martedì 20 gennaio 2009

Appunti per un film sulla lotta di classe

Immaginate che un giocatore di scacchi riesca a mettere in campo la partita perfetta: mossa dopo mossa una serie di arrocchi, di combinazioni, fino alla vittoria. Immaginate poi che lo stesso giocatore nella partita successiva, magari con un altro avversario replichi le medesime mosse, una ad una. La partita cesserebbe di essere perfetta, e anzi probabilmente porterebbe ad una sconfitta. Quando Ascanio Celestini in "Appunti per un film sulla lotta di classe" si china su un carillon come in "radio Clandestina" faceva su una radio, perde. Quando enumera la dozzina di precari che denunciarono l'Athesia come in altri brani faceva con i caduti delle fosse ardeatine, viene sconfitto. Azzeccare le mosse significa leggere, capire, che partita si sta giocando. Ascanio è come qui giocatori di calcio che fano sempre la stessa finta, col campo pesante o col sole, stanchi o freschi, in attacco o in difesa. Di solito finiscono a farla davanti a un bar, per gli amici. Quando Celestini chiama "bocca marcia" una ragazza col labbro leporino reitera la parlata che l'ha reso famoso: il romanesco di sessant'ani fa. Quando racconta del padre di quella ragazza che impone si debba sposare prima lei e poi, in ordine, la seconda figlia dà voce a una mentalità da dopoguerra, quella che appunto tanto bene narrava, ad esempio, in "Scemo di guerra". Tutto pare insomma come quando Pavaroti gorgheggiava i pezzi di jovanotti. Ma Ascanio non ha l'incombenza di pensare a come evadere le tasse: possibile che non si renda conto che il suo talento merita un uso migliore? Migliore di certe battute anche da Bagaglino, "il marito di Costanzo." Se proprio bisogna rubare, di refurtiva preferiamo i soliloqui presi a prestito dallo stile di Antonio Rezza, in cui tra sè e sè si equivoca assurdamente una realtà svelado quanto essa sia più assurda ancora. Oppure, di argenteria preferiamo le canzoni, specie "tra cinque minuti scoppia la rivoluzione" che provano a riecheggiare de Andrè. Celestini è un Maradona, è un Bobby Fisher. Dei suoi appunti è dagli scarabocchi che dovrebbe partire, senza fare l'inchino per gli applausi alle partite di qualche anno fa, o di qualcun altro.

7 commenti:

Daniele ha detto...
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Daniele ha detto...

Appunto solo che si chiamava Fischer, con la c. Senza c diventa Fisher-Price. :-)

poldino ha detto...

è così che mi accerto che i miei fan mi leggono con attenzione fino all'ultima riga.
Grazie

Daniele ha detto...

Figurati, sono sempre pronto a fornirti aiuto. Sai che ho un animo sensibile.

Donna Cannone ha detto...

ecco - Poldino, possiamo riaprire la questione dell'ortografia anche qui? ;-p

poldino ha detto...

quant'è finita la partita:
ecco - Poldino?

Donna Cannone ha detto...

beibi uen iou tellmi zese pans ai fil so zrilld insaid