domenica 31 agosto 2008

I love the pizzicagnol

Chissà se un ventenne se lo immagina un mondo senza centri commerciali. O se per lui quei cubi in mezzo a uno svincolo sono eterni, come l’aria, l’amicizia, Berlusconi. Forse quella degli anni novanta ormai ce la siamo giocata, di generazione, allora è ai più giovani che rivolgiamo questa proposta: l’abolizione dei centri commerciali. I negozi sarebbero costretti ad aprire per strada, in periferia, dove si svilupperebbero incontri, passeggiate, una vita. E nessuno avrebbe più paura di uscire la sera. Anzi, si calmerebbero i prezzi in centro, probabilmente, posto che la gente ormai frequenta in gita, visto che nessuno o quasi può sognare di abitarci. I centri commerciali potrebbero utilmente essere adibiti a scuole, ospedali, o abbattuti, per ripristinarvi terreni da coltivare. Con le vetrine accese e la gente a spasso anche sotto casa e non nella piazza lontana forse non ci sarebbe bisogno neanche più delle ronde. No, non solo per la luce sui marciapiedi delle periferie. Piuttosto perché senza le cattedrali dello shopping si insegnerebbe un modo di incontrarsi che induce al parlare, non all’acquisto, un mondo senza musiche in sottofondo, dove non è chi più spende che ha ragione, dove a volte, perfino, piove. (E le pozzanghere, ragazzi, sono un sacco più divertenti delle scale mobili!)

10 commenti:

articolo21 ha detto...

E si, ma è un mondo in via di estinzione (specie nelle città). Toccherà fare come per i Panda.

ladyoscar ha detto...

sarebbe un mondo meraviglioso... ma purtroppo ormai pura utopia
ladyoscar

silvano ha detto...

Volevo commentare qualcosa, non so cosa, ma avrei cercato di dire, di ricordare, di quando ero un bambino. Invece mi è venuta solo una cosa, solo un aggettivo: romantico.
In romantico vi è nostalgia, ricordi, e soprattutto la consapevolezza di un passato che non tornerà più, di quartieri infestati di ragazzi che giocavano per strada, di negozi che si conoscevano per il nome della persona che vi lavorava. Negozianti che erano operai del commercio, che si guadagnavano la pagnotta come tutti e solo in pochi si "avanzavano" gli appartamenti. Un modo finito qualche anno fa, i cui ricordi sembrano però lontani, persi nel tempo e nella sua nebbia. Tra poco di fronte alla foto del lattaio di quartiere ci commuoveremo e la troveremo bucolica esattamente come ora troviamo bucolica una foto di una coppia di buoi che trascinano in un campo l'aratro.

Gennaro Cannolicchio ha detto...

io penso che cosi come in fretta il mondo è cambiato (in peggio) cosi può rapidamente tornare indietro; basta volerlo... ognuno di noi può fare la sua parte e non mettere mai piede in uno di quei centri che fanno venire solo nausea e mal di testa e insegnare la VERA vita ai propri figli...

Luk4S ha detto...

... e poi c'era la marmotta che incartavala la cioccolata...

maurob ha detto...

Ed io che pensavo che i centri commerciali fossero monoliti costruiti all'inizio dei tempi dagli alieni ...
o da dio ...

davide ha detto...

assolutamente concorde!Dopo 10 anni passati a lavorare nel settore,posso ammettere che i centri commerciali sono grosse cagate di cemento e ferro ,templi inutili di benessere spiccio e pleonastico
Mi ricordo bene di prima,mi ricordo che si poteva giocare in cortile o per strada
Per fortuna ora nel mio palazzo piccolo/medio borghese è arrivata una famiglia di egiziani ,i cui bambini giocano in cortile e si fanno sentire
Per alcuni rumore che li disturba mentre seguono i pensieri sofisticati sulla vita e il mondo ad opera di un bracconieri,per me..Vita,vita vita!

Stranistranieri ha detto...

Forse con questo impoverimento generale (e arricchimento di molti), anche i più poveri potrebbero smetterla di consumare il superfluo, riempire i carrelli di schifezze per i grandi e i piccini e magari tornare alla merenda con pane e pomodoro. Forse questa povertà di ritorno, potrebbe avere in sè dei semi di una rinascita. E smetterla con queste firme del cazzo, e gli zaini, e i soldi per le discoteche e la pizza, e i compleanni con gli amichetti grandi e piccini. Si tornasse almeno a mandare i figli a lavorare l'estate, e una bella scuola professionale per fare dei sani e creativi lavori manuali. Vanno tutti al liceo classico! Per il riscatto del genitore sfigato e non, vanno tutti al liceo classico!Aspettano tutti il lavoro intellettuale. Ecco, con meno soldi in tasca, può darsi che la società faccia qualche passo indietro. O no? Non sono un'esperta di politiche economiche e finanziare, quindi dirò sicuramente delle stupidaggini, ma mi piacerebbe che andasse così.

Anonimo ha detto...

Perche non:)

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)