giovedì 4 dicembre 2008

Histoire de C. Una escort si racconta…II parte

Ecco la 2° parte dell'intervista a Chiara di Notte

...Memorie di una devochka

DC: Come considerano la prostituzione non di alto bordo le escort? CDN: Le escort non lo so. Posso solo dire la mia. Innanzi tutto il termine “alto bordo” può significare tante cose e sarebbe lungo e noioso discuterne, ma di sicuro non significa “migliore”, almeno non dal punto di vista di chi fruisce. A volte è possibile trovare all’angolo di una strada per pochi euro il “sogno” di ogni cliente, e cioè una ragazza autentica, vera, disposta a “dare” molto di sé, mentre allo stesso modo è molto probabile incontrare una fregatura fra le ragazze che applicano alte tariffe. Essere d’alto bordo non significa avere prezzi elevati ma corrispondere ad un modello che, come qualsiasi cosa di qualità non è determinato solo dal prezzo ma da tutta una serie di elementi che lo rendono tale: il materiale, il design, le rifiniture. Una escort d’alto bordo non farà mai valere il suo senso di superiorità nei confronti di chi non è stata, come lei, fortunata. La sensibilità della “donna” che sottende la professionista è uno di quegli elementi. DC: E vice versa? CDN: Anche qui dipende se la escort è una stronza boriosa piena di sé che disdegna tutto ciò che non ritiene essere al suo livello oppure se, come dicevo, è una persona in grado di avere, nonostante la “parte snob” che è costretta per esigenze di copione a recitare, una certa dose d’umiltà. L’umiltà in questa professione è tutto. Non si deve mai dimenticare chi siamo, da dove proveniamo e dove un giorno tutte quante ci ritroveremo.

DC: La tua famiglia, i tuoi amici sapevano/sanno che facevi l’escort? Se sì, perché hai deciso di dirglielo? Se no, perché hai deciso di non dirglielo?

CDN: Credo che questa sia la domanda più difficile alla quale rispondere. Credo che una risposta, in un senso o nell’altro, implicherebbe un giudizio morale da parte di chi legge, oppure creerebbe degli interrogativi in chi ha o ha avuto lo stesso dilemma. Ebbene, dato che ho accettato d’essere intervistata credo che l’unico comportamento corretto sia rispondere con sincerità. Sì, l’ho detto. Perché ho deciso? Semplicemente perché anche se non l’avessi detto l’avrebbero sicuramente capito. Mia madre non è nata ieri ed io con lei non sono brava a mentire. Mi conosce talmente bene che non faccio in tempo a pensare una cosa che lei già la sa. L’avrebbe intuito ed anche un eventuale silenzio mi sarebbe parso un mancarle di rispetto. Ma devo dire che la mia scelta alla fine si è dimostrata vincente: sono felice di averlo detto, non sento alcun peso e so di aver ricevuto in quell’occasione il regalo più grande: il rispetto per le mie scelte. Con gli amici… se sono amici “veri” ovviamente lo sanno, se sono semplici conoscenti non vedo perché debbano impicciarsi della mia vita. Una cosa però dentro di me è chiara: chi lo sa, famiglia, amici, partner, non deve mai mai mai in nessun caso insultarmi o offendermi prendendo a pretesto ciò che ho fatto. Qualora accadesse, anche una sola volta, significherebbe la fine definitiva del rapporto.

DC: Cosa ti ha fatto chiudere il capitolo di professione escort? CDN: Questa è una delle "tessere del puzzle" che ancora mancano a comporre il quadro che in questi anni ho delineato riguardo alla mia storia, alla mia vita, alle mie esperienze. È una tessera fondamentale che ancora non ho voluto piazzare, forse perché è troppo vicina nel tempo ed ancora mi coinvolge profondamente. Per lunghi anni sono stata convinta che la mia personalità non potesse subire modificazioni rilevanti. Ero così sicura e decisa che col tempo, intorno a me, si era venuta a formare come una specie di rigida armatura che io credevo infrangibile. Ma non è vero che nella vita non si cambia, si cambia eccome; solo che molto spesso il cambiamento è talmente lento che non si ha il modo, o forse la voglia, di esaminare l'intera sua dinamica ed un certo giorno ad una certa ora, inaspettatamente, ho trovato i pezzi della mia armatura frantumati; per la prima volta mi sono sentita indifesa, e se non ci fosse stato chi si fosse preso cura di raccogliere quei frammenti, frantumarli fino a farli diventare polvere finissima per poi reimpastarli nuovamente, forse oggi non sarei qui a rispondere alle tue domande in questi termini. Il Blog, che io chiamo "il mio diario" è servito anche a questo. Sono una curiosa, mi piace studiare la gente ed oltretutto sono una narcisista, quindi quale migliore opportunità di rivedere le sequenze che compongono il film della mia vita? Ma anche se le tessere del puzzle, come nella scena finale di "Nuovo Cinema Paradiso", vengono piazzate a caso e non seguono né un filo logico né una linea temporale, sono certa che prima o poi avrò modo di rivedere il quadro completo.

Le domande di Poldino: Poldino: Cosa ti chiede più spesso chi viene a sapere che sei stata una escort? CDN: Se accade che qualcuno venga a saperlo e’ soltanto perché io ho deciso di dirlo e quindi ho già valutato la persona. Di solito non mi chiedono niente. Qualcuno mi ha detto “me l’ero immaginato, sai?” ma i più sono stati in silenzio e mi hanno guardata con affetto. Al massimo possono avermi chiesto: “com’e’ stato?”, ma il rispetto nei miei confronti ha impedito loro di chiedermi i dettagli che, se poi ho voluto, ho raccontato io quando ho sentito il bisogno di condividerli con qualcuno. P.: Come è cambiata la tua concezione della prostituzione entrandoci? CDN: Non è cambiata perché prima non ne avevo una. La prima prostituta che ho conosciuto e’ stata la mia amica Aniko’ e mi sembrava felice ed equilibrata. Quasi da ammirare per il suo spirito libero. Chissà, se avessi conosciuto subito una ragazza infelice del suo stato magari oggi parlerei diversamente e non sosterrei che la professione di prostituta non ha niente di sporco. Forse non l’avrei mai iniziata. Se mai la mia concezione della prostituzione e’ cambiata quando ne sono uscita e che mi ha spinta ad un impegno per aiutare chi non era stata fortunata come me. P.: Come è cambiata la tua concezione degli uomini lavorando come escort? CDN: Come in ogni cosa per imparare a conoscerla la si deve vivere da vicino e non per “sentito dire”. La professione porta innanzitutto a relazionare con gli uomini. Tanti uomini. Non è vero che quelli che sono fruitori del servizio, i cosiddetti puttanieri, non rappresentano un campione significativo della realtà maschile. Lo sono eccome. La passione per le donne, l’ossessione per il sesso, la ricerca spasmodica di qualcosa che non riescono a trovare in un viaggio continuo alla ricerca della escort perfetta. E’ per loro come un’eterna avventura, come quella di Ulisse. Non è forse “umano” tutto questo? P.: Aver fatto questo lavoro ti aiuta tuttora a capire le persone? CDN: Questo tipo d’esperienza può insegnare molto ed aiuta a comprendere meglio la realtà che ci circonda. Le persone con me si sono denudate. E non solo esteriormente, con me si aprivano e così mi davano modo di esaminarle. Di solito chi si incontra normalmente è sovrastrutturato perché le sovrastrutture gli servono per “mostrare di sé ciò che vuole che gli altri notino”. Insomma tutti assumono un travestimento, no? Il travestimento e’ la corazza che protegge in un mondo sempre meno coeso, meno solidale dove ciascuno è sempre più isolato. Invece il cliente, soprattutto se rilassato dopo l’amplesso, non aveva bisogno di sovrastrutture. I soldi erano già sufficienti ad ottenere ciò che voleva e non aveva bisogno di fingere. A meno che non volesse “conquistarmi”. In tal caso si comportava come la maggior parte dei corteggiatori e mi insegnava che in fondo gli uomini, quando vogliono ottenere qualcosa senza metterci i soldi, si comportano più o meno tutti nello stesso modo, facendo gli stessi discorsi, assumendo le stesse posture, usando gli stessi atteggiamenti. P.: Cosa cercavano veramente i clienti? CDN: Moltissimi solo il sesso. Un sesso ben fatto, senza inibizioni; forse quello che le loro compagne non riuscivano o non volevano dare. Poi c’erano i collezionisti, quelli che non volevano morire senza aver collezionato il più possibile. Costoro erano alla perenne ricerca del pezzo “raro” che non riuscivano mai a trovare, una specie di Araba Fenice. Poi c’erano quelli che cercavano anche un po’ di avventura; volevano mettersi alla prova e dimostrare a se stessi di saper conquistare l’inconquistabile, la cima della montagna più alta, la donna che raramente si innamora: l’escort. Pagando credevano affrettare i tempi per una relazione togliendo di mezzo quegli ostacoli che credevano di non poter superare senza i soldi. In fondo in tutti c’era un comune denominatore ed io, essendo a volte Circe, a volte una Sirena a volte Calipso riuscivo a capire qualcosa di ciò che albergava nell’animo dei tanti Ulisse che incontravo e sai cosa ho scoperto? Che in realtà Circe, Calipso o tutte le donne che potevano incontrare erano niente in confronto a Penelope. Per questo molte volte hanno cercato di trasformarmi in lei. Senza riuscirci. Credevano erroneamente che io non fossi lì per lavorare ma che facessi la prostituta per cercarmi un marito. P.: Capitava di incontrare i clienti anche fuori dal lavoro? Fingevano di non conoscerti? CDN: Capitava e facevano finta di non conoscermi solo se erano in compagnia di un’altra donna, oppure di qualche collega che non era al corrente del loro “vizietto”, altrimenti mi salutavano e si mostravano gentili. Se mai ero io che ero fredda e distaccata fuori dal lavoro. Mi imbarazzava quando qualcuno, incontrandomi per caso, voleva rinverdire le emozioni provate in un contesto dove i patti ed i limiti erano stabiliti da un contratto. Temevo che se fossi stata scortese non lo avrei più rivisto come cliente e se mi fossi mostrata troppo gentile lui avrebbe potuto fraintendere. Le Interviste Scomode Su blog2piazze

22 commenti:

uovofritto ha detto...

Bella intervista su un tema per me praticamente sconosciuto, che mi conferma quello che mi era parso di capire conoscendo, anni fa, Carla e Pia, le prime due "sindacaliste" delle prostitute. E cioè che dire che la prostituzione è sempre schiavitù è una brutale semplificazione e che quello che spinge tante donne a fare questa professione è essenzialmente il denaro (a prescindere dalla complessità della persona intervistata e dalla sua capacità di essere anche una acuta osservatrice dell'animo umano).

Duval ha detto...

Brava Chiara,
questa seconda parte è più consistente, anche per i tuoi amici virtuali.

Usciamo a cena uno di questi giorni? Dovrei completare la collezione. :-))

Dolce-Alexia ha detto...

Bella intervista, Falco! E come sempre hai ragione su gli uomini.
Non hai qunto mi danno fastidio quelli che credono con il loro fascino o furbizia portarti a cena gratis.Ma comincio ad imparare da te :-))
Un giorno un tizio mi srive sulla mail che uso per il mio blog:"Possiamo fare due chiacchiere? Che lavoro fai?"
Io:"Scusa, ma dove hai preso la mia mail?"
Lui:"Ho letto il tuo blog"
Io:"Se hai letto il mio blog c'è poco da capire che lavoro faccio,non faccio altro che parlare del mio mestiere.Altre domande?"
Lui:"Più che dolce, mi sembri aggressiva"
Io:"Più che aggressiva, direi, che sono diretta. E la tua domanda è troppo scontata. Prima di tutto, mi piace la educazione, e quando una persona mi scrive dovrebbe presentarsi e poi farmi le domande."
Lui:"Sono... Che viaggio hai fatto ultimamente?"
Io:"Paese delle meravoglie."
Lui:"Possiamo fare l'amicizia se vuoi."
Io:"Per fare l'amicizia devo avere la persona davanti, per farli una "radiografia". Non mi piace raccontare i cavoli miei ad uno sconosciuto."
Già mi dava fastidio il suo modo di rimorchiarmi, fingendo di vedermi "diversa".
E tu, cara mia sorella, avresti risposto cosi? :-))
Un bacione.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Uovofritto: dire che la prostituzione è sempre schiavitù è una brutale semplificazione e che quello che spinge tante donne a fare questa professione è essenzialmente il denaro

In effetti e' una semplificazione ma ti assicuro che, soprattutto per quanto riguarda le ragazze in strada provenienti dall'Est, sono tutte o quasi tutte gestite dalla malavita. Se poi si va nel particolare delle ragazze minorenni (e parlo di 15-16enni) allora si tratta proprio di riduzioni in schiavitu' perche' se e' vero che una ragazza gia di 20-25 anni possa scegliere di fare la prostituta e quindi di venire in Italia, tutte quelle bambine sono invece vendute e comprate e non hanno liberta' di scelta.
Su questo tema scrivero' presto un post sul mio blog di come ci siano persone che per missione hanno proprio quella di aiutare queste ragazzine a riappropriarsi della loro vita.

@ Duval: Usciamo a cena uno di questi giorni? Dovrei completare la collezione.

Prima devo farmi un giro nel "Paese delle Meraviglie", poi ti dico, ok? :-)

@ Alexia: E tu, cara mia sorella, avresti risposto cosi?

Non so... Comunque, come hai visto, mi hai dato un'idea. :-)

wilson ha detto...

Cacchio e io che pensavo che la escort fosse una Ford

michail tal ha detto...

Bella intervista, molto equilbrata.

Uovofritto, strano che tu sostenga questo anche avendo conosciuto Pia e Carla, perchè loro sostengono proprio il contrario.
Da sempre rivendicano la libertà di potersi emancipare economicamente vendendo il proprio corpo, senza alcun problema di tipo morale. Sempre che ovviamente si stia parlando di prostituzione volontaria.
E' da attribuire a questa loro posizione la rottura con le femministe.

ciao, e complimenti per il blog

fabio r. ha detto...

bellissima intervista. bravi.

Ishtar ha detto...

Ogni scelta di vita, perchè fortunatamente in questo caso si è potuto scegliere, ha tanto da insegnare, ma la cosa che mi ha colpito di più di questa intervista è il passaggio in questa donna ha utilizzato la sua esperienza per aiutare coloro che invece vengono costrette a prostituirsi...ciao

Anonimo ha detto...

"Una cosa però dentro di me è chiara: chi lo sa, famiglia, amici, partner, non deve mai mai mai in nessun caso insultarmi o offendermi prendendo a pretesto ciò che ho fatto. Qualora accadesse, anche una sola volta, significherebbe la fine definitiva del rapporto. "

Non mi è chiara la motivazione...
prosit
guggeneheim

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Ishtar: per aiutare coloro che invece vengono costrette a prostituirsi

Una persona che conosce gli ambienti e le motivazioni dalle quali certe situazioni hanno origine puo', meglio di altre, dare il suo contributo per alleviare certe sofferenze.


@ Guggenheim: Non mi è chiara la motivazione...

Semplice: se nel corso di un qualsiasi litigio qualcuno m'insultasse appigliandosi a quello che e' stato il mio lavoro, cercando cosi' di farmi sentire inferiore, dimostrerebbe di non meritare il mio rispetto e lo estrometterei dalla mia vita senza alcuna possibilita' d'appello.
Non potrei continuare una relazione con chi sapessi che, interiormente, pensa che cio' che ho fatto debba essere motivo di vergogna.

Anonimo ha detto...

Grazie x la risposta.
Condivido.

Prosit

Gugge

Jakala ha detto...

Ciao Chiara, sperando che almeno questa volta il blog mi lasci porre le mie domande...

Il tuo blog è molto seguito sia da gente che proviene dal tuo ex-ambiente lavorativo ("sorelle" e frequentatori di sorelle), ma anche da ambienti che potremmo definire "normali". Ti sei mai chiesta le ragioni di questo morboso attenzione nei tuoi confronti e della tua ex-professione?

Nella maggior parte dei blog che leggo lo scrittore narrà del suo presente e del suo futuro, una sorta di diario quotidiano, nel tuo invece si mescolano i ricordi passati in parte romanzati.
Come se il tuo blog fosse un po' una sorta di guardarsi indietro con rabbia per quello che hai vissuto o hai dovuto subire, in modo da poterlo metabolizzare.

Credo che il post Sweet Dreams, sia uno dei pochi in cui parli del tuo presente/futuro è ne sono stato contento, spero di leggere ancora del tuo presente, sia pur con le limitazioni legate alla tua privacy.

Jak

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Jak: Ho cercato di dare una risposta anche io alla tua domanda e cioe' qual e' il motivo che spinge anche chi con il mondo della prostituzione non ha mai avuto a che fare ad interessarsi al mio blog?
Credo che alla base ci sia un fascino per l'erotismo in quanto tale. Essere devochka non significa tanto "dare sesso" quanto giocare molto con l'erotismo che e' cosa assai diversa dal sesso e dalla pornografia. Forse chi mi legge individua quest'aspetto che mi porto dietro lasciando la scia di un "profumo" che molti ritengono gradevole. Non saprei.

Alcune persone mi hanno accusata di "diffondere" l'idea di un mondo non abbastanza orribile dietro alla prostituzione, tanto da invogliare sia gli uomini curiosi che le donne avventuriere a provare...
Non ho mai cercato di rendere l'idea di un mondo idilliaco. Le realta' sono assai diverse e dipende molto dalla soggettivita' di chi lo vive. Io, ad esempio, non ho mai avuto grossi problemi ma posso capire che chi non e' come me trovi degli ostacoli non indifferenti a considerare la prostituzione come un mestiere "normale".
Pero' questo fatto di affrontare questo mondo (ovviamente dal punto di vista della fornitrice) in modo distaccato come un mero fatto terreno che non coinvolge la morale, mi ha dato anche la possibilita', a posteriori, di poterci in un certo senso restare "dentro", portando avanti altri tipi d'iniziative delle quali, per ragioni di privacy, non intendo discutere.

Il mio blog e' nato per uno scopo diverso da quello di essere un diario. All'inizio era una "rivalsa" contro certa gente. Uno strumento di vendetta. Solo dopo ho capito dell'inutilita' di cio' che stavo facendo ed ho cambiato percorso tramutandolo in un diario. Una volta, quando ero ragazzina, tenevo un vero diario, di quelli scritti e chiusi col lucchetto. Ovvio che il blog e' qualcosa di strutturalmente diverso, ma il lucchetto e' rappresentato dall'anonimato ed il significato e' pressoche' identico:
svelarmi a me stessa.
Lo so bene che sono cose da "ragazzine" ma forse non sono mai del tutto cresciuta.
Sul fatto che dentro i miei post ci sia rabbia invece non sono d'accordo. Alcuni mi hanno rivelato che ci leggono malinconia e forse e' la chiave giusta di lettura.
In realta' non ho subito molto. Non piu' di quanto possa subire chiunque in questo mondo, anzi sono stata assai privilegiata. Alcune realta' che stanno dietro al mondo della prostituzione dall'Est sono terribili e fortunatamente non le ho vissute in prima persona.

Per quanto riguarda il presente ovviamente esso non puo' essere troppo esplicito (ricorda il lucchetto), ma il desiderio di esprimermi mi portera' credo ad inserirne elementi in chiave romanzata.

Grazie per il commento. :-)

Jakala ha detto...

Ti ringrazio per la risposta.

"Io, ad esempio, non ho mai avuto grossi problemi ma posso capire che chi non e' come me trovi degli ostacoli non indifferenti a considerare la prostituzione come un mestiere "normale"."

Credo che molto dipenda dalla cultura italiana, che vede nel sesso a pagamento l'idea di peccato sia in chi compra sia in chi vende.
Idea che invece non è associata al mondo della droga.
Lo si nota in moltissimi commenti, ad esempio sempre in Sweet Dreams, dove in molti si congratulano per qualcosa che hai ottenuto "grazie ai tuoi meriti".
Tu, ma anche Alexia, quando scrivete delle vostre vicende lavorative, non avete questa visione del peccato in se, lo si nota anche come descrivete i clienti: sono cattivi se tradiscono le compagne o trattano male le ragazze, non lo sono a priori solo per il fatto di comprare sesso.

Se ciò sia un "diffondere" l'idea che la prostituzione non sia tanto male non lo so, di certo è qualcosa che ti spinge a vedere anche con altre angolazioni.

Jak

Chiara di Notte - Klára ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Jak: Credo che molto dipenda dalla cultura italiana, che vede nel sesso a pagamento l'idea di peccato sia in chi compra sia in chi vende.

Essendo in parte italica credo di poter affermare che le cose stiano esattamente cosi'.
Ad esempio mio padre e' completamente diverso da mia madre per quanto riguarda la morale ed il cosiddetto "senso del peccato".
Anche nelle persone piu' illuminate e colte in Italia ho sempre riscontrato un non so che di innaturale nei loro atteggiamenti che riguardavano il sesso. Il sesso era sempre e comunque qualcosa di piu' o meno vietato, proibito, arcano e misterioso... tanto che alla fine diventava qualcosa di morboso.

Posso dirti che in altri Paesi, fino ad un certo momento della Storia e per qualche anno dopo, perche' poi con il ritorno auge della Chiesa anche li' le cose stanno diventanto quasi piu' retrograde che in Italia, il sesso si faceva liberamente senza porsi troppi problemi perche' era considerato un passatempo laddove c'era cosi' poco da fare... soprattutto per chi era giovane tutto si riduceva a poche cose: leggere, bere e far sesso.
Ritengo che affrontare con liberta' un fatto cosi "naturale" come il sesso sia indice di grande maturita' di popolo.

Idea che invece non è associata al mondo della droga.

Esatto. Nel discorso droga esiste la questione "legale" e non "morale". Eppure io ritengo che sia piu' sano e moralmente giusto verso noi stessi fare del buon sesso piuttosto che drogarsi.
Ma io considero droga anche l'alcol quando diventa vizio, cosi' come e' droga il gioco d'azzardo e l'ossessione per il denaro.

Lo si nota in moltissimi commenti, ad esempio sempre in Sweet Dreams, dove in molti si congratulano per qualcosa che hai ottenuto "grazie ai tuoi meriti".

I miei meriti...
In effetti e' difficile stabilire quali siano i miei meriti.
Molti continuano a far prevalere l'idea che i meriti debbano essere solo intellettuali, relegando quelli fisici ad un ruolo di subordiine. A volte demonizzandoli.
Io credo che i meriti siano a 360 gradi. Una persona e' quello che e' ed e' fatta di una certa percentuale di ogni cosa, cervello, corpo, anima.

Tu, ma anche Alexia, quando scrivete delle vostre vicende lavorative, non avete questa visione del peccato in se, lo si nota anche come descrivete i clienti: sono cattivi se tradiscono le compagne o trattano male le ragazze, non lo sono a priori solo per il fatto di comprare sesso.

Esatto. Una persona per me non e' immorale in quanto soddisfa un suo bisogno naturale come mangiare, dormire, copulare, ma quando inganna chi si fida di lei e delle sue promesse.
Vedi, in una coppia si possono prendere tutti gli accordi del caso. Anche stabilire che ciascuno dei due partner si fa i cavoli propri, ma cio' che e' ignobile e' la pretesa (quasi sempre maschile) di avere fedelta' e devozione senza che ci sia reciprocita'. Di dividere l'umanita' in due: gli uomini che scopano e sono dei fighi e le donne che, pur facendo altrettanto, sono invece delle spregievoli troie.
Ecco, io rifiuto questa idea medievale, questa cintura di castita' imposta utilizzando un lucchetto ed una chiave diversa ma pur sempre finalizzata a tenere la femmina sotto controllo.

Inoltre per me una persona e' immorale anche quando abbandona chi non dovrebbe abbandonare. Quando non si cura di chi e' piu' debole. Quando pensa solo al proprio egoismo.
Una persona e immorale quando non "condivide" cio' che ha.
Condividere, beni materiali ed immateriali, esperienze ed idee, corpo ed anima e' l'atto finale di maturita' e eleva l'animale uomo al ruolo di persona.

Se ciò sia un "diffondere" l'idea che la prostituzione non sia tanto male non lo so, di certo è qualcosa che ti spinge a vedere anche con altre angolazioni.

La prostituzione, cioe' la scelta di prostituirsi potrebbe essere a tuttoggi, in questa societa' imbalsamata in cinture di castita' psicologiche, una delle massime espressioni di liberta' per una donna. Purche' sia una scelta libera e sincera.
Non dico sia l'unica espressione di liberta, ne esistono molte altre, ma sicuramente e' qualcosa contro la quale l'uomo non ha armi per combattere e deve arrendersi.
Una donna che voglia essere libera, che non voglia avere padroni e neppure voglia sentirsi ella stessa padrona di altre vite, esercitando la prostituzione fa una delle cose piu' nobili e meno immorali che esistano: fa con il suo e non sfrutta nessuno ed inoltre non obbliga nessuno ad accettare quello che fa.
La prostituzione, quando esercitata per libera scelta da una donna convinta, fa paura all'uomo in quanto rompe il meccanismo maschilista sul quale la societa' di oggi e' basata ed introduce la figura dell'amazzone che non e' legata ad alcuna cintura di castita'.

michail tal ha detto...

Klara

giusto per curiosità un mondo senza prostituzione, o con un sensibile calo della domanda di prestazioni sessuali lo concepiresti?

Perchè per come la vedo se al mondo richiedessero servizi sessuali solo quegli uomini che non potessero altrimenti avere accesso al sesso, la domanda totale di sesso mercenario sarebbe di gran lunga inferiore.

E' noto che in alcune società della Polinesia la sessualità è vissuta in modo totalmente libero, e sicuramente non esiste la prostituzione. La sessualità è libera in quanto scevra di condizionamenti religiosi o morali. Alcuni antropologi le definiscono infatti società connotate da un'etica "amorale" .

Mi incuriosisce sapere in che luce vedi questo modo di relazionarsi, se ti auspicheresti un mondo simile.

Ishtar ha detto...

Infatti i puntini di sospensione erano proprio per questo, chi meglio di chi sa cosa è quell'ambiente può, ma non è di certo un passaggio automantico, anzi, il mio in tal senso era una sorta di complimento, ciao.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Michail Tal: giusto per curiosità un mondo senza prostituzione, o con un sensibile calo della domanda di prestazioni sessuali lo concepiresti?

Lo concepirei semplicemente "un mondo vivibile" purche' la scomparsa della prostituzione non fosse l'effetto di una mancanza di liberta'.

La liberta' di prostituirsi e' esattamente uguale a quella di non prostituirsi.

Come quella di credere ha lo so stesso valore di quella di non credere.

Si devono creare regole in cui le liberta' individuali, ove non vadano a ledere quelle altrui, possono essere esercitate senza che ci sua alcuna demonizzazione.

Se una donna non fosse giudicata moralmemte orribile sulla base un fatto che coinvolge solo il suo corpo senza che cio' influisca su alcunchi', sarebbe un bel passo avanti anche nella risoluzione di numerosi problemi legati alla prostituzione (come ho scritto anche nel mio blog nei commenti al post sulle ragazze in vendita).

Un po' come e' avvenuto per i piercing: 20 anni fa una ragazza piena di piercing sarebbe stata additata ovunque oggi nessuno ci fa quasi caso.
Ecco, come per i piercing chi si prostituisce lo fa "su di se'", non obbliga nessuno e non giudica nessuno.

Che poi una donna, facendosi i piercing, ci guadagni cio' non significa che debba essere demonizzata per una cosa del genere, altrimenti viene da pensare che cio' che realmente la gente non sopporta non sono i piercing ma i soldi che vanno nelle sue tasche.

Fintanto la prostituzione sara' ostracizzata e demonizzata io lottero' per toglierle quell'alone di morboso che tanta gente le ha appiccicato addosso, che poi e' alla base dei sensi di colpa o d'inferiorita' che spesso albergano nell'animo di una prostituta o di un ex prostituta.

Donna Cannone ha detto...

impegni di lavoro mi hanno tenuta lontana dal blog per vari giorni, e trovo una parte interessante nel seguito dell'intervista.

Ringrazio ancora Chiara/Klara per la disponibilità e rinnovo il mio auspicio che almeno in piccola parte queste forme di comunicazione possano smuovere qualche pietruzza mentale intorno a noi.

Ossequi cannonici
DC

Anonimo ha detto...

imparato molto

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu