mercoledì 2 luglio 2008

Un grande prato verde dove nascono speranze?

(...senza punti di domanda, lo cantava Gianni Morandi). Giorni fa ho visto comparire un piccolo campo nomade, nella zona del “marinaio” a Trento sud, accanto alla ciclabile, raccolto fra la tangenziale, i campi e il depuratore. 5 camper; passavo sui roller la mattina e sentivo i bambini giocare, i cani abbaiare. Il primo giorno mi sono stupita, ho rallentato per osservare, un po’ curiosa e indiscreta, le roulottes e il carico di metallo sul furgone. Dev’essere scomodo passare la vita in un camper. Il mio ex ne aveva uno; era bello, sì, viaggiare, andarci al mare e in montagna – ma quando ci pareva e c’era il sole. Mica in inverno, magari senz’acqua e senza luce, col rischio di perdite di gas dal bombolone…. Poi, così come sono venuti, sono spariti. Cioè, al posto dei camper sono spuntati dei pali di ferro; l’area è stata perimetrata con nastro da cantiere bianco e rosso. Quando, passando, non li ho più trovati, mi sembrava che fosse partito un amico senza salutare. Non conosco i pensieri che dalle roulottes accompagnavano me e i pedoni e i ciclisti – forse qualcuno ha invidiato questi grassottelli ricchi di tempo e gonfi di noja... Io, a quella donna con i capelli lunghi seduta sotto la tenda mentre i bambini correvano intorno ci avrei voluto parlare. Sedermi con lei e farmi raccontare. Il Comune sotterra le speranze Il terzo giorno, oltre al nastro bianco e rosso, un cumulo di grossi massi e terraglia su ogni piazzola. Hanno sommerso anche il predellino dimenticato nella fretta. Massi che sembrano dire “Non vi vogliamo. Preferiamo un cumulo di pietra a degli esseri umani come voi. Non tornate”. Mi stupiscono; mi imbarazzano. Mi fanno vergognare: della gente che abita qui. Mi interrogo sui sentimenti degli operai che li hanno posati. Superbia di aver rimesso a posto le cose? Spererei in un po’ di vergogna; almeno un briciolo di imbarazzo. E poi, chissà quando hanno agito? (Credo di notte – ma non ho le prove). E chi avrà fatto la segnalazione? Avrei dovuto fotografare questi momenti. Almeno in foto, avrei potuto invertirne la sequenza. Immaginate? avrei potuto raccontarvi che un tempo dove c’erano massi inospiti e ingombranti, il Comune li aveva spazzati via
per far posto a una piccola comunità

17 commenti:

duhangst ha detto...

Sì ultimamente c'è veramente da vergognarsi, tutti i problemi della nazione sembra che vengano da queste persone..

Imagine ha detto...

che bello questo post.. spero, a partire dal piccolo della tua città, ma in generale per la nostra italia che ci siano tante persone a provare questi stessi tuoi sentimenti..
io ti posso dire che li condivido, e che mi innervosisce moltissimo la guerra tra poveri (così enormemente diversi) a cui ci spingono questi media malati.

maurob ha detto...

non ho micca capito sono stati cacciati o se ne sono andati loro ???

silvano ha detto...

Non si fa così anche con le difese anti piccioni?

Anonimo ha detto...

Donna Cannone: mi piaci moltissimo.
Sto male nel leggere i commenti allucinanti ad esempio nel sito de L'Adige, dove sembra intervengano quasi esclusivamente degli pseudonazisti... e sembra che la maggior parte delle persone la pensi come loro. Dico sembra, perché credo che la maggioranza che usa la "ragione" ormai si rifiuti di scrivere là.
C'è da preoccuparsi secondo me.
Comunque brava, mi piacciono le tue idee progressiste e... adoro i canederli!
Ciao!
J.P.

Cris ha detto...

ciao!!!!!!!complimenti per il blog!!!!!!!!ti volevo propore uno scambio link!!!!!il mio blog è http://wwwblogdicristian.blogspot.com/ ciao fammi sapere.

Fabioletterario ha detto...

E' il prezzo della nostra società civile, no? Tanto civile quanto orribile!

articolo21 ha detto...

Ultimamente la discesa si è fatta più ripida

Donna Cannone ha detto...

Ciao a tutt*.
Il campo è stato cacciato, non si sono allontanati da soli.

@JP: ti ringrazio per l'apprezzamento.

Di fronte a questi episodi, mi pare che non si possa fare molto, ma almeno parlarne....

Cris ha detto...

grazie !!!!!vi linko subito.ciao,a presto.

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Innanzitutto complimenti per il post. Giorgio Gaber cantava:" E questa specie di calma, in questo mondo civile, non è altro che apparenza... solo un velo sottile."
Siamo la m...definita civile.

Anonimo ha detto...

Senza essere particolarmente razzista io mi sono altrettanto sentita violata il giorno che ho trovato un rom dentro il mio appartamento. Dovevo forse offrirgli un caffè? E quando è stato gentilmente (e vi assicuro che sono stata gentile) invitato ad uscire dall'ingresso mi ha fatta ruzzolare giù dalle scale. Ordunque, non sono per niente nazista o altro... ma vediamo di non farci troppo schifosamente buoni davanti a delle idee che sanno di ruggine. Vediamo il mondo per com'è e non per come vorremmo che fosse.

la Donna Cannone ha detto...

Cara anonima,
certamente CERCHIAMO di vedere il mondo per quello che è.
Non si fa del buonismo. Cerco di dimostrare che loro, come altri, sono racchiusi in luoghi comuni e rifiutati sulla base di pregiudizi.
Non ho detto che tutti i rom sono buoni, simpatici, ideali compagni di gioco. Ma non ho motivo per negare che fra loro ve ne siano.
Così come non trovo motivo per dire il contrario: che tutti coloro che li hanno cacciati siano persone "a posto"!

La tua esperienza, dolorosa, è personale.
Sono certa che non pensi che tutti gli zingari siano uguali a quello che hai trovato in casa e ti ha spinta dalle scale, esattamente come tu ti aspetti di non essere assimilata a colleghe/compagne di scuola/sciure del quartiere. Oder...?

Saluti cannonici

Mike ha detto...

Compaiono e scompaiono; oggi qui, domani li. Il carico di metallo sul furgone? Magari erano i chiusini sottratti a qualche magazzino comunale (vedi Lavis l'anno scorso: presi due giovani rom), oppure materiale metallico di proprietà delle FS (numerosi i casi di furti di rame: presi giovani rom. Il rame delle ferrovie lo paghi anche tu con le imposte).
Il Comune sotterra le speranze...di cosa? Di nuovi furti? Di nuova delinquenza? Di nuovo assistenzialismo selvaggio? (Vedi la giunta rossa di Bolzano: case IPES ai rom).
Forse tu non sei stata aggredita, come successo ad una mia amica, lungo la pista ciclabile da un branco di giovanissimi rom (poi presi ma non imputabili), per rubarle il telefonino (certo, colpa sua, colpa della società moderna che usa il telefonino...).
Non sei stata vittima dell'aggressione poco sopra riportata da una lettrice ecc...
VERGOGNA per questo buonismo a senso unico!

Luk4S ha detto...

donna cannone ogni tanto sei veramente assurda... alcune cose le condivido ma questa proprio no...
E' vietato campeggiare dove non è permesso. punto. questa regola vale per tutti: italiani e stranieri. Se vogliono vivere in italia che rispettino le regole.
Se vi piacciono tanto perchè non li accogliete in casa vostra? O nel vostro giardino?

Donna Cannone ha detto...

@Mike e Luk4s: premetto che non cerco consensi nè plausi autoreferenziali.
Quindi i vostri commenti sono stimolanti per me.
Pensavo proprio l'altro giorno, che fra i pochi contatti diretti che ho avuto con i rom, ce n'è uno dimolti ani fa in autogrill, quando delle zingare mi avvicinarono per leggermi la mano, spillarmi dei soldi, se del caso maledirmi.
Ripeto, sono episodi individuali. Come dicevo alla nostra lettrice precedente, non faccio del buonismo nè voglio procedere per luoghi comuni.
Mike: ho viaggiatoin camper, ho lavorato nel turismo, sono consapevole degli interessi economici che stanno dietro a certi divietti di campeggio sul territorio comunale. le lobby degli albergatori ci perdono se uno dorme e mangia nel suo camper.
Non puoi partire dal presupposto che sia giusto vietare di fermarsi in un veicolo proprio, nel rispetto del territorio e di chi sta intorno.
Tutto consegue dall'uso che si fa delle cose.
Dunque, non mi avete convinto.
Se ho scritto questo pezzo, e se ho appena incontrato una persona rom per la prossima intervista scomoda, è anche per tentare di andare oltre i pregiudizi di cui, volente o nolente, sono portatrice anche io.

Saamaya ha detto...

Un mondo a testa in giù, come scriveva Galeano.

Ma non perdiamo la speranza, nè la forza d'indignarci.