mercoledì 18 febbraio 2009

Ambientiamoci – Tutti possiamo controllare i cambiamenti climatici

Ci siamo, il 16 febbraio è arrivato e con lui anche questa nuova rubrica che in poco tempo ha già raccolto l’adesione di diversi sostenitori. Infatti, se prossimamente vi ritroverete nuovamente di fronte a queste parole navigando per la blogosfera, non allarmatevi! Il senso di questa rubrica dal titolo Ambientiamoci” è proprio quello di unire bloggers e semplici cittadini accomunati dalla sensibilità verso il rispetto dell’ambiente che ci circonda. Perché il 16 febbraio? Perché esattamente 4 anni fa entrò in vigore l’ormai famoso Protocollo di Kyoto. Brevemente: esso prevede, entro il periodo di adempimento 2008-2012, una riduzione non inferiore al 5,2%, tramite obbligo in capo agli Stati aderenti, delle emissioni di elementi inquinanti (i famosi “gas serra” ) rispetto ai valori registrati nel 1990. L’Unione europea si è fissata una riduzione non inferiore all’8%. Per ulteriori informazioni riguardanti il suo contenuto, consultare, di seguito, il testo dell’accordo in italiano. Lo scopo di questo articolo, invece, è quello di cominciare a fare un bilancio e tirare delle conclusioni, specialmente dal punto di vista del “vecchio continente”. Numerose iniziative sono già state attuate sia a livello europeo sia a livello nazionale. Per rispettare gli obiettivi del Protocollo, nel marzo 2000 la Commissione europea ha lanciato il “Programma europeo sul cambiamento climatico” (PECC). Come si può leggere sul sito dell’UE www.climatechange.eu.com, «nel quadro del programma, i funzionari della Commissione lavorano insieme ai rappresentanti dell'industria, alle organizzazioni ambientali e ad altre parti interessate per identificare le misure più efficaci ed economicamente vantaggiose per la riduzione delle emissioni. Da allora sono già state adottate oltre 30 di queste misure». La più famosa è il “programma di scambio delle quote di emissione” lanciato il 1° gennaio 2005. I governi europei hanno assegnato quote annue di emissione di CO2 a circa 10.500 impianti e stabilimenti ad elevato consumo, responsabili di circa la metà delle emissioni di CO2 in Europa. Gli stabilimenti che ne emettono meno possono vendere le loro quote in eccedenza ad altri impianti meno efficienti. Il sistema dovrebbe spingere ad una riduzione delle emissioni poiché le società che eccedono i loro limiti di emissione senza coprirli con quote acquistate da altre società sono soggette a penali salate. Inoltre, «altre misure del PECC sono volte a ridurre i consumi delle automobili e ad aumentare il rendimento energetico degli edifici (un buon isolamento può ridurre i costi di riscaldamento fino al 90%), ad aumentare l'impiego di fonti di energia rinnovabili quali il vento, il sole, le maree, la biomassa, l’energia geotermica e a ridurre le emissioni di metano dalle discariche». Infine, l’UE, sganciandosi dal resto del Mondo, ha deciso di sottoscrivere un nuovo accordo (il cosiddetto “pacchetto 20-20-20”) che supera di gran lunga gli obiettivi previsti da Kyoto: «l’impegno preso consiste nella riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra del 20% (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2020. Per conseguire l’obiettivo del 20%, le iniziative esistenti, quali il programma di scambio delle quote di emissione, verranno integrate da nuove misure volte, in particolare, a incrementare l’efficienza energetica del 20% entro il 2020, a portare la quota di fonti rinnovabili al 20% entro il 2020 e a dotare le nuove centrali energetiche della tecnologia di cattura e stoccaggio di anidride carbonica». Quali sono i risultati di questi impegni? Secondo il sito delle Elezioni europee 2009, l’ultimo rilevamento dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) del 2007, le emissioni reali sono diminuite dello 0,8% (35,2 milioni di tonnellate di equivalente CO2) in un anno, ossia del 2% rispetto all’anno di riferimento, il 1990. Tale dato va tuttavia ridimensionato, dal momento che l’emissione dei gas a effetto serra rimane superiore dell’1,4% all’anno 2000. Si tratta inoltre di un risultato inferiore all’ipotesi iniziale, in quanto rappresenta solo un quarto dell’obiettivo stabilito». Ovviamente questa media vede delle “punte di diamante” e dei “pessimi allievi”: tra i primi troviamo la Finlandia (-14,6 %), i Paesi Bassi (-2,9 %) e la Germania (-2,3 %), tra i secondi l’Italia (che dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 6,5% e dal 1° gennaio 2008 sta accumulando un debito di 4,1 milioni di €/giorno per lo sforamento delle emissioni di CO2 rispetto all'obiettivo previsto dal Protocollo – ad oggi siamo a quota 1 miliardo e 700 milioni di € circa), la Danimarca e la Spagna che invece di ridurre, hanno aumentato le loro emissioni a causa dell’aumento di produzione delle centrali termiche a combustibile fossile. Qui la tabella con gli obiettivi dei singoli Stati. Ma di non solo Stati vive l’Unione. Anche le multinazionali energetiche operanti nel settore elettrico e delle fonti fossili stanno facendo la loro parte. Nonostante le resistenze del settore dell'energia tradizionale (si prenda ad esempio negativo la EXXON), una vera e propria rivoluzione sta coinvolgendo l’Europa: nel periodo 2000-2008, le variazioni nette della potenza elettrica installata in Europa vedono al primo posto il gas (68%) seguito dall’eolico (45%) e dal fotovoltaico (7%). Le centrali nucleari, a carbone e ad olio combustibile hanno invece registrato un saldo negativo. Dobbiamo essere ottimisti? Sempre secondo l’AEA, le previsioni di riduzione per il 2010 sono di gran lunga migliori di quelle dell’anno precedente e sono in linea con le proiezioni attuali: “l’UE (a 15) supererà gli obiettivi del Protocollo di Kyoto”. Va detto che 12 dei 15 Stati membri prevedono di raggiungere i loro obiettivi iniziali solo grazie all’accostamento di misure nazionali a meccanismi europei. Ecco la nota dolente: soltanto l’attuazione di misure aggiuntive consentiranno di raggiungere quest’ambizioso obiettivo, altrimenti la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra non potrà superare il 4%. Ma i governi saranno disposti ad imporre sacrifici a cittadini ed imprese, oltre che a sé stessi, in un periodo di forte crisi come quello che stiamo attraversando? Ed è qui che entriamo in gioco Noi; sempre secondo il sito della Commissione europea, «se tutti modificassimo lievemente i nostri comportamenti quotidiani, potremmo ottenere significative riduzioni delle emissioni di gas ad effetto serra riducendone l'impatto sul sistema climatico del pianeta. In molti casi queste modifiche ci farebbero anche risparmiare» economicamente. Qui potete trovare un interessante elenco di piccoli gesti per controllare le proprie emissioni. E il resto del Mondo? Gli obiettivi sono ben lontani dall’essere raggiunti ma si spera nell’apertura di un Green Deal da parte dell’America di Barack Hussein Obama e si aspettano le “temibili” (quanto auspicabili) reazioni concorrenziali dei Paesi asiatici, Cina e India in testa. DC, pubblicato per Blog Internazionale

3 commenti:

tommi ha detto...

speriamo di riuscire nell'intento :)
grazie, tommi

Ishtar ha detto...

Viviamo sulla madre terra che ci ospita amorevolmente ma noi figli ingrati la deturpiamo, la massacriamo, la indeboliamo, la inquiniamo...ma quando si arriverà a a capire che il rispetto dell'ambiente che ci circonda migliora la nostra qualità di vita e salute?
E come sempre noi italiani ai primi podi per i cattivi esempi...
Ciao!

catone ha detto...

Migliorare l’ambiente in cui viviamo è nostro dovere primario, se non vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli una terra piena di veleni. Dobbiamo smetterla di pensare al PIL e cominciare a ragionare in termini di BIL (benessere interno lordo), Defraudiamo la Madre Terra di risorse non rinnovabili, la impoveriamo al solo scopo di contornarci di cose inutili, siamo diventati idolatri del nulla e abbiamo dimenticato il nostro intimo rapporto con la Terra che ci ospita. Un saluto