giovedì 5 marzo 2009

Metti, una sera, 25 serial killer a Firenze..

Foto: Charles Manson (molto inquietante questa foto. Assomiglia a un tipo per cui avevo ...perso la testa! DC.)
Qualche settimana fa, a zonzo per la penisola, ci siamo imbattuti in niente popo' di meno che nel Museo Criminale di Firenze! Non abbiamo resistito alla tentazione di offrirgli un angolino nel sottoscala, per dar fiato alle ugole tagliate, insanguinate, singhiozzanti... Il risultato è un'intervista al fondatore, Giacomo Cantini.
Poldino: Quali sono i suoi 3 film preferiti? Giacomo Cantini: 3 film preferiti non ci sono però i miei gusti spaziano ampiamente da un romantico "Paziente inglese" ad un "Braveheart" ma anche una passione, se è questo che vi interessa, per cult horror tipo "Profondo rosso" o "Texas Chainsaw Massacre". P.: Secondo Lei dopo questo museo il mondo è migliore? GC: Diciamo che il nostro obiettivo è cercare di spiegare un fenomeno sociale reale, proponiamo "cultura noir" ai nostri visitaori. Non credo renda il mondo migliore ma sicuramente più informato. P.: Se non sui serial killer su cosa avrebbe aperto un museo? GC: Ne abbiamo recentemente aperto un altro sui vampiri a Città del Messico, ma a breve presenteremo altri progetti importanti per far luce su tematiche spesso "scomode": torture contemporanee, caccia alle streghe... P.: Cosa pensa degli investigatori italiani? GC: In Italia abbiamo il famoso RIS, Reparti investigazioni scientifiche noto per il caso di Lorenzi di Cogne, Erika e Omar di Novi Ligure, la contessa Vacca Augusta, ecc. ecc. Per questi casi è famoso il Ris di Parma ma non dmentichiamoci che esistono altri reparti con sede a Roma, Parma, Messina e Cagliari. Sono articolati in varie sezioni una per ogni branca della criminalistica: biologia, chimica, balistica, dattiloscopia ecc. Direi tanto di cappello. P.: Come Le è venuta l'idea? GC: Ho visto il remake di "Texas Chainsaw Massacre" nel 2004, film tratto da fatti realmente accaduti (diceva la locandina del film). Ho voluto approfondire le ricerche sul caso che avrebbe ispirato il film, ho scoperto così un universo criminologico molto interessante, da lì le prime ricerche, poi montagne di informazioni fino al momento in cui con altri soci abbiamo deciso di farne un museo alquanto atipico. P.: Che reazioni ha suscitato nell'avanzare la proposta? GC: In generale molta perplessità, un'attività così strana, gente che ti vedeva un po' come un pazzo. L'assessore alla cultura di Firenze ci disse: "Bravi ragazzi è un tema interessante ma il comune non può entrare in un progetto così macabro" . Quindi niente aiuti, cercavamo un locale per esporre la mostra e allora siamo dovuti andare avanti da privati, con quello che costano gli affitti in centro... P.: Ricevete finanziamenti pubblici per il museo? GC: Assolutamente no, il museo è completamente autofinanziato, ma se qualcuno ci volesse aiutare anche per progetti futuri benvenga. Sappiamo bene com'è difficile tirare avanti nel mondo dei musei. P.: Quali sono le fantasie sessuali di chi ha avviato questo progetto? GC: Diciamo che il team che ha realizzato il progetto non credo abbia particolari propensioni a pratiche sessuali "atipiche". Sicuramente quello che ci accomuna è l'essere persone di mentalità aperta a ciò che è diverso e fantasiosi. Ma ricordo bene che nel periodo in cui eravamo immersi nel progetto ed avevamo a che fare con decine di storie di pazzi sanguinari era il sonno notturno ad essere turbato da frequenti incubi che colpivano tutto lo staff.

P.: Cosa vi ha spinto a questo progetto e come siete riusciti a trasformarlo in realtà? GC: Mio padre lavora nel mondo delle esposizioni da più di trent’anni, ha iniziato con i serpenti velenosi poi le esposizioni sugli strumenti di tortura. Io ho voluto affrontare nuove tematiche intriganti, prima un progetto sulla difficile condizione di vita del popolo nella Firenze medievale, poi la caccia alle streghe, poi i serial killer e infine i vampiri. Per realizzare questi progetti c’è bisogno di pazienza, volontà, dedizione, passione e inutile dirlo, soldi!
D.C.: C'è fra gli ideatori qualcuno che si occupa di criminologia e/o di psichiatria? GC: Lo staff di realizzazione del progetto comprende una psicologa psicoterapeuta, la dott.sa Sara Vessella, specializzata in psicologia giuridica, psicopatologia e psicodiagnostica forense. DC: Chi è il visitatore ''tipo'' del museo? e che gadget acquista? GC: Abbiamo visitatori di varie tipologie che vanno dal ragazzo di 14 anni al pensionato, anche se la fascia di età dai 25 ai 45 anni è quella che caratterizza maggiormente il nostro visitatore tipo.. Per quanto riguarda i gadget si vende dal portachiavi a forma di dito mozzato, alle maschere dei vari assassini resi famosi dalle pellicole hollywoodiane come Hannibal Lecter, Jason e molti altri. Anche le maglie con i volti dei serial killer sono molto richieste così come i cappellini, le tazze e altri piccoli gadget. Vendiamo anche libri di criminologia ma in misura minore.
Museo Criminale-Serial Killer Museum
Via Cavour 51/R
Firenze
Vi regaliamo anche noi un pizzico di suspence:

Le Interviste Scomode Su blog2piazze

la 2° parte dell'intervista la prossima settimana!
E voi, cari lettori, se andate a visitare il museo dopo averci letto
FATEVI RICONOSCERE!
Mica per altro, ma potremmo vegliare sulle vostre notti!
Poldino&DC.

4 commenti:

Dr. House ha detto...

Adesso salgo sulla mia moto, butto il bastone e mi dirigo a firenze. Questo è proprio il genere di museo che visiterei una volta al mese. Speriamo che non piova.

oscar ferrari ha detto...

potrebbe essere una bella sorpresa per l'anniversario di matrimonio, grazie dell'idea

poldino ha detto...

Per oscar f.; è la prima moglie che fai fuori?
auguri

fabio r. ha detto...

urca.... mi manca! ho visto quello sulla tortura a freiburg ed i london dungeons ma firenze... beh il pacciani ne sarebbe orgoglioso.