaria?
Abbastanza da esportarla, a quanto pare.